Lettera aperta di Carlo Cerciello sul tema Teatro a Napoli.

Mi sembra doveroso postare quanto scrive Carlo Cerciello dal suo profilo di Facebook sul tema del teatro a Napoli.

 

LETTERA APERTA AL DIRETTORE DEL: TEATRO STABILE NAPOLI, NAPOLITEATROFESTIVAL E FONDAZIONE CAMPANIA DEI FESTIVAL.

 

Egregio direttore,

le scrivo questa mia seconda lettera aperta, certo che, anche stavolta, mi ignorerà, ma in qualità di contribuente e di “artigiano”  teatrale italiano indipendente provvisto di trentennale curriculum lavorativo, ci riprovo con ostinazione, avendo diritto, come cittadino, non come suddito, a delle risposte da parte di un funzionario dello stato, quale ella è.

 

Lei sa, che non condivido, politicamente, eticamente, socialmente e artisticamente, nulla della sua gestione, al punto di aver trascorso un intero inverno in assemblea al PAN, insieme ad altri colleghi, per motivarle tecnicamente e politicamente, con dati di fatto, quanto le contesto.

Che lei sia un uomo di potere, imposto dal potere, non ci piove, lo dimostrano, fin dall’inizio, le tecniche utilizzate per il suo insediamento, nell’ambito del regolamento dei conti, dello “spoils system”  casareccio e clientelare, che ha “insanguinato”  la cultura e la creatività di questa città, nel clima di demolizione culturale ed etica, che il suo potere politico di riferimento e di raccomandazione, ha praticato per oltre 20 anni in questo Paese. Come uomo di potere, lei adopera le identiche strategie di chi lo ha raccomandato e non potrebbe fare altrimenti, visto che di quel potere è totalmente organico.

In questo, lei non è, però, molto diverso dalla media dei direttori dei Teatri Stabili italiani, tutti sponsorizzati dalla politica, tranne che per il suo misterioso curriculum “artistico”  e per un conflitto di interessi che farebbe arrossire persino il suo leader di riferimento.

La strategia da lei messa in atto, consiste nel provocare e poi chiamare attacchi, le reazioni alle sue provocazioni, nonché nell’ostentare un’assoluta indifferenza all’emergenza culturale ed economica che attanaglia i lavoratori campani dell’intero settore spettacolo e i cittadini italiani tutti.

Lei fa, del Teatro Pubblico, dei Fondi Europei destinati al Sottosviluppo, della Fondazione Campania dei Festival, del Napoli Teatro Festival, persino dell’ex Forum delle Culture, un uso, a dir poco, monopolistico, clientelare e plutocratico, ma non contento, ostenta, pubblicamente, tutto ciò.

Con la sfrontatezza tipica di chi detiene il potere assoluto e che, essendo imposto dall’alto,  si sente in una botte di ferro, lei sbandiera il suo contratto quinquennale ignorando, spudoratamente, le clausole ministeriali che la vincolerebbero alla sola carica di direttore del Mercadante. Ma non le basta.

Persevera, infatti, nell’ignorare il disposto dello Statuto del Teatro Stabile, un teatro pubblico che lei continua a governare come fosse Versailles e, lei stesso, una sorta di Luigi XIV.

Più volte il sindaco De Magistris, per “decenza”, l’ha invitata a lasciare una delle 3 cariche da lei assunte e lei per tutta risposta che fa? Minaccia.

Il Comune, piuttosto, paghi i suoi debiti verso il Mercadante”“Resto fino al 2016, il sindaco si rassegni”, dimenticando che il Mercadante è il Teatro della sua città, non un suo feudo privato.

Lei entra ed esce a suo piacimento dal suo ruolo di funzionario statale, per assumere quello di “artista” “di” e “del” potere, che, in quanto tale, può permettersi di spendere per un suo spettacolo, quanto tutte le imprese del settore napoletano messe insieme, fregandosene altamente dei tagli alla Legge dello Spettacolo, della disoccupazione e della crisi economica del nostro Paese.

Lei è, lo voglia o no, il tipico rappresentante della cattive pratiche di quel burocratese teatrale, che ha deciso di affossare il senso stesso della pratica culturale in questo Paese, uniformandola ad un pensiero unico volgare e oligarchico, per cui, le lotte, non si illuda, non sono fatte alla sua persona, sarebbe come sparare sulla ex Croce Rossa, vista l’antipatia che lei stesso alimenta, ad ogni sua sortita sui giornali, fingendo pure di meravigliarsene.

