Matteo Renzi è di sinistra? Tanto quanto Grillo o Berlusconi.

Se qualcuno mi chiedesse oggi se la posizione politica di Renzi è per me giusta o utile, non avrei esitazione a esprimere tutte le perplessità del caso. Un personaggio molto televisivo, molto comunicativo, senza qualcosa di significativo da comunicare, rischia ancora una volta di rappresentare la risposta populista e inconcludente, quindi inutile e quindi dannosa, alle esigenze di leader a cui vent’anni di berlusconismo ci hanno abituati.
Comunicazione vuota di slogan: fiducia, contatto, calore, amore … l’imitazione fatta da Crozza rischia di essere fin troppo realistica.
Nel tempo però, nonostante l’impegno, anche Renzi su molte tematiche è uscito allo scoperto e, ogni qualvolta lo ha fatto, si è mostrato molto più schiacciato al sistema presente di quanto a colpi di slogan non voglia far apparire.
– Quando diventa il primo detrattore della CGIL, addebitando a questa non tanto, come farei io, un eccessiva morbidezza e un eccessiva tendenza compromissoria con il padrone, quanto al contrario un eccesso di rigore e di rigidità su posizioni che lui definisce vecchie.
– Vecchie, da trascurare, come lo è la questione dell’articolo 18 che, per lui come per Beppe Grillo, è inutile, da superare. Questa di Renzi non è una posizione nuova rispetto a chi si propone di “rottamare”, visto che è stato il governo Monti, sostenuto dal suo PD, ad abrogare l’articolo 18, ed è stato sempre il suo PD ad iniziare la strada senza uscita della precarietà legalizzata nel ’97 con il pacchetto Treu poi peggiorato dal governo Berlusconi con la legge “Biagi”.
– Quando si mostra come il principale sostenitore delle infrastrutture di dubbia salubrità, dagli inceneritori alla TAV, insofferente alla posizioni dei No, liquidati con una battutina e un sorrisetto.
Al pari del M5S, Renzi ha come cavallo di battaglia la lotta contro i finanziamenti pubblici a partiti e giornali. Tuttavia, a parole, afferma di volere una politica scollegata dai grandi gruppi finanziari, bancari, multinazionali: mi chiedo però cosa si può fare per rendere la politica in mano ai finanziamenti privati e al contempo allontanare lo spettro delle lobbies. Anche in questo comunque risulta allineato a quella che è la linea politica della massa, dal PDL, al vecchio PD fino appunto al Mo Vi Mento (escluso solo il partito di Vendola), tutti a dare contro al sistema del finanziamento pubblico, tutti a dare contro al sistema delle lobby, tutti sottobanco sostenuti da una lobby, probabilmente, al quale non far danno nel momento in cui verranno eletti.
La mania della privatizzazione non investe solo la politica, e la democrazia, ma anche altri beni comuni, come questi del patrimonio artistico-culturale, o come la gestione delle reti idriche, o delle grandi aziende pubbliche di trasporto. La posizione di Renzi, qui, è abbastanza intuibile, anche quando non espressa.

