Silvio, il Milan e Balotelli: come vincere le elezioni con il calciomercato

Balotelli e Galliani al Milan“Da solo ha battuto la Germania” e tanto basta, a Silvio, per calare l’asso nella manica della sua campagna elettorale, non senza lanciare una frecciata antieuropeista alla Merkel. Insomma, un doppio populismo, calcistico e politico.

Perché, non dimentichiamolo, Berlusconi ha spesso sfruttato l’elemento calciomercato con il suo Milan a fini politici.
Tornando indietro nel tempo, è impossibile non pensare a quando, a gennaio 2009, in vista delle elezioni europee ed amministrative, interruppe all’ultimo il passaggio di Kaká al Manchester City (andrà al Real Madrid in estate, a 40 milioni di euro in meno rispetto all’offerta del club inglese).
A gennaio 2008 è un altro brasiliano, Pato (compagno della figlia del Cav, Barbara) a sbarcare a Milano, aiutando con i gol la scelta dei rossoneri indecisi alle politiche.
Non dimentichiamo poi le candidature politiche di altri due ex rossoneri, il portiere Giovanni Galli a Firenze nel 2009 (sconfitto nel ballottaggio con Matteo Renzi per 60-40) ed il Golden boy Gianni Rivera (corrente sinistra democristiana, ora in Centro Democratico) in una lista collegata a Letizia Moratti nel 2011.

Ma, in questo mercato di gennaio, troviamo altri quattro messaggi squisitamente politici del Silvio pallonaro:

“Avevamo lo 0,4% di possibilità… Ma ce l’abbiamo fatta comunque”. (Su Balotelli – Vittoria alle elezioni)

“Ci piacerebbe riportarlo qui, ma la tassazione in Italia è così elevata. (Su Kaká)

Anche se stiamo costruendo una squadra giovane, abbiamo bisogno dell’esperienza e dei più anziani”. (Su Zaccardo – Il proprio ruolo)

“Abbiamo avuto la tentazione di passare ad un leader più giovane, ma abbiamo tenuto il nostro” (Su Guardiola – Il passaggio ad Alfano)

Ormai è dimostrato, il Milan per Berlusconi è un ottimo, collaudato e potente mezzo elettorale. Ed i milanisti indecisi ogni volta ci cascano.

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