Analisi Politico-Mediatica dell’offerta politica nazionale

Chi vi parla è un ex tesserato, appassionato di politica e ancora indeciso in vista del voto del 24 Febbraio. L’intento di questo pezzo è quello di cercare di dare una panoramica di aspetti politici e mediatici dei principali movimenti e partiti che si apprestano a concorrere alle elezioni. Le valutazioni che saranno scritte sono, come titola il blog, opinioni e quindi spero nessuno prenda sul personale eventuali valutazioni non condivise.

ImmagineRivoluzione Civile – Ingroia

Quello che sembra essere una vera novità del panorama politico nazionale potrebbe rivelarsi un vero pastrocchio sulla falsa riga della vecchia Unione. Rivoluzione civile, la lista del magistrato anti mafia Antonio Ingroia offre, mediaticamente, una valida alternativa alla coalizione PD-SEL, collocandosi in una fetta di elettorato che raccoglie tutti gli scontenti del centrosinistra. Le figure carismatiche di Ingroia stesso e di Luigi De Magistris fanno sì che tra gli elettori si sviluppi un senso di appartenenza che sa di tempi ormai andati. Ma dietro l’aspetto mediatico si nascondono numerosissime carenze a livello politico. Innanzitutto la formazione di questa lista. Rivoluzione Civile non è un partito, né tantomento un movimento. Rivoluzione Civile si presenta come una lista civica per unire anime diverse del centrosinistra escluso dalla coalizione “Italia. Bene Comune.”. Un’accozzaglia che vanta la partecipazione di un Italia dei Valori ormai in malora; Partito dei Comunisti Italiani e Partito della Rifondazione Comunista, partiti che sono ormai sull’orlo della scomparsa sullo scenario politico nazionale; e una serie di sigle della “società civile” (Io ci sto, Movimento Arancione, ALBA, Movimento Radical Socialista, Cambiare si può, etc.) talmente giovani da renderne impossibile l’analisi. Una serie di sigle anche politicamente sconnesse e distanti (visto che, solo per citare un esempio, l’Italia dei Valori liberale poco ha da spartire con la comunista Federazione della Sinistra) il cui unico collante ufficiale è l’anti-montismo, l’anti-liberismo e l’anti-berlusconismo. Ancora più vuoto, per ora, è la valutazione politica della sigla. La lista, che ha come perno centrale la lotta alla mafia e alla criminalità in generale, non ha ancora chiarito quale sia il suo programma tranne delle vaghe dichiarazioni come “abbasseremo le tasse” o “combatteremo le politiche liberiste indicate dall’Europa”. Nessuna proposta concreta, per ora, e difficilmente arriveranno reali proposte. Anche il suo leader ha mostrato da subito la propria inesperienza politica chiedendo l’aspettativa per motivi elettorali al CSM piuttosto che dimettersi. Cos’ha intenzione di fare Ingroia? Tornare a fare il magistrato se non raggiungerà il Parlamento? Non ha mai pensato di danneggiare la già continuamente bastonata magistratura rendendo veritiero il teorema di Berlusconi secondo cui la Magistratura è politicizzata? Se il buongiorno si vede dal mattino…

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Italia. Bene Comune.

La più forte coalizione in campo e la vera favorita a governare, oggi, sembra essere la coalizione Italia. Bene Comune. La coalizione, formata da Partito DemocraticoSinistra Ecologia e LibertàPartito Socialista ItalianoCentro Democratico, il nuovo soggetto politico di Tabacci Donadi. La coalizione è la figlia della vecchia foto di Vasto, dove PSI e Donadi sostituiscono Di Pietro. I principali leader, Nichi Vendola, Governatore della Puglia, e Pierluigi Bersani, Segretario del PD e candidato premier, non sono di certo campioni di coerenza. Infatti, a rigor di logica, difficilmente potrebbero stare insieme: Bersani ha sostenuto il governo Monti per tutta la sua durata, mentre il secondo ha messo in moto, insieme a FIOM e IdV, un referendum che chiede il ripristino dell’articolo 18 e del contratto collettivo, riforme votate dallo stesso PD durante il sostegno a Monti. Per ragionamenti prettamente ideologici questo dovrebbe bastare a rendere impossibile la coalizione. Tuttavia sembra che Vendola abbia deciso di far finta di niente e procedere ad una formazione che probabilmente andrà al governo. Resterà da vedere come si comporterà SEL, se si appiattirà sul PD per “amor di patria” (o meglio, di poltrone) o se abbandonerà il PD strada facendo. Il PD è il primo partito d’Italia e, mediaticamente, ha un gran fascino, se non fosse per le posizioni, spesso, poco “degne” di un partito di centrosinistra. Politicamente ha un programma ben più definito e chiaro di quello di Ingroia, ma in molti punti non distanti dalla condotta dell’ultimo governo targato Monti. Inoltre la presenza di personaggi come Fioroni e Rosy Bindi, ultra-cattolici e difficilmente definibili “progressisti”, fa perdere l’appeal verso la coalizione anche dai più libertari. L’atteggiamento di un governo targato PD-SEL si preannuncia bicefalo, con Bersani pronto ad assecondare le richieste uber-liberiste dell’Europa, e con il piccolo Vendola a cercare di far si che le riforme facciano il meno male possibile. Ci riuscirà?