Matteo Renzi con un acconciatura particolare

Il problema che oggi si pone è dunque se il pericolo di Renzi siano i contenuti finora in gran parte misteriosi del suo (non)programma politico, o il suo modo di far politica piena di slogan, che vorrebbe rottamare le persone senza rottamare il sistema di cui sono figlie, ma che appunto tende ad occultare qualsiasi contenuto poco popolare come i migliori mentalisti e affabulatori san fare. Mi importa poco in effetti se Renzi sia o meno definibile come “di sinistra”, quasi fosse questa un etichetta di sicura purezza e limpidità.
Andiamo incontro ad uno scontro che “ha il sapore della merda pressata”, tra Berluscones, Renziani e Grillini, che grossomodo propongono ricette simili e similmente vuote nei temi che più dovrebbero interessarci in questi tempi di crisi senza eguali.
Tre proposte che concentrano la loro attenzione sull’apparire più nuovi degli altri, più progressisti degli altri, meno “casta” degli altri. Trovare nell’avversario qualcuno con un passato nella vecchia politica è un colpo basso, avere esercita un qualche tipo di potere politico è motivo di frustrazione e di continue giustificazioni, la gara tra chi vuol ridurre di più stipendi, parlamentari, rimborsi, indennità è la gara che più sembra interessarci.
Sui temi concreti il sindaco di Firenze mostra qualche incertezza, la sua ricetta risulta quasi contraddittoria, semplicistica, senza prospettive di lungo periodo. Come si è già fatto notare in questo blog, non vi è una soluzione alla disoccupazione, non vi è alla precarietà, non vi è alla povertà, all’immigrazione e si è trovato il modo furbo per rimettere in discussione l’aborto così come oggi è regolato.
Vi è solo un evidenziare i problemi (tra l’altro spesso secondari) che già esistono e dire che questi non vanno bene, che vanno risolti. Non c’è un solo politico in Italia che pensa che la disoccupazione sia un bene, e persino la precarietà è mal vista un po’ da tutti (per quanto quasi tutti estimatori del suo sinonimo buono, la flessibilità). Il problema è poi come risolvi uno e come risolvi l’altro problema. Se per Renzi risolvere la disoccupazione giovanile significa alimentare il processo dei licenziamenti facili e dei contratti a termine, non mi venite poi a dire che Renzi è la sinistra: non mi venite a definirlo il nuovo che avanza, perché è da almeno un ventennio che questa soluzione viene proposta, e applicata, dalla nostra classe politica, anche di pseudo-sinistra, a cui Renzi da almeno 10 anni appartiene.
La domanda giusta non è quindi se Renzi sia di sinistra, e non lo è per una serie di motivi logici, storici, ideali che potremmo elencare in modo comunque non esaustivo, ma è “perché Renzi voglia dipingersi come tale”.
Se vogliamo ricalcare il dato storico, dopo la Rivoluzione Francese l’assemblea nazionale si dispose in modo tale che a destra del presidente si sedettero i conservatori, mentre a sinistra i più progressisti. Questa disposizione fu mantenuta poi successivamente tanto da coniare di fatto l’identificazione di sinistra come progressismo e destra come conservatorismo.
Su cosa significhino il termine progressismo e il termine conservatorismo ci sarebbe da conversare altrettanto: su cosa occorre progredire, cosa invece è da conservare? Il progressista, quando conquista e vuol conservare le conquiste fatte diventa forse conservatore? Tralasciamo.
Ad un significato quindi prettamente geografico se ne affiancava indistricabile un significato più statico, legato appunto alle ideologie che i progressisti hanno utilizzato e propagandato stando all’ipotetica sinistra dei parlamenti di tutto l’occidente.
Socialismo, comunismo, ecologismo, egalitarismo, laicismo… Tutto questo entrò nel patrimonio culturale delle sinistre europeea con differenze tuttavia marcate a seconda del paese e del periodo in cui la sinistra si affermò con forza.
In Italia sembrerebbe ancora più semplice stabilire cosa è di sinistra e cosa no, facendo riferimento all’eredità del Partito Comunista Italiano. In realtà questo è spesso utilizzato quasi come un dogma da interpretare a proprio piacimento per giustificare le proprie pensate, posizionarle a sinistra e sentirsi a posto con la coscienza.

di Mauro Biani

Il fulcro quindi della questione sembrerebbe proprio questa continua mistificazione che ogni politico o quasi oggi fa nel tentare di apparire più di sinistra, più progressista, più riformista di quello che in effetti è. Sembra che non sia più importante identificare una scelta come giusta o sbagliata, o come utile o inutile: l’importante è riuscire a mettergli l’etichetta di sinistra.
Così accade che privatizzare la politica, l’arte e l’informazione diventa di sinistra, mentre gli imprenditori sono eroi patriottici e gli operai i miracolati del buon capitalismo, e chi manifesta e sciopera contro questo è un conservatore perché dice di no (ad un modello di progresso stantìo di quasi un secolo). Si rottama la rivoluzione, mantenendo tutto quello che non era rivoluzionato. Si rottamano le manifestazioni, mantenendo il sistema contro cui si manifestava. Si rottamano i diritti, trasformandoli in gentili concessioni.
Si #cambiaverso insomma, e insieme al verso si cambia anche il significato alle parole. Ideologia: non pervenuta.

