Amara Lezione Anglosassone.

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In questo articolo mi toccherebbe comportarmi come Marco Travaglio. Questo mi scoccia moltissimo.
Travaglio mi piace. Ha un suo stile ed ha un suo perché. Ma per essere bravi bisognerebbe pur sempre fare dei sacrifici, in termini di tempo e fatica intellettuale.
Siccome la vita mi ha insegnato che la pigrizia è una virtù, ho invece scritto questo incipit per creare una grande ed ariosa metafora che permeerà la pesante aria dell’articolo.

È accaduto che questo pomeriggio (o forse stamattina o ieri sera, dati i vari fusi orari che separino i protagonisti dei fatti, ma ci interessa poco), Luigi Zingales, tra i fondatori di FARE per Fermare il Declino (partito liberale d’impronta  più pragmatica che repubblicana), nonché docente alla Booth School of Business, associata all’Università di Chicago (che è l’Università più importante al mondo, per ciò che concerne la teoria economica pura) fa sapere che è convinto che Oscar Giannino, candidato premier del movimento, durante una intervista in televisione, abbia mentito, e per questo motivo il docente presenterà dimissioni dal movimento.

Si. Nella settimana in cui si vota. Esattamente come avete letto. Non c’è da rileggere niente; è così.

Giannino avrebbe detto di aver conseguito un master nella sovracitata Business School, cosa peraltro riportata in un curriculum scritto da due “misteriosi stagisti” (???) per l’Istituto Bruno Leoni, il principale club italiano per donne e uomini di libero pensiero e pensiero liberista.
Giannino smentisce velocemente via web, ma spunta questo video su youtube (Pinocchio Giannino).
Questa indebita attribuzione non apparirebbe comunque in nessun altro curricula.
Del resto Giannino è chiaro: “non ho mai usato presunti titoli accademici“.

Con questa mossa, sembra scontato l’arresto del popolo del FARE sotto la soglia del fatidico 4%, che secondo gli ultimi sondaggi sarebbe stato conseguito…tipo quest’ultimo sabato.

Di qui, si propagano diverse teorie, tutte più o meno mezze-complottiste:

1 Giannino nel video si sta riferendo a Zingales, ma il dandy ha il vizio del parlar veloce ed inoltre intonava la sua perfetta pronuncia anglosassone, che gli avrebbe “ingrossato” la vocale galeotta.
Improbabile. Zingales non ha conseguito master nella scuola in cui insegna. Ma forse si riferiva in generale agli studi di Zingales a Chicago.
Insomma, un generico lapsus. Freudiano?

2 Il video è una montatura (in effetti, non era difficile modificare una vocale).
Zingales s’è quindi venduto a Monti, o forse a Silvio, o magari al PD tramite quel poco di buono di Renzi, che mica è indagato, ma la faccia ce l’ha, a sentire certi ex-comunisti.
Montezemolo? Il Caifa della situazione, insieme a mezza confindustria. Che è una roccaforte del socialismo reale, impaurita dalla rivoluzione liberale di cui il Giannino si fa profeta e chiccoso stendardo.
Insomma: Zingales, caina t’attende!
Un paio di fatti veri: Zingales è tra i fondatori di FARE per Fermare il Declino, ma non ha mai partecipato alla campagna elettorale. Inoltre, se è vero che ad esempio, un importante accademico come Michele Boldrin si è letteralmente fatto in quattro per coniugare la sua attività da intellettuale con le vesti di politico (si dice che avesse ricevuto la notizia a Calcutta, in attesa di un aereo per Milano), il non operato Zingales ha gettato non pochi dubbi sulla possibilità dei professori con contratto in USA di risultare incisivi nella politica italiana.

3 C’era poco affetto tra Zingales e Giannino, ed insomma…era destino ciò accadesse. Zingales è semplicemente stato perfido nel tempismo.
La storiella vuole Zingales come “quello radicale”; mentre Giannino è il pragmatico, tra i due.
Stentate a credere? Che Zingales fosse un idealista, la storiella però parrebbe quasi confermarlo.
Estendiamo l’esame del caso a cosa è successo poco prima dell’abiura di Zingales: gira sul web un video in cui Giannino grida TACI MISERABILE a quel Magnifico Rettore di una grande città del Sud, candidato con la Lista Monti, che impone ad un suo professore (nome in codice: “Il Portatore d’Acqua”) di non candidarsi a sua volta coi liberali.
Un grosso bersaglio spunta sulla capoccia di Antonino Recca, catanese.
È un attacco potente contro il baronato accademico. Che Zingales ne fosse davvero risentito?
O hanno agito altre forze?

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Anche le Giovani Marmotte Comuniste/i (…e/i…) ce l’hanno col rettore catanese. Hei giovane comunista, questo articolo è anche per te!

