Letta al colle: “No al Governissimo, ma saremo responsabili e leali alle scelte che farà Napolitano”

 

“Siamo stati di Napolitano. Abbiamo cercato il coinvolgimento di tutti, con una riforma della politica, l’assenza della credibilità ha sicuramente portato quel risultato elettorale. Volevamo la fine del bicameralismo perfetto, riforma elettorale, riforme costituzionali. Questa è la nostra, ancora, strada. E così vogliamo fare. Abbiamo proposto un governo centrato su alcuni obiettivi, moralizzazione della vita pubblica e riforme economiche, sapendo che lo scontro tra le forze politiche negli anni scorsi fosse stato molto duro, soprattutto alla fine della scorsa legislatura, per noi non c’è strada per il governissimo. I troppi no espressi dalle altre forze politiche a un governo del presidente, di Bersani, i no al progetto del centrosinistra, rischiano che il cambiamento possa davvero non avvenire. Con rammarico abbiamo sentito questi no e al Presidente della Repubblica abbiamo espresso piena fiducia nei suoi confronti. Non mancherà il nostro supporto responsabile alle decisioni che lui prenderà

Enrico Letta al termine della consultazione con Napolitano

Immagine

 

Annunci

Consultazioni “non risolutive”, il colle: “Il Presidente Napolitano verificherà gli sviluppi”

Stallo, sembrerebbe questa la parola utilizzata da Bersani per descrivere la situazione nel colloquio con Napolitano. Stallo politico, Napolitano si prenderà la responsabilità di sciogliere il nodo creatosi durante le consultazioni, che sono state “non risolutive”. Domani mattina altro giro di consultazioni, dalle 11:00 alle 18:00, di seguito le dichiarazioni:

Donato Marra: «L’esito delle consultazioni non è risolutivo. il Presidente Napolitano si riserva di prendere iniziative per accertare personalmente gli sviluppi politici del quadro politico istituzionale»

Pier Luigi Bersani: «Ho riferito al Presidente l’esito non risolutivo delle consultazioni. Ho spiegato le ragioni e illustrato gli elementi condivisi e non. Ho descritto anche le difficoltà derivate da preclusioni e condizioni che non ho ritenuto accettabili. Queste sono le mie conclusioni, che dipenderanno dai suoi accertamenti».

Luca Mullanu

Immagine

 

Il caso Aldrovandi e il vittimismo di una categoria abituata all’impunità

Cari poliziotti, anche la vostra onnipotenza conclamata e la vostra dilagante impunità ha un limite: evitate di lamentarvi.

Erano quattro uomini in divisa, armati, a uccidere un giovane cittadino disarmato quella notte, e per questo gli toccheranno 3 anni e mezzo di carcere. Se ci pensate, troppo pochi per la morte di un ragazzo perpetrata in modo così violento.
Ho sentito di tutto: le colpe di quel ragazzo erano quelle di aver attaccato in modo goffo, a mani nude, 2 poliziotti e di averlo fatto sotto l’acclarato influsso di sostanze alcoliche e stupefacenti. Per carità un comportamento di per se deprecabile, moralmente e non solo, che andava sicuramente punito… Ma l’idea che un ubriaco-drogato molesto, magari per una sola notte, possa meritare il trattamento ricevuto da quei quattro in uno stato civile è quanto meno pericolosa.

Federico Aldrovandi, morto assassinato da quattro poliziotti. All’arrivo sul posto il personale del 118 trovava il paziente “riverso a terra, prono con le mani ammanettate dietro la schiena […] era incosciente e non rispondeva”. L’intervento si concluse, dopo numerosi tentativi di rianimazione cardiopolmonare, con la constatazione sul posto della morte del giovane, per “arresto cardio-respiratorio e trauma cranico-facciale”

Cari poliziotti del COISP è inaccettabile che sia la vostra categoria a lamentare ingiustizia in questa vicenda, quando potrebbe fare lo stesso e ben più legittimamente la madre di quel ragazzo, che ha visto gli assassini di suo figlio puniti con una pena minima, e che a farlo vi siate riuniti proprio sotto la finestra della signora Aldrovandi. Pretendete pietismo di fronte ai vostri morti e avete così poco rispetto dei morti senza divisa?

