Matteo Renzi è di sinistra? Tanto quanto Grillo o Berlusconi.

Se qualcuno mi chiedesse oggi se la posizione politica di Renzi è per me giusta o utile, non avrei esitazione a esprimere tutte le perplessità del caso. Un personaggio molto televisivo, molto comunicativo, senza qualcosa di significativo da comunicare, rischia ancora una volta di rappresentare la risposta populista e inconcludente, quindi inutile e quindi dannosa, alle esigenze di leader a cui vent’anni di berlusconismo ci hanno abituati.
Comunicazione vuota di slogan: fiducia, contatto, calore, amore … l’imitazione fatta da Crozza rischia di essere fin troppo realistica.
Nel tempo però, nonostante l’impegno, anche Renzi su molte tematiche è uscito allo scoperto e, ogni qualvolta lo ha fatto, si è mostrato molto più schiacciato al sistema presente di quanto a colpi di slogan non voglia far apparire.
– Quando diventa il primo detrattore della CGIL, addebitando a questa non tanto, come farei io, un eccessiva morbidezza e un eccessiva tendenza compromissoria con il padrone, quanto al contrario un eccesso di rigore e di rigidità su posizioni che lui definisce vecchie.
– Vecchie, da trascurare, come lo è la questione dell’articolo 18 che, per lui come per Beppe Grillo, è inutile, da superare. Questa di Renzi non è una posizione nuova rispetto a chi si propone di “rottamare”, visto che è stato il governo Monti, sostenuto dal suo PD, ad abrogare l’articolo 18, ed è stato sempre il suo PD ad iniziare la strada senza uscita della precarietà legalizzata nel ’97 con il pacchetto Treu poi peggiorato dal governo Berlusconi con la legge “Biagi”.
– Quando si mostra come il principale sostenitore delle infrastrutture di dubbia salubrità, dagli inceneritori alla TAV, insofferente alla posizioni dei No, liquidati con una battutina e un sorrisetto.
Al pari del M5S, Renzi ha come cavallo di battaglia la lotta contro i finanziamenti pubblici a partiti e giornali. Tuttavia, a parole, afferma di volere una politica scollegata dai grandi gruppi finanziari, bancari, multinazionali: mi chiedo però cosa si può fare per rendere la politica in mano ai finanziamenti privati e al contempo allontanare lo spettro delle lobbies. Anche in questo comunque risulta allineato a quella che è la linea politica della massa, dal PDL, al vecchio PD fino appunto al Mo Vi Mento (escluso solo il partito di Vendola), tutti a dare contro al sistema del finanziamento pubblico, tutti a dare contro al sistema delle lobby, tutti sottobanco sostenuti da una lobby, probabilmente, al quale non far danno nel momento in cui verranno eletti.
La mania della privatizzazione non investe solo la politica, e la democrazia, ma anche altri beni comuni, come questi del patrimonio artistico-culturale, o come la gestione delle reti idriche, o delle grandi aziende pubbliche di trasporto. La posizione di Renzi, qui, è abbastanza intuibile, anche quando non espressa.

Matteo Renzi con un acconciatura particolare

Il problema che oggi si pone è dunque se il pericolo di Renzi siano i contenuti finora in gran parte misteriosi del suo (non)programma politico, o il suo modo di far politica piena di slogan, che vorrebbe rottamare le persone senza rottamare il sistema di cui sono figlie, ma che appunto tende ad occultare qualsiasi contenuto poco popolare come i migliori mentalisti e affabulatori san fare. Mi importa poco in effetti se Renzi sia o meno definibile come “di sinistra”, quasi fosse questa un etichetta di sicura purezza e limpidità.
Andiamo incontro ad uno scontro che “ha il sapore della merda pressata”, tra Berluscones, Renziani e Grillini, che grossomodo propongono ricette simili e similmente vuote nei temi che più dovrebbero interessarci in questi tempi di crisi senza eguali.
Tre proposte che concentrano la loro attenzione sull’apparire più nuovi degli altri, più progressisti degli altri, meno “casta” degli altri. Trovare nell’avversario qualcuno con un passato nella vecchia politica è un colpo basso, avere esercita un qualche tipo di potere politico è motivo di frustrazione e di continue giustificazioni, la gara tra chi vuol ridurre di più stipendi, parlamentari, rimborsi, indennità è la gara che più sembra interessarci.
Sui temi concreti il sindaco di Firenze mostra qualche incertezza, la sua ricetta risulta quasi contraddittoria, semplicistica, senza prospettive di lungo periodo. Come si è già fatto notare in questo blog, non vi è una soluzione alla disoccupazione, non vi è alla precarietà, non vi è alla povertà, all’immigrazione e si è trovato il modo furbo per rimettere in discussione l’aborto così come oggi è regolato.
Vi è solo un evidenziare i problemi (tra l’altro spesso secondari) che già esistono e dire che questi non vanno bene, che vanno risolti. Non c’è un solo politico in Italia che pensa che la disoccupazione sia un bene, e persino la precarietà è mal vista un po’ da tutti (per quanto quasi tutti estimatori del suo sinonimo buono, la flessibilità). Il problema è poi come risolvi uno e come risolvi l’altro problema. Se per Renzi risolvere la disoccupazione giovanile significa alimentare il processo dei licenziamenti facili e dei contratti a termine, non mi venite poi a dire che Renzi è la sinistra: non mi venite a definirlo il nuovo che avanza, perché è da almeno un ventennio che questa soluzione viene proposta, e applicata, dalla nostra classe politica, anche di pseudo-sinistra, a cui Renzi da almeno 10 anni appartiene.
La domanda giusta non è quindi se Renzi sia di sinistra, e non lo è per una serie di motivi logici, storici, ideali che potremmo elencare in modo comunque non esaustivo, ma è “perché Renzi voglia dipingersi come tale”.
Se vogliamo ricalcare il dato storico, dopo la Rivoluzione Francese l’assemblea nazionale si dispose in modo tale che a destra del presidente si sedettero i conservatori, mentre a sinistra i più progressisti. Questa disposizione fu mantenuta poi successivamente tanto da coniare di fatto l’identificazione di sinistra come progressismo e destra come conservatorismo.
Su cosa significhino il termine progressismo e il termine conservatorismo ci sarebbe da conversare altrettanto: su cosa occorre progredire, cosa invece è da conservare? Il progressista, quando conquista e vuol conservare le conquiste fatte diventa forse conservatore? Tralasciamo.
Ad un significato quindi prettamente geografico se ne affiancava indistricabile un significato più statico, legato appunto alle ideologie che i progressisti hanno utilizzato e propagandato stando all’ipotetica sinistra dei parlamenti di tutto l’occidente.
Socialismo, comunismo, ecologismo, egalitarismo, laicismo… Tutto questo entrò nel patrimonio culturale delle sinistre europeea con differenze tuttavia marcate a seconda del paese e del periodo in cui la sinistra si affermò con forza.
In Italia sembrerebbe ancora più semplice stabilire cosa è di sinistra e cosa no, facendo riferimento all’eredità del Partito Comunista Italiano. In realtà questo è spesso utilizzato quasi come un dogma da interpretare a proprio piacimento per giustificare le proprie pensate, posizionarle a sinistra e sentirsi a posto con la coscienza.