In un senso più largo, nell’ultima settimana il coloratissimo Oscar stava oggettivamente sbancando il lunario: al crescere della satira su Facebook, crescevano gli spazi su blog, giornali, televisioni. Affondava il suo bastone da Enigmista (quello di Batman) contro Berlusconi, contro Monti, contro i socialisti.
Aveva superato pure il 4%, almeno secondo i sondaggi di parte.

Riallacciandoci all’incipit dell’articolo, parliamo delle reazioni e di ciò che ne seguirà: l’abbandono di Zingales porta via almeno un quarto dell’intero movimento, secondo me, afflosciando di almeno un 1% le quote dei liberali nello scenario complessivo.
Zingales trascina con sé gli idealisti del partito.
Quelli che vorrebbero trasformare la mentalità italiana (prima ancora che l’Italia) in qualcosa di anglosassone.
Ora, vi sembrerà strano, perché il mio naturale ruolo in tutto questo sarebbe difendere i miei consanguinei. Ed invece no, qui esce la mia metà mediterranea e dico:

Signori, questi tizi sono degli imbecilli.

Perché chi è risentito dalla faccenda e, esclusivamente per i motivi della presunta menzogna da tempo record, non voterà più per FARE, sarebbe un imbecille?

In primo luogo, perché si presume che chi voti FARE una infarinatura di “robe economiche, giuridiche e sociali” la ha. Anche se così non fosse, si presume allora che cretino cretino cretino fino al midollo non è.
In sostanza voglio dire che se a qualcuno poteva passare per l’anticamera del cervello di azzardare un voto al Giannino, sapere che c’è un pezzo del Movimento che ora se ne tira fuori sposta voti verso Monti, Silvio e Grillo.
A seconda dei punti di vista, non so davvero chi per voi possa essere il peggiore.

Ma anche volendo tralasciare questo fatto, che a me pare così ovvio, parlando più in generale, la mia principale riflessione critica è questa: inventiamoci che Marco Travaglio fa 100 articoli ogni anno.
Ogni 100 articoli, si becca una condanna per diffamazione. In 10 anni, quindi, ne colleziona 10.
Vuol dire che ha ricevuto ben 10 condanne. Però in verità vuole anche dire che ha scritto 990 articoli di pura verità. Sono tanti. Ma tanti. Chiunque comprendesse i principi basilari della Statistica saprebbe che il nostro ipotetico Travaglio sarebbe un santo od un eroe, e forse, in un certo senso, è un po’ entrambi per davvero.
Berlusconi ne combina una buona e due sbagliate. Quindi, qualunque cosa fa, gli verrà perdonata. Perché è Berlusconi. Mica ti aspetti che ne riesca ad azzeccare due di fila.

Giannino ha condotto una splendida campagna elettorale. Mi è piaciuta molto perché ha coniugato saggezza e buon senso con vestiti bellissimi. Cavolo, lo voterei solo per i vestiti. Credo che ci vogliano certi attributi morali per andare in televisione vestito così. È radicale. Ma anche vintage.
È una sfida pure per Silvio stargli dietro.

Poi Giannino cade. Ok. Ma cade su una stupidaggine assurda. Ma assurda.
Il popolo di Berlusconi se ne frega se il vecchio, poverino, è un po’ avanti con l’età e confonde Deutsche Bank e Bundesbank.
Il popolo di Giannino condanna il suo portabandiera perché un tizio in Germania ha falsificato una tesi universitaria -c osa che comunque è veramente diversa dal dire per mezzo secondo che si ha un master – e s’è dimesso, ed adesso chiede le dimissioni di Oscar.

Ecco, secondo me è più imbecille il secchione liberale che spreca le giornate a mettere i puntini sulle “i” dei suoi compiti a casa, piuttosto che il berlusconiano che se li fa fare dalla fidanzatina cessa ma tanto servile. Non potete capire quanta rabbia mi fa pensare che c’è gente che sparge compiaciuto il suo stesso seme sulla propria, splendida, ortografia.

Si parla di “mentalità anglosassone”. No. Un attimo. Noi anglosassoni questa mentalità la rifuggiamo. Non è né Anglo, né Sassone. È una mentalità prussiana. Da Impero Centrale. Noi, invece, andiamo molto fieri di averli sconfitti, i tedeschi. Due volte. Anche voi italiani li avete sconfitti. Erano i Mondiali di Calcio, credo, ma fa lo stesso.

Quindi, prima di fare i liberali choosy e bigotti, ricordatevi che Churchill era uno sregolato ubriacone che alternando panzane, battutine e frasi eroiche ha salvato la Corona ed il mondo intero.
E non ha vinto perché era sregolato, ma perché aveva una visione lucida del mondo che gli stava attorno.

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