L’Opinione Scientifica sul Movimento 5 Stelle.

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Oggi ho scoperto l’unico vero buon motivo per cui, nonostante la doppia cittadinanza mi permetta di votare un rappresentante in Parlamento, il mio voto non potrà ricadere sul Movimento 5 Stelle di Giuseppe “Beppe” Grillo.

Ci hanno provato in molti a farmi capire che era un voto sbagliato.

Mi hanno detto che dietro Grillo c’erano i gerarchi fascisti. Non è vero. Dietro Grillo c’è Casaleggio.
Mi hanno detto che alla base ci sono i neofascisti. Non è vero. La base, effettivamente, non è né di destra, né di sinistra.
Mi hanno detto che non sanno governare. Ma non c’è davvero molto meglio in giro. Insomma, di questi tempi la magra vale un po’ per tutti.

Ve lo spiego alla fine dell’articolo cosa mi ha convinto a non votarli, ok?

Prima vi dico perché difendo il diritto dei Five Stars ad esistere.

Come c’è materia ed antimateria (e questa è scienza, con certezza!), come ci sono le camere e le anticamere (e questa è architettura…credo), come ci sono i furti e gli antifurti (e questo è il Sud Italia, siatene certi), c’è la politica, e di conseguenza l’antipolitica.

Anche questa è scienza, per quanto non sia quel tipo di scienza che soffra di celodurismo (in barba a fisici, chimici ed odifreddi vari).

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In un anime fantascientifico giapponese si parlava anche di Spirale ed anti-Spirale. Concetti assolutamente analoghi a quelli trattati in questo articolo; figuratevi, come avete visto ci troverete anche molte più poppe.

È anche corretto parlare di Potere, ed anti-Potere.
Il potere di cui parlo ha i contorni poco definiti. In linea di massima, chi è al potere decide per gli altri. Nel bene o nel male.
L’Anti-potere, è l’insieme delle forze di chi contesta lo status quo del Potere, ovverosia l’agglomerato di formazioni politiche, sociali ed economiche che sono ATTUALMENTE nelle posizioni di potere.

Se non c’è Anti-Potere, cioè non c’è opposizione: il Potere dilaga, e tende alla dittatura. Talvolta la dittatura è necessaria. Solitamente, non per periodi più lunghi di 6 mesi. Pensate invece a quando Berlusconi vinse le ultime elezioni. Da un lato Berlusconi, dall’altro Veltrusconi. I programmi erano molti simili, ed erano di impronta berlusconiana. Non ci fu opposizione, e sappiamo come andò a finire. E per quanto tempo. Alla fine fu molto noioso, o, come diremmo noi, annoying.

L’opposizione è la forma naturale di competizione politica. La politica non differisce dalle altre scienze sociali (quelli l’economia, ad esempio). Se c’è competizione, c’è incentivo all’efficenza individuale.
Una scarsa condizione di competizione porta ad una scarsa efficenza. Se ci pensate, comunque, il bipolarismo è un duopolio. Ed un duopolio è quasi un monopolio. Questo, in effetti, spiega perché è più facile che un libero mercato economico sia più efficiente di un Parlamento.

Negli anni 50′, in Italia si registrò una delle maggiori crescite economiche mai registrate in Europa.
Ritengo che, tra i motivi, a quei tempi la politica era efficiente perché i politici erano incentivati a fare bene. C’era una competizione molto forte tra un blocco di “potenti”, ovverosia la Democrazia Cristiana, ed una opposizione molto attiva e pericolosa, il Comunismo.

Già vent’anni dopo, però, la situazione è cambiata. La DC si sposta sempre più a sinistra e, cosa assai ben più terrificante sotto il profilo dell’efficenza, il PSI si sposta sempre più verso il consumismo che caratterizzerà il decennio successivo. Il decennio del craxismo.
Alla fine si giungerà ad un Pentapartito. Che, nonostante il beneaugurante “Penta” come incipit, è un monopolio.
Davvero inefficiente.

Le inefficienze della politica si dimostrano subito nella corruzione dilagante.
Ma ragazzi, parliamo di scienze. Le scienze studiano la Natura (Physis) delle cose, e la Natura è un concetto omeostatico. Ovverosia: si regola da sé, è un meccanismo perfetto in quanto in evoluzione.
Quando il Potere precostituito è al massimo della sua estensione potenziale, sorge la reazione. Sorge l’anti-politica. Sorge sempre dal basso e – se serve – gioca sporco.