Annunci

3 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. lopinionista
    Nov 08, 2013 @ 14:15:12

    E pensare che l’ha detto più volte: “Io voglio i voti della destra”. Perché sa che quello è il suo elettorato, forse non tanto per ideologia, quanto per abitudine a figure come lui. Penso non solo a Berlusconi, ma anche a Grillo, Craxi e Andreotti solo per citare i più recenti.

    Quanto alla neolingua, nulla di più facile in un Paese dove il 51% delle persone (ultimo dato che ho letto) non è in grado di comprendere il testo che legge. Così le parole perdono valore e, citando sai benissimo cosa, «Ricordo come cominciò a cambiare il significato delle parole. Parole poco comuni come “fiancheggiatore” e “risanamento” divennero spaventose, mentre cose come “Fuoco Norreno” e “Gli articoli della fedeltà” divennero potenti. Ricordo come “diverso” diventò “pericoloso”. Ancora non capisco perché ci odiano così tanto.» oppure «Alcuni vorranno toglierci la parola, sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all’affermazione della verità.»

    Ecco perché è importante salvare la nostra lingua.

    Rispondi

  2. Sisto VI
    Nov 09, 2013 @ 15:04:36

    Ci sono degli interessanti punti di collegamento con i miei precedenti articoli (PCI e femminicidio) per quanto riguarda l’ambiguità e i molteplici e manipolabili significati delle parole.
    Una parola rimane uguale ma le idee ad essa collegata possono mutare nel tempo così come può cambiare l’atteggiamento delle persone verso di esse, tutto questo è un’ottima introduzione per il mio prossimo articolo sul significato di destra e sinistra.

    Rispondi

  3. franco33
    Gen 29, 2014 @ 11:00:58

    I BURATTINI DEI ROTHSCHILD IN ITALIA – PARTE 1

    1) ” ……Anche Renzi, come già Veltroni sei anni fa, sta riciclando infatti come “leader del centrodestra” un Buffone [berlusconi] ormai agonizzante ed in via di liquidazione politica da parte del suo stesso partito. La lotta per la successione è stata così messa d’un colpo fuori gioco, sebbene il Buffone attuale appaia, anche fisicamente, ancora più “cotto” di quello di sei anni fa.
    La storia si ripeterà probabilmente anche nel registrare la proverbiale ingratitudine del Buffone, il quale, dopo aver incassato il favore da Veltroni, lo etichettò come “comunista”, e non solo per tutta la campagna elettorale, ma persino dopo aver riconquistato il governo nel 2008. Anche il presidente Napolitano, nonostante abbia anch’egli contribuito a salvare e riciclare il Buffone in innumerevoli circostanze, per la stampa di destra rimane un “comunista”, e l’uomo che approvò nel ’56 l’invasione sovietica dell’Ungheria. Gran parte della stampa cerca oggi di alimentare l’impressione di un conflitto tra Renzi e Napolitano sulla questione dei rapporti col Buffone e sulle sorti del governo Letta. Ma l’ipotesi di un Renzi “stratega” appare troppo giornalistica e troppo poco realistica. Di fatto l’incontro tra Renzi ed il presidente Napolitano, avvenuto al Quirinale il 13 gennaio scorso, suonava invece molto di più come un viatico per l’attuale segretario del PD e per le sue iniziative.
    http://qn.quotidiano.net/politica/2014/01/13/1009506-renzi-napolitano-quirinale.shtml
    Anche in questo caso la storia si ripete, poiché nel gennaio del 2008 proprio da Napolitano arrivò un avallo esplicito e formale alle iniziative di Veltroni per un compromesso col Buffone sulla legge elettorale e sulle altre riforme istituzionali. Napolitano non si fece nessuno scrupolo di concedere la sua benedizione a Veltroni, nonostante tutti gli evidenti rischi che ciò comportava per la stabilità del governo Prodi, che infatti cadde di lì a poco. La circostanza dell’endorsement di Napolitano a Veltroni fu rilevata con compiacimento dalla stampa di destra, ed in particolare dal quotidiano “Il Foglio”. http://lasupposta.blogspot.it/2008/01/napolitano-veltroni-berlusconi.html
    Successivamente la stampa di destra ha fatto finta di dimenticarsi di quell’ennesimo favore; ma, mettendo in fila i fatti, si ricava la sensazione che in questi anni Napolitano abbia svolto la funzione di gruccia, di insegnante di sostegno e di Lord Protettore del Buffone; ed anche il presunto “colpo di Stato” della fine del 2011, da cui sortì il governo Monti, appare come un espediente per ibernare il cadavere già putrefatto del Buffone, per poi scongelarlo alla prima occasione. Per quanto possa oggi apparire inverosimile, i precedenti lasciano comunque prevedere che, quando il riciclaggio del Buffone sarà compiuto e consolidato, la stampa di destra troverà il modo di riallestire la solita messinscena dello scontro ideologico con la “sinistra”, dando del comunista persino a Renzi…….” http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=591
    NAPOLITANO E’ IN RELAZIONI MOLTO BUONE CON KISSINGER.
    ” Per Giorgio Napolitano, Henry Kissinger ha sempre avuto parole di stima. L’attuale presidente della Repubblica era “il comunista preferito” da Kissinger, per sua stessa ammissione. Lo rivelava, nel 2001, il Corriere della Sera.
    “My favourite communist», ossia «il mio comunista preferito» è stato il saluto scherzoso che Henry Kissinger ha rivolto a Giorgio Napolitano quando lo ha visto a Cernobbio. «My favourite former communist», «il mio ex comunista preferito», lo ha corretto ridendo l’ ex “ministro degli Esteri” del Pci, oggi ds. ”
    http://apocalisselaica.net/de/varie/miti-misteri-e-poteri-occulti/il-posto-di-napolitano-nel-grande-complotto-mondiale
    HENRY KISSINGER E’ UN AGENTE DEI ROTHSCHILD.
    KISSINGER E’ UN AMICO DI LORD JACOB ROTHSCHILD E DI SIR EVELYN DE ROTHSCHILD.
    https://wikispooks.com/ISGP/organisations/introduction/PEHI_Jacob_de_Rothschild_bio.htm https://wikispooks.com/ISGP/organisations/introduction/PEHI_Evelyn_de_Rothschild_bio.htm
    ” Kissinger e’ un amico di Lynn Forester e la introdusse a Sir EVELYN DE ROTHSCHILD alla conferenza Bilderberg del 1998.Essi presto si sarebbero sposati.
    Quando Henry Kissinger era invitato a parlare alla United Nations Association l’ 11 Aprile 2001 Lord JACOB ROTHSCHILD era al suo fianco”
    http://www.bibliotecapleyades.net/sociopolitica/sociopol_1001club02.htm
    KISSINGER HA ANCHE RELAZIONI CON BENJAMIN DE ROTHSCHILD E ERIC DE ROTHSCHILD.
    “…. (Kissinger) era un amico del Barone EDMOND DE ROTHSCHILD; servi’ con il Barone ERIC DE ROTHSCHILD nel consiglio internazionale dei governatori del Peres Peace Center… ” http://www.martinfrost.ws/htmlfiles/third_section/The-Rothschild-Connection-2012.html http://www.newsfollowup.com/rothschild_libor_fraud_scandal_pilgrim_society_agius_chicago_obama.htm
    http://observer.com/2008/05/come-on-in-baron-eric-de-rothschild-buys-village-coop-for-115-m/
    EDMOND DE ROTHSCHILD E’ IL PADRE DI BENJAMIN DE ROTHSCHILD, IL MARITO DI ARIANE DE ROTHSCHILD. https://en.wikipedia.org/wiki/Edmond_Adolphe_de_Rothschild https://en.wikipedia.org/wiki/Benjamin_de_Rothschild https://en.wikipedia.org/wiki/Ariane_de_Rothschild
    http://blog.libero.it/impermeabile/9298409.html

