Italicum, una legge ‘partiticida’

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Matteo Renzi, neosegretario del PD e artefice della legge ‘partiticida’

Un terremoto politico, un vero cataclisma del sistema partitico. Ecco ciò che ci si dovrebbe aspettare se la proposta di Renzi e Berlusconi riuscisse a passare. Ma quali sarebbero le conseguenze? E’ attuabile una legge elettorale del genere, ma soprattutto sarebbe fedele alla reale divisione politica del Paese?

Quella che sarà proposta in parlamento e, probabilmente, votata entro maggio dalla premiata ditta Berlusconi-Renzi ha veramente l’aria di essere una “legge truffa”, come dice la Lega Nord. Già, perché il sistema proposto dai leader di Forza Italia e Partito Democratico si basa sul sistema spagnolo, ma nemmeno troppo, con molte, moltissime correzioni, che rendono la legge una norma, forse, addirittura peggio del porcellum.

Innanzitutto vanno analizzate le soglie di sbarramento. La proposta del PD prevede varie soglie di sbarramento: 12% alle coalizioni, 5% ai partiti in coalizione, 8% ai partiti non coalizzati. Queste soglie di sbarramento sono un chiaro segnale di come i due maggiori partiti nazionali stiano cercando di abbattere tutta la serie di piccoli partiti presenti nell’orizzonte politico nazionale. Infatti, con questo sistema, in pericolo ci sarebbero Sinistra Ecologia e Libertà e tutti i partiti a sinistra del PD; la Lega Nord; Nuovo Centro Destra; Scelta Civica e i Popolari di Mauro; Fratelli d’Italia e tutti i partitini alla destra di Forza Italia. Un vero e proprio bipartitismo forzato, che porterà questi partiti ad una scelta: coalizzarsi e sperare di superare il 12% oppure fare una sola lista e cercare di raggiungere l’8%. Ultima scelta sarà quella di sciogliersi all’interno dei partiti guida della propria area politica.

Un bipartitismo forzato, una legge elettorale che potrebbe escludere dall’elettorato il 6-7% di elettori di sinistra che non si rivede nel PD e del 8-10% di elettori che non si rivedono nelle scelte di Forza Italia e di Berlusconi, senza contare una gran parte di astensionisti che potrebbe rimanere tale, se non aumentare, a causa della spinta centrifuga dei partiti e del sistema elettorale.

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Altra cosa che sembra proprio non andar giù agli elettori, sia di sinistra che di destra, è la presenza di liste bloccate e la bocciatura definitiva delle preferenze. Nonostante la corte costituzionale si sia espresso in netto favore alle preferenze, sembra che il patto tra FI e PD non preveda le preferenze, anche se Renzi assicura che i candidati “saranno scelti con primarie di partito come già avvenuto con Bersani”. Tuttavia la scelta di non inserire le preferenze, un vero diktat di Berlusconi a Renzi, viene vista in malo modo da parte del direttivo PD, in particolare dalla corrente cuperliana che non accetta l’ingerenza di Berlusconi nelle linee del PD. L’assenza di preferenze, come denuncia anche Grillo, formerà un nuovo “parlamento di nominati” nonostante il parere sfavorevole della Corte Costituzionale.

Ultimo punto nevralgico della proposta è il premio di maggioranza. Anche in questo caso, nonostante la posizione della corte che non approva premi di maggioranza ampi, è stato previsto un premio di maggioranza del 18% per chi supera il 35%, assicurando una maggioranza che oscillerà tra il 53 e il 55%. Nel caso in cui nessuna coalizione o partito raggiungerà il 35% si procederà al ballottaggio, dove il vincitore riceverà il 53% dei seggi mentre gli sconfitti, calcolati gli sbarramenti e chi rientra in parlamento, si dividerà il restante 47%.

Ma tale sistema è applicabile al caso italiano? L’Italia è un sistema essenzialmente multipartitico, con numerosi partiti che rappresentano determinate fasce di elettorato e di società. Questa legge elettorale consegnerà al Paese una normativa che prevede l’esclusione de facto di circa il 15-20% dei cittadini, non calcolando gli astenuti e il caso in cui ci siano coalizioni che superino a sorpresa il 12% o partiti piccoli che superino il 5% nelle coalizioni. Infatti, mettendo il caso che sia a sinistra che a destra i partiti minori si uniscano, è presumibile che i partiti guida non accettino queste formazioni nella coalizione, per evitare ingerenze e noie politiche in parlamento e, soprattutto, per finire il lavoro di distruzione chiaramente visibile in questo regolamento elettorale. Inoltre i leader degli stessi avranno finalmente un partito padronale, senza pericolo di scissione visto che non ci saranno reali possibilità di poter entrare in parlamento e/o contare qualcosa con un nuovo partito.

Silvio Berlusconi, l'immortale leader del centrodestra e co-ideatore del 'Pastrocchium'

Silvio Berlusconi, l’immortale leader del centrodestra e co-ideatore del ‘Pastrocchium’

Il vero errore politologico, però, sembra essere quello di aver completamente dimenticato il ruolo del MoVimento 5 Stelle. Infatti l’Italia, nel sistema multipartitico presenta essenzialmente tre grandi poli: PD, FI e M5S. Come si può elaborare una legge elettorale bipartitica facendo finta che una forza politica come il M5S, che ad oggi rappresenta almeno il 20% degli italiani, non esista? Tra l’altro la legge non prevede grandissimi danni al movimento di Grillo, visto che con le liste bloccate si scongiura il pericolo corso nelle amministrative, cioè di candidati poco conosciuti stracciati dai signori del posto. Con questa legge elettorale, nonostante i grillini potrebbero perdere parte del consenso, si va ad ignorare circa un quinto degli elettori. Considerando quindi la forza grillina si avrà costantemente un astensionismo pesantissimo, un ballottaggio perenne e governi con maggioranze sempre risicate. Ma non era meglio il porcellum rivisitato dalla Corte Costituzionale, a questo punto?

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Scacco al Re!

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I grillini sono in difficoltà. Grillo e Casaleggio sono preoccupati. Le urne, che hanno consegnato un Paese ingovernabile, hanno consegnato anche una bruttissima situazione al duo a capo del MoVimento 5 Stelle. Il 25% degli italiani ha votato il non-partito e ora il non-politico Comico si trova tra due fuochi: da una parte la possibilità di governare per attuare le sue proposte, ipotesi sposata da una parte dei grillini, con il rischio di sporcarsi le mani di marmellata appoggiando il PD; dall’altra parte c’è l’ipotesi di non concedere la fiducia al governo e trascinare il Paese ad elezioni in una fase in cui avere un governo è di vitale importanza, prostrando il fianco ad una campagna elettorale del centrosinistra (e non) tutta volta a denunciare l’irresponsabilità dei grillini per cercare di recuperare terreno.
Grillo è messo all’angolo, quindi. La proposta fatta via web al PD, affinchè quest’ultimo dia la fiducia ad un governo grillini, è chiaramente una provocazione, una provocazione che però non hanno preso sul serio nemmeno tantissimi grillini. Ma allora che si fa? Cosa intendono fare i grillini? Vogliono concedere la fiducia ad un governo PD-SEL, dimostrando di tendere anche al governo per tentare di attuare le proprie riforme, anche sporcandosi le mani, o vuole rimanere un semplice movimento di protesta irresponsabile il cui unico scopo è di conservare gelosamente il suo ottimo risultato elettorale?

Scacco Matto

ESCLUSIVA: Intervista al neo-deputato Salvatore Micillo (M5S)

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Un saluto al neo-eletto deputato del MoVimento 5 Stelle On. Salvatore Micillo. Salvatore lei è molto attivo sul territorio a nord di Napoli. Ci parli brevemente delle sue attività nella zona.

Grazie Francesco, sei stato gentilissimo. Nasco come ambientalista prima di avvicinarmi al  MoVimento 5 Stelle. Provengo da Giugliano in Campania (Napoli) che è la capitale della monnezza, dove ci sono 75 discariche, ovviamente non tutte a norma, e mi sono avvicinato al MoVimento tramite le comuni idee in tema di ecologismo e di gestione dei rifiuti. La nostra idea è di usare materiali solamente riciclabili usando un ciclo di riduzione dei rifiuti, riciclo di questi e riuso dei prodotti riciclati. Abbiamo lottato e lottiamo contro gli inceneritori che sono pesantemente inquinanti e nella mia zona ci sono centinaia di persone che soffrono e muoiono di tumore.

Passiamo ora tema clou e ovvio di questa intervista e di questo periodo: le elezioni appena concluse. In queste elezioni il MoVimento 5 Stelle ha fatto il botto, come si suol dire, raggiungendo un grandissimo risultato con il suo 25%, diventando primo Movimento/Partito del Paese. Se lo aspettava? Cosa c’è alla base di questo, secondo lei?

Nella guerra fredda c’erano le cartine con i blocchi di influenza, ma non erano realistiche perché non rispettavano le reali influenze, il reale peso delle super potenze sugli altri stati. Così i sondaggi erano creati per non includerci nel sistema per stimolare il voto utile sottovalutandoci. Il 25% è un risultato veramente inaspettato anche per noi, ma negli ultimi mesi abbiamo avuto un incremento della partecipazione drastica, dalle 20 persone che partecipavano alle nostre riunioni siamo arrivati anche a 150, ed è lì che abbiamo capito che stavamo crescendo e che potevamo ottenere un ottimo risultato. I gruppi spontaneamente nati sui territori dei vari comuni mi invitavano per farmi “interrogare” dagli elettori insieme agli altri candidati ed a queste riunioni mi meravigliavo dal gran numero di persone che c’era, gente che voleva capire e conoscere il progetto e questa stessa gente restava anche dopo queste riunioni, entusiasta del programma e delle nostre attività.

I giornali, in questi giorni, sono tutti un’alternarsi di critiche e di elogi verso il MoVimento. Ma tutti sono d’accordo di una cosa: il MoVimento sarà decisivo nelle scelte del prossimo governo, semmai verrà istituito. Come si comporterà il gruppo dei grillini nelle aule?

L’economia traballa a causa dell’instabilità delle urne ma non è colpa dei grillini. Non è il movimento a creare instabilità, sono destra e sinistra che non hanno ascoltato le nostre istanze per anni e anni. Noi faremo quello che succede in Sicilia con Sicilia, se ci sono proposte le voteremo in caso contrario le rigetteremo.

Alcuni analisti e opinionisti hanno sottolineato e fatto notare come la componente grillina che approderà in Parlamento presenta casi paradossali in cui i neo-parlamentari non si conoscono neanche. Questo, a detta di questi analisti, potrebbe portare a fasi instabili all’interno del gruppo, magari dissidenti, spaccature o casi di parlamentari che si avvicinano ai soggetti politici che siedono alla vostra destra e alla vostra sinistra. Lo ritiene possibile?

Nelle prossime settimane sono già programmate riunioni, prima a livello locale e regionale, e poi a livello nazionale per incontrarci e discuterne. Nel sistema parlamentare italiano non c’è vincolo di mandato, chi viene candidato nel MoVimento può fare quello che ritiene più giusto. Spero di no, metto la mano sul fuoco su tantissime persone e un tradimento di queste persone sarebbe una sconfitta per me che sono tra i fondatori del MoVimento in Campania. Ma sono persone, sono umani, e tutti potrebbero fuggire su altri lidi.

Le urne, come oramai è assodato, hanno consegnato un Paese senza una reale maggioranza e quindi in una situazione di ingovernabilità. Le possibili maggioranze sono solo due: o il Partito Democratico fa il grande inciucio con Berlusconi, oppure governo della maggioranza PD-SEL con appoggio esterno del MoVimento. Grillo ha detto che non concederà la fiducia a nessuno ma che valuterà provvedimento per provvedimento sul modello dell’ARS di Crocetta. Allora la domanda è semplice: come intendete superare lo scoglio costituzionale della fiducia per l’insediamento del governo?

C’è anche una terza ipotesi, in realtà: Bersani proponga il MoVimento al governo e ci voti la fiducia. E’ poco probabile ma è una possibilità, la fiducia ad un eventuale governo PD-SEL è una cosa con cui ragionare con tutti gli iscritti al blog, i tesserati e i nostri elettori e militanti che tanto hanno lavorato per lo Tsunami Tour, proprio come abbiamo sempre detto.

Però sul web girano notizie di comitati auto-organizzatisi per raccogliere le firme e votare la fiducia al Governo Bersani.

Non credo ci sia questa spaccatura nei nostri elettori e nella nostra base per andare al governo con Bersani. Gli elettori ci hanno votato per rompere gli inciuci e votare la fiducia a Bersani potrebbe essere autodistruttivo. Le firme di cui si parla sono opera di un ex pirata che non può parlare a nome del MoVimento. Ci saranno sicuramente parti del moVimento che vuole parlare con il PD, ma non sono assolutamente la maggioranza. In Campania nessuno ha chiesto una cosa del genere, per esempio. 

Altro tema importantissimo è l’elezione del Presidente della Repubblica. Beppe Grillo aveva proposto il nome di Dario Fo, il quale ha rifiutato perchè si ritiene vecchio. Fonti giornalistiche dicono che Grillo abbia poi incontrato Prodi e, le stesse fonti, dicono si stesse discutendo della sua elezione al Quirinale. E’ vero che volete proporre Romano Prodi al Quirinale?

Lasciamo stare Prodi, nulla è vero. Il Presidente della Repubblica che sarà votato in aula dal MoVimento sarà votato prima online, dove ognuno potrà fare proposte. Personalmente proporrò Salvatore Borsellino.

Anche dopo l’appoggio, almeno a metà, a Rivoluzione Civile?

Guardo alla persona e non m’interessa dell’appoggio dato a Rivoluzione Civile, anzi ci ha aiutato durante lo Tsunami Tour, ci ha scritto e ci ha sempre aiutato come noi abbiamo aiutato lui con le Agende Rosse. E’ un simbolo ed è un faro per questo Paese.

Come neo-deputato grillino lei è stato eletto nel collegio Campania-1. Cosa intende fare lei in prima persona nei suoi primi 100 giorni da parlamentare? Quali sono i suoi obbiettivi per questa legislatura?

Gli obbiettivi sono quelli espressi dal programma, riduzione costi politica, abrogazione rimborsi elettorali, limite dei due mandati. Molte persone si sono distaccate dalla politica proprio a causa della cattiva gestione di questi fondi dati alla politica e degli scandali che si sono succeduti.  La cittadinanza attiva si potrebbe rimettere in gioco e il MoVimento ha occupato quello spazio politico tra persone ed istituzioni con la propria linea pulita che rinnega i rimborsi elettorali e portando avanti una linea etica che riavvicina lo Stato alla gente.
Sul mio territorio c’è molta gente che muore  e soffre di tumore a causa dell’inquinamento criminale, dei roghi tossici e degli sversamenti illegali. Con la mia web-radio, Wrong, abbiamo intervistato vari magistrati ed esperti in tal senso cercando di aiutare quanto più possibile i cittadini. E’ uno scandalo infatti che il reato ambientale sia assente dal 1998. A titolo personale tengo molto a cuore questo problema e proporrò l’inasprimento delle pene per i crimini ambientali, parificandolo al reato di omicidio colposo: sversando rifiuti e inquinando la mia terra, non mi uccidi direttamente ma queste pratiche hanno delle conseguenze mortali per chi abita in queste terre.

The day after tomorrow

4978843623_d946b11db2[1]The day after tomorrow, l’alba (meglio il tramonto, vista l’ora) del giorno dopo. Dopo lo sfogo di ieri sera, possiamo analizzare la cosa a bocce ferme, e per bocce intendo proprio quelle che mi fumano e girano da ieri.

In questo pezzo c’è la volontà di provare ad analizzare quello che è successo, analizzando i principali singoli schieramenti e la loro campagna elettorale che hanno portato alla situazione nota da ieri sera. Proveremo anche a dare una spiegazione, anche se l’impresa è assai più ardua.

Italia. Bene Comune

Partiamo con la grande delusione di questa tornata elettorale, la coalizione dei progressisti guidata da Pier Luigi Bersani. Come mai la coalizione stra-favorita non è riuscita a vincere? Come ha fatto la sinistra italiana, e il PD in particolare, a perdere di nuovo? A mio parere, la vicenda sta tutta nella campagna elettorale. Evitando di considerare l’errore di non tornare al voto un anno fa, quando Berlusconi era morto e Grillo era al 4%, la coalizione di centro sinistra ha sbagliato in due punti in particolar modo, ma non mi sento di essere troppo duro. Innanzitutto lo scarso lavoro di informazione: anche se l’elettorato tende a non leggere i programmi elettorali, purtroppo, la diffusione delle istanze dei progressiste è stato praticamente assente. Troppe poche persone conoscevano il programma della coalizione rispetto al lavoro comunicativo degli avversari che, non entrando nel merito delle proposte, hanno fatto il possibile e oltre per far conoscere le proprie proposte, preferendo discorsi più vaghi. Tutto questo può essere considerato come la diretta conseguenza del secondo motivo e cioè che il Partito Democratico ha scelto di fare una campagna elettorale totalmente in difesa. La scelta è rispettabile, visto che la coalizione è nata con un vantaggio di quasi 10 punti e fare promesse che non possono essere mantenute, nel momento in cui molto probabilmente si verrà chiamati a governare, è totalmente inutile oltre che deleterio, a lungo termine. In conclusione, quindi, ritengo che le colpe del PD siano pochissime visto che personalmente ho approvato la scelta di una campagna elettorale pacata e realista. Scelta che “moralmente” è stata ottima ma che politicamente ha portato ai risultati che abbiamo conosciuto ieri. Ultimo appunto è diretto a chi ritiene che con Renzi tutto poteva cambiare. Si, politicamente cambiava tutto, si passava da una strategia politica vera ad una visione della politica più televisiva come Berlusconi. Vincevamo ma poi?

Lista Monti

La più grande debacle, insieme a quella di Ingroia, è quella del professore e dei suoi alleati Fini e Casini. Le scelte impopolari, come qualcuno aveva previsto, sono pesate alle urne e ci sono andati di mezzo (Dio ti ringrazio!) anche i dinosauri della politica Fini e Casini. La debacle dei montiani ha visto un crollo inaspettato, visto che gli ultimi sondaggi pesavano la coalizione a circa il 12-13%. Il crollo ha ridisegnato tutta la geografia politica dell’Italia eliminando dalla scena politica italiana il centro e il terzo polo che negli ultimi anni troppo spesso avevano determinato le politiche e gli equilibri parlamentari. La campagna elettorale del professore è stata fiacca, e il suo aplomb e charme anglosassone non hanno colpito gli elettori.

MoVimento 5 Stelle

Tra i vincitori di queste elezioni ci sono sicuramente i grillini che raccolgono un sorprendente 25%. Devo dire la verità, sono stato estremamente sorpreso da questo risultato. Il MoVimento, analiticamente, ha ben poche risposte alle problematiche reali del Paese. I problemi del Paese non sono gli stipendi dei parlamentari, non è l’euro (anzi), non è mettere il Wi-Fi gratuito per tutti. Il problema dell’Italia è il lavoro, la stabilità economica. Ma tutti sappiamo che la fonte del consenso grillino è tutta nel voto di protesta. La campagna elettorale di Grillo è stata folkloristica come tutti si aspettavano: vaffanculo, urla, populismo. Però ha colpito lo stesso gli italiani, e tutti per lo stesso motivo: vogliamo parlamentari che per primi facciano sacrifici prima di imporli a noi tutti. Ragionamento giustissimo, sul piano morale, ma sul piano politico altre sono i primari problemi del Paese, come abbiamo già detto. La percentuale del MoVimento lo porta ad occupare lo stesso spazio politico, anche se non lo stesso elettorale, occupato in precedenza dal defunto centro: il MoVimento può pesantemente influenzare le politiche del governo e le posizioni del Parlamento forte dei suoi numerosi parlamentari. Infatti l’unica maggioranza possibile pare essere quella tra Bersani e Grillo. Quest’ultimo ha già detto di essere disponibile a valutare provvedimento per provvedimento applicando il modello sperimentale siciliano con Crocetta. Ma come si fa con la fiducia iniziale? Questo è il punto che per ora il non-partito sembra accuratamente evitare, forse per paura di perdere elettorato.

Popolo delle Libertà

Ecco la maggiore sorpresa di questa campagna elettorale. Silvio Berlusconi, colui che un anno fa era politicamente morto, ce l’ha fatta ancora. Il PDL, che quando c’era ancora Alfano era quotato al 12%, è riuscito a non far vincere il PD. Ma come diavolo ci sono riusciti? A mio parere, è stata la zampata di un moribondo che ora è resuscitato come Lazzaro. Dopo 20 anni di guai e l’appoggio al governo Monti, la strategia elettorale del PDL è stata magistrale. Innanzitutto il passo indietro di Berlusconi ha dato la possibilità allo stesso di riciclarsi e dichiararsi pulito quando il governo Monti è caduto. Incredibilmente Berlusconi è riuscito a convincere tutti che i danni dell’Italia sono solo colpa di Monti e per nulla colpa sua, è riuscito ad eludere gli italiani dai propri guai giudiziari. La campagna elettorale del cavaliere si è incentrata sui suoi punti forti, la forte capacità di comunicare e la capacità di sapere individuare e sfruttare le debolezze e le paure della gente. La gente si lamenta dell’IMU? Lui ne propone l’abolizione e la restituzione. Ci sono immobili abusivi? Lui li vuole condonare e non abbattere e punire i trasgressori, come invece prevede la legge. Gli Italiani ritengono l’euro e la Germania responsabile della crisi e delle cattive situazioni economiche dell’Italia? Facciamogli la guerra. Se queste siano idee realizzabili o no, sembra non interessare a nessuno. La coalizione del centrodestra è riuscita ad ottenere un insperato 25% costringendo il Paese all’ingovernabilità. I motivi per i quali la gente ha votato il PdL sono anche nel famosissimo “berlusconismo” che si è diffuso negli ultimi 20 anni e che ha trasformato il Paese in tutte le sue sfumature.

In conclusione, ancora una volta sembra che l’apparenza sia meglio della politica, il che purtroppo è deprimente. Tuttavia non possiamo fare altro che prendere atto di questo e dell’ingovernabilità. Spero solo che si riesca a trovare presto un accordo tra le forze politiche per poter formare un governo di transizione, anche solo per cambiare la legge elettorale che è la vera motivazione per la quale, tranne che nel 2008, sono 7 anni che non si ha una maggioranza reale e capace di governare.

Sfogo di un elettore stanco e deluso

elezioni-amministrative-2012-ballottaggi-e1337522823732[1]E’ stata una lunga giornata, una lunga e deludente giornata. Ancora Berlusconi? Ma come è possibile tutto questo? E’ un incubo?

Mi dispiace, signori, è tutto vero purtroppo: Bersani ha NON-Vinto, Berlusconi e Grillo sorridono e godono. Contro ogni pronostico il centrosinistra viene sconfitto in moltissime regioni, mentre i sondaggi vedevano la coalizione dei progressisti a rischio solo in 3, massimo 4 regioni. Alcuni, stupidamente, vogliono dare la colpa ad Ingroia; altri danno la colpa al PD e alla sua calma campagna elettorale.

Io non sono d’accordo, dopo venti anni non posso accettare un tale risultato e se qui qualcuno cerca un colpevole, a mio parere, non c’è che da guardarsi allo specchio. Il colpevole sei tu. Guardati a destra. Ora guardati a sinistra. Quasi sicuramente, uno tra voi tre ha votato Berlusconi, colui che ha governato disastrosamente per 20 anni, colui che ha annientato la contabilità nazionale, colui che ha una condanna a 4 anni e mezzo in primo grado.

Analizzando e assistendo alla campagna elettorale sono stato romantico. “Questa volta non lo votano”, mi dicevo, “lo spread è un ricordo ancora vivido nei miei concittadini”, “questa volta sanno che mente e che non farà quello che ha promesso per 20 anni”. Mi sbagliavo, purtroppo. Sono stato inutilmente sentimentale, ho voluto dare fiducia all’italiano, all’italiano che guarda ed imita “o Males”, l’italiano che guarda alle oche di uomini e donne e le invidia.

Studio Scienze Politiche e, modestamente, credo di capirne abbastanza di Politica, non abbastanza di sociologia forse. Ho assistito e analizzato la campagna elettorale in ogni suo punto, ho seguito quasi ogni dibattito televisivo, quando ho potuto ho assistito ai comizi e a riunioni politiche. Da esterno, da una posizione di semplice elettore non tesserato, vedevo che la vittoria era facilmente di Bersani, leggendo i sondaggi, soprattutto a Dicembre, quando tutti si dicevano stanchi dell’Austerity e del ventennio berlusconiano. Ho assistito a due tipi di campagne elettorali: quella del centrosinistra, basato su un pacato realismo dove tutte le proposte erano realistiche e fattibili; quella populista di Grillo e Berlusconi, tutte basate su promesse assurde e irrealizzabili, come il cavallo di battaglia di B. che prevedeva la restituzione – assurdo – dell’Imu, una tassa fondamentale, come già detto.

Gli italiani, drogati da 20 anni di falsa politica, convinti che la politica sia altro, ha preferito dar fiducia a chi per 20 anni l’ha tradita ed a chi non ha la benchè minima idea di politica. Gli Italiani hanno preferito un populismo becero, un populismo che punta alle paure e alle debolezze della gente piuttosto che votare un programma serio e realista, anche se in alcuni punti crudi. Io sono deluso, sono deluso perchè oggi, nel 2013, dopo 20 anni di dominio incontrastato di populismo berlusconiano che ci hanno portato sull’orlo del fallimento, siamo di nuovo qui a parlare di Berlusconi. Siamo qui a parlare di lui che, pulendo sedie e attaccando magistrati definendoli “peggio della mafia”, facendo battute omofobe  e maschiliste che offendono la donna, facendo una campagna elettorale becera puntando alla povertà della gente. E allora mi prende una grande depressione, mi prende una depressione a pensare che milioni di italiani non hanno ancora imparato la lezioni, milioni di italiani convinti delle false promesse di un uomo il cui passato fa venire i brividi, milioni di giovani universitari come me che, sulla carta dovrebbero essere intelligenti e civilmente capaci di capire cosa sta succedendo, lo hanno votato e sono convinti che in Italia esistano i cattivi comunisti che mangiano i bambini. Milioni di italiani che sulla propria pelle hanno vissuto lo sfascio di questo ventennio l’hanno, ancora una volta, votato su promesse vecchie di 20 anni, più grandi di me. Io sono depresso, sono depresso per il futuro che aspetta me, la mia generazione e il mio Paese. Da un lato però, la rabbia mi dice che non vedo l’ora che questo Paese vada a puttane per gongolare a dire “ve l’avevo detto”. E’ uno sfogo, è uno sfogo che nei prossimi giorni diventerà un’analisi della campagna elettorale e dei suoi risultati. Datemi il tempo di sbollire la rabbia e la delusione e spero di potervi essere utile con le mie opinioni. Ma non stasera. Scusate.

Francesco Di Matteo

Silvio… dai, siamo seri!

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“Eliminerò l’Imu sulla prima casa e la rimborserò agli italiani” Silvio Berlusconi.

In questa campagna elettorale regnata da demagogia e populismo in tutti i suoi candidati, il buon Silvio ha finalmente dato una lezione a tutti: ha detto una cosa stupida, già fatta e principale motivo dei danni economi italiani.

La notizia ha fatto il giro del web e di tutti i giornali. Monti ha detto che la promessa di Berlusconi è una chiara proposta per ottenere i voti speculando sulla povera gente e ha difeso a spada tratta la tanto discussa tassa sull’abitazione.
Proviamo ad analizzare il perchè togliere l’Imu e rimborsarla sia una stupidaggine.

Innanzitutto parliamo di gettito. Il gettito dell’IMU sulla prima abitazione è stato calcolato in 3.7 Miliardi di euro. La sua abolizione quindi poterebbe ad un taglio nelle entrate annuali nelle casse dello Stato di quasi 4 miliardi di euro e, per il primo anno (?), altri quasi 4 miliardi per il “rimborso” agli italiani. Quando al Cavaliere si chiede come intende coprire questa manovra, lui risponde che vuole aumentare tasse e imposizioni su Alcool, giochi e tabacchi. Ecco, qui c’è il primo vero problema a riguardo. Berlusconi vuole sostituire una tassa diretta legata al semplice possesso di un’abitazione con una tassa indiretta legata all’acquisto e consumo di determinati prodotti. Chiunque potrebbe verificare come, mentre la tassa sulla casa è ovvia e scontata perchè l’immobile esiste, la tassazione indiretta su tabacchi e alcool presuppone l’acquisto di tali prodotti. Ma, soprattutto nel caso dei tabacchi, abbiamo già un’elevatissima tassazione su questo prodotto (ho solo 20 anni, ma un tempo compravo le sigarette a mio padre con 2-3 euro, ora le compra con 5 euro). E se con l’aumento delle tasse su questi prodotti il mercato risponde con una drastica di riduzione del consumo di questi? Come potremmo poi coprire il buco di 3.7 miliardi annui dovuto al taglio dell’IMU e le mancate entrate sull’acquisto di sigarette? Tra l’altro, divagando giusto per un momento, già oggi nella zona dove io vivo, provincia a Nord di Napoli, non si possono fare 500 metri senza incontrare almeno un venditore di sigarette di contrabbando e l’aumento ulteriore di tasse sui tabacchi non può far altro che aumentare questo fenomeno.
E ancora. Mi faccio stavolta una semplice domanda. Come si può pensare all’abolizione dell’IMU sulla prima casa che è la principale e più alta entrata nelle casse dei comuni? Vogliamo realmente tagliarla, senza sostituirla adeguatamente, e trovarci con comuni nelle condizioni di non poter nemmeno raccogliere la spazzatura dalle strade?

Altro punto. Allarghiamo un attimo lo sguardo, guardando anche alla crisi del debito di cui il nostro Paese è stato vittima fino a poco tempo fa. Torniamo al 2008, anno importante per la nostra analisi per due motivi. Il 2008 è stato l’inizio della crisi economica importata dagli Stati Uniti che si è poi tramutata in crisi del debito sovrano; altro avvenimento di questo anno è l’abolizione dell’ICI, antenato dell’IMU, sulla prima casa da parte del governo Berlusconi. Già con i tempi possiamo notare come gli analisti economici del governo Berlusconi non sono stati per nulla lungimiranti: una crisi non si manifesta all’improvviso, da un momento all’altro, ma ci sono sempre dei “sintomi” che preannunciano la catastrofe e il nostro governo, con un colpo di genio, taglia una vitale tassa. L’ICI era una delle maggiori entrate fiscali italiane, entrate fiscali che potevano essere di vitale importanza durante la crisi del debito e, magari, se non fosse stata abolita come spot elettorale, probabilmente avremmo risentito molto meno della crisi del debito e non avremmo mai conosciuto così bene parole come spread. Abbiamo motivo di pensare, inoltre, che se l’ICI fosse rimasta negli anni 2008-2011 probabilmente i sacrifici che gli italiani hanno dovuto fare con il governo Monti sarebbero stati sicuramente minori.
Altro mito dei berluscones da sfatare è quello secondo cui la tassazione degli immobili è assente nel resto d’Europa. Niente di più falso. Secondo i dati di Economy 2050 – Blog di approfondimento di Economia e Finanza, che analizza e confronta la tassazione sugli immobili in Italia e nel mondo, la tassa sugli immobili è tutto fuorchè un’eccezione tutta italiana tra i Paesi occidentali. Secondo il Blog, l’unica eccezione fino al 2011 era proprio l’Italia, unico Paese senza  una tassazione sugli immobili mentre in altri Paesi la tassazione è presente anche sulla prima casa, anche se, ovviamente, con agevolazioni ed esenzioni. Prima dell’introduzione dell’Imu, secondo i dati di Eurostat 2010, poi, l’Italia aveva una tassazione sui patrimoni mediamente più bassa rispetto al resto d’Europa. Tra i 5 Paesi più grandi solo la Germania ha una imposizione sui patrimoni minore rispetto all’Italia, con la differenza che l’Italia non ha le basi economiche della Germania.

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Insomma, l’IMU è una tassa della quale l’Italia non può fare a meno, una tassa che, nel periodo attuale in cui c’è bisogno di tagli alla spesa per far fronte al debito pubblico, è indispensabile per poter restare solvibile e mantenere la credibilità internazionale e con i mercati persa con Berlusconi e riguadagnata con Monti. Chiunque parli di cancellazione dell’imposta, senza un’adeguata copertura finanziaria, o è uno stupido o sta facendo demagogia.

Quindi, Silvio… dai, siamo seri! Non prenderci (ancora) per il culo!

 

Francesco Di Matteo

Ce la faranno Bersani e il PD a far perdere le elezioni al centrosinistra?

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La campagna elettorale è ormai cominciata da un bel po’ e ci avviamo quasi alla fine della stessa. Da uomo di centrosinistra e probabile elettore della coalizione Italia Bene Comune, sono profondamente preoccupato dalla strategia politico-elettorale del PD e di Pierluigi Bersani.

La campagna elettorale è cominciata, in pratica, con le primarie del PD che hanno visto vittorioso Bersani. Le primarie hanno coinciso con il picco per il PD nei sondaggi, raggiungendo quasi il 40%. Da allora, però, il Partito Democratico, nonostante sia rimasto il primo partito d’Italia, ha vissuto un costante declino, assestandosi, ad oggi, a poco più del 30%. Il Partito Democratico, quindi ha perso circa 10 punti. Ma com’è successo? I fattori sono vari, tutti importanti.

Innanzitutto la “salita” in campo di Mario Monti ha messo l’ala centrista del PD in difficoltà e molti di quest’area, come Ichino tanto per dire un nome, sono poi andati nelle liste del Professore. L’elettorato cattolico del Partito si è poi trasferito nell’elettorato del Professore, in cui vedono una figura di rilievo internazionale e di rigore economico, oltre che di profondo rispetto verso il Vaticano, uno dei maggiori sponsor del premier. Possiamo quindi affermare con sicurezza che la salita in campo del Premier ha seriamente danneggiato e ridotto l’elettorato del PD, vedendo pezzi interi di partito andare via per la nuova opportunità offerta da Monti. Non dobbiamo escludere, poi, come una parte consistente di partito e di elettorato sia propenso all’alleanza in Parlamento con lo stesso Monti il che pone una parte del partito a metà strada tra il PD e Monti.

Altro fattore è la candidatura di Antonio Ingroia. Allo stesso modo di Monti, Ingroia ha danneggiato parecchio la coalizione IBC che vede drenare una parte di voti, per lo più di SEL, nella nuova formazione salva-micropartiti Rivoluzione Civile. La candidatura dell’ex PM mette il PD di fronte ad una serie di attacchi sul fronte giudiziario, fronte su cui il PD non è cristallino. Inoltre, la presenza in Rivoluzione Civile di Rifondazione e Comunisti Italiani attira parecchio i voti dei comunisti incalliti e che vedono in RC un’alternativa a sinistra di IBC, sentimento aiutato anche dalla strategia di Ingroia che fa promesse che difficilmente potrebbe mantenere anche se fosse eletto. Ma queste promesse, per l’elettore medio, sono fattibili e tende quindi a crederci: questa strategia, in scienza politica, viene definita come partito irresponsabile.

Altro fattore è la questione Monte dei Paschi, scandalo scoppiato negli ultimi giorni. Senza entrare nel vivo della questione non essendo questo il tema di questo pezzo, la vicenda ha creato parecchie strumentalizzazioni e accuse nei confronti del PD, colpevole, a quanto dicono, di aver condizionato le scelte dell’istituto portandolo sull’orlo del fallimento. La vicenda è stata sfruttata da tutti gli avversari politici di Bersani, partendo da Berlusconi fino a Monti, e anche Ingroia non si è tirato indietro. A dimostrazione di quanto detto, i sondaggi dimostrano che questa vicenda abbia fatto perdere terreno al PD.

Ultimo fattore è la campagna elettorale spenta portata avanti da Bersani confrontata con la scoppiettante campagna mediatica di Berlusconi. Mentre il Cavaliere appare spesso in video creando veri e propri eventi televisivi, la sua presenza da Santoro ne è una dimostrazione, portando il PdL dato per morto poco più di un mese fa, sino al 20%, la presenza di Bersani è bassa e poco sentita dall’elettorato il che porta ad una diminuzione del gradimento tra l’elettorato.

In conclusione, come al solito, il centrosinistra che era dato per super-vincente a due mesi dalle elezioni sembra fare di tutto per perdere le elezioni. Ma mentre le candidature di Ingroia a sinistra e di Monti al centro hanno seriamente frammentato l’elettorato danneggiando la coalizione del centrosinistra, l’assenza nei media di Bersani e la sua bassa incisività in questa campagna elettorale sta facendo diventare il centrosinistra il miglior alleato di un mediaticamente rinato Berlusconi. Ce la faranno Bersani e il PD a scongiurare un governo di Centrosinistra?

Francesco Di Matteo

La Strategia di Nichi (si spera)

Il 24 e 25 Febbraio ci saranno le elezioni politiche. Mentre i programmi e le coalizioni sono molteplici, come molteplici sono i punti di vista della politica e della società italiana, su una cosa tutti sono d’accordo: saranno elezioni importanti, storiche, forse le più importanti della storia repubblicana.
Sin dall’inizio del delineamento delle coalizioni elettorali la sinistra è sempre stata data per favorita, complice anche la magra figura in Europa che il governo Berlusconi ha fatto negli anni al governo. La genesi della coalizione di centrosinistra nasce nel Settembre 2011 con la famosa “foto di Vasto” che ritraeva Antonio Di Pietro (IDV), Nichi Vendola (SEL) e Pierluigi Bersani (PD). Le vicende, poi, del governo Monti hanno fatto si che Di Pietro fosse escluso dalla coalizione di centrosinistra attualmente in corsa per le elezioni.
Secondo gli ultimi sondaggi dell’Istituto Piepoli, l’attuale situazione è la seguente:

Partito Democratico 33%
Partito delle Libertà 15%
MoVimento 5 Stelle 10%
Scelta Civica – Monti 8%
Lega Nord 6%
Sinistra Ecologia e Libertà 6%
Unione di Centro 5%
Rivoluzione Civile 4%
Altri di cdx 4%
Futuro e Libertà per l’Italia 1%
Fratelli d’Italia 2%
Intesa Popolare 2%
Centro Democratico 1%
Partito Socialista Italiano 1%

Italia Bene Comune 41%
Coalizione di Centrodestra 29%
Lista Monti 14%
Movimento 5 Stelle 10%
Rivoluzione Civile 4%

L’attuale legge elettorale, il Porcellum, rende differente la definizione della maggioranza per Camera e Senato. Mentre per la Camera la vittoria della coalizione Italia. Bene Comune è quasi scontata, tutt’altro che sicura è la vittoria al Senato dove i sondaggi prevedono battaglia in Campania, Sicilia e Lombardia.

Questo pezzo analizzerà risultati possibili ed eventuali strategie, soffermandosi in special modo sul partito di Vendola, Sinistra Ecologia e Libertà.

Caso I – Vittoria alla Camera e Maggioranza al Senato per IBC

Come primo caso di analisi supponiamo che IBC ottenga la maggioranza sia alla Camera che al Senato. Questa situazione prevede una “facile” governabilità del Paese da parte del centrosinistra. Bersani sarà premier e Vendola dovrà fare da ancora a sinistra del governo per evitare che le derive centriste del PD prendano il sopravvento. Ammettendo che Vendola riesca ad ottenere una discreta influenza su Bersani e sul PD, in tale caso ci avviciniamo ad un governo di csx stabile e, se non ci saranno screzi, duratura. A questo punto procediamo per ipotesi e per soli intenti accademici. Se il PD porterà avanti una politica vicina a quella di Monti, cosa farà Vendola? Se Vendola accetterà questa linea potremmo assistere alla scomparsa di SEL o al suo assorbimento all’interno del PD visto che i due soggetti politici pochi motivi avrebbero per distinguersi e restare separati. Al contrario, se Vendola rifiutasse questa linea potrebbe portare ad una demarcazione ben più forte tra i due soggetti.

Caso II – Vittoria alla Camera ma assenza della Maggioranza al Senato e appoggio a Monti

Nel più probabile caso in cui IBC conquisti la Camera ma non il Senato, è giustificato pensare che il PD guarderà a Monti, come più volte ha affermato, più che a Ingroia. Come si comporterà SEL nel caso in cui il PD stringa un accordo con Monti?

Caso II a – Accordo PD-SEL-Monti

Come descritto nel Caso I, quando abbiamo supposto che il PD avrebbe portato avanti politiche simili a quelle di Monti, SEL, in quel caso, potremmo già considerarlo corrente (minoritaria) del Partito Democratico. Vendola, accettando un accordo con Monti, accetterebbe la completa debacle del suo partito e delle sue idee, con la piena probabilità della sua completa scomparsa, oltre che al linciaggio dall’ala sinistra dell’elettorato di IBC.

Caso II b – SEL si sfila dall’accordo PD-Monti

Nel caso, molto più probabile ascoltando le dichiarazioni di Vendola, che SEL preferisca mollare il PD, la storia potrebbe essere completamente diversa. Vendola, agli occhi dell’elettorato, potrebbe guadagnare un’enorme credibilità ed un’enorme seguito dai delusi dell’accordo PD-Monti. In questo caso si potrebbe prevedere un apparentamento parlamentare tra i parlamentari  di Vendola con i parlamentari di Ingroia e  con i possibili fuoriusciti del PD, magari formando una seria alternativa politica alla sinistra del PD (progetto completamente assente dalle idee di Rivoluzione Civile che si sta configurando come una semplice lista civica elettorale). In tale caso, mentre il PD si stabilirà definitivamente più vicino al centro che alla sinistra, possiamo supporre che un’alleanza o un soggetto alternativo strutturato potrebbe subito avere un consenso del 10%, con davanti 5 anni per costruire il consenso necessario per competere alle prossime elezioni.

Accettando che tali ipotesi saranno state già valutate dagli strateghi di SEL, possiamo supporre che il partito di Vendola abbia fatto una scommessa: legarsi al PD in una coalizione probabilmente vincitrice e ottenere quanti più parlamentari possibili così che, nel caso in cui PD e Monti si alleino, Vendola possa porre una opposizione, non certo decisiva ma di certo pesante, e porsi, insieme agli altri soggetti della sinistra (Movimento Arancione di De Magistris?) come testa di ponte per un partito di sinistra alternativo. Ritengo quindi ottima la mossa di Vendola che, in questo modo, (spero) ha adoperato un ragionamento ben più lungimirante di altri partiti che hanno scommesso tutto sulle prossime elezioni.

Digressione

Analisi Politico-Mediatica dell’offerta politica nazionale

Chi vi parla è un ex tesserato, appassionato di politica e ancora indeciso in vista del voto del 24 Febbraio. L’intento di questo pezzo è quello di cercare di dare una panoramica di aspetti politici e mediatici dei principali movimenti e partiti che si apprestano a concorrere alle elezioni. Le valutazioni che saranno scritte sono, come titola il blog, opinioni e quindi spero nessuno prenda sul personale eventuali valutazioni non condivise.

ImmagineRivoluzione Civile – Ingroia

Quello che sembra essere una vera novità del panorama politico nazionale potrebbe rivelarsi un vero pastrocchio sulla falsa riga della vecchia Unione. Rivoluzione civile, la lista del magistrato anti mafia Antonio Ingroia offre, mediaticamente, una valida alternativa alla coalizione PD-SEL, collocandosi in una fetta di elettorato che raccoglie tutti gli scontenti del centrosinistra. Le figure carismatiche di Ingroia stesso e di Luigi De Magistris fanno sì che tra gli elettori si sviluppi un senso di appartenenza che sa di tempi ormai andati. Ma dietro l’aspetto mediatico si nascondono numerosissime carenze a livello politico. Innanzitutto la formazione di questa lista. Rivoluzione Civile non è un partito, né tantomento un movimento. Rivoluzione Civile si presenta come una lista civica per unire anime diverse del centrosinistra escluso dalla coalizione “Italia. Bene Comune.”. Un’accozzaglia che vanta la partecipazione di un Italia dei Valori ormai in malora; Partito dei Comunisti Italiani e Partito della Rifondazione Comunista, partiti che sono ormai sull’orlo della scomparsa sullo scenario politico nazionale; e una serie di sigle della “società civile” (Io ci sto, Movimento Arancione, ALBA, Movimento Radical Socialista, Cambiare si può, etc.) talmente giovani da renderne impossibile l’analisi. Una serie di sigle anche politicamente sconnesse e distanti (visto che, solo per citare un esempio, l’Italia dei Valori liberale poco ha da spartire con la comunista Federazione della Sinistra) il cui unico collante ufficiale è l’anti-montismo, l’anti-liberismo e l’anti-berlusconismo. Ancora più vuoto, per ora, è la valutazione politica della sigla. La lista, che ha come perno centrale la lotta alla mafia e alla criminalità in generale, non ha ancora chiarito quale sia il suo programma tranne delle vaghe dichiarazioni come “abbasseremo le tasse” o “combatteremo le politiche liberiste indicate dall’Europa”. Nessuna proposta concreta, per ora, e difficilmente arriveranno reali proposte. Anche il suo leader ha mostrato da subito la propria inesperienza politica chiedendo l’aspettativa per motivi elettorali al CSM piuttosto che dimettersi. Cos’ha intenzione di fare Ingroia? Tornare a fare il magistrato se non raggiungerà il Parlamento? Non ha mai pensato di danneggiare la già continuamente bastonata magistratura rendendo veritiero il teorema di Berlusconi secondo cui la Magistratura è politicizzata? Se il buongiorno si vede dal mattino…

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Italia. Bene Comune.

La più forte coalizione in campo e la vera favorita a governare, oggi, sembra essere la coalizione Italia. Bene Comune. La coalizione, formata da Partito DemocraticoSinistra Ecologia e LibertàPartito Socialista ItalianoCentro Democratico, il nuovo soggetto politico di Tabacci Donadi. La coalizione è la figlia della vecchia foto di Vasto, dove PSI e Donadi sostituiscono Di Pietro. I principali leader, Nichi Vendola, Governatore della Puglia, e Pierluigi Bersani, Segretario del PD e candidato premier, non sono di certo campioni di coerenza. Infatti, a rigor di logica, difficilmente potrebbero stare insieme: Bersani ha sostenuto il governo Monti per tutta la sua durata, mentre il secondo ha messo in moto, insieme a FIOM e IdV, un referendum che chiede il ripristino dell’articolo 18 e del contratto collettivo, riforme votate dallo stesso PD durante il sostegno a Monti. Per ragionamenti prettamente ideologici questo dovrebbe bastare a rendere impossibile la coalizione. Tuttavia sembra che Vendola abbia deciso di far finta di niente e procedere ad una formazione che probabilmente andrà al governo. Resterà da vedere come si comporterà SEL, se si appiattirà sul PD per “amor di patria” (o meglio, di poltrone) o se abbandonerà il PD strada facendo. Il PD è il primo partito d’Italia e, mediaticamente, ha un gran fascino, se non fosse per le posizioni, spesso, poco “degne” di un partito di centrosinistra. Politicamente ha un programma ben più definito e chiaro di quello di Ingroia, ma in molti punti non distanti dalla condotta dell’ultimo governo targato Monti. Inoltre la presenza di personaggi come Fioroni e Rosy Bindi, ultra-cattolici e difficilmente definibili “progressisti”, fa perdere l’appeal verso la coalizione anche dai più libertari. L’atteggiamento di un governo targato PD-SEL si preannuncia bicefalo, con Bersani pronto ad assecondare le richieste uber-liberiste dell’Europa, e con il piccolo Vendola a cercare di far si che le riforme facciano il meno male possibile. Ci riuscirà?

