Perché prendersela con il Movimento Cinque Stelle?

Perché prendersela con il M5S? È una domanda ricorrente.
Perché è il principale colpevole del regime bianco che attualmente ci governa: non solo per il ben noto rifiuto ad un governo che estromettesse definitamente Berlusconi e i suoi da ogni potere decisionale, ponendo al suo posto un nutrito gruppo di “cittadini” (di SEL, del M5S, delle frange più di sinistra del PD) che tenesse per le palle – proprio come oggi fa il PDL – un governo di scopo migliore di questo. Non solo.
È colpevole anche ogni qualvolta dimostri con l’evidente ed enorme inadeguatezza che contraddistingue gli adepti di Grillo, in ogni loro attività e manifestazione, che sembra non esserci alternativa a questo governo di colletti bianchi, di professorini, di “gente perbene”, di borghesi (come si diceva giustamente una volta) o di casta (come si vuole per inculcare di dire oggi) che da le sue soluzioni così pragmatiche, così ciniche, così apparentemente efficaci anche nel calcolo delle vittime previste e prevedibili. Di fronte a chi violenta i diritti dei lavoratori in nome di un ineffabile bene dell’economia nazionale, a chi impone la conservazione dei privilegi e maschera dietro la parola progresso le involuzioni sociali e culturali di un intero paese o a chi subordina i diritti dei più deboli in nome della stabilità del governo, questi oppongono slogan e toni invettivi e battaglieri, e l’unica concretezza di fronte alla quale ci troviamo riguarda questioni bagatellari (a volte giuste ma simboliche, altre volte dettate da un malcontento giusto ma concettualmente disastrose) portate avanti quasi fossero vere rivoluzioni. Un opposizione inetta, senza ambizione di governare il paese, senza prospettive di concretezza o di unità sotto ideali comuni e chiari all’elettorato, schiacciata sotto il peso di un leader inattaccabile, padrone, ma al tempo stesso incoerente privo di un ideologia diversa dalla caccia alle streghe contro la casta, un opposizione contornata da mille incertezze, gaffe, litigi sul nulla, che dimostra di non essere neanche così diversa, sotto certi aspetti, a coloro che va a criticare: è questa l’opposizione più utile ad un governo come quello attuale, è il vuoto verso il quale sembra di dover saltare per opporsi al pensiero unico, un vuoto di contenuti e di proposte, ad essere strumentale al “regno”.
Per questo oggi, tralasciando la mia storica contrarietà ai più storici cavalli di battaglia di Grillo e i suoi (i temi dei giornali e/o dei partiti non finanziati dalla collettività, che incontrano guarda caso il favore di Renzi e di Berlusconi), ritengo sia necessaria la cancellazione o la radicale trasformazione di quello che oggi è un bidone sigillato dove è stato gettato tutto il nostro dissenso, sul quale poggia l’attuale governo Letta.

Grillo e Letta

La legge ammazza-blog: verità, ombre e responsabilità

Beppe Grillo, dal suo blog, ha accusato il PDL di voler chiudere il blog, con la proposta di legge del Senatore Torrisi, che equiparerebbe le testate online (blog periodici) a testate giornalistiche, estendendo la normativa del reato di omesso controllo (quello per il quale è stato condannato Sallusti, per intenderci) ai responsabili dei blog.
Il punto incriminato, in particolare, sarebbe l’estensione della normativa a tutti i contenuti pubblicati, anche ai commenti degli utenti. Questo, inevitabilmente, comporterebbe un irrigidimento censorio sui commenti da parte dei blogger.

Grillo e Casaleggio, responsabili di uno dei blog più cliccati d'Italia

Come ebbi modo di scrivere ai tempi della il reato di omesso controllo è un reato “per fatto altrui” in cui si punisce una responsabilità oggettiva con una pena peraltro sproporzionata: non c’è dubbio, e questo è il parere anche di molti giuristi, che tale reato sia strutturato in modo da essere incostituzionale. D’altro canto non c’è alcun serio motivo per operare una differenziazione di trattamento tra il responsabile di una testata online (o un blog periodico) e il direttore di un giornale cartaceo. Almeno non vi è per quanto riguarda gli articoli o post pubblicati dai collaboratori. Diversa è la questione dei commenti: esistono blog dove i commenti possono essere scritti da utenti anonimi, e altri dove i commentatori devono essere registrati ma i commenti sono liberi (ed eventualmente cancellabili a posteriori), e altri ancora dove i commenti vengono pubblicati solo dopo essere passati per il vaglio di un moderatore. È assurdo pensare che il proprietario di un blog con un gran numero di lettori possa tenere sotto controllo migliaia di commenti pro e contro ogni post scritto nel proprio blog da lui stesso o da un suo collaboratore. Anche quando questo avviene, il che vuol dire che il tempo passato a moderare i commenti è tutto tempo tolto all’attività principale del blog, i commenti possono rimanere impressi nel blog per ore o addirittura giorni prima di essere censurati, salvo nel caso in cui il blog utilizzi il sistema di moderazione preventiva (sconsigliato in blog che vivono anche di dibattito tra opinioni (politiche, sportive, scientifiche, etc.) che spesso sono contrastanti con l’opinione del blogger stesso).
È anche vero che il fenomeno della diffamazione, dell’insulto, del fango gratuiti, spesso scambiati furbescamente per “libertà d’espressione” e impuniti via rete, è un fenomeno tangibile anche in blog di dimensioni relativamente ridotte tipo il nostro. Ci sarebbe anche da dire che tra i commenti di certi blog sia possibile ravvisare i livelli più bassi che l’umanità odierna possa toccare, e quanto sia difficile ormai leggere discussioni serie tra persone civili di opinioni distinte, senza che si cada nella menzogna e nelle bufale create ad hoc per evitare un utilizzo realmente libero della rete.
È un peccato davvero ritrovarsi ad ammettere che la rete – la quale poteva essere realmente un ottimo strumento per la condivisione e la circolazione delle idee, a fronte della decadenza intellettuale del giornalismo cartaceo e, soprattutto, televisivo – è oggi lo specchio dell’ignoranza diffusa, la peggior rappresentazione parodistica della realtà, il pettegolezzo, il vociare di corridoio, e la pseudo-controinformazione storica e politica basata su fonti inconsistenti.

Grillo si lamenta ma lo fa per motivi e con argomentazioni sbagliate. Questo disegno di legge, sicuramente estensivo di una norma in se liberticida, non è di certo una proposta contra personam, come vorrebbe farcela sembrare. Dovrebbe anzi per primo fare mea culpa, per aver contribuito alla decadenza della rete e aver fornito, con il suo blog pieno di spazzatura diffamatoria e infamante, un ennesimo assist alla “casta”.
Perché schierarsi con la libertà di parola confondendola, in modo recidivo, con la libertà di insulto, diffamazione e menzogne virali fa danno alla causa, caro Grillo, soprattutto alla causa di chi non è blogger per fini politici, non ha un server in svizzera pronto al trasloco, non lucra sugli accessi al proprio blog e, infine, non avrebbe alcun beneficio mediatico-vittimistico dall’approvazione di una proposta come quella di Torrisi.

Salvatore Torrisi, senatore del PDL e firmatario della cd. legge ammazza-blog

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