Italicum, una legge ‘partiticida’

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Matteo Renzi, neosegretario del PD e artefice della legge ‘partiticida’

Un terremoto politico, un vero cataclisma del sistema partitico. Ecco ciò che ci si dovrebbe aspettare se la proposta di Renzi e Berlusconi riuscisse a passare. Ma quali sarebbero le conseguenze? E’ attuabile una legge elettorale del genere, ma soprattutto sarebbe fedele alla reale divisione politica del Paese?

Quella che sarà proposta in parlamento e, probabilmente, votata entro maggio dalla premiata ditta Berlusconi-Renzi ha veramente l’aria di essere una “legge truffa”, come dice la Lega Nord. Già, perché il sistema proposto dai leader di Forza Italia e Partito Democratico si basa sul sistema spagnolo, ma nemmeno troppo, con molte, moltissime correzioni, che rendono la legge una norma, forse, addirittura peggio del porcellum.

Innanzitutto vanno analizzate le soglie di sbarramento. La proposta del PD prevede varie soglie di sbarramento: 12% alle coalizioni, 5% ai partiti in coalizione, 8% ai partiti non coalizzati. Queste soglie di sbarramento sono un chiaro segnale di come i due maggiori partiti nazionali stiano cercando di abbattere tutta la serie di piccoli partiti presenti nell’orizzonte politico nazionale. Infatti, con questo sistema, in pericolo ci sarebbero Sinistra Ecologia e Libertà e tutti i partiti a sinistra del PD; la Lega Nord; Nuovo Centro Destra; Scelta Civica e i Popolari di Mauro; Fratelli d’Italia e tutti i partitini alla destra di Forza Italia. Un vero e proprio bipartitismo forzato, che porterà questi partiti ad una scelta: coalizzarsi e sperare di superare il 12% oppure fare una sola lista e cercare di raggiungere l’8%. Ultima scelta sarà quella di sciogliersi all’interno dei partiti guida della propria area politica.

Un bipartitismo forzato, una legge elettorale che potrebbe escludere dall’elettorato il 6-7% di elettori di sinistra che non si rivede nel PD e del 8-10% di elettori che non si rivedono nelle scelte di Forza Italia e di Berlusconi, senza contare una gran parte di astensionisti che potrebbe rimanere tale, se non aumentare, a causa della spinta centrifuga dei partiti e del sistema elettorale.

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Altra cosa che sembra proprio non andar giù agli elettori, sia di sinistra che di destra, è la presenza di liste bloccate e la bocciatura definitiva delle preferenze. Nonostante la corte costituzionale si sia espresso in netto favore alle preferenze, sembra che il patto tra FI e PD non preveda le preferenze, anche se Renzi assicura che i candidati “saranno scelti con primarie di partito come già avvenuto con Bersani”. Tuttavia la scelta di non inserire le preferenze, un vero diktat di Berlusconi a Renzi, viene vista in malo modo da parte del direttivo PD, in particolare dalla corrente cuperliana che non accetta l’ingerenza di Berlusconi nelle linee del PD. L’assenza di preferenze, come denuncia anche Grillo, formerà un nuovo “parlamento di nominati” nonostante il parere sfavorevole della Corte Costituzionale.

Ultimo punto nevralgico della proposta è il premio di maggioranza. Anche in questo caso, nonostante la posizione della corte che non approva premi di maggioranza ampi, è stato previsto un premio di maggioranza del 18% per chi supera il 35%, assicurando una maggioranza che oscillerà tra il 53 e il 55%. Nel caso in cui nessuna coalizione o partito raggiungerà il 35% si procederà al ballottaggio, dove il vincitore riceverà il 53% dei seggi mentre gli sconfitti, calcolati gli sbarramenti e chi rientra in parlamento, si dividerà il restante 47%.

Ma tale sistema è applicabile al caso italiano? L’Italia è un sistema essenzialmente multipartitico, con numerosi partiti che rappresentano determinate fasce di elettorato e di società. Questa legge elettorale consegnerà al Paese una normativa che prevede l’esclusione de facto di circa il 15-20% dei cittadini, non calcolando gli astenuti e il caso in cui ci siano coalizioni che superino a sorpresa il 12% o partiti piccoli che superino il 5% nelle coalizioni. Infatti, mettendo il caso che sia a sinistra che a destra i partiti minori si uniscano, è presumibile che i partiti guida non accettino queste formazioni nella coalizione, per evitare ingerenze e noie politiche in parlamento e, soprattutto, per finire il lavoro di distruzione chiaramente visibile in questo regolamento elettorale. Inoltre i leader degli stessi avranno finalmente un partito padronale, senza pericolo di scissione visto che non ci saranno reali possibilità di poter entrare in parlamento e/o contare qualcosa con un nuovo partito.

Silvio Berlusconi, l'immortale leader del centrodestra e co-ideatore del 'Pastrocchium'

Silvio Berlusconi, l’immortale leader del centrodestra e co-ideatore del ‘Pastrocchium’

Il vero errore politologico, però, sembra essere quello di aver completamente dimenticato il ruolo del MoVimento 5 Stelle. Infatti l’Italia, nel sistema multipartitico presenta essenzialmente tre grandi poli: PD, FI e M5S. Come si può elaborare una legge elettorale bipartitica facendo finta che una forza politica come il M5S, che ad oggi rappresenta almeno il 20% degli italiani, non esista? Tra l’altro la legge non prevede grandissimi danni al movimento di Grillo, visto che con le liste bloccate si scongiura il pericolo corso nelle amministrative, cioè di candidati poco conosciuti stracciati dai signori del posto. Con questa legge elettorale, nonostante i grillini potrebbero perdere parte del consenso, si va ad ignorare circa un quinto degli elettori. Considerando quindi la forza grillina si avrà costantemente un astensionismo pesantissimo, un ballottaggio perenne e governi con maggioranze sempre risicate. Ma non era meglio il porcellum rivisitato dalla Corte Costituzionale, a questo punto?

fdimatteo

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Maschilismo femminile

Certe illuminazioni vengono quando fai due o tre cose del tutto sconnesse in un periodo di tempo ravvicinato, per esempio fare il radical-chic tronfio e vittorioso, leggere un post intriso di femminismo di una deputata e ascoltare un paio di canzoni. Fin qui, niente di male.

Il problema nasce quando una delle canzoni che senti è “Blurred lines” di Robin Thicke. Il femminismo è già in allerta. Ricordo bene quanto il video di quella canzone sia stato criticato, siccome offriva un’immagine mortificata di donne-oggetto nell’accezione più negativa: tre ragazze in giropassera e trampoli, trattate come se fossero bambole dal belloccio bianco di turno (Thicke) e dai suoi compari neri (Pharrell Williams e T.I.), una di essa addirittura incellophanata come se fosse stata un polpettone. Anche il testo, ad onor del vero, è in linea con il messaggio del video. Critiche dunque legittime, rivolte verso uomini evidentemente maschilisti (in questo caso, non posso dissentire).

Caso vuole, però, che la canzone successiva sia di Lana Del Rey. Questa talentuosa cantante newyorkese cresciuta a Lake Placid (che a me ricorda il titolo di un film horror) è presa in giro sul web come Lagna Del Rey per il pessimismo delle sue canzoni o come Cagna Del Rey dai più maligni: io riporto il tutto per inquadrare il personaggio, che è insospettabile.
Ascolto la sua hit più recente, “Summertime sadness”, e per qualche associazione mentale ho pensato ad una sua hit precedente, “Video games” (forse perché ero davanti alla Playstation?), poi al sarcastico “ottimismo di Lana Del Rey” ed infine al testo della canzone.
Non ho voglia di tradurlo parola per parola, ma racconterò il contenuto: una ragazza si veste-profuma-imbelletta tutta come piace al suo fidanzato perché lui mentre era in macchina a bere birra e le ha detto (non chiesto, notare la sfumatura) di andare a giocare ai videogames, dopodiché vanno in qualche bar e si ubriacano insieme agli amici di lui, ma a lei tutto questo piace nonostante sia una routine perché è succube.
Ora, tralasciando la scena desolante, io trovo questo ben più maschilista di molte altre cose per le quali le femminaziste (ops, errore volontario) da tastiera si sono scandalizzate e contro le quali si sono scagliate inviperite. Non ho letto però una critica che fosse una in merito a ciò.

Sarò maligno, sarò parziale, sarò coglione, ma mi viene il lecito sospetto che le critiche non siano arrivate perché a fare la maschilista è stata una donna.

Digressione

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