ImmagineScelta Civica – con Monti per l’Italia

La lista civica, nata con la “salita in campo” di Monti, ricorda molto la vecchia Balena Bianca. Mario Monti, “convinto” a salire in campo da Gianfranco FiniLuca Cordero Montezemolo e, soprattutto, Pierferdinando Casini (più probabile, invece, che il vero endorsement verso la candidatura sia stato attuato il 13 dicembre dal PPE quando il professore fu invitato alla riunione dei leader politici) si presenta come il progetto di continuità al governo Monti. Mediaticamente il progetto è forte, con il professore che viene visto come colui che ha ridato lustro all’Italia dopo le vergogne degli atteggiamenti pubblici e privati di Berlusconi. Politicamente, se anche ancora poco c’è di ufficiale, non è difficile capire che le politiche saranno uberliberiste e di stampo cattolico come già successo per un anno. Anche il professore ha deciso di sfruttare l’onda del civismo, coinvolgendo molti esponenti della società civile. O, almeno, a parole così dovrebbe essere ma dai primi nomi che circolano (Pisanu, Mastella, Ichino) sembra veramente esserci poco di nuovo. Il vero punto da analizzare, a mio parere, sono le reali chances di Monti. Se fossimo in una repubblica semi-presidenziale o presidenziale Monti avrebbe avuto una possibilità di andare avanti. Ma, nonostante il pressing di Berlusconi da qualche anno, per ora l’Italia resta una Repubblica Parlamentare e, visto che le liste che appoggiano Monti non hanno grandi chances di vincere le elezioni, e Monti lo sa, perchè si è candidato rischiando di fare una grande figuraccia? La risposta potrebbe essere meno complessa di quello che si crede. Se si guarda a UDC e FLI prima della salita in campo di Monti, si nota come questi, insieme, quasi non raggiungessero il 10%. Dopo Monti e l’accodamento di Montezemolo con la sua Italia Futura, la coalizione pro-Monti sembra possa arrivare fino ad un rispettabile ma, ai fini della vittoria, inutile 15%. Tuttavia potremmo proseguire il discorso e il ragionamento pensando alla provenienza dei nuovi elettori della coalizione. La maggior parte di questi vengono dal PD democristiano e non dal PDL ritrovato con la ri-discesa di Berlusconi. Ciò significa che, nonostante il grande aumento di consensi del PD degli ultimi mesi questo potrebbe non essere sufficiente a governare da solo. Casini, vero volpone della politica italiana, sa bene che Ingroia e Di Pietro chiederebbero troppo per un appoggio al governo spostando la bilancia verso SEL (facendo perdere terreno al PD nei rapporti di forza interni alla coalizione). Il PD, verosimilmente, chiederà aiuto alla coalizione pro-Monti con la quale condivide non pochi punti del programma. Quindi l’obbiettivo della coalizione sarà quello di indebolire quanto più possibile il PD per ottenere Monti premier e continuare le politiche dell’ultimo governo.

