Giancarlo Siani, un giornalista giornalista.

Tutti più o meno conoscono Fortàpasc, film di Marco Risi sulla breve vita di Giancarlo Siani. Sono quei film che dovrebbero mandare in onda spesso, come se fosse un film di propaganda, come una pubblicità progresso. Sono quei film che ti svelano uno scenario, che ti danno la sensazione che quello sullo schermo sia realmente la persona che cercano di raccontare.
Giancarlo era un giornalista giornalista, di quelli che indagano, denunciano, mossi dalla passione e non dai soldi. Era uno di quei giornalisti che scrivevano di ciò che accadeva nella propria terra senza preoccuparsi delle conseguenze. Giancarlo sentiva sulle spalle di Torre Annunziata il peso della forte mano del Clan Gionta, alleati dei Nuvoletta di Marano, che stavano dalla parte di Riina.

Giancarlo Siani con un suo articolo accusò il clan Nuvoletta e il clan Bardellino, esponenti della “Nuova Famiglia”, di voler spodestare e vendere alla polizia il boss Valentino Gionta, divenuto pericoloso, scomodo e prepotente, per porre fine alla guerra tra famiglie. Queste rivelazioni inussero la camorra a sbarazzarsi del giornalista.

E dai Verbali di udienza di uno degli esecutori viene fuori qualcosa di inquietante, ci furono una serie di summit per decidere sul da farsi, Gionta dal carcere era contrario all’esecuzione che poteva portargli altre grane. Ma infine si riunirono come si riunisce una commissione d’esame per darti il voto del diploma, si riunirono come si riunisce un Consiglio d’Amministrazione, ma non giudicavano il trimestre dell’azienda, non giudicavano scritto e orale, giudicavano un articolo e condannavano a morte Giancarlo Siani.

E’ sconvolgente pensare che in una riunione, magari tra qualche sorriso e qualche battuta, si decide il futuro di una persona, se lasciarla vivere o meno, si decide data, modus operandi e luogo in cui l’atto deve avvenire. Decidono i capi, non c’è spazio per opinioni altrui, niente viene considerato, loro hanno in mano la pedina e faranno scacco matto.

Giancarlo Siani oggi nasceva, nel lontano 1959 e sarebbe morto molti anni dopo, il 23 settembre 1985.

Di questi tempi, con la situazione a Scampia che diventa sempre più rovente, non lasciare spazio ai “giornalisti” specializzati in speculazione sui problemi è per noi fondamentale. Raccontare il fenomeno da dentro, invece, è nostro compito. Ed è nostro compito denunciare il sistema perverso che collega parti di Stato con la criminalità organizzata, le istituzioni infangate e colluse con il sistema camorristico. Nostro compito è riprenderci il sud, e per me, soprattutto, è importante riprendermi la Campania. Sentiamo la necessità di giornalisti come Siani, di gente senza paura che raccontano fatti veri e reali e si spingono oltre, per aiutare a contrastare il fenomeno camorristico.

Non tocca a me scrivere del futuro di Scampia, ma sarebbe bello avviare un processo di integrazione, abbattere le Vele e immergere la gente nel tessuto cittadino, nel centro della città di Napoli, affinché si possa smettere di ghettizzare e si possa finalmente cominciare ad integrare.

 

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2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. riccardog
    Set 19, 2012 @ 20:27:38

    Al momento lo stato italiano si sta impegnando anima e corpo nella lotta alla mafia, ad esempio spostando in blocco tutti i magistrati e membri delle forze dell’ordine del pool antimafia al nord e sostituendoli con persone prive d’esperienza. Sigh. 😦

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  2. riccardog
    Set 19, 2012 @ 20:28:09

    Preciso che sto parlando del pool di Palermo.

    Rispondi

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