Il PCI fra nostalgia e idealizzazione

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“Bisognerebbe rifare il PCI”
Questa frase probabilmente è stata pronunciata la prima volta il giorno stesso del Congresso della Bolognina che sancì la trasformazione dello storico partito nel PDS, è tuttavia negli ultimi anni che si sente ripetere sempre più spesso e con sempre maggiore convinzione mista ad esasperazione per le peripezie PD.
Perché il PD, piaccia o meno, è l’erede legale del vecchio PCI e, clamorosamente, lo è anche di più della metà della vecchia odiata DC. Ed è proprio a questa fusione che la maggior parte dei nostalgici del PCI danno la colpa dei problemi dell’odierno PD, a questo compromesso storico fuori stagione che spinge i democratici all’eterno equilibrismo e a posizioni vaghe; a mio parere c’è del vero ma è una spiegazione che da sola non basta.

Tuttavia non è mia intenzione scrivere un articolo su perché il PD non funziona e affrontare argomenti come la crisi della politica nei paesi occidentali o le mille anime interne al PD, che sono ben più numerose di comunisti e democristiani; vorrei piuttosto ragionare su come era percepito il vecchio PCI e sulle aspettative dei nostalgici oggi.

Tralasciamo la nostalgia del PCI dei militanti più attempati, assimilabile all’inevitabile sentimento dei vecchietti sulla panchina, e concentriamoci sui nostalgici di giovane e mezza età. I primi, cui appartengono la maggior parte dei blogger e di coloro che invocano il PCI su facebook, non hanno mai visto il PCI “in vita”, i secondi il PCI lo hanno visto da giovani e spesso lo hanno contestato senza pietà.

Insomma se per magia oggi potessimo far rivivere il PCI glorioso e compatto come un tempo quanta soddisfazione ci sarebbe nei confronti delle sue azioni politiche? Sicuramente raggiungerebbe percentuali di voto considerevoli: c’è almeno un 15% di persone che vota il serpente mutaforma PCI-PDS-DS-PD in ogni caso e sicuramente lo farebbe ancora in caso di ritorno della vecchia sigla, a questi andrebbero aggiunti molti altri elettori meno legati ma comunque vicini a quegli ideali.
Però oltre a votarlo, in maniera più o meno rassegnata, quanti nostalgici incazzati effettivamente smetterebbero di lamentarsi e si affiderebbero con serenità ad un partito finalmente adeguato alle loro aspettative?
Pochi, pochissimi passata la prevedibile euforia iniziale.

Si tornerebbe in breve alla contestazione da sinistra e ai militanti che devono ingoiare un rospo dietro l’altro e iniziare ogni discussione politica con la solita recusatio: “io sono il primo che critica il partito ma è la principale forza di sinistra e ci sono dentro per migliorarlo”. Probabilmente la situazione sarebbe meno drammatica che con il PD oggi ma di certo avrebbe notevoli similitudini.

In base a cosa dico questo? In parte perché conosco i miei polli, in parte perché tutto questo avveniva già ai tempi del vecchio PCI. Sia ai tempi del potente PCI al 34% negli anni settanta incalzato dalla piazza e dal movimentismo studentesco e operaio, sia ai tempi del PCI che annaspava nei tardi anni ottanta mentre il craxismo montava e il neoliberismo iniziava la sua conquista dell’occidente.
È fin dalla famosa poesia di Pasolini, seguita alla battaglia di Valle Giulia nel ’68, che viene testimoniata la contrapposizione fra lo spontaneismo degli studenti e l’imbalsamatura del PCI imborghesito.

Molti dei movimenti extraparlamentari degli anni settanta spesso presentarono una propria lista o una coalizione di liste e in alcuni casi ottennero qualche eletto grazie al proprozionale puro (fato ciao con la manina a quella Democrazia Proletaria tanto amata da Ferrero).
Il fatto che molti dei contestatori ogni tanto si turasse il naso e votasse PCI non può oscurare il fatto che il partito dei vecchi burocrati imborghesiti era uno dei bersagli principali degli slogan di piazza dopo Kossiga con la k e gli altri ben noti.
Si, questo anche e soprattutto ai tempi del grande Berlinguer che oggi per i nostalgici è un po’ tutto quello che vogliono che diventi secondo l’argomento del momento.

Non trascuriamo inoltre il fatto che il PD, insieme all’UDC, è il partito che più di ogni altro ha viva in se l’eredità della prima repubblica e molti dei suoi leader sono cresciuti in essa. Bisogna ammettere che quasi tutti i leader principali del PD provengono dal vecchio PCI e spesso sono stati i protetti di qualche mostro sacro dell’epoca.
Se dunque D’Alema, Veltroni, Bersani, Bassanini, Fassino, Bassolino, Violante e compagnia erano già ben avviati gli ultimi giorni del vecchio PCI in che modo si può scaricare il vecchio partito da ogni responsabilità per come è il PD oggi se i figli dell’era Berlinguer hanno creato questo? Dare tutta la colpa ai miglioristi di Napolitano è semplicistico e lontano dalla realtà.

Dunque è solo il PD, che di certo ha le sue colpe, o c’è una componente di insoddisfazione strutturale e inevitabile fra la piazza e il partito che è necessariamente imbrigliato nelle istituzioni politiche? La risposta è abbastanza evidente.
Allora forse, stanti gli evidentissimi limiti del PD, tutta questa venerazione per il vecchio PCI è una nostalgia del passato fortemente idealizzata in contrapposizione al desolante presente.

Se per magia potessimo però riavere oggi il vecchio PCI, con tanto di Berlinguer, i nostalgici di oggi, sia i giovani che i loro padri, prenderebbero la tessera e starebbero allineati e coperti in sezione e in piazza come ai tempi di Togliatti o piuttosto tornerebbero in breve a gridare contro il partito borghese? Mi sembra più plausibile la seconda ipotesi.

 

P.S. Ci tengo a precisare che il termine nostalgico non è da intendersi in senso dispregiativo come nell’uso comune quando viene riferito ai nostalgici del fascismo.

Messa in rime di ciò che deprime (a livello politico)

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Poesia in quartine sulle elezioni politiche italiane del 24-25 febbraio 2013 e sulle loro nefaste conseguenze.

Son finite le elezioni,
son finite le equazioni,
per calcolar tutti i seggi
che col Porcellum son più incasinati di certe leggi.

C’è chi ha votato il Cavalier dimezzato,
sperando che il dazio sulla sua casa venisse smezzato
o perchè assuefatto, visti i tempi tristi,
dalle favole sui pericolosi comunisti.