di Mauro Biani

Il fulcro quindi della questione sembrerebbe proprio questa continua mistificazione che ogni politico o quasi oggi fa nel tentare di apparire più di sinistra, più progressista, più riformista di quello che in effetti è. Sembra che non sia più importante identificare una scelta come giusta o sbagliata, o come utile o inutile: l’importante è riuscire a mettergli l’etichetta di sinistra.
Così accade che privatizzare la politica, l’arte e l’informazione diventa di sinistra, mentre gli imprenditori sono eroi patriottici e gli operai i miracolati del buon capitalismo, e chi manifesta e sciopera contro questo è un conservatore perché dice di no (ad un modello di progresso stantìo di quasi un secolo). Si rottama la rivoluzione, mantenendo tutto quello che non era rivoluzionato. Si rottamano le manifestazioni, mantenendo il sistema contro cui si manifestava. Si rottamano i diritti, trasformandoli in gentili concessioni.
Si #cambiaverso insomma, e insieme al verso si cambia anche il significato alle parole. Ideologia: non pervenuta.

Chiesa e marketing

Questo articolo è per metà una risposta all’articolo precedente del “collega” jaycanto, grazie agli straordinari spunti che il suo mi ha offerto, e per metà un’ introduzione al mio prossimo articolo che parlerà degli hippie e di quello che ne è derivato filosoficamente e spiritualmente.

Come dicevo è una risposta alla recensione del libro “Gesù e i saldi di fine stagione” di Bruno Ballardini fatta da Jay ma non è una contro recensione poiché non ho letto il libro in questione anche se sarei molto interessato a farlo, è una risposta a come Jay ha esposto le tesi del libro.
Faccio presente ai lettori che ho letto numerosi di libri di marketing e comunicazione, in particolare libri orientati alla comunicazione politica per la costruzione del consenso in campagna elettorale, e che sono quindi piuttosto informato in materia. Per un certo periodo ho anche pensato di poter fare lo spin doctor come carriera.
Nonostante il mio interesse e la mia ammirazione per la materia e i penosi tentativi degli esperti di giustificare eticamente il proprio operato voglio dire subito che non posso fare a meno di giudicare il marketing come manipolazione, tanto quello pubblicitario che ci bombarda costantemente che quello politico o religioso.
Un jingle e una frasetta che rimangano in testa al consumatore quando appare il logo della marca, un breve slogan evocativo della campagna elettorale, far vedere immagini idilliache ed affiliarle alla figura del candidato o del prodotto in modo che, ad esempio, quando il consumatore pensi a quella marca di biscotti abbia in mente una famiglia che mangia felice; questo è il marketing.
Uno sfondo rosso dietro il candidato genera inquietudine, meglio un blu che infonde tranquillità agli elettori che lo vedono(siete tutti autorizzati a deridere il team Bersani che ha pensato bene di mettere uno sfondo grigio nei manifesti): questo è il marketing.
Certo, sugli imbecilli funziona molto meglio ma sfido qualunque “mente superiore” a non anticipare mentalmente la frasetta finale che gli è stata ripetuta migliaia di volte quando guarda una pubblicità.
Di fatto le strategie di marketing sono tecniche di manipolazione che possono essere impiegate a fin di bene, per esempio facendo eleggere un candidato meritevole, oppure possono produrre risultati catastrofici come portare un ubriacone come George W. Bush alla presidenza degli Stati Uniti utilizzando qualche battutina simpatica e degli spot elettorali subdoli.

Da qui potrei esporre tutte le mie critiche alla politica spettacolo e all’odierna democrazia televisiva ma preferisco evitare per non andare fuori traccia.
Lascio a voi le ovvie considerazioni su quello che comporterebbe utilizzare la comunicazione pubblicitaria a scopo di proselitismo religioso come già fanno in America i mormoni e Scientology.
La comunicazione è un male necessario se si vuole vendere o essere eletti ma è un guscio vuoto, la comunicazione è completamente priva di sostanza perché è molto facile costruire un messaggio vincente anche solo fingendo e basandosi su menzogne anche se non si ha niente di buono da offrire.
Forza Italia e Berlusconi sono esempi eccelsi di questo modo di fare: Forza Italia non era un partito ma una marca. Nel 1993 Berlusconi incaricò Dell’Utri e Publitalia (la sua compagnia pubblicitaria!) di creare un movimento in grado di portarlo al successo elettorale e Dell’Utri condusse indagini di mercato e sondaggi per capire cosa gli elettori desiderassero veramente come offerta politica in quel determinato momento, il risultato fu che gli elettori volevano meno tasse e meno burocrazia e che nel centrodestra c’era campo libero per imporsi con queste proposte; se l’ indagine di mercato avesse dato un diverso responso Berlusconi non avrebbe esitato a rimanere a sinistra (perché era socialista) e a proporre un’ offerta politica di sinistra. Lo stesso nome Forza Italia è uno slogan che andava ad evocare nei consumato… voglio dire negli elettori un’ affiliazione emotiva con la loro passione calcistica.
Insomma Forza Italia non aveva alcun programma politico e alcuna ideologia ma fu fondata semplicemente come marca per vendere il prodotto (politico) che i consumatori (elettori) volevano vedere sul mercato: la politica trasformata in un vuoto spot pubblicitario.
È questo che vogliamo per il proselitismo religioso? Uno spot elettorale in cui appare la croce insieme a un jingle musicale e un patetico slogan?

Ma il cardinale che chiedeva a Ballardini consigli di marketing non voleva questi eccessi chiaramente: voleva che l’ esperto ne curasse l’ immagine in modo da farlo apparire carismatico, moderno, simpatico; insomma come un politico chiede al proprio staff di essere curato nell’aspetto e nelle parole per piacere alla gente anche il cardinale chiedeva a Ballardini di diventare il suo spin doctor e di aiutarlo nella “campagna elettorale” per dare la scalata alla Chiesa ed essere, presumo, il nuovo “Papa buono”.
Ora, il carisma e il consenso mediatico e popolare che ne deriva aiuta molto chiunque, incluso il Papa, ma non è certamente quello l’ elemento fondamentale a rendere una persona un grande Papa o un grande Presidente; e basta guardare i numerosi bellimbusti che da 30 anni a questa parte sono stati eletti a furor di popolo in tutti i paesi occidentali, promettendo grandi cambiamenti e mai realizzandoli, per capire quanto la comunicazione e il carisma non siano altro che vuota propaganda. Non saranno certo la pubblicità e un Papa telegenico a salvare la Chiesa.
Per esempio sarebbe molto più utile istruire fedeli e sacerdoti per evitare che inizino a rendersi ridicoli urlando contro il primo superficialissimo Odifreddi di turno perché sono troppo ignoranti per rispondergli.

La parte che mi inquieta del libro, così come esposto nella recensione di Jay, è quando l’ autore afferma di essere stato un hippie e di essere oggi taoista (e già sento puzza fortissima di intruglio new age più che di vero taoismo) e che vorrebbe veramente aiutare il cardinale che gli ha chiesto aiuto a diffondere il modernismo nella Chiesa.
In altre parole quello che il cardinale ha chiesto a Ballardini è di aiutarlo ad essere carismatico per manipolare i cardinali e i fedeli e stravolgere la Chiesa con le sue modernizzazioni che comporterebbero il rinnegamento della dottrina e dei dogmi (leggetevi il mio articolo precedente se siete poco informati su queste cose e questa modernizzazione vi sembra sensata).
E Ballardini da buon hippie taoista ha accettato estatico l’ invito del cardinale (o della cordata di cardinali) ad aiutarlo a “modernistizzare” la Chiesa.

Tralascio volutamente di trattare dettagliatamente la parte finale della recensione di Jay in cui parla di apocalisse perché l’ argomento è vasto e si rischia di cadere nel millenarismo fanatico di qualche ranters puritano che veramente non voglio imitare.
Mi limito a fare notare che nell’Apocalisse è presente la figura del falso profeta e chi meglio di qualcuno moderno, carismatico e amato può giocare questo ruolo? Chi meglio di un lupo travestito da agnello con un po’ di marketing?
Prima che mi prendiate per pazzo io non credo che la fine sia vicina e che un Papa modernista sia l’ anticristo però riflettere su questi particolari è  un esercizio che io e Jay facciamo spesso, probabilmente a causa della passione per la fantascienza distopica e post-apocalittica. Prendetela come una divertente divagazione.

Drizzo veramente le antenne quando però Jay nella recensione scrive La strategia del cristiano è dunque il Vangelo del Cristo: nel libro sacro, l’esperto di comunicazione ed etica conferma qual’è il marketing da adottare. Il suo consiglio è un ritorno ai fondamentali: i preti dovrebbero potersi sposare come fu nella prima metà della Storia del Cristianesimo. Gli scismi dovrebbero essere sanati. Il cristianesimo deve ritornare a coniugare ortodossia (che in greco vuol dire “Verità”) e cattolicesimo (che in greco vuol dire “Universalità”) ricucendo al più presto gli strappi con le chiese orientali, luterane ed anglicane.”

Questo mi fa capire che Ballardini parla da esterno e in sincerità ci capisce anche poco: quella di cui parla non è la ricucitura degli scismi ma la resa della Chiesa cattolica al protestantesimo.
Parlare del Vangelo e non curarsi del magistero e della tradizione di 2000 anni è protestantesimo schietto e significherebbe per la Chiesa affermare che “abbiamo sbagliato per 2000 anni e le cose che dicevamo erano scemenze”.
I preti dovrebbero sposarsi? Si ma secondo la vera tradizone, come gli ortodossi e non come i luterani o i calvinisti.
Ripianare gli scismi e ripristinare l’ unità dei cristiani? Assolutamente si ma si parla dell’ unità dei cristiani e non dei cristianisti.
È bene distinguere l’ ecumenismo sano, volto alla riconciliazione con gli ortodossi e alcuni anglicani che sono semplicemente scismatici e non riconoscono al Papa altro che la carica di primus inter pares ma che hanno differenze dottrinali di minore entità con la Chiesa cattolica, dall’ecumenismo deviato che è quello che mira ad una impossibile riunificazione con i protestanti che hanno rinnegato 1500 anni di tradizione perché Lutero riteneva di aver interpretato per conto suo le scritture e di poter riscrivere il cristianesimo come preferiva. Ebbene i protestanti non sono cristiani ma cristianisti, non sono scismatici ma eretici che si sono creati una dottrina del tutto diversa; cattolici, anglicani cattolici e ortodossi non hanno niente da spartire con questi gruppi se non le scritture (ma non l’ interpretazione) e la divinità, per questo li definisco cristianisti ma non certo cristiani.

Grazie dell’ interessamento signor Ballardini ma potete tenervi la vostra comunicazione e i vostri indispensabili consigli, l’ ultima cosa di cui la Chiesa ha bisogno è di seguire i consigli di un hippie modernista in fatto di ecumenismo deviato. Si occupi di consigliare le religioni in cui crede la prossima volta.

Il mio prossimo articolo si ricollegherà in parte con le origini hippie di Ballardini e tratterà delle tendenze sincretistiche new age, delle filosofie derivate dal movimenti hippie e di un altro guru della comunicazione non lontano da questi ambienti: Casaleggio.

I Baustelle come Faber

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Recensire la sinistra tramite la recensione del loro ultimo album: “Fantasma”

Mi perdonerete il titolo: è volutamente provocatorio.
Mi trovo a dover scrivere il primo articolo per lopinionepolitica. Purtroppo, scoprirete che non mi interesso di politica se non al di fuori delle grandi teorizzazioni sistematiche socio-economiche, e dei dettagli estetici, quali i cromatismi sulla giacca del Giannino, oppure l’endemica assenza di un bravo spin doctor dietro le fila del PD; in definitiva, tutta quella parte del suddetto business che in America chiamano Marketing e che in Italia chiamiamo “Reparto Vendite”.

Per ovviare a queste mie carenze di pragmatismo politico ed esperienza partitica, mi tocca presentarvi tosto questo paragone che scandalizzerà l’élite, disimpegnerà l’individuo massificato e – qui si spera – attirerà l’occhio del generico avventore, sicuramente mezzo fan; vuoi perché, se sei di sinistra, Faber o lo conosci o lo conosci, anche se poi nell’Ipod metti Zucchero, Antonacci, Vasco Rossi e Pino Daniele, vuoi perché, se sei giovane, i Baustelle li ami o li schifi.
Oppure ascolti sul serio Pino Daniele, ma solo alla radio, nel tragitto verso la sede universitaria.

Le loro liriche possono essere riassunte con una frase che sentirete in apertura di Fantasma:
Sesso orale e santità“.
Però intendiamoci: non fanno pornografia. Né li reputo dei clericali convinti. Ammetto che ho difficoltà a spiegarmi in questo caso. Diciamo che Fantasma è un album gotico. Del resto lo erano anche Amen e I Mistici dell’Occidente. Se fai un album che si chiama “I Mistici dell’Occidente” qualcosa di gotico lo hai per forza: qui si va sul sicuro nel recensire.
E non mi aspetto che andiate a parare sulle lolite gotiche. Vi ho già detto che c’è poco di pornografia. Niente bamboline.
Cogliete l’allusione al sesso orale come qualcosa di quotidianamente squallido, o squallidamente quotidiano. Un rituale desueto. Diciamo: da vecchia avanguardia, poi massificato ed omologato, giusto per dire qualche stupidaggine da hipster; che male non fa, in un articolo che parla di tendenza.
Insomma, se li ascoltate avete capito. Se non li avete mai ascoltati invece questo articolo non lo leggerete, quindi è ok.

Non sono davvero sicuro che i Baustelle vogliano fare politica attraverso i loro album.
Però, la gente li percepisce come di sinistra. Poco da fare.
Magari uno di loro ha Socialismo di von Mises sul comodino. Magari Rachele, la tastierista che quando gira la trovi al microfono. L’aria da randiana la ha. Ok, scherzo, è una compagniuccia.
Magari sono anarchici di sinistra (personalmente non credo per via di quelle macro-teorizzazioni di cui parlavo prima).
Magari solo simpatizzanti. Massì: diciamo liberali-progressisti, ché Marx è bello e morto.
Ma cavolo: non solo sono toscani (sarebbe già una mezza ipoteca), ma pure (della provincia) di Siena, che – come avrete appreso in questi giorni – se può non voler dir niente in merito al tuo colore politico, perlomeno certifica che tu sei per un terzo proprietà privata del Partito Democratico.

Stessa sorte politica credo sia toccata a Storia di un Impiegato di Fabrizio de Andrè. La storia concettuale dell’italiano che si eccita per il sessantotto ma gli finisce abbastanza male.
Ai tempi non c’ero.
Ma continuo a credere da un po’ che non fosse un disco politico.
In primo luogo: cavolo, è un inno anarchico! Perché e con quali cagioni la sinistra si deve appropriare dell’anarchia, si chiederebbe uno stirneriano qualunque? La sinistra è statalista, mannaggia! Sarà perché le Brigate Rosse non sembravano poi diverse dai bombaroli dei fronti anarchici, li sulle copertine del Corriere?
Immagino che fossero anni troppo caldi per farne poetica.