Cari “Grillini” è il tempo di prendervi le vostre responsabilità

Oggi si è tenuto l’incontro tra il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico. Da questa mattinata viene fuori tutta l’inadeguatezza del capogruppo Lombardi alla Camera dei Deputati, le sue frasi “Noi siamo cittadini”, “Siamo noi i portavoce”, “Noi non incontriamo le parti sociali perché siamo noi le parti sociali” oltre alla spocchia e al “Celodurismo Beppiano”, lasciano intendere il fatto che dal punto di vista politico non ci siamo.

Perché il suo discorso non è mai andato oltre alla semplice protesta, perché il suo ragionamento non è stato altro che impantanarsi sul frame “Da vent’anni dite le stesse cose, sembra di essere a Ballarò”.

Ecco, forse non ci intendiamo, perché a Ballarò, qui, non ci siamo. E non si discute così, tanto per, si parla della possibilità concreta di dare inizio ad una legislatura per dare un governo ad un Paese con il 30% di disoccupazione giovanile, le scuole che cadono a pezzi, l’economia soffocata dall’austerità.

E forse è questo il punto che Lombardi non comprende. Forse mancanza di consapevolezza, forse dura di comprendonio, oppure soltanto devota al verbo del Kapo Politico. Ma de facto, quando dice “La responsabilità è vostra, perché siamo cittadini e basta”, non riesce a capire che ora lei è, piaccia o meno, responsabile della nascita di un governo. Limitarsi a dire “no” e denunciare le “porcate di fine legislatura” non ha più senso, poiché attualmente essi stessi sono protagonisti attivi della vita pubblica del Paese.

Non sono più i moralizzatori della casta, non sono più i controllori dall’alto, non sono più quelli che rendicontano le caramelle.

Ora sono Onorevoli e Senatori, non è più il tempo dei commenti sul blog di Messora, ora è il tempo di farci capire se vogliono diventare classe dirigente o vogliono restare pagliacci e spettatori di teatro, assistendo all’opera drammatica di un Paese che pian piano affonda.

(Quando) Lo Stato è una offesa alla dignità dell’individuo.

Questo è un articolo molto amaro che apre ad una opinione molto chiara sulla vicenda dei due marò e prosegue con alcune deliranti considerazioni sulla vita, sulla dignità dei popoli e sut tutto il resto.

Prima di scrivere questo articolo, che sarebbe potuto uscire diciamo un paio di giorni fa, ho preferito terminare di vedere anche l’ultima puntata di un cartone animato giapponese, un anime, chiamato Code Geass.

Code Geass narra la storia di una Terra distopica in cui diverse superpotenze combattono una guerra senza confini per la conquista del mondo e delle sue risorse. I personaggi principali fanno tutti parte di una famiglia regnante che non si fa scrupoli ad usare militari e civili come pedine su una scacchiera di un gioco strategico. Solo quando l’ultimo tiranno è abbattuto, la gente comune può conoscere la pace tra i popoli e le nazioni. Volutamente non inserisco imagini. La veste grafica non è stata di mio gradimento.

Mi direte voi come e quanto questo possa avere influenzato le opinioni che di qui passerò ad esporre.

Credo che non sarà niente di nuovo, ma reputavo importante dirlo. Non so quanti mi leggeranno; per chi lo fa: pensateci bene a quello che sto per dirvi.

Al Telegiornale, il Tg2, durante il pranzo, sento una durissima accusa di Vincenzo Nigro (che poi esporrà in forma estesa su Repubblica): “Il Ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha sfruttato il ritorno dei due marò al solo fine di un guadagno politico personale.

La mia più grande paura? Che il Nigro c’avesse ragione.
Da quel giorno, è cambiata una cosa. Che Terzi ha rassegnato le dimissioni. Ma l’intera faccenda mia ha amareggiato moltissimo.

Innanzitutto, ho percepito il male della politica. Ho percepito il male nella sua forma più disumana: i nostri due soldati sono degli eroi. Sono degli eroi, e non perché l’hanno voluto. Sono degli eroi perché le contingenze del caso li hanno fatti assurgere a questo – mai così infausto – piedistallo. Sono due eroi popolari, e sono due poveri cristi.