Chi ha votato l’ex comunista pelatone,
che soffre di grande afflizione,
avendo egli dimenticato un dettaglio fondamentale,
per vincer le elezioni bisogna far la campagna elettorale.

Chi ha votato il Grillo urlante,
quello del movimento dominante.
C’è da dir però che un politico incompetente,
non è detto sia un politico vincente.

C’è chi diede il voto al vecchio presidente,
che a quanto pare è perdente.
Il quale con la fissa di far quadrare i numeri,
si dimenticò dei poveri lavoratori diventati esuberi.

C’è Ingroia,
la cui dialettica ha portato alla noia.
Nonostante abbia un’ottima carriera,
non è apparso molto neanche sul Corsera.

D’altro canto c’è Giannino,
con le sue balle lo ha accellerato il suo declino,
un magro risultato
per ciò che doveva essere il centrodestra rinato.

Vi sono anche tanti altri partitini piccini che qui non starò a citare,
altrimenti vi verrebbe da vomitare.
Orsù rimbocchiamoci le maniche e continuiamo a lavorare,
o meglio a cercare un lavoro senza disperare.

Poichè, che siano due o tre le coalizioni,
se continuano con questi singolar tenzoni,
si aggraveranno solo le nostre pene
e da lì sarà un attimo a finir come Atene.

L’Opinione Scientifica sul Movimento 5 Stelle.

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Oggi ho scoperto l’unico vero buon motivo per cui, nonostante la doppia cittadinanza mi permetta di votare un rappresentante in Parlamento, il mio voto non potrà ricadere sul Movimento 5 Stelle di Giuseppe “Beppe” Grillo.

Ci hanno provato in molti a farmi capire che era un voto sbagliato.

Mi hanno detto che dietro Grillo c’erano i gerarchi fascisti. Non è vero. Dietro Grillo c’è Casaleggio.
Mi hanno detto che alla base ci sono i neofascisti. Non è vero. La base, effettivamente, non è né di destra, né di sinistra.
Mi hanno detto che non sanno governare. Ma non c’è davvero molto meglio in giro. Insomma, di questi tempi la magra vale un po’ per tutti.

Ve lo spiego alla fine dell’articolo cosa mi ha convinto a non votarli, ok?

Prima vi dico perché difendo il diritto dei Five Stars ad esistere.

Come c’è materia ed antimateria (e questa è scienza, con certezza!), come ci sono le camere e le anticamere (e questa è architettura…credo), come ci sono i furti e gli antifurti (e questo è il Sud Italia, siatene certi), c’è la politica, e di conseguenza l’antipolitica.

Anche questa è scienza, per quanto non sia quel tipo di scienza che soffra di celodurismo (in barba a fisici, chimici ed odifreddi vari).

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In un anime fantascientifico giapponese si parlava anche di Spirale ed anti-Spirale. Concetti assolutamente analoghi a quelli trattati in questo articolo; figuratevi, come avete visto ci troverete anche molte più poppe.

È anche corretto parlare di Potere, ed anti-Potere.
Il potere di cui parlo ha i contorni poco definiti. In linea di massima, chi è al potere decide per gli altri. Nel bene o nel male.
L’Anti-potere, è l’insieme delle forze di chi contesta lo status quo del Potere, ovverosia l’agglomerato di formazioni politiche, sociali ed economiche che sono ATTUALMENTE nelle posizioni di potere.

Se non c’è Anti-Potere, cioè non c’è opposizione: il Potere dilaga, e tende alla dittatura. Talvolta la dittatura è necessaria. Solitamente, non per periodi più lunghi di 6 mesi. Pensate invece a quando Berlusconi vinse le ultime elezioni. Da un lato Berlusconi, dall’altro Veltrusconi. I programmi erano molti simili, ed erano di impronta berlusconiana. Non ci fu opposizione, e sappiamo come andò a finire. E per quanto tempo. Alla fine fu molto noioso, o, come diremmo noi, annoying.

L’opposizione è la forma naturale di competizione politica. La politica non differisce dalle altre scienze sociali (quelli l’economia, ad esempio). Se c’è competizione, c’è incentivo all’efficenza individuale.
Una scarsa condizione di competizione porta ad una scarsa efficenza. Se ci pensate, comunque, il bipolarismo è un duopolio. Ed un duopolio è quasi un monopolio. Questo, in effetti, spiega perché è più facile che un libero mercato economico sia più efficiente di un Parlamento.

Negli anni 50′, in Italia si registrò una delle maggiori crescite economiche mai registrate in Europa.
Ritengo che, tra i motivi, a quei tempi la politica era efficiente perché i politici erano incentivati a fare bene. C’era una competizione molto forte tra un blocco di “potenti”, ovverosia la Democrazia Cristiana, ed una opposizione molto attiva e pericolosa, il Comunismo.

Già vent’anni dopo, però, la situazione è cambiata. La DC si sposta sempre più a sinistra e, cosa assai ben più terrificante sotto il profilo dell’efficenza, il PSI si sposta sempre più verso il consumismo che caratterizzerà il decennio successivo. Il decennio del craxismo.
Alla fine si giungerà ad un Pentapartito. Che, nonostante il beneaugurante “Penta” come incipit, è un monopolio.
Davvero inefficiente.

Le inefficienze della politica si dimostrano subito nella corruzione dilagante.
Ma ragazzi, parliamo di scienze. Le scienze studiano la Natura (Physis) delle cose, e la Natura è un concetto omeostatico. Ovverosia: si regola da sé, è un meccanismo perfetto in quanto in evoluzione.
Quando il Potere precostituito è al massimo della sua estensione potenziale, sorge la reazione. Sorge l’anti-politica. Sorge sempre dal basso e – se serve – gioca sporco.

La reazione – o rivoluzione dir si voglia – dura sempre troppo poco. Migliora significativamente le cose. Poi sostituisce il potere precostituito. O si mischia ad esso.
È esattamente ciò che è successo: i socialisti chiedevano un mondo da ereditare e mettere in comune, poi, un giorno, si sono svegliati con un diadema in testa (si, Berlusconi & Friends erano socialisti pure loro, ergo tacete pls) e si sono sostituiti ai padri padroni come dirigenti e commissari del Bel Paese.
Tuttavia: l’anti-politica è necessaria. Come i globuli bianchi.

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L’opposizione incondizionata serve.
Non importa che sia sul serio propositiva. Per sua stessa natura, l’Anti-politica è distruttiva, è catartica. Non importa cosa proponga, basta che distrugga. Deve picchiare e deve incassare come un giovane e sanguigno boxer di Bayonne nel vano sogno collettivo di battere Cassius “Mohammed Ali” Clay.
Appena è al potere (leggete bene: parlo dell’Anti-potere che si trasforma nel Potere), sarà l’ipocrita traditore del popolo; ma finché è all’opposizione, il suo operato serve a frammentare il vecchio potere, serve a mettere pressione ai politici.
L’Anti-politica è buona, perché sprona il prossimo a dimostrarsene migliore.
E credetemi, mi occupo di marketing: nulla è più convincente dei fatti.

È esattamente ciò che sta succedendo: Grillo ha dato una svegliata al Partito Democratico. Non mi piace molto il Partito Democratico, ma vogliamo riconoscergli passi da gigante nel processo di svecchiamento e rigenerazione da tempo millantato?
Renzi? Più una occasione che una minaccia. Ma altre realtà pare emergano.

Potrei parlare in termini assai più matematici ed assai meno filosofici, ma faccio un solo esempio: mettiamo che ci sono un limitato numero di posti in Parlamento. Se un partito politico conta di potersene garantire un amplio tot, sarà molto indulgente nelle nomine dei candidati. Se però parte di quei posti andranno distribuiti, diciamo casualmente, tra le fila dell’anti-politica, allora quel Partito dev’essere più selettivo nelle candidature, onde evitare brutte figure al confronto con la gente del popolino.
Selezione? Quasi un sinonimo di efficenza.
A noi l’efficienza piace. Vi piace forse di più il sinonimo merito?

Il motivo per cui invece non voterò per Grillo è questo:

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Come ho già avuto modo di fare intendere, a me interessa poco il tuo colore della pelle, chi è il tuo capro espiatorio per la crisi economica o che cosa fai nel tuo letto (io ci faccio parecchie cose, per dire); a me interessa come tu userai i miei soldi.

Se tu mi chiedi di darti – diciamo – un milioncino e dopo anni non mi hai fatto sapere nemmeno una volta come lo hai usato (o peggio, mi insinui il dubbio che non ti sia servito proprio a nulla), allora non meriti il mio voto.
Poco importa se destinerai i miei soldi ai terremotati per l’Aquila. Devi specificarmi con esattezza se questa è una donazione per te e per le tue esigenze, o per terzi. Decido io se, e quando, voglio donare per i terremotati.
Se prometí trasparenza, ma non la inizi ad applicare, io penso che tu non sei portato per la cosa pubblica. E quindi, di che stiamo parlando? Di Paperino? Ok, rispetto il tuo diritto d’esistere e fare politica. Ma non ti voto.
Si. Esattamente. Per me il governare si riduce solo ad una serie di scelte d’investimento pubblico.
E conto di camparci cent’anni con questa filosofia di vita.

Obietterete che critiche simili possono essere fatte a tutti i partiti (o quasi). Vero.

Infatti la scelta del voto si sta rivelando più dura del previsto.
Ho appena visto un certo Fiore alla Rai. Male che vada, se volessi buttare il mio voto, voterò lui. Basse aspettative portano meno delusioni.

Sarà solo un passaggio dall’entomologia alla botanica, rimanendo in tema di mere scienze naturali.
Scienze che non si fila oramai più nessuno, tra le altre cose.

Ecco, l’ho detto.

Disturbo Bipolare

Ho sempre sostenuto che il Bipolarismo fosse un grosso male per l’Italia, in questo articolo proverò a dare qualche argomentazione.

Il Bipolarismo è un sistema politico che vede la contrapposizione di due blocchi politici distinti, due coalizioni che si fronteggiano per il governo del Paese. Già partendo da questo dato è intuibile come questo fenomeno politico sia realmente inopportuno per la scena politica italiana, queste elezioni ne sono la conferma.

Il Bipolarismo in Italia ha contribuito a costruire calderoni politici di vario tipo, lo si vede nella sinistra italiana, dove il sistema di dominio dovuto al “disturbo bipolare” riesce a snaturare ideologicamente grandi partiti di massa costruendo un “Partito Guida” in cui c’è  una strana coesistenza tra moderati e riformisti, tra ex comunisti e socialdemocratici. Il problema di fondo del bipolarismo, appunto, è che sottrae le identità ai partiti, inserendoli in un calderone senza profilo politico senza storia e cultura, ecco, infatti, come si passa dalla vecchia struttura alla nuova: Centrodestra – Centrosinistra, stare fuori dalle due coalizioni significa praticamente rinunciare alla rappresentanza parlamentare.

Negli ultimi vent’anni queste due coalizioni si sono sfidate per il governo del Paese, vent’anni di berlusconismo, vent’anni di populismo e demagogia, che io attribuisco proprio al bipolarismo. Infatti, il Partito nell’epoca del bipolarismo tende a diventare, come già detto, un calderone, che favorisce il qualunquismo politico e riduce lo spessore politico delle proprie dirigenze. Nell’era del bipolarismo l’importante è vincere, anche con giravolte e programmi infiniti, anche riuscendo a mettere d’accordo fascisti e liberali, anche riuscendo a mettere d’accordo comunisti e democristiani.

Detto questo, mi sembra chiaro che non bisogna sottovalutare le conseguenze dell’introduzione di un sistema elettorale che tende esplicitamente ad eliminare la presenza di formazioni politiche che si propongono come alternativa, per una convergenza verso il centro conservatore che costituisce la vera caratteristica dei sistemi bipolari, laddove il termine “centro” sta a significare la condivisione delle compatibilità politiche del sistema, tanto sul piano interno, quanto su quello internazionale. Da questo punto di vista, la vicenda italiana è assolutamente emblematica. E queste elezioni ne sono, di nuovo, la conferma. Il bipolarismo si basa sull’idea di una democrazia fondata sulla governabilità, non sulla rappresentanza politica. Questa governabilità si otterrebbe attraverso lo snaturamento delle forze politiche raggruppandole in due coalizioni, giocando sull’alternanza di due poli, oggi coincidenti con un partito progressista e uno conservatore o con una coalizione in cui comunque solitamente è presente un partito più grande che svolge il ruolo di guida. Così facendo si eliminano, soprattutto con le apposite soglie di sbarramento ed i richiami al voto utile, formazioni che rappresentano interessi particolari o difficilmente omologabili con l’idea del calderone politico.

Le prossime elezioni vedranno di fatto la non presenza del bipolarismo, infatti, oltre all’anomalia tutta italiana nel ritenere bipolarismo un centro destra ed un centro sinistra più un centro che si allea con l’uno o con l’altro, avremo sostanzialmente più poli: Il polo del pdl, il polo montiano, il polo del pd, il polo della sinistra con Rivoluzione Civile ed infine Beppe Grillo. Finito? Il bipolarismo è morto? Assolutamente no e ne vedremo delle belle appena dopo le elezioni.

Ho l’idea che sia arrivato il tempo di cominciare una discussione profonda sulla legge elettorale e sul bipolarismo. Intanto provo a gettare questa pietra nel mare.

Luca Mullanu

 

 

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Satira politica via Facebook

Già da un anno si è potuto notare nei meandri del web e soprattutto nel social network Facebook l’espandersi delle pagine di satira politica, le più interessanti sono quelle simulanti dei partiti veri e propri, ecco dunque un piccolo riassunto di questi partiti e una loro immaginaria collocazione politica e programmatica.

Partito Comunista Reazionario

Simbolo della nomenclatura e della burocrazia di partito, il PCR si staglia come orgoglioso detentore di schiere di militanti totalmente asserviti al suo volere, pronti anche a donare i propri figli e tutti i propri beni. Come ordinamento interno il PCR predica l’abolizione della proprietà privata anche sul pensiero, ogni militante dovrà infatti pensare come il Partito e come i suoi dirigenti. Pagine connesse al PCR come suoi organi sono PCR Holding (tutti gli incassi e mazzette date al Partito), L’Apparato (i dirigenti d’esso), Botteghe Oscure (la sede del Partito) e molte altre. Il Partito si pone come obiettivo il ritorno a un periodo simile al XIX secolo, in cui si possa attuare in modo migliore il comunismo rispetto ad oggi. Per chi fosse contrario a tali principi, sono proprietari di un gulag in quel di Novosibirsk, Siberia. Ideologia:socialismo reazionario, nazionalismo di sinistra, socialismo reale, stalinismo, maoismo, juche. Leader:i dirigenti del Comitato Centrale e dell’Apparato. Collocazione:estrema sinistra.

Marxisti per Tabacci

Uscito vincitore con il 99% dalle primarie del centrosinistra, Tabacci è ora supremo leader della sinistra sia parlamentare che extraparlamentare. Il supremo leader ha sconfitto tutti i suoi avversari dagli stalinisti bersaniani ai trotskisti renziani grazie alle sue enormi schiere di militi pronte a battersi per lui. Ideologia:marxismo, socialismo rivoluzionario, comunismo, internazionalismo. Leader:il compagno Br1 Tabacci. Collocazione:sinistra.

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Movimento Terra di Siena bruciata

Guidati dal loro prode eroe socialista, Domenico Batmani, si propongono come unico vero movimento socialista in Italia, nonostante qualche lieve scandalo volto al clientelismo e al passato capitalistoide del dott. Batmani, il Movimento è riuscito ad ottenere molti militanti grazie ai suoi coraggiosissimi attacchi ai politici borghesi e corrotti della nostra società. Il leaderismo causato dall’indole enorme di Batmani lascia poco spazio alla libera opinione delle proprie idee, per ovviare a questo problema, il Movimento detiene un gulag a Fregene. Ideologia:socialismo rivoluzionario, populismo, giustizialismo. Leader:Domenico Batmani, candidato Presidente per il Movimento. Collocazione:sinistra.

Accelerare il declino

Un movimento che mira a sfruttare l’attuale situazione di crisi economica per accelerare ulteriormente il declino, punta a un peggioramento dell’economia. Rappresentante i cittadini che, stufi di vedere questo declino dell’economia sempre peggiore, vogliono farla finita, accelerandolo fino a una conclusione drammatica e definitiva. Tra le sue ultime iniziative quella di murare le uscite dei tunnel in modo da non vedere la luce in fondo al tunnel. Vi sono voci circa una sua collaborazione nell’accelerazione del declino con il Partito Comunista Reazionario e con i Servizi Segreti Deviati, nulla di tutto questo è stato confermato anzi è coperto da segreto di stato (e di partito) per ragioni ignote. Ideologia:decrescita, populismo. Leader:non vi è un leader preciso. Collocazione:centro-sinistra

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Movimento di chiara matrice populista, non schierato perchè altrimenti starebbe con la “kasta”. Predicano la rivoluzione via web, pubblicizzano i complotti del sistema, secondo loro in mano alla massoneria e alle lobby come il club bilderberg. Spesso si dedicano a coraggiosi atti di denuncia verso i politici considerati “kasta” i quali sono i principali nemici della “ggente” e del Movimento. Ideologia:Populismo, e-democracy, giustizialismo, demagogia, ambientalismo, decrescita. Leader:non è ben chiaro chi sia il loro capo, ogni tanto vi sono riferimenti a un certo Peppe Crillo. Collocazione:centro.

http://sphotos-h.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash4/391404_330016273748030_1992194997_n.jpgIl Popolo Marrone

Si definiscono “piccolo spazio di critica liberale”, punzecchiano gli altri partiti con un umorismo definito di “merda”. Fanno della coprofilia e della coprofagia il loro vessillo e messaggio verso i cittadini indignati. Ideologia:liberalismo, coprofilia. Leader:Le merde. Collocazione:centro.

L’Agenda Monti

Movimento cappeggiato da un Mario Monti estremamente alterato in difesa della sua agenda, estremamente liberista ma non molto liberale. Risponde duramente a tutti gli attacchi dei politici fancazzisti che c’erano prima di lui con frasi e epiteti non molto da docente universitario ma più da scaricatore di porto genovese. I giovani dovranno brandire l’Agenda come se fosse un libretto rosso ma più sobrio. Ideologia:capitalismo puro, liberismo, conservatorismo nazionale, cristianesimo democratico. Leader:il detentore dell’Agenda, Mario Monti. Collocazione:centro-destra.

Feudalesimo e Libertà

La reazione in tutto il suo splendore, il ritorno ai cari vecchi antichi costumi del Medioevo, con tutto ciò che comportano, ripristino della pena di morte, feudalesimo come sistema economico, vassallaggio, monarchia assoluta. I cani progressisti e eretici che oseranno opporsi a loro saranno massacrati dalle orde di cavalieri. Ideologia:reazionarismo, nazionalismo, xenofobia, imperialismo, militarismo, assolutismo monarchico, feudalesimo. Leader:Sua Maestà il Re o in alternativa i vari Signori membri della sua corte. Collocazione:estrema destra.

