Genova, un anno dopo

Il mio essere tifoso mi ha fatto leggere, quasi per caso a dire il vero, una storia scritta da Walter Panero per toro.it. Walter è un torinese trapiantato a Genova, ed una delle penne capaci di toccare le corde giuste nel mio animo.
La recente riflessione di Roberto pubblicata lunedì mi è sembrata una perfetta introduzione per questo messaggio di speranza, proprio oggi che è passato un anno dall’alluvione di Genova (6 vittime in via Fereggiano).
Zeneixi, semmu cun vui.

Genova, un anno dopo

di Walter Panero

Spalatori a Genova

Spalatori a Genova dopo l’alluvione del novembre 2011

Genova Molassana. Lunedì 7 novembre 2011.

“Tutto….abbiamo perso tutto….migliaia di euro tirati fuori quest’anno per rinnovare le attrezzature….tutto in fumo….in pochi minuti….” mi dice Alessandro. Sul suo viso, di solito illuminato da un sorriso contagioso, è calato un velo di tristezza assoluta. I suoi occhi sono lucidi e cerchiati da occhiaie che raccontano di lacrime versate e di notti insonni. Di solito, quando ci incontriamo, parliamo quasi solo di calcio. E quest’anno, finalmente, posso rifarmi di anni di prese per i fondelli da parte sua. E di musichette della Champions fatte suonare sotto il mio naso che ha annusato in questi anni più serie B che serie A. Posso rifarmi e l’ho fatto a fine settembre, quando li abbiamo umiliati in casa loro. Che meraviglia! Che goduria!
Ma oggi no. Oggi non c’è voglia di parlare di pallone. Dopo l’Apocalisse che ci ha travolti venerdì scorso, nessuno, neppure coloro che vivono di pane e calcio come noi, ha voglia di parlare di pallone. Sabato, per esempio, le immagini di Sassuolo-Toro scorrevano in televisione senza che io prestassi loro attenzione, visto che non riuscivo a pensare ad altro che alla strizza di venerdì. Paura e rabbia si mescolano dentro di me. Le mie gambe tremano ancora se ripenso al rumore delle acque arrivate non si sa dove. Alle macchine che galleggiavano in strada. A quei poveracci che hanno perso la vita. A quei bambini crepati in quel portone senza potersi difendere. A coloro che hanno perduto la casa o il lavoro.

“Non ci riprenderemo….da questa non ci riprenderemo più….è finita!…” dice ad alta voce Mara, la moglie di Alessandro, che l’altro giorno ha rischiato la vita per salvare le sue cose. Perché quando l’Apocalisse scura arriva, tu non ti rendi completamente conto di quello che sta succedendo: la prima reazione è di mettere in salvo le tue cose, le cose di tutti i giorni, quelle che ti danno sicurezza, che ti fanno sentire vivo. E così facendo non ti accorgi che stai mettendo a rischio la tua vita stessa. E quando te ne rendi conto potrebbe anche essere troppo tardi.

Ascolto la disperazione di Alessandro e Mara e rimango lì. Senza parole. Capita a volte di trovarti in situazioni in cui non c’è nulla di intelligente che potresti dire. E allora la scelta migliore è quella di tacere. Che è quella cosa che molti non sanno fare mai. In particolare i politici che, proprio in questi giorni, stanno mettendo in mostra tutto il loro armamentario di sciocchezze e di banalità. Ma un politico non può tacere. Mai. Deve spiegare, giustificare, accusare. Non può tacere. Non può ammettere di aver commesso errori. Se no che razza di politico sarebbe?!?

“….No Ale….ti sbagli….non è finita….” interviene Nico, il mio amico Genoano che ha subito pure lui danni enormi al suo negozio. Un Genoano duro e puro, di quelli con cui mi sento ancora, se non gemellato, per lo meno amico. Un Genoano da trasferta. Un Genoano che, quando lo sento  ragionare di calcio, mi capita spesso di pensare: “Ecco! Questo lo conosco! Questo ragiona come me e i miei fratelli!”
Nico continua: “Per quelli che sono crepati in quel maledetto portone è finita per davvero!…E anche per le loro famiglie….da padre di due ragazze dico che forse non mi riprenderei se succedesse qualcosa di così così terribile alle mie figlie….ma per noi no….finché si è in vita e in salute ci sono sempre speranze….e l’unica cosa che so per certo è che, malgrado tutto, noi siamo vivi! Credetemi: in qualche modo ne usciremo! Spaleremo fango e merda per giorni, ma ne usciremo! Probabilmente dovremo tirare la cinghia per un bel po’, ma belin se ne usciremo!”

Alessandro lo ascolta. Scuote la testa. Sembra poco convinto Ma sul suo viso, prima triste, si dipinge un sorriso. È solo un attimo, ma in quel sorriso c’è tutto. La speranza che sì, in qualche modo questa povera città ripartirà. Ancora una volta.
E’ solo una questione di tempo, ma ripartirà.
Come  dopo le alluvioni del 1970 e del 1992.
Come sempre.
Dopo l’Apocalisse.

