Lavoratori? Non ho visto nessuno…

Un sindacalista moderato con una zazzera di baffetti bianchi stava in una sala d’attesa di un famoso strizzacervelli, leggendo il Messaggero con una faccia piuttosto preoccupata. Nell’attesa ripensò all’ultimo preoccupante episodio che gli aveva fatto decidere finalmente di farsi vedere da uno bravo, consigliato da un suo collaboratore, un operaio petrolchimico che da qualche tempo era sparito senza un perché.

Qualche giorno prima, in Piazza San Giovanni a Roma si doveva svolgere una grande manifestazione di un sindacato avverso al suo, al quale per sua scelta il suo sindacato, moderato com’è, non aveva partecipato. Mentre andava a sentire la conferenza stampa della ministra del Lavoro, un affabile signora con la mania della flessibilità e del licenziamento facile (che donna!), il suo taxi passò proprio attiguamente alla piazza della manifestazione e fu lì che, per sua onesta sorpresa, non vide nessuno. Poche persone sul palco, la sua odiata avversaria (quel maschiaccio inacidito!), quel cretino dei Metalmeccanici, qualche studente lontano dal palco. Nessuno. Ridacchiò un poco e passò oltre. All’uscita della conferenza, in molti giornalisti gli fecero domande relative a quella manifestazione, lui era piuttosto sorpreso della sfacciataggine di certi giornalisti, talmente di parte da non fare il minimo cenno ad un flop storico del sindacato più rappresentativo. “Non ho visto nessuno” disse dunque, senza filo di ironia ma con un tono che voleva sottolineare l’ovvietà. Tornando poi a casa ebbe una sorpresa: i giornali mostravano foto di una piazza piena, quella stessa che lui aveva visto deserta e silenziosa come non mai. Giornali di sinistra, certo, ma anche di destra e di centro, per così dire. Ebbe un illuminazione. Andò nella prima fabbrica che gli venne in mente. Vuota. Cercò nella successiva. Anch’essa vuota. Pazzia!

“Dottore” disse al famoso strizzacervelli: “io ho un grave problema: non riesco a vedere più i lavoratori, in particolare gli operai. È grave!”

Lo strizzacervelli con sicurezza e piglio, gli disse dunque: “Non è un problema raro, ce l’hanno in molti: soprattutto nel sindacato. Ma anche molti politici lo hanno riscontrato, nonché alcuni giornalisti noti. Vede, alcuni neanche se ne accorgono. I problemi degli operai semplicemente hanno smesso di essere loro problemi. Per voi, per quanto vi sforziate di ignorare i loro problemi, e vi impegniate a trovare il modo di peggiorare la loro situazione se è possibile, è impossibile non accorgervene. Se è venuto qui, vuole una cura, ma io non ho alcuna pillola che possa curarla. Però se vuole, può seguire i miei consigli e vedrà che ne uscirà.

Dimentichi, per sempre, le sue ambizioni personali. Dimentichi di far politica fine a se stessa. Si ricordi chi rappresenta, si ricordi di fare i loro interessi, si ricordi che i suoi obiettivi, e quelli del suo sindacato devono coincidere con i loro. Ricominci a vivere il sindacato come strumento di lotta e di miglioramento, a credere nella lotta di classe. Smetta di compromettersi. Sottoscriva compromessi che siano sottoscritti dalla base. Li renda partecipi senza indorare le pillole amare. Abbia il coraggio del fallimento di una trattativa con il padronato. Abbandoni gli egoismi, i vecchi rancori e le vecchie accuse. Torni ad ascoltare e taccia più spesso.

Tempo qualche giorno e vedrà che guarirà!”

“Uhm” ci penso un attimo il sindacalista con la zazzera di baffetti bianchi spettinata e gli occhiali appannati: “In fondo, ripensandoci, non è un problema così grave… Credo di poterci convivere tranquillamente!” e se ne andò rassicurato.

Roberto Davide Saba

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Digressione

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