C’era una volta la Costituzione

GU Costituzione 1947

Costituzione della Repubblica Italiana, 27 dicembre 1947

Nei prossimi giorni dovrebbe essere pronta la relazione dei “saggi” incaricati di studiare cosa e come si potrebbe cambiare della Costituzione.
Il gruppo di lavoro, composto sia da autorevoli costituzionalisti che da politici, sia di estrazione socialista che liberale – entrambi i termini nel senso europeo, e non in quello italiano – non dovrebbe toccare né il nucleo dei diritti fondamentali né l’ordinamento interno, vale a dire Stato-Regioni-Comuni: forse potrebbero sparire le Province, ma ne dubito in quanto accentrano sia funzioni di gestione di scuole e strade sia in quanto sono centri di potere che difficilmente i partiti abbandonerebbero.
Più facile invece che venga modificato l’ordinamento dello Stato, ovverosia i poteri spettanti al Parlamento, al Governo ed al Presidente della Repubblica, insieme alcune norme relative alla Magistratura.

Io, onestamente, non capisco il bisogno di cambiare la Costituzione, che ritengo equilibrata così com’è.
Intendiamoci: è una Costituzione tanto figlia di un compromesso tra comunisti, democristiani e liberali – quelli veri, purtroppo scomparsi dallo scenario politico da cinquant’anni e forse più: la questione liberale meriterebbe un approfondimento ben più ampio e slegato dal discorso che sto affrontando – quanto dell’esperienza fascista, che suggeriva di evitare di accentrare troppo potere in un solo uomo, fosse questo il Presidente del Consiglio – in precedenza Duce o Capo del Governo, ora non più capo ma primus inter pares, primo tra i pari: questa è la distinzione che colpevolmente non viene fatta dai media che invece preferiscono Premier o Primo Ministro, figure tipiche di altri ordinamenti, attribuendo così implicitamente al Presidente del Consiglio funzioni che non gli spettano – oppure il Presidente della Repubblica – prima il Re, non più monarca assoluto ma libero di scegliere il Capo del Governo e di sciogliere la Camera, nonché di nominare il Senato.
Troppo, infatti, era il rischio di avere un nuovo Vittorio Emanuele o un nuovo Mussolini, e quello stesso rischio, non me ne vogliate, è sempre attuale, anche in questo periodo.

Bisognerebbe cambiare la mentalità degli italiani, invece.
Penso, per esempio, al fallimento del federalismo ed a quello della devoluzione, che non fanno altro che moltiplicare gli enti e creare conflitti tra le amministrazioni e gli organi, rallentando tutto e intasando i tribunali amministrativi e la Corte Costituzionale con ricorsi e controricorsi.
Oppure penso ancora al dibattito su presidenzialismo, semipresidenzialismo e parlamentarismo. Vero è, come ha affermato Roberto Maroni alla BerghemFest il 1 settembre 2013, che almeno dal novembre 2011 “l’Italia si trova di fatto in un presidenzialismo“, considerato il ruolo da protagonista svolto da Napolitano, pur nel rispetto delle prerogative ad egli riservate dalla Costituzione, ma altrettanto vero è che la stessa Costituzione riserva al Parlamento, e non al Governo o al Capo dello Stato, il ruolo di assoluta centralità, così come ognuno dei membri che lo compongono è a tutti gli effetti rappresentante di tutta la Nazione, non solo di questo o di quel partito (o movimento).

Tuttavia, mi domando, è davvero il seguire la volontà del leader ed il cambiare tutto costituzionalmente, riscrivendo tutto ogni volta che si ritiene sia vantaggioso per la propria parte politica – in fondo la politica è l’arte della negoziazione – l’interesse principale degli italiani? O forse sarebbe più importante porre i diritti già costituzionalmente riconosciuti al centro del dibattito?

Basterebbe attuare la Costituzione con leggi conformi e staremmo tutti meglio, ma ai politici nostrani non interessa, né alla destra, né alla sinistra, né al M5S. Nemmeno al centro, chiaramente. Il sistema politico cerca il perpetuamento dello status quo attuale. In una società dinamica non è un bene, anche se già il gattopardiano “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi” sembrava rassegnarci. Il messaggio, triste quanto cinicamente realistico, è che la massa, che pure avrebbe un grandissimo potere, va instradata ed aizzata affinché faccia propri gli interessi dei singoli che dovrebbero rappresentarla e che invece, da capibastone, se la ridono.

Da questo nasce la mia convinzione: ci sono dei punti di riferimento in quella benedetta e bisfrattata Costituzione: aggrappiamoci a quelli per evitare la deriva.

