The day after tomorrow

4978843623_d946b11db2[1]The day after tomorrow, l’alba (meglio il tramonto, vista l’ora) del giorno dopo. Dopo lo sfogo di ieri sera, possiamo analizzare la cosa a bocce ferme, e per bocce intendo proprio quelle che mi fumano e girano da ieri.

In questo pezzo c’è la volontà di provare ad analizzare quello che è successo, analizzando i principali singoli schieramenti e la loro campagna elettorale che hanno portato alla situazione nota da ieri sera. Proveremo anche a dare una spiegazione, anche se l’impresa è assai più ardua.

Italia. Bene Comune

Partiamo con la grande delusione di questa tornata elettorale, la coalizione dei progressisti guidata da Pier Luigi Bersani. Come mai la coalizione stra-favorita non è riuscita a vincere? Come ha fatto la sinistra italiana, e il PD in particolare, a perdere di nuovo? A mio parere, la vicenda sta tutta nella campagna elettorale. Evitando di considerare l’errore di non tornare al voto un anno fa, quando Berlusconi era morto e Grillo era al 4%, la coalizione di centro sinistra ha sbagliato in due punti in particolar modo, ma non mi sento di essere troppo duro. Innanzitutto lo scarso lavoro di informazione: anche se l’elettorato tende a non leggere i programmi elettorali, purtroppo, la diffusione delle istanze dei progressiste è stato praticamente assente. Troppe poche persone conoscevano il programma della coalizione rispetto al lavoro comunicativo degli avversari che, non entrando nel merito delle proposte, hanno fatto il possibile e oltre per far conoscere le proprie proposte, preferendo discorsi più vaghi. Tutto questo può essere considerato come la diretta conseguenza del secondo motivo e cioè che il Partito Democratico ha scelto di fare una campagna elettorale totalmente in difesa. La scelta è rispettabile, visto che la coalizione è nata con un vantaggio di quasi 10 punti e fare promesse che non possono essere mantenute, nel momento in cui molto probabilmente si verrà chiamati a governare, è totalmente inutile oltre che deleterio, a lungo termine. In conclusione, quindi, ritengo che le colpe del PD siano pochissime visto che personalmente ho approvato la scelta di una campagna elettorale pacata e realista. Scelta che “moralmente” è stata ottima ma che politicamente ha portato ai risultati che abbiamo conosciuto ieri. Ultimo appunto è diretto a chi ritiene che con Renzi tutto poteva cambiare. Si, politicamente cambiava tutto, si passava da una strategia politica vera ad una visione della politica più televisiva come Berlusconi. Vincevamo ma poi?

Lista Monti

La più grande debacle, insieme a quella di Ingroia, è quella del professore e dei suoi alleati Fini e Casini. Le scelte impopolari, come qualcuno aveva previsto, sono pesate alle urne e ci sono andati di mezzo (Dio ti ringrazio!) anche i dinosauri della politica Fini e Casini. La debacle dei montiani ha visto un crollo inaspettato, visto che gli ultimi sondaggi pesavano la coalizione a circa il 12-13%. Il crollo ha ridisegnato tutta la geografia politica dell’Italia eliminando dalla scena politica italiana il centro e il terzo polo che negli ultimi anni troppo spesso avevano determinato le politiche e gli equilibri parlamentari. La campagna elettorale del professore è stata fiacca, e il suo aplomb e charme anglosassone non hanno colpito gli elettori.