Io non so e certamente non posso dire se hanno sbagliato. Ma sono stati usati, come pedine.Non sopporto l’idea che la vita e la libertà di queste due persone sia stata usata per regolare i rapporti con questo stato fortissimo, elefantiaco e potentissimo che è l’India. Ma perché? Perché dobbiamo essere schiavi di queste persone che stanno al potere? Perché le truppe che noi addestriamo per difendere il nostro territorio, non solo vengono mandate a combattere in luoghi lontani, ma persino sulle navi commerciali. Perché un ambasciatore, che da sempre non porta pena, dovrebbe pagare le colpe del suo Paese con la reclusione e cosa? Minacce? Era veramente pronto a questo? Oggi un ambasciatore dev’essere veramente pronto a questo? Perché, in nome di queste due istituzioni vuote di ogni valore umano chiamate Stato Italiano e Federazione Indiana, due nazioni, o due insiemi di popoli, saranno – inevitabilmente – costretti all’odio, all’odio razziale?

Io lo so, perché io ho visto ed ho letto. Ho letto cosa l’indiano medio pensa degli italiani. Ho letto cosa hanno fatto i politici indiani, cosa hanno detto ai loro elettori, cosa hanno promesso. Hanno promesso vendetta e punizioni esemplari. Ho visto come alcuni – fortunatamente i meno, ed i meno disciplinati – militari italiani risolverebbero la cosa. In maniera sbagliata, se proprio non c’eravate arrivati.

Vi è stato insegnato che lo Stato deve portare ed educare i suoi cittadini ai valori della pace e della dignità, ma sistematicamente non è così. Lo Stato è solo l’esoscheletro da cui il potente di turno si diverte a giocherellare. Io non voglio affatto essere riconosciuto cittadino di nessun ente giuridico che si permetta di giocare in questo modo con la vita delle persone. Malta, Italia, non fa differenza alcuna. Non sono mai stato convinto che sia un fattore di nazionalismi o peggio di razza. L’umanità è dentro di noi. Solo che gradualmente, la sacrifichiamo per ottenere più potere sul prossimo e sulle cose. È assolutamente necessario ridimensionare sin da subito la quantità di operazioni militari di ogni singolo paese nel mondo. Io so perfettamente che nessuno di noi può fare niente, individualmente, e tuttavia vi chiedo di non smettere mai di valutare, tra le proposte politiche, il pacifismo e l’antimilitarismo, come alternative giuste e desiderabili.
Infatti, solo una politica diplomatica seriamente impegnata alla collaborazione overnazionale (badate bene, overnazionale, non internazionale. Dobbiamo abbattere il mito del nazionalismo), e non al fottere il prossimo (in tutto e per tutto) può rivelarsi efficace a lungo andare.

Non è affatto sbagliato armarsi. Possiamo armarci quanto vogliamo. Sarà inutile, se non abbiamo con chiarezza la coscenza che lo scopo per cui dobbiamo tenere una pistola in mano è quella di non doverne mai premere il grilletto. C’è una persona con una pistola e nove senza. Quei nove sono i suoi schiavi. Ora ci sono diece persone tutte con una pistola. Se anche solo uno dei dieci spara, quei 10 sono uomini morti. Se però tutti e 10 hanno ben chiaro che non devono sparare, quei 10 hanno formato un equilibrio diplomatico. L’Umanità, l’amore per la vita, è l’unico freno naturale che ci dovrebbe impedire di sparare. L’Umanità è l’unico vero mezzo che abbiamo per vivere in equilibrio tra di noi. L’Umanità è uno stato mentale, uno stato dell’anima. Chi ama la vita ha la pistola e non ne preme il grilletto.

Voglio concludere questo articolo con uno dei discorsi più toccanti che io conosca:

Gandhi, l’intramontabile Gandhi, è stato il leader politico e spirituale della rinascita indiana.
L’India, un colosso che schiaccia l’Italia, un paese che ha perduto ogni forma di fiducia verso sé stesso. Su cosa si poggia l’India? Sulla moltitudine. Perché l’India è la terra dei “geni della scienza” ? Perché gli indiani sono geneticamente più predisposti? Oh, no. Perché sono tanti. Ed ognuno di loro, conta. Ogni singolo indiano, sommato a tutti gli altri indiani, conta.

Questo è davvero la fonte di ogni forza: la moltitudine.
Se l’Italia non ritroverà subito il rispetto verso il popolo e verso l’italiano medio che ne è la sua matrice, il suo stampino; se l’Italia non trarrà dal basso le sue risorse, e non appellandosi ad una fantomatica elita marcia, corrotta e soprattutto sterile; allora l’Italia sarà schiacciata dagli elefanti.

E forse, dico forse, se da questa esperienza lo Stato Italiano, per come lo conosciamo adesso, ne uscirà frantumato, e parimenti cadranno ad uno ad uno tutti gli obelischi ed i simboli meta-architettonici della pianificazione della vita umana, forse solo allora, ritroveremo l’Umanità perduta.

Non è forse interessante?

Il Malpaese

Immagine

Quali scenari prospettare dopo l’incredibile risultato elettorale?

Che futuro attende il Movimento Cinque Stelle? Chi (o cosa) ha permesso la sua inarrestabile ascesa politica?

Il blogger Gaspare Serra ne parla con Federica Salsi, consigliere comunale di Bologna ed “epurata” eccellente del Movimento Cinque Stelle:

 

(SALSI E L’“EPURAZIONE PUBBLICA” DAL M5S)

 

(Gaspare Serra) Lei è divenuta famosa dopo la sua discussa partecipazione alla trasmissione televisiva “Ballarò”. Perché ha accettato l’invito di Floris? A posteriori, giudica quella scelta coraggiosa o politicamente suicida? Se potesse tornare indietro, la rifarebbe?

(Federica Salsi) Io sono divenuta famosa il 31 ottobre grazie a Grillo e al suo vergognoso post “Il talk Show ti uccide”, quello sul punto G. Il mio telefono ha iniziato a squillare ininterrottamente dalle ore 15 in poi (poco dopo la pubblicazione del post) ed erano tutti giornalisti.

Ero stata ad altre trasmissioni televisive nazionali, Grillo stesso nel 2011 diceva di…

View original post 852 altre parole

Chiesa e marketing

Questo articolo è per metà una risposta all’articolo precedente del “collega” jaycanto, grazie agli straordinari spunti che il suo mi ha offerto, e per metà un’ introduzione al mio prossimo articolo che parlerà degli hippie e di quello che ne è derivato filosoficamente e spiritualmente.

Come dicevo è una risposta alla recensione del libro “Gesù e i saldi di fine stagione” di Bruno Ballardini fatta da Jay ma non è una contro recensione poiché non ho letto il libro in questione anche se sarei molto interessato a farlo, è una risposta a come Jay ha esposto le tesi del libro.
Faccio presente ai lettori che ho letto numerosi di libri di marketing e comunicazione, in particolare libri orientati alla comunicazione politica per la costruzione del consenso in campagna elettorale, e che sono quindi piuttosto informato in materia. Per un certo periodo ho anche pensato di poter fare lo spin doctor come carriera.
Nonostante il mio interesse e la mia ammirazione per la materia e i penosi tentativi degli esperti di giustificare eticamente il proprio operato voglio dire subito che non posso fare a meno di giudicare il marketing come manipolazione, tanto quello pubblicitario che ci bombarda costantemente che quello politico o religioso.
Un jingle e una frasetta che rimangano in testa al consumatore quando appare il logo della marca, un breve slogan evocativo della campagna elettorale, far vedere immagini idilliache ed affiliarle alla figura del candidato o del prodotto in modo che, ad esempio, quando il consumatore pensi a quella marca di biscotti abbia in mente una famiglia che mangia felice; questo è il marketing.
Uno sfondo rosso dietro il candidato genera inquietudine, meglio un blu che infonde tranquillità agli elettori che lo vedono(siete tutti autorizzati a deridere il team Bersani che ha pensato bene di mettere uno sfondo grigio nei manifesti): questo è il marketing.
Certo, sugli imbecilli funziona molto meglio ma sfido qualunque “mente superiore” a non anticipare mentalmente la frasetta finale che gli è stata ripetuta migliaia di volte quando guarda una pubblicità.
Di fatto le strategie di marketing sono tecniche di manipolazione che possono essere impiegate a fin di bene, per esempio facendo eleggere un candidato meritevole, oppure possono produrre risultati catastrofici come portare un ubriacone come George W. Bush alla presidenza degli Stati Uniti utilizzando qualche battutina simpatica e degli spot elettorali subdoli.

