Non sono Stato io.

Non siete Stato voi che
trascinate la nazione dentro il buio
ma vi divertite a fare i luminari.

Non siete Stato
voi che rimboccate le bandiere sulle
bare per addormentare ogni senso di
colpa.

Non siete Stato voi che
brindate con il sangue di chi tenta
di far luce sulle vostre vite oscure.

Non siete
Stato voi, servi, che avete noleggiato
costumi da sovrani con soldi immeritati,
siete
voi confratelli di una loggia che poggia
sul valore dei privilegiati
come voi
che i mafiosi li chiamate eroi e che
il corrotto lo chiamate pio
e ciascuno
di voi, implicato in ogni sorta di
reato fissa il magistrato e poi giura
su Dio:
“Non sono stato io”.

Non trovo parole migliori di quelle di CapaRezza per introdurre qualche pensiero sulla vicenda che coinvolge il Quirinale nell’ambito delle (presunte) trattative Stato-mafia intorno al 1992.

Sì, la mafia, quella che qualche stronzo di un senatore dice che non esiste, quella che quei rappresentanti dello Stato accettano, quella che ha ucciso e isola chi la combatte.
Perché Marcello Dell’Utri, noto come “lo stalliere”, accusato e condannato (poi assolto) per reati di mafia, un vero ed autentico mafioso (lo dicono le sentenze, non io), ha detto ironizzando – forse non troppo – che è lui il colpevole della morte di Paolo Borsellino, anzi lui e Berlusconi.
E non che risulti incredibile. Un tentato estortore e calunniatore con concorso esterno in associazione mafiosa (queste le accuse) e frodatore fiscale (per ammissione con il patteggiamento), negli ambienti mafiosi dalla fine degli anni ’60, perfetto tramite tra Cosa Nostra ed un imprenditore edile-televisivo con qualche problema con la giustizia, sarebbe il personaggio perfetto per avere un ruolo chiave nell’omicidio di Borsellino.

Sarò malpensante io, ma se vado a vedere gli anni 1992-1993… Presidenti della Camera Nilde Iotti-ScalfaroNapolitano, Presidenti della Repubblica CossigaScalfaro, Presidente del Senato Spadolini, Presidenti del Consiglio AndreottiAmato-Ciampi. Qualcuno di loro sa qualcosa, sicuramente. Sicuramente anche qualcuno tra gli ex ministri Martelli, Mancino ed altre figure che si sono ripetute in quei governi.
Fa bene Ingroia ad indagare, a cercare di fare luce su avvenimenti che probabilmente resteranno senza una risposta “ufficiale” così come piazza Fontana, Brescia, Ustica, Bologna. Quello che mi viene da pensare è che si stia cercando di difendere in tutti i modi, conflitto di attribuzione incluso, un gruppo di potere trasversale, che oggi si trova senza dubbio almeno nella cosiddetta “coalizione Monti” e che dagli accordi con la mafia trae forza elettorale e legittimazione attraverso il voto. D’altronde, ci sono “mafiosi” a governare regioni (Lombardo e Bassolino), in Parlamento (Dell’Utri su tutti), e noi continuiamo a votarli.

Anche in Cosa Nostra sono cambiate solo le facce, da Riina a Provenzano a Messina Denaro, ma la sostanza di connubio con parti dello Stato è ancora quella, intatta, da decenni.

Alla fine di questi pensieri, che cosa ne ho ricavato? Che da troppo tempo abbiamo personaggi – sempre gli stessi – che ci dicono “Non sono stato io”. È vero, signori miei: non siete Stato, voi.

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