Un pensiero su verità, menzogna e virtuale: la salvezza della scrittura attraverso la morte della stessa.

(Interamente tratto da http://duemmepi.altervista.org/blog/verita-menzogna-e-virtuale-la-salvezza-della-scrittura-attraverso-la-morte-della-stessa/ che ringrazio per aver scritto questi pensieri.
– lopinionista)

Se solo qualche anno addietro la “civiltà della scrittura” sembrava essere minacciata dall’avvento delle tecnologie, internet invece di spazzarla via l’ha salvata dall’estinzione. Novelli scrittori, saccenti pseudo filosofi, improvvisati politici e commentatori d’ogni sorta abbondano nelle infinite connessioni di ogni piattaforma sociale perpetuando ogni forma di scrittura possibile contenuti e ortografia a parte.  Abbiamo però perso la trasmissione della parola come emozione. Il tono, la cadenza, la sospensione difficilmente trovano spazio dove l’uso della scrittura è banalizzato. Avrete notato come le liti che spesso dilagano in rete siano spesso dovute all’errata comprensione di frasi dove la punteggiatura, quando questa viene correttamente utilizzata, non può supplire al tono della voce ne alla mimica facciale, anche se, coloro che sono più pratici del mezzo usano intercalare quelle “faccette emozionali” che non possono supplire all’uso del corpo come modello espressivo.  La scrittura viene salvata trasformando il mondo in un enorme, quanto sesquipedale archivio dove ogni cosa scritta può essere letta e riletta, copiata e incollata a supplire la nostra carenza di memoria e di conoscenza. Cosi perfino il falso che in rete trova la sua maggior ragione d’essere diventa vero e assurge ad elevarsi a prova in un archivio dove senza una reale cultura propria diventa quasi impossibile discernere il vero dal falso. Così se prima nell’immaginario collettivo vigeva il semplice concetto “l’ha detto la televisione”, come se questo elettrodomestico di suo potesse fare qualcosa, oggi la “prova”, la verità, è supportata dall’immancabile link copiato ed incollato in ogni dialogo o confronto che avviene in rete. Link che troppo spesso si rivela essere una colossale “bufala”.

 

La scrittura che è salvata dai milioni di analfabeti di ritorno che questo paese vanta, che si auto referenziano supportati da Wikipedia, i cui contenuti abbiamo perfino ritrovato in proposte di legge parlamentari usati per supplire la completa ignoranza in materia del firmatario. Ci s’inventa un’inesistente autorevolezza condita da strafalcioni e orrori d’ortografia tra un copia incolla e l’altro.  Le macchine non hanno preso il sopravvento su di noi come ipotizzava la fantascienza del passato millennio dove la produzione dei beni era fonte indiscussa di potere. Del resto la moneta non è più da tempo convertibile in oro e il potere si è fatto anch’esso virtuale e indefinibile come quei “derivati” che hanno messo in ginocchio le economie mondiali generando una delle peggiori crisi della storia moderna.

 

La democrazia dal basso in rete diviene cosi bassa solo nel profilo dove qualsiasi “casalinga disperata” può avere un suo Blog e suoi personali seguaci.  L’Agorà greca dove si discuteva di sistemi filosofici diventa la piazza del paese dove il chiacchiericcio delle ciane corre sul sistema binario diventando mondo a se stante, virtuale è vero ma, dove l’inesistente corporalità crea e rompe a colpi di click conducendo i più deboli perfino alla morte a sancire, se ce ne fosse bisogno, quanto il virtuale possa essere potente e devastante nel suo non esistere.  Altro che il timore delle macchine che s’impossessano dei nostri corpi manovrandoli come zombi per i loro interessi. Non sono più le ombre della caverna di Platone a impaurirci ma immagini vere e vere parole dove l’unica minaccia reale viene da noi stessi, dall’uso distorto di un mezzo che avrebbe dovuto aprirci il mondo a una conoscenza globale.

Come a dire che ora dovremmo salvare la scrittura… da se stessa.