Genova Molassana, Novembre 2012. Un anno dopo

Spalatori in via XX Settembre

Spalatori in via XX Settembre dopo l’alluvione del novembre 2011

“È stata dura ma alla fine ce l’abbiamo fatta!…” Alessandro ha le borse sotto gli occhi, come l’anno scorso, ma il sorriso è tornato quello dei vecchi tempi.
Ce l’hanno fatta sì, e non sta parlando di calcio. Anche se, in effetti, lui e la sua banda di “ciclisti” ce l’hanno fatta davvero pure lì, con buona pace di Verona e Sassuolo che l’avrebbero meritata molto di più.
“….Abbiamo spalato fango per giornate intere….dentro il nostro Solarium era entrato di tutto: rami, pezzi di automobili, bombole del gas, tutto. Ma ce l’abbiamo fatta davvero. Probabilmente da soli non ci saremmo riusciti, ma ci hanno dato una mano i volontari….ragazzi che hanno dato molto in cambio di niente come sempre avviene in questo Paese….ma ce l’abbiamo fatta! Dopo qualche settimana, abbiamo riaperto e adesso eccoci qui, di nuovo al lavoro”.

“E’ cambiato qualcosa da allora?” gli chiedo incuriosito.

“Non molto” risponde lui “sì….forse c’è maggiore consapevolezza di quello che potrebbe accadere….probabilmente se dovesse succedere nuovamente una cosa simile non ci sarebbero più dei morti….però….”

“Però?” domando ancora.

“Però la sensazione è che non sia cambiato gran che. Certo la Signora Sindaco non è più al suo posto. Certo, stanno indagando per capire se all’epoca ci siano state delle responsabilità, e a quanto pare stanno scoprendo gli altarini: dati truccati, menzogne a raffica per coprire leggerezze evidenti, scarico di responsabilità. Ma io mi sono fatto l’idea che non si sia realizzato un gran che. Insomma: naturalmente mi auguro di no, ma ho l’impressione che un disastro come quello dell’anno scorso potrebbe ripetersi. Domani, o fra un anno, o fra dieci. Lo vedi quel rigagnolo laggiù?” mi dice indicando con un dito un filo d’acqua che scende da una stradina laterale.

Faccio di sì con la testa.

E continua: “Ce ne sono decine di fiumiciattoli così a Genova….per non parlare di tutta la Liguria! Secondo te è stato fatto qualcosa per cercare di metterli in sicurezza? Va beh che è passato poco tempo, però lasciamo stare va…basterà una pioggia un po’ più forte del normale per provocare una nuova Apocalisse. Sembra proprio che di queste cose non freghi davvero nulla a nessuno….ma questa è l’Italia, mio caro…”

Già. Proprio così. Questa è l’Italia.
Questa è l’Italia in cui la gente subisce ma riparte ogni volta. Questa è l’Italia dove i politici parlano, ma poi non fanno; minacciano di dimettersi, ma alla fine rimangono sempre al loro posto.
Con l’amaro in bocca, faccio per andarmene a prendere il solito caffè al bar che a sua volta, lo scorso anno, era rimasto allagato. Intanto arriva un’automobile. È Mara, la moglie di Alessandro. Anche lei ha le borse sotto gli occhi, come il marito. L’espressione provata, simile a quella che aveva nei giorni successivi all’Apocalisse.

“Ma che succede ragazzi? Che sono ‘sti visi pesti…..mi avete appena detto che le cose vanno benone e….”

“Un’altra notte senza chiudere occhio…” dice lei.

“Ma come? Ma cosa?”

Mara apre la portiera. Alessandro si avvicina alla macchina e sorride. Si china. Tira fuori qualcosa. O meglio qualcuno. Un batuffolo di pochi centimetri vestito di rosa.
Alessandro e Mara adesso sorridono entrambi.
Un sorriso contagioso.

“…Si chiama Martina….è nata a luglio….l’abbiamo concepita quando….beh….proprio in quei giorni di disperazione…..non ci lascia tanto dormire la notte…però è la nostra grande gioia….”

Proprio in quel momento anche Nico il Genoano passa da lì.

“Cosa vi avevo detto ragazzi l’anno scorso? Finché si è vivi nulla è perduto….ditemi adesso se non avevo ragione!…”

“E’ difficile per me dar ragione a un Genoano, però….”

La piccola Martina lascia partire dalla sua bocca un vagito disperato.
Mara la prende e la stringe a sé, avvicinandola al suo seno.
La piccola ora sorride alla madre.
Alessandro le guarda e sorride a sua volta.
Mi pare di vedere una lacrimuccia che esce dal suo occhio cerchiato dalle troppe ore di sonno perdute.
Una lacrima così diversa da quelle disperate versate solo un anno fa.
Una lacrima ed un sorriso che sembrano voler urlare al mondo: vaffanculo all’Apocalisse!
Eravamo disperati e pensavamo davvero che fosse finita, ma non era così!
Stavamo quasi per arrenderci, ma ora sappiamo che sarebbe stato un errore imperdonabile.
Perché quasi sempre l’Apocalisse scura lascia il posto al sereno.
Perché la vita a volte può essere molto dura, ma merita comunque di essere vissuta.
Momento per momento.
Fino in fondo.
Lasciandosi alle spalle l’Apocalisse scura che odora di morte, e concentrandosi sulla vita stessa.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: