Ingroia da Ilaria D’Amico: “Salviamo la gente, il popolo, non le banche”

Ingroia ospite da Ilaria D’Amico: “Salviamo la gente, il popolo, non le banche”. Poi su Bersani dice: “vogliamo una politica che comanda sulla tecnocrazia, invece il PD ha incontrato Monti”. Infine l’agenda politica: “via le leggi ad personam e conflitto d’interessi”.


Il leader della lista a sinistra della coalizione Italia Bene Comune (PD-SEL), Antonio Ingroia, ospite di Ilaria D’Amico durante la trasmissione su SkyTG24, seduto allo stesso posto che era stato di Silvio Berlusconi e di Bersani, si lascia andare ad alcune dichiarazioni, partendo proprio dalla questione Monte Paschi di Siena: “Mario Monti ha regalato circa 4 miliardi di euro, stessi soldi presi dagli italiani dall’imposta dell’IMU. Se ci fossi stato io certamente non avrei dato soldi alle banche, bisogna salvaguardare gli italiani” e aggiunge, “Mi preoccupo certo dei lavoratori, ma mi preoccupo anche di tutti quelli che a causa delle banche non ce la fanno, mi riferisco alle piccole e medie imprese, quante ne sono fallite?”.Poi parla di Bersani, e dice: “Rivoluzione Civile è la sinistra coerente, Bersani fino a ieri sosteneva Monti, oggi dice di voler fare politiche diverse, salvo poi aprire al dialogo post voto con i centristi. Certamente non penso che il PD si sia seduto con i poteri forti, ma negli ultimi 13 mesi.. Tante promesse da parte di Monti, ma com’è finita? Poca equità, Paese allo sfascio, gli italiani sanno chi ha fatto pagare loro la crisi. Il problema è che all’epoca dovevamo andare alle elezioni, appena caduto Berlusconi bisognava andare a votare, così Bersani avrebbe vinto e avrebbe fatto le politiche riformiste che vuole tanto fare”.

Desistenza. Bersani, accusando Antonio Ingroia su Twitter scrisse qualche giorno fa: “Che sinistra è quella che fa vincere la destra?”. Ingroia non si fece aspettare e rispose: “La tua”. Durante la trasmissione poi aggiunge: “Noi non togliamo voti a nessuno, noi i voti li prendiamo, Monti è persona autorevole, ma è tecnocrazia al potere, noi vogliamo una politica che comanda sulla tecnocrazia, oggi chi vuole fare un patto con Monti post voto sceglie la politica che si ispira alla tecnocrazia europea, l’Europa delle banche.” Sul famoso patto dice: “Io vedo in maniera chiara e trasparente il fatto che sin dall’inizio ho chiesto di dialogare con Bersani, appelli, interviste, per vedere se prima o dopo c’erano le condizioni per stare insieme. Non ci ha risposto, non ha voluto incontrarmi, ha incontrato invece Monti. Ed è stata chiara l’intenzione post voto. Nonostante io abbia chiamato al suo cellulare in maniera diretta, non ha risposto”. Appelli rivolti, ma nessun incontro, allora il patto? “Per bon ton politico e per educazione non entro nei dettagli, non sarebbe corretto, ma c’è stata una proposta, il punto è che per noi è tutto squisitamente politico, non facciamo patti, qualcuno voleva darci i “posti”, ma noi volevamo un confronto serio sul governo del Paese, su Monti, sulle politiche da adottare, sull’alternativa, sul lavoro”.

Sistema giudiziario diseguale. “Ii nostri primi impegni, appena entrati in Parlamento saranno: legge sul conflitto d’interessi, abolizione delle leggi ad personam che Berlusconi ha voluto, lo dico con il sorriso, ma con la fermezza e convinzione che abbiamo un sistema diseguale, bisogna farlo più giusto, secondo il principio secondo il quale tutti siamo uguali di fronte alla legge”.

Chiosa sul finale. “Io non voglio fare la guerra a nessuno, il PD la smetta di attaccarmi, vedo anche D’Alema si impegna a testa bassa, ma io non voglio, questo è deleterio per il centrosinistra, mi fa tristezza il calo di Bersani, ma è dovuto al fatto che ha abbandonato alcune battaglie importanti” Su Grillo: “Non si può portare in Parlamento un movimento che fa solo protesta, bisogna costruire, evidentemente non vuole farlo”, poi aggiunge: “Io non scendo, non salgo in politica, io mi impegno. Voglio portare Rivoluzione Civile in Parlamento.

  Luca Mullanu

MoVimento 5 Porno

In politica abbiamo visto di tutto, da Cicciolina, al camorrista, al peggio del peggio del peggio. Il trash in questi anni è andato avanti, si è trasformato, è cresciuto, la nostra TV è piena, ma non immaginavo che anche i social network ne fossero pieni.

Persone che si mettono in mostra, provano a sconvolgere la realtà quotidiana degli altri, chi lo fa per politica, chi lo fa per altri motivi, chi vuole diventare famoso con centinaia di mi piace e così via.

Dopo che il web ha riso tanto dei video delle parlamentarie del MoVimento 5 Stelle, che ha mostrato personaggi davvero incredibili, tutte brave persone, per l’amor del cielo, ma se pensiamo che tra qualche mese potremmo trovarli in Commissione a parlare di economia o lavoro… Lasciamo perdere che è meglio. Dopo qualche mese, quindi, torniamo proprio in casa Grillo, ebbene sì. Questa volta lui c’entra poco, si parla di sostenitori. Su Facebook, un amico mi ha suggerito di guardare una pagina fan, sapete, quelle dove cliccate mi piace ed arrivano gli aggiornamenti sulla home.

Copertina fanpage Moira

L’eloquente copertina della fanpage di Moira

La pagina (questo è il link) è gestita da un’attivista del Movimento 5 Stelle, fin qui, tutto tranquillo, se non fosse che la persona in questione non fa altro che mettere in mostra il suo corpo. Una donna, quasi nuda, con il marchio del movimento sulle foto. Mutande, reggiseni, foto osè, video di Beppe Grillo e messaggi politici, metti tutto insieme ed ottieni consensi. Perché non è un femminismo sessantottino (e nemmeno una provocazione in stile Femen), ma è semplicemente un modo per ottenere voti tramite l’allusione sessuale. Tecnicamente, si chiama soft porn.

La foto del profilo della fanpage di Moira

La foto del profilo della fanpage di Moira

Il MoVimento non si fa mancare niente! Lei si chiama Moira, di Ancona, dice di avere un figlio, ma la sua immagine di copertina dice tutto: sedere in bella vista sulla sinistra, reggiseno in bella vista sulla destra, al centro il simbolo del MoVimento 5 Stelle.

La Casta Moira

La “CASTA MOIRA”, dalla fanpage

Ma non è finita qui! La parte più esilarante del fatto in questione sono i commenti dei pervertiti, tra le foto, sempre con il logo del MoVimento, ci trovi di tutto: “Sei bona”, “Che trojone”, “Tette e culo da favola”, “penso chepotresti fare tutte le posizioni. a letto ..con quel fisico….”

Tra le foto ce n’è qualcuna anche senza mutande, coperta chiaramente da un fotoritocco, ma insomma, è chiaro a tutti, non è con così poco che si rende pudico l’impudico.

Il MoVimento 5 Stelle non ha nulla da dire? Eppure la persona in questione ha più di 12 mila fan su Facebook, davvero nessuno crede che questo suo modo di attrarre le persone non sia solo l’ennesima trovata per arrivare a prendere consensi sul web?

E poi c’era Qualcuno che diceva che Federica Salsi si curava solo della propria immagine. Mi chiedo se quel Qualcuno sia a conoscenza di questa Moira.

Ai posteri l’ardua sentenza.

Operazione verità: Li Gotti, Rivoluzione Civile, quando la diffamazione è all’ordine del giorno

Qualche giorno fa impazzava sul web un articolo preso dal sito discaricapolitica.wordpress, spazio aperto il 17 gennaio, con 4 articoli tutti contro Rivoluzione Civile. Tale blog, ha fatto sì che diventasse virale la notizia di un ex fascista, Luigi Li Gotti, deputato dal 2008 con l’idv, che si sarebbe candidato capolista al Senato proprio con la lista di Ingroia. Il tam tam sul web comincia a correre, a destra e a manca le persone si dicono indignate, l’antifascismo militante sul web si fa forte, su facebook alcune pagine tra cui Sinistra Unita per Ingroia posta delle immagine contro il fascismo, ma chi è davvero Luigi Li Gotti?

Facciamo un’operazione di verità, Luigi Li Gotti è nato a Crotone per poi trasferirsi a Roma, è stato avvocato in molti processi importanti, come la strage di Piazza Fontana, l’omicidio del commissario Luigi Calabresi e stragi di mafia. Già questo è un punto a suo favore. Andiamo avanti.

Come si legge dal suo sito personale, www.luigiligotti.it , milita nel msi quando vive in Calabria, poi nel 1974 si trasferisce a Roma e smette fino al 2002 di fare politica, quando dopo circa 30 anni senza militanza, aderisce all’Italia Dei Valori. Amico di Giovanni Falcone, che infatti gli chiese di rappresentare e difendere Marino Mannoia, al quale avevano ucciso la madre, la zia e la sorella per farlo tacere.

Luigi Li Gotti viene minacciato dalla mafia per la sua attività da avvocato, lui stesso afferma che “non si è mai fermato, non ha mai arretrato di un millimetro, per dignità!”.

E’ diventato senatore occupandosi di giustizia ed antimafia e in commissione giustizia ha pure lavorato molto bene sulle questioni poste dal Ministro Severino (basta leggere gli articoli postati stesso da lui sul suo sito).

Andando su Twitter, sul suo contatto, si leggono prese di posizione interessanti, altro che fascista, ci sono posizioni antitetiche con la destra! Dice con un twit parlando della Diaz: “Serve cancellare la macchia con la verità. Il nuovo parlamento istituisca commissione inchiesta”. Qualcuno dirà, perché non l’ha fatto prima? Non era in Parlamento quando c’era da fare la commissione d’inchiesta e nell’ultimo anno, con il governo Monti, cose di questo tipo non si sarebbero mai potute fare. Sempre spulciando sul suo account twitter, si legge: “#Tortura, come IDV, ho presentato disegno di legge nel 2008 per reato di tortura e ho fatto il massimo per l’approvazione, ma l’aula votò il ritorno in commissione”.

Interessanti le sue posizioni sul lavoro: “Difesa del lavoro, contro leggi inique,  come il licenziamento ingiusto e ingiustificato. Considero un arretramento, la modifica dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori, che impone al giudice di dichiarare risolto il rapporto di lavoro, nella stessa sentenza che riconosca non giustificato il licenziamento. Un paradosso giuridico inserito nel nostro ordinamento. “

Ora, lungi da me difendere un tesserato dell’IdV, ma se facciamo qualche paragone sui fatti detti e descritti, mi pare che questa persona sia politicamente molto più avanzata dei democratici che fanno parte del PD.

Per questo motivo ci voleva un’operazione di verità.

“Non è per nulla indifferente il luogo ove si vive e si fa politica. Bisognerebbe conoscere Crotone e la democrazia che vi si respirava. Era la Stalingrado del sud, con il PCI fortissimo. Noi giovani facevamo politica senza contrapposizioni. Passavamo il nostro tempo nello stesso centro sociale e insieme lavoravamo nelle iniziative. Ricordo quando tutti (anche i ragazzi della FGCI) mi delegarono a presentare il progetto “democrazia scolastica” ad un convegno regionale con Livio Labor. Poi c’era una fortissima realtà operaia. Era bello fare politica. Quel mondo era fatto di rispetto e di battaglie comuni. Il massimo del contrasto c’era quando si incontravano le squadre di calcio giovanili (ricordo la Dinamo e la Giovane Italia). Poi mi trasferii a Roma. Con automatismo continuarono a ripetere ogni anno gli elenchi degli iscritti e, spesso, mi arrivava la tessera di iscritto a Crotone mentre io vivevo a Roma e non facevo politica. La rifeci nel 1997, alle provinciali di Roma, con campagna per il candidato DS (Napolitano). Mi è buon testimone il segretario della federazione DS di Genzano, Manfredo Fiormonti, collega di studio. Nello studio eravamo tutti ispirati dal grande avvocato del PCI, Fausto Tarsitano e mio collega era Pino Zupo, già responsabile nazionale giustizia del PCI. Alcune volte ho votato (anche per i Radicali) altre volte no. Poi mi è tornata voglia di fare politica e nel 2002 ho aderito all’IdV. Volevate sapere se sono fascista? Io credo nella mia Costituzione, la mia religione laica. La Costituzione più bella (e incompiuta) del mondo. Credo nella legge, nei diritti, nella giustizia. Basta così. Ho voluto rispondere non a chi mi ha mostrato disprezzo ma a chi mi ha manifestato solidarietà. Sono fatto così. Se avessi ricevuto solo espressioni sprezzanti, non avrei risposto, perché sono un uomo libero.”

Luigi Li Gotti

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IMU incostituzionale. Meglio far finta di nulla?

Si può derogare ai propri principi fondamentali per una necessità pragmatica di risorse?

A questa domanda solo una risposta negativa sarebbe moralmente accettabile: il furto è reato anche se lo si compie per evitare il rischio di morire di fame. In realtà per la generalità delle persone, ma anche per i tribunali, chi ruba per fame è indubbiamente un ladro, ma un po’ meno ladro e sicuramente meno ignobile del ladro per professione o per abitudine, e persino meno ignobile del ladro che ruba in favor di legge. La necessità dunque non può togliere la colpa, ma al massimo ridurre la pena, e non giustifica di certo il reato. E questa deroga, qualora avvenisse, avrebbe carattere eccezionale, non di certo potrebbe cancellare il reato ripugnante di per se.

Questo discorso vale, a mio parere, anche se facciamo riferimento ad uno Stato, o meglio ad un legislatore, che nel suo ruolo risponde solamente ai principi costituzionali. Quando il legislatore agisce contro i principi della costituzione, agisce nell’illegalità e di questa illegalità il giudice è la Corte Costituzionale, che punisce il legislatore, o dovrebbe farlo, con l’abrogazione totale o parziale delle norme. Dovrebbe, perchè in realtà questo spesso non viene fatto, in virtù di una deroga implicita che la Corte spesso ha usato in casi in cui la “ragion di stato” (vedasi la “necessità”) lo ha richiesto o lo richiede.

È il caso delle leggi sull’ICI prima e sull’IMU poi, la cui incostituzionalità è talmente scontata, semplicemente leggendo l’articolo 53, che pare impossibile ci sia stata e ci sia ancor oggi così poca risonanza mediatica. Lasciando da parte per un attimo il secondo comma, che se applicato dovrebbe far dichiarare l’illegittimità della maggior parte delle imposte e delle tasse presenti nel nostro ordinamento tributario (in cui la progressività è ormai considerata un utopia rivoluzionaria), è chiaro che l’ICI e l’IMU non tengano minimamente conto della “capacità contributiva” della persona, prendendo come presupposto d’imposta un dato oggettivo, economico e patrimoniale slegato e, semmai, presuntivo della ricchezza effettiva del cittadino.

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Non è vero infatti che chi ha una casa grande sia per forza più ricco di chi ha il piccolo appartamento, o di chi addirittura sta in affitto. Probabilmente dietro quella casa, grande, ci sono sacrifici di una vita di chi ha risparmiato una parte dei suoi salari (netti dalla tassazione sui salari), e li ha messi sulla casa. Una casa che è un patrimonio primario che non da rendita nel caso in cui si tratti di “prima casa”, o che comunque non da alcuna rendita neanche nel caso in cui questa sia una casa a disposizione non messa a frutto (perchè magari ereditata, o comprata in tempi di migliori condizioni economiche).

In altre parole, la casa non messa a frutto non è un patrimonio direttamente fruibile né fungibile, il che vuol dire che chi ha due case non sempre vuole vendere perchè significherebbe svendere, e non può utilizzare parte di quel patrimonio come se fosse un patrimonio mobile. Avrebbe più senso utilizzare l’esistenza di questo patrimonio immobiliare inutilizzato come criterio di presunzione relativa sulla ricchezza reale del contribuente, e allo stesso tempo tassare in modo equo e progressivo i patrimoni mobiliari e quelli immobiliari che danno frutti e che creano rendita.

Tornando dunque al discorso iniziale, è già di per se opinabile che la Corte Costituzionale si prenda da sé questo potere derogativo nei casi in cui la ragion di stato, specie in materia tributaria, lo richiede. Ma partendo da questo assunto e considerando ciò difficilmente modificabile, c’è da chiedersi se queste necessità dello Stato, in tempi di crisi e di rigore, possano essere sopite solo ed esclusivamente con imposte incostituzionali, strangolando i ceti medio-bassi ben oltre le loro capacità economiche e quindi strangolando il loro potere d’acquisto e la tanto blasonata “economia reale”, o se c’è magari un altro modo magari conforme ai nostri principi fondamentali, tra cui appunto l’articolo 53.

Roberto Davide Saba

 

Art53 Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Che brutta campagna elettorale

Italia sì, Italia no“Certo che questa è la campagna elettorale più brutta degli ultimi anni”.

Sì certo, questa frase sta entrando lentamente nel novero dei “luoghi comuni” più diffusi, accanto a grandi classici come “non esistono più le mezze stagioni” o “quanto si stava meglio quando si stava peggio”, ma questa campagna per le elezioni del 2013 sta davvero assumendo un profilo sempre più contorto e fosco.

E questo, lasciatemelo dire, anche perchè le forze in campo sembrano avere progetti poco chiari, anzitutto riguardo il proprio destino.

All’atto pratico, tutti i partiti e le liste in campo sono in uno stato di totale precarietà e hanno davanti un futuro che, in gran parte, dipenderà dall’esito delle stesse consultazioni.

Anzitutto è in bilico il futuro del protagonista indiscusso di questi ultimi 20 anni; Silvio Berlusconi ha di fronte la definitiva prova di forza della sua figura politica.

Mai come questa volta l’apparato del centrodestra si sta aggrappando alla sua immagine per evitare il tracollo e, ipotesi non trascurabile, causare il disastro altrui.

Non ho mai riconosciuto le capacità oratorie di Berlusconi,  non l’ho mai considerato un personaggio di grande carisma nè un grande statista; anzi, ho sempre pensato che tutto quello che rappresentava aveva dietro una macchinazione ed una copertura, un artificio, una falsità.

Ho sempre detestato il modello di società che proponeva e la bassezza morale del suo profilo culturale, che ha portato molti a rimpiangere anni non certo felici come quelli della Prima Repubblica.

Berlusconi però non muore mai.

Anche grazie al suo incredibile peso mediatico, insostenibile per una qualsiasi democrazia credibile, in queste settimane si sta facendo strada nel cuore di coloro che aveva deluso tra minorenni, escort e Tarantini vari.

Coloro che stavano pensando di stare a casa il 24 ed il 25 febbraio, oppure (e non sono affatto pochi) di dare fiducia ai visi puliti (ma non comunisti!) del Movimento 5 stelle.

E così, tra un’intervista al limite della pornografia con Barbara D’Urso (molto seguita dalle massaie) e una sfida senza vincitori con Santoro e Travaglio (che vista la debolezza della loro esibizione si sono beccati più di una maledizione), l’imputato Berlusconi sta recuperando punti su punti nei sondaggi, causando non poche preoccupazioni in casa PD.
Di certo, se c’era una minima speranza di rinnovamento della classe dirigente del centrodestra, con questa clamorosa cavalcata di Berlusconi è stata definitvamente rimossa.

E questo anche grazie al vero “uomo che non ti aspetti” di questi ultimi mesi, ovvero Roberto Maroni.
Grande epuratore del cerchio magico, uomo con la scopa in mano, era diventato uno dei critici più severi di Berlusconi, seguito a ruota dagli scudieri Tosi e Salvini.

Non pochi avevano coltivato l’illusione della nascita di una forza veramente distaccata da Roma e che si facesse fustigatrice dei “ladroni” del Parlamento; ma, ancora una volta, la purezza leghista è annegata nella fame di poltrone, oltre che nell’eccessiva fiducia riposta dagli stessi leghisti nel loro partito.
In nome delle elezioni lombarde, Maroni ha così stretto il cosiddetto patto con il diavolo, pur continuando (con dichiarazioni al limite del comico) a prenderne le distanze, dimenticando in un sol giorno tutti gli attacchi che la sua base ha per mesi rivolto al Cavaliere, soprattutto sulle frequenze di Radio Padania.
Ma tant’è, il Pirellone val bene un’amnesia.

