Riflessioni al telefono

Leggendo un editoriale comparso oggi su Linkiesta circa la questione delle telefonate di Napolitano, ho ritenuto di fare qualche riflessione del tutto personale, da semplice allievo di Zagrebelsky e non da giornalista tuttologo e/o polemizzante.
Siccome credo che la vicenda sia chiara ai più, evito di ripeterla e passo al dunque.

Art. 90.

Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.

In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

Napolitano e Mancino si telefonano. Quella telefonata, mi chiedo, rientrava nelle funzioni del Presidente della Repubblica?

Art. 87.

Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale.

Può inviare messaggi alle Camere.

Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione.

Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo.

Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.

Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione.

Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.

Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere.

Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.

Presiede il Consiglio superiore della magistratura.

Può concedere grazia e commutare le pene.

Conferisce le onorificenze della Repubblica.

Costituzione alla mano, non essendo Nicola Mancino un componente del Governo, lo escluderei. Dunque, quella telefonata è una telefonata tra privati. Entra allora in gioco un altro articolo della Costituzione.

Art. 15.

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.

La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

Va però considerato anche che, data la carica di Giorgio Napolitano, è plausibile che i telefoni del Quirinale siano sottoposti a periodiche intercettazioni al fine di evitare i casi di “alto tradimento o attentato alla Costituzione” previsti dall’articolo 90.

Quelle ricostruzioni che vengono abbozzate da Panorama, Di Pietro e altri – ammesso che siano vere – parlano di giudizi sul pool di Palermo, su Di Pietro e su Berlusconi. Passino gli ultimi due, ma per le prime abbiamo l’anormalità che siano pronunciate da colui che allora era Presidente della Camera, ed ora è anche Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo che dovrebbe garantire l’indipendenza della magistratura dalla politica, e che può disporre sanzioni disciplinari e trasferimenti dei magistrati stessi.
Ora, senza voler lanciare accuse precoci, ma è come se il mio datore di lavoro parlando con un quadro dicesse che non gli piace quello che faccio. Io, una volta venuto a saperlo, mi sentirei quantomeno in odore di trasferimento, se consapevole di essere il primo ad essere tagliato in caso di esubero del personale.
Il fatto che il commento sia stato fatto nei confronti di chi indaga sulle stragi di Capaci e via D’Amelio e sulla trattativa Stato-mafia lascia sorgere più di un sospetto.

Se la Corte Costituzionale, come previsto da Zagrebelsky, darà ragione a Napolitano nel conflitto sollevato con la Procura di Palermo, cosa vorrà dire? Che il Quirinale non sarà più intercettabile. Che il Presidente della Repubblica, chiunque esso sia, Napolitano ora ed il suo successore tra pochi mesi, potrà dire al telefono quello che vuole, con la sicurezza di una sentenza della Consulta a garantirgli l’intoccabilità, in barba all’articolo 90.
Personalmente, rabbrividisco all’idea di un Berlusconi al Colle. Ciò rappresenterebbe per lui un’impunibilità certa fino all’età di 84 anni, mese più mese meno.

Ma l’altra cosa che mi preoccupa è un altro articolo della Costituzione, il 24.

Art. 24.

Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.

Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.

La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.

Chi tutela l’interesse legittimo del cittadino italiano a sapere chi c’è dietro la morte di Falcone e Borsellino, se c’è stata – e io credo che ci sia stata – la trattativa tra Stato e mafia, eventualmente che prezzo abbiamo dovuto pagare – e stiamo ancora pagando – per la fine delle stragi?
Di certo, non questo Presidente della Repubblica.

Mi chiedo, a questo punto: signor Napolitano, non sta compiendo un attentato alla Costituzione?

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4 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Sendivogius
    Set 05, 2012 @ 01:25:29

