La Strategia di Nichi (si spera)

Il 24 e 25 Febbraio ci saranno le elezioni politiche. Mentre i programmi e le coalizioni sono molteplici, come molteplici sono i punti di vista della politica e della società italiana, su una cosa tutti sono d’accordo: saranno elezioni importanti, storiche, forse le più importanti della storia repubblicana.
Sin dall’inizio del delineamento delle coalizioni elettorali la sinistra è sempre stata data per favorita, complice anche la magra figura in Europa che il governo Berlusconi ha fatto negli anni al governo. La genesi della coalizione di centrosinistra nasce nel Settembre 2011 con la famosa “foto di Vasto” che ritraeva Antonio Di Pietro (IDV), Nichi Vendola (SEL) e Pierluigi Bersani (PD). Le vicende, poi, del governo Monti hanno fatto si che Di Pietro fosse escluso dalla coalizione di centrosinistra attualmente in corsa per le elezioni.
Secondo gli ultimi sondaggi dell’Istituto Piepoli, l’attuale situazione è la seguente:

Partito Democratico 33%
Partito delle Libertà 15%
MoVimento 5 Stelle 10%
Scelta Civica – Monti 8%
Lega Nord 6%
Sinistra Ecologia e Libertà 6%
Unione di Centro 5%
Rivoluzione Civile 4%
Altri di cdx 4%
Futuro e Libertà per l’Italia 1%
Fratelli d’Italia 2%
Intesa Popolare 2%
Centro Democratico 1%
Partito Socialista Italiano 1%

Italia Bene Comune 41%
Coalizione di Centrodestra 29%
Lista Monti 14%
Movimento 5 Stelle 10%
Rivoluzione Civile 4%

L’attuale legge elettorale, il Porcellum, rende differente la definizione della maggioranza per Camera e Senato. Mentre per la Camera la vittoria della coalizione Italia. Bene Comune è quasi scontata, tutt’altro che sicura è la vittoria al Senato dove i sondaggi prevedono battaglia in Campania, Sicilia e Lombardia.

Questo pezzo analizzerà risultati possibili ed eventuali strategie, soffermandosi in special modo sul partito di Vendola, Sinistra Ecologia e Libertà.

Caso I – Vittoria alla Camera e Maggioranza al Senato per IBC

Come primo caso di analisi supponiamo che IBC ottenga la maggioranza sia alla Camera che al Senato. Questa situazione prevede una “facile” governabilità del Paese da parte del centrosinistra. Bersani sarà premier e Vendola dovrà fare da ancora a sinistra del governo per evitare che le derive centriste del PD prendano il sopravvento. Ammettendo che Vendola riesca ad ottenere una discreta influenza su Bersani e sul PD, in tale caso ci avviciniamo ad un governo di csx stabile e, se non ci saranno screzi, duratura. A questo punto procediamo per ipotesi e per soli intenti accademici. Se il PD porterà avanti una politica vicina a quella di Monti, cosa farà Vendola? Se Vendola accetterà questa linea potremmo assistere alla scomparsa di SEL o al suo assorbimento all’interno del PD visto che i due soggetti politici pochi motivi avrebbero per distinguersi e restare separati. Al contrario, se Vendola rifiutasse questa linea potrebbe portare ad una demarcazione ben più forte tra i due soggetti.

Caso II – Vittoria alla Camera ma assenza della Maggioranza al Senato e appoggio a Monti

Nel più probabile caso in cui IBC conquisti la Camera ma non il Senato, è giustificato pensare che il PD guarderà a Monti, come più volte ha affermato, più che a Ingroia. Come si comporterà SEL nel caso in cui il PD stringa un accordo con Monti?

Caso II a – Accordo PD-SEL-Monti

Come descritto nel Caso I, quando abbiamo supposto che il PD avrebbe portato avanti politiche simili a quelle di Monti, SEL, in quel caso, potremmo già considerarlo corrente (minoritaria) del Partito Democratico. Vendola, accettando un accordo con Monti, accetterebbe la completa debacle del suo partito e delle sue idee, con la piena probabilità della sua completa scomparsa, oltre che al linciaggio dall’ala sinistra dell’elettorato di IBC.

Caso II b – SEL si sfila dall’accordo PD-Monti

Nel caso, molto più probabile ascoltando le dichiarazioni di Vendola, che SEL preferisca mollare il PD, la storia potrebbe essere completamente diversa. Vendola, agli occhi dell’elettorato, potrebbe guadagnare un’enorme credibilità ed un’enorme seguito dai delusi dell’accordo PD-Monti. In questo caso si potrebbe prevedere un apparentamento parlamentare tra i parlamentari  di Vendola con i parlamentari di Ingroia e  con i possibili fuoriusciti del PD, magari formando una seria alternativa politica alla sinistra del PD (progetto completamente assente dalle idee di Rivoluzione Civile che si sta configurando come una semplice lista civica elettorale). In tale caso, mentre il PD si stabilirà definitivamente più vicino al centro che alla sinistra, possiamo supporre che un’alleanza o un soggetto alternativo strutturato potrebbe subito avere un consenso del 10%, con davanti 5 anni per costruire il consenso necessario per competere alle prossime elezioni.

Accettando che tali ipotesi saranno state già valutate dagli strateghi di SEL, possiamo supporre che il partito di Vendola abbia fatto una scommessa: legarsi al PD in una coalizione probabilmente vincitrice e ottenere quanti più parlamentari possibili così che, nel caso in cui PD e Monti si alleino, Vendola possa porre una opposizione, non certo decisiva ma di certo pesante, e porsi, insieme agli altri soggetti della sinistra (Movimento Arancione di De Magistris?) come testa di ponte per un partito di sinistra alternativo. Ritengo quindi ottima la mossa di Vendola che, in questo modo, (spero) ha adoperato un ragionamento ben più lungimirante di altri partiti che hanno scommesso tutto sulle prossime elezioni.

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