Caro TAV costi troppo.

Si sa, Le Figaro, giornale transalpino, è equiparabile al Pravda sovietico. Qualche giorno fa ha pubblicato un articolo in cui spiega che il Governo francese, quello bolscevico di Hollande, starebbe tornando sui suoi passi sul tema Tav. Già, perché ci sarebbe l’ipotesi di tagliare gli investimenti nell’alta velocità, poiché dal testo dell’articolo del giornale francese si legge “Quando scarseggia il denaro per compare il cibo, è inutile viaggiare in TGV”.

Confucio resterebbe illuminato da questa frase così saggia, peccato che però in Italia non ci siano questi geni del male comunista. Il piano francese sostanzialmente sarebbe quello di risparmiare sulle infrastrutture poiché, parola del Ministro Jerome Cahuzac, “non può permettersele”. Così, probabilmente, il tratto francese del Tav Torino-Lione potrebbe non farsi più. Il suo costo, per i francesi, 12 miliardi di euro, è troppo alto, in più c’è la flessione nella tratta delle merci. Insomma, una spesa inutile, da tagliare e reinvestire in altro.

Molto bene, secondo la logica del governo tecnico, dei grandi opinionisti del Corsera e di altri giornali mainstream pro Tav, il Ministro Cahuzac è un primitivo, contrario al progresso ed allo sviluppo economico, visto e considerato che chi si oppone al Tav viene considerato un idiota.

Dovrebbero essere considerati tali anche quelli della Corte dei Conti, che in un rapporto sottolineano come il Tav non sia finanziariamente sostenibile e che non è dimostrata la redditività finanziaria, tanto meno i vantaggi ambientali. Suggeriscono, infine, di modernizzare e potenziare la rete già esistente, invece di spendere soldi per il Tav.

Però, in Italia funziona così, quando è facilmente dimostrabile che qualcosa non funziona e non porta nessun tipo di vantaggio economico/sociale/ambientale, si va avanti a testa bassa, non fa niente che non si ha ragione e che si sta per gettare via un pacco di miliardi.

La domanda sorge spontanea dunque, si può evitare di spendere tutti questi soldi per un’opera inutile? La risposta è facile ed è sonoro sì.

Ma dalle parti del Partito Democratico si blatera circa l’irrinunciabilità del collegamento Torino-Lione, mentre i loro cugini francesi del PS, che evidentemente accendono il cervello prima di parlare, affermano il contrario.

In Italia, per dovere di cronaca, al Tav si oppongono fortemente la Federazione della Sinistra e Sinistra Ecologia e Libertà, che sostengono la lotta dei No-Tav.

Ennesima occasione persa quindi, per il PD, per contraddistinguersi dalla destra liberista dominante in Europa e per allinearsi ad una sinistra che attorno ai movimenti sta cercando di portare avanti un’alternativa di sistema.

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Uno vale uno, ma forse uno vale più degli altri.

Su Grillo e sul suo movimento sono state dette tante cose, però sul fenomeno politico del grillismo non si possono non tenere dentro alcune considerazioni. Grillo è la risposta reazionaria alla crisi in Italia. In tutta Europa, o quasi, c’è stata una forte reazione, di destra, alla crisi. I neonazisti in Grecia sono un esempio valido, così come il fenomeno Marine Le Pen in Francia. L’acuirsi della crisi, le politiche di austerità, la restrizione di spazi democratici hanno permesso a quella destra demagogica e populista di rialzare la propria testa, se in Francia e in Grecia ha assunto un profilo razzista, omofobo e classicamente fascista, in Italia sembra una reazione di tipo diverso. Assume una protesta antipartitica e l’antipartitismo, quello becero, appartiene in principio a Mussolini.

Gramsci, statua della nostra cultura, scriveva questo:

“Il fascismo si è presentato come l’antipartito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odii, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano, non modificati ancora da una tradizione nuova, dalla scuola, dalla convivenza in uno Stato bene ordinato e amministrato” (Antonio Gramsci, L’Ordine Nuovo, 26 aprile 1921).