Mi creda, non basta elargire qualche elemosina ai teatranti e autodefinirsi nei documenti ufficiali della Fondazione uno dei tre maggiori esponenti del teatro mondiale, per essere stimato.

E’ nel perfetto stile liberista, accaparrare tutto il possibile, ma le chiedo, da “umano”  ad “androide”,come fa ad organizzare tre stagioni teatrali, fare regie, provare spettacoli, amministrare, confrontarsi con le Istituzioni, girare il mondo per monitorare teatro e costruire un Festival Internazionale?

Le pare deontologicamente corretto:

–        ostentare la sua ricchezza e il suo potere, in un momento tanto doloroso di crisi del lavoro e dell’economia?

–        impiegare tante risorse economiche pubbliche per ogni suo “sfizio”, mentre dovrebbe gravare su lei il peso morale, in qualità di dirigente, del mancato pagamento di centinaia di lavoratori ed imprese dello spettacolo, dipendenti dal Festival in cui lei opera ai massimi vertici e dispone delle risorse economiche?

–        le pare corretto, continuare a parlare di responsabilità dei suoi predecessori in loro assenza, di aver dimezzato le spese e riqualificato un Festival, senza uno straccio di prova di quanto afferma? Perché non invita ad un confronto pubblico sul Festival i suoi predecessori? Cosa intende perriqualificazione di un Festival e perché prima di lei era squalificato?

–        qual è la differenza tra il suo concetto di pubblico, cioè appartenente alla  comunità e di privato, cioè appartenente al singolo?

–        qual è il suo progetto culturale per il “teatro pubblico”, il progetto che ispira, cioè, la programmazione delle tre Sale Pubbliche da lei dirette, il Teatro Stabile Mercadante, il San Ferdinando e il Ridotto e in cosa si differenzia da quello di un qualsiasi “teatro privato”?

–        qual è la sua politica pubblica dei prezzi, visto che lei ha affermato, che “bisogna tornare a pagare il biglietto”?

–        che intende quando afferma che occorre tornare a fare il teatro per la borghesia?  Ritiene come funzionario dello Stato, operante in una struttura pubblica, che il “teatro” debba essere appannaggio di una sola “classe” sociale, se pure fosse possibile, oggi, tale distinzione?

–        perché lei ha affermato “che è necessario spendere tanti soldi per fare, ogni tanto, uno spettacolo importante, per vincere lo “scudetto”?  lei, dunque, assimila un arte rituale e immaginifica come il teatro, alle logiche speculative del mercato calcistico?

–        ci può esplicitare il “supercurriculum”  che le ha consentito di diventare, contemporaneamente, direttore artistico del Teatro Mercadante, direttore artistico del Napoli Teatro Festival e direttore artistico della Fondazione Campania dei Festival ?

–        quali sono le regole pubbliche e trasparenti di accesso alla programmazione, ad esempio, del Napoli Teatro Festival?

 

 

Infine, Luca, anche stavolta passo al tu, rinominandoti per dirti qualcosa da “cuginetto”, come amavi definirmi, prima di questa specie di delirio di onnipotenza.

Non ho nulla contro di te sul piano personale, ma tu devi renderti conto che non sei più un privato cittadino, che sei diventato il simbolo agghiacciante di una mala politica, di un clientelismo, di un conflitto di interessi e di una costante demolizione culturale del teatro in questa città, senza precedenti.

Se ho rinunciato al mio legittimo diritto di presentare progetti nell’ambito del Festival o dello Stabile, l’ho fatto perché credo che il destino lavorativo di un essere umano, debba dipendere da regole pubbliche trasparenti, da leggi trasparenti e uguali per tutti, da una valutazione del merito reale, non dal potere, dalle convenienze e dai capricci di un solo uomo e delle sue i “comari” politiche.

Lo Stabile non è tuo, il Napoli Teatro Festival non è tuo, la Fondazione Campania dei Festival non è tua, non sono i tuoi giocattoli, ma strutture pubbliche, sovvenzionate con i quattrini dei contribuenti e se nessuno te lo dice per servilismo, io tutto questo te l’ho gridato in faccia e te lo griderò ancora.

Sei ancora in tempo per ravvederti, per rimediare, per cambiare, per non lasciare dietro di te, quando sarai andato via, soltanto le macerie fumanti dell’ennesimo “saccheggio”.