E dire che Berlusconi ha dovuto allargare di molto il bacino ideologico della sua campagna, spaziando dalle posizioni più moderate (necessarie per tenersi cari i cattolici e i filomontiani) a quelle più antieuropeiste e populiste (dovute anche ai pessimi rapporti con i leader del PPE).
Proprio in virtù di questo cerchiobottismo, il Partito Popolare Europeo ha tolto l’ormai decennale (e immotivata) fiducia a Berlusconi e si è gettato, anche con una certa passione, tra le braccia di Mario Monti.

La prima cosa che mi viene in mente quando penso a Monti è “ma chi glielo fa fare?”.
Non voglio sembrare complottista, ma secondo me, sulla scelta “politica” di Monti ha influito molto la sesta campagna dello stesso Berlusconi.
Questa ha implicato la “chiamata alle armi” giunta a Monti da parte del PPE in primis e, in secondo luogo, dai centristi italiani.
E proprio qui entra il gioco la scelta del Professore; niente gli avrebbe vietato di tenersi sulle sue e, magari, ritagliarsi un posto da successore di Napolitano.
Qui però sono intervenuti sia un certo senso di disagio per ciò che avveniva nel PD (dove, apparetentemente, i socialdemocratici e giovani turchi stanno avendo la meglio sui liberal a lui più vicini), sia un certo rimorso per i limiti posti dal PdL alla sua azione di governo.
E di qui la “salita” in campo, alla guida di una coalizione quanto meno discutibile, per cercare di influenzare il più possibile le sorti del futuro governo.
Di certo, bisognerà vedere se sarà lui a condurre le trattative con la futura maggioranza, o vecchie volpi della politica come Casini.
Resta comunque il fatto che il progetto di un polo popolare alternativo alla sinistra e che sapesse sostituire la marmaglia berlusconiana, sembra definitivamente naufragato.

Di certo, se Atene piange, Sparta non ride.

Pierluigi Bersani, fino a poche settimane fa, parlava da premier in pectore.

Aveva sondaggi meravigliosi, delle primarie con cui si era tolto il marchio di gran burattinaio delle liste, un partito sostanzialmente unito verso la vittoria, dopo aver opportunamente sedato Renzi.

Ma, si sa, a sinistra non esistono vittorie comode e semplici.

E così, tra l’erosione di consenso alla sua coalizione (dovuta alla piccola emorragia di voti da sel a rivoluzione civile) e la rinnovata alleanza tra Berlusconi e la Lega, che gli impedirà di ottenere la maggioranza in Senato, ora il povero segretario PD si ritrova tra l’incudine e il martello, tra la probabilissima necessità di trattare con i montiani (chissà fino a che livello) e l’alleato “sinistro”, Nichi Vendola, che spingerà sempre di più affinchè vengano rispettati i punti fondamentali stabiliti al momento della nascita di Italia, bene comune.

In tutto questo, nel PD sta per iniziare la corsa per sostituire Bersani sulla poltrona di segretario.
I giovani turchi, nelle cui vene scorre sangue socialdemocratico e keynesiano, con il grande risultato ottenuto alle primarie sembrano poter lanciare un’OPA sulla segreteria.

Di certo, se uno di loro prendesse le redini del partito, si potrebbe assistere ad un decisivo spostamento dell’asse politico del PD verso sinistra, verso un’identità definitiva di partito socialdemocratico.
E qui, probabilmente, entrerebbe in gioco anche SEL, pronta a far parte del nuovo progetto a fronte dell’abbandono di liberali e popolari.