Intendiamoci: il ’68 fu un gran casino e non tutto quello che ne venne fuori odorava esattamente di cannella. Forse oggi la cosa che più si avvicina a quei moti è il grillismo.
So che non vi piace come idea e che difficilmente lo accetterete, ma la gente è li: è in piazza. Ed è incazzata. Significherà pur qualcosa? Perlomeno, ancora non siamo nella fase degli attentati.
Questo, giusto per farvi capire che, a meno che non ti chiami Stormy Six e stai cantando a squarcia gola che la croce uncinata lo sa che Stalingrado è ogni città, attribuirti un colore politico, quando c’è una così disomogenea convergenza di posizioni e storie personali dietro, è forse più inutile che arduo.
Voglio dire: prendete Giovanni Ferretti, cantante dei CCCP. Miseria: si chiamano CCCP, qualcosa dovrà pur voler dire. Poi scopri che sin da giovane è sempre stato attratto dal Cardinale Ratzinger, sino alla conversione in età matura.
Questo è il mondo dell’arte. A me piace che le cose siano così. Le cose sono più eccitanti quando sono fluide.

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Cambiamo ulteriormente soggetti (presto tireremo le fila – o forse le cuoia – del discorso): a Pasolini il ’68 non piaceva poi così tanto. Pasolini non era di sinistra. Perlomeno, non era uno statalista. L’avversione allo statalismo è il filo conduttore del discorso di tutti questi artisti. Aveva ragione Montanelli. Pasolini non era comunista. Non che fosse di destra.
Forse oggi sarebbe un intellettuale vecchio ma dolcissimamente cristiano o cristiano-laico o laico-che-rispetta-Gesù che guarda con simpatia a Grillo: perché Grillo sta con la povera gente.

Però Ferretti, Pasolini, De André e Bianconi (il cantante dei Baustelle) sono, in un modo o in un altro, eroi generazionali della sinistra più celebrativa, di diverse annate.
Le cose che Bianconi canta nel suo Fantasma hanno a che vedere col nostro ’68 quotidiano: la crisi. Che non è solo economica! È la crisi degli nuovi (per meglio dire ultimi arrivati) sistemi: keynesianesimo e neoliberismo!
Non pensate nemmeno per un attimo che quei due siano solo sistemi economici. Sono le nostre filosofie di vita come per il medievale lo erano i vangeli orali di francescani e domenicani.
Non è necessario capire, è necessario credere.

Fantasma sarà frainteso, proprio come l’Impiegato.
Io questo lo so. Io questo me lo aspetto.
I critici diranno che è un album non brutto, ma pretenzioso. Non arrogante. Ma quasi.
Perché insomma, diranno che la crisi è una cosa complessa ed alla fine cosa ha a che fare con ‘sti qui?
Perché insomma, la politica – quella vera – la si lasci ai tecnici della politica. Che non sono i Monti, ma quelli del sindacato, quelli del vecchio partito, gli allievi di Craxi e della DC.
Perché l’arte ne perde; ma io non ci credo.
Pensatela come volete; sarà la RAI, ma io concordo con Mollica: è un album musicalmente bellissimo. Ed è profondo. Non è un disco per emo, diciamo. È tutto quello che mi aspettavo dai Baustelle.
E va così; benissimo: non volevo sorprese, questa volta.

È un album pieno di belle citazioni: c’è il gallo dalla testa mozzata di Graziani, c’è il bolero di Ravel ne Il finale, ci sono la forma, gli intermezzi ed i silenzi strategici del Genesis di Battiato, c’è l’Hare Khrishna, c’è la poesia gotica, appunto. Insomma, è una miscela ben riuscita. Non è assolutamente un disco depressivo; piuttosto, è toccante. Non capisco le critiche alla strumentazione: loro ci avevano già abituato ad orchestre e violini. Dovevano rinnovarsi? Ma non c’è due senza tre!
Io mi aspetto un loro nuovo modo di fare musica solo dal prossimo album.
Questo Fantasma è chiaramente quello che chiude la Trilogia Gotica aperta con Amen.
Dal prossimo, possono darsi anche alla dubstep; ma io ne sentivo l’esigenza di crisantemi e violini, almeno un’ultima volta.
Non dico che ci sia dietro un grande genio musicale solo perché ti fanno il pop orchestrale con un certo gusto, ma non vedo, al contempo, come la critica dovrebbe prenderne come un punto a sfavore.

In definitiva, Bianconi fa il verso a De Andrè?
Si, se parliamo della tonalità di voce: calda, lenta e profonda. Capace di affondi da sciabola alla Montano.
Si, anche per certi altri versi: c’è popolarismo, ben vestito.
C’è quasi imbarazzo malcelato in quel dialetto romano, davvero mal padroneggiato, ne Conta’ l’inverni. Qualcosa come: “io ci provo, eh, perché voglio farlo!
La sfida non sono sicuro che la vinca, comunque, il Don Raffaè del Faber.
Questi intellettuali, in effetti, hanno sempre rapporti ambigui col volk.

Cos’è che veramente mi porta ad accomunare i due dischi, sventrati della cosa politica e delle armonie convergenti?
Credo sia il falso cinismo.
Il cinismo di De Andrè e Bianconi è un cinismo falso perché è il cercare di rimanere distaccati dal mondano, ovverosia dai giudizi degli altri, ben consci di non poterci riuscire. È la ricerca dell’impossibile. Il metodo è appunto il distacco, l’elusione, la smentita.
Ma è un metodo che non funziona.
La loro non è una scienza perfetta. E non perché il metodo non funziona, ma perché lo scienziato può astrarsi dal suo esperimento, gli è concesso: è una cosa impersonale. L’artista no. L’artista è il padre delle cose che crea sperimentando. Lo è e lo rimarrà sempre. Tutto di personale.

