Il golpe strisciante, ovvero la modifica della Costituzione

Inizia tutto il 17 aprile 2012, o meglio il 17 aprile è la data in cui il primo colpo alla Costituzione si concretizza.

Il pareggio di bilancio entra infatti nella nostra Carta in quel giorno di primavera, dopo il ciclo delle doppie approvazioni: 30 novembre 2011 alla Camera, 15 dicembre 2011 al Senato, 6 marzo 2012 alla Camera ed infine l’ultimo passaggio al Senato il 17 aprile 2012.
Esso è incluso nella Legge costituzionale n. 1 del 20 aprile 2012 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 95 del 23 aprile 2012.

Tutto regolare, per carità: PD, PdL e Terzo Polo (o, se preferite, UDC, FLI, ApI), con la partecipazione di MpA, PT e MRN (la triade fondamentale del “Popolo dei quaquaraquà”) hanno approvato con la maggioranza dei due terzi, con i canonici 3 mesi tra una deliberazione e l’altra dello stesso ramo del Parlamento.

Cosa vuol dire il pareggio di bilancio? Sostanzialmente, che né lo Stato, né gli enti locali (Comuni, Regioni, Province) potranno spendere più di quanto incassano. Il guaio è che molti Comuni sono già di per sé in deficit, dunque dovranno ridurre la spesa, effettuando una politica di tagli che va a colpire in primo luogo i servizi pubblici ed assistenziali, e di conseguenza le classi sociali più in difficoltà: poveri, anziani, giovani famiglie, disoccupati, cassaintegrati, chi è in attesa di una casa popolare, chi è in graduatoria per un posto per i figli negli asili comunali.
Il tutto avviene, come si specifica nel testo, “in conformità alle disposizioni dell’Unione Europea”.  Una sostanziale perdita di sovranità nazionale, specialmente sui temi economici. Di fatto, non siamo più liberi di spendere quanto vogliamo, come vogliamo, e ciò va a colpire precipuamente gli eventuali investimenti sulla crescita.

Sono interessanti, perché andranno a modificare l’impalcatura dello Stato repubblicano italiano ed a squilibrare l’equilibrio tra i poteri, saggiamente pensato dai padri costituenti, alcuni disegni all’esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato:

  •      S. 3183
    Sen. Fistarol Maurizio
    Modifiche al titolo V della Parte II della Costituzione in materia di istituzione del Senato federale della Repubblica, composizione della Camera dei deputati, del Senato federale della Repubblica, del Governo e dei Consigli regionali, nonché in materia di accorpamento delle regioni, di popolazione dei comuni e di soppressione delle province
    1 marzo 2012: Presentato al Senato
    In corso di esame in commissione
  • S. 3204
    Sen. Calderoli Roberto ed altri.
    Disposizioni concernenti la riduzione del numero dei parlamentari, l’istituzione del Senato federale della Repubblica e la forma di Governo
    15 marzo 2012: Presentato al Senato
    In corso di esame in commissione
  • S. 3210
    Sen. Ramponi Luigi ed altri.
    Modifica degli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di presenza delle donne nel Parlamento
    20 marzo 2012: Presentato al Senato
    In corso di esame in commissione
  • S. 3252
    Sen. Ceccanti Stefano ed altri.
    Modifiche alla Costituzione relative al bicameralismo, alla forma di governo e alla ripartizione delle competenze legislative tra Stato e regioni
    11 aprile 2012: Presentato al Senato
    In corso di esame in commissione

Riassumendo, con essi si vuole rafforzare il peso del Capo del Governo, accorciare il procedimento legislativo, e diminuire il potere di controllo del Parlamento sull’operato del Governo, fino al punto da rendere la sfiducia quasi impossibile. In particolare la riforma attribuisce un controllo di fatto del Governo sull’agenda del Parlamento e consente al Capo del Governo di intimidire la Camera che dovesse votargli la sfiducia, provocandone lo scioglimento.

Come ricorda Domenico Gallo su MicroMega:

“Facendo le debite proporzioni, questo progetto di riforma assomiglia alla riforma con cui fu modificato lo Statuto Albertino (attraverso la legge 24/12/1925 n. 2263) per consentire al Capo del Governo dell’epoca, l’on. Benito Mussolini, di avere una funzione di preminenza sul Parlamento.
Anche allora si invocava la stessa esigenza che viene perorata dai riformatori attuali: rafforzare il Governo per rendere più efficiente la sua azione.
Sappiamo com’è andata a finire!”

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