Da qui potrei esporre tutte le mie critiche alla politica spettacolo e all’odierna democrazia televisiva ma preferisco evitare per non andare fuori traccia.
Lascio a voi le ovvie considerazioni su quello che comporterebbe utilizzare la comunicazione pubblicitaria a scopo di proselitismo religioso come già fanno in America i mormoni e Scientology.
La comunicazione è un male necessario se si vuole vendere o essere eletti ma è un guscio vuoto, la comunicazione è completamente priva di sostanza perché è molto facile costruire un messaggio vincente anche solo fingendo e basandosi su menzogne anche se non si ha niente di buono da offrire.
Forza Italia e Berlusconi sono esempi eccelsi di questo modo di fare: Forza Italia non era un partito ma una marca. Nel 1993 Berlusconi incaricò Dell’Utri e Publitalia (la sua compagnia pubblicitaria!) di creare un movimento in grado di portarlo al successo elettorale e Dell’Utri condusse indagini di mercato e sondaggi per capire cosa gli elettori desiderassero veramente come offerta politica in quel determinato momento, il risultato fu che gli elettori volevano meno tasse e meno burocrazia e che nel centrodestra c’era campo libero per imporsi con queste proposte; se l’ indagine di mercato avesse dato un diverso responso Berlusconi non avrebbe esitato a rimanere a sinistra (perché era socialista) e a proporre un’ offerta politica di sinistra. Lo stesso nome Forza Italia è uno slogan che andava ad evocare nei consumato… voglio dire negli elettori un’ affiliazione emotiva con la loro passione calcistica.
Insomma Forza Italia non aveva alcun programma politico e alcuna ideologia ma fu fondata semplicemente come marca per vendere il prodotto (politico) che i consumatori (elettori) volevano vedere sul mercato: la politica trasformata in un vuoto spot pubblicitario.
È questo che vogliamo per il proselitismo religioso? Uno spot elettorale in cui appare la croce insieme a un jingle musicale e un patetico slogan?

Ma il cardinale che chiedeva a Ballardini consigli di marketing non voleva questi eccessi chiaramente: voleva che l’ esperto ne curasse l’ immagine in modo da farlo apparire carismatico, moderno, simpatico; insomma come un politico chiede al proprio staff di essere curato nell’aspetto e nelle parole per piacere alla gente anche il cardinale chiedeva a Ballardini di diventare il suo spin doctor e di aiutarlo nella “campagna elettorale” per dare la scalata alla Chiesa ed essere, presumo, il nuovo “Papa buono”.
Ora, il carisma e il consenso mediatico e popolare che ne deriva aiuta molto chiunque, incluso il Papa, ma non è certamente quello l’ elemento fondamentale a rendere una persona un grande Papa o un grande Presidente; e basta guardare i numerosi bellimbusti che da 30 anni a questa parte sono stati eletti a furor di popolo in tutti i paesi occidentali, promettendo grandi cambiamenti e mai realizzandoli, per capire quanto la comunicazione e il carisma non siano altro che vuota propaganda. Non saranno certo la pubblicità e un Papa telegenico a salvare la Chiesa.
Per esempio sarebbe molto più utile istruire fedeli e sacerdoti per evitare che inizino a rendersi ridicoli urlando contro il primo superficialissimo Odifreddi di turno perché sono troppo ignoranti per rispondergli.

La parte che mi inquieta del libro, così come esposto nella recensione di Jay, è quando l’ autore afferma di essere stato un hippie e di essere oggi taoista (e già sento puzza fortissima di intruglio new age più che di vero taoismo) e che vorrebbe veramente aiutare il cardinale che gli ha chiesto aiuto a diffondere il modernismo nella Chiesa.
In altre parole quello che il cardinale ha chiesto a Ballardini è di aiutarlo ad essere carismatico per manipolare i cardinali e i fedeli e stravolgere la Chiesa con le sue modernizzazioni che comporterebbero il rinnegamento della dottrina e dei dogmi (leggetevi il mio articolo precedente se siete poco informati su queste cose e questa modernizzazione vi sembra sensata).
E Ballardini da buon hippie taoista ha accettato estatico l’ invito del cardinale (o della cordata di cardinali) ad aiutarlo a “modernistizzare” la Chiesa.

