Hanno ammazzato il PD. Il PD è vivo.

Continuiamo a farci del male da soli.
Profaniamo anche una delle più belle canzoni di De Gregori, visto che ci siamo.
Oramai non esistono più totem, limiti da non oltrepassare, linee Maginot, alleanze da non fare.
Oramai, soprattutto a sinistra, ci si è abituati a “fare spallucce” per tutto, figuriamoci se ci si può lamentare per una citazione mal riuscita di De Gregori.

La realtà è che, da quando è salita sul ponte di comando la generazione veltro-dalemiana, a sinistra ci si è adattati a mandare giù rospi ben più indigesti del compromesso storico berlingueriano.
Forse si è arrivati a pensare che, accettando sempre e comunque le geniali trovate di Baffo (Massimo) e Bruco (Walter), queste due menti alienate avrebbero smesso di tormentarci.

Invece niente.
Finisce un pò come per gli operai delle vignette di Altan.
Si è accettato l’ombrello nel deretano? Bene, ora lo aprono.
Insomma, i nostri grandi statisti questa volta hanno dato il meglio di loro.
Hanno elaborato la strategia perfetta.
E voi, stolti elettori che non riuscite a capire la grandezza del disegno di Max&Uolter, non vi starete mica ponendo le solite domande?
Non vi starete mica chiedendo come mai, avendo a disposizione una vittoria sicura con una coalizione di centrosinistra (PD+SEL+IdV, se non è chiaro), il PD si stia per buttare in un’alleanza di destra-centro-sinistra, che arriverebbe fino ai postfascisti di FLI?

Se lo state facendo, cari ignobili elettori, state tranquilli.
Non siete mica gli unici.
In realtà neanche quel povero diavolo che risponde al nome di Pierluigi Bersani lo sa.
D’Alema e Veltroni, giustamente, lo tengono ben lontano dalle stanze dove, insieme ai “compagni” popolari, decidono le sorti del PD.
Eppure, analizzando bene le parole e le mosse di Veltroni e D’Alema (con annessi popolari), non è difficile immaginare i motivi delle loro scelte.
Pensiamoci bene, i due poverini hanno visto che fine ha fatto Prodi con le sue grandi coalizioni di centrosinistra.
E vivono nel terrore di fare la stessa fine.
Quindi, con immensa astuzia, hanno pensato bene di riproporre la stessa ricetta, con baricentro spostato notevolmente al centro.
Il motivo?
Bè, volete mettere la possibilità di togliersi dalle scatole le proposte sul lavoro fisso, le diatribe con gli imprenditori, i problemi di carattere etico (dalle coppie di fatto alla procreazione assistita, ma non solo) o le proteste ambientaliste?
Volete mettere la possibilità di allontanarsi del tutto da figure come Landini e avvicinarsi del tutto a figure come Caltagirone?
Come fate a non capirli?
In fondo, hanno solo tolto definitivamente tolto i piccoli (fastidiosissimi) residui di sinistra che ancora angustiavano il loro partito.
Oppure no?

Gli eventi dell’Assemblea dei Dem sembrano aprire un piccolo spiraglio.
Una piccola minoranza, molto rumorosa, che è riuscita per una volta a scompigliare le carte, a mettere i dirigenti di fronte alle ambiguità di un partito che non riesce ancora a capire se vuole essere socialdemocratico o cristianosociale, pur propendendo tremendamente verso quest’ultima opzione.
Un partito che non sa cosa vuole fare, che non è pronto a governare.
Al massimo, è pronto per non-governare.

Insomma, si apre un piccolo spiraglio.
Come spero che si possa aprire lo spiraglio di una coalizione di sinistra, in cui tutti quei sassolini che tanto fanno male ai piedi dei lider maximi piddini possano essere messi insieme.
Una coalizione che metta finalmente in campo un programma incentrato sulla difesa e la crescita dello Stato sociale, sulla tutela dell’ambiente, sul rispetto del lavoratore come persona, non come cavia.
Un movimento che sia capace di smantellare le strutture di potere foraggiate per anni dai partiti, che hanno allontanato il popolo dalla politica.
Un movimento rivoluzionario, oserei dire.

Rotta di collisione PD.

Ho immaginato, dopo aver letto dell’assemblea nazionale del PD, come sarebbe potuta andare, tenendo conto delle tante contraddizioni che ci sono in quel partito. La mia mente ha elaborato uno scenario surreale ed ironico, sostanzialmente però più veritiero di quanto si vede normalmente.

Ho immaginato il responsabile economico del PD, Stefano Fassina, che ha ancora il coraggio di dire qualcosa di sinistra, con il Capitale di Marx tra le mani che cerca di far capire a Pietro Ichino che si sbaglia su tutta la linea e che il giuslavorista a sua volta legge a Stefano passi dei libri di Boeri sul mercato del lavoro, come se fosse il nuovo testamento, mentre tra le mani ha il progetto della Flexsecurity ed in tasca il santino di Marchionne.

 

Improvvisamente Pierluigi Bersani scende dall’alto con un alone d’oro e comincia a smacchiare i famosi giaguari, poi riesce a dire qualcosa, ma non lo ascolta nessuno e tutti alle sue parole si girano con fare indifferente. Il povero Segretario resta solo, non c’è più la disciplina di una volta, quella del PCI, sconfortato apre il cellulare che come sfondo ha la foto di Casini, viene folgorato e comincia ad urlare: Patto con i moderati! Patto con i moderati! Patto con i moderati! Fassina, alla parola “moderati”, chiama la Neuro.


In un lato del tavolo della Presidenza Rosi Bindi con un rosario prende a schiaffi Paola Concia, urlandole: Esci da questo corpo, Satanasso omosessuale! La Concia, arrabbiata, cerca di vendicarsi lanciandole addosso un reggiseno (retaggio culturale sessantottino), accusandola di essere una democristiana cattolica, per altro brutta, una culona inchiavabile, il giovine Ivan Scalfarotto assiste ridendo.


I bambini Renzi e Civati cominciano a litigare su chi deve mangiare l’ultimo plasmon rimasto ed ordinano 2 biberon con latte caldo, poi il sindaco di Firenze comincia a biascicare le sue prime parole da neonato dal palco e rivendica la sua intenzione di portare avanti la rottamazione dell’auto di plastica acquistata al Toy Center, perché così, in cambio, gli daranno un giocattolo di Goku Supersayan di quarto livello, per combattere, nel caso di invasione, Majin Berlusconi.


In fondo a tutto troviamo un personaggio scuro in volto, è Veltroni con un cappello da Safari, sembra abbia finalmente preparato le valigie per andarsene in Africa.

 

Nel bel mezzo del tavolo della Presidenza infine, troviamo il vecchio D’Alema, che guarda tutta la scena infastidito, da buon borghese qual è non può sopportare questo caos nel suo partito, ma visto che è orario di aperitivo si fa portare delle tartine al caviale ed uno spritz. Dopo aver consumato e lanciato un mocassino in testa a Fassina che rivendicava la forza del socialismo va via per una festa sul suo Yacht.

 

Di certo sarebbe stata un’assemblea molto divertente se fosse andata così. Ma invece non c’è nulla da ridere e ci troviamo un partito completamente diviso che rischia l’implosione a causa delle troppe anime e delle troppe correnti. L’esperimento Partito Democratico potrebbe definirsi concluso e fallito, non riesce a proporre nulla, un partito immobile che segue l’austerità in maniera cieca e anche se cerca di incidere nelle decisioni del governo, lo fa in maniera sbagliata sostenendo la macelleria sociale di Monti. Grazie all’atteggiamento del PD sta tornando sulla scena Silvio Berlusconi. E poi ricominceremo con l’antiberlusconismo. Un film già visto. Un film fallimentare. Proprio come il progetto PD.

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