Italicum o Toninellum: ne abbiamo davvero bisogno?

1. Per noi un vincitore ci vuole sempre. L’unico modello che assicura questo oggi in Italia è la legge elettorale che assegna un premio di maggioranza al primo turno o al secondo turno. Il Movimento 5 Stelle, per esempio, ha vinto a Parma, Livorno e Civitavecchia nonostante che (sic) al primo turno abbia preso meno del 20% dei voti. Però poi al ballottaggio ha ottenuto la metà più uno dei votanti. Vi chiediamo: siete disponibili a prevedere un ballottaggio, così da avere sempre la certezza di un vincitore? Noi sì.

2. Siete disponibili a assicurare un premio di maggioranza per chi vince, al primo o al secondo turno, non superiore al 15% per assicurare a chi ha vinto di avere un minimo margine di governabilità? Noi sì.

3. Siete disponibili a ridurre l’estensione dei collegi? Noi sì.

4. Siete disponibile a far verificare preventivamente la legge elettorale alla Corte costituzionale, così da evitare lo stucchevole dibattito “è incostituzionale, è costituzionale”? Noi sì.

Cosa vuol dire? La legge elettorale pensata dal PD è lontanissima dall’essere simile alla legge elettorale dei comuni (volutamente inesatto il riferimento al sindaco d’italia) che presuppone l’elezione diretta del capo dell’esecutivo (il sindaco) e l’elezione contestuale dell’organo deliberativo (il consiglio), che prevede il meccanismo di simul stabunt simul cadent, e che infine prevede il sistema di preferenze e voto disgiunto.

Si tratta di un sistema che, se fosse realmente introdotto in Italia, necessiterebbe di una massiccia riforma istituzionale che, per inciso, comporterebbe una radicale trasformazione della forma di governo. Ma l’Italicum è molto meno di quello che Renzi fa apparire. Si tratta di una legge elettorale proporzionale, senza preferenze, con premi di maggioranza bulgari per partiti che non ottengono la maggioranza dei consensi, e con lo sbarramento altissimo, diversificato tra listine coalizzate e listine non coalizzate.

Cosa c’è di diverso con il porcellum? La riduzione della dimensione dei collegi, che implica una riduzione delle liste bloccate per ogni collegio (e questo dovrebbe permettere all’elettore di sapere chi sta eleggendo), e l’introduzione di un ballottaggio con il quale assegnare il premio di maggioranza ad secondo turno nel quale si sfideranno i primi due partiti o le prime due coalizioni che hanno superato la soglia del 37%. Infine: l’aumento delle soglie di sbarramento per moltiplicare l’odiato fenomeno del voto utile.

“Chi ha la maggioranza (ndr 50%+1) vince” si è ormai trasformato in “Chi vince (ndr chi prende più voti) ottiene la maggioranza”. Sembrerebbe evidente la violazione del principio fondamentale della democrazia, eppure a nessuno salta in mente di contraddire questo slogan in nome di una governabilità garantita da accozzaglie di partiti uniti dalla paura di scomparire per sempre nell’abisso extra-parlamentare.

Potrebbe essere accettabile l’idea di un ballottaggio tra i “migliori perdenti” (ancora così li considero quei partiti che non raggiungano la maggioranza) qualora al primo turno fosse garantita a tutti la partecipazione alla gara: con uno sbarramento così alto è evidente che ciò non accade. Inoltre è inaccettabile una soglia così bassa (il 37%) oltre il quale ottenere il premio senza neanche passare per il secondo turno.

Le proposte dei grillini, sebbene infarcite dalla solita retorica inutile, sembrano andare proprio in questo senso: ballottaggio tra i primi due per il premio di maggioranza – qualunque sia la percentuale raggiunta – e eliminazione delle soglie di sbarramento. Queste proposte sono ragionevoli, anche se mal poste e oscurate dalla fissazione, elettoralmente più forte, per le preferenze. Curioso come il partito degli illustri sconosciuti e della trasparenza democratica, quale vanta di essere il M5S, punti tutto su un sistema che, laddove c’è o c’è stato, si dimostra essere una macchina da clientelismo e voti di scambio o di amicizia. L’Italicum prevede piccoli collegi e piccole liste nominate, e il PD che le sue liste le sceglie tramite primarie sta in una botte di ferro. Siamo sicuri infatti che le preferenze siano il migliore e soprattutto l’unico modo per i cittadini di scegliere i propri rappresentanti?

L’ultima domanda, relativa alle riforma elettorale, riguarda la verifica preventiva della legge elettorale da parte della Corte Costituzionale. A me pare retorico chiederlo, visto che un parere preventivo sul testo scongiurerebbe qualsiasi dibattito sulla costituzionalità della legge (ma non quello sull’opportunità politica della stessa). Peccato che la Corte Costituzionale non abbia questa prerogativa nella Costituzione vigente ma, eventualmente, solo nella riforma costituzionale elaborata dal governo che è ben lontana dall’essere approvata. Come fanno giustamente notare i cinque stelle, infatti, il presidente del Consiglio Renzi ha subordinato l’approvazione della legge elettorale all’approvazione, ma solo in prima lettura, della riforma costituzionale.

Quando avrete finito di farvi una guerra retorica, demagogica e priva di contenuti, ci avvisate?
Motivi per criticare e spunti per modificare la legge elettorale di Renzi e Verdini ce ne sono tanti e qualcuno, forse per pura casualità, l’hanno individuato anche i grillini. Ma finché si porranno con la strafottenza di chi si sente indispensabile o comunque proporranno leggi elettorali ed emendamenti complicati e difficilmente compatibili con l’impostazione dell’italicum, non faranno altro che fare un favore a chi vuole procedere spedito con quest’ennesima legge-porcata.

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