Tralascio volutamente di trattare dettagliatamente la parte finale della recensione di Jay in cui parla di apocalisse perché l’ argomento è vasto e si rischia di cadere nel millenarismo fanatico di qualche ranters puritano che veramente non voglio imitare.
Mi limito a fare notare che nell’Apocalisse è presente la figura del falso profeta e chi meglio di qualcuno moderno, carismatico e amato può giocare questo ruolo? Chi meglio di un lupo travestito da agnello con un po’ di marketing?
Prima che mi prendiate per pazzo io non credo che la fine sia vicina e che un Papa modernista sia l’ anticristo però riflettere su questi particolari è  un esercizio che io e Jay facciamo spesso, probabilmente a causa della passione per la fantascienza distopica e post-apocalittica. Prendetela come una divertente divagazione.

Drizzo veramente le antenne quando però Jay nella recensione scrive La strategia del cristiano è dunque il Vangelo del Cristo: nel libro sacro, l’esperto di comunicazione ed etica conferma qual’è il marketing da adottare. Il suo consiglio è un ritorno ai fondamentali: i preti dovrebbero potersi sposare come fu nella prima metà della Storia del Cristianesimo. Gli scismi dovrebbero essere sanati. Il cristianesimo deve ritornare a coniugare ortodossia (che in greco vuol dire “Verità”) e cattolicesimo (che in greco vuol dire “Universalità”) ricucendo al più presto gli strappi con le chiese orientali, luterane ed anglicane.”

Questo mi fa capire che Ballardini parla da esterno e in sincerità ci capisce anche poco: quella di cui parla non è la ricucitura degli scismi ma la resa della Chiesa cattolica al protestantesimo.
Parlare del Vangelo e non curarsi del magistero e della tradizione di 2000 anni è protestantesimo schietto e significherebbe per la Chiesa affermare che “abbiamo sbagliato per 2000 anni e le cose che dicevamo erano scemenze”.
I preti dovrebbero sposarsi? Si ma secondo la vera tradizone, come gli ortodossi e non come i luterani o i calvinisti.
Ripianare gli scismi e ripristinare l’ unità dei cristiani? Assolutamente si ma si parla dell’ unità dei cristiani e non dei cristianisti.
È bene distinguere l’ ecumenismo sano, volto alla riconciliazione con gli ortodossi e alcuni anglicani che sono semplicemente scismatici e non riconoscono al Papa altro che la carica di primus inter pares ma che hanno differenze dottrinali di minore entità con la Chiesa cattolica, dall’ecumenismo deviato che è quello che mira ad una impossibile riunificazione con i protestanti che hanno rinnegato 1500 anni di tradizione perché Lutero riteneva di aver interpretato per conto suo le scritture e di poter riscrivere il cristianesimo come preferiva. Ebbene i protestanti non sono cristiani ma cristianisti, non sono scismatici ma eretici che si sono creati una dottrina del tutto diversa; cattolici, anglicani cattolici e ortodossi non hanno niente da spartire con questi gruppi se non le scritture (ma non l’ interpretazione) e la divinità, per questo li definisco cristianisti ma non certo cristiani.

Grazie dell’ interessamento signor Ballardini ma potete tenervi la vostra comunicazione e i vostri indispensabili consigli, l’ ultima cosa di cui la Chiesa ha bisogno è di seguire i consigli di un hippie modernista in fatto di ecumenismo deviato. Si occupi di consigliare le religioni in cui crede la prossima volta.

Il mio prossimo articolo si ricollegherà in parte con le origini hippie di Ballardini e tratterà delle tendenze sincretistiche new age, delle filosofie derivate dal movimenti hippie e di un altro guru della comunicazione non lontano da questi ambienti: Casaleggio.

Voci precedenti più vecchie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: