Frankestorm e le nostre piccole tragedie di provincia

di Roberto Davide Saba

Qualche giorno fa l’uragano Sandy si è abbattuto sulla costa orientale degli Stati Uniti, un immensa costa dove tra l’altro è sita New York. Lo sapevano da tempo, c’era allarme e preparazione, ma nonostante tutte le precauzioni sono morte 12 persone. Una costa abitata da decine e decine di milioni di abitanti, 12 morti. Comunque una tragedia, lontana e forse poco sentita da molti proprio in ragione della lontananza, ma che certe zone del mondo sono abituate a mettere in conto.
In Italia invece non abbiamo memoria e ogni catastrofe naturale, ogni crollo, ogni alluvione, ogni terremoto li subiamo come se fossero i primi. Ci colgono di sorpresa, sempre, e si amplificano nei danni e nelle vittime a causa della nostra scarsa memoria, della nostra incautela e di chi su una e sull’altra ci ha sempre lucrato. Lungi da me comunque cominciare qui un arringa contro la mala amministrazione o contro la corruzione che vi è alla base, non ne sarei capace e non ne vedo la necessità. 4 anni fa (compiuti il 22 ottobre appena passato) però subii sulla mia pelle, o soprattutto sulla mia (ex) casa, una di queste tante catastrofi dimenticate. Un’alluvione derivante dallo straripamento di un fiume che a chiamarlo fiume in molti riderebbero, che ha interessato sì e no un area di 400 case, causata da un pioggia di forte intensità ma che, parliamoci chiaro, non era un uragano. Quell’alluvione causò 5 morti, 7 in meno del Frankestorm, della tempesta perfetta che si è abbattuta qualche giorno fa su New York. 4 anni dopo, siamo qui ancora a domandarci cosa è stato fatto perchè non riaccada che lo straripamento di un fiume porti via altre vite, magari di notte.

Io, che quel giorno ero all’università e non ho visto l’onda, non ho sentito le urla, non ho visto il terrore… Ho un nodo in gola ogni volta che vedo certe scene in tv, pure trasmesse dall’altra parte del mondo e non dimentico.
Ma le case continuano a essere costruite nei letti invernali dei torrenti, le fogne continuano a restare ostruite, le case nei piedi dei vulcani o nelle zone sismiche senza alcuna misura antisismica. Tutto questo in un’Italia dove la mia memoria, a ben vedere, non conta proprio un cazzo.
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