Utopia Sprawl

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Questa era l’illustrazione originale della Propagazione dell’Utopia, una carta di Magic: The Gathering che consentiva alle altre carte Foresta di generare più energia magica.

TRATTO DA UNA STORIA (POTENZIALMENTE) VERA.

27 Febbraio 2013: il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Piero Grillo ha conquistato 108 seggi alla Camera dei Deputati e 54 seggi al Senato.
Dunque, la stampa fa placidamente sapere all’italico popolo che Grillo avrebbe “vinto” le elezioni.

Tra le promesse elettorali del Movimento, la cessione delle attività di Equitalia Spa, società pubblica incaricata della riscossione delle tasse e dei tributi allo Stato Italiano.

Su un popolare social network, i cittadini italiani esprimono il loro gaudio alla notizia che il Movimento 5 Stelle avrebbe già rinunciato a 100 Milioni di Euro di rimborsi elettorali.
Sotto campeggia una foto dell’imponente capitano con una frase stampata a posteriori, ma che sembra quasi essere emanata dalle sue mani: LO ZOO IN THE WORLD.
A cosa alluderà mai?

La prima a commentare è la signora Franca, che chiede al popolo del web:

“Ma di Equitalia, che ne sarà?”

Prontamente le risponde la comare Assunta:

“Che deve essere buttata nel gabinetto!

Ma la signora Franca si pone un interrogativo, e apre il proprio dubbio alla società virtuale:

“Mi è arrivato un bollo con gli interessi, che ne faccio?

Di qui in poi la nostra storia diverge dalla realtà e si addentra nella fantascienza.

La signora Franca non riceve risposta entro 2 ore; dunque, spegne il computer e prende una decisione: giacché Grillo ha vinto le elezioni, e Grillo ha promesso che farà chiudere Equitalia, allora lei non si darà pena, per pagare il suo bollo.

Se avesse aspettato ancora un giorno, la signora Giorgia le avrebbe detto una grande verità, ovverosia che:

“Grillo non fa i miracoli, se hai il bollo da pagare in ritardo dovevi pagarlo.

Ma la nostra storia ci impone che, sfortunatamente, questo consiglio non sia stato accolto.
Il giorno dopo, la signora Franca va dal parrucchiere, dove incontra l’amica Tiziana…

Tiziana: “Eh, chissà che bolletta arriva con tutti questi phon attaccati contemporaneamente tutto il giorno; poi col prezzo dell’elettricità di oggi…”
Franca:  “No, io penso di no.
Tiziana: “Perché no? A me arriva una bolletta che ci dissangua, ogni volta. Sai, i videogiochi, i computer, poi uno pare che la lavatrice non la deve usare ma se no che fai, li mandi sporchi i bimbi a scuola?”
Franca: “Ma guarda che le tasse le puoi anche non pagare oramai.”
Tiziana: “Ma non t’attaccano?”
Franca: “Si ma vabbè ora Grillo ci leva Equitalia, quindi se non c’hai i soldi puoi anche non pagarle le tasse; ci levano gli aguzzini che si accaniscono sui poveri, quindi fai tu…

Tre giorni dopo, l’impiegato Mario Rossi sta discutendo col collega Luigi Verdi:

Mario: “oh Giggin, lo sai che mi fa ieri mia moglie Tiziana? Siamo a letto e mi dice: Mario, ma se per una volta le bollette non le paghiamo? Così ci permettiamo una vacanza in Francia.”
Luigi: “Eh, davvero, io le tasse le pago sempre ma questo Monti mi ha fatto venire l’acqua nel sangue…”
Mario: “Senti, ma secondo te, ora che c’è Grillo, ce le levano un po’ di queste tasse? Cioè: ha detto che fa chiudere Equitalia, credo avere capito che comunque uno se proprio non ce la fa a pagarle, può chiedere tranquillamente un posticipo, senza dover incorrere negli interessi. Cioè: mi sembra pure giusto, la crisi la paghiamo noi!”
Luigi: “Massì, ma senti, guarda: che ora Grillo sistema tutto. Le tasse le fa pagare ai ricchi, ai politici…guarda: ti devo dare ragione. Equitalia dev’essere chiusa.”

Una settimana dopo, Caio Neri, diretto superiore del signor Mario Rossi, dice alla segretaria del reparto contabile:

“Ascolta: se arrivano le bollette per questo mese, tu archiaviale per un po’…stanno discutendo in Parlmento su delle cose, bisogna vedere…vediamo come si mettono le cose.

Sono passati due mesi dal 27 Settembre; il CEO della Belpaese SpA, azienda nazionale per cui lavorano i signori Rossi, Verdi e Neri, manda una nota al Consiglio d’Amministrazione:

…alla luce del sensibile incremento dei margini di profitto sugli incrementi di produzione e della progressiva espansione della domanda, consiglio caldamente la decisione di adottare una politica di flessibilità nei confronti della stretta fiscale dello Stato. Contiamo infatti nell’appoggio da parte delle forze parlamentari del nostro progetto per l’innovazione in diversi settori strategici…

Primi giorni di Dicembre 2013.
Il Ministro del Tesoro italiano, con decreto controfirmato, annuncia che a seguito dell’incremento esponenziale del fenomeno dell’evasione fiscale registrato dall’insediamento delle nuove Camere, che sembra attestarsi oramai attorno al 90% del gettito potenziale, lo Stato Italiano non si ritrova più capace di onorare i propri debiti.
L’Italia è dunque in default. Le Camere saranno sciolte di li a poco.

Gennaio 2015:
Nell’anno precendente, un pazzo ha sparato a Beppe Grillo, che è in coma.
È stato, comunque, un anno di lacrime e sangue, in cui l’Italia ha iniziato a sperimentare un forte embargo da parte degli ex alleati occidentali che ha rafforzato l’industria nazionale a scapito del benessere dei cittadini.
Ora, un nuovo governo guidato da Silvio Berlusconi ha condotto l’Italia ad una forma di vassallaggio nei confronti della Russia, che in cambio fornisce gli approvvigionamenti energetici.
La Borsa Italiana, inizialmente, è rapidamente crollata, ma dopo tre mesi è ripartita con tutti i sintomi di una probabile bolla speculativa.
Le tasse sono state fortemente ridimensionate, i consumi interni aumentano, la situazione economica del paese ricorda da lontano quella della Repubblica Iraniana.
Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda, Repubblica Ceca ed Ungheria hanno già dichiarato default.
Tuttavia, negli ultimi giorni di Gennaio scoppia la ribellione al Governo degli industriali. Un gruppo eversivo di sinistra, figlio degli ex grillini, fa scoppiare una rivolta a Palermo.
Pochi giorni dopo, terroristi assaltano il Parlamento ed uccidono una trentina di politici vari.
Violenze anche a Milano, Torino e Verona.
Il Governo affida la difesa delle istituzioni alla Belpaese SpA, dato che l’Italia non ha fondi sufficienti per un esercito nazionale stabile.
La vicenda scuote l’Europa. Parigi si solleva contro il presidente Hollande. Le Figaro porta alla luce uno scandalo: le casse del Tesoro Francese sono vuote. Il Presidente è costretto a dichiarare default.
L’economia mondiale si scopre in poco tempo largamente ridimensionata.
Le tensioni in Spagna, Portogallo, Belgio, Olanda, Grecia esplodono in violenze di piazza. La polizia non riesce a fermare i tumulti.

2016:
Nella Primavera del 2015, la situazione sembrava essere stata ristabilita. Tuttavia, i gruppi eversivi europei si sono riuniti sotto un unico simbolo e nel Settembre 2015 hanno iniziato un piano d’assalto sistematico che assume i contorni di una rivoluzione armata su scala europea.
I vertici dell’Unione Europea, nel summit di Gennaio, su proposta della Germania, organizzano le principali agenzie di ordine pubblico, oramai vere e proprie multinazionali quasi del tutto privatizzate, per porre argine alla violenza nelle strade e reprimere gli insorti.
La Corea del Nord, apparentemente accidentalmente, affonda una nave sudcoreana durante una esercitazione militare. Il Governo di Seoul manda un ultimatum: se il Leader dei comunisti non si dimetterà entro tre giorni, la Corea del Sud dichiarerà lo stato di guerra.
La Corea del Nord non risponde. Al secondo giorno, fanteria mobile meccanizzata cinese invade il confine coreano ed occupa le periferie della nazione.
Il Giappone dichiara prontamente guerra alla Cina. Gli Stati Uniti si schierano prontamente a difesa di Seoul, ma la Nato temporeggia, soprattutto a causa della mancanza di fondi da parte della Francia.
Dopo circa sei mesi, contingenti russi si muovono lungo il confine cinese. Un primo scontro avviene tra le due aviazioni. La Russia è in guerra contro la Cina. L’Iran, onorando i patti militari, dichiara guerra alla Russia ed agli Stati Uniti. Il Pakistan, con una nota, fa sapere che appoggerà il fronte mediorientale. L’India si schiera con l’asse Nippo-Russo-Statunitense.
Dopo un mese, Israele tenta un attacco aereo contro Teheran. La Turchia condanna ufficialmente Israele. L’Egitto e metà Nordafrica aprono un fronte di guerra contro le fortificazioni israeliane a Sud.

