Matteo Renzi è di sinistra? Tanto quanto Grillo o Berlusconi.

Se qualcuno mi chiedesse oggi se la posizione politica di Renzi è per me giusta o utile, non avrei esitazione a esprimere tutte le perplessità del caso. Un personaggio molto televisivo, molto comunicativo, senza qualcosa di significativo da comunicare, rischia ancora una volta di rappresentare la risposta populista e inconcludente, quindi inutile e quindi dannosa, alle esigenze di leader a cui vent’anni di berlusconismo ci hanno abituati.
Comunicazione vuota di slogan: fiducia, contatto, calore, amore … l’imitazione fatta da Crozza rischia di essere fin troppo realistica.
Nel tempo però, nonostante l’impegno, anche Renzi su molte tematiche è uscito allo scoperto e, ogni qualvolta lo ha fatto, si è mostrato molto più schiacciato al sistema presente di quanto a colpi di slogan non voglia far apparire.
– Quando diventa il primo detrattore della CGIL, addebitando a questa non tanto, come farei io, un eccessiva morbidezza e un eccessiva tendenza compromissoria con il padrone, quanto al contrario un eccesso di rigore e di rigidità su posizioni che lui definisce vecchie.
– Vecchie, da trascurare, come lo è la questione dell’articolo 18 che, per lui come per Beppe Grillo, è inutile, da superare. Questa di Renzi non è una posizione nuova rispetto a chi si propone di “rottamare”, visto che è stato il governo Monti, sostenuto dal suo PD, ad abrogare l’articolo 18, ed è stato sempre il suo PD ad iniziare la strada senza uscita della precarietà legalizzata nel ’97 con il pacchetto Treu poi peggiorato dal governo Berlusconi con la legge “Biagi”.
– Quando si mostra come il principale sostenitore delle infrastrutture di dubbia salubrità, dagli inceneritori alla TAV, insofferente alla posizioni dei No, liquidati con una battutina e un sorrisetto.
Al pari del M5S, Renzi ha come cavallo di battaglia la lotta contro i finanziamenti pubblici a partiti e giornali. Tuttavia, a parole, afferma di volere una politica scollegata dai grandi gruppi finanziari, bancari, multinazionali: mi chiedo però cosa si può fare per rendere la politica in mano ai finanziamenti privati e al contempo allontanare lo spettro delle lobbies. Anche in questo comunque risulta allineato a quella che è la linea politica della massa, dal PDL, al vecchio PD fino appunto al Mo Vi Mento (escluso solo il partito di Vendola), tutti a dare contro al sistema del finanziamento pubblico, tutti a dare contro al sistema delle lobby, tutti sottobanco sostenuti da una lobby, probabilmente, al quale non far danno nel momento in cui verranno eletti.
La mania della privatizzazione non investe solo la politica, e la democrazia, ma anche altri beni comuni, come questi del patrimonio artistico-culturale, o come la gestione delle reti idriche, o delle grandi aziende pubbliche di trasporto. La posizione di Renzi, qui, è abbastanza intuibile, anche quando non espressa.