Buoni propositi per il 2013

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Una sintetica lista di buoni propositi per il 2013 da darei ai futuri politici che siederanno in Parlamento, l’autore, pienamente consapevole del fatto che questa lista anche se venisse letta, sarebbe bellamente ignorata, ben sapendo che sta scrivendo qualcosa di inutile, la scrive lo stesso per suo sommo diletto. Ecco 20 punti, non dico fondamentali ma sono quelli che mi son venuti in mente pensando ai partiti e ai movimenti:

1)Mandare in Parlamento gente in grado di intendere e di volere, il PDL ad esempio può anche evitare di mandare vecchiettini un po’ stanchi e affaticati.

2)Mandare in Parlamento gente con un po’ di cultura o almeno in grado di parlare fluentemente l’italiano, i grandi show della Lega Nord – Padania.

3)Mandare in Parlamento gente con una base di cultura filosofica perchè come direbbe Platone, la filosofia in politica è fondamentale, altrimenti tanto vale tenerci tutti i tecnici che abbiamo avuto al governo, questo un po’ per tutti ma soprattutto per il Movimento 5 Stelle.

4)I parlamentari grillini guardino meno i post su LoSai o su Byoblu o su siti complottari vari ma leggano Socrate, Platone, Kant, Smith, Ricardo, Marx, Nietzsche e quant’altro possa essergli utile quando dovranno decidere cose serie tipo i nostri destini.

5)Astenersi dal Parlamento i condannati per corruzione, concussione, associazione a delinquere et similia.

6)Stare uniti e non cadere nel leaderismo alla Di Pietro, questo per Rivoluzione Civile.

7)Diventare di sinistra che Vendola forse un po’ vi aiuta, questo per il Partito Democratico.

8)Riporre il manganello, questo per la destra in generale.

9)Meno protagonismo e riflettere se davvero sia bello che nel XXI secolo si parli ancora di radici cristiane e di “quando c’era la DC si stava meglio”, questo per il centro.

10)Tagliarsi gli stipendi.

11)Scoprire che esiste l’Unione Europea e che questa Unione fa leggi da un po’ di anni e ne stiamo già violando un bel po’ e abbiamo un listino di multe salate da pagare grazie ai precedenti governi.

12)Fare qualcosa per i diritti umani che non sia “aiutiamoli a casa loro” perchè a casa loro magari li fucilano appena arrivati.

13)Evitare di vendere anche il Parlamento agli imprenditori pur di privatizzare lo stato, io purtroppo il novello dirigente industriale che andrà a gestire scuole, ospedali eccetera se saranno privatizzate non lo posso eleggere, fate un po’ voi.

14)Usare un po’ di più la propria testa e informarsi di più usando fonti a 360°, questo per tutte le basi dei vari partiti e movimenti.

15)Scoprire che esiste un modello economico alternativo al capitalismo e che questo modello non è affatto vecchio e stantio visto che finchè esisterà il capitalismo esisterà anch’esso, ovvero il comunismo marxista.

16)Il mestiere del giornalista è dire la verità, al massimo massimo dare un opinione.

17)La tecnologia non è tutto, puoi fare il fighetto col pc finchè vuoi ma ricordati che non tutti possono permettersi un computer e quindi col voto universalmente online non risolvi tutti i problemi e c’è gente che, come me, un tizio vorrebbe anche ogni tanto vederlo di persona almeno su un palco piuttosto che vederlo su youtube, per il Movimento 5 Stelle.

18)Tagliare e regolamentare in maniera severissima i finanziamenti a partiti e giornali, non eliminarli sennò ripeto, io il dirigente di industria che controlla il partito non lo posso votare.

19)Togliere alla polizia certi fumogeni cancerogeni vietati da diverse leggi e evitare possibilmente di permettere a certi agenti zelanti di spararli dalle finestre dei ministeri.

20)Non sperare nel futuro, lavorare nel presente affinchè questo paese cambi, iniziando intanto dal dare un lavoro, leggersi l’articolo 1 della Costituzione.

ESCLUSIVA:Intervista al sindaco Federico Pizzarotti

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Non mi dilungherò troppo sull’introduzione a tale intervista essendo già lunga di per sé. Ufficialmente era per il blog della scuola ma in fondo l’articolo è mio e non vedo perchè non metterlo anche qui. Il 12 dicembre 2012, insieme a due miei compagni di scuola, uno in qualità di cameraman e uno di fotografo, ci siamo recati presso il Comune di Parma per intervistare il sindaco Federico Pizzarotti, dopo un’anticamera di mezz’ora durante la quale abbiamo chiacchierato con uno degli addetti al cerimoniale incaricato d’accoglierci, il sindaco ci ha ospitato nel suo studio, ecco come ha risposto ai vari temi delle diverse domande postegli:

Lei è il più giovane sindaco nella storia del Comune di Parma, ci può raccontare come mai ha scelto di entrare in politica e perché con il Movimento 5 Stelle?

Perché entrare in politica penso sempre che sia un pensiero condiviso da tanti ovvero cercare di cambiare le cose nel momento che non siano corrette o che non siano giuste dal punto di vista della gestione della cosa pubblica e dei soldi pubblici soprattutto, ma anche dello spirito critico con cui vengono affrontati i problemi che siano essi di ambito ambientale piuttosto che sociale era comunque una voglia di cambiamento. Con il Movimento 5 Stelle perché al momento era ed è l’unico movimento che sicuramente non ha persone inquisite o persone che in passato sono state condannate e che porta una tipologia di approccio alla politica che è comunque diverso da quello dei partiti classici gestiti in un modo non molto chiaro.

In merito alla scuola, quali sono i vostri rapporti con la provincia in merito alla gestione degli edifici scolastici e avete intenzione di prendere come modello il nostro liceo che è uno dei maggiormente dotati a livello tecnologico come ad esempio:computer in ogni aula, lavagne multimediali et simila?