2017:
Lo sforzo bellico interno ed estero, come supporto alla NATO, costa caro alla Germania. A metà anno è costretta a dichiarare default. Regno Unito, Stati Uniti, Russia e Cina dichiarano la sospensione dei pagamenti di ogni debito. Tutta l’Europa, l’Africa ed il Sudamerica seguono a ruota. Gli ultimi, pochi, finanzieri rimasti, spostano i propri soldi a Singapore, Lussemburgo e Svizzera.
La guerra mondiale conosce una fase di stallo che alterna azioni militari, sempre più caratterizzate dall’uso di missili e bombe a grappolo, con dichiarazioni di minaccia dell’uso degli ordigni atomici.

Con un celebre discorso agli italiani, Caio Neri, Supervisore alla Logistica Generale della Belpaese SpA, fa sapere che l’impresa ha deciso che gli Italiani non possono rinunciare a fornire supporto all’alleato Russo durante questo conflitto.
Con una mozione votata alla quasi unanimità, il Consiglio degli Azionisti della Belpaese decreta lo Stato di Guerra; tuttavia, il rappresenante delle Corporazioni Pubbliche, Silvio Berlusconi, non si mostra in pubblico da due settimane e c’è chi lo vuole al sicuro in Sudamerica.

Ciò che nessuno sa che in questo preciso momento egli si nasconde in un bordello argentino gestito da alcuni amici veneti di vecchia data e da certi altri figli di immigrati.

Beppe Grillo si risveglia dal coma: annuncia di avere visto Dio e di aver comunicato con lui.
Chiede come prima cosa la fine delle ostilità, in un celebre “Discorso al Mondo” che si tiene in Piazza San Pietro, a Roma, col benestare del Pontefice, Giovanni Paolo III.

2018:
Viene formato un Comitato Internazionale per la Pace nel Mondo. Beppe Grillo è tra i suoi promotori assieme al Papa, al Dalai Lama, ed al fondatore di Wikipedia.
Nell’Estate di questo anno si intravede la possibilità di porre termine al conflitto.

2019:
La guerra si estingue da se perché i complessi militari-industriali, esortati dalle proteste pacifiche del Comitato, non eseguono più gli ordini dei Consigli di Amministrazione delle multinazionali militari. Vengono proclamati gli scioperi delle agenzie militari in tutto il mondo.

Dalle Ceneri dell’ONU sorge la Federazione delle Repubbliche del Pianeta Terra, che riunisce organicamente più di 150 Repubbliche democratiche ed accoglie come membri osservatori dell’Assemblea le principali monarchie del pianeta.
I manager delle multinazionali della guerra e tutti i vecchi gerarchi dei partiti vengono processati a Kalingrad. Silvio Berlusconi condannato all’ergastolo in Siberia.
Rimane storico il suicidio di D’Alema e Fassino, che ingoiano assieme capsule di cianuro.

Nel Natale 2019, i principali leader religiosi del pianeta tengono una funzione con cui viene onorificamente celebrato Giuseppe Piero Grillo, già nominato Presidente Federale delle Repubbliche del Pianeta Terra ad interim, come Presidente della Terra.

2021:
Gran parte degli Stati Nazionali sono stati aboliti. Solo alcune piccole in insignificanti dittature, come quella cubana o vietnamita, rimangono in piedi.
I principali servizi pubblici sono ora forniti da un nutrito gruppo di multinazionali coordinate dalla Federazione Terrestre.
Su scala globale, è vietata la sperimentazione animale, cosicché la medicina ha subito una profonda battuta d’arresto. Ogni forma di stupro e di attività sessuale non protetta è punita ovunque con la castrazione chimica. Sacerdoti, monaci e predicatori di ogni religione sono ora impiegati della Federazione con concorso pubblico. Il Pontefice Giovanni Paolo III è solo una figura onorifica, che si gode la sua lauta pensione.
Quasi ogni droga è legalizzata. L’assuefazione dalle droghe è un grave problema. La vecchia criminalità organizzata è rimasta nei bassifondi urbani sotto altre forme. Il mondo attraversa una nuova, differente fase di consumismo. Annualmente ai cittadini è imposta una tassa a somma fissa che è destinata alla retribuzione di un determinato numero di artisti di vario genere (nominati con concorso pubblico anchessi), valutati meramente in base al numero di coloro che usufruiscono (tramite sistemi P2P) dei loro prodotti intellettuali. Le stime sono ottenute tramite servizi di controllo sulla Rete Internet.
Ogni decisione è presa tramite un sistema elettorale basato anch’esso su tecnologie web.

Un movimento critico di liberi pensatori che si rifà parzialmente alla Scuola Filosofica Austriaca contesta lo stato delle cose. Chiede più controllo dell’individuo sui meccanismi elettorali, e dunque più trasparenza, ma la massa non è partecipe di queste riflessioni e non ne da importanza.
Al crescere dei movimenti di protesta contro lo stato delle cose, in un celebre discorso al Mondo Intero, il Presidente Beppe Grillo fa sapere che:

“Per garantire maggior sicurezza ed una durevole stabilità, la Repubblica verrà riorganizzata…”

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Amara Lezione Anglosassone.

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In questo articolo mi toccherebbe comportarmi come Marco Travaglio. Questo mi scoccia moltissimo.
Travaglio mi piace. Ha un suo stile ed ha un suo perché. Ma per essere bravi bisognerebbe pur sempre fare dei sacrifici, in termini di tempo e fatica intellettuale.
Siccome la vita mi ha insegnato che la pigrizia è una virtù, ho invece scritto questo incipit per creare una grande ed ariosa metafora che permeerà la pesante aria dell’articolo.

È accaduto che questo pomeriggio (o forse stamattina o ieri sera, dati i vari fusi orari che separino i protagonisti dei fatti, ma ci interessa poco), Luigi Zingales, tra i fondatori di FARE per Fermare il Declino (partito liberale d’impronta  più pragmatica che repubblicana), nonché docente alla Booth School of Business, associata all’Università di Chicago (che è l’Università più importante al mondo, per ciò che concerne la teoria economica pura) fa sapere che è convinto che Oscar Giannino, candidato premier del movimento, durante una intervista in televisione, abbia mentito, e per questo motivo il docente presenterà dimissioni dal movimento.

Si. Nella settimana in cui si vota. Esattamente come avete letto. Non c’è da rileggere niente; è così.

Giannino avrebbe detto di aver conseguito un master nella sovracitata Business School, cosa peraltro riportata in un curriculum scritto da due “misteriosi stagisti” (???) per l’Istituto Bruno Leoni, il principale club italiano per donne e uomini di libero pensiero e pensiero liberista.
Giannino smentisce velocemente via web, ma spunta questo video su youtube (Pinocchio Giannino).
Questa indebita attribuzione non apparirebbe comunque in nessun altro curricula.
Del resto Giannino è chiaro: “non ho mai usato presunti titoli accademici“.

Con questa mossa, sembra scontato l’arresto del popolo del FARE sotto la soglia del fatidico 4%, che secondo gli ultimi sondaggi sarebbe stato conseguito…tipo quest’ultimo sabato.

Di qui, si propagano diverse teorie, tutte più o meno mezze-complottiste:

1 Giannino nel video si sta riferendo a Zingales, ma il dandy ha il vizio del parlar veloce ed inoltre intonava la sua perfetta pronuncia anglosassone, che gli avrebbe “ingrossato” la vocale galeotta.
Improbabile. Zingales non ha conseguito master nella scuola in cui insegna. Ma forse si riferiva in generale agli studi di Zingales a Chicago.
Insomma, un generico lapsus. Freudiano?

2 Il video è una montatura (in effetti, non era difficile modificare una vocale).
Zingales s’è quindi venduto a Monti, o forse a Silvio, o magari al PD tramite quel poco di buono di Renzi, che mica è indagato, ma la faccia ce l’ha, a sentire certi ex-comunisti.
Montezemolo? Il Caifa della situazione, insieme a mezza confindustria. Che è una roccaforte del socialismo reale, impaurita dalla rivoluzione liberale di cui il Giannino si fa profeta e chiccoso stendardo.
Insomma: Zingales, caina t’attende!
Un paio di fatti veri: Zingales è tra i fondatori di FARE per Fermare il Declino, ma non ha mai partecipato alla campagna elettorale. Inoltre, se è vero che ad esempio, un importante accademico come Michele Boldrin si è letteralmente fatto in quattro per coniugare la sua attività da intellettuale con le vesti di politico (si dice che avesse ricevuto la notizia a Calcutta, in attesa di un aereo per Milano), il non operato Zingales ha gettato non pochi dubbi sulla possibilità dei professori con contratto in USA di risultare incisivi nella politica italiana.

3 C’era poco affetto tra Zingales e Giannino, ed insomma…era destino ciò accadesse. Zingales è semplicemente stato perfido nel tempismo.
La storiella vuole Zingales come “quello radicale”; mentre Giannino è il pragmatico, tra i due.
Stentate a credere? Che Zingales fosse un idealista, la storiella però parrebbe quasi confermarlo.
Estendiamo l’esame del caso a cosa è successo poco prima dell’abiura di Zingales: gira sul web un video in cui Giannino grida TACI MISERABILE a quel Magnifico Rettore di una grande città del Sud, candidato con la Lista Monti, che impone ad un suo professore (nome in codice: “Il Portatore d’Acqua”) di non candidarsi a sua volta coi liberali.
Un grosso bersaglio spunta sulla capoccia di Antonino Recca, catanese.
È un attacco potente contro il baronato accademico. Che Zingales ne fosse davvero risentito?
O hanno agito altre forze?

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Anche le Giovani Marmotte Comuniste/i (…e/i…) ce l’hanno col rettore catanese. Hei giovane comunista, questo articolo è anche per te!

In un senso più largo, nell’ultima settimana il coloratissimo Oscar stava oggettivamente sbancando il lunario: al crescere della satira su Facebook, crescevano gli spazi su blog, giornali, televisioni. Affondava il suo bastone da Enigmista (quello di Batman) contro Berlusconi, contro Monti, contro i socialisti.
Aveva superato pure il 4%, almeno secondo i sondaggi di parte.

Riallacciandoci all’incipit dell’articolo, parliamo delle reazioni e di ciò che ne seguirà: l’abbandono di Zingales porta via almeno un quarto dell’intero movimento, secondo me, afflosciando di almeno un 1% le quote dei liberali nello scenario complessivo.
Zingales trascina con sé gli idealisti del partito.
Quelli che vorrebbero trasformare la mentalità italiana (prima ancora che l’Italia) in qualcosa di anglosassone.
Ora, vi sembrerà strano, perché il mio naturale ruolo in tutto questo sarebbe difendere i miei consanguinei. Ed invece no, qui esce la mia metà mediterranea e dico:

Signori, questi tizi sono degli imbecilli.

Perché chi è risentito dalla faccenda e, esclusivamente per i motivi della presunta menzogna da tempo record, non voterà più per FARE, sarebbe un imbecille?

In primo luogo, perché si presume che chi voti FARE una infarinatura di “robe economiche, giuridiche e sociali” la ha. Anche se così non fosse, si presume allora che cretino cretino cretino fino al midollo non è.
In sostanza voglio dire che se a qualcuno poteva passare per l’anticamera del cervello di azzardare un voto al Giannino, sapere che c’è un pezzo del Movimento che ora se ne tira fuori sposta voti verso Monti, Silvio e Grillo.
A seconda dei punti di vista, non so davvero chi per voi possa essere il peggiore.

Ma anche volendo tralasciare questo fatto, che a me pare così ovvio, parlando più in generale, la mia principale riflessione critica è questa: inventiamoci che Marco Travaglio fa 100 articoli ogni anno.
Ogni 100 articoli, si becca una condanna per diffamazione. In 10 anni, quindi, ne colleziona 10.
Vuol dire che ha ricevuto ben 10 condanne. Però in verità vuole anche dire che ha scritto 990 articoli di pura verità. Sono tanti. Ma tanti. Chiunque comprendesse i principi basilari della Statistica saprebbe che il nostro ipotetico Travaglio sarebbe un santo od un eroe, e forse, in un certo senso, è un po’ entrambi per davvero.
Berlusconi ne combina una buona e due sbagliate. Quindi, qualunque cosa fa, gli verrà perdonata. Perché è Berlusconi. Mica ti aspetti che ne riesca ad azzeccare due di fila.