ImmagineScelta Civica – con Monti per l’Italia

La lista civica, nata con la “salita in campo” di Monti, ricorda molto la vecchia Balena Bianca. Mario Monti, “convinto” a salire in campo da Gianfranco FiniLuca Cordero Montezemolo e, soprattutto, Pierferdinando Casini (più probabile, invece, che il vero endorsement verso la candidatura sia stato attuato il 13 dicembre dal PPE quando il professore fu invitato alla riunione dei leader politici) si presenta come il progetto di continuità al governo Monti. Mediaticamente il progetto è forte, con il professore che viene visto come colui che ha ridato lustro all’Italia dopo le vergogne degli atteggiamenti pubblici e privati di Berlusconi. Politicamente, se anche ancora poco c’è di ufficiale, non è difficile capire che le politiche saranno uberliberiste e di stampo cattolico come già successo per un anno. Anche il professore ha deciso di sfruttare l’onda del civismo, coinvolgendo molti esponenti della società civile. O, almeno, a parole così dovrebbe essere ma dai primi nomi che circolano (Pisanu, Mastella, Ichino) sembra veramente esserci poco di nuovo. Il vero punto da analizzare, a mio parere, sono le reali chances di Monti. Se fossimo in una repubblica semi-presidenziale o presidenziale Monti avrebbe avuto una possibilità di andare avanti. Ma, nonostante il pressing di Berlusconi da qualche anno, per ora l’Italia resta una Repubblica Parlamentare e, visto che le liste che appoggiano Monti non hanno grandi chances di vincere le elezioni, e Monti lo sa, perchè si è candidato rischiando di fare una grande figuraccia? La risposta potrebbe essere meno complessa di quello che si crede. Se si guarda a UDC e FLI prima della salita in campo di Monti, si nota come questi, insieme, quasi non raggiungessero il 10%. Dopo Monti e l’accodamento di Montezemolo con la sua Italia Futura, la coalizione pro-Monti sembra possa arrivare fino ad un rispettabile ma, ai fini della vittoria, inutile 15%. Tuttavia potremmo proseguire il discorso e il ragionamento pensando alla provenienza dei nuovi elettori della coalizione. La maggior parte di questi vengono dal PD democristiano e non dal PDL ritrovato con la ri-discesa di Berlusconi. Ciò significa che, nonostante il grande aumento di consensi del PD degli ultimi mesi questo potrebbe non essere sufficiente a governare da solo. Casini, vero volpone della politica italiana, sa bene che Ingroia e Di Pietro chiederebbero troppo per un appoggio al governo spostando la bilancia verso SEL (facendo perdere terreno al PD nei rapporti di forza interni alla coalizione). Il PD, verosimilmente, chiederà aiuto alla coalizione pro-Monti con la quale condivide non pochi punti del programma. Quindi l’obbiettivo della coalizione sarà quello di indebolire quanto più possibile il PD per ottenere Monti premier e continuare le politiche dell’ultimo governo.

ImmagineIl Popolo delle Libertà

Dopo aver distrutto politicamente Angelino Alfano negandogli le primarie, Silvio Berlusconi si è candidato a premier per il PDL. Dopo aver abbattuto il governo Monti, Berlusconi ha subito cominciato il giro delle televisioni e delle trasmissioni televisive. Le parole d’ordine che possono essere estrapolate dalle prime apparizioni di Berlusconi sono chiare: meno tasse, niente IMU, guerra alla Germania e all’Europa. Berlusconi, ignorando i 4 governi da lui guidati succedutisi tra il 1994 e il 2011, ha cominciato una guerra populista e demagogica a Monti e alle politiche che, in parlamento, ha esso stesso votato. Poco c’è di nuovo riguardo il PDL e Berlusconi: il partito, liberatosi di una schiera di dissidenti emigrati nel nuovo soggetto Fratelli d’Italia, è di nuovo completamente nelle mani di Silvio il quale sta lavorando per un’alleanza con la Lega Nord di Maroni, candidato alla regione Lombardia e ancora indeciso se presentarsi alle politiche (dopo i vari scandali susseguitisi ai danni della Lega si potrebbe verificare una pericolosissima debacle). Berlusconi è convinto che l’alleanza si farà, mentre minaccia Maroni di portare al voto tutte le giunte comunali e non del Nord governate insieme, ma è ancora tutto indeciso. Certo è che quando Berlusconi ha ripreso il possesso del partito ha riguadagnato molto nei sondaggi, passando da circa il 12-13% a quasi il 20%. Tuttavia, anche se convincessero la Lega ad allearsi le possibilità di vittoria sono, sondaggi alla mano, nulle. Tuttavia, l’Italia ha votato Berlusconi per 20 anni, quindi non possiamo essere sicuri di essercene liberati definitivamente.

ImmagineFermare il Declino

Vera novità dello scenario politico della destra italiana è il movimento Fermare il declino. Il movimento, smarcatosi da Monti, sembra aver deciso di andare da solo con Oscar Giannino, giornalista editorialista di Panorama, candidato premier. Il movimento sembra essere probabilmente il migliore movimento di destra degli ultimi 20 anni. Mediaticamente ingiustamente trascurati, non è sicuro riescano a superare la soglia di sbarramento. Politicamente si pongono critici verso le politiche di Monti anche se sono essi stessi liberisti. Da elettore di centrosinistra posso affermare che faccio il tifo per loro, l’Italia ha bisogno di un serio movimento di destra, finalmente.

ImmagineMoVimento 5 Stelle

Il MoVimento 5 Stelle capitanato da Beppe Grillo continua la sua campagna contro l’Europa e contro la Casta. Non ha ancora ufficializzato il candidato premier ma, difficilmente sarà Grillo stesso. Anche se i grillini dicono il contrario, il MoVimento è sempre più presente nelle televisioni nazionali e il fascino di Grillo che manda tutti a quel Paese affascina chi è stanco della politica e dei suoi scandali. Grillo ha avuto due grandi meriti nella politica italiana: il primo è stato quello di avvicinare le persone alla politica aumentando il senso di civismo che vola così forte in Italia oggi (Ingroia e la sua lista può essere visto come figlio dell’attivismo civico partito con Grillo); l’altro grande merito è quello di aver costretto la politica a rinnovarsi e ad aumentare la propria offerta al cittadino, come dimostra il caso Ingroia. Nonostante questi meriti il MoVimento ha molti difetti: poca democraticità, assenza di posizioni chiare su temi come il lavoro e l’economia, populismo. Il programma del MoVimento dice veramente poco su temi importantissimi e principali come il lavoro e l’economia, rendendo quindi inutili tutte le buone proposte su ecologia, lotta alla corruzione agli sprechi (che ce ne facciamo di una politica che non spreca se l’Italia fallisce o gli italiani non lavorano??). Formato per lo più da scontenti di sinistra e berlusconiani e leghisti delusi, dopo il culmine del successo verificatosi a Parma e in Sicilia, il MoVimento vive un continuo declino, per l’aumento dell’offerta politica a sinistra con la formazione della lista Ingroia, e per il ritorno di Berlusconi in campo. Come diversi studi politologici dimostrano, il voto di protesta cala man mano che l’offerta politica aumenta e si rinnova e, nonostante l’offerta politica sia si aumentata ma non sempre rinnovata, il MoVimento sta soffrendo per una vera costante della politica.

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