In merito ai rapporti con la provincia e sulla scuola se ne occupa il vicesindaco essendo titolare e tenendo i rapporti con tutti le competenze sono più sue che mie. Le posso dire qual è il nostro approccio cioè che sicuramente le strutture per anni sono state diciamo non valorizzate poi ricordo che il comune come competenza ha solo le scuole medie, le scuole superiori sono strettamente di competenza della provincia come struttura poi vedremo con la riforma delle provincie a chi andranno in capo. Sicuramente per anni sulle scuole c’è stata una scarsa attenzione se pensiamo al risparmio energetico, se pensiamo ai tetti in amianto, c’è ancora molto da fare. Per quanto riguarda le tecnologie, andando un po’ in controtendenza con quella che potrebbe essere la mia apparenza poiché sicuramente sono abbastanza tecnologico, penso che un computer in ogni aula o un proiettore o una lavagna elettronica sia più che normale per proiettare slide, per guardare video, sicuramente più veloce rispetto al passato quando vi era l’aula con la televisione. Sono meno d’accordo inevitabilmente, visto che il computer permea tutta la nostra giornata come anche lo smartphone o il tablet a seconda della persona, sull’uso della carta poiché rischiamo di perdere, usandola sempre meno, le nostre capacità di scrittura manuale poiché, guardando me stesso, nonostante usi molto il computer, so che la manualità è una cosa che si può perdere come anche la calligrafia. Diverso è il discorso sui libri perché avere nella borsa un singolo ebook penso che sia una cosa molto vantaggiosa dal punto di vista dello spreco di carta, dell’aggiornamento delle edizioni da un anno all’altro e anche solamente del peso. Però per quanto riguarda lo svolgimento dei compiti, dei temi e di tutto il resto, penso che l’approccio mentale sia ancora dovuto, non è normale che alle elementari si possa usare la calcolatrice poiché un conto è fare un logaritmo, un conto è fare le addizioni.

Quindi potremmo correlare ciò al fatto che il Movimento 5 Stelle sia stato il partito che ha sfruttato di più il web per la sua campagna elettorale nonostante si siano notati dei fallimenti nello svolgimento delle Parlamentarie …

Questo lo possiamo misurare anche coi sondaggi del comune, abbiamo iniziato un percorso per avvicinare le persone alla votazione online o comunque a informarsi online perché inevitabilmente c’è un’inerzia nei comportamenti, poiché in ogni caso le cose non si possono cambiare da un giorno all’altro, che qui incidono sul concetto di:”So che devo andare online per fare una cosa, per informarmi o per magari contribuire al documento programmatico”. Abbiamo fatto un sondaggio e su 180 000 persone a Parma, hanno votato in 500. Uno potrebbe chiedersi perché a fronte del fatto che si sono registrati in 1200, sono pochi però dal momento in cui io ti do la possibilità che consiste nel potersi registrare, basta avere la carta d’identità, e votare perché non viene usato questo strumento elettronico? Perché culturalmente è una cosa che deve passare, hanno partecipato molte più persone agli incontri che abbiamo fatto in tutto il comune rispetto a quelli online che potevano essere più comodi. Ci vuole un cambio di mentalità che potrebbe aiutare anche l’approccio tecnologico alle varie questioni.

A proposito degli incontri, ci sono state delle polemiche in merito al fatto che non si è capito se sono incontri istituzionali, che a quanto pare si svolgano in poco tempo, che la gente non riesca a formulare in questo tempo critiche costruttive e anche in merito a quale compito possa avere questa psicoterapeuta presente ad ogni incontro …

Il punto è come sempre quello di prima, uno degli aspetti che si notano di più è l’inerzia e la resistenza al cambiamento, risponderò a tutti i tre quesiti. Primo, il tema istituzionale, non so quante volte sia stato tirato fuori in passato se non a scopo propagandistico, il fatto che un membro della giunta sia andato in tutte le assemblee del quartiere fatte, sono state veramente tante calcolando che prima vi erano i consigli di quartiere quindi da un’altra realtà. Quando la giunta si muove, avendo sempre presente il vicesindaco o qualche altro assessore, da lì è una cosa istituzionale. Altrimenti diversamente non sarebbe stata una cosa della giunta se l’avesse fatta un singolo partito o movimento quindi queste erano istituzionali, essendo anche sul sito del comune. Il secondo punto è che non c’era tempo, una volta sono andato a casa all’una dopo un’assemblea iniziata alle nove, d’altronde qual è l’alternativa?Mi sentivo rispondere:”Più di stare tre ore qual è l’alternativa?”, durava più di un consiglio di quartiere medio.

A questo punto vien da chiedersi a cosa possano servire i consiglieri comunali visto che dovrebbero essere loro a rappresentare i cittadini …

E invece secondo me questo è molto sbagliato, questo è il punto.

Però ad esempio i consiglieri del Movimento 5 Stelle che dichiarano di rappresentare i cittadini dovrebbero essere differenti …

E no, questo è il punto, bisogna aprire, non bisogna fare del clientelarismo. Tante volte in consiglio comunale abbiamo fatto del clientelarismo, lo può anche andare a vedere nella storia dei consigli comunali. Quindi tu abiti in un quartiere, prendi le istanze del tuo quartiere tendenzialmente perché poi quando vuoi ricandidarti devi prendere voti dal tuo quartiere e porti il caso singolo che magari non è contestualizzato in quella che è una strategia o una possibilità per comprenderci, ad esempio: “I cittadini dicono che serve una fermata in più in quella strada”; ha senso, non ha senso, in una visione collettiva dei trasporti c’è o non c’è, questo è il problema perché lo porta un singolo consigliere che quindi, giustamente o ingiustamente, si fa garante di alcune persone che magari non lo conoscono e se non lo conosci? Non hai diritto a fare una tua istanza e di andarlo a cercare? L’assemblea è un momento istituzionalizzato, tu puoi venire e contribuire con le tue proposte, dando anche la possibilità di scoprire quali problemi si possano avere in comune altrimenti la rappresentanza è una cosa che inevitabilmente è destinata ad essere rivoluzionata perché trentadue persone difficilmente potranno essere tramite e soprattutto senza dover intermediare alle proposte dei cittadini. Il punto è sempre questo come anche le associazioni di categoria o le associazioni sindacali, chi fa da tramite traduce le esigenze e cerca di fare una sintesi, giusta o sbagliata che sia, però arriva un messaggio che non è detto sia identico al messaggio che è partito dal cittadino. Avere un rapporto diretto vuol dire ascoltare direttamente quello che è l’istanza, quindi inevitabilmente bisogna aprirsi alle richieste dirette se no si rimane chiusi. Sull’ultimo punto invece, il tema della psicoterapeuta. Alle assemblee è servita poiché erano abituati tutti a dire:”Sono dall’altra parte della cattedra, ti dico le mie cose”; quello che non ti dice nulla si alza e se ne và per questo abbiamo studiato un metodo di partecipazione che sia mediamente utilizzato, voi che siete studenti guardate Open Space Technology, che è un tipo di modalità per fare gruppi di lavoro che è molto simile a quella che abbiamo usato noi e che viene usata in tutto il mondo, quindi non bisogna sorprendersi se il mondo va avanti. Quindi rimanere dietro una cattedra e dire:”Noi siamo bravi, abbiamo fatto tante belle cose, chi vuol dir qualcosa?”; magari si alza uno, che è quello più coraggioso perché potrebbero parlare altre cinquanta persone ma non tutti hanno la voglia o sono in grado. Il concetto dei gruppi più piccoli serve esattamente a questo, in gruppi più piccoli si è tutti meno timidi, si ha tutti meno paura di dire qualcosa di sbagliato, si stabilisce all’interno un portavoce che porterà le istanze del gruppo che magari è quello che avrebbe parlato comunque e si riesce a far partecipare tutti indipendentemente dalla loro forma mentale, se no in tutti i gruppi c’è quello che non parla mai che magari ha una cosa importantissima da dire ma è timido magari.