Giannino ha condotto una splendida campagna elettorale. Mi è piaciuta molto perché ha coniugato saggezza e buon senso con vestiti bellissimi. Cavolo, lo voterei solo per i vestiti. Credo che ci vogliano certi attributi morali per andare in televisione vestito così. È radicale. Ma anche vintage.
È una sfida pure per Silvio stargli dietro.

Poi Giannino cade. Ok. Ma cade su una stupidaggine assurda. Ma assurda.
Il popolo di Berlusconi se ne frega se il vecchio, poverino, è un po’ avanti con l’età e confonde Deutsche Bank e Bundesbank.
Il popolo di Giannino condanna il suo portabandiera perché un tizio in Germania ha falsificato una tesi universitaria -c osa che comunque è veramente diversa dal dire per mezzo secondo che si ha un master – e s’è dimesso, ed adesso chiede le dimissioni di Oscar.

Ecco, secondo me è più imbecille il secchione liberale che spreca le giornate a mettere i puntini sulle “i” dei suoi compiti a casa, piuttosto che il berlusconiano che se li fa fare dalla fidanzatina cessa ma tanto servile. Non potete capire quanta rabbia mi fa pensare che c’è gente che sparge compiaciuto il suo stesso seme sulla propria, splendida, ortografia.

Si parla di “mentalità anglosassone”. No. Un attimo. Noi anglosassoni questa mentalità la rifuggiamo. Non è né Anglo, né Sassone. È una mentalità prussiana. Da Impero Centrale. Noi, invece, andiamo molto fieri di averli sconfitti, i tedeschi. Due volte. Anche voi italiani li avete sconfitti. Erano i Mondiali di Calcio, credo, ma fa lo stesso.

Quindi, prima di fare i liberali choosy e bigotti, ricordatevi che Churchill era uno sregolato ubriacone che alternando panzane, battutine e frasi eroiche ha salvato la Corona ed il mondo intero.
E non ha vinto perché era sregolato, ma perché aveva una visione lucida del mondo che gli stava attorno.

Silvio, il Milan e Balotelli: come vincere le elezioni con il calciomercato

Balotelli e Galliani al Milan“Da solo ha battuto la Germania” e tanto basta, a Silvio, per calare l’asso nella manica della sua campagna elettorale, non senza lanciare una frecciata antieuropeista alla Merkel. Insomma, un doppio populismo, calcistico e politico.

Perché, non dimentichiamolo, Berlusconi ha spesso sfruttato l’elemento calciomercato con il suo Milan a fini politici.
Tornando indietro nel tempo, è impossibile non pensare a quando, a gennaio 2009, in vista delle elezioni europee ed amministrative, interruppe all’ultimo il passaggio di Kaká al Manchester City (andrà al Real Madrid in estate, a 40 milioni di euro in meno rispetto all’offerta del club inglese).
A gennaio 2008 è un altro brasiliano, Pato (compagno della figlia del Cav, Barbara) a sbarcare a Milano, aiutando con i gol la scelta dei rossoneri indecisi alle politiche.
Non dimentichiamo poi le candidature politiche di altri due ex rossoneri, il portiere Giovanni Galli a Firenze nel 2009 (sconfitto nel ballottaggio con Matteo Renzi per 60-40) ed il Golden boy Gianni Rivera (corrente sinistra democristiana, ora in Centro Democratico) in una lista collegata a Letizia Moratti nel 2011.

Ma, in questo mercato di gennaio, troviamo altri quattro messaggi squisitamente politici del Silvio pallonaro:

“Avevamo lo 0,4% di possibilità… Ma ce l’abbiamo fatta comunque”. (Su Balotelli – Vittoria alle elezioni)

“Ci piacerebbe riportarlo qui, ma la tassazione in Italia è così elevata. (Su Kaká)

Anche se stiamo costruendo una squadra giovane, abbiamo bisogno dell’esperienza e dei più anziani”. (Su Zaccardo – Il proprio ruolo)

“Abbiamo avuto la tentazione di passare ad un leader più giovane, ma abbiamo tenuto il nostro” (Su Guardiola – Il passaggio ad Alfano)

Ormai è dimostrato, il Milan per Berlusconi è un ottimo, collaudato e potente mezzo elettorale. Ed i milanisti indecisi ogni volta ci cascano.

