Un pensiero su verità, menzogna e virtuale: la salvezza della scrittura attraverso la morte della stessa.

(Interamente tratto da http://duemmepi.altervista.org/blog/verita-menzogna-e-virtuale-la-salvezza-della-scrittura-attraverso-la-morte-della-stessa/ che ringrazio per aver scritto questi pensieri.
– lopinionista)

Se solo qualche anno addietro la “civiltà della scrittura” sembrava essere minacciata dall’avvento delle tecnologie, internet invece di spazzarla via l’ha salvata dall’estinzione. Novelli scrittori, saccenti pseudo filosofi, improvvisati politici e commentatori d’ogni sorta abbondano nelle infinite connessioni di ogni piattaforma sociale perpetuando ogni forma di scrittura possibile contenuti e ortografia a parte.  Abbiamo però perso la trasmissione della parola come emozione. Il tono, la cadenza, la sospensione difficilmente trovano spazio dove l’uso della scrittura è banalizzato. Avrete notato come le liti che spesso dilagano in rete siano spesso dovute all’errata comprensione di frasi dove la punteggiatura, quando questa viene correttamente utilizzata, non può supplire al tono della voce ne alla mimica facciale, anche se, coloro che sono più pratici del mezzo usano intercalare quelle “faccette emozionali” che non possono supplire all’uso del corpo come modello espressivo.  La scrittura viene salvata trasformando il mondo in un enorme, quanto sesquipedale archivio dove ogni cosa scritta può essere letta e riletta, copiata e incollata a supplire la nostra carenza di memoria e di conoscenza. Cosi perfino il falso che in rete trova la sua maggior ragione d’essere diventa vero e assurge ad elevarsi a prova in un archivio dove senza una reale cultura propria diventa quasi impossibile discernere il vero dal falso. Così se prima nell’immaginario collettivo vigeva il semplice concetto “l’ha detto la televisione”, come se questo elettrodomestico di suo potesse fare qualcosa, oggi la “prova”, la verità, è supportata dall’immancabile link copiato ed incollato in ogni dialogo o confronto che avviene in rete. Link che troppo spesso si rivela essere una colossale “bufala”.

 

La scrittura che è salvata dai milioni di analfabeti di ritorno che questo paese vanta, che si auto referenziano supportati da Wikipedia, i cui contenuti abbiamo perfino ritrovato in proposte di legge parlamentari usati per supplire la completa ignoranza in materia del firmatario. Ci s’inventa un’inesistente autorevolezza condita da strafalcioni e orrori d’ortografia tra un copia incolla e l’altro.  Le macchine non hanno preso il sopravvento su di noi come ipotizzava la fantascienza del passato millennio dove la produzione dei beni era fonte indiscussa di potere. Del resto la moneta non è più da tempo convertibile in oro e il potere si è fatto anch’esso virtuale e indefinibile come quei “derivati” che hanno messo in ginocchio le economie mondiali generando una delle peggiori crisi della storia moderna.

 

La democrazia dal basso in rete diviene cosi bassa solo nel profilo dove qualsiasi “casalinga disperata” può avere un suo Blog e suoi personali seguaci.  L’Agorà greca dove si discuteva di sistemi filosofici diventa la piazza del paese dove il chiacchiericcio delle ciane corre sul sistema binario diventando mondo a se stante, virtuale è vero ma, dove l’inesistente corporalità crea e rompe a colpi di click conducendo i più deboli perfino alla morte a sancire, se ce ne fosse bisogno, quanto il virtuale possa essere potente e devastante nel suo non esistere.  Altro che il timore delle macchine che s’impossessano dei nostri corpi manovrandoli come zombi per i loro interessi. Non sono più le ombre della caverna di Platone a impaurirci ma immagini vere e vere parole dove l’unica minaccia reale viene da noi stessi, dall’uso distorto di un mezzo che avrebbe dovuto aprirci il mondo a una conoscenza globale.

Come a dire che ora dovremmo salvare la scrittura… da se stessa.

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