Casta o Gente? Siamo sempre noi.

Tutto cominciò da qui (o forse no?)

Prima c’era una sacco di gente che negli ultimi vent’anni si era ritrovata quasi per caso ad essere definita moderata, nell’incubo continuo dei comunisti e dei clandestini. Prima, inoltre, c’era un sacco di gente che s’era ritrovata comunista senza sapere neanche cosa significasse, che s’era ritrovata a odiare Berlusconi ma vogliosa di un leader carismatico e autoritario tale e quale a lui, che aveva avuto in mano il bugiardino della Sinistra e s’era guardato bene dal leggerlo. Queste persone erano insoddisfatte e ingabbiate in contesti politici in cui vi erano entrate casualmente, erano persone che spesso non andavano alle urne, se ne fregavano. Storcevano il naso se qualcuno introduceva l’argomento “politica”, che noia! Lì nacquero i “sono tutti uguali!”, prima ancora dei vaffaday e del libro “La Casta”. Nacquero nella delusione di aspettative che non ci sono mai state: da una parte c’era la Casta, dall’altra la Gente. In molti in questi anni hanno dato per scontato che i politici fossero sempre più lontani dalle persone, dai loro bisogni. In molti hanno dato per scontato che fosse solo la Casta ad essersi allontanata: la realtà, secondo me, è invece vero anche e soprattutto il contrario; è che la Gente non è mai stata meno Gente e che sono proprio le persone ad essersi allontanate dalla politica, dai politici, e lo hanno fatto in ordine sparso, alla spicciolata, creando un loro muretto ideologico personale e pieno di bug, illusi che tutti avessero i loro stessi bisogni, illusi che le classi non esistessero, che non esistessero contrapposizioni sociali, che non occorresse altro nemico se non il governo, i politici e, al più, i “diversi”. Far politica oggi e interpretare i segnali dell’elettorato è garbuglio diabolico, nella gestione delle città così come nella gestione dello stato, perché è per prima la Gente che interpreta i propri bisogni in modo mediato, a seconda di quelli che nel tempo ci siamo convinti fossero i nostri bisogni. La complessità della società italiana di oggi è data non solo dalla molteplicità di interessi e classi, ma dalla convinzione di ognuno che i suoi bisogni combacino con quelli della collettività, salvo quella minoranza indefinita e variabile di privilegiati, fautori di tutti i mali di cui siamo afflitti. Scarichiamo così la lotta di classe, come contrapposizione tra due strati sociali ben distinti, per rincorrere una contrapposizione tra buoni (diseredati, onesti, numerosi e, finalmente, risvegliati) e cattivi (privilegiati, disonesti, pochi e/o addormentati).
Il successo del Movimento Cinque Stelle si fonda e si è fondato sulla consapevolezza di ciò, incrementando l’illusione della pacificazione sociale attraverso l’utilizzo di prestanti capri espiatori.

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. Sendivogius
    Set 09, 2013 @ 14:59:41

    “Queste persone erano insoddisfatte e ingabbiate in contesti politici in cui vi erano entrate casualmente, erano persone che spesso non andavano alle urne, se ne fregavano.”

    Ci vanno a votare… eccome se ci vanno!
    Sistematicamente, ad ogni tornata: “perché mio cugino.. mio zio.. mio nipote.. mio genero… il sig. X che mi ha fatto avere quella licenza… il sig. Y che mi ha fatto togliere quella multa… sai?! Si è candidato e se non ci si aiuta tra di noi”.
    Un secondo dopo usciti dal seggio, ricominciano subito a ragliare contro la “casta”.. i “politici” e va “tutto male”, ma al voto ed alla sua commercializzazione (si può sempre vendere) non rinuncerebbero mai.

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