Pensaci.

Carlo Cerciello

Rotta di collisione PD.

Ho immaginato, dopo aver letto dell’assemblea nazionale del PD, come sarebbe potuta andare, tenendo conto delle tante contraddizioni che ci sono in quel partito. La mia mente ha elaborato uno scenario surreale ed ironico, sostanzialmente però più veritiero di quanto si vede normalmente.

Ho immaginato il responsabile economico del PD, Stefano Fassina, che ha ancora il coraggio di dire qualcosa di sinistra, con il Capitale di Marx tra le mani che cerca di far capire a Pietro Ichino che si sbaglia su tutta la linea e che il giuslavorista a sua volta legge a Stefano passi dei libri di Boeri sul mercato del lavoro, come se fosse il nuovo testamento, mentre tra le mani ha il progetto della Flexsecurity ed in tasca il santino di Marchionne.

 

Improvvisamente Pierluigi Bersani scende dall’alto con un alone d’oro e comincia a smacchiare i famosi giaguari, poi riesce a dire qualcosa, ma non lo ascolta nessuno e tutti alle sue parole si girano con fare indifferente. Il povero Segretario resta solo, non c’è più la disciplina di una volta, quella del PCI, sconfortato apre il cellulare che come sfondo ha la foto di Casini, viene folgorato e comincia ad urlare: Patto con i moderati! Patto con i moderati! Patto con i moderati! Fassina, alla parola “moderati”, chiama la Neuro.


In un lato del tavolo della Presidenza Rosi Bindi con un rosario prende a schiaffi Paola Concia, urlandole: Esci da questo corpo, Satanasso omosessuale! La Concia, arrabbiata, cerca di vendicarsi lanciandole addosso un reggiseno (retaggio culturale sessantottino), accusandola di essere una democristiana cattolica, per altro brutta, una culona inchiavabile, il giovine Ivan Scalfarotto assiste ridendo.


I bambini Renzi e Civati cominciano a litigare su chi deve mangiare l’ultimo plasmon rimasto ed ordinano 2 biberon con latte caldo, poi il sindaco di Firenze comincia a biascicare le sue prime parole da neonato dal palco e rivendica la sua intenzione di portare avanti la rottamazione dell’auto di plastica acquistata al Toy Center, perché così, in cambio, gli daranno un giocattolo di Goku Supersayan di quarto livello, per combattere, nel caso di invasione, Majin Berlusconi.


In fondo a tutto troviamo un personaggio scuro in volto, è Veltroni con un cappello da Safari, sembra abbia finalmente preparato le valigie per andarsene in Africa.

 

Nel bel mezzo del tavolo della Presidenza infine, troviamo il vecchio D’Alema, che guarda tutta la scena infastidito, da buon borghese qual è non può sopportare questo caos nel suo partito, ma visto che è orario di aperitivo si fa portare delle tartine al caviale ed uno spritz. Dopo aver consumato e lanciato un mocassino in testa a Fassina che rivendicava la forza del socialismo va via per una festa sul suo Yacht.

 

Di certo sarebbe stata un’assemblea molto divertente se fosse andata così. Ma invece non c’è nulla da ridere e ci troviamo un partito completamente diviso che rischia l’implosione a causa delle troppe anime e delle troppe correnti. L’esperimento Partito Democratico potrebbe definirsi concluso e fallito, non riesce a proporre nulla, un partito immobile che segue l’austerità in maniera cieca e anche se cerca di incidere nelle decisioni del governo, lo fa in maniera sbagliata sostenendo la macelleria sociale di Monti. Grazie all’atteggiamento del PD sta tornando sulla scena Silvio Berlusconi. E poi ricominceremo con l’antiberlusconismo. Un film già visto. Un film fallimentare. Proprio come il progetto PD.

Caro TAV costi troppo.

Si sa, Le Figaro, giornale transalpino, è equiparabile al Pravda sovietico. Qualche giorno fa ha pubblicato un articolo in cui spiega che il Governo francese, quello bolscevico di Hollande, starebbe tornando sui suoi passi sul tema Tav. Già, perché ci sarebbe l’ipotesi di tagliare gli investimenti nell’alta velocità, poiché dal testo dell’articolo del giornale francese si legge “Quando scarseggia il denaro per compare il cibo, è inutile viaggiare in TGV”.

