The day after tomorrow

4978843623_d946b11db2[1]The day after tomorrow, l’alba (meglio il tramonto, vista l’ora) del giorno dopo. Dopo lo sfogo di ieri sera, possiamo analizzare la cosa a bocce ferme, e per bocce intendo proprio quelle che mi fumano e girano da ieri.

In questo pezzo c’è la volontà di provare ad analizzare quello che è successo, analizzando i principali singoli schieramenti e la loro campagna elettorale che hanno portato alla situazione nota da ieri sera. Proveremo anche a dare una spiegazione, anche se l’impresa è assai più ardua.

Italia. Bene Comune

Partiamo con la grande delusione di questa tornata elettorale, la coalizione dei progressisti guidata da Pier Luigi Bersani. Come mai la coalizione stra-favorita non è riuscita a vincere? Come ha fatto la sinistra italiana, e il PD in particolare, a perdere di nuovo? A mio parere, la vicenda sta tutta nella campagna elettorale. Evitando di considerare l’errore di non tornare al voto un anno fa, quando Berlusconi era morto e Grillo era al 4%, la coalizione di centro sinistra ha sbagliato in due punti in particolar modo, ma non mi sento di essere troppo duro. Innanzitutto lo scarso lavoro di informazione: anche se l’elettorato tende a non leggere i programmi elettorali, purtroppo, la diffusione delle istanze dei progressiste è stato praticamente assente. Troppe poche persone conoscevano il programma della coalizione rispetto al lavoro comunicativo degli avversari che, non entrando nel merito delle proposte, hanno fatto il possibile e oltre per far conoscere le proprie proposte, preferendo discorsi più vaghi. Tutto questo può essere considerato come la diretta conseguenza del secondo motivo e cioè che il Partito Democratico ha scelto di fare una campagna elettorale totalmente in difesa. La scelta è rispettabile, visto che la coalizione è nata con un vantaggio di quasi 10 punti e fare promesse che non possono essere mantenute, nel momento in cui molto probabilmente si verrà chiamati a governare, è totalmente inutile oltre che deleterio, a lungo termine. In conclusione, quindi, ritengo che le colpe del PD siano pochissime visto che personalmente ho approvato la scelta di una campagna elettorale pacata e realista. Scelta che “moralmente” è stata ottima ma che politicamente ha portato ai risultati che abbiamo conosciuto ieri. Ultimo appunto è diretto a chi ritiene che con Renzi tutto poteva cambiare. Si, politicamente cambiava tutto, si passava da una strategia politica vera ad una visione della politica più televisiva come Berlusconi. Vincevamo ma poi?

Lista Monti

La più grande debacle, insieme a quella di Ingroia, è quella del professore e dei suoi alleati Fini e Casini. Le scelte impopolari, come qualcuno aveva previsto, sono pesate alle urne e ci sono andati di mezzo (Dio ti ringrazio!) anche i dinosauri della politica Fini e Casini. La debacle dei montiani ha visto un crollo inaspettato, visto che gli ultimi sondaggi pesavano la coalizione a circa il 12-13%. Il crollo ha ridisegnato tutta la geografia politica dell’Italia eliminando dalla scena politica italiana il centro e il terzo polo che negli ultimi anni troppo spesso avevano determinato le politiche e gli equilibri parlamentari. La campagna elettorale del professore è stata fiacca, e il suo aplomb e charme anglosassone non hanno colpito gli elettori.