    Mi permetto solo qualche piccola osservazione a supporto dei dubbi espressi nell’articolo…
    Proprio in virtù dell’Art.90, il Presidente della Repubblica gode dell’immunità totale per qualsiasi atto (anche di rilevanza penale) che non sia strettamente ricollegabile ai doveri costituzionali nel rispetto della Carta.
    Faccio un esempio per assurdo, tanto per rendere l’idea, se il Presidente rapisce bambini all’asilo per venderli ad una banda di pedofili, NON può essere né inquisito né tanto meno incriminato. Anche se beccato in caso di flagranza non può essere arrestato.
    Pertanto, e sarà bene precisarlo, per NESSUN MOTIVO le comunicazioni private del Presidente della Repubblica possono essere intercettate.
    Il problema, su cui si sta imbastendo una campagna (ed una lotta di potere) tutt’altro che disinteressata, in realtà è molto più sottile….
    Riepilogo in breve:
    1) A prescindere dai contenuti della conversazione tra Mancino e Napolitano, per ragioni di opportunità, il Presidente avrebbe dovuto evitare di parlare con un indiziato, promettendo un suo interessamento al caso (legale). Nella fattispecie, Mancino sollevava l’ipotesi di un “conflitto di attribuzioni” (più procure non possono indagare sulla stessa fattispecie ipotetica di reato). Ed in effetti l’obiezione era anche legittima. Tuttavia, Mancino avrebbe dovuto sollevare la questione col suo avvocato e NON col Presidente della Repubblica.
    2) Ad essere intercettato era Nicola Mancino, in quanto indagato, e non il presidente Napolitano.
    3) Se irrilevanti ai fini dell’indagine penale, le intercettazioni ambientali avrebbero dovuto essere DISTRUTTE. Cosa che invece la Procura di Palermo si è rifiutata di fare. Questo potrebbe essere oggetto di un’azione disciplinare da parte del CSM.
    Al giudice Ingroia invece si consiglierebbe maggiore prudenza e soprattutto SILENZIO. E invece sembra non riesca a stare zitto più di cinque minuti!

    Per come la vedo io, Napolitano si è lasciato trascinare in un gran bel trappolone:
    da Nicola Mancino (che probabilmente sapeva di essere intercettato), che coinvolgendo il Presidente della Repubblica, sperava forse di crearsi una exit strategy con un intervento istituzionale diretto contro le Procure. Cosa che comunque Napolitano non ha fatto.
    In compenso ha seguito i ‘consigli’ di Eugenio Scalfari (che su La Repubblica ha anticipato la strategia del Quirinale con una settimana di anticipo) per motivi suoi personali… Credo che Scalfari voglio blindare l’eventuale posizione di Mario Monti come prossimo Presidente della Repubblica, costruendo attorno al prossimo presidente un cordone sanitario incentrato su un formalismo legale tale da renderlo inattaccabile. In fondo, Scalfati è una vita che gioca a fare il Machiavello sbagliando sistematicamente cavallo. In realtà ha creato un gran casino…!
    Appellarsi alle “prerogative costituzionali” è un atto abnorme rispetto alla rilevanza del caso. Dire, come è stato fatto sui maggiori media nazionali, che Napolitano era intercettato dai magistrati è, a tutti gli effetti, un FALSO.
    Ad essere intercettato è Mancino, con cui Napolitano si trova casualmente a dialogare. In questi casi si fa una cosa molto semplice: si coprono le parole del presidente con una striscia nera (OMISSIS) e si lascia invariato il resto del testo trascritto. Quindi tutta la polemica è assurda.
    Napolitano, come giustamente fa notare Zagrebelsky, si è infilato da solo in una situazione difficilissima:
    Appellandosi alla Corte Costituzionale, se questa sconfessa l’azione del Presidente, ne indebolisce la figura e lo espone ad una serie ulteriore di attacchi concentrici, a tal punto da chiedere l’impeachment per abuso di potere e violazione dei limiti costituzionali.
    Se la Consulta dà ragione al Presidente, allora un’azione disciplinare particolarmente dura nei confronti dei magistrati di Palermo sarà inevitabile e logica conseguenza. E in questo modo il Presidente darà nuova stura alle polemiche, facendo la figura di quello che vuole insabbiare le indagine sulla cosiddetta Trattativa tra Stato e mafia.
    In ogni caso, ne esce malissimo. E quel che è peggio ne viene screditata la carica istituzionale.
    Una cosa è certa: ha dato prova di un dilettantismo sconcertante.

    Rispondi

    • lopinionista
      Set 06, 2012 @ 19:15:27

      Direi molto puntuale, a parte – se non sbaglio – per il punto 3.
      La Procura di Palermo non avrebbe distrutto l’intercettazione perché aspettava risposta sulla procedura corretta da seguire – per poi distruggerle – siccome riguardavano il Presidente della Repubblica.

      Di certo è una bella manovra per spingere verso il premierato forte, in prospettiva dell’insediamento di Berlusconi (o di un suo uomo) al Quirinale (o a Palazzo Chigi).

      Rispondi

  2. riccardog
    Set 05, 2012 @ 18:33:37

    Parliamo dell’unico comunista in busta paga di Berlusconi eh, non è certo una cima…

    Rispondi

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