Però si potrebbe ribadire, almeno stando alle critiche dei pochi incontri con essi, che forse i sindacati e le associazioni di categoria potrebbero essere più competenti …

No purtroppo non mi sento di condividere ma perché l’ho detto anche a loro.

Non li ritiene competenti?

No li ritengo competenti come tanti altri ma la sintesi andrebbe però sicuramente, dovrebbe essere scevra da tutto quello che è un’interpretazione, un indirizzo, un’appartenenza, perché non possiamo dire che i sindacati non siano politicizzati perché è un dato di fatto. Quindi io sto parlando dei lavoratori e delle loro esigenze o di una tendenza di queste? Perché questo è sbagliato, questo vale anche per le associazioni di categoria e quant’altro. Il rapporto diretto con chi ha le esigenze è quello di prendere atto dei problemi in quanto tali. Voglio dire noi abbiamo visto che, ad esempio per l’ordinanza sulla movida, parlare direttamente con i baristi, gli esercenti o le persone che abitano lì, al di là dei risultati che si ottengono perché poi ognuno rimane arroccato e trovare una mediazione è difficile, poiché c’è gente che rimane arroccata sulle sue posizioni e io non ci posso fare niente. Trovare una sintesi non è sempre semplice però parlando e spiegando direttamente alle persone perché avere un rapporto diretto significa anche spiegare esattamente la questione, chi è in mezzo, come in un passaparola, perde sempre qualcosa. Parlare direttamente vuol dire spiegare qualcosa, è capitato tante volte di spiegare direttamente il concetto e sentirsi rispondere:”Ah ma io l’avevo capito diverso, per come ho ragionato, per chi me l’ha detto o da altro”.

Entrando in un discorso più nazionale, nel programma del Movimento 5 Stelle vi è l’abolizione del quorum per i referendum abrogativi e l’istituzione di referendum propositivi, ce ne può parlare?

Riguardo alla mancanza del quorum vorrei dire che invitare le persone a non partecipare poiché adesso la domanda è chi vuol far perdere un referendum?

Riguardo all’abolizione del quorum, se venisse abolito e votasse meno del 50% della popolazione, non vi è il rischio che si crei un elitarismo per il quale solo pochi decidono il destino di molti?

Dipende dalle persone, nessuno vieta a quelli che non vanno a votare di andare a votare. Il punto è questo, vuoi che qualcuno voti al posto tuo?Spero e penso di no, vai a votare. Mentre adesso il messaggio che passa è il classico, in tutti i referendum è:”Andate al mare, non andate a votare”. Non è un messaggio positivo poiché il voto, tornando all’esempio di prima, è il momento in cui io cittadino posso esprimere la mia preferenza che sia per un partito, per un rappresentante o a un referendum. Non andare a votare vuol dire perdere un mio diritto, non esercitarlo perché devo essere incentivato da alcuni partiti a non andare a votare, perché non andare a votare? Io sono sempre andato a votare, quindi il mutare del quorum toglie questa scusa, quindi tutti sarebbero obbligati, come partito e rappresentanti a dire:”Andate a votare, se non andiamo a votare perdiamo”. Quindi è giusto andare a votare. Se no non c’è via di mezzo e uno non è che si sveglia la mattina dicendo:”Domani facciamo il referendum”. Io come sindaco o chiunque, l’iter di presentazione non è in discussione, poiché tu per fare un referendum devi raccogliere 300 000 firme però tu una volta che le hai portate è giusto che questo venga votato, non che perde se la gente non và a votare.

Non rimane comunque il rischio che siano solo questi 300 000 a decidere?

Sì ma il mondo si deve fermare perché tutti vanno al mare?

Non credo …

Tutte le volte che un referendum non è arrivato al 50% dei votanti è stato perché l’invito era:”Andate al mare”; era ed è un messaggio negativo perché vuol dire lascia stare il tuo voto, tu non andarci se non ti interessa, fai così, così vinceremo sicuramente perché il rischio di andare a votare, per quelli che votano contro è sempre che tu vai a votare al 50%+1 dopo magari vedi quanti hanno votato sì e quanti hanno votato no, quindi non andare a votare squalifica tutti gli altri. Facciamo lo stesso esempio:oltre 100 milioni di persone, ne vanno a votare 49 milioni perché 51 milioni si sono astenuti o non sono andati a votare, questi 49 milioni magari votavano tutti in una direzione non hanno diritti?

A quel punto la democrazia può degenerare in un totalitarismo, se la gente comincia a disinteressarsi della politica …

Infatti bisogna incentivare la gente a partecipare dandogli un motivo per farlo.

Ad esempio il fascismo è salito al potere grazie anche all’indifferenza verso la politica, a proposito di questo vi sono state polemiche sul Movimento 5 Stelle e CasaPound. Ad esempio pare che il Movimento 5 Stelle a Bologna, abbia votato un ordine del giorno di solidarietà a CasaPound insieme al PDL. Qui a Parma vi è stata un’accesa polemica in merito alla apertura di una locale sede di CasaPound. Il comune come intende rapportarsi con tale associazione? Ricordando che Parma è città storicamente antifascista e ricordando gli episodi di violenza correlati a tale associazione.

Come? Non bisogna dare la risposta nella domanda, questo lo dico per voi, noi abbiamo condannato più volte gli atteggiamenti di CasaPound i quali si autodefiniscono i fascisti del terzo millennio. Un conto però è parlare di opinione personale un conto dell’istituzione, l’entità preposta alla sicurezza e all’ordine pubblico è ovviamente la questura, quindi tante volte questa è la risposta perché il comune non chiude le sedi di alcuna associazione. Non è che chiudiamo le sedi di chi non ci sta simpatico. Le istituzioni sono fatte per tutelare tutti, quando dico di essere il sindaco di tutti lo dico e lo penso quindi c’è chi gestisce la sicurezza pubblica e lo fa con competenza e con causa, sta a loro valutare e avvisare quelli che sono i rischi per la cittadinanza e agire di conseguenza. Se no si scade sulla demagogia e sui proclami.

