Il Silvio Pellico de Noantri

Alessandro Sallusti

Alessandro Sallusti

Perché una povera insegnante che fa scrivere “sono un deficiente” mille volte sul quaderno ad un bullo merita 3 mesi di carcere, e invece un diffamatore non lo dovrebbe meritare? Perché una corporazione così potente come quella dei giornalisti si chiude intorno al giornalista pure così poco obiettivo e così poco professionale, qual è indubbiamente Sallusti? Perché, infine, un reato così grave contro la dignità di una persona, ancor più grave perché diffuso in modo esponenziale tramite un arma che è in mano a pochi (il giornale nazionale), diventa di colpo di poco valore, e perché solo con il caso Sallusti, oggetto dell’attenzione della politica tutta – che pure potrebbe e avrebbe potuto cambiare quella legge a loro apparentemente così invisa, ma in realtà piuttosto comoda – e del Presidente della Repubblica?

Dunque il direttore di Libero al tempo era Sallusti, ma l’articolo pare che lo abbia scritto un certo Renato Farina, deputato del PDL nonchè giornalista espulso dall’ordine per essere stato, per certo, una spia sul libro paga dei servizi segreti. Una brava persona insomma. Merita il carcere uno che di suo pugno, in prima persona ma sotto pseudonimo, diffama un magistrato a mezzo stampa, ovvero racconta tendenziosamente il falso al fine di lederne la dignità, l’onore, la posizione professionale? Io dico di sì, non solo perché c’è scritto nel codice Penale – e tanto basterebbe per chiudere l’argomento di una magistratura punitiva – ma perché cosa, se non l’onore e la dignità di una persona, per di più in un ruolo di pubblica responsabilità, è un bene da tutelare con il diritto penale? Cosa se non il diritto di una persona a non vedere scritto, in un giornale letto in tutto il paese, falsità lesive sul suo conto dev’essere oggetto della protezione più alta del nostro ordinamento?

C’è chi dice che basterebbe una pena pecuniaria (penale) o addirittura una sanzione amministrativa o un bel risarcimento del danno. Ma non credo possibile che una persona venga ristorata della dignità perduta con un risarcimento o una pena pecuniaria, tra l’altro molto bassa per un giornale, molto alta per un pincopallino qualunque.

Ma il reato principale dell’ex direttore di Libero, e ormai ex direttore anche de Il Giornale, è quello di omesso controllo sugli articoli pubblicati dal suo giornale e sotto la sua responsabilità. Sul fatto che per un fatto compiuto da altri, sebbene sotto la propria formale responsabilità, Sallusti sia meritevole del carcere, credo che sia da negare per senso comune. Ma la norma, che il legislatore, e dunque la politica, dovrebbe cambiare, dice questo e il giornalista, che non si sa ancora se il carcere se lo farà per davvero, di questo deve ringraziare una classe politica, e in particolare quelli lo hanno sempre fatto mangiare, che quei reati li hanno sempre volutamente ignorati e mantenuti. Perché? Perché i principali destinatari della diffamazione a mezzo stampa sono proprio loro.

Ora, a Sallusti, non resta che sfruttare l’occasione per servire il suo padrone sino all’ultimo, fornendosi come vittima sacrificale di una magistratura comunista e illiberale, una specie di Silvio Pellico de noantri, per aumentare le vendite dei giornali della Famiglia e attendendo la sua sorte impaziente di trasformarsi da zerbino dei potenti a eroe… di un popolo di pecoroni.

Silvio Berlusconi

Digressione

Quattro Giornate di Napoli, 69 anni senza fascisti.

Quando prendo il treno e percorro la tratta Casoria – Napoli, in arrivo alla stazione centrale, leggo sempre una scritta che mi riempie il cuore: Napoli è Antifascista.

Ebbene sì, come un benvenuto ai viaggiatori, un tatuaggio sulla nostra pelle, orgogliosi di ciò che siamo stati, Napoli è contro il fascismo.

La storia ce lo insegna, oggi in particolare, data di ricorrenza delle famose “Quattro Giornate di Napoli”, episodio storico durante la seconda guerra mondiale in cui il popolo napoletano sconfisse i nazisti che occuparono con la complicità di Mussolini la città. L’esercito di Hitler, sotto il comando del feroce Helmut Scholl mise a ferro e fuoco la città partenopea con eccidi, umiliazioni e saccheggi. All’alba del 28 settembre cominciò la rivolta popolare, dalle zone del centro, Museo, via Foria, via Roma, via Chiaia fino a Posillipo, passando per il Vomero, ovunque scoppiò la rabbia del popolo contro gli oppressori.

Uno scatto d’orgoglio al quale parteciparono tutti, dai piccoli “scugnizzi”, si pensi ai giovani Adolfo Pansini e Vincenzo Palumbo, agli adulti, tutti sacrificarono la propria vita per lottare contro i nazifascisti.

Degna di nota la storia di Maddalena “Lenuccia” Cerasuolo, donna di origini popolari e che partecipò attivamente, con un ruolo significativo, all’insurrezione popolare. Lenuccia fu protagonista nel quartiere di Materdei, cercò di impedire che i tedeschi depredassero una fabbrica, in più partecipò alla battaglia contro i tedeschi in difesa del Ponte della Sanità e per le sue gesta fu insignita della medaglia di bronzo con questa motivazione: “Dopo aver fatto da parlamentare dei partigiani con i tedeschi al Vico delle Trone, si distinse molto nel combattimento che seguì. Nella stessa giornata coraggiosamente partecipò anche allo scontro in difesa del ponte della Sanità, al fianco del padre, con i partigiani dei rioni Materdei e Stella”.

E da gennaio 2011 la giunta comunale di Napoli ha intitolato a lei il Ponte, quel ponte che difese con tutte le sue forze.

Ecco perché quando guardo quella scritta in stazione il cuore pulsa d’amore, perché penso immediatamente alla forza di noi napoletani che riuscimmo a sconfiggere i nazifascisti e liberarcene prima che arrivassero gli alleati.

Oggi più che mai ha senso essere antifascisti, contro ogni tipo di apologia di nazismo e razzismo, per questo motivo è una sconfitta della Repubblica italiana il fatto che il 29 settembre si svolga una manifestazione di Forza Nuova ad Avellino, in Campania. E’ un insulto verso tutti, verso Lenuccia, verso Pansini, verso tutti gli attori principali e i protagonisti delle Quattro Giornate di Napoli.

 

 

 

 

Gli “Scugnizzi”

Un interessante articolo sull’ipocrisia e sul nostro misero (all’occorenza) codice penale…

Liberthalia

Certi argomenti vanno maneggiati con cura. La delicatezza della faccenda è tale, da richiedere la massima circospezione per comprovate esigenze di profilassi…
Certe questioni, come le deiezioni canine, rischiano infatti di rimanerti appiccicate sotto la suola delle scarpe con tutto il loro fetore rappreso…
Notoriamente, tanto per usare un’espressione familiare ai consiglieri laziali: la merda più la smucini e più puzza!

E pur tuttavia, nella nostra cinica indifferenza, noi comuni mortali non ci siamo accorti di quale terribile dramma si stia consumando, proprio in questi frangenti, nel mondo patinato della “libera informazione”, mobilitato in massa su reazione auto-conservativa, per assistere preoccupato alle sorti del tenero Alessandro Sallusti, il giornalista libero e indipendente, dallo stile sobrio e gentile, che rischierebbe (e beato chi ci crede!) la carcerazione per qualche offesa di troppo.
Il personaggio in oggetto non ha bisogno di particolari presentazioni. Chiunque, per appartenenza professionale, inclinazioni sessuali, tendenze politiche…

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L’altro lato del Movimento 5 Stelle

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Foto della folla presente al “Dies Iren” di Beppe Grillo a circa metà del comizio, come si può notare la piazza era effettivamente mezza vuota (le file che vedete cominciare da dopo il padiglione bianco sono le ultime file viste dal palco, il padiglione era poco dopo la metà della piazza, il centro della piazza era dietro di me).