MoVimento 5 Stelle

Tra i vincitori di queste elezioni ci sono sicuramente i grillini che raccolgono un sorprendente 25%. Devo dire la verità, sono stato estremamente sorpreso da questo risultato. Il MoVimento, analiticamente, ha ben poche risposte alle problematiche reali del Paese. I problemi del Paese non sono gli stipendi dei parlamentari, non è l’euro (anzi), non è mettere il Wi-Fi gratuito per tutti. Il problema dell’Italia è il lavoro, la stabilità economica. Ma tutti sappiamo che la fonte del consenso grillino è tutta nel voto di protesta. La campagna elettorale di Grillo è stata folkloristica come tutti si aspettavano: vaffanculo, urla, populismo. Però ha colpito lo stesso gli italiani, e tutti per lo stesso motivo: vogliamo parlamentari che per primi facciano sacrifici prima di imporli a noi tutti. Ragionamento giustissimo, sul piano morale, ma sul piano politico altre sono i primari problemi del Paese, come abbiamo già detto. La percentuale del MoVimento lo porta ad occupare lo stesso spazio politico, anche se non lo stesso elettorale, occupato in precedenza dal defunto centro: il MoVimento può pesantemente influenzare le politiche del governo e le posizioni del Parlamento forte dei suoi numerosi parlamentari. Infatti l’unica maggioranza possibile pare essere quella tra Bersani e Grillo. Quest’ultimo ha già detto di essere disponibile a valutare provvedimento per provvedimento applicando il modello sperimentale siciliano con Crocetta. Ma come si fa con la fiducia iniziale? Questo è il punto che per ora il non-partito sembra accuratamente evitare, forse per paura di perdere elettorato.

Popolo delle Libertà

Ecco la maggiore sorpresa di questa campagna elettorale. Silvio Berlusconi, colui che un anno fa era politicamente morto, ce l’ha fatta ancora. Il PDL, che quando c’era ancora Alfano era quotato al 12%, è riuscito a non far vincere il PD. Ma come diavolo ci sono riusciti? A mio parere, è stata la zampata di un moribondo che ora è resuscitato come Lazzaro. Dopo 20 anni di guai e l’appoggio al governo Monti, la strategia elettorale del PDL è stata magistrale. Innanzitutto il passo indietro di Berlusconi ha dato la possibilità allo stesso di riciclarsi e dichiararsi pulito quando il governo Monti è caduto. Incredibilmente Berlusconi è riuscito a convincere tutti che i danni dell’Italia sono solo colpa di Monti e per nulla colpa sua, è riuscito ad eludere gli italiani dai propri guai giudiziari. La campagna elettorale del cavaliere si è incentrata sui suoi punti forti, la forte capacità di comunicare e la capacità di sapere individuare e sfruttare le debolezze e le paure della gente. La gente si lamenta dell’IMU? Lui ne propone l’abolizione e la restituzione. Ci sono immobili abusivi? Lui li vuole condonare e non abbattere e punire i trasgressori, come invece prevede la legge. Gli Italiani ritengono l’euro e la Germania responsabile della crisi e delle cattive situazioni economiche dell’Italia? Facciamogli la guerra. Se queste siano idee realizzabili o no, sembra non interessare a nessuno. La coalizione del centrodestra è riuscita ad ottenere un insperato 25% costringendo il Paese all’ingovernabilità. I motivi per i quali la gente ha votato il PdL sono anche nel famosissimo “berlusconismo” che si è diffuso negli ultimi 20 anni e che ha trasformato il Paese in tutte le sue sfumature.

In conclusione, ancora una volta sembra che l’apparenza sia meglio della politica, il che purtroppo è deprimente. Tuttavia non possiamo fare altro che prendere atto di questo e dell’ingovernabilità. Spero solo che si riesca a trovare presto un accordo tra le forze politiche per poter formare un governo di transizione, anche solo per cambiare la legge elettorale che è la vera motivazione per la quale, tranne che nel 2008, sono 7 anni che non si ha una maggioranza reale e capace di governare.

Analisi Politico-Mediatica dell’offerta politica nazionale

Chi vi parla è un ex tesserato, appassionato di politica e ancora indeciso in vista del voto del 24 Febbraio. L’intento di questo pezzo è quello di cercare di dare una panoramica di aspetti politici e mediatici dei principali movimenti e partiti che si apprestano a concorrere alle elezioni. Le valutazioni che saranno scritte sono, come titola il blog, opinioni e quindi spero nessuno prenda sul personale eventuali valutazioni non condivise.

ImmagineRivoluzione Civile – Ingroia

Quello che sembra essere una vera novità del panorama politico nazionale potrebbe rivelarsi un vero pastrocchio sulla falsa riga della vecchia Unione. Rivoluzione civile, la lista del magistrato anti mafia Antonio Ingroia offre, mediaticamente, una valida alternativa alla coalizione PD-SEL, collocandosi in una fetta di elettorato che raccoglie tutti gli scontenti del centrosinistra. Le figure carismatiche di Ingroia stesso e di Luigi De Magistris fanno sì che tra gli elettori si sviluppi un senso di appartenenza che sa di tempi ormai andati. Ma dietro l’aspetto mediatico si nascondono numerosissime carenze a livello politico. Innanzitutto la formazione di questa lista. Rivoluzione Civile non è un partito, né tantomento un movimento. Rivoluzione Civile si presenta come una lista civica per unire anime diverse del centrosinistra escluso dalla coalizione “Italia. Bene Comune.”. Un’accozzaglia che vanta la partecipazione di un Italia dei Valori ormai in malora; Partito dei Comunisti Italiani e Partito della Rifondazione Comunista, partiti che sono ormai sull’orlo della scomparsa sullo scenario politico nazionale; e una serie di sigle della “società civile” (Io ci sto, Movimento Arancione, ALBA, Movimento Radical Socialista, Cambiare si può, etc.) talmente giovani da renderne impossibile l’analisi. Una serie di sigle anche politicamente sconnesse e distanti (visto che, solo per citare un esempio, l’Italia dei Valori liberale poco ha da spartire con la comunista Federazione della Sinistra) il cui unico collante ufficiale è l’anti-montismo, l’anti-liberismo e l’anti-berlusconismo. Ancora più vuoto, per ora, è la valutazione politica della sigla. La lista, che ha come perno centrale la lotta alla mafia e alla criminalità in generale, non ha ancora chiarito quale sia il suo programma tranne delle vaghe dichiarazioni come “abbasseremo le tasse” o “combatteremo le politiche liberiste indicate dall’Europa”. Nessuna proposta concreta, per ora, e difficilmente arriveranno reali proposte. Anche il suo leader ha mostrato da subito la propria inesperienza politica chiedendo l’aspettativa per motivi elettorali al CSM piuttosto che dimettersi. Cos’ha intenzione di fare Ingroia? Tornare a fare il magistrato se non raggiungerà il Parlamento? Non ha mai pensato di danneggiare la già continuamente bastonata magistratura rendendo veritiero il teorema di Berlusconi secondo cui la Magistratura è politicizzata? Se il buongiorno si vede dal mattino…

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Italia. Bene Comune.

La più forte coalizione in campo e la vera favorita a governare, oggi, sembra essere la coalizione Italia. Bene Comune. La coalizione, formata da Partito DemocraticoSinistra Ecologia e LibertàPartito Socialista ItalianoCentro Democratico, il nuovo soggetto politico di Tabacci Donadi. La coalizione è la figlia della vecchia foto di Vasto, dove PSI e Donadi sostituiscono Di Pietro. I principali leader, Nichi Vendola, Governatore della Puglia, e Pierluigi Bersani, Segretario del PD e candidato premier, non sono di certo campioni di coerenza. Infatti, a rigor di logica, difficilmente potrebbero stare insieme: Bersani ha sostenuto il governo Monti per tutta la sua durata, mentre il secondo ha messo in moto, insieme a FIOM e IdV, un referendum che chiede il ripristino dell’articolo 18 e del contratto collettivo, riforme votate dallo stesso PD durante il sostegno a Monti. Per ragionamenti prettamente ideologici questo dovrebbe bastare a rendere impossibile la coalizione. Tuttavia sembra che Vendola abbia deciso di far finta di niente e procedere ad una formazione che probabilmente andrà al governo. Resterà da vedere come si comporterà SEL, se si appiattirà sul PD per “amor di patria” (o meglio, di poltrone) o se abbandonerà il PD strada facendo. Il PD è il primo partito d’Italia e, mediaticamente, ha un gran fascino, se non fosse per le posizioni, spesso, poco “degne” di un partito di centrosinistra. Politicamente ha un programma ben più definito e chiaro di quello di Ingroia, ma in molti punti non distanti dalla condotta dell’ultimo governo targato Monti. Inoltre la presenza di personaggi come Fioroni e Rosy Bindi, ultra-cattolici e difficilmente definibili “progressisti”, fa perdere l’appeal verso la coalizione anche dai più libertari. L’atteggiamento di un governo targato PD-SEL si preannuncia bicefalo, con Bersani pronto ad assecondare le richieste uber-liberiste dell’Europa, e con il piccolo Vendola a cercare di far si che le riforme facciano il meno male possibile. Ci riuscirà?