Le ricordo però che la repubblica italiana è fondata anche sull’antifascismo e ci sarebbe anche la legge Scelba sull’apologia di fascismo …

Sulla base di quanto ha appena detto, può dire in quali altri comuni hanno chiuso le loro sedi?

La legge Scelba è stata limitata fortemente dalle ultime sentenze dei vari tribunali …

La risposta è lì, se la domanda era strumentale purtroppo è andata male.

Intendevo se non aveste pensato che potessero crescere le tensioni tra comunisti e fascisti qui a Parma a causa di CasaPound …

Il tema è qui, non si deve arrivare a questo livello di tensione.

E in merito all’inceneritore?

Si è fatto luce sul grave sistema di come vengano condotte le opere che dovrebbero interessare la collettività senza una chiarezza sull’iter, senza una chiarezza sugli appalti, senza una chiarezza su tanti punti e senza una apertura e una trasparenza necessarie.

Vi è anche una velata accusa alla provincia in merito alla gestione della questione?

Ma anche al comune per quello che ha fatto prima, non c’è stata chiarezza, non c’è stata apertura al dialogo. L’abbiamo detto tante volte:se non avessimo avuto la possibilità adesso di vedere le carte e quindi anche di uscire da determinate problematiche, la cosa non si saprebbe. Non so se avete letto, se non lo avete fatto vi invito a farlo, la sentenza della procura parla chiaramente di gravi episodi di corruzione e di gestione. Io non dico niente, non avendo le competenze o i meriti per farlo, lo dice la Procura della Repubblica quindi penso che bisognerebbe stare attenti su questi temi. Poi c’è anche il tema ambientale e il tema economico e noi da sempre riteniamo che quest’opera non abbia una solidità economica basandosi sugli incentivi statali e inquadrandosi su un piano rifiuti che non è realizzabile. Stamattina sono andato in regione, la regione punta ad avere il 70% di raccolta differenziata come media regionale in futuro, questo vuol dire:”Che rifiuti ci mettiamo?”, rimane sempre la domanda iniziale oppure li importiamo da tutto il resto dell’Emilia Romagna e dell’Italia, c’è sempre la soluzione dell’importazione. Questo è un problema che andrebbe affrontato con più intenzione di risolvere il problema piuttosto che rimanere schierati ognuno nei propri principi, non è così che si risolve il problema.

Sempre nell’ambito infrastrutture e trasporti, è stato dato il via alla privatizzazione della TEP (Tranvie Elettriche Parmensi) …

Detta così secondo me dovrebbe documentarsi meglio, c’è l’ingresso all’interno della TEP di un soggetto che può essere benissimo privato o un altro soggetto che potrebbe essere statale, ad esempio in questi giorni le ferrovie dicono di voler investire nelle aziende di trasporti, bisogna sempre documentarsi. Non è questo il tema, il tema è che le aziende statali e comunali in alcuni casi devono avere la forza di reggersi sulle proprie gambe, quest’anno la TEP ha perso oltre 800 000 euro.

Avete intenzione quindi di rimanere azionisti di maggioranza?

Assolutamente sì. L’errore che era stato fatto quando a suo tempo provincia e comune avevano stabilito una gara di privatizzazione e avevano portato dei parametri che erano un po’ fuori da quello che poteva essere la sostenibilità di questa operazione. E’ importante che il governo di un’azienda di trasporti, di rifiuti, dell’acqua o dell’energia rimanga al comune o comunque alle istituzioni.

Tornando alla politica nazionale, come vede la prossima legislatura?

Non lo so, molto incerta.

Il Movimento 5 Stelle nei sondaggi è al secondo posto …

Sì ma non è tanto questo, mi preoccupa la visione complessiva del fatto che dopo vent’anni, al di là del Movimento 5 Stelle, tutto il resto della compagine politica sia la stessa di vent’anni fa. Penso che per tanti italiani sia una cosa difficilmente accettabile perché ci vuole un ricambio, se no i giovani cosa fanno? Se ci riempiamo la bocca di “i giovani sono il futuro” e “i giovani saranno la nuova classe dirigente”, devono anche avere la possibilità concretamente di trovarsi sul campo.

Lei pensa che possa andare al governo il Movimento 5 Stelle?

Non lo so, mi sembra prematuro visto che la campagna è ancora lunga e rispetto alla legge elettorale attuale è difficile nel momento in cui anche se tu fossi il primo partito devi avere la maggioranza, l’M5S non essendo in coalizione con nessuno sarà difficile.

Non crede che ci potranno essere eccezioni nonostante il regolamento dei parlamentari M5S in merito alle coalizioni?

Sicuramente no perché quello che avviene in comune, al governo è che una volta che sei in coalizione è una pratica sicuramente brutta la spartizione delle poltrone, non si valuta il merito ma si valuta che ognuno si porta i suoi. Una cosa che siamo abituati forse a veder da anni ma che spero scompaia come logica. Noi come assessori non abbiamo preso nessuno, a parte il vicesindaco, che fosse del Movimento 5 Stelle, ovvero che fosse già un’attivista. Mentre abbiamo preso persone che pensano o che agiscono rispettando i principi del Movimento 5 Stelle quindi questo è possibile farlo per tutti. Valorizzare la competenza e lo spirito, il quale deve essere aderente a quello che si pensa rispetto a quello che si fa.

Questa domanda gliel’avrei dovuta fare il 20 novembre ma rimandammo la nostra intervista a oggi, in ogni caso le chiedo:se lei fosse stato un elettore del centrosinistra, chi avrebbe votato alle primarie?

Ma è molto difficile dirlo, non mi sono informato a riguardo.

E’ rimasto sorpreso dall’affluenza alle primarie del centrosinistra?

No perché se guardiamo lo storico degli anni sono in calo, questo è un dato di fatto.

E’ sorprendente comunque che nonostante la crescita del Movimento 5 Stelle vi sia stata una tale affluenza …

Quando ci sono delle iniziative che vanno verso un’apertura diretta ai cittadini io sono sempre a favore, quindi non voglio criticare a prescindere. Puntualizzo sui termini, sono sempre importanti.

 

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