Grillo non sarà fascista,ma ci sono tutti gli elementi per affrontare una discussione su di lui e sul suo movimento. Perché è inutile prendersi in giro, Grillo, anche se “megafono” del M5S, è il possessore di tutto, e fa ciò che gli pare. C’è un evidente problema di democrazia interna, ma anche di ipocrisia, perché la partitocrazia che viene criticata viene emulata proprio da Grillo, padre padrone del M5S insieme a Casaleggio, personaggio che sta praticamente dietro Beppe, cura il suo blog e possiede il dominio del sito beppegrillo.it. Che c’è di male, penserebbe chiunque? C’è di male che Casaleggio è l’ombra di Grillo e prendono decisioni di viral marketing e di linea politica insieme, beffando l’idea di democrazia partecipata del M5S. Infatti, se non ci sono regole condivise e chiare alla base di un movimento come di un partito, non esiste democrazia. Di solito vince che ha più carisma, ma in rete questo meccanismo assume contorni fascistoidi e chi dissente diventa un nemico, perché non si allinea a ciò che dice il leader. Questo è autoritarismo. E l’autoritarismo, prima di diventare fenomeno egemonico, si combatte solo con i contenuti, che non trovano spazio, purtroppo, in questo vuoto politico nazionale contraddistinto da troppi scandali. Il Movimento 5 stelle non possiede una propria linea, o in realtà, ce l’ha, e l’unico possessore della verità e della scienza è Beppe Grillo. Nel programma elettorale mette dentro un calderone di idee strane, moltissime attribuibili alla destra montiana e neoliberista. Nel suo programma non c’è una sezione sul lavoro, molto grave, ma c’è una sezione sull’istruzione pubblica, fa riflettere la proposta di Abolizione del valore legale dei titoli di studio, proposta che piace molto al Governo dell’austerity ed a Confindustria, in particolare al ministro Profumo. Le sue interessanti proposte (praticamente 15 pagine di frasi) sono slogan vuoti, soprattutto pericolosi. Viene posta al centro la Rete, il web, come spazio democratico dove confrontarsi, e la centralità della Rete è un progetto di Casaleggio. Non solo, ma su un terreno di facile populismo le proposte di Grillo e del suo movimento vanno verso la riduzione della rappresentanza e degli spazi di democrazia. Grillo, nel programma afferma che è a favore dell’abolizione della Legge Biagi, la legge 30, il precariato, per intenderci. Interessante, ma non viene affrontato il discorso su come voler riformare il mercato del lavoro, non viene detto nulla sul pericolo di abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, non viene affrontato un approfondimento su questo tema, che è molto più importante di quanto possa sembrare. Le novità, si sa, a questo paese piacciono molto, semplici e dirette, come fu per Mussolini all’epoca, come fu per Berlusconi e per Bossi, oggi è per Grillo. Si cercano risposte semplici a domande complesse, per questo tira più un “Vaffanculo Nano di merda” che una proposta di patrimoniale o di una qualsiasi riflessione sull’Unione Europea. E dall’esperienza di Parma, abbiamo capito che maggiore democrazia nel Movimento 5 Stelle rispetto ai partiti significa sostituire al segretario un padrone. Idea originale, però qualcuno la mise in pratica anche negli anni ’20. Uno vale uno, ma forse uno vale più degli altri.

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Guardarsi allo specchio

“Alcuni vorranno toglierci la parola, presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all’affermazione della verità. E la verità è che c’è qualcosa di terribilmente marcio in questo sistema. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c’era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere a ciò. Com’è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole… Non c’è che da guardarsi allo specchio.
Io so perché l’avete fatto. So che avevate paura. E chi non ne avrebbe avuta? C’era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, ed il Caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste ad altri personaggi. Vi hanno promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso, obbediente consenso. Più di quattrocento anni fa, un grande cittadino ha voluto lasciarci un messaggio. La sua speranza, quella di ricordare al mondo che l’equità, la giustizia, la libertà sono più che parole: sono prospettive.”

