Dove cogli, cogli sempre… male

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Mi capita spesso di guardare più di un telegiornale all’ora di pranzo, e di analizzarne senza volerlo la forma e i contenuti: il diverso modo di dare e approfondire le notizie, la spudoratezza con il quale difendono o danno rilevanza all’una piuttosto che all’altra parte politica. Spesso confronto il modo in cui danno le notizie, quando tutti le danno.

Qualche giorno fa ad esempio notai differenze tra i telegiornali di Raitre, quello regionale e quello nazionale, nel dare la notizia dell’occupazione della miniera di Nuraxi Figus, nel sulcis, da parte di cento operai. La notizia nel TG regionale era data per seconda, si dava risalto al fatto che un politico locale, Pili, fosse sceso al fianco degli operai, senza minimamente paventare l’ipotesi che la sua fosse in realtà una mossa propagandistica poco riuscita. Nel telegiornale nazionale alla notizia veniva data molta importanza, di Pili neanche l’ombra, e l’enfasi dell’aria di protesta, quasi da primavera araba, che quella sconosciuta provincia sarda stava vivendo, portava ad associare in un unico minestrone le varie proteste che l’avevano interessata in questi mesi (ALCOA, PortoVesme, EurAllumina…). Ma le motivazioni della protesta erano poco chiare, poco chiara è ancora adesso la natura del “progetto di stoccaggio della CO2” e le motivazioni vere della protesta. Poco chiaro il ruolo dell’ENEL o della regione Sardegna. L’importante era dare importanza a quel vento di rivolta operaia che in questi tempi fa tanta audience e un po’ tutti siamo dalla stessa parte. Al TGR invece l’importante era l’eroe Pili, che “scendeva tra la gente” a protestare con loro, quasi non avesse responsabilità, lui dirigente del partito di maggioranza regionale e nazionale.

Ieri invece le notizie erano tre: undici settembre, e di questo già si è parlato abbondantemente; presentazione del referendum da parte della sinistra extra-PD, per una volta tutta unita davanti ai fotografi; e poi c’era Monti che si è addossato soddisfatto le cause della recessione.

Per quanto riguarda il referendum presentato, poco si è detto nel TG di ieri, ma comunque nel TGLa7 è stata l’occasione giusta per parlare di gossip politico, di Di Pietro e Vendola che cercavano i fotografi per farsi immortalare insieme alla faccia di Bersani, e di quegli altri, quelli della “vecchia sinistra”, che si sono uniti a loro in una provocazione collettiva al PD. Certo il segno è stato colto, la mossa era giusta, ma al di là di queste provocazioni c’era l’intento di una nuova sinistra che dice a voce alta un no alle riforme sanguinarie della Fornero e a chi la sostiene, partendo da un idea diversa di lavoro, dalla difesa strenua dei diritti dei lavoratori.

Il TG2 per esempio a questa notizia, a mio parere, ha dato molto poca rilevanza, dando molto rilievo al ricordo dell’11 settembre, tragedia che tante lacrime ci fece versare e tanti soldi gli fece incassare. Una notizia che ha dato solo questo TG, di quelli visti, è quella della professoressa condannata per aver fatto scrivere “Sono deficiente” ad un bullo (tema caro da sempre a questa testata, quasi quanto i calendari per Studio Aperto), dalla cassazione. Una notizia in effetti, che per la sua capacità di creare dibattito, avrebbe avuto necessità di più risalto anche altrove.

Al TG3, più serio, la notizia che mi ha colpito è stata quella relativa al premier Monti che, con piglio soddisfatto, avrebbe dichiarato che sì, il suo governo aveva alimentato la recessione, ma che sono grazie a questo periodo di recessione, nel lungo periodo saremo in grado di crescere. Quale che sia la valutazione di queste parole, il TG3 non dà un suo giudizio, né mette in dubbio la capacità di Monti di programmare il lontano futuro economico del nostro paese, e ci assicura di come Monti stia già pensando alla crescita e per far questo verrà ridotto il cuneo fiscale. Tre considerazioni: la prima è che io credo che in pochi, tra i colti telespettatori di TeleKabul, sappiano con certezza cosa intenda Monti per riduzione del cuneo fiscale; la seconda, ammettendo dunque che invece lo sappiano tutti, è che comunque pochi sappiano con certezza che impatto ha o può avere una tale riforma sulla cosidetta crescita, e soprattutto della crescita di chi stiamo parlando (aumento dei salari degli operai italiani? riduzione dei prezzi dei prodotti italiani? aumento dei guadagni dei ricchi italiani?); infine la terza: il giornalista che ha fatto il servizio, i giornalisti che vi hanno collaborato, quella che lo ha presentato, sanno realmente di cosa stanno parlando?

Di fronte all’amarezza di scoprire che persino i telegiornali che in qualche modo possiamo indubbiamente definire i migliori, siano in realtà della scatole vuote di contenuti, che inseguono l’audience e non danno volutamente la notizia. Di fronte a giornalisti che appaiono sempre più come avvoltoi fiduciosi nella nostra prevedibilità e nella nostra fedeltà aprioristica. Di fronte a giornalisti che hanno paura costante di esprimere un’opinione politica, ma che non fanno altro che sponsorizzare politici. A me viene tanto da concordare con Gaber, quando nella sua canzone più vera e censurata, diceva:

“Io se fossi Dio,
maledirei davvero i giornalisti e specialmente… tutti.
Che certamente non son brave persone
e dove cogli, cogli sempre bene.
Compagni giornalisti, avete troppa sete
e non sapete approfittare delle libertà che avete:
avete ancora la libertà di pensare,
ma quello non lo fate
e in cambio pretendete la libertà di scrivere,
e di fotografare. 

Immagini geniali e interessanti,
di presidente solidali e mamme piangenti.
E in questa Italia piena di sgomento
come siete coraggiosi, voi che vi buttate
senza tremare un momento!
Cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti,
e si direbbe proprio compiaciuti!
Voi vi buttate sul disastro umano
col gusto della lacrima in primo piano!

Sì vabbe’, lo ammetto:
la scomparsa dei fogli e della stampa
sarebbe forse una follia…
ma io se fossi Dio
di fronte a tanta deficienza
non avrei certo la superstizione della democrazia!”

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