Non so quale gran motivo di vergogna sia avere una piazza mezza vuota ma certo è che i modi di Beppe Grillo si fanno sentire, non commenterò il “comizio” quanto i suoi retroscena, dietro il palco vi erano 40 metri di corridoio circa con due metri di larghezza (inteso come spazio tra transenne e muro del palazzo dietro) in cui erano compressi una quarantina di giornalisti e in cui in mezzo vi ero io, roba da manicomio in una giornata di sole, il fatto poi che essi siano stati insultati in blocco dal “protagonista” non ha garantito una grande atmosfera di dialogo, sfociata poi nel litigio tra il comico e un fotografo con cui poi ho parlato e che si è sfogato insieme a un altro giornalista (quest’altro era un giovine che avrà avuto massimo sette anni più di me, quindi non un Minzolini) dicendo di essere stufi di venire insultati gratuitamente dalla base grillina e dal suo leader.

Ho incontrato anche Sortino di Piazzapulita a cui ho fatto i complimenti per la sua trasmissione e che ho sentito dire cose giuste relative alla sua diffidenza verso Casaleggio e anche sulle idee principali del movimento, soprattutto la democrazia diretta.

Ho parlato con due sostenitori di Tavolazzi e con Tavolazzi stesso discutendo in merito al fatto che Grillo comandi tutto, non trovo comunque che nè Favia (che ho visto) nè Tavolazzi siano poi tanto diversi dalla linea generale di metodo del movimento, tant’è che tranne qualche presa per il culo non è che si fosse messo a insultare Beppe Grillo in diretta, a dire il vero Tavolazzi sembrava uno rassegnato alla sua espulsione e Favia era paragonabile a un piccolo leprotto terrorizzato, evasivo con i giornalisti e dando generalmente un espressione di timore e diffidenza.

Ho parlato con Pizzarotti riguardo una mia vecchia mail quando lo volli intervistare tempo fa, si ricordava della mia mail. Ci vediamo presto, sarà un piacere (come dice un noto comico nel suo blog).

tribuno del popolo

Sono duemila al mese i disoccupati spagnoli che fuggono dall’Europa per raggiungere Cuba. Ma come non era un lager a cielo aperto? Ecco come il socialismo cubano attira nei tempi di crisi.

Ci raccontano, e lo fanno ormai da anni, che il capitalismo è bene e il socialismo è male. Una sorta di manicheismo che nasconde la realtà, ovvero che il capitalismo ha fallito, e la miseria e la disoccupazione che hanno travolto l’Europa sono li’ a dimostrarlo. L’Europa chiede sofferenza, austerity, e per cosa poi? Per tenere in piedi un sistema ingiusto, e salvare soprattutto la poltrona di banchieri, affaristi, speculatori ed evasori, che sono poi quelli che hanno causato materialmente la crisi. Non c’è da stupirsi quindi che i giovani europei decidano di abbandonare baracca e  burattini per andare a vivere altrove. E, povero per povero, perchè non andare a vivere in un Paese dove essere poveri non…

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La colpa è degli estremisti, sì, come Marchionne.

Se sulla Fiat a garantire sono quelli che hanno creduto alla favola di Marchionne allora avrò qualche problema a prendere sonno. Da Ichino a Chiamparino, da Fassino passando per Sacconi, Casini, Berlusconi, Bonanni, Angeletti, Renzi e qualche altro profugo del PD, tutti gli hanno creduto.

Oddio, per dovere di cronaca ed onestà intellettuale le sole due forze politiche che hanno criticato e messo in dubbio la politica industriale di Sergio Marchionne sono la Federazione della Sinistra e Sinistra Ecologia e Libertà, insieme alla Fiom.