ImmagineIl Popolo delle Libertà

Dopo aver distrutto politicamente Angelino Alfano negandogli le primarie, Silvio Berlusconi si è candidato a premier per il PDL. Dopo aver abbattuto il governo Monti, Berlusconi ha subito cominciato il giro delle televisioni e delle trasmissioni televisive. Le parole d’ordine che possono essere estrapolate dalle prime apparizioni di Berlusconi sono chiare: meno tasse, niente IMU, guerra alla Germania e all’Europa. Berlusconi, ignorando i 4 governi da lui guidati succedutisi tra il 1994 e il 2011, ha cominciato una guerra populista e demagogica a Monti e alle politiche che, in parlamento, ha esso stesso votato. Poco c’è di nuovo riguardo il PDL e Berlusconi: il partito, liberatosi di una schiera di dissidenti emigrati nel nuovo soggetto Fratelli d’Italia, è di nuovo completamente nelle mani di Silvio il quale sta lavorando per un’alleanza con la Lega Nord di Maroni, candidato alla regione Lombardia e ancora indeciso se presentarsi alle politiche (dopo i vari scandali susseguitisi ai danni della Lega si potrebbe verificare una pericolosissima debacle). Berlusconi è convinto che l’alleanza si farà, mentre minaccia Maroni di portare al voto tutte le giunte comunali e non del Nord governate insieme, ma è ancora tutto indeciso. Certo è che quando Berlusconi ha ripreso il possesso del partito ha riguadagnato molto nei sondaggi, passando da circa il 12-13% a quasi il 20%. Tuttavia, anche se convincessero la Lega ad allearsi le possibilità di vittoria sono, sondaggi alla mano, nulle. Tuttavia, l’Italia ha votato Berlusconi per 20 anni, quindi non possiamo essere sicuri di essercene liberati definitivamente.

ImmagineFermare il Declino

Vera novità dello scenario politico della destra italiana è il movimento Fermare il declino. Il movimento, smarcatosi da Monti, sembra aver deciso di andare da solo con Oscar Giannino, giornalista editorialista di Panorama, candidato premier. Il movimento sembra essere probabilmente il migliore movimento di destra degli ultimi 20 anni. Mediaticamente ingiustamente trascurati, non è sicuro riescano a superare la soglia di sbarramento. Politicamente si pongono critici verso le politiche di Monti anche se sono essi stessi liberisti. Da elettore di centrosinistra posso affermare che faccio il tifo per loro, l’Italia ha bisogno di un serio movimento di destra, finalmente.

ImmagineMoVimento 5 Stelle

Il MoVimento 5 Stelle capitanato da Beppe Grillo continua la sua campagna contro l’Europa e contro la Casta. Non ha ancora ufficializzato il candidato premier ma, difficilmente sarà Grillo stesso. Anche se i grillini dicono il contrario, il MoVimento è sempre più presente nelle televisioni nazionali e il fascino di Grillo che manda tutti a quel Paese affascina chi è stanco della politica e dei suoi scandali. Grillo ha avuto due grandi meriti nella politica italiana: il primo è stato quello di avvicinare le persone alla politica aumentando il senso di civismo che vola così forte in Italia oggi (Ingroia e la sua lista può essere visto come figlio dell’attivismo civico partito con Grillo); l’altro grande merito è quello di aver costretto la politica a rinnovarsi e ad aumentare la propria offerta al cittadino, come dimostra il caso Ingroia. Nonostante questi meriti il MoVimento ha molti difetti: poca democraticità, assenza di posizioni chiare su temi come il lavoro e l’economia, populismo. Il programma del MoVimento dice veramente poco su temi importantissimi e principali come il lavoro e l’economia, rendendo quindi inutili tutte le buone proposte su ecologia, lotta alla corruzione agli sprechi (che ce ne facciamo di una politica che non spreca se l’Italia fallisce o gli italiani non lavorano??). Formato per lo più da scontenti di sinistra e berlusconiani e leghisti delusi, dopo il culmine del successo verificatosi a Parma e in Sicilia, il MoVimento vive un continuo declino, per l’aumento dell’offerta politica a sinistra con la formazione della lista Ingroia, e per il ritorno di Berlusconi in campo. Come diversi studi politologici dimostrano, il voto di protesta cala man mano che l’offerta politica aumenta e si rinnova e, nonostante l’offerta politica sia si aumentata ma non sempre rinnovata, il MoVimento sta soffrendo per una vera costante della politica.

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. Michele Lillo
    Gen 17, 2013 @ 14:43:24

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