Scacco al Re!

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I grillini sono in difficoltà. Grillo e Casaleggio sono preoccupati. Le urne, che hanno consegnato un Paese ingovernabile, hanno consegnato anche una bruttissima situazione al duo a capo del MoVimento 5 Stelle. Il 25% degli italiani ha votato il non-partito e ora il non-politico Comico si trova tra due fuochi: da una parte la possibilità di governare per attuare le sue proposte, ipotesi sposata da una parte dei grillini, con il rischio di sporcarsi le mani di marmellata appoggiando il PD; dall’altra parte c’è l’ipotesi di non concedere la fiducia al governo e trascinare il Paese ad elezioni in una fase in cui avere un governo è di vitale importanza, prostrando il fianco ad una campagna elettorale del centrosinistra (e non) tutta volta a denunciare l’irresponsabilità dei grillini per cercare di recuperare terreno.
Grillo è messo all’angolo, quindi. La proposta fatta via web al PD, affinchè quest’ultimo dia la fiducia ad un governo grillini, è chiaramente una provocazione, una provocazione che però non hanno preso sul serio nemmeno tantissimi grillini. Ma allora che si fa? Cosa intendono fare i grillini? Vogliono concedere la fiducia ad un governo PD-SEL, dimostrando di tendere anche al governo per tentare di attuare le proprie riforme, anche sporcandosi le mani, o vuole rimanere un semplice movimento di protesta irresponsabile il cui unico scopo è di conservare gelosamente il suo ottimo risultato elettorale?

Scacco Matto

ESCLUSIVA: Intervista al neo-deputato Salvatore Micillo (M5S)

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Un saluto al neo-eletto deputato del MoVimento 5 Stelle On. Salvatore Micillo. Salvatore lei è molto attivo sul territorio a nord di Napoli. Ci parli brevemente delle sue attività nella zona.

Grazie Francesco, sei stato gentilissimo. Nasco come ambientalista prima di avvicinarmi al  MoVimento 5 Stelle. Provengo da Giugliano in Campania (Napoli) che è la capitale della monnezza, dove ci sono 75 discariche, ovviamente non tutte a norma, e mi sono avvicinato al MoVimento tramite le comuni idee in tema di ecologismo e di gestione dei rifiuti. La nostra idea è di usare materiali solamente riciclabili usando un ciclo di riduzione dei rifiuti, riciclo di questi e riuso dei prodotti riciclati. Abbiamo lottato e lottiamo contro gli inceneritori che sono pesantemente inquinanti e nella mia zona ci sono centinaia di persone che soffrono e muoiono di tumore.

Passiamo ora tema clou e ovvio di questa intervista e di questo periodo: le elezioni appena concluse. In queste elezioni il MoVimento 5 Stelle ha fatto il botto, come si suol dire, raggiungendo un grandissimo risultato con il suo 25%, diventando primo Movimento/Partito del Paese. Se lo aspettava? Cosa c’è alla base di questo, secondo lei?

Nella guerra fredda c’erano le cartine con i blocchi di influenza, ma non erano realistiche perché non rispettavano le reali influenze, il reale peso delle super potenze sugli altri stati. Così i sondaggi erano creati per non includerci nel sistema per stimolare il voto utile sottovalutandoci. Il 25% è un risultato veramente inaspettato anche per noi, ma negli ultimi mesi abbiamo avuto un incremento della partecipazione drastica, dalle 20 persone che partecipavano alle nostre riunioni siamo arrivati anche a 150, ed è lì che abbiamo capito che stavamo crescendo e che potevamo ottenere un ottimo risultato. I gruppi spontaneamente nati sui territori dei vari comuni mi invitavano per farmi “interrogare” dagli elettori insieme agli altri candidati ed a queste riunioni mi meravigliavo dal gran numero di persone che c’era, gente che voleva capire e conoscere il progetto e questa stessa gente restava anche dopo queste riunioni, entusiasta del programma e delle nostre attività.

I giornali, in questi giorni, sono tutti un’alternarsi di critiche e di elogi verso il MoVimento. Ma tutti sono d’accordo di una cosa: il MoVimento sarà decisivo nelle scelte del prossimo governo, semmai verrà istituito. Come si comporterà il gruppo dei grillini nelle aule?

L’economia traballa a causa dell’instabilità delle urne ma non è colpa dei grillini. Non è il movimento a creare instabilità, sono destra e sinistra che non hanno ascoltato le nostre istanze per anni e anni. Noi faremo quello che succede in Sicilia con Sicilia, se ci sono proposte le voteremo in caso contrario le rigetteremo.

Alcuni analisti e opinionisti hanno sottolineato e fatto notare come la componente grillina che approderà in Parlamento presenta casi paradossali in cui i neo-parlamentari non si conoscono neanche. Questo, a detta di questi analisti, potrebbe portare a fasi instabili all’interno del gruppo, magari dissidenti, spaccature o casi di parlamentari che si avvicinano ai soggetti politici che siedono alla vostra destra e alla vostra sinistra. Lo ritiene possibile?

Nelle prossime settimane sono già programmate riunioni, prima a livello locale e regionale, e poi a livello nazionale per incontrarci e discuterne. Nel sistema parlamentare italiano non c’è vincolo di mandato, chi viene candidato nel MoVimento può fare quello che ritiene più giusto. Spero di no, metto la mano sul fuoco su tantissime persone e un tradimento di queste persone sarebbe una sconfitta per me che sono tra i fondatori del MoVimento in Campania. Ma sono persone, sono umani, e tutti potrebbero fuggire su altri lidi.

Le urne, come oramai è assodato, hanno consegnato un Paese senza una reale maggioranza e quindi in una situazione di ingovernabilità. Le possibili maggioranze sono solo due: o il Partito Democratico fa il grande inciucio con Berlusconi, oppure governo della maggioranza PD-SEL con appoggio esterno del MoVimento. Grillo ha detto che non concederà la fiducia a nessuno ma che valuterà provvedimento per provvedimento sul modello dell’ARS di Crocetta. Allora la domanda è semplice: come intendete superare lo scoglio costituzionale della fiducia per l’insediamento del governo?

C’è anche una terza ipotesi, in realtà: Bersani proponga il MoVimento al governo e ci voti la fiducia. E’ poco probabile ma è una possibilità, la fiducia ad un eventuale governo PD-SEL è una cosa con cui ragionare con tutti gli iscritti al blog, i tesserati e i nostri elettori e militanti che tanto hanno lavorato per lo Tsunami Tour, proprio come abbiamo sempre detto.

Però sul web girano notizie di comitati auto-organizzatisi per raccogliere le firme e votare la fiducia al Governo Bersani.

Non credo ci sia questa spaccatura nei nostri elettori e nella nostra base per andare al governo con Bersani. Gli elettori ci hanno votato per rompere gli inciuci e votare la fiducia a Bersani potrebbe essere autodistruttivo. Le firme di cui si parla sono opera di un ex pirata che non può parlare a nome del MoVimento. Ci saranno sicuramente parti del moVimento che vuole parlare con il PD, ma non sono assolutamente la maggioranza. In Campania nessuno ha chiesto una cosa del genere, per esempio. 

Altro tema importantissimo è l’elezione del Presidente della Repubblica. Beppe Grillo aveva proposto il nome di Dario Fo, il quale ha rifiutato perchè si ritiene vecchio. Fonti giornalistiche dicono che Grillo abbia poi incontrato Prodi e, le stesse fonti, dicono si stesse discutendo della sua elezione al Quirinale. E’ vero che volete proporre Romano Prodi al Quirinale?

Lasciamo stare Prodi, nulla è vero. Il Presidente della Repubblica che sarà votato in aula dal MoVimento sarà votato prima online, dove ognuno potrà fare proposte. Personalmente proporrò Salvatore Borsellino.

Anche dopo l’appoggio, almeno a metà, a Rivoluzione Civile?

Guardo alla persona e non m’interessa dell’appoggio dato a Rivoluzione Civile, anzi ci ha aiutato durante lo Tsunami Tour, ci ha scritto e ci ha sempre aiutato come noi abbiamo aiutato lui con le Agende Rosse. E’ un simbolo ed è un faro per questo Paese.

Come neo-deputato grillino lei è stato eletto nel collegio Campania-1. Cosa intende fare lei in prima persona nei suoi primi 100 giorni da parlamentare? Quali sono i suoi obbiettivi per questa legislatura?

Gli obbiettivi sono quelli espressi dal programma, riduzione costi politica, abrogazione rimborsi elettorali, limite dei due mandati. Molte persone si sono distaccate dalla politica proprio a causa della cattiva gestione di questi fondi dati alla politica e degli scandali che si sono succeduti.  La cittadinanza attiva si potrebbe rimettere in gioco e il MoVimento ha occupato quello spazio politico tra persone ed istituzioni con la propria linea pulita che rinnega i rimborsi elettorali e portando avanti una linea etica che riavvicina lo Stato alla gente.
Sul mio territorio c’è molta gente che muore  e soffre di tumore a causa dell’inquinamento criminale, dei roghi tossici e degli sversamenti illegali. Con la mia web-radio, Wrong, abbiamo intervistato vari magistrati ed esperti in tal senso cercando di aiutare quanto più possibile i cittadini. E’ uno scandalo infatti che il reato ambientale sia assente dal 1998. A titolo personale tengo molto a cuore questo problema e proporrò l’inasprimento delle pene per i crimini ambientali, parificandolo al reato di omicidio colposo: sversando rifiuti e inquinando la mia terra, non mi uccidi direttamente ma queste pratiche hanno delle conseguenze mortali per chi abita in queste terre.

Il buono, il brutto e il cattivo

Stallo alla messicana.
La situazione politica scatutrita dalle elezioni mi ricorda tremendamente una delle scene più famose de “Il buono, il brutto e il cattivo”, capolavoro di Sergio Leone.
Anzitutto, i protagonisti.
Agli occhi della maggior parte degli elettori abbiamo un “buono”, ovvero Giuseppe Piero Grillo detto Beppe, anima, voce e gran sacerdote del Movimento 5 Stelle, guru della lotta alla casta politica italiana e megafono dell’insofferenza degli italiani verso la classe dirigente.
C’è poi il “brutto”, Pierluigi Bersani da Bettola, l’uomo che, sempre alla maggioranza dei cittadini, è apparso troppo “brutto” per guidare da solo il paese, troppo scialbo, troppo rassicurante, troppo legato a cose che nell’italiano medio evocano solo una grande incazzatura (chiamiamo le cose con il loro nome), a partire dai baffi di D’Alema fino a quelli di Sposetti.
E infine il “cattivo”, quella figura oscura, inaffidabile, ma, purtroppo, ancora tremendamente affascinante che risponde al nome di Silvio Berlusconi; talmeIl_buono,_il_brutto,_il_cattivo_(Triello)nte oscuro che le persone durante i sondaggi e gli exit poll si rifiutano di dichiarare di averlo votato, gran seduttore dell’italiano di destra, mai veramente attratto dal montismo.
E proprio come i protagonisti del celebre western del ’66, i tre ora si ritrovano dinanzi ad un vero e proprio stallo alla messicana, ovvero quella situazione di “triello” in cui ognuno dei tre contendenti, pistola in mano, può uccidere ed essere ucciso.
Partiamo dal “brutto” Bersani; dopo una campagna decisamente sottotono e una mazzata elettorale inimmaginabile, ha finalmente fatto la mossa giusta: ha offerto ai 5Stelle la responsabilità di governo, una collaborazione seria sui reciproci programmi e la possibilità di “smacchiare” la classe politica (almeno, nella sua parte insana).
Ha quindi la possibilità di uccidere, ma ha anche una pistola carica pronta a rovinarlo: Grillo vuole l’alleanza tra pd e pdl, buona parte della sua dirigenza (si fanno i nomi di Letta, Veltroni, D’Alema..) lo stesso.
Se Bersani dovesse lasciarsi andare a queste pressioni, avremmo un governo a breve durata, incapace di fare riforme importanti come quella sul conflitto d’interessi, di cambiare la legge elettorale e di introdurre il reddito minimo garantito, al massimo tra 18 mesi avremmo nuove elezioni e, stavolta, il M5S avrebbe probabilmente la maggioranza sia alla Camera che al Senato.
Se il “brutto” piange, il “cattivo” non ride.
E’ vero, ha dimostrato che è indelebile (altro che smacchiare il giaguaro), ha dimostrato che il popolo di destra non vuole (almeno per ora) passare dal populismo al conservatorismo e, se riuscisse a riciclarsi ancora, come fatto durante questa campagna, potrebbe anche puntare di nuovo a Palazzo Chigi.
Ma, anche lui, ha una pistola carica puntata nella sua direzione: se centrosinistra e m5s dovessero veramente mettere in campo il “modello siciliano”, si potrebbe legiferare sul conflitto d’interessi, con conseguenze per il Cavaliere potenzialmente letali.
E infine il “buono”; Beppe Grillo sembra, agli occhi di tutti, il grande vincitore delle elezioni.
Ma, permettettemi l’azzardo, è il vincitore più infelice della storia repubblicana.
Nè lui nè Casaleggio si aspettavano un successo simile e, soprattutto, si aspettavano di essere decisivi per la formazione dell’esecutivo; potevano al massimo aspettarsi di prendere più voti del pdl, di prendersi una grossa fetta del Parlamento e di fare un’opposizione dura e pura contro il governissimo Bersani-Monti.
E invece, si ritrovano in mano il destino del Paese e, onestamente, sembrano non sapere bene cosa farci.
La cosa migliore per la salute del Movimento sarebbe l’opposizione ad un governo Bersani-Berlusconi-Monti, che porterebbe, come già detto, ad una probabilissima vittoria grillina alla prossima tornata elettorale.
La mossa di Bersani lo ha messo invece di fronte alla possibilità di dare una sterzata al paese, quella sterzata che molti dei suoi elettori aspettano da anni.
E lui, almeno per ora, sembra preferire un appoggio alle misure gradite al Movimento senza garantire la fiducia all’esecutivo.
Fa finta di scordarsi che, senza la fiducia del Senato (che potrebbe essere data o dai suoi o dal pdl) un esecutivo non potrà mai vedere la luce.
E, soprattutto, fa finta di non vedere che la sua base si è già spaccata (le percentuali le lascio a voi) tra “collaborazionisti” e “puristi”.
Qualsiasi sarà la decione di Grillo, quindi, il Movimento rischia un crollo di consensi, soprattutto se Bersani dovesse tener duro e rifiutare una qualsiasi collaborazione con Berlusconi.
In mezzo, pronta a prendersi i proiettili dei tre pistoleri, c’è l’Italia.