ImmagineScelta Civica – con Monti per l’Italia

La lista civica, nata con la “salita in campo” di Monti, ricorda molto la vecchia Balena Bianca. Mario Monti, “convinto” a salire in campo da Gianfranco FiniLuca Cordero Montezemolo e, soprattutto, Pierferdinando Casini (più probabile, invece, che il vero endorsement verso la candidatura sia stato attuato il 13 dicembre dal PPE quando il professore fu invitato alla riunione dei leader politici) si presenta come il progetto di continuità al governo Monti. Mediaticamente il progetto è forte, con il professore che viene visto come colui che ha ridato lustro all’Italia dopo le vergogne degli atteggiamenti pubblici e privati di Berlusconi. Politicamente, se anche ancora poco c’è di ufficiale, non è difficile capire che le politiche saranno uberliberiste e di stampo cattolico come già successo per un anno. Anche il professore ha deciso di sfruttare l’onda del civismo, coinvolgendo molti esponenti della società civile. O, almeno, a parole così dovrebbe essere ma dai primi nomi che circolano (Pisanu, Mastella, Ichino) sembra veramente esserci poco di nuovo. Il vero punto da analizzare, a mio parere, sono le reali chances di Monti. Se fossimo in una repubblica semi-presidenziale o presidenziale Monti avrebbe avuto una possibilità di andare avanti. Ma, nonostante il pressing di Berlusconi da qualche anno, per ora l’Italia resta una Repubblica Parlamentare e, visto che le liste che appoggiano Monti non hanno grandi chances di vincere le elezioni, e Monti lo sa, perchè si è candidato rischiando di fare una grande figuraccia? La risposta potrebbe essere meno complessa di quello che si crede. Se si guarda a UDC e FLI prima della salita in campo di Monti, si nota come questi, insieme, quasi non raggiungessero il 10%. Dopo Monti e l’accodamento di Montezemolo con la sua Italia Futura, la coalizione pro-Monti sembra possa arrivare fino ad un rispettabile ma, ai fini della vittoria, inutile 15%. Tuttavia potremmo proseguire il discorso e il ragionamento pensando alla provenienza dei nuovi elettori della coalizione. La maggior parte di questi vengono dal PD democristiano e non dal PDL ritrovato con la ri-discesa di Berlusconi. Ciò significa che, nonostante il grande aumento di consensi del PD degli ultimi mesi questo potrebbe non essere sufficiente a governare da solo. Casini, vero volpone della politica italiana, sa bene che Ingroia e Di Pietro chiederebbero troppo per un appoggio al governo spostando la bilancia verso SEL (facendo perdere terreno al PD nei rapporti di forza interni alla coalizione). Il PD, verosimilmente, chiederà aiuto alla coalizione pro-Monti con la quale condivide non pochi punti del programma. Quindi l’obbiettivo della coalizione sarà quello di indebolire quanto più possibile il PD per ottenere Monti premier e continuare le politiche dell’ultimo governo.

ImmagineIl Popolo delle Libertà

Dopo aver distrutto politicamente Angelino Alfano negandogli le primarie, Silvio Berlusconi si è candidato a premier per il PDL. Dopo aver abbattuto il governo Monti, Berlusconi ha subito cominciato il giro delle televisioni e delle trasmissioni televisive. Le parole d’ordine che possono essere estrapolate dalle prime apparizioni di Berlusconi sono chiare: meno tasse, niente IMU, guerra alla Germania e all’Europa. Berlusconi, ignorando i 4 governi da lui guidati succedutisi tra il 1994 e il 2011, ha cominciato una guerra populista e demagogica a Monti e alle politiche che, in parlamento, ha esso stesso votato. Poco c’è di nuovo riguardo il PDL e Berlusconi: il partito, liberatosi di una schiera di dissidenti emigrati nel nuovo soggetto Fratelli d’Italia, è di nuovo completamente nelle mani di Silvio il quale sta lavorando per un’alleanza con la Lega Nord di Maroni, candidato alla regione Lombardia e ancora indeciso se presentarsi alle politiche (dopo i vari scandali susseguitisi ai danni della Lega si potrebbe verificare una pericolosissima debacle). Berlusconi è convinto che l’alleanza si farà, mentre minaccia Maroni di portare al voto tutte le giunte comunali e non del Nord governate insieme, ma è ancora tutto indeciso. Certo è che quando Berlusconi ha ripreso il possesso del partito ha riguadagnato molto nei sondaggi, passando da circa il 12-13% a quasi il 20%. Tuttavia, anche se convincessero la Lega ad allearsi le possibilità di vittoria sono, sondaggi alla mano, nulle. Tuttavia, l’Italia ha votato Berlusconi per 20 anni, quindi non possiamo essere sicuri di essercene liberati definitivamente.

ImmagineFermare il Declino

Vera novità dello scenario politico della destra italiana è il movimento Fermare il declino. Il movimento, smarcatosi da Monti, sembra aver deciso di andare da solo con Oscar Giannino, giornalista editorialista di Panorama, candidato premier. Il movimento sembra essere probabilmente il migliore movimento di destra degli ultimi 20 anni. Mediaticamente ingiustamente trascurati, non è sicuro riescano a superare la soglia di sbarramento. Politicamente si pongono critici verso le politiche di Monti anche se sono essi stessi liberisti. Da elettore di centrosinistra posso affermare che faccio il tifo per loro, l’Italia ha bisogno di un serio movimento di destra, finalmente.

ImmagineMoVimento 5 Stelle

Il MoVimento 5 Stelle capitanato da Beppe Grillo continua la sua campagna contro l’Europa e contro la Casta. Non ha ancora ufficializzato il candidato premier ma, difficilmente sarà Grillo stesso. Anche se i grillini dicono il contrario, il MoVimento è sempre più presente nelle televisioni nazionali e il fascino di Grillo che manda tutti a quel Paese affascina chi è stanco della politica e dei suoi scandali. Grillo ha avuto due grandi meriti nella politica italiana: il primo è stato quello di avvicinare le persone alla politica aumentando il senso di civismo che vola così forte in Italia oggi (Ingroia e la sua lista può essere visto come figlio dell’attivismo civico partito con Grillo); l’altro grande merito è quello di aver costretto la politica a rinnovarsi e ad aumentare la propria offerta al cittadino, come dimostra il caso Ingroia. Nonostante questi meriti il MoVimento ha molti difetti: poca democraticità, assenza di posizioni chiare su temi come il lavoro e l’economia, populismo. Il programma del MoVimento dice veramente poco su temi importantissimi e principali come il lavoro e l’economia, rendendo quindi inutili tutte le buone proposte su ecologia, lotta alla corruzione agli sprechi (che ce ne facciamo di una politica che non spreca se l’Italia fallisce o gli italiani non lavorano??). Formato per lo più da scontenti di sinistra e berlusconiani e leghisti delusi, dopo il culmine del successo verificatosi a Parma e in Sicilia, il MoVimento vive un continuo declino, per l’aumento dell’offerta politica a sinistra con la formazione della lista Ingroia, e per il ritorno di Berlusconi in campo. Come diversi studi politologici dimostrano, il voto di protesta cala man mano che l’offerta politica aumenta e si rinnova e, nonostante l’offerta politica sia si aumentata ma non sempre rinnovata, il MoVimento sta soffrendo per una vera costante della politica.

