La colpa è degli estremisti, sì, come Marchionne.

Se sulla Fiat a garantire sono quelli che hanno creduto alla favola di Marchionne allora avrò qualche problema a prendere sonno. Da Ichino a Chiamparino, da Fassino passando per Sacconi, Casini, Berlusconi, Bonanni, Angeletti, Renzi e qualche altro profugo del PD, tutti gli hanno creduto.

Oddio, per dovere di cronaca ed onestà intellettuale le sole due forze politiche che hanno criticato e messo in dubbio la politica industriale di Sergio Marchionne sono la Federazione della Sinistra e Sinistra Ecologia e Libertà, insieme alla Fiom.

Sarà la sobrietà dei maglioncini che indossa Sergio, ma tutti erano innamorati di questo “grande” filosofo-manager che seppe conquistare Obama, tanto da essere considerato un democratico e addirittura progressista da certi ambienti della politica italiana. I giornalisti mainstream, gli economisti mainstream, i politici mainstream, i sindacalisti nonmainstreammascemi, cioè tutti i fieri portatori di ideologia riformista, hanno sostenuto con forza ciò che ha fatto la Fiat in questi anni e hanno messo alla sbarra i comunisti cattivi (FdS, SeL, Fiom) perché si opponevano al progetto scellerato di Marchionne.

Quante puntate di Ballarò, quante puntate di Annozero, quante volte abbiamo sentito un Ichino qualsiasi schierarsi dalla parte di Marchionne spacciando politiche fasciste come politiche riformiste? Quante volte abbiamo ascoltato Bonanni dare fiducia a Marchionne, quante? Tante, troppe. E oggi, questa gente,dov’è? Dove sono i geniacci giuslavoristi che hanno predicato più flessibilità e hanno modificato l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori? Dove sono quei politici incravattati come Sacconi che hanno inserito l’articolo 8 che consente di derogare i contratti collettivi nazionali, così come tutte le norme che regolano il lavoro, la disciplina delle mansioni e degli inquadramenti professionali, sulla base di semplici accordi territoriali o aziendali? Oggi, che la Fiat ricatta, come ha sempre fatto e dimostra che la sua politica industriale non funziona questi signori dove sono? Sanno che sono culturalmente e politicamente responsabili del crollo di una delle industrie più importanti d’Italia?

Vogliamo per caso considerare gli straordinari risultati della Fiat negli ultimi tre anni? Come ha scritto Luciano Gallino, la Fiat «Ha chiuso lo stabilimento di Termini Imerese; ha chiuso e poi riaperto lo stabilimento di Pomigliano riassumendo soltanto metà degli addetti; ha chiuso la Irisbus di Avellino che produceva autobus; ha ridotto la produzione a Cassino di decine di migliaia di unità; ha portato da sette a una o due le linee di produzione di Mirafiori, chiedendo per gli addetti rimasti migliaia di giornate di cassa integrazione; forse per la prima volta nella sua storia, sta mettendo in Cig anche i 5000 addetti degli enti centrali del Lingotto (ricerca e sviluppo e amministrazione dell’intero gruppo). Nel 2011 la Fiat ha prodotto in Italia 485.000 auto. Per il 2012 la produzione dovrebbe attestarsi sulle 400.000 unità. Intorno al 1990 la Fiat costruiva in Italia circa 2.000.000 di vetture, cinque volte tante».

La colpa, dunque, di chi è?

La colpa è degli estremisti, sì, come Marchionne.

 

Ah, dimenticavo.

Per fortuna qualcuno ragiona ancora con la propria testa e magari non si rincretinire da filosofi che stracciano i diritti dei lavoratori nelle fabbriche,FdS, SeL, IdV e Fiom saranno impegnati nella raccolta firme, che partirà il 13 ottobre, per convocare un referendum sul ripristino dell’Articolo 18 e l’abrogazione dell’Articolo 8. Sarà una battaglia di civiltà.

 

 

 

Una sinistra da ricomporre.

Innanzitutto, basta con la foto di Vasto. Roba vecchia, di mesi fa, ora gli scenari sono cambiati e sotto il sole c’è da ricostruire una sinistra degna di questo nome. Infatti, una sinistra che parla ai cittadini con il cuore e la sincerità, che parla di cose nette senza dividersi, sarebbe l’ideale antidoto al grillismo galoppante. Grillo, detto sottovoce ha trovato una gatta da pelare: Favia. Ebbene il Consigliere Regionale ha appena portato alla luce – involontariamente – la verità sul Movimento 5 Stelle. Ma lasciamo perdere questo tema. Dicevo, una sinistra degna di questo nome deve interrogarsi su chi far pesare questa crisi e per farlo deve unirsi partendo dall’opposizione al Governo Monti. Opposizione, che però, non può prescindere dalla costruzione dell’alternativa di governo. La sinistra deve governare, a prescindere dal PD. E deve portare le sue rivendicazioni in quel Parlamento sottomesso al neoliberismo.

Ad aiutare la costruzione dell’alternativa in questi giorni è passata una notizia, oscurata dai maggiori giornali italiani: FdS, Idv, Sel e Fiom si sono seduti ad un tavolo per raccogliere le firme per un referendum sull’articolo 8 e sull’articolo 18. Infatti, la bella notizia sarebbe che si potranno fare i referendum, nonostante sia proibito dal fatto che la legge dice che in caso di elezioni politiche i referendum non possono tenersi un anno prima e sei mesi dopo. Ma i giuslavoristi hanno trovato un precedente, quello del referendum relativo alla preferenza unica, che si tenne proprio a ridosso delle elezioni. E così, martedì mattina Diliberto, Ferrero, Vendola, Di Pietro e la Fiom nazionale andranno in Cassazione per depositare i quesiti.

Si tratta di un fatto da non sottovalutare, poiché si potrebbe delineare all’interno della protesta studentesca e dei lavoratori e lavoratrici (ottobre, mese in cui parte la raccolta firme e mese molto caldo politicamente) un’alternativa sociale, economica e politica a ciò che c’è in giro.

Che da questo referendum si possa ricomporre il puzzle della sinistra italiana?

 

 

 

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