Keynes ricercato. È colpevole.

Il Pareggio di bilancio è una follia, non c’è altro modo per descrivere il disastro che causerà ciò che il nostro blog ha chiamato “il golpe strisciante”, ovvero la modifica della Costituzione.

Vladimiro Giacchè, economista ed autore di Titanic Europa, ha fatto due rapidi calcoli: “stando l’obbligo sancito dal ‘Fiscal compact’ di dover ridurre il debito pubblico del 5% annuo per quanto eccede il Pil del 60% – ergo, un ventesimo del Pil – per un certo numero di anni il nostro paese sarebbe chiamato a manovre annuali di 45miliardi di euro. Senza considerare quanto paghiamo di interessi sul debito: nel 2012 qualcosa come 72 miliardi di euro. Di fatto, l’Italia per i prossimi anni sarebbe costretta a manovre, per ridurre il suo debito pubblico, di circa 120miliardi di euro l’anno.” Una follia.

Ricapitoliamo e chiariamo perché viene sostenuto che Keynes è diventato “illegale”. Keynes affermò che il livello di produzione di una nazione, il suo reddito e di conseguenza l’occupazione, sono determinati dalla domanda. Diceva che il capitalismo è instabile per natura, rompendo così con la tradizione del laissez-faire, la teoria liberista in cui si afferma che il mercato è libero e si auto-equilibra da solo, senza aver bisogno dell’intervento dello Stato. Keynes sosteneva che il mondo dell’economia fosse dominato dagli “animal spirits”, persone, imprenditori, che agiscono in totale insicurezza e parzialità di informazioni, causando incertezza, incertezza che porta il capitalismo ad essere squilibrato e totalmente incontrollabile, se lasciato praticamente solo. Insomma, Keynes, a differenza di Marx, credeva che il capitalismo si dovesse controllare, poiché né efficace né giusto. Arriviamo dunque al punto. Se, come afferma Keynes, il PIL e l’occupazione dipendono dalla domanda, per aumentarli bisogna sostenere la domanda aggregata. In altre parole, per uscire da una crisi bisogna spendere per far ripartire l’economia. Il pareggio di bilancio, in Costituzione, vieta proprio questo, non si può più sostenere la domanda, con conseguenze disastrose per la nostra economia. Proprio Keynes ci offre un’altra strada, certo, non marxista (io sono marxista), ma è di buon senso. Se il problema è quello della crescita altro modo non c’è che aumentare i consumi, come fare per aumentare i consumi? Bisogna cominciare ad abbassare le tasse, non si tratta di una proposta demagogica, ma è un discorso molto serio, i cittadini, con tasse più basse, avrebbero a disposizione più reddito da spendere. Però, ciò che bisogna evitare come la rogna è abbassare le tasse ai “ricchi”, com’è nella tradizione destroide del nostro Paese, si parte da un buon proposito e si declina malissimo. Per questo motivo, sarebbe fondamentale, mettere un’imposta patrimoniale, che certamente non è la soluzione, ma porterebbe introiti importanti. Bisognerebbe aumentare gli investimenti in settori strategici ed importanti, due su tutti: la conoscenza e la ricerca scientifica. Lo Stato deve essere propulsore della crescita, non c’è altra soluzione dal baratro. Le politiche keynesiane vengono spesso accusate di aumentare il debito. Non è vero, è che i soldi vengono gestiti male. Se l’intervento pubblico è buono, porta risultati, se fatto male, come i tanti investimenti inutili italiani (prendiamo ad esempio il Tav e le spese militari folli) accumulano solo debiti e non portano frutti. Le buone politiche pubbliche tendono a ripagarsi da sole. E poi, anche se dovesse crearsi debito aggiuntivo, non si paga mica quando si hanno le tasche vuote a causa dei tagli indiscriminati cominciati da Tremonti e proseguiti dai tecnici? Keynes stesso suggeriva di ripagare gradualmente il debito aggiuntivo una volta usciti dalla crisi. Per questo motivo l’austerità è una follia, in Europa ce ne stiamo accorgendo giorno dopo giorno. Il Fiscal Compact è una roba pazzesca, in pratica il ragionamento è questo: tagli alla spesa pubblica, quindi tagli ad istruzione pubblica, sanità etc. niente investimenti, aumento dell’età pensionabile (io non so se vedrò la pensione), taglio dei diritti dei lavoratori, più flessibilità (più precarietà), salari più bassi. Non c’è che dire, un’ottima ricetta se vogliamo suicidarci. Queste politiche riducono sensibilmente il Pil e con la pressione fiscale così alta si ottiene l’esatto opposto di ciò che si voleva ottenere, cioè meno gettito del previsto. In sostanza, il debito pubblico cresce e noi non abbiamo soldi per pagarlo, se non con altre manovre finanziarie, altri tagli. Un cappio al collo. Cappio al collo che è confermato dall’Ocse, che nel suo Economic Outlook dice che il nostro Pil calerà dell’1,7% nel 2012 e dello 0,4% nel 2013, per questo motivo, sostiene l’Ocse, serve un’altra manovra finanziaria. Ecco cosa porterà il pareggio di bilancio in Costituzione. Mette Keynes fuori legge, figuriamoci Marx.

Ma, altre strade da percorrere ci sono, se abbiamo intenzione di riprenderci il Paese c’è bisogno solo di una grande mobilitazione popolare. E, sia chiaro, non ci servono grilli parlanti per uscire dalla crisi, che tra l’altro professano di uscire dall’Euro, senza minimamente considerare le nefaste conseguenze che porterebbe una scelta del genere, ma questo verrà affrontato in un altro articolo.

Insomma, basterebbe usare il cervello per dire che il Fiscal Compact è una – citando Fantozzi che ce l’aveva con la corazzata Potëmkin – cagata pazzesca. Evidentemente sopravvalutiamo i grandi tecnici e scienziati che ci governano.

  • Keynes blog, uscire dalla crisi con Keynes.
  • Intervista Vladimiro Giacchè, da Today.it
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