Ad un anno dall’acampada del 15M, un articolo de La Stampa rifletteva sui risultati dei vari indignados e #occupy sparsi per il mondo: un passaggio di potere a persone non giovani e legate alle stesse logiche dei loro predecessori.
Sia chiaro, gli indignados non sono un male. Hanno solo avuto risultati antipodici rispetto alle aspettative: un governo popolare e rigorista a Madrid, con il Partido Popular al 40% nonostante un calo, un governo neoliberista di banchieri in Italia, appoggiato da una maggioranza neoliberista, nonostante i tentativi di facciata del PD di presentarsi come protettore del welfare state che contribuisce a distruggere, e quella che si va delineando in Grecia come una grande coalizione liberista, nonostante la netta crescita di movimenti antieuropeisti.

Sono curiose anche le conseguenze in Italia della marcia del 15O, che si ritagliò le prime pagine delle testate di mezzo mondo per i fatti di Porta San Giovanni. In un mese dalla manifestazione romana si è passati dal neoliberismo in versione “pillola dorata” di Berlusconi al neoliberismo rigoroso e freddo di Monti. Tolto lo zuccherino (che in tempo di crisi non ci si può permettere, bisogna essere austeri), tutto d’un tratto esplode violentemente un disagio sociale covato, con solo qualche picco occasionale come il 14 dicembre e prevalentemente dai giovani, per diversi anni. Penso alle lotte studentesche, alla protesta no TAV, a qualche lavoratore licenziato, a chi attacca Equitalia e l’Agenzia delle Entrate (ma non sarebbe più “giusto” prendersela con gli evasori?), al risveglio anarco-insurrezionalista. Penso alla reazione militaresca e di repressione ordinata alle Forze dell’Ordine, penso all’idea del ministro/prefetto Cancellieri di schierare l’esercito, nemmeno fossimo in stato d’assedio, nemmeno gli italiani avessero il coraggio di alzare seriamente la testa.

Penso alle illusioni che ci offrono i vari Grillo, ultrasessantenne urlatore di idee più o meno condivisibili senza lo straccio di una proposta concreta per attuarle, Hollande, uomo di partito di lungo corso, europeista convinto e dichiaratamente pro TAV, osteggiato dalla Germania liberale (non sarà mai più socialdemocratica come Weimar nonostante la figura della Kraft, né comunista dopo la DDR) e appoggiato timidamente nella sua domanda di misure per la crescita da un Monti in cerca di pubblicità e consensi, dopo essere stato ammirato dal duo Merkozy.

Di chi è la colpa di tutto ciò? Nostra, vostra, come meglio preferite. Io alle ultime elezioni non potevo ancora votare, ma avrei scelto la Rifondazione DC di Veltroni. Un errore che per fortuna ho compreso, con il tempo, prima di sbagliare definitivamente.
La colpa è nostra, che continuiamo ad eleggere personaggi che sono in Parlamento da prima della caduta del Muro.
È colpa nostra se continuiamo a votare chi ha distrutto il PCI e ne sfrutta ancora “l’eredità” dopo 20 anni.
È colpa nostra che non abbiamo approfittato di Tangentopoli per fare piazza pulita di partiti e persone, ma anche le istituzioni. Lo stesso errore che facemmo nell’immediato dopoguerra non estromettendo i fascisti di allora dai luoghi del potere, perché gli USA non volevano e i cattolici seguivano l’ottica del perdono, pur di arrestare (dopo il 1947) la minaccia comunista.
È colpa nostra che continuiamo a mandare in Parlamento chi ancora vuole l’Italia serva di Gladio, che non è affatto uscita di scena.
È colpa nostra che ci siamo fatti lobotomizzare il cervello, prima con Telemilano, poi con il Milan, infine con l’omologazione culturale di massa, sempre ammesso che di cultura si possa parlare.
È colpa nostra che lasciamo che questo accada senza fare niente, dal 1945.

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