Il caso Aldrovandi e il vittimismo di una categoria abituata all’impunità

Cari poliziotti, anche la vostra onnipotenza conclamata e la vostra dilagante impunità ha un limite: evitate di lamentarvi.

Erano quattro uomini in divisa, armati, a uccidere un giovane cittadino disarmato quella notte, e per questo gli toccheranno 3 anni e mezzo di carcere. Se ci pensate, troppo pochi per la morte di un ragazzo perpetrata in modo così violento.
Ho sentito di tutto: le colpe di quel ragazzo erano quelle di aver attaccato in modo goffo, a mani nude, 2 poliziotti e di averlo fatto sotto l’acclarato influsso di sostanze alcoliche e stupefacenti. Per carità un comportamento di per se deprecabile, moralmente e non solo, che andava sicuramente punito… Ma l’idea che un ubriaco-drogato molesto, magari per una sola notte, possa meritare il trattamento ricevuto da quei quattro in uno stato civile è quanto meno pericolosa.

Federico Aldrovandi, morto assassinato da quattro poliziotti. All’arrivo sul posto il personale del 118 trovava il paziente “riverso a terra, prono con le mani ammanettate dietro la schiena […] era incosciente e non rispondeva”. L’intervento si concluse, dopo numerosi tentativi di rianimazione cardiopolmonare, con la constatazione sul posto della morte del giovane, per “arresto cardio-respiratorio e trauma cranico-facciale”

Cari poliziotti del COISP è inaccettabile che sia la vostra categoria a lamentare ingiustizia in questa vicenda, quando potrebbe fare lo stesso e ben più legittimamente la madre di quel ragazzo, che ha visto gli assassini di suo figlio puniti con una pena minima, e che a farlo vi siate riuniti proprio sotto la finestra della signora Aldrovandi. Pretendete pietismo di fronte ai vostri morti e avete così poco rispetto dei morti senza divisa?

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