MoVimento 5 Stelle

Tra i vincitori di queste elezioni ci sono sicuramente i grillini che raccolgono un sorprendente 25%. Devo dire la verità, sono stato estremamente sorpreso da questo risultato. Il MoVimento, analiticamente, ha ben poche risposte alle problematiche reali del Paese. I problemi del Paese non sono gli stipendi dei parlamentari, non è l’euro (anzi), non è mettere il Wi-Fi gratuito per tutti. Il problema dell’Italia è il lavoro, la stabilità economica. Ma tutti sappiamo che la fonte del consenso grillino è tutta nel voto di protesta. La campagna elettorale di Grillo è stata folkloristica come tutti si aspettavano: vaffanculo, urla, populismo. Però ha colpito lo stesso gli italiani, e tutti per lo stesso motivo: vogliamo parlamentari che per primi facciano sacrifici prima di imporli a noi tutti. Ragionamento giustissimo, sul piano morale, ma sul piano politico altre sono i primari problemi del Paese, come abbiamo già detto. La percentuale del MoVimento lo porta ad occupare lo stesso spazio politico, anche se non lo stesso elettorale, occupato in precedenza dal defunto centro: il MoVimento può pesantemente influenzare le politiche del governo e le posizioni del Parlamento forte dei suoi numerosi parlamentari. Infatti l’unica maggioranza possibile pare essere quella tra Bersani e Grillo. Quest’ultimo ha già detto di essere disponibile a valutare provvedimento per provvedimento applicando il modello sperimentale siciliano con Crocetta. Ma come si fa con la fiducia iniziale? Questo è il punto che per ora il non-partito sembra accuratamente evitare, forse per paura di perdere elettorato.

Popolo delle Libertà

Ecco la maggiore sorpresa di questa campagna elettorale. Silvio Berlusconi, colui che un anno fa era politicamente morto, ce l’ha fatta ancora. Il PDL, che quando c’era ancora Alfano era quotato al 12%, è riuscito a non far vincere il PD. Ma come diavolo ci sono riusciti? A mio parere, è stata la zampata di un moribondo che ora è resuscitato come Lazzaro. Dopo 20 anni di guai e l’appoggio al governo Monti, la strategia elettorale del PDL è stata magistrale. Innanzitutto il passo indietro di Berlusconi ha dato la possibilità allo stesso di riciclarsi e dichiararsi pulito quando il governo Monti è caduto. Incredibilmente Berlusconi è riuscito a convincere tutti che i danni dell’Italia sono solo colpa di Monti e per nulla colpa sua, è riuscito ad eludere gli italiani dai propri guai giudiziari. La campagna elettorale del cavaliere si è incentrata sui suoi punti forti, la forte capacità di comunicare e la capacità di sapere individuare e sfruttare le debolezze e le paure della gente. La gente si lamenta dell’IMU? Lui ne propone l’abolizione e la restituzione. Ci sono immobili abusivi? Lui li vuole condonare e non abbattere e punire i trasgressori, come invece prevede la legge. Gli Italiani ritengono l’euro e la Germania responsabile della crisi e delle cattive situazioni economiche dell’Italia? Facciamogli la guerra. Se queste siano idee realizzabili o no, sembra non interessare a nessuno. La coalizione del centrodestra è riuscita ad ottenere un insperato 25% costringendo il Paese all’ingovernabilità. I motivi per i quali la gente ha votato il PdL sono anche nel famosissimo “berlusconismo” che si è diffuso negli ultimi 20 anni e che ha trasformato il Paese in tutte le sue sfumature.

In conclusione, ancora una volta sembra che l’apparenza sia meglio della politica, il che purtroppo è deprimente. Tuttavia non possiamo fare altro che prendere atto di questo e dell’ingovernabilità. Spero solo che si riesca a trovare presto un accordo tra le forze politiche per poter formare un governo di transizione, anche solo per cambiare la legge elettorale che è la vera motivazione per la quale, tranne che nel 2008, sono 7 anni che non si ha una maggioranza reale e capace di governare.

Puppets

Noi britannici traduciamo con questo termine il vostro concetto di burattino.
Invece, in Sicilia, lo stesso vocabolo è usato per intendere le nostre meatball.

Converrete che è ridicolo che la mia persona, che ha raggiunto il culmine della sua carriera giornalistica come caporedattore di un giornale scolastico, possa anche solo avanzare delle critiche alla preparazione del capo redattore economico del Guardian, Larry Elliot.
Tuttavia, caso vuole che mi trovi in profondo imbarazzo per l’operazione di livellamento culturale operata da Mr. Elliot in questo articolo qui.