Purtroppo, è una cosa di cui prima o poi tutti noi ci troviamo a fare i conti: non possiamo raccontare niente senza pensare al fatto che a qualcuno non venga in mente che stiamo cercando di criticare qualcosa, e che, magari, non ci critichi esso stesso per tale motivo.

E figuratevi: credo che finirà per capitare per destino anche a me, qui, o in altra occasione.

Ingroia da Ilaria D’Amico: “Salviamo la gente, il popolo, non le banche”

Ingroia ospite da Ilaria D’Amico: “Salviamo la gente, il popolo, non le banche”. Poi su Bersani dice: “vogliamo una politica che comanda sulla tecnocrazia, invece il PD ha incontrato Monti”. Infine l’agenda politica: “via le leggi ad personam e conflitto d’interessi”.


Il leader della lista a sinistra della coalizione Italia Bene Comune (PD-SEL), Antonio Ingroia, ospite di Ilaria D’Amico durante la trasmissione su SkyTG24, seduto allo stesso posto che era stato di Silvio Berlusconi e di Bersani, si lascia andare ad alcune dichiarazioni, partendo proprio dalla questione Monte Paschi di Siena: “Mario Monti ha regalato circa 4 miliardi di euro, stessi soldi presi dagli italiani dall’imposta dell’IMU. Se ci fossi stato io certamente non avrei dato soldi alle banche, bisogna salvaguardare gli italiani” e aggiunge, “Mi preoccupo certo dei lavoratori, ma mi preoccupo anche di tutti quelli che a causa delle banche non ce la fanno, mi riferisco alle piccole e medie imprese, quante ne sono fallite?”.Poi parla di Bersani, e dice: “Rivoluzione Civile è la sinistra coerente, Bersani fino a ieri sosteneva Monti, oggi dice di voler fare politiche diverse, salvo poi aprire al dialogo post voto con i centristi. Certamente non penso che il PD si sia seduto con i poteri forti, ma negli ultimi 13 mesi.. Tante promesse da parte di Monti, ma com’è finita? Poca equità, Paese allo sfascio, gli italiani sanno chi ha fatto pagare loro la crisi. Il problema è che all’epoca dovevamo andare alle elezioni, appena caduto Berlusconi bisognava andare a votare, così Bersani avrebbe vinto e avrebbe fatto le politiche riformiste che vuole tanto fare”.

Desistenza. Bersani, accusando Antonio Ingroia su Twitter scrisse qualche giorno fa: “Che sinistra è quella che fa vincere la destra?”. Ingroia non si fece aspettare e rispose: “La tua”. Durante la trasmissione poi aggiunge: “Noi non togliamo voti a nessuno, noi i voti li prendiamo, Monti è persona autorevole, ma è tecnocrazia al potere, noi vogliamo una politica che comanda sulla tecnocrazia, oggi chi vuole fare un patto con Monti post voto sceglie la politica che si ispira alla tecnocrazia europea, l’Europa delle banche.” Sul famoso patto dice: “Io vedo in maniera chiara e trasparente il fatto che sin dall’inizio ho chiesto di dialogare con Bersani, appelli, interviste, per vedere se prima o dopo c’erano le condizioni per stare insieme. Non ci ha risposto, non ha voluto incontrarmi, ha incontrato invece Monti. Ed è stata chiara l’intenzione post voto. Nonostante io abbia chiamato al suo cellulare in maniera diretta, non ha risposto”. Appelli rivolti, ma nessun incontro, allora il patto? “Per bon ton politico e per educazione non entro nei dettagli, non sarebbe corretto, ma c’è stata una proposta, il punto è che per noi è tutto squisitamente politico, non facciamo patti, qualcuno voleva darci i “posti”, ma noi volevamo un confronto serio sul governo del Paese, su Monti, sulle politiche da adottare, sull’alternativa, sul lavoro”.

Sistema giudiziario diseguale. “Ii nostri primi impegni, appena entrati in Parlamento saranno: legge sul conflitto d’interessi, abolizione delle leggi ad personam che Berlusconi ha voluto, lo dico con il sorriso, ma con la fermezza e convinzione che abbiamo un sistema diseguale, bisogna farlo più giusto, secondo il principio secondo il quale tutti siamo uguali di fronte alla legge”.

Chiosa sul finale. “Io non voglio fare la guerra a nessuno, il PD la smetta di attaccarmi, vedo anche D’Alema si impegna a testa bassa, ma io non voglio, questo è deleterio per il centrosinistra, mi fa tristezza il calo di Bersani, ma è dovuto al fatto che ha abbandonato alcune battaglie importanti” Su Grillo: “Non si può portare in Parlamento un movimento che fa solo protesta, bisogna costruire, evidentemente non vuole farlo”, poi aggiunge: “Io non scendo, non salgo in politica, io mi impegno. Voglio portare Rivoluzione Civile in Parlamento.

  Luca Mullanu

Satira politica via Facebook

Già da un anno si è potuto notare nei meandri del web e soprattutto nel social network Facebook l’espandersi delle pagine di satira politica, le più interessanti sono quelle simulanti dei partiti veri e propri, ecco dunque un piccolo riassunto di questi partiti e una loro immaginaria collocazione politica e programmatica.