    2) Henry Kissinger e’ anche un membro dell’ International Council of JPMorgan, la banca che vuole la revisione della Costituzione Italiana. http://www.occupy.com/article/global-power-project-part-4-banking-influence-jpmorgan-chase
    ( Jp Morgan e la Costituzione antifascista http://unoenessuno.blogspot.com/2013/06/jp-morgan-e-la-costituzione-antifascista.html ).
    DUNQUE JP MORGAN HA STRETTE RELAZIONI CON LORD JACOB ROTHSCHILD, EVELYN DE ROTHSCHILD, BENJAMIN DE ROTHSCHILD E ERIC DE ROTHSCHILD.
    ” a parte la rottamazione dell’indecente legge elettorale, l’insistenza di Renzi è sullo smantellamento della Costituzione, in linea con il Ceo della Jp Morgan, Jamie Dimon, che considera “spazzatura della storia” il nostro impianto democratico così attento, almeno sulla carta, alla tutela del lavoro come diritto…………
    Il Genio Fiorentino però corre veloce, grazie alla leggenda metropolitana del “nuovo che avanza”. E adesso ha fretta di rottamare, in collaborazione con l’amico Silvio, soprattutto l’odiata Costituzione. «Puntano il dito contro le lungaggini del bicameralismo – protesta il grillino Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera – ma per varare il Lodo Alfano gli sono bastati otto giorni». L’obiettivo è sempre lo stesso, da anni: presidenzialismo, potere verticale. Mani libere, per scelte sbrigative truccate da “riforme”, mentre tutto intorno sta crollando: l’unica vera notizia è che l’economia globalizzata della fabbrica-mondo avrà sempre meno bisogno dei lavoratori italiani, a meno che non intervenga – con una svolta radicale – la protezione dello Stato, cioè il potere pubblico che i “nuovisti” vogliono morto, perché fa da argine allo strapotere delle multinazionali.” http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=95606&typeb=0&Al-peggio-non-c-e-mai-fine
    http://www.pumilano.it/economiaumanista/2014/01/italicum-o-presa-per-fondellum-perche-il-metodo-proporzionale-spaventa-partiti/

    3) ” Dopo aver versato, per non più di un minuto, lacrime di coccodrillo sui dati della disuguaglianza sociale nel pianeta, forniti dal rapporto della ong Oxfam – le 85 persone più ricche del mondo detengono una ricchezza equivalente a quella di 3,5 miliardi di persone; l’1% del pianeta possiede il 50% della ricchezza mondiale – il ministro Saccomanni, presente all’annuale Forum di Davos, è passato alle cose serie e, in un incontro con i grandi investitori stranieri, ha annunciato l’avvio dell’ennesimo piano di privatizzazioni, con in testa le Poste Italiane. ” http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=12845
    LORD JACOB ROTHSCHILD, EVELYN DE ROTHSCHILD, BENJAMIN DE ROTHSCHILD E ERIC DE ROTHSCHILD SONO I VERI INTERESSATI ALL’ACQUISTO DELLE POSTE ITALIANE ?

    ” Il Professor Joseph Stiglitz, ex capo economista della Banca mondiale ed ex Presidente del Consiglio degli esperti economici del Presidente Clinton, svela i “quattro passi della strategia” della Banca mondiale, che è stata progettata per schiavizzare le nazioni ai banchieri. Riassumo questo qui sotto,
    Passo uno: privatizzazione.
    Questa è in realtà la fase dove ai leader nazionali viene offerto il 10% di commissioni nei loro segreti conti bancari svizzeri affinche’ gli acquirenti possano acquistare i beni nazionali ad un prezzo di vendita veramente stracciato. Pura e semplice corruzione .” http://www.iamthewitness.com/books/Andrew.Carrington.Hitchcock/Synagogue.of.Satan/1998-2002.htm

    letta, saccomanni, berlusconi e compagnia stanno aspettando la tangente del 10%++++++ ?

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: