Sul documento congressuale di Matteo Renzi: dove sono economia, lavoro e scuola?

Bene, ci siamo. Dopo tanto parlare, abbiamo qualcosa di tangibile da cui giudicare le intenzioni del candidato più accreditato alla guida del PD, Matteo Renzi. 

La prima cosa che salta agli occhi leggendo il documento – non è una sorpresa quanto una deludente conferma – è la mancanza di contenuti programmatici. Al solito, quando ci si vuol fare un’idea di quanto affidabile sia una proposta politica, basta andare ad analizzare quanto precisa (o quanto vaga) è tale proposta sugli argomenti di solito più divisivi (alias meno inclini a consensi trasversali). Tradotto: cosa ne pensa Renzi riguardo economia, istruzione e lavoro?

Ne pensa ben poco, il giovanotto. O se pensa qualcosa, ben poco si capisce dal suo documento congressuale “Cambiare verso“. Ma vediamo un po’ più in dettaglio.

Scuola. Uno dei primi punti del candidato Renzi. Il documento congressuale parte dalla constatazione che gli insegnanti sono una delle categorie di riferimento del PD e che, in quanto tale, meritano attenzione. Insegnanti che negli ultimi decenni sono stati messi ai margini, in termini di politiche sociali. Bene. “Il PD che vogliamo cambierà verso alla scuola italiana“. Come? “Dando ascolto alle buone idee“. Si, ma quali idee? Come intendete ascoltarle? “Dando luogo alla più grande campagna di ascolto mai lanciata da un partito a livello europeo“. In pratica, alla domanda “Matteo, che ne pensi della scuola?” Lui ti risponde: “Dimmelo tu”. Fantastico, mi candido segretario del PD allora.

Lavoro. Anche qui, il nostro parte dall’analisi che il mondo del lavoro non guarda più al PD, che è il terzo partito tra gli operai, ecc ecc. Poi si arriva alle proposte, almeno questa è l’intenzione. “Vogliamo cambiare verso al mondo del lavoro.” Come? “Vanno cambiati i centri per l’impiego“. In che modo? Non c’è scritto. “Abbiamo bisogno di una rivoluzione nel sistema della formazione professionale“. Giustissimo, come? Mistero. Qualcosina si dice riguardo il rapporto col sindacato “Va fatta una legge sulla rappresentanza” anche se troppo poco. Come dev’essere questa legge? Vuoi una rappresentanza alla Marchionne, dove chi non firma gli accordi sta fuori? O al contrario, vuoi che anche chi non firmi sia dentro le imprese? Renzi non lo specifica. Renzi continua: “Attenzione a Internet, ha creato 700 mila posti di lavoro in 15 anni“. Bravo, che intendi fare per aumentare questa “attenzione”? Non è dato saperlo. 

Economia. Non pervenuta. Non esiste una sezione “economia” nel documento congressuale di Matteo Renzi. Se egli verrà eletto Segretario, allora potremo a ragione sostenere che anche il PD, dopo il M5S (curioso, anche il programma dei grillini non contiene proposte sull’economia), ha rimosso il tema dell’economia dalla propria piattaforma programmatica. Abbiamo un Paese in recessione ormai da quasi un quinquennio e le principali forze politiche di economia non pensano niente. Sarà che le due cose hanno qualche correlazione?

Insomma, finiamo con una speranza: che Matteo Renzi in qualche ritaglio di tempo libero tra corsa alla segreteria del PD, corsa alla premiership e lavoro al Comune di Firenze possa correggere la sua rotta in tempo e spiegarci finalmente quali programmi ha per il Paese, prima ancora che per il PD. Perchè, con tutta sincerità, non s’è capito.

Perchè l’attacco di Napolitano al M5S è controproducente

Tutte le homepage dei giornali odierni titolano sul messaggio alle Camere del Capo dello Stato. “Il Parlamento deve intervenire subito per porre fine all’emergenza del sovraffollamento carceri, con provvedimenti di amnistia e/o indulto”. Ai grillini non è parso vero: dopo settimane passate a pietire qualche secondo di visibilità davanti ai cancelli della Rai hanno colto la palla al balzo per attaccare il Napolitano: “Il provvedimento serve a salvare Berlusconi”.

Napolitano ha sbroccato. “Al M5S non frega niente della gente”. Ok, l’ha detto in risposta a una domanda, e in modo un po’ meno diretto, ma il succo è quello. I grillini hanno potuto quindi strillare via twitter, facebook, e compagnia cantante, riproponendo il solito frame: “noi siamo i buoni che combattono i cattivi. Siamo da soli, in questa lotta. Tutti, persino il Capo dello Stato, sono armati dall’unico desiderio di salvare il culo a Berlusconi”.  Ecc ecc.

Oggettivamente, i grillini hanno ben pochi risultati da portare in pasto al proprio elettorato per convincerlo a farsi rivotare. Si sono autoesclusi dal panorama governativo, sin da quando hanno sbattuto la porta in faccia al povero Bersani. Il M5S è divenuto marginale ed irrilevante. Mentre Pd e Pdl discutono – con avverse fortune – di IMU, IVA, emergenza migranti, ecc., il blog di Grillo si inventa battaglie al limite del grottesco per impedire la vivisezione. Gli unici provvedimenti concreti che ha preso il M5S sono stati quelli di espulsione ai parlamentari dissidenti. La frustrazione è così tanta che i deputati (sic!) sono saliti sul tetto di Montecitorio per avere un briciolo di visibilità, facendosi multare e poi ovviamente lamentandosi.

– Siamo stati multati perchè siamo saliti sul tetto di Montecitorio! Skantalo!!

– Ma non siete voi quelli del rispetto delle regole?

– Sì, ma..

La fortuna dei grillini sta nell’inconsistenza dell’offerta politica esistente. Al solito: loro sono una conseguenza dello sfascio causato da chi li ha preceduti. Quindi, caro Presidente Napolitano, ti stanno sul culo i grillini? Beh, per farli scomparire basterebbe:

1) Mai dar loro occasioni di visibilità. Piuttosto ignorarli, ma mai scadere nella loro caciara.

2) Cercare di accentuare le differenze tra partiti, e in particolar modo tra destra e sinistra: più saranno assimilabili e più passerà il solito messaggio “sono tutti uguali tranne noi”. Soprattutto, FARE le cose, lasciando a loro slogan e proclami.

3) Mai rincorrerli sul loro terreno: Grasso e Boldrini si son tagliati gli stipendi del 30%. I grillini subito li hanno accusati: “Non basta! Serve un taglio più grosso!”. “Ok, ce li tagliamo del 50%.”. “Non basta!”.  Eccetera. 

Seguire queste tre piccole regole aiuterebbe non dico a farli sparire, ma per lo meno a depotenziare la loro “narrazione”, se è possibile usare un tale termine con gente il cui ragionamento politico più articolato si limita a poco più di un rutto.

E se alla fine i Parlamentari M5S guadagnassero più degli altri?

Si sta facendo un gran polverone, in queste settimane, sul tema dei rimborsi elettorali e dei costi della politica. Tema che merita attenzione, certamente, ma che a mio parere ne sta ricevendo più di quanta ne meriterebbero, dati i più gravi problemi che  l’Italia deve fronteggiare (dalla disoccupazione imperante al peso del debito pubblico, per dirne due).

Ma a volersi fare due conti, suona strano come i grillini, tanto attenti e puntigliosi riguardo questo tema, in Parlamento rischiano di essere più ricchi degli odiati colleghi della “kasta”. Vediamo un po’: a quanto risulta dalle dichiarazioni degli eletti del M5S i Parlamentari grillini rinunceranno a 2.500€ della loro indennità parlamentare, ma non rinunciano ai rimborsi spese, alla diaria, ai benefits. Insomma, come molti hanno già calcolato, i grillini prenderanno mensilmente circa 11.300 euro, invece che 13.800.

Ovviamente non stiam considerando le spese per il personale, di cui i grillini han già dichiarato di voler servirsi, bandendo una specie di concorso online in cui migliaia di curriculum saranno vagliati. Vaglio che sarà assolutamente imparziale e trasparente, confidiamo, e che selezionerà i migliori e i meritevoli (i maligni dicono che alla fine verranno invece premiati trombati dalle elezioni o candidati ritirati come Rocco del Grande Fratello)

Ad ogni modo, direte voi,  i parlamentari degli altri gruppi saranno comunque più ricchi di 2.500 euro. Beh, così non sembra. I parlamentari del PD, ad esempio, versano mensilmente da 3000 a 4000 euro del loro stipendio al partito, prendendo un netto inferiore a quello dei grillini. Gli eletti di SEL sono ancora più “francescani”: il loro stipendio è decurtato del 35%  secondo il regolamento economico di Sinistra Ecologia Libertà.

Insomma, dopo anni passati a lanciare strali sulla “kasta” e a denunciarne i privilegi, si profila un periodo roseo per gli eletti, che potranno guardare dall’alto in basso i loro colleghi fieri della crescita del loro conto corrente. Chissà come la prenderà il 25% di votanti che ha dato loro fiducia.

Giovanni Barozzino, da operaio licenziato a Senatore della Repubblica

giovannibarozzinoC’è una storia che merita di essere festeggiata, in queste elezioni dall’esito non proprio esaltante. E’ quella di Giovanni Barozzino, uno degli operai licenziati dalla FIAT di Melfi nel 2010. Riammesso dal tribunale del lavoro, ma mai reintegrato dall’azienda, fu scelto da Nichi Vendola come capolista al Senato in Basilicata per Sinistra Ecologia Libertà. Una candidatura-simbolo, per testimoniare la posizione di SEL al fianco degli operai, proprio nei giorni in cui Mario Monti veniva a Melfi a decantare l’opera di Sergio Marchionne.

Un’elezione, per altro, per niente scontata, in una Regione in cui gli si è contrapposta la candidatura di Nicola Benedetto con Centro Democratico, imprenditore del metapontino nonchè consigliere regionale, transfugo di un IDV in frantumi. Una campagna elettorale affrontata con pochi soldi e molte speranze, in cui Barozzino ha girato palmo a palmo i comuni della sua terra, parlando a tutti. Parlando anche e soprattutto ai giovani, molti dei quali per la loro età non potevano nemmeno votare per il Senato.

A lui vanno i nostri auguri, le nostre speranze, il nostro in bocca al lupo.

 

Coitus Interruptus

Il Papa si dimette. Nei sondaggi clandestini che circolano in queste ore, il Popolo della Libertà arresta la sua rimonta. La tv non registra più dichiarazioni del Cavaliere Azzurro. Ed anche se ce ne sono, passano in secondo piano, dimenticate ed inascoltate.

In una campagna elettorale che Berlusconi stava azzeccando ancora una volta, un qualcosa di inaspettato frena la sua rimonta. Si affloscia, come può succedere ad un membro durante un rapporto sessuale, quando viene distratto da un qualcosa di improvviso ed inaspettato. Dopodichè è dura, durissima, riprendere la corsa, raggiungere la meta.

Salvo dare la colpa al Papa, come fecero gli stessi berlusconiani nel 2005, altre elezioni rovinosamente perse dopo la morte dello scorso Pontefice.

Sta ri-succedendo?

Come credete che andrà a finire, con queste elezioni? Io la vedo così: PD+SEL vincono ma non hanno i numeri per governare. Quindi devono allearsi con i centristi. A questo punto una parte dei parlamentari di SEL si sfila perché con Monti non ci vogliono stare. Quello che resta dell’alleanza di centrosinistra imbarca i centristi e raccatta alcuni parlamentari sia dal PDL sia dalla lista Grillo, che lì ci saranno persone che manco lo sanno come ci sono arrivate in Parlamento.

Si costruisce una risicata maggioranza, seguono 2-3 anni di bordello stile ultimo governo Prodi e poi si torna a votare.

È interessante il parallelo con quello che è successo nel ’43 (ovviamente il ’43 era il momento della tragedia, il 2013 quello della farsa). Anche allora in una situazione insostenibile, in cui l’Italia non riusciva più a tener fede ai suoi impegni con gli alleati europei il capo dello stato dimissionò il despota allora a capo del governo e formò un governo tecnico (il governo Badoglio era composto interamente da militari, non c’era nessun politico). Il governo tecnico venne salutato con grida di giubilo (“la guerra è finita!”), ma non tardò a mostrare un volto quasi altrettanto feroce di quello del despota, di cui di fatto proseguì la politica (“la guerra continua al fianco dell’alleato germanico”; in più diverse manifestazioni spontanee di piazza vennero represse nel sangue). Il despota, per un po’ di tempo, scomparve dalle scene e sembrava che tutti si fossero dimenticati di lui, sembrava ormai appartenere al passato, finchè decise di tornare in campo. Molti suoi ex-sodali lo seguirono e con loro fondò una Repubblica del Nord, dalla quale tenne in scacco il Paese con altri due anni di bordello. Dopodichè, quarant’anni di DC. Un parallelo del genere è già stato formulato da altri, e credo non sia peregrino. Finirà allo stesso modo.

Ah, dimenticavo: nell’immediato dopoguerra emerse un movimento politico che si dichiarava estraneo ai partiti tradizionali, il Fronte dell’Uomo qualunque, fondato da un commediografo, Guglielmo Giannini. Il movimento trovo il suo mezzo di aggregazione e di definizione programmatica nel settimanale L’Uomo Qualunque, fondato da Giannini nel 1944, il cui slogan era “Abbasso tutti”. Aveva l’abitudine di storpiare i nomi dei politici, ad esempio il presidente del Consiglio Ferruccio Parri era da lui chiamato “Fessuccio”. Il Fronte dell’Uomo Qualunque ottenne importanti risultati elettorali e una folta pattuglia di parlamentari nell’Assemblea Costituente, ai cui lavori peraltro non contribuì con nulla di memorabile. Alle elezioni amministrative superò in alcune città la DC come numero di voti.