Che è stato tradotto in italiano dalla redazione di keynesblog.com.

Se avete aperto l’articolo in lingua originale (e non penso l’abbiate fatto), scoprirete che non mancano le critiche anche da parte dei lettori anglofoni.
Voi, invece, non fatevi sfuggire la nota a margine nella traduzione, che ha l’onestà intellettuale di bacchettare una tra le tante invenzioni biografiche che Elliot attribuisce ai suoi pupazzi.

Li ho chiamati pupazzi perché l’operazione in sé è molto interessante.
Il burattino diventa un feticcio dello scrittore per nascondere l’impossibilità di conoscere l’esatta risposta che ci darebbe la persona in carne ed ossa. È una forma di narrativa da divulgazione scientifica, in fondo. Non so se si possa correttamente dire “narrativa da divulgazione scientifica.”
Però, è cool.

Non è una operazione banale mettere su questo teatro dei burattini.
Penso di aver un buon argomento tra le mani: la proposta di un politico italiano di rimuovere l’IMU e restituire l’imposta già versata ai cittadini; addirittura cash alla mano.

Ho selezionato per voi quattro pupazzi come invitati al nostro talk show, che sono:

Frank Plumpton Ramsey:

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Matematico nato e pasciuto a Cambridge. Nessuna parentela col ben più noto cuoco. Ha risolto tutta una serie di equazioni per conto dei suoi compari economisti guadagnandosi una certa fama leggendaria. È morto prematuramente a Londra, prima che divenisse mainstream per le Stars.

Hans Herman Hoppe:

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Conservatore tedesco, ex gioventù marxiana. S’è spacciato poi a suo tempo per un liberale ma un buon aggettivo per definirlo è, invece, “puritano”. Ha la faccia antipatica e pare che dica in giro che la democrazia è un mezzo-fallimento e che è tempo di anarcocapitalismo a manetta su fondamenti aprioristicoplatonici che confutano l’esperienza sensibile.

Amartya Kumar Sen:

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Progressista indiano. Le sue tesi truly outrageous hanno messo seriamente in ginocchio il demoliberismo. Conosce le armi del nemico e le padroneggia pure con una certa maestria. Oh. È un premio Nobel e va dallo stesso estetista di Prodi dai tempi in cui i tre si sono conosciuti alla LSE (London School of Economics a.k.a. Hogwarts)

Maffeo Pantaleoni:

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Fascista. Forse no, ma forse quasi. Intellettuale impegnato, è considerato il padre della Scienza delle Finanze. Probabilmente dobbiamo al suo gruppo de “il Giornale degli economisti” (gente bocconiana) molte delle cosiddette “buone cose del fascismo”.

N.B.:
Noterete che nessuno di costoro è americano. È una scelta voluta. Avrei potuto fare i nomi di quattro economisti, tutti americani, ma avrei tradito la vostra aspirazione ad un giornalismo definitivamente hipster.

Jay: Dottor Ramsey, ha sentito della proposta dell’ex premier italiano di rimborsare l’imposta sulla abitazione? Si è fatto una opinione in merito?

Ramsay: Si, effettivamente ho sentito questo fatto di cui lei mi sta parlando. Devo dire che ciò ha sollevato in me alcuni dubbi. Io non voglio entrare nel merito politico della questione, non voglio assolutamente entrare in nessuna questione di tipo strettamente politico, ma vorrei suggerire ai politici italiani che nonostante tutto, questa non è una buona strada per perseguire l’equità; intendo la giustizia sociale.

Jay: Si spieghi meglio, dottor Ramsey, lei intende che non è una imposta progressiva?