Matteo Renzi con un acconciatura particolare

Il problema che oggi si pone è dunque se il pericolo di Renzi siano i contenuti finora in gran parte misteriosi del suo (non)programma politico, o il suo modo di far politica piena di slogan, che vorrebbe rottamare le persone senza rottamare il sistema di cui sono figlie, ma che appunto tende ad occultare qualsiasi contenuto poco popolare come i migliori mentalisti e affabulatori san fare. Mi importa poco in effetti se Renzi sia o meno definibile come “di sinistra”, quasi fosse questa un etichetta di sicura purezza e limpidità.
Andiamo incontro ad uno scontro che “ha il sapore della merda pressata”, tra Berluscones, Renziani e Grillini, che grossomodo propongono ricette simili e similmente vuote nei temi che più dovrebbero interessarci in questi tempi di crisi senza eguali.
Tre proposte che concentrano la loro attenzione sull’apparire più nuovi degli altri, più progressisti degli altri, meno “casta” degli altri. Trovare nell’avversario qualcuno con un passato nella vecchia politica è un colpo basso, avere esercita un qualche tipo di potere politico è motivo di frustrazione e di continue giustificazioni, la gara tra chi vuol ridurre di più stipendi, parlamentari, rimborsi, indennità è la gara che più sembra interessarci.
Sui temi concreti il sindaco di Firenze mostra qualche incertezza, la sua ricetta risulta quasi contraddittoria, semplicistica, senza prospettive di lungo periodo. Come si è già fatto notare in questo blog, non vi è una soluzione alla disoccupazione, non vi è alla precarietà, non vi è alla povertà, all’immigrazione e si è trovato il modo furbo per rimettere in discussione l’aborto così come oggi è regolato.
Vi è solo un evidenziare i problemi (tra l’altro spesso secondari) che già esistono e dire che questi non vanno bene, che vanno risolti. Non c’è un solo politico in Italia che pensa che la disoccupazione sia un bene, e persino la precarietà è mal vista un po’ da tutti (per quanto quasi tutti estimatori del suo sinonimo buono, la flessibilità). Il problema è poi come risolvi uno e come risolvi l’altro problema. Se per Renzi risolvere la disoccupazione giovanile significa alimentare il processo dei licenziamenti facili e dei contratti a termine, non mi venite poi a dire che Renzi è la sinistra: non mi venite a definirlo il nuovo che avanza, perché è da almeno un ventennio che questa soluzione viene proposta, e applicata, dalla nostra classe politica, anche di pseudo-sinistra, a cui Renzi da almeno 10 anni appartiene.
La domanda giusta non è quindi se Renzi sia di sinistra, e non lo è per una serie di motivi logici, storici, ideali che potremmo elencare in modo comunque non esaustivo, ma è “perché Renzi voglia dipingersi come tale”.
Se vogliamo ricalcare il dato storico, dopo la Rivoluzione Francese l’assemblea nazionale si dispose in modo tale che a destra del presidente si sedettero i conservatori, mentre a sinistra i più progressisti. Questa disposizione fu mantenuta poi successivamente tanto da coniare di fatto l’identificazione di sinistra come progressismo e destra come conservatorismo.
Su cosa significhino il termine progressismo e il termine conservatorismo ci sarebbe da conversare altrettanto: su cosa occorre progredire, cosa invece è da conservare? Il progressista, quando conquista e vuol conservare le conquiste fatte diventa forse conservatore? Tralasciamo.
Ad un significato quindi prettamente geografico se ne affiancava indistricabile un significato più statico, legato appunto alle ideologie che i progressisti hanno utilizzato e propagandato stando all’ipotetica sinistra dei parlamenti di tutto l’occidente.
Socialismo, comunismo, ecologismo, egalitarismo, laicismo… Tutto questo entrò nel patrimonio culturale delle sinistre europeea con differenze tuttavia marcate a seconda del paese e del periodo in cui la sinistra si affermò con forza.
In Italia sembrerebbe ancora più semplice stabilire cosa è di sinistra e cosa no, facendo riferimento all’eredità del Partito Comunista Italiano. In realtà questo è spesso utilizzato quasi come un dogma da interpretare a proprio piacimento per giustificare le proprie pensate, posizionarle a sinistra e sentirsi a posto con la coscienza.

di Mauro Biani

Il fulcro quindi della questione sembrerebbe proprio questa continua mistificazione che ogni politico o quasi oggi fa nel tentare di apparire più di sinistra, più progressista, più riformista di quello che in effetti è. Sembra che non sia più importante identificare una scelta come giusta o sbagliata, o come utile o inutile: l’importante è riuscire a mettergli l’etichetta di sinistra.
Così accade che privatizzare la politica, l’arte e l’informazione diventa di sinistra, mentre gli imprenditori sono eroi patriottici e gli operai i miracolati del buon capitalismo, e chi manifesta e sciopera contro questo è un conservatore perché dice di no (ad un modello di progresso stantìo di quasi un secolo). Si rottama la rivoluzione, mantenendo tutto quello che non era rivoluzionato. Si rottamano le manifestazioni, mantenendo il sistema contro cui si manifestava. Si rottamano i diritti, trasformandoli in gentili concessioni.
Si #cambiaverso insomma, e insieme al verso si cambia anche il significato alle parole. Ideologia: non pervenuta.

Utopia Sprawl

Immagine

Questa era l’illustrazione originale della Propagazione dell’Utopia, una carta di Magic: The Gathering che consentiva alle altre carte Foresta di generare più energia magica.

TRATTO DA UNA STORIA (POTENZIALMENTE) VERA.

27 Febbraio 2013: il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Piero Grillo ha conquistato 108 seggi alla Camera dei Deputati e 54 seggi al Senato.
Dunque, la stampa fa placidamente sapere all’italico popolo che Grillo avrebbe “vinto” le elezioni.

Tra le promesse elettorali del Movimento, la cessione delle attività di Equitalia Spa, società pubblica incaricata della riscossione delle tasse e dei tributi allo Stato Italiano.

Su un popolare social network, i cittadini italiani esprimono il loro gaudio alla notizia che il Movimento 5 Stelle avrebbe già rinunciato a 100 Milioni di Euro di rimborsi elettorali.
Sotto campeggia una foto dell’imponente capitano con una frase stampata a posteriori, ma che sembra quasi essere emanata dalle sue mani: LO ZOO IN THE WORLD.
A cosa alluderà mai?

La prima a commentare è la signora Franca, che chiede al popolo del web:

“Ma di Equitalia, che ne sarà?”

Prontamente le risponde la comare Assunta:

“Che deve essere buttata nel gabinetto!

Ma la signora Franca si pone un interrogativo, e apre il proprio dubbio alla società virtuale:

“Mi è arrivato un bollo con gli interessi, che ne faccio?

Di qui in poi la nostra storia diverge dalla realtà e si addentra nella fantascienza.

La signora Franca non riceve risposta entro 2 ore; dunque, spegne il computer e prende una decisione: giacché Grillo ha vinto le elezioni, e Grillo ha promesso che farà chiudere Equitalia, allora lei non si darà pena, per pagare il suo bollo.

Se avesse aspettato ancora un giorno, la signora Giorgia le avrebbe detto una grande verità, ovverosia che:

“Grillo non fa i miracoli, se hai il bollo da pagare in ritardo dovevi pagarlo.

Ma la nostra storia ci impone che, sfortunatamente, questo consiglio non sia stato accolto.
Il giorno dopo, la signora Franca va dal parrucchiere, dove incontra l’amica Tiziana…

Tiziana: “Eh, chissà che bolletta arriva con tutti questi phon attaccati contemporaneamente tutto il giorno; poi col prezzo dell’elettricità di oggi…”
Franca:  “No, io penso di no.
Tiziana: “Perché no? A me arriva una bolletta che ci dissangua, ogni volta. Sai, i videogiochi, i computer, poi uno pare che la lavatrice non la deve usare ma se no che fai, li mandi sporchi i bimbi a scuola?”
Franca: “Ma guarda che le tasse le puoi anche non pagare oramai.”
Tiziana: “Ma non t’attaccano?”
Franca: “Si ma vabbè ora Grillo ci leva Equitalia, quindi se non c’hai i soldi puoi anche non pagarle le tasse; ci levano gli aguzzini che si accaniscono sui poveri, quindi fai tu…

Tre giorni dopo, l’impiegato Mario Rossi sta discutendo col collega Luigi Verdi:

Mario: “oh Giggin, lo sai che mi fa ieri mia moglie Tiziana? Siamo a letto e mi dice: Mario, ma se per una volta le bollette non le paghiamo? Così ci permettiamo una vacanza in Francia.”
Luigi: “Eh, davvero, io le tasse le pago sempre ma questo Monti mi ha fatto venire l’acqua nel sangue…”
Mario: “Senti, ma secondo te, ora che c’è Grillo, ce le levano un po’ di queste tasse? Cioè: ha detto che fa chiudere Equitalia, credo avere capito che comunque uno se proprio non ce la fa a pagarle, può chiedere tranquillamente un posticipo, senza dover incorrere negli interessi. Cioè: mi sembra pure giusto, la crisi la paghiamo noi!”
Luigi: “Massì, ma senti, guarda: che ora Grillo sistema tutto. Le tasse le fa pagare ai ricchi, ai politici…guarda: ti devo dare ragione. Equitalia dev’essere chiusa.”