Buoni propositi per il 2013

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Una sintetica lista di buoni propositi per il 2013 da darei ai futuri politici che siederanno in Parlamento, l’autore, pienamente consapevole del fatto che questa lista anche se venisse letta, sarebbe bellamente ignorata, ben sapendo che sta scrivendo qualcosa di inutile, la scrive lo stesso per suo sommo diletto. Ecco 20 punti, non dico fondamentali ma sono quelli che mi son venuti in mente pensando ai partiti e ai movimenti:

1)Mandare in Parlamento gente in grado di intendere e di volere, il PDL ad esempio può anche evitare di mandare vecchiettini un po’ stanchi e affaticati.

2)Mandare in Parlamento gente con un po’ di cultura o almeno in grado di parlare fluentemente l’italiano, i grandi show della Lega Nord – Padania.

3)Mandare in Parlamento gente con una base di cultura filosofica perchè come direbbe Platone, la filosofia in politica è fondamentale, altrimenti tanto vale tenerci tutti i tecnici che abbiamo avuto al governo, questo un po’ per tutti ma soprattutto per il Movimento 5 Stelle.

4)I parlamentari grillini guardino meno i post su LoSai o su Byoblu o su siti complottari vari ma leggano Socrate, Platone, Kant, Smith, Ricardo, Marx, Nietzsche e quant’altro possa essergli utile quando dovranno decidere cose serie tipo i nostri destini.

5)Astenersi dal Parlamento i condannati per corruzione, concussione, associazione a delinquere et similia.

6)Stare uniti e non cadere nel leaderismo alla Di Pietro, questo per Rivoluzione Civile.

7)Diventare di sinistra che Vendola forse un po’ vi aiuta, questo per il Partito Democratico.

8)Riporre il manganello, questo per la destra in generale.

9)Meno protagonismo e riflettere se davvero sia bello che nel XXI secolo si parli ancora di radici cristiane e di “quando c’era la DC si stava meglio”, questo per il centro.

10)Tagliarsi gli stipendi.

11)Scoprire che esiste l’Unione Europea e che questa Unione fa leggi da un po’ di anni e ne stiamo già violando un bel po’ e abbiamo un listino di multe salate da pagare grazie ai precedenti governi.

12)Fare qualcosa per i diritti umani che non sia “aiutiamoli a casa loro” perchè a casa loro magari li fucilano appena arrivati.

13)Evitare di vendere anche il Parlamento agli imprenditori pur di privatizzare lo stato, io purtroppo il novello dirigente industriale che andrà a gestire scuole, ospedali eccetera se saranno privatizzate non lo posso eleggere, fate un po’ voi.

14)Usare un po’ di più la propria testa e informarsi di più usando fonti a 360°, questo per tutte le basi dei vari partiti e movimenti.

15)Scoprire che esiste un modello economico alternativo al capitalismo e che questo modello non è affatto vecchio e stantio visto che finchè esisterà il capitalismo esisterà anch’esso, ovvero il comunismo marxista.

16)Il mestiere del giornalista è dire la verità, al massimo massimo dare un opinione.

17)La tecnologia non è tutto, puoi fare il fighetto col pc finchè vuoi ma ricordati che non tutti possono permettersi un computer e quindi col voto universalmente online non risolvi tutti i problemi e c’è gente che, come me, un tizio vorrebbe anche ogni tanto vederlo di persona almeno su un palco piuttosto che vederlo su youtube, per il Movimento 5 Stelle.

18)Tagliare e regolamentare in maniera severissima i finanziamenti a partiti e giornali, non eliminarli sennò ripeto, io il dirigente di industria che controlla il partito non lo posso votare.