Ramsay: No, non voglio dire questo. Voglio dire che, in generale, è il comune sentire che non sia necessario pagare troppe tasse, ma laddove queste vengano imposte dallo Stato, è nell’interesse di tutti che nessuno riesca ad eludere la tassazione. Intendo dire che se lei mi tassasse i beni di lusso, allora la mia reazione potrebbe essere diminuire il mio consumo. Invece non credo proprio che rinuncerò ad acquistare una abitazione, indipendentemente dal livelllo della tassazione che vi grava sopra.
Se ci pensiamo bene, sotto un criterio meramente scientifico, la tassa sulla prima casa è l’unico modo di far pagare tutti, e secondo una grossa componente del loro reddito. Reputo che per la polizia tributaria italiana sia anche agevole poter risalire agli evasori. Credo che le ville siano più difficili da occultare di altri beni di lusso, ecco.

Jay: effettivamente il suo ragionamento sembra non fare una piega, ma credo che il Dottor Hoppe voglia contribuire alla discussione.

Hoppe: Si. Si è parlato di giustizia sociale, ma credo che il Dottor Ramsey stia riflettendo secondo una prospettiva falsamente democratica e non pienamente libertaria nei confronti dei cittadini.

Jay: Lei dice che la proposta di Ramsey non è democratica?

Hoppe: Non esattamente. Mi spiego meglio: credo che non sia giusto costringere i cittadini a pagare delle tasse di cui non sentono l’esigenza. Credo che la democrazia, in questo caso, inopportunamente superi certi limiti che chiamerei “del buon senso”.

Jay: Ma quindi lei è d’accordo con chi dice che l’evasione fiscale in questi casi è lecita?

Hoppe: No, lei mi fraintende. Io mi riferisco appunto all’elusione. Credo che una tassa sui consumi – sui consumi di lusso – sia più appropriata. Credo che sia meritorio premiare i cittadini che rinunciano maggiormente ai loro consumi per non intaccare la quota dei risparmi e degli investimenti. Nella mia ottica di giustizia sociale credo che i lavoratori dovrebbero essere incentivati a lavorare, a produrre, e poter decidere in modo assolutamente libero a quali beni di consumo rinunciare per gli investimenti pubblici.
Quindi, appoggio il politico italiano che vuole rimuovere l’ICI. Non so se l’Italia abbia la possibilità tecnica di rimborsare i cittadini, ma credo che anche questa, in un paese moderno, sia una offerta politica più che lecita.
Se ci pensa, queste “grandi abitazioni” sono comunque fatte di altri oggetti. Si può tassare la mobilia di lusso per ottenere gettito secondo il criterio progressivo da lei citato: questo è solo un esempio…comunque è una scelta meno invasiva e più dignitosa che tassare il luogo in cui si abita, ecco.

Sen: No, mi scusi, ma io credo che qui sia lei in fallo!

Jay: Immagino che lei abbia qualcosa da aggiungere, prego!

Sen: Si, ecco. Credo che Hoppe sia caduto in una trappola del mercato. Una trappola semplice, tra l’altro, è un classico “Dilemma del prigioniero“. Un problema di free-riding.

Jay: Si spieghi meglio, cortesemente.

Sen: Immaginiamo che io e lei siamo in una situazione in cui se cooperassimo otterremmo un risultato ottimo per entrambi. Tuttavia, poiché non ci fidiamo di noi e reputiamo che uno di noi due ci tradirà, allora risulta conveniente per noi arrivare al punto di tradirci, di pugnalarci alle spalle.
Non è affatto vero che le Stato deve in ogni occasione basarsi sulle preferenze espresse dagli individui, perché gli individui tenderanno a mentire! Ed il fatto che mentano ci danneggia tutti! Potremmo stare tutti meglio se non avessimo convenienza individuale a tradirci. Questo è chiaramente uno di quei casi in cui il benessere collettivo può essere maggiore della somma delle sue parti!
Questo è un gravissimo problema che affligge l’Italia: la mancanza di fiducia!

Jay: Dottor Panteleoni, lei cosa ne pensa?