In fin di vita.

Messa in rime di ciò che deprime (a livello politico)

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/f/f8/2_%E2%82%AC_Italia.jpg

Poesia in quartine sulle elezioni politiche italiane del 24-25 febbraio 2013 e sulle loro nefaste conseguenze.

Son finite le elezioni,
son finite le equazioni,
per calcolar tutti i seggi
che col Porcellum son più incasinati di certe leggi.

C’è chi ha votato il Cavalier dimezzato,
sperando che il dazio sulla sua casa venisse smezzato
o perchè assuefatto, visti i tempi tristi,
dalle favole sui pericolosi comunisti.

Chi ha votato l’ex comunista pelatone,
che soffre di grande afflizione,
avendo egli dimenticato un dettaglio fondamentale,
per vincer le elezioni bisogna far la campagna elettorale.

Chi ha votato il Grillo urlante,
quello del movimento dominante.
C’è da dir però che un politico incompetente,
non è detto sia un politico vincente.

C’è chi diede il voto al vecchio presidente,
che a quanto pare è perdente.
Il quale con la fissa di far quadrare i numeri,
si dimenticò dei poveri lavoratori diventati esuberi.

C’è Ingroia,
la cui dialettica ha portato alla noia.
Nonostante abbia un’ottima carriera,
non è apparso molto neanche sul Corsera.

D’altro canto c’è Giannino,
con le sue balle lo ha accellerato il suo declino,
un magro risultato
per ciò che doveva essere il centrodestra rinato.

Vi sono anche tanti altri partitini piccini che qui non starò a citare,
altrimenti vi verrebbe da vomitare.
Orsù rimbocchiamoci le maniche e continuiamo a lavorare,
o meglio a cercare un lavoro senza disperare.

Poichè, che siano due o tre le coalizioni,
se continuano con questi singolar tenzoni,
si aggraveranno solo le nostre pene
e da lì sarà un attimo a finir come Atene.

The day after tomorrow

4978843623_d946b11db2[1]The day after tomorrow, l’alba (meglio il tramonto, vista l’ora) del giorno dopo. Dopo lo sfogo di ieri sera, possiamo analizzare la cosa a bocce ferme, e per bocce intendo proprio quelle che mi fumano e girano da ieri.

In questo pezzo c’è la volontà di provare ad analizzare quello che è successo, analizzando i principali singoli schieramenti e la loro campagna elettorale che hanno portato alla situazione nota da ieri sera. Proveremo anche a dare una spiegazione, anche se l’impresa è assai più ardua.

Italia. Bene Comune

Partiamo con la grande delusione di questa tornata elettorale, la coalizione dei progressisti guidata da Pier Luigi Bersani. Come mai la coalizione stra-favorita non è riuscita a vincere? Come ha fatto la sinistra italiana, e il PD in particolare, a perdere di nuovo? A mio parere, la vicenda sta tutta nella campagna elettorale. Evitando di considerare l’errore di non tornare al voto un anno fa, quando Berlusconi era morto e Grillo era al 4%, la coalizione di centro sinistra ha sbagliato in due punti in particolar modo, ma non mi sento di essere troppo duro. Innanzitutto lo scarso lavoro di informazione: anche se l’elettorato tende a non leggere i programmi elettorali, purtroppo, la diffusione delle istanze dei progressiste è stato praticamente assente. Troppe poche persone conoscevano il programma della coalizione rispetto al lavoro comunicativo degli avversari che, non entrando nel merito delle proposte, hanno fatto il possibile e oltre per far conoscere le proprie proposte, preferendo discorsi più vaghi. Tutto questo può essere considerato come la diretta conseguenza del secondo motivo e cioè che il Partito Democratico ha scelto di fare una campagna elettorale totalmente in difesa. La scelta è rispettabile, visto che la coalizione è nata con un vantaggio di quasi 10 punti e fare promesse che non possono essere mantenute, nel momento in cui molto probabilmente si verrà chiamati a governare, è totalmente inutile oltre che deleterio, a lungo termine. In conclusione, quindi, ritengo che le colpe del PD siano pochissime visto che personalmente ho approvato la scelta di una campagna elettorale pacata e realista. Scelta che “moralmente” è stata ottima ma che politicamente ha portato ai risultati che abbiamo conosciuto ieri. Ultimo appunto è diretto a chi ritiene che con Renzi tutto poteva cambiare. Si, politicamente cambiava tutto, si passava da una strategia politica vera ad una visione della politica più televisiva come Berlusconi. Vincevamo ma poi?