19)Togliere alla polizia certi fumogeni cancerogeni vietati da diverse leggi e evitare possibilmente di permettere a certi agenti zelanti di spararli dalle finestre dei ministeri.

20)Non sperare nel futuro, lavorare nel presente affinchè questo paese cambi, iniziando intanto dal dare un lavoro, leggersi l’articolo 1 della Costituzione.

La colpa è degli estremisti, sì, come Marchionne.

Se sulla Fiat a garantire sono quelli che hanno creduto alla favola di Marchionne allora avrò qualche problema a prendere sonno. Da Ichino a Chiamparino, da Fassino passando per Sacconi, Casini, Berlusconi, Bonanni, Angeletti, Renzi e qualche altro profugo del PD, tutti gli hanno creduto.

Oddio, per dovere di cronaca ed onestà intellettuale le sole due forze politiche che hanno criticato e messo in dubbio la politica industriale di Sergio Marchionne sono la Federazione della Sinistra e Sinistra Ecologia e Libertà, insieme alla Fiom.

Sarà la sobrietà dei maglioncini che indossa Sergio, ma tutti erano innamorati di questo “grande” filosofo-manager che seppe conquistare Obama, tanto da essere considerato un democratico e addirittura progressista da certi ambienti della politica italiana. I giornalisti mainstream, gli economisti mainstream, i politici mainstream, i sindacalisti nonmainstreammascemi, cioè tutti i fieri portatori di ideologia riformista, hanno sostenuto con forza ciò che ha fatto la Fiat in questi anni e hanno messo alla sbarra i comunisti cattivi (FdS, SeL, Fiom) perché si opponevano al progetto scellerato di Marchionne.

Quante puntate di Ballarò, quante puntate di Annozero, quante volte abbiamo sentito un Ichino qualsiasi schierarsi dalla parte di Marchionne spacciando politiche fasciste come politiche riformiste? Quante volte abbiamo ascoltato Bonanni dare fiducia a Marchionne, quante? Tante, troppe. E oggi, questa gente,dov’è? Dove sono i geniacci giuslavoristi che hanno predicato più flessibilità e hanno modificato l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori? Dove sono quei politici incravattati come Sacconi che hanno inserito l’articolo 8 che consente di derogare i contratti collettivi nazionali, così come tutte le norme che regolano il lavoro, la disciplina delle mansioni e degli inquadramenti professionali, sulla base di semplici accordi territoriali o aziendali? Oggi, che la Fiat ricatta, come ha sempre fatto e dimostra che la sua politica industriale non funziona questi signori dove sono? Sanno che sono culturalmente e politicamente responsabili del crollo di una delle industrie più importanti d’Italia?

Vogliamo per caso considerare gli straordinari risultati della Fiat negli ultimi tre anni? Come ha scritto Luciano Gallino, la Fiat «Ha chiuso lo stabilimento di Termini Imerese; ha chiuso e poi riaperto lo stabilimento di Pomigliano riassumendo soltanto metà degli addetti; ha chiuso la Irisbus di Avellino che produceva autobus; ha ridotto la produzione a Cassino di decine di migliaia di unità; ha portato da sette a una o due le linee di produzione di Mirafiori, chiedendo per gli addetti rimasti migliaia di giornate di cassa integrazione; forse per la prima volta nella sua storia, sta mettendo in Cig anche i 5000 addetti degli enti centrali del Lingotto (ricerca e sviluppo e amministrazione dell’intero gruppo). Nel 2011 la Fiat ha prodotto in Italia 485.000 auto. Per il 2012 la produzione dovrebbe attestarsi sulle 400.000 unità. Intorno al 1990 la Fiat costruiva in Italia circa 2.000.000 di vetture, cinque volte tante».

La colpa, dunque, di chi è?

La colpa è degli estremisti, sì, come Marchionne.

 

Ah, dimenticavo.