Sarà la sobrietà dei maglioncini che indossa Sergio, ma tutti erano innamorati di questo “grande” filosofo-manager che seppe conquistare Obama, tanto da essere considerato un democratico e addirittura progressista da certi ambienti della politica italiana. I giornalisti mainstream, gli economisti mainstream, i politici mainstream, i sindacalisti nonmainstreammascemi, cioè tutti i fieri portatori di ideologia riformista, hanno sostenuto con forza ciò che ha fatto la Fiat in questi anni e hanno messo alla sbarra i comunisti cattivi (FdS, SeL, Fiom) perché si opponevano al progetto scellerato di Marchionne.

Quante puntate di Ballarò, quante puntate di Annozero, quante volte abbiamo sentito un Ichino qualsiasi schierarsi dalla parte di Marchionne spacciando politiche fasciste come politiche riformiste? Quante volte abbiamo ascoltato Bonanni dare fiducia a Marchionne, quante? Tante, troppe. E oggi, questa gente,dov’è? Dove sono i geniacci giuslavoristi che hanno predicato più flessibilità e hanno modificato l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori? Dove sono quei politici incravattati come Sacconi che hanno inserito l’articolo 8 che consente di derogare i contratti collettivi nazionali, così come tutte le norme che regolano il lavoro, la disciplina delle mansioni e degli inquadramenti professionali, sulla base di semplici accordi territoriali o aziendali? Oggi, che la Fiat ricatta, come ha sempre fatto e dimostra che la sua politica industriale non funziona questi signori dove sono? Sanno che sono culturalmente e politicamente responsabili del crollo di una delle industrie più importanti d’Italia?

Vogliamo per caso considerare gli straordinari risultati della Fiat negli ultimi tre anni? Come ha scritto Luciano Gallino, la Fiat «Ha chiuso lo stabilimento di Termini Imerese; ha chiuso e poi riaperto lo stabilimento di Pomigliano riassumendo soltanto metà degli addetti; ha chiuso la Irisbus di Avellino che produceva autobus; ha ridotto la produzione a Cassino di decine di migliaia di unità; ha portato da sette a una o due le linee di produzione di Mirafiori, chiedendo per gli addetti rimasti migliaia di giornate di cassa integrazione; forse per la prima volta nella sua storia, sta mettendo in Cig anche i 5000 addetti degli enti centrali del Lingotto (ricerca e sviluppo e amministrazione dell’intero gruppo). Nel 2011 la Fiat ha prodotto in Italia 485.000 auto. Per il 2012 la produzione dovrebbe attestarsi sulle 400.000 unità. Intorno al 1990 la Fiat costruiva in Italia circa 2.000.000 di vetture, cinque volte tante».

La colpa, dunque, di chi è?

La colpa è degli estremisti, sì, come Marchionne.

 

Ah, dimenticavo.

Per fortuna qualcuno ragiona ancora con la propria testa e magari non si rincretinire da filosofi che stracciano i diritti dei lavoratori nelle fabbriche,FdS, SeL, IdV e Fiom saranno impegnati nella raccolta firme, che partirà il 13 ottobre, per convocare un referendum sul ripristino dell’Articolo 18 e l’abrogazione dell’Articolo 8. Sarà una battaglia di civiltà.

 

 

 

Nicole Minetti, l’ultimo sogno erotico?

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“È Nicole Minetti il sogno erotico degli italiani, per questo ce l’ha fatta” ha decretato ieri Corona in un servizio di Piazzapulita sugli “orfani di Berlusconi”.