Pantaleoni: Io cercherei di capire piuttosto cosa spinge questo politico italiano ad una proposta del genere. È chiaramente una proposta populista. Il Dottor Sen ha parlato di tradimento da parte dei cittadini, ma io  voglio ribaltare questo punto di vista: sono i politici a tradire, quotidianamente, i loro cittadini.
Questo politico non ha veramente nessun interesse ad abolire l’IMU. Una volta al governo, non avrà nemmeno i mezzi tecnici per farlo.

Jay: Ma quindi, lei cosa propone?

Pantaleoni: L’errore è stato del governo tecnico. Serviva e servirà un governo tecnico. Ma un governo tecnico lungo. Almeno cinque anni. I tecnici hanno tradito il loro ruolo naturale con questa discesa scriteriata in politica. Un errore madornale.
Data la situazione, l’Italia necessita di una grossa coalizione parlamentare sul modello tedesco. Un governo solido che prima di ogni cosa riduca corruzione nella pubblica amministrazione e subito dopo l’evasione fiscale. Se è necessario, usare il pugno di ferro.
Non è rilevante la quantità del pubblico operato: ma la qualità. Io mi concentrerei sulla qualità!
Serviranno lacrime e sangue. Ma quelle credo che sono davvero ineludibili per l’Italia.

Silvio… dai, siamo seri!

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“Eliminerò l’Imu sulla prima casa e la rimborserò agli italiani” Silvio Berlusconi.

In questa campagna elettorale regnata da demagogia e populismo in tutti i suoi candidati, il buon Silvio ha finalmente dato una lezione a tutti: ha detto una cosa stupida, già fatta e principale motivo dei danni economi italiani.

La notizia ha fatto il giro del web e di tutti i giornali. Monti ha detto che la promessa di Berlusconi è una chiara proposta per ottenere i voti speculando sulla povera gente e ha difeso a spada tratta la tanto discussa tassa sull’abitazione.
Proviamo ad analizzare il perchè togliere l’Imu e rimborsarla sia una stupidaggine.

Innanzitutto parliamo di gettito. Il gettito dell’IMU sulla prima abitazione è stato calcolato in 3.7 Miliardi di euro. La sua abolizione quindi poterebbe ad un taglio nelle entrate annuali nelle casse dello Stato di quasi 4 miliardi di euro e, per il primo anno (?), altri quasi 4 miliardi per il “rimborso” agli italiani. Quando al Cavaliere si chiede come intende coprire questa manovra, lui risponde che vuole aumentare tasse e imposizioni su Alcool, giochi e tabacchi. Ecco, qui c’è il primo vero problema a riguardo. Berlusconi vuole sostituire una tassa diretta legata al semplice possesso di un’abitazione con una tassa indiretta legata all’acquisto e consumo di determinati prodotti. Chiunque potrebbe verificare come, mentre la tassa sulla casa è ovvia e scontata perchè l’immobile esiste, la tassazione indiretta su tabacchi e alcool presuppone l’acquisto di tali prodotti. Ma, soprattutto nel caso dei tabacchi, abbiamo già un’elevatissima tassazione su questo prodotto (ho solo 20 anni, ma un tempo compravo le sigarette a mio padre con 2-3 euro, ora le compra con 5 euro). E se con l’aumento delle tasse su questi prodotti il mercato risponde con una drastica di riduzione del consumo di questi? Come potremmo poi coprire il buco di 3.7 miliardi annui dovuto al taglio dell’IMU e le mancate entrate sull’acquisto di sigarette? Tra l’altro, divagando giusto per un momento, già oggi nella zona dove io vivo, provincia a Nord di Napoli, non si possono fare 500 metri senza incontrare almeno un venditore di sigarette di contrabbando e l’aumento ulteriore di tasse sui tabacchi non può far altro che aumentare questo fenomeno.
E ancora. Mi faccio stavolta una semplice domanda. Come si può pensare all’abolizione dell’IMU sulla prima casa che è la principale e più alta entrata nelle casse dei comuni? Vogliamo realmente tagliarla, senza sostituirla adeguatamente, e trovarci con comuni nelle condizioni di non poter nemmeno raccogliere la spazzatura dalle strade?

