Guardarsi allo specchio

“Alcuni vorranno toglierci la parola, presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all’affermazione della verità. E la verità è che c’è qualcosa di terribilmente marcio in questo sistema. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c’era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere a ciò. Com’è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole… Non c’è che da guardarsi allo specchio.
Io so perché l’avete fatto. So che avevate paura. E chi non ne avrebbe avuta? C’era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, ed il Caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste ad altri personaggi. Vi hanno promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso, obbediente consenso. Più di quattrocento anni fa, un grande cittadino ha voluto lasciarci un messaggio. La sua speranza, quella di ricordare al mondo che l’equità, la giustizia, la libertà sono più che parole: sono prospettive.”

Ad un anno dall’acampada del 15M, un articolo de La Stampa rifletteva sui risultati dei vari indignados e #occupy sparsi per il mondo: un passaggio di potere a persone non giovani e legate alle stesse logiche dei loro predecessori.
Sia chiaro, gli indignados non sono un male. Hanno solo avuto risultati antipodici rispetto alle aspettative: un governo popolare e rigorista a Madrid, con il Partido Popular al 40% nonostante un calo, un governo neoliberista di banchieri in Italia, appoggiato da una maggioranza neoliberista, nonostante i tentativi di facciata del PD di presentarsi come protettore del welfare state che contribuisce a distruggere, e quella che si va delineando in Grecia come una grande coalizione liberista, nonostante la netta crescita di movimenti antieuropeisti.

Sono curiose anche le conseguenze in Italia della marcia del 15O, che si ritagliò le prime pagine delle testate di mezzo mondo per i fatti di Porta San Giovanni. In un mese dalla manifestazione romana si è passati dal neoliberismo in versione “pillola dorata” di Berlusconi al neoliberismo rigoroso e freddo di Monti. Tolto lo zuccherino (che in tempo di crisi non ci si può permettere, bisogna essere austeri), tutto d’un tratto esplode violentemente un disagio sociale covato, con solo qualche picco occasionale come il 14 dicembre e prevalentemente dai giovani, per diversi anni. Penso alle lotte studentesche, alla protesta no TAV, a qualche lavoratore licenziato, a chi attacca Equitalia e l’Agenzia delle Entrate (ma non sarebbe più “giusto” prendersela con gli evasori?), al risveglio anarco-insurrezionalista. Penso alla reazione militaresca e di repressione ordinata alle Forze dell’Ordine, penso all’idea del ministro/prefetto Cancellieri di schierare l’esercito, nemmeno fossimo in stato d’assedio, nemmeno gli italiani avessero il coraggio di alzare seriamente la testa.

Penso alle illusioni che ci offrono i vari Grillo, ultrasessantenne urlatore di idee più o meno condivisibili senza lo straccio di una proposta concreta per attuarle, Hollande, uomo di partito di lungo corso, europeista convinto e dichiaratamente pro TAV, osteggiato dalla Germania liberale (non sarà mai più socialdemocratica come Weimar nonostante la figura della Kraft, né comunista dopo la DDR) e appoggiato timidamente nella sua domanda di misure per la crescita da un Monti in cerca di pubblicità e consensi, dopo essere stato ammirato dal duo Merkozy.

Di chi è la colpa di tutto ciò? Nostra, vostra, come meglio preferite. Io alle ultime elezioni non potevo ancora votare, ma avrei scelto la Rifondazione DC di Veltroni. Un errore che per fortuna ho compreso, con il tempo, prima di sbagliare definitivamente.
La colpa è nostra, che continuiamo ad eleggere personaggi che sono in Parlamento da prima della caduta del Muro.
È colpa nostra se continuiamo a votare chi ha distrutto il PCI e ne sfrutta ancora “l’eredità” dopo 20 anni.
È colpa nostra che non abbiamo approfittato di Tangentopoli per fare piazza pulita di partiti e persone, ma anche le istituzioni. Lo stesso errore che facemmo nell’immediato dopoguerra non estromettendo i fascisti di allora dai luoghi del potere, perché gli USA non volevano e i cattolici seguivano l’ottica del perdono, pur di arrestare (dopo il 1947) la minaccia comunista.
È colpa nostra che continuiamo a mandare in Parlamento chi ancora vuole l’Italia serva di Gladio, che non è affatto uscita di scena.
È colpa nostra che ci siamo fatti lobotomizzare il cervello, prima con Telemilano, poi con il Milan, infine con l’omologazione culturale di massa, sempre ammesso che di cultura si possa parlare.
È colpa nostra che lasciamo che questo accada senza fare niente, dal 1945.

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. Riccardo
    Mag 20, 2012 @ 17:12:37

    Ottimo articolo.

    Rispondi

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