La fine: il Papa si dimette

L’annuncio delle prossime dimissioni di Benedetto XVI ha colto molti di sorpresa.
Penso non potesse esserci modo migliore, per me, di staccare da numerosi commenti scritti TUTTI IN MAIUSCOLO SENSA PUNTI SENSA VIRGOLE NO SI CAPISCE UN CA$$O e soprattutto senza un filo logico. Insomma, cari commentatori, se scriveste seguendo le regole della grammatica, della sintassi e della netiquette (che non sono né casta, né capitalismo, né comunismo, né fascismo) risparmiereste tante energie mentali a chi vi legge e risponde.
Chiudendo questo breve sfogo personale, ho voluto pensare a qualche scena che, nella mia fantasia, potrebbe essersi realizzata in Vaticano. Lo dico subito, non intendo dare adito a complottismi e dietrologie varie: quanto troverete scritto di seguito è integralmente prodotto della mia immaginazione. Lo voglio dedicare a Luca, che mi ha introdotto a questo genere di scrittura.

San Pietro

Città del Vaticano – Ufficio di Georg Gänswein

“This is the End, hold your breath and count to ten, feel the earth move and then hear my heart burst again…”
Dalla radio è la voce di Adele a diffondersi là dove l’arcivescovo tedesco organizza le udienze papali ed assiste l’uomo di bianco vestito.
È questa la fine? È davvero la fine? medita il 56enne tedesco. La risposta, in cuor suo, non riesce a darsela. Certo la svolta epocale lo coglie sì al corrente dei fatti, ma non consapevole del disegno pontificio, né tantomeno di quello divino: è forse questo ciò che più di tutto spaventa chi, razionalmente, si è occupato ben più degli uomini e delle relazioni terrene e pratiche tra essi, che non dell’inconoscibile volontà divina.

Città del Vaticano – Appartamenti del Romano Pontefice

Un uomo anziano siede al pianoforte, sua grande passione. Accanto a lui i propri cani, ed un altro uomo è seduto a poca distanza su una poltrona ottocentesca.

“And now, the End is here, and so I face the final curtain. My friend, I’ll say it clear: I’ll state my case, of which I’m certain. I’ve lived a life that’s full, I travelled each and every highway, and more, much more than this, I did it my way.
Regrets, I’ve had a few, but then again, too few to mention. I did what I had to do, and saw it through without exemption. I planned each charted course, each careful step along the byway, and more, much more than this, I did it my way…”
“Joseph, riesci sempre a stupirmi… Da quando suoni anche Sinatra? Non mi dire che quell’immorale di un italiano ti ha contagiato… Siamo riusciti a non cedere alla NSDAP, ricordi?”
“Tranquillo, Georg, tranquillo… Non è certo quella categoria di persone ad esercitare influenza su di me. Sai bene che amo Mozart e Beethoven, tuttavia non posso fare a meno di pensare ai paragoni tra questa canzone e le nostre vite, ma perché no anche con Santa Romana Chiesa. Sento la fine avvicinarsi, vedo il sipario calare. Abbiamo viaggiato molto, abbiamo fatto molte cose, e spero in maggior parte giuste… Ma le abbiamo sempre fatte a modo nostro.
“Joseph, lo sai… È da quando ti ho visto nascere che penso che non ti avrei mai fatto fare qualcosa che tu non volessi. Ora, però, dimmi cosa pensi che accadrà.”
“Oh, bene, vedi…”

Città del Vaticano – Ufficio di Georg Gänswein

“…For this is the end. I’ve drowned and dreamt this moment so overdue, I owe them, swept away, I’m stolen.”
Lascia che il Cielo crolli. Ma non così impotente, diamine. Georg avvertì improvvisamente il peso della propria posizione.
Sono affogato ed ho sognato questo momento così atteso. Non poté fare a meno di pensare alla visione di Pio X, alle profezie su Roma e sulla Chiesa, sulla loro fine… E gli sobbalzò il cuore in gola.
Cosa poteva fare, se non informare Ratzinger delle sue preoccupazioni?

La questione omosessuale

Riceviamo da un italiano a Madrid e pubblichiamo volentieri. L’autore è Giacomo Rosso.

Siamo tutti uguali. Non si può vietare l’amore per dei princìpi cattolici ormai logori e stantii. Non si può vietare a una coppia omosessuale di sposarsi. Mi pare assurdo solo pensarlo. In Europa si sta progredendo, e di questo ne sono felice: in Olanda, Belgio, Spagna, Francia, Portogallo, Norvegia, Svezia e Islanda due persone dello stesso sesso possono sposarsi. Nel Regno Unito, in Germania, Svizzera, Croazia ed altri stati invece è riconosciuta l’unione civile. Ma se da una parte, una corrente progressista si sta facendo largo nell’UE, da un’altra uno stato rimane arretrato: l’Italia. Lì, nulla di tutto ciò è stato possibile. Perché? Certamente, una delle motivazioni principali è la presenza, invadente e retrograda, della Chiesa cattolica, del Vaticano. Secondo il Papa Benedetto XVI la più bella forma d’amore è l’amore “fra uomo e donna” poiché l’amore tra persone omosessuali è un “amore debole” (dichiarazione dell’11 Maggio 2006). Ha anche detto che l’unica famiglia è quella “fra un uomo e una donna e i loro figli”. La Chiesa “non può approvare pratiche omosessuali” in quanto non corrispondono “all’ordine della creazione” (YouCat, 65). Analizzato il parere della Chiesa, vorrei esprimere il mio.
Come ho detto prima, siamo nel XXI secolo, e bisogna garantire ad ogni cittadino gli stessi diritti: a prescindere dalla sessualità, da chi si porta a letto e da chi si ama. L’amore non può essere soggetto a restrizioni legali. La cosa che più mi rattrista, e che più deve far riflettere, oltre il fenomeno dell’omofobia, è quando, in una coppia gay, uno viene ricoverato in ospedale ed il compagno non ha la possibilità di andarlo a trovare né di conoscere il suo stato poiché non fa parte della sua famiglia.
È normale pretendere il diritto di essere reputato al pari di un eterosessuale, con gli stessi identici diritti, con le stesse identiche possibilità, senza discriminazione alcuna. Non c’è bisogno che la Chiesa mi dica che non posso procreare, lo so: ma questo vieta che io possa amare un uomo? Questo vieta che due uomini, o due donne, possano formare una famiglia? Non credo proprio.
Non si parla più di destra o sinistra, in Inghilterra lo stesso Cameron ha appoggiato le unioni gay… in Italia neppure la “pseudo-sinistra” riesce a condurre una politica veramente equa e che tuteli realmente i diritti civili e le minoranze.
Pochi giorni fa si è tenuto il dibattito a 5 tra i candidati alle primarie del centrosinistra italiano, due si sono schierati a favore dei matrimoni gay (Laura Puppato però non si è espressa in merito alle adozioni), due hanno detto di voler riconoscere le unioni civili, ed uno, il bigotto di turno, ha sottolineato di non riconoscerla come plausibile famiglia (Bruno Tabacci).
Io ritengo che riguardo l’omosessualità ci sia tanta tanta ignoranza, che in certi casi sfocia nella più spietata crudeltà o addirittura nella violenza. La paura del diverso, la xenofobia, è una seria malattia.
Quando poi si sente dire in Scozia, dal Cardinale Keith O’Brien, che il matrimonio gay è paragonabile all’abuso dei bambini e alla schiavitù, ci si convince ancor di più di quanto l’omofobia sia una malattia da combattere e, gradualmente eliminare con un percorso di sensibilizzazione ed educazione, che parta dalle famiglie e arrivi nelle scuole, spesso luogo di discriminazione.
Se vostro figlio fosse gay, voi non vorreste che fosse felice? Voi non avreste piacere a vederlo sposare con la persona che ama? Oppure anche voi credete che, come “l’erudita” Flavia Vento, nota showgirl italiana, vedere “due uomini in abito bianco all’altare” sia ridicolo?

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