A stabilizzazione avvenuta si dissolse e i suoi voti di fatto alimentarono l’estrema destra. Vi ricorda qualcuno?

Giovanni Favia e l’antico vizio delle caccole dal naso

Che Giovanni Favia fosse un traditore del MoVimento 5 stelle, un venduto del PD e un cospiratore responsabile di voler affossare il cambiamento rappresentato da Beppe Grillo è cosa ormai acclarata. Ma il nostro giornalista freelance Guido Baldobaldi ha scoperto alcuni particolari alquanto inquietanti sul suo passato. Particolari che, se ce ne fosse ancora bisogno, ci fanno capire ancor meglio quale sia lo stampo di questo becero personaggio, in cerca di notorietà alle spalle dei militanti del M5S e di tutti i bravi cittadini.

Ebbene vi riportiamo l’estratto dell’inchiesta condotta dal nostro giornalista freelance (che, ricordiamo, non dipende in alcun modo da Beppe Grillo o da Casaleggio):

PREMESSA

Mi ero accorto, dopo aver assistito ad un comizio di Giovanni Favia, che questi puzzasse un po’. Non era proprio puzza, era come una fastidiosa sensazione che mi è sembrata palese non appena l’ho ascoltato. Ma, lì per lì, non ci feci caso. “Sarà l’inquinamento a cui i politici del pd e del pdl hanno ridotto questa città ” – pensai.

COSA NON TORNA DI FAVIA

L’episodio della puzza fu seguito da altri, che mi fecero ancor più drizzare le orecchie. In quanto giornalista freelance non stipendiato dai partiti, sono stato spesso alle assemblee del MoVimento, soprattutto quando Favia era ancora un semplice candidato in cerca di elezioni. Ad una di queste assemblee mi è successo qualcosa di veramente strano, che mi ha fatto mettere ancor più la pulce nell’orecchio. Ero appena uscito dall’aula dell’assemblea. Ovviamente ero nauseato da quella puzza leggera che Favia emanava. Mi ero ricordato, uscendo, che avrei voluto chiedergli se potesse darmi una mano relativamente ad un’importante inchiesta che stavo conducendo, e mi convinsi a tornare in aula. Non appena entrai, vidi che Favia stava armeggiando con un indice nelle sue cavità nasali. Egli, non appena accortosi della mia presenza, provvide solerte ad occultare quanto trovato nelle cavità suddette sotto la cattedra. Dissimulando il suo imbarazzo, cercò di apparirmi disinvolto, tuttavia l’olezzo che Favia emanava mi investì in maniera ancor più penetrante.

Fu allora che capii: quest’uomo bieco e subdolo, che faceva di tutto per sembrare a favore dell’ambiente, contro gli inceneritori, per i “rifiuti zero”, non era che un gretto inquinatore dell’ecosistema. Inquinamento causato per altro non solo dalla puzza (rifiuti gassosi) ma anche da escrementi nasali (rifiuti solidi). Cercai di parlarne con gli altri militanti, ma nessuno mi diede retta.

COSA TORNA

Dopo aver avviato una coraggiosa inchiesta su di lui, riuscii a impadronirmi (grazie ad una conoscenza di cui, per motivi di segreto professionale, non posso fare il nome) di un registro delle scuole elementari in cui Favia frequentava la seconda B. Ebbene, in tale registro ho avuto la prova dei miei sospetti. Una nota a margine parlava chiaro: “L’alunno Favia viene ripreso perchè ha ripetutamente attaccato escrementi nasali sul grembiule di un suo compagno“.

Ci rendiamo conto?! Costui non solo sporcava anche gli altri bambini, ma era chiaramente un comunista! (il termine “compagno” parla chiaro!)

IN CONCLUSIONE

Appare, insomma, chiaro chi sia Favia. L’inchiesta ha permesso di incastrarlo. Era sin da piccolo un comunista, poi è diventato un infiltrato del PD il cui scopo è distruggere il MoVimento. Ed in quanto appartente del PD, inquinatore dell’ambiente (gli inceneritori in tutta italia sono opera delle amministrazioni PD…).

Tutto è spiegato.”

Voci precedenti più vecchie

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