Eh già perché papà Silvio ha lasciato un sacco di orfani nella via, e in molti ormai hanno perso le speranze ora che, pur non essendo morto, non è più potente e fortunato come un tempo, nella politica come nel far soldi. Ma lei ce l’ha fatta, ha preso la carrozza quando era in tempo: un giorno, ormai vicino come il vitalizio al quale a breve avrà diritto, potrà affermare che ne è valsa la pena di succhiare qualche uccello importante. Ma non sempre va così, anzi quasi mai, e quella marea di giovani ragazze dal bell’aspetto e dal cervello in pappa, per colpa di chissà quanti motivi, cresciuta in un paese ipocrita, bigotto di giorno e pervertito di notte, vede sfumare il sogno di una carriera da velina, gieffina o letterina con il crollo del meraviglioso mondo dell’Olgettina, di Lele Mora, di villa Certosa e del Papi.

In tempi di crisi persino la prostituzione, di qualsiasi livello e classe, ha dei cali nei profitti e solo chi s’è riuscita a sposare il cliente solitamente ha la certezza di non doversi più affannare come le altre. In tante sognano di diventare come la Minetti, in tanti sognano una donna come lei, ancora oggi, oggi più di prima, mentre lei che sognava di diventare ministra come la sua rivale Mara Carfagna, si ritrova improvvisamente nel posto più ambìto di quella piramide umana del cosiddetto snow business che sembra aver eliminato, almeno temporaneamente, la politica dai posti più alti del potere. Ma anche la televisione, e persino Mediaset, dice Corona, è in crisi e taglia, non crea, non cerca più queste artiste del bel culo. Persino l’italiano medio comincia ad avere insofferenza di fronte agli ennesimi, sempre uguali, siparietti trash del pomeriggio mediaset, delle presentatrici ignoranti che si truccano da giornaliste e dei vari reality show.

“Il GF era tanto disprezzato” afferma nel suddetto servizio una molto importante sconosciuta: “ma è durato 12 anni”. L’anno scorso però il crack è stato definitivo, e questo possiamo sicuramente interpretarlo come un buon segno per noi. Dispiace per tutti quei ragazzi e quelle ragazze che, finito il periodo delle vacche grasse, dovranno tornare nelle loro vite normali al quale ormai si erano disabituate. Dispiace perché in poche, e in pochi, si rassegneranno e gli spettacoli saranno indegni: come i film porno di Sara Tommasi, per fare un esempio. Dispiace perché in questa grande parentesi Berlusconiana che pare chiusa (ma sempre con riserva), la nostra società, e in particolar modo la generazione della quale bene o male faccio parte, hanno subito una ferita che lascerà cicatrici profonde.

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Giancarlo Siani, un giornalista giornalista.

Tutti più o meno conoscono Fortàpasc, film di Marco Risi sulla breve vita di Giancarlo Siani. Sono quei film che dovrebbero mandare in onda spesso, come se fosse un film di propaganda, come una pubblicità progresso. Sono quei film che ti svelano uno scenario, che ti danno la sensazione che quello sullo schermo sia realmente la persona che cercano di raccontare.
Giancarlo era un giornalista giornalista, di quelli che indagano, denunciano, mossi dalla passione e non dai soldi. Era uno di quei giornalisti che scrivevano di ciò che accadeva nella propria terra senza preoccuparsi delle conseguenze. Giancarlo sentiva sulle spalle di Torre Annunziata il peso della forte mano del Clan Gionta, alleati dei Nuvoletta di Marano, che stavano dalla parte di Riina.

Giancarlo Siani con un suo articolo accusò il clan Nuvoletta e il clan Bardellino, esponenti della “Nuova Famiglia”, di voler spodestare e vendere alla polizia il boss Valentino Gionta, divenuto pericoloso, scomodo e prepotente, per porre fine alla guerra tra famiglie. Queste rivelazioni inussero la camorra a sbarazzarsi del giornalista.

E dai Verbali di udienza di uno degli esecutori viene fuori qualcosa di inquietante, ci furono una serie di summit per decidere sul da farsi, Gionta dal carcere era contrario all’esecuzione che poteva portargli altre grane. Ma infine si riunirono come si riunisce una commissione d’esame per darti il voto del diploma, si riunirono come si riunisce un Consiglio d’Amministrazione, ma non giudicavano il trimestre dell’azienda, non giudicavano scritto e orale, giudicavano un articolo e condannavano a morte Giancarlo Siani.

E’ sconvolgente pensare che in una riunione, magari tra qualche sorriso e qualche battuta, si decide il futuro di una persona, se lasciarla vivere o meno, si decide data, modus operandi e luogo in cui l’atto deve avvenire. Decidono i capi, non c’è spazio per opinioni altrui, niente viene considerato, loro hanno in mano la pedina e faranno scacco matto.

Giancarlo Siani oggi nasceva, nel lontano 1959 e sarebbe morto molti anni dopo, il 23 settembre 1985.

Di questi tempi, con la situazione a Scampia che diventa sempre più rovente, non lasciare spazio ai “giornalisti” specializzati in speculazione sui problemi è per noi fondamentale. Raccontare il fenomeno da dentro, invece, è nostro compito. Ed è nostro compito denunciare il sistema perverso che collega parti di Stato con la criminalità organizzata, le istituzioni infangate e colluse con il sistema camorristico. Nostro compito è riprenderci il sud, e per me, soprattutto, è importante riprendermi la Campania. Sentiamo la necessità di giornalisti come Siani, di gente senza paura che raccontano fatti veri e reali e si spingono oltre, per aiutare a contrastare il fenomeno camorristico.

Non tocca a me scrivere del futuro di Scampia, ma sarebbe bello avviare un processo di integrazione, abbattere le Vele e immergere la gente nel tessuto cittadino, nel centro della città di Napoli, affinché si possa smettere di ghettizzare e si possa finalmente cominciare ad integrare.

 

Er Batman va capito

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Siamo sicuri di poter comprendere gli sforzi e le fatiche che questi servitori dello Stato svolgono per noi? Io credo che le fatiche di un politico nel portare avanti una campagna elettorale siano al di fuori della nostra immaginazione, specie quando le elezioni vengono vinte. Perché lì subentra l’ansia da governo, lì comincia a sentirsi lo stress di trasformare in fatti tangibili le mille promesse fatte in campagna elettorale, o più semplicemente di far dimenticare le promesse stesse agli elettori in cambio di qualche beneficio più immediato. È una continua fatica, un continuo inseguire e servire quel Tizio o quella Caia che hanno fatto, chissà per quale maledetto motivo, più carriera di te e ti sono sovrapposti. Frustrazioni, depressioni, difficoltà ad arrivare a fine mese… No aspetta quello no. Comunque sia i motivi di un comportamento come quello di Fiorito, detto Er Batman, ci sono tutti, e possono essere ben compresi da chi ha presente tutto ciò che ho detto sopra.

Sbalzi d’umore che hanno portato il nostro supereroe a comprarsi una Smart superaccessoriata da 16mila € salvo poi accorgersi di essere grasso e non riuscire ad entrarci dentro, mettendola quindi a disposizione dei colleghi (qual generosità!). Chiari segni di impotenza nel comprarsi un SUV di cui, dice, aveva estremamente bisogno! Voi starete pensando: “Ma come? È consigliere regionale, non ha diritto all’auto blu?” E sì che ne ha diritto: infatti aveva pure quella, ma non gli bastava poverino! E allora giustamente coi soldi del partito, e dunque con i soldi dei cittadini iscritti al PDL che volenterosamente li hanno donati proprio per questo scopo, s’è comprato quel SUV essenziale per la sua sopravvivenza. Come biasimarlo poi nelle sue voglie di vacanza, in splendidi resort della Costa Smeralda, dopo che tanto s’era depresso e spossato per colpa della campagna elettorale per la regione Lazio? Anzi io credo che anche qui i cittadini che, privilegiati, svolgono lavori normali, poco stressanti, come operai, minatori, ragionieri, ingegneri o giudici, debbano essere ben felici di poter contribuire alla felicità di persone capaci, oneste e degne come Fiorito, o Belsito e quell’altro margherito…

Generazione 1994, una devastazione.

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Scrivo questo articolo in piena notte, vorrei raccontare un’esperienza autobiografica capitatami circa quattro o cinque ore fa.
Ebbene, poche ore fa mi recai a una festa di compleanno di due miei compagni di classe presso un baretto vicino al centro di Parma. Venuto a sapere l’altro ieri di tale festa di compleanno, decisi di non curarmi della mia persona per recarmi all’evento, mi spiego: mi sono tenuto la barba che non mi radevo da due settimane, mi sono tenuto i Dr. Martens che avevo usato il giorno prima e non mi sono messo alcuna giacca o camicia come avevo fatto in altre feste in passato. Appena arrivato nessuno si lamenta del mio status, sto comunque bene anche se sono uno dei meno eleganti ma si sa, la mia opinione su queste cose è orientante sul “chissenefrega”. Comincio a seguire le discussioni degli invitati alla festa, sino a quando non sento una cosa che mi inquieta, un mio amico e compagno di classe, che conosco ormai da dodici anni, ha cominciato a prendere steroidi per accrescere i propri muscoli, è mai possibile che un diciottenne possa arrivare a questo solo per fare il figo?

I miei compagni di classe sono tutti dei ’94 e ciò si sente, mai sentiti parlare di politica, mai sentiti parlare di società, edonisti fino al midollo e portati ad una sorte di protagonismo ogni tanto, bravi ragazzi dopo tutto, fino a quando non gli parli degli immigrati e sanno descriverti mille modi da Germania Nazista per eliminarli…

Cosa alquanto strana è che molti più vecchi di me dicono “le generazioni dal ’94 in poi sono andate tutte a quel paese perchè riminchionite dalla TV berlusconiana e dai partiti leaderisti che non fanno riflettere”, eppure ho potuto dialogare per più di due ore di politica solo una settimana fa con un ’95 per niente rincoglionito. Egli ha fatto un eccellente paragone relativo alla politica in Italia, l’assemblea di classe di una scuola superiore può essere specchio a livello di piccola comunità del dibattito politico nazionale, non so in passato ma nulla è mai stato fatto sia nella sua classe sia nella mia di produttivo a livello di assemblea di classe, tranne organizzare spostamenti di verifiche e decidere i posti in classe per non parlare del caos più totale durante le assemblee con insulti e proteste che volano da un capo all’altro manco fossimo… In Parlamento, per l’appunto.

Stranamente interessante è l’ora di religione in cui l’insegnante, al contrario dei soliti squallidi democristi o dei peggiori nullafacenti, ci stimola a dibattiti di carattere sociale. Questo può essere definito specchio delle realtà locali, una realtà locale in cui solo io e forse altre due persone ci opponiamo a tesi maschiliste, razziali o quant’altro generate dai nostri compagni, i quali ripeto, di politica non ne masticano fino a quando non si parla di Bossi, di Bunga Bunga o di pericolo rosso.

Questi paragrafi non hanno obbligatoriamente un segno di continuità, sono volti a catapultare il lettore in situazioni diverse relative ai giovani e quindi potrete uscirne un po’ rincoglioniti dopo che li avrete letti, appunto l’effetto voluto da un membro di una generazione rincoglionita per colpa di abiette persone che senza scrupoli hanno manovrato giovani menti, distorto le più nobili ideologie e soffocato qualsiasi dibattito politico.

Spero in un recupero di questi giovani per instillare in loro l’interesse verso il bene del paese. Io mi sto impegnando ma dovrebbero impegnarsi soprattutto i rappresentanti delle istituzioni, la classe politica italiana si renda conto che facendo i propri porci comodi dà il cattivo esempio ai giovani, idem per quanto riguarda molti cittadini, date l’esempio anche nelle piccole cose, io non mi considero certo perfetto, ho moltissimi difetti ma non quello di disinteressarmi alla cosa pubblica, l’edonismo lasciamolo a casa.

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