Degrado morale, lo sport nazionale.

Oggi mi è impossibile non dedicare una riflessione al nuovo, ennesimo scandalo scommesse. Spero di cuore di riuscire a mantenere una certa obiettività, essendo anch’io tifoso.

Pensavo in primo luogo alla similitudine con la quotidianità ed al pensiero dell’italiano medio. Casi di scarsa moralità, di compravendita di partite, di tradimento della propria squadra o della propria fede calcistica: con un parallelismo neanche troppo lontano, il collegamento con i tanti Scilipoti del 14 dicembre 2010 è immediato.
Si parla tanto di Andrea Masiello, l’uomo che avrebbe venduto un derby, certo. Il classico Scilipoti, l’emblema, la carne da macello da dare in pasto al popolino inferocito forse più che per i misfatti che quotidianamente si abbattono sul nostro Paese.
Ma allora dov’è Antonio Conte, l’allenatore che a conoscenza di almeno una combine non denuncia nulla, perché in fondo lui non ci perde nulla? Antonio Conte siamo noi che, con i nostri silenzi quotidiani, copriamo gli evasori fiscali, i trasgressori, quelli che “l’ha messo in culo allo Stato”, le mafie che nel silenzio omertoso prosperano.
Dov’è Gianluigi Buffon? Sì, proprio lui, proprio il capitano della Nazionale, proprio l’uomo che ha la gravosa responsabilità di rappresentare tutti gli italiani. Gigi è lì, a parlare. A sproposito, però, perché non si può accettare che il capitano della Nazionale dica “Non ci vedo nulla di strano, è normale che le squadre si mettano d’accordo sui risultati.” Lo stesso Buffon che, devo ricordarlo, ha detto “Non era gol, la palla non ha toccato la rete” e “Se anche la palla fosse entrata del tutto non l’avrei mai detto all’arbitro” dopo il famoso Milan-Juventus. Io da sportivo, in un gioco dove dovrebbero contare lealtà, sportività e correttezza, non posso accettare un comportamento simile.

Ecco dunque quello che avrei preferito non dire, ma che è talmente evidente da non poter essere negato: il calcio, questo calcio, è diventato lo specchio della nostra società, dove corruzione e malaffare sono tollerati e giustificati, dove ci si agita di più per un Conte accusato che per un furto sulle proprie spalle. Il degrado morale, ormai, è diventato il nostro sport nazionale.

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