Lista Monti

La più grande debacle, insieme a quella di Ingroia, è quella del professore e dei suoi alleati Fini e Casini. Le scelte impopolari, come qualcuno aveva previsto, sono pesate alle urne e ci sono andati di mezzo (Dio ti ringrazio!) anche i dinosauri della politica Fini e Casini. La debacle dei montiani ha visto un crollo inaspettato, visto che gli ultimi sondaggi pesavano la coalizione a circa il 12-13%. Il crollo ha ridisegnato tutta la geografia politica dell’Italia eliminando dalla scena politica italiana il centro e il terzo polo che negli ultimi anni troppo spesso avevano determinato le politiche e gli equilibri parlamentari. La campagna elettorale del professore è stata fiacca, e il suo aplomb e charme anglosassone non hanno colpito gli elettori.

MoVimento 5 Stelle

Tra i vincitori di queste elezioni ci sono sicuramente i grillini che raccolgono un sorprendente 25%. Devo dire la verità, sono stato estremamente sorpreso da questo risultato. Il MoVimento, analiticamente, ha ben poche risposte alle problematiche reali del Paese. I problemi del Paese non sono gli stipendi dei parlamentari, non è l’euro (anzi), non è mettere il Wi-Fi gratuito per tutti. Il problema dell’Italia è il lavoro, la stabilità economica. Ma tutti sappiamo che la fonte del consenso grillino è tutta nel voto di protesta. La campagna elettorale di Grillo è stata folkloristica come tutti si aspettavano: vaffanculo, urla, populismo. Però ha colpito lo stesso gli italiani, e tutti per lo stesso motivo: vogliamo parlamentari che per primi facciano sacrifici prima di imporli a noi tutti. Ragionamento giustissimo, sul piano morale, ma sul piano politico altre sono i primari problemi del Paese, come abbiamo già detto. La percentuale del MoVimento lo porta ad occupare lo stesso spazio politico, anche se non lo stesso elettorale, occupato in precedenza dal defunto centro: il MoVimento può pesantemente influenzare le politiche del governo e le posizioni del Parlamento forte dei suoi numerosi parlamentari. Infatti l’unica maggioranza possibile pare essere quella tra Bersani e Grillo. Quest’ultimo ha già detto di essere disponibile a valutare provvedimento per provvedimento applicando il modello sperimentale siciliano con Crocetta. Ma come si fa con la fiducia iniziale? Questo è il punto che per ora il non-partito sembra accuratamente evitare, forse per paura di perdere elettorato.

Popolo delle Libertà

Ecco la maggiore sorpresa di questa campagna elettorale. Silvio Berlusconi, colui che un anno fa era politicamente morto, ce l’ha fatta ancora. Il PDL, che quando c’era ancora Alfano era quotato al 12%, è riuscito a non far vincere il PD. Ma come diavolo ci sono riusciti? A mio parere, è stata la zampata di un moribondo che ora è resuscitato come Lazzaro. Dopo 20 anni di guai e l’appoggio al governo Monti, la strategia elettorale del PDL è stata magistrale. Innanzitutto il passo indietro di Berlusconi ha dato la possibilità allo stesso di riciclarsi e dichiararsi pulito quando il governo Monti è caduto. Incredibilmente Berlusconi è riuscito a convincere tutti che i danni dell’Italia sono solo colpa di Monti e per nulla colpa sua, è riuscito ad eludere gli italiani dai propri guai giudiziari. La campagna elettorale del cavaliere si è incentrata sui suoi punti forti, la forte capacità di comunicare e la capacità di sapere individuare e sfruttare le debolezze e le paure della gente. La gente si lamenta dell’IMU? Lui ne propone l’abolizione e la restituzione. Ci sono immobili abusivi? Lui li vuole condonare e non abbattere e punire i trasgressori, come invece prevede la legge. Gli Italiani ritengono l’euro e la Germania responsabile della crisi e delle cattive situazioni economiche dell’Italia? Facciamogli la guerra. Se queste siano idee realizzabili o no, sembra non interessare a nessuno. La coalizione del centrodestra è riuscita ad ottenere un insperato 25% costringendo il Paese all’ingovernabilità. I motivi per i quali la gente ha votato il PdL sono anche nel famosissimo “berlusconismo” che si è diffuso negli ultimi 20 anni e che ha trasformato il Paese in tutte le sue sfumature.

In conclusione, ancora una volta sembra che l’apparenza sia meglio della politica, il che purtroppo è deprimente. Tuttavia non possiamo fare altro che prendere atto di questo e dell’ingovernabilità. Spero solo che si riesca a trovare presto un accordo tra le forze politiche per poter formare un governo di transizione, anche solo per cambiare la legge elettorale che è la vera motivazione per la quale, tranne che nel 2008, sono 7 anni che non si ha una maggioranza reale e capace di governare.

Sfogo di un elettore stanco e deluso

elezioni-amministrative-2012-ballottaggi-e1337522823732[1]E’ stata una lunga giornata, una lunga e deludente giornata. Ancora Berlusconi? Ma come è possibile tutto questo? E’ un incubo?

Mi dispiace, signori, è tutto vero purtroppo: Bersani ha NON-Vinto, Berlusconi e Grillo sorridono e godono. Contro ogni pronostico il centrosinistra viene sconfitto in moltissime regioni, mentre i sondaggi vedevano la coalizione dei progressisti a rischio solo in 3, massimo 4 regioni. Alcuni, stupidamente, vogliono dare la colpa ad Ingroia; altri danno la colpa al PD e alla sua calma campagna elettorale.

Io non sono d’accordo, dopo venti anni non posso accettare un tale risultato e se qui qualcuno cerca un colpevole, a mio parere, non c’è che da guardarsi allo specchio. Il colpevole sei tu. Guardati a destra. Ora guardati a sinistra. Quasi sicuramente, uno tra voi tre ha votato Berlusconi, colui che ha governato disastrosamente per 20 anni, colui che ha annientato la contabilità nazionale, colui che ha una condanna a 4 anni e mezzo in primo grado.

Analizzando e assistendo alla campagna elettorale sono stato romantico. “Questa volta non lo votano”, mi dicevo, “lo spread è un ricordo ancora vivido nei miei concittadini”, “questa volta sanno che mente e che non farà quello che ha promesso per 20 anni”. Mi sbagliavo, purtroppo. Sono stato inutilmente sentimentale, ho voluto dare fiducia all’italiano, all’italiano che guarda ed imita “o Males”, l’italiano che guarda alle oche di uomini e donne e le invidia.