Guardarsi allo specchio

“Alcuni vorranno toglierci la parola, presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all’affermazione della verità. E la verità è che c’è qualcosa di terribilmente marcio in questo sistema. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c’era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere a ciò. Com’è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole… Non c’è che da guardarsi allo specchio.
Io so perché l’avete fatto. So che avevate paura. E chi non ne avrebbe avuta? C’era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, ed il Caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste ad altri personaggi. Vi hanno promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso, obbediente consenso. Più di quattrocento anni fa, un grande cittadino ha voluto lasciarci un messaggio. La sua speranza, quella di ricordare al mondo che l’equità, la giustizia, la libertà sono più che parole: sono prospettive.”

Ad un anno dall’acampada del 15M, un articolo de La Stampa rifletteva sui risultati dei vari indignados e #occupy sparsi per il mondo: un passaggio di potere a persone non giovani e legate alle stesse logiche dei loro predecessori.
Sia chiaro, gli indignados non sono un male. Hanno solo avuto risultati antipodici rispetto alle aspettative: un governo popolare e rigorista a Madrid, con il Partido Popular al 40% nonostante un calo, un governo neoliberista di banchieri in Italia, appoggiato da una maggioranza neoliberista, nonostante i tentativi di facciata del PD di presentarsi come protettore del welfare state che contribuisce a distruggere, e quella che si va delineando in Grecia come una grande coalizione liberista, nonostante la netta crescita di movimenti antieuropeisti.

Sono curiose anche le conseguenze in Italia della marcia del 15O, che si ritagliò le prime pagine delle testate di mezzo mondo per i fatti di Porta San Giovanni. In un mese dalla manifestazione romana si è passati dal neoliberismo in versione “pillola dorata” di Berlusconi al neoliberismo rigoroso e freddo di Monti. Tolto lo zuccherino (che in tempo di crisi non ci si può permettere, bisogna essere austeri), tutto d’un tratto esplode violentemente un disagio sociale covato, con solo qualche picco occasionale come il 14 dicembre e prevalentemente dai giovani, per diversi anni. Penso alle lotte studentesche, alla protesta no TAV, a qualche lavoratore licenziato, a chi attacca Equitalia e l’Agenzia delle Entrate (ma non sarebbe più “giusto” prendersela con gli evasori?), al risveglio anarco-insurrezionalista. Penso alla reazione militaresca e di repressione ordinata alle Forze dell’Ordine, penso all’idea del ministro/prefetto Cancellieri di schierare l’esercito, nemmeno fossimo in stato d’assedio, nemmeno gli italiani avessero il coraggio di alzare seriamente la testa.

Penso alle illusioni che ci offrono i vari Grillo, ultrasessantenne urlatore di idee più o meno condivisibili senza lo straccio di una proposta concreta per attuarle, Hollande, uomo di partito di lungo corso, europeista convinto e dichiaratamente pro TAV, osteggiato dalla Germania liberale (non sarà mai più socialdemocratica come Weimar nonostante la figura della Kraft, né comunista dopo la DDR) e appoggiato timidamente nella sua domanda di misure per la crescita da un Monti in cerca di pubblicità e consensi, dopo essere stato ammirato dal duo Merkozy.

Di chi è la colpa di tutto ciò? Nostra, vostra, come meglio preferite. Io alle ultime elezioni non potevo ancora votare, ma avrei scelto la Rifondazione DC di Veltroni. Un errore che per fortuna ho compreso, con il tempo, prima di sbagliare definitivamente.
La colpa è nostra, che continuiamo ad eleggere personaggi che sono in Parlamento da prima della caduta del Muro.
È colpa nostra se continuiamo a votare chi ha distrutto il PCI e ne sfrutta ancora “l’eredità” dopo 20 anni.
È colpa nostra che non abbiamo approfittato di Tangentopoli per fare piazza pulita di partiti e persone, ma anche le istituzioni. Lo stesso errore che facemmo nell’immediato dopoguerra non estromettendo i fascisti di allora dai luoghi del potere, perché gli USA non volevano e i cattolici seguivano l’ottica del perdono, pur di arrestare (dopo il 1947) la minaccia comunista.
È colpa nostra che continuiamo a mandare in Parlamento chi ancora vuole l’Italia serva di Gladio, che non è affatto uscita di scena.
È colpa nostra che ci siamo fatti lobotomizzare il cervello, prima con Telemilano, poi con il Milan, infine con l’omologazione culturale di massa, sempre ammesso che di cultura si possa parlare.
È colpa nostra che lasciamo che questo accada senza fare niente, dal 1945.

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