Una settimana dopo, Caio Neri, diretto superiore del signor Mario Rossi, dice alla segretaria del reparto contabile:

“Ascolta: se arrivano le bollette per questo mese, tu archiaviale per un po’…stanno discutendo in Parlmento su delle cose, bisogna vedere…vediamo come si mettono le cose.

Sono passati due mesi dal 27 Settembre; il CEO della Belpaese SpA, azienda nazionale per cui lavorano i signori Rossi, Verdi e Neri, manda una nota al Consiglio d’Amministrazione:

…alla luce del sensibile incremento dei margini di profitto sugli incrementi di produzione e della progressiva espansione della domanda, consiglio caldamente la decisione di adottare una politica di flessibilità nei confronti della stretta fiscale dello Stato. Contiamo infatti nell’appoggio da parte delle forze parlamentari del nostro progetto per l’innovazione in diversi settori strategici…

Primi giorni di Dicembre 2013.
Il Ministro del Tesoro italiano, con decreto controfirmato, annuncia che a seguito dell’incremento esponenziale del fenomeno dell’evasione fiscale registrato dall’insediamento delle nuove Camere, che sembra attestarsi oramai attorno al 90% del gettito potenziale, lo Stato Italiano non si ritrova più capace di onorare i propri debiti.
L’Italia è dunque in default. Le Camere saranno sciolte di li a poco.

Gennaio 2015:
Nell’anno precendente, un pazzo ha sparato a Beppe Grillo, che è in coma.
È stato, comunque, un anno di lacrime e sangue, in cui l’Italia ha iniziato a sperimentare un forte embargo da parte degli ex alleati occidentali che ha rafforzato l’industria nazionale a scapito del benessere dei cittadini.
Ora, un nuovo governo guidato da Silvio Berlusconi ha condotto l’Italia ad una forma di vassallaggio nei confronti della Russia, che in cambio fornisce gli approvvigionamenti energetici.
La Borsa Italiana, inizialmente, è rapidamente crollata, ma dopo tre mesi è ripartita con tutti i sintomi di una probabile bolla speculativa.
Le tasse sono state fortemente ridimensionate, i consumi interni aumentano, la situazione economica del paese ricorda da lontano quella della Repubblica Iraniana.
Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda, Repubblica Ceca ed Ungheria hanno già dichiarato default.
Tuttavia, negli ultimi giorni di Gennaio scoppia la ribellione al Governo degli industriali. Un gruppo eversivo di sinistra, figlio degli ex grillini, fa scoppiare una rivolta a Palermo.
Pochi giorni dopo, terroristi assaltano il Parlamento ed uccidono una trentina di politici vari.
Violenze anche a Milano, Torino e Verona.
Il Governo affida la difesa delle istituzioni alla Belpaese SpA, dato che l’Italia non ha fondi sufficienti per un esercito nazionale stabile.
La vicenda scuote l’Europa. Parigi si solleva contro il presidente Hollande. Le Figaro porta alla luce uno scandalo: le casse del Tesoro Francese sono vuote. Il Presidente è costretto a dichiarare default.
L’economia mondiale si scopre in poco tempo largamente ridimensionata.
Le tensioni in Spagna, Portogallo, Belgio, Olanda, Grecia esplodono in violenze di piazza. La polizia non riesce a fermare i tumulti.

2016:
Nella Primavera del 2015, la situazione sembrava essere stata ristabilita. Tuttavia, i gruppi eversivi europei si sono riuniti sotto un unico simbolo e nel Settembre 2015 hanno iniziato un piano d’assalto sistematico che assume i contorni di una rivoluzione armata su scala europea.
I vertici dell’Unione Europea, nel summit di Gennaio, su proposta della Germania, organizzano le principali agenzie di ordine pubblico, oramai vere e proprie multinazionali quasi del tutto privatizzate, per porre argine alla violenza nelle strade e reprimere gli insorti.
La Corea del Nord, apparentemente accidentalmente, affonda una nave sudcoreana durante una esercitazione militare. Il Governo di Seoul manda un ultimatum: se il Leader dei comunisti non si dimetterà entro tre giorni, la Corea del Sud dichiarerà lo stato di guerra.
La Corea del Nord non risponde. Al secondo giorno, fanteria mobile meccanizzata cinese invade il confine coreano ed occupa le periferie della nazione.
Il Giappone dichiara prontamente guerra alla Cina. Gli Stati Uniti si schierano prontamente a difesa di Seoul, ma la Nato temporeggia, soprattutto a causa della mancanza di fondi da parte della Francia.
Dopo circa sei mesi, contingenti russi si muovono lungo il confine cinese. Un primo scontro avviene tra le due aviazioni. La Russia è in guerra contro la Cina. L’Iran, onorando i patti militari, dichiara guerra alla Russia ed agli Stati Uniti. Il Pakistan, con una nota, fa sapere che appoggerà il fronte mediorientale. L’India si schiera con l’asse Nippo-Russo-Statunitense.
Dopo un mese, Israele tenta un attacco aereo contro Teheran. La Turchia condanna ufficialmente Israele. L’Egitto e metà Nordafrica aprono un fronte di guerra contro le fortificazioni israeliane a Sud.

2017:
Lo sforzo bellico interno ed estero, come supporto alla NATO, costa caro alla Germania. A metà anno è costretta a dichiarare default. Regno Unito, Stati Uniti, Russia e Cina dichiarano la sospensione dei pagamenti di ogni debito. Tutta l’Europa, l’Africa ed il Sudamerica seguono a ruota. Gli ultimi, pochi, finanzieri rimasti, spostano i propri soldi a Singapore, Lussemburgo e Svizzera.
La guerra mondiale conosce una fase di stallo che alterna azioni militari, sempre più caratterizzate dall’uso di missili e bombe a grappolo, con dichiarazioni di minaccia dell’uso degli ordigni atomici.

Con un celebre discorso agli italiani, Caio Neri, Supervisore alla Logistica Generale della Belpaese SpA, fa sapere che l’impresa ha deciso che gli Italiani non possono rinunciare a fornire supporto all’alleato Russo durante questo conflitto.
Con una mozione votata alla quasi unanimità, il Consiglio degli Azionisti della Belpaese decreta lo Stato di Guerra; tuttavia, il rappresenante delle Corporazioni Pubbliche, Silvio Berlusconi, non si mostra in pubblico da due settimane e c’è chi lo vuole al sicuro in Sudamerica.

Ciò che nessuno sa che in questo preciso momento egli si nasconde in un bordello argentino gestito da alcuni amici veneti di vecchia data e da certi altri figli di immigrati.

Beppe Grillo si risveglia dal coma: annuncia di avere visto Dio e di aver comunicato con lui.
Chiede come prima cosa la fine delle ostilità, in un celebre “Discorso al Mondo” che si tiene in Piazza San Pietro, a Roma, col benestare del Pontefice, Giovanni Paolo III.

2018:
Viene formato un Comitato Internazionale per la Pace nel Mondo. Beppe Grillo è tra i suoi promotori assieme al Papa, al Dalai Lama, ed al fondatore di Wikipedia.
Nell’Estate di questo anno si intravede la possibilità di porre termine al conflitto.

2019:
La guerra si estingue da se perché i complessi militari-industriali, esortati dalle proteste pacifiche del Comitato, non eseguono più gli ordini dei Consigli di Amministrazione delle multinazionali militari. Vengono proclamati gli scioperi delle agenzie militari in tutto il mondo.

Dalle Ceneri dell’ONU sorge la Federazione delle Repubbliche del Pianeta Terra, che riunisce organicamente più di 150 Repubbliche democratiche ed accoglie come membri osservatori dell’Assemblea le principali monarchie del pianeta.
I manager delle multinazionali della guerra e tutti i vecchi gerarchi dei partiti vengono processati a Kalingrad. Silvio Berlusconi condannato all’ergastolo in Siberia.
Rimane storico il suicidio di D’Alema e Fassino, che ingoiano assieme capsule di cianuro.

Nel Natale 2019, i principali leader religiosi del pianeta tengono una funzione con cui viene onorificamente celebrato Giuseppe Piero Grillo, già nominato Presidente Federale delle Repubbliche del Pianeta Terra ad interim, come Presidente della Terra.

2021:
Gran parte degli Stati Nazionali sono stati aboliti. Solo alcune piccole in insignificanti dittature, come quella cubana o vietnamita, rimangono in piedi.
I principali servizi pubblici sono ora forniti da un nutrito gruppo di multinazionali coordinate dalla Federazione Terrestre.
Su scala globale, è vietata la sperimentazione animale, cosicché la medicina ha subito una profonda battuta d’arresto. Ogni forma di stupro e di attività sessuale non protetta è punita ovunque con la castrazione chimica. Sacerdoti, monaci e predicatori di ogni religione sono ora impiegati della Federazione con concorso pubblico. Il Pontefice Giovanni Paolo III è solo una figura onorifica, che si gode la sua lauta pensione.
Quasi ogni droga è legalizzata. L’assuefazione dalle droghe è un grave problema. La vecchia criminalità organizzata è rimasta nei bassifondi urbani sotto altre forme. Il mondo attraversa una nuova, differente fase di consumismo. Annualmente ai cittadini è imposta una tassa a somma fissa che è destinata alla retribuzione di un determinato numero di artisti di vario genere (nominati con concorso pubblico anchessi), valutati meramente in base al numero di coloro che usufruiscono (tramite sistemi P2P) dei loro prodotti intellettuali. Le stime sono ottenute tramite servizi di controllo sulla Rete Internet.
Ogni decisione è presa tramite un sistema elettorale basato anch’esso su tecnologie web.

Un movimento critico di liberi pensatori che si rifà parzialmente alla Scuola Filosofica Austriaca contesta lo stato delle cose. Chiede più controllo dell’individuo sui meccanismi elettorali, e dunque più trasparenza, ma la massa non è partecipe di queste riflessioni e non ne da importanza.
Al crescere dei movimenti di protesta contro lo stato delle cose, in un celebre discorso al Mondo Intero, il Presidente Beppe Grillo fa sapere che:

“Per garantire maggior sicurezza ed una durevole stabilità, la Repubblica verrà riorganizzata…”

Manganello, sempre tu.

Qualcuno mi deve ancora spiegare perché, ad ottobre 2012, ogni volta che a Torino c’è un corteo finisce a manganellate.
È vero che in città si respira un clima di avversità generale, tra Fiat, Fassino ed un Comune che secondo voci di corridoio sarà presto commissariato, Cota (eletto illegittimamente, non dimentichiamolo) ed il suo Consiglio mangiasoldi, i ministri torinesi del governo Monti (Fornero e Profumo su tutti) e la questione TAV.
Ma è anche vero che, almeno da quel 17 novembre 2009 che ben ricordo, ogni corteo studentesco o no-TAV a Torino si è concluso in un manganellare, fosse in mezzo a questa o quella via del centro, sotto i portici della Regione (a pochi metri dalla Prefettura), fossero contro Berlusconi, Tremonti e Gelmini, contro Monti e la sua austerity, contro la Fornero e Profumo.
Ora, io capisco che la stragrande maggioranza di quelle manifestazioni siano state “guidate”, in un modo o nell’altro, dal noto centro sociale Askatasuna e dal suo collettivo studentesco e che anche stamattina si sia cercata la provocazione ai poliziotti con il lancio di vernice rossa e bottiglie di birra è un fatto documentato. A quel punto, le squadre antisommossa hanno caricato. Dal punto di vista strettamente legale, sono state legittimate a farlo dopo aver ricevuto l’offesa.
Perché, però, ogni volta bisogna arrivare alla mattanza, che spesso coinvolge anche chi non offende?
Il nostro ordinamento penale, che resiste ancora dal 1930 (codice Rocco di matrice fascista), prevede ancora agli articoli 341 e 341 bis il reato denominato oltraggio a pubblico ufficiale. Mi chiedo: perché ai primi cori contro le forze dell’ordine non si prendono un paio di persone tra quelle più attive e le si denuncia in flagranza di reato proprio per l’oltraggio a pubblico ufficiale o per ingiuria? Si potrebbe arrivare ad evitare lo scontro, forse. Anche perché altrimenti su La Stampa e Repubblica leggeremo sempre “Corteo studentesco devasta la città, arrestati X dei centri sociali” e così passano ancora in secondo piano la partecipazione pacifica degli studenti e le ragioni della loro mobilitazione, allontanando sempre più le masse dalla protesta.

La colpa è degli estremisti, sì, come Marchionne.

Se sulla Fiat a garantire sono quelli che hanno creduto alla favola di Marchionne allora avrò qualche problema a prendere sonno. Da Ichino a Chiamparino, da Fassino passando per Sacconi, Casini, Berlusconi, Bonanni, Angeletti, Renzi e qualche altro profugo del PD, tutti gli hanno creduto.

Oddio, per dovere di cronaca ed onestà intellettuale le sole due forze politiche che hanno criticato e messo in dubbio la politica industriale di Sergio Marchionne sono la Federazione della Sinistra e Sinistra Ecologia e Libertà, insieme alla Fiom.

Sarà la sobrietà dei maglioncini che indossa Sergio, ma tutti erano innamorati di questo “grande” filosofo-manager che seppe conquistare Obama, tanto da essere considerato un democratico e addirittura progressista da certi ambienti della politica italiana. I giornalisti mainstream, gli economisti mainstream, i politici mainstream, i sindacalisti nonmainstreammascemi, cioè tutti i fieri portatori di ideologia riformista, hanno sostenuto con forza ciò che ha fatto la Fiat in questi anni e hanno messo alla sbarra i comunisti cattivi (FdS, SeL, Fiom) perché si opponevano al progetto scellerato di Marchionne.

Quante puntate di Ballarò, quante puntate di Annozero, quante volte abbiamo sentito un Ichino qualsiasi schierarsi dalla parte di Marchionne spacciando politiche fasciste come politiche riformiste? Quante volte abbiamo ascoltato Bonanni dare fiducia a Marchionne, quante? Tante, troppe. E oggi, questa gente,dov’è? Dove sono i geniacci giuslavoristi che hanno predicato più flessibilità e hanno modificato l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori? Dove sono quei politici incravattati come Sacconi che hanno inserito l’articolo 8 che consente di derogare i contratti collettivi nazionali, così come tutte le norme che regolano il lavoro, la disciplina delle mansioni e degli inquadramenti professionali, sulla base di semplici accordi territoriali o aziendali? Oggi, che la Fiat ricatta, come ha sempre fatto e dimostra che la sua politica industriale non funziona questi signori dove sono? Sanno che sono culturalmente e politicamente responsabili del crollo di una delle industrie più importanti d’Italia?

Vogliamo per caso considerare gli straordinari risultati della Fiat negli ultimi tre anni? Come ha scritto Luciano Gallino, la Fiat «Ha chiuso lo stabilimento di Termini Imerese; ha chiuso e poi riaperto lo stabilimento di Pomigliano riassumendo soltanto metà degli addetti; ha chiuso la Irisbus di Avellino che produceva autobus; ha ridotto la produzione a Cassino di decine di migliaia di unità; ha portato da sette a una o due le linee di produzione di Mirafiori, chiedendo per gli addetti rimasti migliaia di giornate di cassa integrazione; forse per la prima volta nella sua storia, sta mettendo in Cig anche i 5000 addetti degli enti centrali del Lingotto (ricerca e sviluppo e amministrazione dell’intero gruppo). Nel 2011 la Fiat ha prodotto in Italia 485.000 auto. Per il 2012 la produzione dovrebbe attestarsi sulle 400.000 unità. Intorno al 1990 la Fiat costruiva in Italia circa 2.000.000 di vetture, cinque volte tante».

La colpa, dunque, di chi è?

La colpa è degli estremisti, sì, come Marchionne.

 

Ah, dimenticavo.

Per fortuna qualcuno ragiona ancora con la propria testa e magari non si rincretinire da filosofi che stracciano i diritti dei lavoratori nelle fabbriche,FdS, SeL, IdV e Fiom saranno impegnati nella raccolta firme, che partirà il 13 ottobre, per convocare un referendum sul ripristino dell’Articolo 18 e l’abrogazione dell’Articolo 8. Sarà una battaglia di civiltà.

 

 

 

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