Studio Scienze Politiche e, modestamente, credo di capirne abbastanza di Politica, non abbastanza di sociologia forse. Ho assistito e analizzato la campagna elettorale in ogni suo punto, ho seguito quasi ogni dibattito televisivo, quando ho potuto ho assistito ai comizi e a riunioni politiche. Da esterno, da una posizione di semplice elettore non tesserato, vedevo che la vittoria era facilmente di Bersani, leggendo i sondaggi, soprattutto a Dicembre, quando tutti si dicevano stanchi dell’Austerity e del ventennio berlusconiano. Ho assistito a due tipi di campagne elettorali: quella del centrosinistra, basato su un pacato realismo dove tutte le proposte erano realistiche e fattibili; quella populista di Grillo e Berlusconi, tutte basate su promesse assurde e irrealizzabili, come il cavallo di battaglia di B. che prevedeva la restituzione – assurdo – dell’Imu, una tassa fondamentale, come già detto.

Gli italiani, drogati da 20 anni di falsa politica, convinti che la politica sia altro, ha preferito dar fiducia a chi per 20 anni l’ha tradita ed a chi non ha la benchè minima idea di politica. Gli Italiani hanno preferito un populismo becero, un populismo che punta alle paure e alle debolezze della gente piuttosto che votare un programma serio e realista, anche se in alcuni punti crudi. Io sono deluso, sono deluso perchè oggi, nel 2013, dopo 20 anni di dominio incontrastato di populismo berlusconiano che ci hanno portato sull’orlo del fallimento, siamo di nuovo qui a parlare di Berlusconi. Siamo qui a parlare di lui che, pulendo sedie e attaccando magistrati definendoli “peggio della mafia”, facendo battute omofobe  e maschiliste che offendono la donna, facendo una campagna elettorale becera puntando alla povertà della gente. E allora mi prende una grande depressione, mi prende una depressione a pensare che milioni di italiani non hanno ancora imparato la lezioni, milioni di italiani convinti delle false promesse di un uomo il cui passato fa venire i brividi, milioni di giovani universitari come me che, sulla carta dovrebbero essere intelligenti e civilmente capaci di capire cosa sta succedendo, lo hanno votato e sono convinti che in Italia esistano i cattivi comunisti che mangiano i bambini. Milioni di italiani che sulla propria pelle hanno vissuto lo sfascio di questo ventennio l’hanno, ancora una volta, votato su promesse vecchie di 20 anni, più grandi di me. Io sono depresso, sono depresso per il futuro che aspetta me, la mia generazione e il mio Paese. Da un lato però, la rabbia mi dice che non vedo l’ora che questo Paese vada a puttane per gongolare a dire “ve l’avevo detto”. E’ uno sfogo, è uno sfogo che nei prossimi giorni diventerà un’analisi della campagna elettorale e dei suoi risultati. Datemi il tempo di sbollire la rabbia e la delusione e spero di potervi essere utile con le mie opinioni. Ma non stasera. Scusate.

Francesco Di Matteo

Pensiero a caldo di un antiberlusconiano

lutto ItaliaSono antiberlusconiano da quando ero bambino.

Ricordo ancora bene di quando, in terza elementare, stavamo studiando la democrazia ateniese. Eravamo in piena campagna elettorale del 2001 o poco prima, e non ci fu occasione migliore per capire come funzionava allora e come funzionava dodici anni fa. Vinse Berlusconi, per la seconda volta. Ricordo che i TG parlavano ancora degli strascichi di Tangentopoli e del conflitto d’interesse, del milione di posti di lavoro che Forza Italia doveva creare e che aspettiamo ancora, della firma del “contratto con gli italiani” che non è stato rispettato… E ricordo che una volta che Fini era intervistato al TG1 cambiai canale per mettere su Tom e Jerry.

La campagna del 2006 non la ricordo, preso dal caos della mia terza media, dalla cavalcata per la promozione in A, Calciopoli e i Mondiali, tutto in così poco tempo. Vinse Prodi, ancora una volta.
Della campagna del 2008 ricordo poco, in realtà. Ero in seconda liceo e avevo messo il simbolo del PD come sfondo del cellulare su entrambi gli schermi, questo lo so. Poi ha vinto Berlusconi lo stesso, ma tant’è.

Cos’è cambiato, cinque anni dopo? Beh, Giovanni Giolitti diceva che “Non è impossibile da governare l’Italia, è inutile.” I dati di oggi, invece, ci dicono che l’Italia è ingovernabile.
Mi vengono allora in mente Pareto e Mosca: questa volta una gran parte degli italiani si è illusa di poter rimuovere un’élite. Peccato che non sappiano che, rimossa un’élite, un’altra ne prenderà il posto. È successo quando il bolscevismo ha sostituito lo zarismo in Russia, è successo quando il fascismo ha sostituito lo stato liberale in Italia, succederà ancora. Non sarà certo un’illusione, per quanto urlata, per quanto possa sembrare bella, a cambiare la storia.

Silvio… dai, siamo seri!

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“Eliminerò l’Imu sulla prima casa e la rimborserò agli italiani” Silvio Berlusconi.

In questa campagna elettorale regnata da demagogia e populismo in tutti i suoi candidati, il buon Silvio ha finalmente dato una lezione a tutti: ha detto una cosa stupida, già fatta e principale motivo dei danni economi italiani.

La notizia ha fatto il giro del web e di tutti i giornali. Monti ha detto che la promessa di Berlusconi è una chiara proposta per ottenere i voti speculando sulla povera gente e ha difeso a spada tratta la tanto discussa tassa sull’abitazione.
Proviamo ad analizzare il perchè togliere l’Imu e rimborsarla sia una stupidaggine.

Innanzitutto parliamo di gettito. Il gettito dell’IMU sulla prima abitazione è stato calcolato in 3.7 Miliardi di euro. La sua abolizione quindi poterebbe ad un taglio nelle entrate annuali nelle casse dello Stato di quasi 4 miliardi di euro e, per il primo anno (?), altri quasi 4 miliardi per il “rimborso” agli italiani. Quando al Cavaliere si chiede come intende coprire questa manovra, lui risponde che vuole aumentare tasse e imposizioni su Alcool, giochi e tabacchi. Ecco, qui c’è il primo vero problema a riguardo. Berlusconi vuole sostituire una tassa diretta legata al semplice possesso di un’abitazione con una tassa indiretta legata all’acquisto e consumo di determinati prodotti. Chiunque potrebbe verificare come, mentre la tassa sulla casa è ovvia e scontata perchè l’immobile esiste, la tassazione indiretta su tabacchi e alcool presuppone l’acquisto di tali prodotti. Ma, soprattutto nel caso dei tabacchi, abbiamo già un’elevatissima tassazione su questo prodotto (ho solo 20 anni, ma un tempo compravo le sigarette a mio padre con 2-3 euro, ora le compra con 5 euro). E se con l’aumento delle tasse su questi prodotti il mercato risponde con una drastica di riduzione del consumo di questi? Come potremmo poi coprire il buco di 3.7 miliardi annui dovuto al taglio dell’IMU e le mancate entrate sull’acquisto di sigarette? Tra l’altro, divagando giusto per un momento, già oggi nella zona dove io vivo, provincia a Nord di Napoli, non si possono fare 500 metri senza incontrare almeno un venditore di sigarette di contrabbando e l’aumento ulteriore di tasse sui tabacchi non può far altro che aumentare questo fenomeno.
E ancora. Mi faccio stavolta una semplice domanda. Come si può pensare all’abolizione dell’IMU sulla prima casa che è la principale e più alta entrata nelle casse dei comuni? Vogliamo realmente tagliarla, senza sostituirla adeguatamente, e trovarci con comuni nelle condizioni di non poter nemmeno raccogliere la spazzatura dalle strade?

Altro punto. Allarghiamo un attimo lo sguardo, guardando anche alla crisi del debito di cui il nostro Paese è stato vittima fino a poco tempo fa. Torniamo al 2008, anno importante per la nostra analisi per due motivi. Il 2008 è stato l’inizio della crisi economica importata dagli Stati Uniti che si è poi tramutata in crisi del debito sovrano; altro avvenimento di questo anno è l’abolizione dell’ICI, antenato dell’IMU, sulla prima casa da parte del governo Berlusconi. Già con i tempi possiamo notare come gli analisti economici del governo Berlusconi non sono stati per nulla lungimiranti: una crisi non si manifesta all’improvviso, da un momento all’altro, ma ci sono sempre dei “sintomi” che preannunciano la catastrofe e il nostro governo, con un colpo di genio, taglia una vitale tassa. L’ICI era una delle maggiori entrate fiscali italiane, entrate fiscali che potevano essere di vitale importanza durante la crisi del debito e, magari, se non fosse stata abolita come spot elettorale, probabilmente avremmo risentito molto meno della crisi del debito e non avremmo mai conosciuto così bene parole come spread. Abbiamo motivo di pensare, inoltre, che se l’ICI fosse rimasta negli anni 2008-2011 probabilmente i sacrifici che gli italiani hanno dovuto fare con il governo Monti sarebbero stati sicuramente minori.
Altro mito dei berluscones da sfatare è quello secondo cui la tassazione degli immobili è assente nel resto d’Europa. Niente di più falso. Secondo i dati di Economy 2050 – Blog di approfondimento di Economia e Finanza, che analizza e confronta la tassazione sugli immobili in Italia e nel mondo, la tassa sugli immobili è tutto fuorchè un’eccezione tutta italiana tra i Paesi occidentali. Secondo il Blog, l’unica eccezione fino al 2011 era proprio l’Italia, unico Paese senza  una tassazione sugli immobili mentre in altri Paesi la tassazione è presente anche sulla prima casa, anche se, ovviamente, con agevolazioni ed esenzioni. Prima dell’introduzione dell’Imu, secondo i dati di Eurostat 2010, poi, l’Italia aveva una tassazione sui patrimoni mediamente più bassa rispetto al resto d’Europa. Tra i 5 Paesi più grandi solo la Germania ha una imposizione sui patrimoni minore rispetto all’Italia, con la differenza che l’Italia non ha le basi economiche della Germania.

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Insomma, l’IMU è una tassa della quale l’Italia non può fare a meno, una tassa che, nel periodo attuale in cui c’è bisogno di tagli alla spesa per far fronte al debito pubblico, è indispensabile per poter restare solvibile e mantenere la credibilità internazionale e con i mercati persa con Berlusconi e riguadagnata con Monti. Chiunque parli di cancellazione dell’imposta, senza un’adeguata copertura finanziaria, o è uno stupido o sta facendo demagogia.

Quindi, Silvio… dai, siamo seri! Non prenderci (ancora) per il culo!

 

Francesco Di Matteo

Ce la faranno Bersani e il PD a far perdere le elezioni al centrosinistra?

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La campagna elettorale è ormai cominciata da un bel po’ e ci avviamo quasi alla fine della stessa. Da uomo di centrosinistra e probabile elettore della coalizione Italia Bene Comune, sono profondamente preoccupato dalla strategia politico-elettorale del PD e di Pierluigi Bersani.

La campagna elettorale è cominciata, in pratica, con le primarie del PD che hanno visto vittorioso Bersani. Le primarie hanno coinciso con il picco per il PD nei sondaggi, raggiungendo quasi il 40%. Da allora, però, il Partito Democratico, nonostante sia rimasto il primo partito d’Italia, ha vissuto un costante declino, assestandosi, ad oggi, a poco più del 30%. Il Partito Democratico, quindi ha perso circa 10 punti. Ma com’è successo? I fattori sono vari, tutti importanti.

Innanzitutto la “salita” in campo di Mario Monti ha messo l’ala centrista del PD in difficoltà e molti di quest’area, come Ichino tanto per dire un nome, sono poi andati nelle liste del Professore. L’elettorato cattolico del Partito si è poi trasferito nell’elettorato del Professore, in cui vedono una figura di rilievo internazionale e di rigore economico, oltre che di profondo rispetto verso il Vaticano, uno dei maggiori sponsor del premier. Possiamo quindi affermare con sicurezza che la salita in campo del Premier ha seriamente danneggiato e ridotto l’elettorato del PD, vedendo pezzi interi di partito andare via per la nuova opportunità offerta da Monti. Non dobbiamo escludere, poi, come una parte consistente di partito e di elettorato sia propenso all’alleanza in Parlamento con lo stesso Monti il che pone una parte del partito a metà strada tra il PD e Monti.

Altro fattore è la candidatura di Antonio Ingroia. Allo stesso modo di Monti, Ingroia ha danneggiato parecchio la coalizione IBC che vede drenare una parte di voti, per lo più di SEL, nella nuova formazione salva-micropartiti Rivoluzione Civile. La candidatura dell’ex PM mette il PD di fronte ad una serie di attacchi sul fronte giudiziario, fronte su cui il PD non è cristallino. Inoltre, la presenza in Rivoluzione Civile di Rifondazione e Comunisti Italiani attira parecchio i voti dei comunisti incalliti e che vedono in RC un’alternativa a sinistra di IBC, sentimento aiutato anche dalla strategia di Ingroia che fa promesse che difficilmente potrebbe mantenere anche se fosse eletto. Ma queste promesse, per l’elettore medio, sono fattibili e tende quindi a crederci: questa strategia, in scienza politica, viene definita come partito irresponsabile.

Altro fattore è la questione Monte dei Paschi, scandalo scoppiato negli ultimi giorni. Senza entrare nel vivo della questione non essendo questo il tema di questo pezzo, la vicenda ha creato parecchie strumentalizzazioni e accuse nei confronti del PD, colpevole, a quanto dicono, di aver condizionato le scelte dell’istituto portandolo sull’orlo del fallimento. La vicenda è stata sfruttata da tutti gli avversari politici di Bersani, partendo da Berlusconi fino a Monti, e anche Ingroia non si è tirato indietro. A dimostrazione di quanto detto, i sondaggi dimostrano che questa vicenda abbia fatto perdere terreno al PD.

Ultimo fattore è la campagna elettorale spenta portata avanti da Bersani confrontata con la scoppiettante campagna mediatica di Berlusconi. Mentre il Cavaliere appare spesso in video creando veri e propri eventi televisivi, la sua presenza da Santoro ne è una dimostrazione, portando il PdL dato per morto poco più di un mese fa, sino al 20%, la presenza di Bersani è bassa e poco sentita dall’elettorato il che porta ad una diminuzione del gradimento tra l’elettorato.

In conclusione, come al solito, il centrosinistra che era dato per super-vincente a due mesi dalle elezioni sembra fare di tutto per perdere le elezioni. Ma mentre le candidature di Ingroia a sinistra e di Monti al centro hanno seriamente frammentato l’elettorato danneggiando la coalizione del centrosinistra, l’assenza nei media di Bersani e la sua bassa incisività in questa campagna elettorale sta facendo diventare il centrosinistra il miglior alleato di un mediaticamente rinato Berlusconi. Ce la faranno Bersani e il PD a scongiurare un governo di Centrosinistra?

Francesco Di Matteo

Che brutta campagna elettorale

Italia sì, Italia no“Certo che questa è la campagna elettorale più brutta degli ultimi anni”.

Sì certo, questa frase sta entrando lentamente nel novero dei “luoghi comuni” più diffusi, accanto a grandi classici come “non esistono più le mezze stagioni” o “quanto si stava meglio quando si stava peggio”, ma questa campagna per le elezioni del 2013 sta davvero assumendo un profilo sempre più contorto e fosco.

E questo, lasciatemelo dire, anche perchè le forze in campo sembrano avere progetti poco chiari, anzitutto riguardo il proprio destino.

All’atto pratico, tutti i partiti e le liste in campo sono in uno stato di totale precarietà e hanno davanti un futuro che, in gran parte, dipenderà dall’esito delle stesse consultazioni.

Anzitutto è in bilico il futuro del protagonista indiscusso di questi ultimi 20 anni; Silvio Berlusconi ha di fronte la definitiva prova di forza della sua figura politica.

Mai come questa volta l’apparato del centrodestra si sta aggrappando alla sua immagine per evitare il tracollo e, ipotesi non trascurabile, causare il disastro altrui.

Non ho mai riconosciuto le capacità oratorie di Berlusconi,  non l’ho mai considerato un personaggio di grande carisma nè un grande statista; anzi, ho sempre pensato che tutto quello che rappresentava aveva dietro una macchinazione ed una copertura, un artificio, una falsità.

Ho sempre detestato il modello di società che proponeva e la bassezza morale del suo profilo culturale, che ha portato molti a rimpiangere anni non certo felici come quelli della Prima Repubblica.

Berlusconi però non muore mai.

Anche grazie al suo incredibile peso mediatico, insostenibile per una qualsiasi democrazia credibile, in queste settimane si sta facendo strada nel cuore di coloro che aveva deluso tra minorenni, escort e Tarantini vari.

Coloro che stavano pensando di stare a casa il 24 ed il 25 febbraio, oppure (e non sono affatto pochi) di dare fiducia ai visi puliti (ma non comunisti!) del Movimento 5 stelle.

E così, tra un’intervista al limite della pornografia con Barbara D’Urso (molto seguita dalle massaie) e una sfida senza vincitori con Santoro e Travaglio (che vista la debolezza della loro esibizione si sono beccati più di una maledizione), l’imputato Berlusconi sta recuperando punti su punti nei sondaggi, causando non poche preoccupazioni in casa PD.
Di certo, se c’era una minima speranza di rinnovamento della classe dirigente del centrodestra, con questa clamorosa cavalcata di Berlusconi è stata definitvamente rimossa.

E questo anche grazie al vero “uomo che non ti aspetti” di questi ultimi mesi, ovvero Roberto Maroni.
Grande epuratore del cerchio magico, uomo con la scopa in mano, era diventato uno dei critici più severi di Berlusconi, seguito a ruota dagli scudieri Tosi e Salvini.

Non pochi avevano coltivato l’illusione della nascita di una forza veramente distaccata da Roma e che si facesse fustigatrice dei “ladroni” del Parlamento; ma, ancora una volta, la purezza leghista è annegata nella fame di poltrone, oltre che nell’eccessiva fiducia riposta dagli stessi leghisti nel loro partito.
In nome delle elezioni lombarde, Maroni ha così stretto il cosiddetto patto con il diavolo, pur continuando (con dichiarazioni al limite del comico) a prenderne le distanze, dimenticando in un sol giorno tutti gli attacchi che la sua base ha per mesi rivolto al Cavaliere, soprattutto sulle frequenze di Radio Padania.
Ma tant’è, il Pirellone val bene un’amnesia.

E dire che Berlusconi ha dovuto allargare di molto il bacino ideologico della sua campagna, spaziando dalle posizioni più moderate (necessarie per tenersi cari i cattolici e i filomontiani) a quelle più antieuropeiste e populiste (dovute anche ai pessimi rapporti con i leader del PPE).
Proprio in virtù di questo cerchiobottismo, il Partito Popolare Europeo ha tolto l’ormai decennale (e immotivata) fiducia a Berlusconi e si è gettato, anche con una certa passione, tra le braccia di Mario Monti.

La prima cosa che mi viene in mente quando penso a Monti è “ma chi glielo fa fare?”.
Non voglio sembrare complottista, ma secondo me, sulla scelta “politica” di Monti ha influito molto la sesta campagna dello stesso Berlusconi.
Questa ha implicato la “chiamata alle armi” giunta a Monti da parte del PPE in primis e, in secondo luogo, dai centristi italiani.
E proprio qui entra il gioco la scelta del Professore; niente gli avrebbe vietato di tenersi sulle sue e, magari, ritagliarsi un posto da successore di Napolitano.
Qui però sono intervenuti sia un certo senso di disagio per ciò che avveniva nel PD (dove, apparetentemente, i socialdemocratici e giovani turchi stanno avendo la meglio sui liberal a lui più vicini), sia un certo rimorso per i limiti posti dal PdL alla sua azione di governo.
E di qui la “salita” in campo, alla guida di una coalizione quanto meno discutibile, per cercare di influenzare il più possibile le sorti del futuro governo.
Di certo, bisognerà vedere se sarà lui a condurre le trattative con la futura maggioranza, o vecchie volpi della politica come Casini.
Resta comunque il fatto che il progetto di un polo popolare alternativo alla sinistra e che sapesse sostituire la marmaglia berlusconiana, sembra definitivamente naufragato.

Di certo, se Atene piange, Sparta non ride.

Pierluigi Bersani, fino a poche settimane fa, parlava da premier in pectore.

Aveva sondaggi meravigliosi, delle primarie con cui si era tolto il marchio di gran burattinaio delle liste, un partito sostanzialmente unito verso la vittoria, dopo aver opportunamente sedato Renzi.

Ma, si sa, a sinistra non esistono vittorie comode e semplici.

E così, tra l’erosione di consenso alla sua coalizione (dovuta alla piccola emorragia di voti da sel a rivoluzione civile) e la rinnovata alleanza tra Berlusconi e la Lega, che gli impedirà di ottenere la maggioranza in Senato, ora il povero segretario PD si ritrova tra l’incudine e il martello, tra la probabilissima necessità di trattare con i montiani (chissà fino a che livello) e l’alleato “sinistro”, Nichi Vendola, che spingerà sempre di più affinchè vengano rispettati i punti fondamentali stabiliti al momento della nascita di Italia, bene comune.

In tutto questo, nel PD sta per iniziare la corsa per sostituire Bersani sulla poltrona di segretario.
I giovani turchi, nelle cui vene scorre sangue socialdemocratico e keynesiano, con il grande risultato ottenuto alle primarie sembrano poter lanciare un’OPA sulla segreteria.

Di certo, se uno di loro prendesse le redini del partito, si potrebbe assistere ad un decisivo spostamento dell’asse politico del PD verso sinistra, verso un’identità definitiva di partito socialdemocratico.
E qui, probabilmente, entrerebbe in gioco anche SEL, pronta a far parte del nuovo progetto a fronte dell’abbandono di liberali e popolari.

Ma, anche qui, avrà grande importanza il carattere delle trattative tra PD e centristi, che potrebbe ricalibrare la  linea del partito verso il centro.
Intanto, si aspetta l’esito delle urne.
Come d’altronde aspetta SEL, chiamata a recuperare più voti possibili da Rivoluzione Civile.
Sotto quest’aspetto, grande importanza potrebbe avere il voto utile, che nel 2008 condannò la Sinistra Arcobaleno e portò in paradiso l’Italia dei Valori.
Proprio sul fronte del voto utile si sta quindi concentrando la sfida con la neonata lista guidata da Ingroia.
Di certo questa non si presenta come un inno alla coerenza, accogliendo al proprio interno anime molto diverse tra loro, da quelle comuniste a quelle liberali, da quelle giustizialiste e molto vicine ai sindacati di polizia a quelle movimentiste.
Un agglomerato che Ingroia sta facendo non poca fatica a tenere unito, ma che di certo rappresenta un’alternativa più che appetibile per l’elettorato di sinistra, piuttosto deluso dal PD e quindi restio al voto anche verso Vendola.

I partiti che lo sostengono di certo hanno trovato in lui una figura molto forte, pulita, quindi capace di togliere voti anche al Movimento 5 Stelle e di riportarli in Parlamento dopo 5 anni di grande sofferenza, anche economica.
La forte impronta “civica” data alla lista non fa comunque felici i militanti, soprattutto quelli di Rifondazione e Comunisti Italiani.
Di certo molti avrebbero gradito di più un’alleanza comunista, magari incentrata sul comitato No Debito promosso da Cremaschi e che aveva visto avvicinarsi anche Partito Comunista dei Lavoratori e Sinistra Critica, oltre all’USB.
E magari lo stesso Cremaschi avrebbe potuto guidare questa lista fortemente comunista e di certo più omogenea dal punto di vista ideologico.
Ma tant’è, sarebbe stato un progetto realizzabile a condizione dell’abbandono di Idv e Verdi, come forse anche del PdCI (che, ricordiamo, aveva anche fatto campagna per Vendola e Bersani alle primarie), ma soprattutto sarebbe stato un progetto molto meno forte a livello elettorale.

In chiusura, non posso non parlare del Movimento 5 Stelle.
Vera sorpresa delle amministrative del 2012, il M5S ha avuto picchi di consenso straordinari, tali quasi da superare il PD e da scrivere la parola fine alla storia del PdL.
E invece probabilmente si dovranno accontentare di una percentuale (comunque altissima) compresa tra il 10 ed il 15%, che gli garantirebbe una forte rappresentanza parlamentare.
Ma non dimentichiamo che i problemi, per Grillo, sono iniziati proprio quando il Movimento è entrato nei consigli comunali e regionali, dove sono nate figure come Favia e Salsi.
Sarà quindi arduo compito del comico genovese e del fido Casaleggio tenere unita la compagine parlamentare dei suoi.
Pena, l’implosione del Movimento.

Voci precedenti più vecchie

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