Se le sfumature possono cambiare il Paese.

Da Brindisi alla Coppa Italia vinta dal Napoli. Un percorso strano, ma un allaccio possibile.

Melissa e le altre persone rimaste ferite da quelle fiamme hanno pagato sul corpo la vergogna di un disegno, reazionario principalmente, di cui non si conosce ancora la matrice. Le notizie di ultima ora raccontano di un gesto di un folle, la realtà è che le anomalie di questo Paese ci raccontano una trama già conosciuta, quella della strategia della tensione. Vero, c’è ancora molta confusione sotto il cielo, ma alcune idee a freddo possiamo snocciolarle. Prima di tutto però a sinistra c’è da fare una considerazione, un’intuizione che definisco geniale, letta sul profilo di Daniele Sepe su Facebook: la crisi apre gli occhi alla gente più di qualunque scritto di Gramsci o di Marx, sembra un’ovvietà, ma non è così.

Analisti ed intellettuali dicono – giustamente – che il consenso cala sempre più verso l’attuale governo, verso la classe politica che siede in Parlamento, verso il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e chiunque faccia parte delle istituzioni. Ed il sentimento di insofferenza generale è sempre più evidente. Che c’è di meglio quindi di una bella bomba per ricompattare gli animi e fare quadrato intorno al governo? Insomma, un stabilizzare destabilizzando. Ed il fine è chiaro un po’ a tutti: criminalizzare i movimenti. Una società impaurita e destabilizzata dalle bombe è una società molto più facile da controllare, che delega più facilmente e che chiede più sicurezza, ma meno disposta a portare avanti la lotta dei movimenti. Bisognerebbe, dunque, intraprendere la ricomposizione per lo sbocco antiliberista dalla crisi che stiamo vivendo ed un perno importante è la lotta dei No TAV, che da un lato lottano contro l’idea malsana di distruzione del loro territorio e dall’altro lottano contro un capitalismo predatorio, spesso colluso con la malavita del nostro Paese, che ignora ogni esigenza sociale per i suoi squallidi profitti. Un movimento del genere si sta costruendo intorno alla questione di Equitalia. Ecco il punto nodale del discorso. Quarant’anni son passati, cantano i Modena City Ramblers e dovremmo aver acquisito gli anticorpi, ma invece siamo sempre nello stesso punto e commettiamo gli stessi errori del passato.

Melissa e i suoi compaesani hanno pagato un prezzo ancora più grave, il prezzo del profondo sud, quel sud dove tutto può accadere senza troppi perché. Un sud sempre bistrattato, trattato male ed insultato, depredato della sua manodopera, sfruttato e contaminato da quegli imprenditori che votavano Lega Nord e che senza troppi problemi facevano affari con la camorra. Un sud coerente, che revisiona la storia dell’Unità d’Italia e che si fa beffe del senso dello Stato, che è inesistente. Già, perché a Sud lo Stato è quella cosa che ti fa pagare il pizzo a causa della sua assenza, perché a sud lo Stato sa solo militarizzare il territorio, spazio importante ed essenziale di democrazia, luoghi fisici dove si pratica movimento e si fa politica. A sud lo Stato offre soluzioni irrigidendo il manganello. A sud lo Stato è spesso colluso ed inesistente. Uno Stato classicamente borghese, dalla voce umana e dal volto predatorio. È quello Stato che sposta i centri decisionali dal sud al nord ed è quello Stato dalla finta lotta alla camorra. È questo il sud di Melissa, il mio sud e il sud di tanti altri. I fischi di ieri sera allo stadio Olimpico avevano questo significato: indignarsi per il senso dello Stato, vuoto e retorico, di persone che per anni hanno affollato le istituzioni del nostro Paese e che non hanno mai alzato un dito per il meridione. Soprattutto verso loschi personaggi come Schifani, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Insomma un sud che guarda il Sud del mondo, che intende rilanciare un’Unità d’Italia vera e senza finzione, che guarda oltre il confine nazionale, che guarda il sud in rivolta e che non si fa trascinare dalla vuota retorica di quelli che, come Schifani, si sconvolgono per i fischi all’Inno d’Italia, ma che non si interrogano del motivo che ha portato 40.000 persone a fischiare. È un fatto politico. Che non ha bisogno di analisi particolari, basta vivere qui per rendersene conto. Noi siamo quelle sfumature, che come dicono i 99 Posse,

Siamo noi, che non ci vogliono lasciar stare
siamo noi, che non vogliamo lasciarli stare
siamo noi, appena visibili sfumature
in grado di cambiare il mondo
in grado di far incontrare
il cielo e il mare in un tramonto
Siamo noi, frammenti di un insieme
ancora tutto da stabilire
e che dipende da noi
capire l’importanza di ogni singolo colore
dipende da noi saperlo collocare bene
ancora da noi, capire il senso nuovo
che può dare all’insieme
che dobbiamo immaginare
Solo noi”

Un pezzetto di dignità ieri Napoli l’ha avuto e con sè tutto il meridione, che si stringe attorno al tragico evento di Brindisi, con un saluto affettuoso ed un abbraccio ai tanti emiliani, fratelli e compagni, che in questo momento non hanno una casa dove dormire.

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