Partito Comunista Reazionario

Simbolo della nomenclatura e della burocrazia di partito, il PCR si staglia come orgoglioso detentore di schiere di militanti totalmente asserviti al suo volere, pronti anche a donare i propri figli e tutti i propri beni. Come ordinamento interno il PCR predica l’abolizione della proprietà privata anche sul pensiero, ogni militante dovrà infatti pensare come il Partito e come i suoi dirigenti. Pagine connesse al PCR come suoi organi sono PCR Holding (tutti gli incassi e mazzette date al Partito), L’Apparato (i dirigenti d’esso), Botteghe Oscure (la sede del Partito) e molte altre. Il Partito si pone come obiettivo il ritorno a un periodo simile al XIX secolo, in cui si possa attuare in modo migliore il comunismo rispetto ad oggi. Per chi fosse contrario a tali principi, sono proprietari di un gulag in quel di Novosibirsk, Siberia. Ideologia:socialismo reazionario, nazionalismo di sinistra, socialismo reale, stalinismo, maoismo, juche. Leader:i dirigenti del Comitato Centrale e dell’Apparato. Collocazione:estrema sinistra.

Marxisti per Tabacci

Uscito vincitore con il 99% dalle primarie del centrosinistra, Tabacci è ora supremo leader della sinistra sia parlamentare che extraparlamentare. Il supremo leader ha sconfitto tutti i suoi avversari dagli stalinisti bersaniani ai trotskisti renziani grazie alle sue enormi schiere di militi pronte a battersi per lui. Ideologia:marxismo, socialismo rivoluzionario, comunismo, internazionalismo. Leader:il compagno Br1 Tabacci. Collocazione:sinistra.

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Movimento Terra di Siena bruciata

Guidati dal loro prode eroe socialista, Domenico Batmani, si propongono come unico vero movimento socialista in Italia, nonostante qualche lieve scandalo volto al clientelismo e al passato capitalistoide del dott. Batmani, il Movimento è riuscito ad ottenere molti militanti grazie ai suoi coraggiosissimi attacchi ai politici borghesi e corrotti della nostra società. Il leaderismo causato dall’indole enorme di Batmani lascia poco spazio alla libera opinione delle proprie idee, per ovviare a questo problema, il Movimento detiene un gulag a Fregene. Ideologia:socialismo rivoluzionario, populismo, giustizialismo. Leader:Domenico Batmani, candidato Presidente per il Movimento. Collocazione:sinistra.

Accelerare il declino

Un movimento che mira a sfruttare l’attuale situazione di crisi economica per accelerare ulteriormente il declino, punta a un peggioramento dell’economia. Rappresentante i cittadini che, stufi di vedere questo declino dell’economia sempre peggiore, vogliono farla finita, accelerandolo fino a una conclusione drammatica e definitiva. Tra le sue ultime iniziative quella di murare le uscite dei tunnel in modo da non vedere la luce in fondo al tunnel. Vi sono voci circa una sua collaborazione nell’accelerazione del declino con il Partito Comunista Reazionario e con i Servizi Segreti Deviati, nulla di tutto questo è stato confermato anzi è coperto da segreto di stato (e di partito) per ragioni ignote. Ideologia:decrescita, populismo. Leader:non vi è un leader preciso. Collocazione:centro-sinistra

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Movimento di chiara matrice populista, non schierato perchè altrimenti starebbe con la “kasta”. Predicano la rivoluzione via web, pubblicizzano i complotti del sistema, secondo loro in mano alla massoneria e alle lobby come il club bilderberg. Spesso si dedicano a coraggiosi atti di denuncia verso i politici considerati “kasta” i quali sono i principali nemici della “ggente” e del Movimento. Ideologia:Populismo, e-democracy, giustizialismo, demagogia, ambientalismo, decrescita. Leader:non è ben chiaro chi sia il loro capo, ogni tanto vi sono riferimenti a un certo Peppe Crillo. Collocazione:centro.

http://sphotos-h.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash4/391404_330016273748030_1992194997_n.jpgIl Popolo Marrone

Si definiscono “piccolo spazio di critica liberale”, punzecchiano gli altri partiti con un umorismo definito di “merda”. Fanno della coprofilia e della coprofagia il loro vessillo e messaggio verso i cittadini indignati. Ideologia:liberalismo, coprofilia. Leader:Le merde. Collocazione:centro.

L’Agenda Monti

Movimento cappeggiato da un Mario Monti estremamente alterato in difesa della sua agenda, estremamente liberista ma non molto liberale. Risponde duramente a tutti gli attacchi dei politici fancazzisti che c’erano prima di lui con frasi e epiteti non molto da docente universitario ma più da scaricatore di porto genovese. I giovani dovranno brandire l’Agenda come se fosse un libretto rosso ma più sobrio. Ideologia:capitalismo puro, liberismo, conservatorismo nazionale, cristianesimo democratico. Leader:il detentore dell’Agenda, Mario Monti. Collocazione:centro-destra.

Feudalesimo e Libertà

La reazione in tutto il suo splendore, il ritorno ai cari vecchi antichi costumi del Medioevo, con tutto ciò che comportano, ripristino della pena di morte, feudalesimo come sistema economico, vassallaggio, monarchia assoluta. I cani progressisti e eretici che oseranno opporsi a loro saranno massacrati dalle orde di cavalieri. Ideologia:reazionarismo, nazionalismo, xenofobia, imperialismo, militarismo, assolutismo monarchico, feudalesimo. Leader:Sua Maestà il Re o in alternativa i vari Signori membri della sua corte. Collocazione:estrema destra.

Il montismo dei “riformatori” del PD

Venerdì 12 ottobre è stato presentato a Torino, nell’Aula magna dell’Istituto Avogadro, il libro di Enrico Morando e Giorgio Tonini “L’Italia dei democratici – Idee per un manifesto riformista”, edito da Marsilio.All’evento, sponsorizzato dalla senatrice del PD Magda Negri (appartenente alla stessa corrente liberaldemocratica dei senatori Morando e Tonini), erano presenti diverse personalità del centrosinistra piemontese, tra i quali il consigliere regionale Davide Gariglio, ma soprattutto era prevista la presenza del ministro del Lavoro, delle Politiche Sociali e delle Pari Opportunità Elsa Fornero in qualità di relatrice.
L’evento non è stato molto pubblicizzato – parlando con il preside dell’Istituto abbiamo convenuto che fosse una fortuna, siccome così sono stati evitati possibili disordini in una giornata che aveva visto uno sciopero lo stesso giorno e manganellate sugli studenti appena una settimana prima – e la sala è stata affollata da pochi interessati, oltre a qualche studente della sezione serale ed un nugolo di giornalisti di Sky, RaiNews24 e l’Unità.