Per fortuna qualcuno ragiona ancora con la propria testa e magari non si rincretinire da filosofi che stracciano i diritti dei lavoratori nelle fabbriche,FdS, SeL, IdV e Fiom saranno impegnati nella raccolta firme, che partirà il 13 ottobre, per convocare un referendum sul ripristino dell’Articolo 18 e l’abrogazione dell’Articolo 8. Sarà una battaglia di civiltà.

 

 

 

Rotta di collisione PD.

Ho immaginato, dopo aver letto dell’assemblea nazionale del PD, come sarebbe potuta andare, tenendo conto delle tante contraddizioni che ci sono in quel partito. La mia mente ha elaborato uno scenario surreale ed ironico, sostanzialmente però più veritiero di quanto si vede normalmente.

Ho immaginato il responsabile economico del PD, Stefano Fassina, che ha ancora il coraggio di dire qualcosa di sinistra, con il Capitale di Marx tra le mani che cerca di far capire a Pietro Ichino che si sbaglia su tutta la linea e che il giuslavorista a sua volta legge a Stefano passi dei libri di Boeri sul mercato del lavoro, come se fosse il nuovo testamento, mentre tra le mani ha il progetto della Flexsecurity ed in tasca il santino di Marchionne.

 

Improvvisamente Pierluigi Bersani scende dall’alto con un alone d’oro e comincia a smacchiare i famosi giaguari, poi riesce a dire qualcosa, ma non lo ascolta nessuno e tutti alle sue parole si girano con fare indifferente. Il povero Segretario resta solo, non c’è più la disciplina di una volta, quella del PCI, sconfortato apre il cellulare che come sfondo ha la foto di Casini, viene folgorato e comincia ad urlare: Patto con i moderati! Patto con i moderati! Patto con i moderati! Fassina, alla parola “moderati”, chiama la Neuro.


In un lato del tavolo della Presidenza Rosi Bindi con un rosario prende a schiaffi Paola Concia, urlandole: Esci da questo corpo, Satanasso omosessuale! La Concia, arrabbiata, cerca di vendicarsi lanciandole addosso un reggiseno (retaggio culturale sessantottino), accusandola di essere una democristiana cattolica, per altro brutta, una culona inchiavabile, il giovine Ivan Scalfarotto assiste ridendo.


I bambini Renzi e Civati cominciano a litigare su chi deve mangiare l’ultimo plasmon rimasto ed ordinano 2 biberon con latte caldo, poi il sindaco di Firenze comincia a biascicare le sue prime parole da neonato dal palco e rivendica la sua intenzione di portare avanti la rottamazione dell’auto di plastica acquistata al Toy Center, perché così, in cambio, gli daranno un giocattolo di Goku Supersayan di quarto livello, per combattere, nel caso di invasione, Majin Berlusconi.


In fondo a tutto troviamo un personaggio scuro in volto, è Veltroni con un cappello da Safari, sembra abbia finalmente preparato le valigie per andarsene in Africa.

 

Nel bel mezzo del tavolo della Presidenza infine, troviamo il vecchio D’Alema, che guarda tutta la scena infastidito, da buon borghese qual è non può sopportare questo caos nel suo partito, ma visto che è orario di aperitivo si fa portare delle tartine al caviale ed uno spritz. Dopo aver consumato e lanciato un mocassino in testa a Fassina che rivendicava la forza del socialismo va via per una festa sul suo Yacht.

 

Di certo sarebbe stata un’assemblea molto divertente se fosse andata così. Ma invece non c’è nulla da ridere e ci troviamo un partito completamente diviso che rischia l’implosione a causa delle troppe anime e delle troppe correnti. L’esperimento Partito Democratico potrebbe definirsi concluso e fallito, non riesce a proporre nulla, un partito immobile che segue l’austerità in maniera cieca e anche se cerca di incidere nelle decisioni del governo, lo fa in maniera sbagliata sostenendo la macelleria sociale di Monti. Grazie all’atteggiamento del PD sta tornando sulla scena Silvio Berlusconi. E poi ricominceremo con l’antiberlusconismo. Un film già visto. Un film fallimentare. Proprio come il progetto PD.

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