Ma, anche qui, avrà grande importanza il carattere delle trattative tra PD e centristi, che potrebbe ricalibrare la  linea del partito verso il centro.
Intanto, si aspetta l’esito delle urne.
Come d’altronde aspetta SEL, chiamata a recuperare più voti possibili da Rivoluzione Civile.
Sotto quest’aspetto, grande importanza potrebbe avere il voto utile, che nel 2008 condannò la Sinistra Arcobaleno e portò in paradiso l’Italia dei Valori.
Proprio sul fronte del voto utile si sta quindi concentrando la sfida con la neonata lista guidata da Ingroia.
Di certo questa non si presenta come un inno alla coerenza, accogliendo al proprio interno anime molto diverse tra loro, da quelle comuniste a quelle liberali, da quelle giustizialiste e molto vicine ai sindacati di polizia a quelle movimentiste.
Un agglomerato che Ingroia sta facendo non poca fatica a tenere unito, ma che di certo rappresenta un’alternativa più che appetibile per l’elettorato di sinistra, piuttosto deluso dal PD e quindi restio al voto anche verso Vendola.

I partiti che lo sostengono di certo hanno trovato in lui una figura molto forte, pulita, quindi capace di togliere voti anche al Movimento 5 Stelle e di riportarli in Parlamento dopo 5 anni di grande sofferenza, anche economica.
La forte impronta “civica” data alla lista non fa comunque felici i militanti, soprattutto quelli di Rifondazione e Comunisti Italiani.
Di certo molti avrebbero gradito di più un’alleanza comunista, magari incentrata sul comitato No Debito promosso da Cremaschi e che aveva visto avvicinarsi anche Partito Comunista dei Lavoratori e Sinistra Critica, oltre all’USB.
E magari lo stesso Cremaschi avrebbe potuto guidare questa lista fortemente comunista e di certo più omogenea dal punto di vista ideologico.
Ma tant’è, sarebbe stato un progetto realizzabile a condizione dell’abbandono di Idv e Verdi, come forse anche del PdCI (che, ricordiamo, aveva anche fatto campagna per Vendola e Bersani alle primarie), ma soprattutto sarebbe stato un progetto molto meno forte a livello elettorale.

In chiusura, non posso non parlare del Movimento 5 Stelle.
Vera sorpresa delle amministrative del 2012, il M5S ha avuto picchi di consenso straordinari, tali quasi da superare il PD e da scrivere la parola fine alla storia del PdL.
E invece probabilmente si dovranno accontentare di una percentuale (comunque altissima) compresa tra il 10 ed il 15%, che gli garantirebbe una forte rappresentanza parlamentare.
Ma non dimentichiamo che i problemi, per Grillo, sono iniziati proprio quando il Movimento è entrato nei consigli comunali e regionali, dove sono nate figure come Favia e Salsi.
Sarà quindi arduo compito del comico genovese e del fido Casaleggio tenere unita la compagine parlamentare dei suoi.
Pena, l’implosione del Movimento.

Disturbo Bipolare

Ho sempre sostenuto che il Bipolarismo fosse un grosso male per l’Italia, in questo articolo proverò a dare qualche argomentazione.

Il Bipolarismo è un sistema politico che vede la contrapposizione di due blocchi politici distinti, due coalizioni che si fronteggiano per il governo del Paese. Già partendo da questo dato è intuibile come questo fenomeno politico sia realmente inopportuno per la scena politica italiana, queste elezioni ne sono la conferma.

Il Bipolarismo in Italia ha contribuito a costruire calderoni politici di vario tipo, lo si vede nella sinistra italiana, dove il sistema di dominio dovuto al “disturbo bipolare” riesce a snaturare ideologicamente grandi partiti di massa costruendo un “Partito Guida” in cui c’è  una strana coesistenza tra moderati e riformisti, tra ex comunisti e socialdemocratici. Il problema di fondo del bipolarismo, appunto, è che sottrae le identità ai partiti, inserendoli in un calderone senza profilo politico senza storia e cultura, ecco, infatti, come si passa dalla vecchia struttura alla nuova: Centrodestra – Centrosinistra, stare fuori dalle due coalizioni significa praticamente rinunciare alla rappresentanza parlamentare.