Saviano è un bugiardo, lo dice una sentenza

Roberto Saviano facepalm

Ahiahiahi, Saviano…

Altra icona demolita (con tanto di sentenza) per essere un bugiardo che ha raccontato balle sul suo rapporto con la madre di Peppino Impastato.

http://voxnews.info/2013/05/13/questuomo-e-un-bugiardo/

Peccato che il passo successivo sia chiedersi se non abbia esagerato, tra articoli e libri, qualche fatto, o se non ne abbia inventato qualcuno di sana pianta.

http://www.linkiesta.it/blogs/mambo/non-e-un-male-questo-paese-avere-saviano-come-eroe (articolo del 14 maggio 2012)

E non mi riferisco tanto a Gomorra: una persona generalmente non esordisce come scrittore pubblicando un libro come quello scrivendo cose false.
Penso poi a tutto quello che è venuto dopo, alla costruzione del personaggio Saviano, al secondo libro, sulla cocaina, scritto parlando di Messico e di Sud America senza probabilmente averci mai messo piede.

http://www.linkiesta.it/saviano-zero-zero-zero-recensione (articolo del 10 aprile 2013)

Roberto Saviano è un personaggio “simbolo del centrosinistra” costruito dal gruppo di Repubblica. Come tanti che per Repubblica passano, politici compresi, la sua figura viene poi intaccata. Forse non c’è da andare tanto fieri del cosiddetto “Partito di Repubblica”, ma non ditelo a quelli del PD.

Per completezza, al momento in cui pubblico il post (ore 16:38) della notizia non compare traccia né su la Repubblica, né sui siti del Gruppo Editoriale L’Espresso. Sarà un caso?

P.S.: so che alcuni potranno credere alla non veridicità della notizia, ma basta cercare su Google “roberto saviano diffamazione persichetti” e comparirà la notizia da siti più autorevoli di quello dal quale l’ho appresa io. Eccone alcuni:

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/roberto-saviano-mamma-peppino-impastato-persichetti-1560817/
http://www.liberoquotidiano.it/news/1241340/Saviano-Mi-chiamava-la-mamma-di-Impastato–un-giornalista-lo-sputtana-e-lui-querela–ma-il-giudice-Tu-racconti-balle.html
http://it.ibtimes.com/articles/48550/20130514/saviano-impastato-felicia.htm
http://inagist.com/all/334262908471111680/ (feed di tweet a riguardo)
http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2013/5/14/ROBERTO-SAVIANO-La-telefonata-con-la-madre-di-Peppino-Impastato-non-e-mai-avvenuta/393114/
http://www.articolo21.org/2013/01/archiviata-la-querela-di-roberto-saviano-contro-il-quotidiano-liberazione/
https://insorgenze.wordpress.com/2013/01/23/la-bugia-e-la-camorra-la-madre-di-peppino-impastato-non-parlo-con-saviano-il-gip-da-ragione-a-persichetti/ (questo post – risalente addirittura a gennaio 2013 – contiene la copertura più ampia sulla vicenda)
https://www.contropiano.org/news-politica/item/16543-saviano-perde-la-causa-con-persichetti-il-diritto-di-critica-vince-sul-moralismo

Re D’Alema

Io so.

Io so chi sarà il prossimo Presidente.
Io so chi ha distrutto il PD.
Io so chi porterà a termine il Piano di Rinascita Democratica. L’ha già fatto.

Altro che Berlusconi. Altro che Grillo. Altro che Renzi.

Massimo D'Alema

And the winner is…

Ha vinto lui. Ha vinto il Lider Massimo.

È impossibile non ammetterlo. In una settimana è riuscito a imbonire Renzi, che non lo attacca più da troppo, far dimettere la Bindi, bruciare Marini, bruciare l’arcinemico Prodi, far dimettere Bersani e gettare sospetti su Renzi e i suoi.

Soprattutto, dopo aver ucciso il PCI ed il PDS, quest’uomo è riuscito a dare il colpo di grazia anche al PD, con una tenacia ventennale rarissima in questo Paese.
Come se non bastasse, è pronto per salire al Quirinale, forte della propria propensione al plagio subdolo, di un accordo con Berlusconi e della benevolenza di parte del pubblico del PD.

Quello stesso PD che si ritroverà Matteo Renzi a capo di quel 10-15% di voti che rimarranno al Partito, dopo i continui fallimenti.
Un leader di destra, Berlusconi, a sfidare un leader di destra, Grillo, e un terzo competitor di destra, Renzi.
Sempre che D’Alema lo permetta.

Lo sciopero stocastico

Avvertenza: il presente post è volutamente provocatorio e carico di fegato marcio. Astenersi rompicoglioni. L’autore ringrazia sentitamente.

Diventeranno un miraggio, lo so...

Diventeranno un miraggio, lo so…

Mi scuserete per lo stile decisamente colloquiale ed i toni informali ai quali non vi ho abituati, ma per una volta sono costretto ad indossare i panni del cittadino incazzato anch’io.Innanzitutto credo sia giusto dirvi che la ragione che mi induce a scrivere (a sfogarmi) è che ho saputo stamattina, tramite Twitter (quando il cazzeggio aiuta), che CGIL, CISL e UIL hanno indetto per giovedì 18 uno sciopero regionale dei trasporti piemontesi.
Ora, è vero che da giugno ci saranno ulteriori tagli alla mobilità regionale, sia per quanto riguarda i mezzi urbani che le corriere ed i treni – va da sé che quindi saranno danneggiati tanto i dipendenti delle aziende di trasporti quanto i tanti lavoratori e studenti che usano i mezzi pubblici per spostarsi – ma è anche vero che proprio la scorsa settimana hanno scioperato i Co.Bas. insieme alla UGL ed ai ferrovieri della CISL.