Confucio resterebbe illuminato da questa frase così saggia, peccato che però in Italia non ci siano questi geni del male comunista. Il piano francese sostanzialmente sarebbe quello di risparmiare sulle infrastrutture poiché, parola del Ministro Jerome Cahuzac, “non può permettersele”. Così, probabilmente, il tratto francese del Tav Torino-Lione potrebbe non farsi più. Il suo costo, per i francesi, 12 miliardi di euro, è troppo alto, in più c’è la flessione nella tratta delle merci. Insomma, una spesa inutile, da tagliare e reinvestire in altro.

Molto bene, secondo la logica del governo tecnico, dei grandi opinionisti del Corsera e di altri giornali mainstream pro Tav, il Ministro Cahuzac è un primitivo, contrario al progresso ed allo sviluppo economico, visto e considerato che chi si oppone al Tav viene considerato un idiota.

Dovrebbero essere considerati tali anche quelli della Corte dei Conti, che in un rapporto sottolineano come il Tav non sia finanziariamente sostenibile e che non è dimostrata la redditività finanziaria, tanto meno i vantaggi ambientali. Suggeriscono, infine, di modernizzare e potenziare la rete già esistente, invece di spendere soldi per il Tav.

Però, in Italia funziona così, quando è facilmente dimostrabile che qualcosa non funziona e non porta nessun tipo di vantaggio economico/sociale/ambientale, si va avanti a testa bassa, non fa niente che non si ha ragione e che si sta per gettare via un pacco di miliardi.

La domanda sorge spontanea dunque, si può evitare di spendere tutti questi soldi per un’opera inutile? La risposta è facile ed è sonoro sì.

Ma dalle parti del Partito Democratico si blatera circa l’irrinunciabilità del collegamento Torino-Lione, mentre i loro cugini francesi del PS, che evidentemente accendono il cervello prima di parlare, affermano il contrario.

In Italia, per dovere di cronaca, al Tav si oppongono fortemente la Federazione della Sinistra e Sinistra Ecologia e Libertà, che sostengono la lotta dei No-Tav.

Ennesima occasione persa quindi, per il PD, per contraddistinguersi dalla destra liberista dominante in Europa e per allinearsi ad una sinistra che attorno ai movimenti sta cercando di portare avanti un’alternativa di sistema.

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Bombing Review.

L’istruzione pubblica dopo aver conosciuto tre riforme, in ultima quella del Ministro Gelmini, riceve il colpo di grazia dal Ministro Profumo, ministro tecnico del governo Monti.


Nella Spending Review è stato inserito un nuovo comma che consente di sforare i limiti che costringeva gli atenei italiani a non prelevare dalle tasse studentesche una quota superiore al 20% del Fondo di Finanziamento Ordinario.

Così facendo il governo di fatto liberalizza le tasse universitarie. Infatti, grazie alle modifiche, non saranno più le tasse di tutti gli studenti a dover rimanere sotto il limite del 20%, ma solo quelle degli studenti italiani e comunitari in corso.

Ovvero sono esclusi del computo gli studenti stranieri e gli studenti fuoricorso. In questo modo questi studenti si vedranno aumentare a dismisura le tasse universitarie.

C’era davvero bisogno di andare a toccare l’istruzione pubblica già distrutta dai tagli del governo Berlusconi? Ed i soldi a disposizione, presi magari da un taglio drastico delle spese militari, non potevano essere investiti in una riforma del mondo della scuola e dell’università pubblica che ha bisogno di risorse per poter istruire al meglio ragazzi e ragazze che dovrebbero essere la prossima classe dirigente di questo Paese?

Una nota al margine:

L’Italia è attualmente impegnata in 71 programmi di armamento e riconfigurazione di sistemi d’arma che costano, da qui al 2026, oltre 3,5 miliardi di euro l’anno.

Cifra che non comprende i programmi più onerosi, come il tanto discusso acquisto degli F35, ora ridotti da 131 a 90 unità, per un costo superiore ai 10 miliardi di euro e Forza Nec, un programma relativo alla costituzione di quattro brigate (12 mila uomini) digitalizzate – con uomini dotati di visori e sensori altamente sofisticati – dal costo preventivato di 12 miliardi. Totale 25,5 miliardi di euro circa.

Una Bombing Review, visto e considerato che i tagli previsti sono di appena 1 miliardo di euro. Inutile taglio di un pozzo senza fondo.

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