Negli ultimi vent’anni queste due coalizioni si sono sfidate per il governo del Paese, vent’anni di berlusconismo, vent’anni di populismo e demagogia, che io attribuisco proprio al bipolarismo. Infatti, il Partito nell’epoca del bipolarismo tende a diventare, come già detto, un calderone, che favorisce il qualunquismo politico e riduce lo spessore politico delle proprie dirigenze. Nell’era del bipolarismo l’importante è vincere, anche con giravolte e programmi infiniti, anche riuscendo a mettere d’accordo fascisti e liberali, anche riuscendo a mettere d’accordo comunisti e democristiani.

Detto questo, mi sembra chiaro che non bisogna sottovalutare le conseguenze dell’introduzione di un sistema elettorale che tende esplicitamente ad eliminare la presenza di formazioni politiche che si propongono come alternativa, per una convergenza verso il centro conservatore che costituisce la vera caratteristica dei sistemi bipolari, laddove il termine “centro” sta a significare la condivisione delle compatibilità politiche del sistema, tanto sul piano interno, quanto su quello internazionale. Da questo punto di vista, la vicenda italiana è assolutamente emblematica. E queste elezioni ne sono, di nuovo, la conferma. Il bipolarismo si basa sull’idea di una democrazia fondata sulla governabilità, non sulla rappresentanza politica. Questa governabilità si otterrebbe attraverso lo snaturamento delle forze politiche raggruppandole in due coalizioni, giocando sull’alternanza di due poli, oggi coincidenti con un partito progressista e uno conservatore o con una coalizione in cui comunque solitamente è presente un partito più grande che svolge il ruolo di guida. Così facendo si eliminano, soprattutto con le apposite soglie di sbarramento ed i richiami al voto utile, formazioni che rappresentano interessi particolari o difficilmente omologabili con l’idea del calderone politico.

Le prossime elezioni vedranno di fatto la non presenza del bipolarismo, infatti, oltre all’anomalia tutta italiana nel ritenere bipolarismo un centro destra ed un centro sinistra più un centro che si allea con l’uno o con l’altro, avremo sostanzialmente più poli: Il polo del pdl, il polo montiano, il polo del pd, il polo della sinistra con Rivoluzione Civile ed infine Beppe Grillo. Finito? Il bipolarismo è morto? Assolutamente no e ne vedremo delle belle appena dopo le elezioni.

Ho l’idea che sia arrivato il tempo di cominciare una discussione profonda sulla legge elettorale e sul bipolarismo. Intanto provo a gettare questa pietra nel mare.

Luca Mullanu

 

 

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Il nostro orientamento

Destra SinistraNon pensavo che mi sarebbe successo di doverlo fare, ma siccome ci si è presentata l’occasione mi par giusto chiarire pubblicamente con un post una cosa: il nostro blog non si è MAI dichiarato né di destra né di sinistra.
Non abbiamo mai avuto l’intenzione di dare a questo blog un’etichetta politica che difficilmente ci saremmo potuti scollare di dosso: questo era il mio punto fermo quando ho aperto la pagina e questo è lo spirito con il quale questi ragazzi straordinari, ai quali il blog deve tutto, hanno aderito al mio sogno.
È vero ed innegabile che ognuno di noi blogger ha un proprio percorso politico ed è altrettanto vero che ciò talvolta traspare dai nostri scritti: è inevitabile ed insieme la nostra forza. Ognuno di noi ha posizioni differenti all’interno del panorama politico e sociale, chi più a destra o più a sinistra, chi più autoritario o più libertario, chi più nazionalista e chi più internazionalista, chi più da una parte e chi più dall’altra. Ecco, noi rappresentiamo lo spettro di un’area talmente ampia da non consentire, nemmeo volendo, di dare un’etichetta a tutto il blog.
Ogni post corrisponde all’opinione dell’autore riguardo all’argomento proposto, che sia un’analisi politica, un approfondimento oppure una trattazione più o meno breve su un argomento di attualità, non necessariamente politica.
Di ogni autore potete farvi un’idea leggendo la pagina Staff, e così conoscere un po’ più di chi scrive. Altro lo potete capire interagendo con noi tramite i commenti, nei quali siamo veramente contenti di poterci confrontare con idee diverse dalle nostre.

Insomma, questo è un blog di tanti e per tutti, per tutti quelli che hanno voglia di ascoltarci perlomeno.

Buona lettura.

Voci precedenti più vecchie

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