Passando al libro, il punto di focalizzazione è uno e trino (e, come si dice in Piemonte, “un po’ crino”, dove “crin” è il termine che indica il maiale): aggredire simultaneamente l’eccesso di diseguaglianze, la scarsa crescita ed il debito insostenibile.
Si dice che la crisi non sia altro che l’esaurimento a livello politico del paradigma neoliberista, che però non rilancia la socialdemocrazia ma apre la strada ad una visione liberal sul modello americano.
Il secondo punto afferma che il debito pubblico non sia un debito buono usato per ridurre le diseguaglianze, ma che invece le abbia moltiplicate rallentando la crescita: bisogna dunque rispettare e perseguire il pareggio di bilancio, vendere il patrimonio pubblico valorizzandolo ed introdurre una patrimoniale straordinaria (quindi una tantum, ndr) sulle grandi ricchezze.
Al terzo punto si affrontano le politiche di crescita, perseguibili in una riducendo le tasse sui produttori, favorendo fiscalmente giovani e donne e “promuovendo una moderna cultura della valutazione a cominciare dalla scuola”.
I restanti capitoli del libro trattano del Partito Democratico, dei suoi problemi e della “vocazione maggioritaria”.

Chiunque è in grado di vedere, nei punti proposti, l’esatta replica delle politiche del governo Monti – eccezion fatta per la patrimoniale una tantum – e del centrodestra berlusconiano.

E le visioni degli opinionisti?
Il bocconiano Giuseppe Berta sostiene che “Il libro affronta alcuni temi che possono essere agenda ed identità di un nuovo centrosinistra riformista, ma l’evoluzione politica ha posto continuamente nuovi problemi. Il centrosinistra ed il PD possono recuperare una nuova visione per lo sviluppo e l’uscita dalla crisi? Può il PD ritornare alle ambizioni ed al progetto originale? Con chi compiere un cammino che non sia puramente ai fini elettorali? Bisogna capire che nel futuro non saranno più le stesse industrie di ieri (riferimento a Fiat e Ilva, ndr) a trainare l’economia. Bisogna dare più sostegno alle forze più dinamiche e la politica deve aprirsi al dialogo con queste componenti, in particolare il PD.”
Il sociologo legato alla CISL Bruno Manghi, invece, afferma che “Le ricette economiche e sviluppiste del centrosinistra non sono in grado di dare un futuro. Al momento della caduta di Berlusconi, emerge l’ombra di una viltà della classe politica che ha lasciato spazio ai tecnici per non doversi assumere certe responsabilità. Il problema è che manca un elevato livello di professionismo nella classe politica. Bisogna avere la consapevolezza delle situazioni economiche e sociali reali. Bisogna fare a livello di mentalità il passo dall’«arrangiarsi da soli» all’«arrangiarsi cooperando».”

Interessanti le parole di Elsa Fornero, che meritano un paragrafo a parte.
“Abbiamo affrontato il problema del debito esplicito (BOT, CCT…) e quello del debito di promesse. Abbiamo affrontato il problema della crescita e dello sviluppo, nell’ottica del rigore. Cerchiamo di insistere sul merito, sulle competenze e sull’onestà personale. Dovremo insistere sull’educazione personale, e magari chiedere ad imprenditori e sindacati di abbandonare gli schemi passati.
Abbiamo cercato di usare questi criteri nell’azione di governo, ma da cittadina prima ancora che da ministro ho constatato l’assenza di questa volontà da parte della politica, che è populista da entrambe le parti. Questa frase è stata riportata dai media solo nella seconda parte, decontestualizzata: ecco perché è stata motivo di polemiche. Io sarei più incazzato perché quella frase corrisponde al vero.
E ancora parole in difesa delle riforme che portano il suo nome: “La riforma previdenziale è una riforma necessaria di risanamento della finanza pubblica, che si sarebbe potuta evitare con l’assenza, in passato, di politiche di gradualismo. Abbiamo cercato di dare uguaglianza togliendo debito alle generazioni future, di parificare le categorie. Il principio dell’equità dice che la formula dovrebbe esser uguale per tutti, con l’eccezione della salvaguardia delle necessità di chi ha più bisogno.
Cerchiamo di salvaguardare chi è stato esodato da altri, che facevano scommesse sull’invarianza delle norme che invece sono state cambiate più volte. Un riformatore deve salvaguardare i bisogni più meritevoli, senza scaricare tutto sul debito pubblico come è stato fatto negli ultimi venti anni.

Non è una diseguaglianza vedere tutto il precariato sui giovani e tutta la stabilità sui più anziani? Io ricevo critiche per cercare di contrastare questo ed i lavori dipendenti mascherati da autonomi (il riferimento è ai lavoratori costretti a prendere la partita IVA, ndr). La riforma della flessibilità sarebbe in favore dei giovani ed anche della produttività.
Il sistema di ammortizzatori sociali (come la cassa integrazione e le altre misure che la accompagnano o sostituiscono), senza che a quei lavoratori sia chiesto niente, è ineguale nei confronti di giovani e donne, ai quali sarà esteso nella nuova formulazione con l’assicurazione sociale per l’impiego.
Questo è lo spirito della riforma, senza pregiudizi ideologici.”

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