Posso affermare che ormai, all’interno degli autoferrotranvieri torinesi, i blocchi CGIL-CISL-UIL e CoBas-UGL si equivalgono quanto a numero di iscritti.
Ciò di cui non mi capacito, però, è perché invece di scioperare singolarmente una settimana i tre grandi cartelli, una settimana i sindacati di base e (alleluja) fare una settimana senza scioperi, non si decida di fare UNA, e dico una sola, giornata di sciopero di TUTTE le sigle invece di fracassare i coglioni a noi studenti stressati, a voi lavoratori paranoici e pure ai pensionati cagacazzo che vanno al mercato alle 7 di mattina e si lamentano se non riescono a salire sui sovraffollati carri bestiame novelli.
Ditemelo, c’è forse un valido motivo? Avete paura che qualcuno vi dia voce e voi non sappiate cosa dire? Non avete un motivo valido per protestare e allora scioperate alla cazzo di cane?
No, così, per sapere. Sapete com’è, io pago (ebbene sì, sono abbonato) un servizio e pago anche i vostri stipendi, sia con il prezzo dell’abbonamento che attraverso le imposte regionali e comunali che arrivano alle partecipate pubbliche. Sono, in parte, il vostro datore di lavoro, oltre che vostro cliente e utente. Esigo delle spiegazioni. Ho tutto il diritto di non essere ostaggio dei vostri giramenti di cazzo.

Volete scioperare? Fatelo come si deve, unitariamente, e magari stiamo anche dalla vostra parte. Ma finché fate il cazzo che vi pare non vi lamentate se la gente vi manda a fanculo (a ragione) e non vi paga biglietti e multe (a torto).

Non è forse interessante?

Il Malpaese

Immagine

Quali scenari prospettare dopo l’incredibile risultato elettorale?

Che futuro attende il Movimento Cinque Stelle? Chi (o cosa) ha permesso la sua inarrestabile ascesa politica?

Il blogger Gaspare Serra ne parla con Federica Salsi, consigliere comunale di Bologna ed “epurata” eccellente del Movimento Cinque Stelle:

 

(SALSI E L’“EPURAZIONE PUBBLICA” DAL M5S)

 

(Gaspare Serra) Lei è divenuta famosa dopo la sua discussa partecipazione alla trasmissione televisiva “Ballarò”. Perché ha accettato l’invito di Floris? A posteriori, giudica quella scelta coraggiosa o politicamente suicida? Se potesse tornare indietro, la rifarebbe?

(Federica Salsi) Io sono divenuta famosa il 31 ottobre grazie a Grillo e al suo vergognoso post “Il talk Show ti uccide”, quello sul punto G. Il mio telefono ha iniziato a squillare ininterrottamente dalle ore 15 in poi (poco dopo la pubblicazione del post) ed erano tutti giornalisti.

Ero stata ad altre trasmissioni televisive nazionali, Grillo stesso nel 2011 diceva di…

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Vorrei soffermare la vostra attenzione, prima ancora che sulla breve analisi introduttiva, sui 14 punti dell’Ur-fascismo.
Se avete notato qualche similarità con la situazione attuale, non state sbagliando, non del tutto perlomeno.

Liberthalia

A giudicare dalla caratura di certi attori politici e dalle inclinazioni del pubblico in fatto di scelte, alle volte si ha la netta sensazione di avere a che fare con scimmie ubriache alle quali sia stata data una pistola carica, brandita con la gaia incoscienza di chi evidentemente si reputa assolto da ogni responsabilità.
Gli strumenti istituzionali sono una cosa seria e andrebbero maneggiati con cura…
Siamo davvero sicuri che la Democrazia sia così solida e radicata, da poter essere a prova di logoramento e quindi gestibile da chiunque?
Per il momento siamo passati dai vecchi teatrini della politica ad unico grande circo, dove finora il numero più riuscito è il mexican standoff: invenzione pulp di successo che ha fatto la fortuna del cinema d’exploitation, risolvendosi quasi sempre in pirotecniche sparatorie, dove vince chi spara per primo e di più.
il Buono il Matto il CattivoAttualmente, il protagonista principale è un rancoroso…

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