Caro autunno ti aspetto.

Dopo l’estate più calda della mia vita mi aspetto l’autunno più caldo della mia vita.

Chiaro, in Italia le cose non vanno proprio molto bene, dagli operai che si arrampicano sui silo, chi scende in una miniera minacciando di far saltare tutto in aria con il tritolo, con i Precari della scuola che subiscono l’ennesima beffa, con le tariffe che aumentano e i salari che restano fermi. Per non parlare degli studenti che per entrare in un corso a numero chiuso sarebbero pronti a mordersi la giugulare e questo è un aspetto molto importante per capire come ha influenzato la mente la competitività e che impatto ha avuto il neoliberismo. Ma a prescindere da ciò, i sintomi ci dicono che l’Italia è malata. Questa malattia va curata e di certo non mi aspetto di vedere un Passera, un Napolitano, un Monti, una Fornero, un Grillo insultante affrontare con serietà determinati problemi che questo paese ha. Per il semplice motivo che le cure che vengono date sono quelle che ci hanno portato in crisi, niente pubblico, più privato, meno Stato, più imprenditori alla Marchionne, smantellamento dei diritti. Peccato che gente come Marchionne stia portando al fallimento settori importanti per l’Italia. Parliamo della Fiat? Meglio non infierire, ma la ricetta di quello lì con il maglioncino ha semplicemente fallito. Qualcuno dirà che Marchionne è intervenuto per salvare la Fiat, bene, più o meno vero, ma il crollo delle vendite ci dice che la sta facendo fallire. Qualcuno poi dovrà spiegarmi cosa significa meritocrazia. Se meritocrazia significa che uno laureato in filosofia si mette ad amministrare la Fiat, che non certo produce editoriali su Kant, beh c’è qualche problema sull’idea di questa benedetta meritocrazia. Ora non sto qui a discutere della politica industriale (?) che viene fatta in Italia, ma sicuramente questo è un tema caldo che quest’anno torna con forza.

Il nostro Paese poi è fantastico, lavoriamo, reclamiamo il diritto al lavoro, ma poi otteniamo il diritto allo sfruttamento. Ora, non è che non voglio lavorare, anzi, se lavorassi mi pagherei gli studi, ma semplicemente mi stanca il ricatto: O lavori a queste condizioni o non lavori. Il più delle volte non lavori e questo è un dato di fatto. Ma “quelle condizioni” sono: contratto precario, lavoro nero, contratto a chiamata quando ci vado ogni giorno… contratti di qua e contratti di là. Intanto lo sfruttato sono io e magari mi sento dire che non ci sono abbastanza forme contrattuali precarie perché manca flessibilità in entrata. Allora, partendo dal presupposto che ci sono più di 40 forme contrattuali e la riforma del Ministro Fornero aumenta solo la precarietà, partendo dal presupposto che vengo sfruttato e pure sottopagato, partendo dal presuppostochemòvimandounpo’afanculo direi che quest’autunno non può che essere caldo.

Qualcuno un po’ più saggio di me, però, una volta mi ha detto che se pongo un problema devo offrire la soluzione, altrimenti è solo protesta fine a sé stessa. Mai più parole furono rivelatrici per me, infatti, oggi, posso dire che se l’Italia volesse mai uscire dalla crisi può solo ripartire da alcuni settori: Investimento nell’istruzione pubblica per creare una classe dirigente intelligente e preparata, politica industriale che si basi sull’aumento dei salari, nell’investimento nella ricerca e sviluppo, taglio alle spese folli: Spese militari, soldi pubblici agli istituti scolastici ed universitari privati. Ma poi bisogna rivalutare il pubblico e potenziarlo, aiutarlo a crescere.

Mi aspetto, anzi mi auguro, che quest’anno tutti insieme si possa lavorare per riprenderci il mondo che ci è stato rubato.

Vorrei solo un mondo diverso, più umano. 

 

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. riccardog
    Set 06, 2012 @ 20:41:10

    “Restiamo umani” cit. Vittorio Arrigoni.

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