La reazione – o rivoluzione dir si voglia – dura sempre troppo poco. Migliora significativamente le cose. Poi sostituisce il potere precostituito. O si mischia ad esso.
È esattamente ciò che è successo: i socialisti chiedevano un mondo da ereditare e mettere in comune, poi, un giorno, si sono svegliati con un diadema in testa (si, Berlusconi & Friends erano socialisti pure loro, ergo tacete pls) e si sono sostituiti ai padri padroni come dirigenti e commissari del Bel Paese.
Tuttavia: l’anti-politica è necessaria. Come i globuli bianchi.

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L’opposizione incondizionata serve.
Non importa che sia sul serio propositiva. Per sua stessa natura, l’Anti-politica è distruttiva, è catartica. Non importa cosa proponga, basta che distrugga. Deve picchiare e deve incassare come un giovane e sanguigno boxer di Bayonne nel vano sogno collettivo di battere Cassius “Mohammed Ali” Clay.
Appena è al potere (leggete bene: parlo dell’Anti-potere che si trasforma nel Potere), sarà l’ipocrita traditore del popolo; ma finché è all’opposizione, il suo operato serve a frammentare il vecchio potere, serve a mettere pressione ai politici.
L’Anti-politica è buona, perché sprona il prossimo a dimostrarsene migliore.
E credetemi, mi occupo di marketing: nulla è più convincente dei fatti.

È esattamente ciò che sta succedendo: Grillo ha dato una svegliata al Partito Democratico. Non mi piace molto il Partito Democratico, ma vogliamo riconoscergli passi da gigante nel processo di svecchiamento e rigenerazione da tempo millantato?
Renzi? Più una occasione che una minaccia. Ma altre realtà pare emergano.

Potrei parlare in termini assai più matematici ed assai meno filosofici, ma faccio un solo esempio: mettiamo che ci sono un limitato numero di posti in Parlamento. Se un partito politico conta di potersene garantire un amplio tot, sarà molto indulgente nelle nomine dei candidati. Se però parte di quei posti andranno distribuiti, diciamo casualmente, tra le fila dell’anti-politica, allora quel Partito dev’essere più selettivo nelle candidature, onde evitare brutte figure al confronto con la gente del popolino.
Selezione? Quasi un sinonimo di efficenza.
A noi l’efficienza piace. Vi piace forse di più il sinonimo merito?

Il motivo per cui invece non voterò per Grillo è questo:

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Come ho già avuto modo di fare intendere, a me interessa poco il tuo colore della pelle, chi è il tuo capro espiatorio per la crisi economica o che cosa fai nel tuo letto (io ci faccio parecchie cose, per dire); a me interessa come tu userai i miei soldi.

Se tu mi chiedi di darti – diciamo – un milioncino e dopo anni non mi hai fatto sapere nemmeno una volta come lo hai usato (o peggio, mi insinui il dubbio che non ti sia servito proprio a nulla), allora non meriti il mio voto.
Poco importa se destinerai i miei soldi ai terremotati per l’Aquila. Devi specificarmi con esattezza se questa è una donazione per te e per le tue esigenze, o per terzi. Decido io se, e quando, voglio donare per i terremotati.
Se prometí trasparenza, ma non la inizi ad applicare, io penso che tu non sei portato per la cosa pubblica. E quindi, di che stiamo parlando? Di Paperino? Ok, rispetto il tuo diritto d’esistere e fare politica. Ma non ti voto.
Si. Esattamente. Per me il governare si riduce solo ad una serie di scelte d’investimento pubblico.
E conto di camparci cent’anni con questa filosofia di vita.

Obietterete che critiche simili possono essere fatte a tutti i partiti (o quasi). Vero.

Infatti la scelta del voto si sta rivelando più dura del previsto.
Ho appena visto un certo Fiore alla Rai. Male che vada, se volessi buttare il mio voto, voterò lui. Basse aspettative portano meno delusioni.

Sarà solo un passaggio dall’entomologia alla botanica, rimanendo in tema di mere scienze naturali.
Scienze che non si fila oramai più nessuno, tra le altre cose.

Ecco, l’ho detto.

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