Altro punto. Allarghiamo un attimo lo sguardo, guardando anche alla crisi del debito di cui il nostro Paese è stato vittima fino a poco tempo fa. Torniamo al 2008, anno importante per la nostra analisi per due motivi. Il 2008 è stato l’inizio della crisi economica importata dagli Stati Uniti che si è poi tramutata in crisi del debito sovrano; altro avvenimento di questo anno è l’abolizione dell’ICI, antenato dell’IMU, sulla prima casa da parte del governo Berlusconi. Già con i tempi possiamo notare come gli analisti economici del governo Berlusconi non sono stati per nulla lungimiranti: una crisi non si manifesta all’improvviso, da un momento all’altro, ma ci sono sempre dei “sintomi” che preannunciano la catastrofe e il nostro governo, con un colpo di genio, taglia una vitale tassa. L’ICI era una delle maggiori entrate fiscali italiane, entrate fiscali che potevano essere di vitale importanza durante la crisi del debito e, magari, se non fosse stata abolita come spot elettorale, probabilmente avremmo risentito molto meno della crisi del debito e non avremmo mai conosciuto così bene parole come spread. Abbiamo motivo di pensare, inoltre, che se l’ICI fosse rimasta negli anni 2008-2011 probabilmente i sacrifici che gli italiani hanno dovuto fare con il governo Monti sarebbero stati sicuramente minori.
Altro mito dei berluscones da sfatare è quello secondo cui la tassazione degli immobili è assente nel resto d’Europa. Niente di più falso. Secondo i dati di Economy 2050 – Blog di approfondimento di Economia e Finanza, che analizza e confronta la tassazione sugli immobili in Italia e nel mondo, la tassa sugli immobili è tutto fuorchè un’eccezione tutta italiana tra i Paesi occidentali. Secondo il Blog, l’unica eccezione fino al 2011 era proprio l’Italia, unico Paese senza  una tassazione sugli immobili mentre in altri Paesi la tassazione è presente anche sulla prima casa, anche se, ovviamente, con agevolazioni ed esenzioni. Prima dell’introduzione dell’Imu, secondo i dati di Eurostat 2010, poi, l’Italia aveva una tassazione sui patrimoni mediamente più bassa rispetto al resto d’Europa. Tra i 5 Paesi più grandi solo la Germania ha una imposizione sui patrimoni minore rispetto all’Italia, con la differenza che l’Italia non ha le basi economiche della Germania.

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Insomma, l’IMU è una tassa della quale l’Italia non può fare a meno, una tassa che, nel periodo attuale in cui c’è bisogno di tagli alla spesa per far fronte al debito pubblico, è indispensabile per poter restare solvibile e mantenere la credibilità internazionale e con i mercati persa con Berlusconi e riguadagnata con Monti. Chiunque parli di cancellazione dell’imposta, senza un’adeguata copertura finanziaria, o è uno stupido o sta facendo demagogia.

Quindi, Silvio… dai, siamo seri! Non prenderci (ancora) per il culo!

 

Francesco Di Matteo

IMU incostituzionale. Meglio far finta di nulla?

Si può derogare ai propri principi fondamentali per una necessità pragmatica di risorse?

A questa domanda solo una risposta negativa sarebbe moralmente accettabile: il furto è reato anche se lo si compie per evitare il rischio di morire di fame. In realtà per la generalità delle persone, ma anche per i tribunali, chi ruba per fame è indubbiamente un ladro, ma un po’ meno ladro e sicuramente meno ignobile del ladro per professione o per abitudine, e persino meno ignobile del ladro che ruba in favor di legge. La necessità dunque non può togliere la colpa, ma al massimo ridurre la pena, e non giustifica di certo il reato. E questa deroga, qualora avvenisse, avrebbe carattere eccezionale, non di certo potrebbe cancellare il reato ripugnante di per se.

Questo discorso vale, a mio parere, anche se facciamo riferimento ad uno Stato, o meglio ad un legislatore, che nel suo ruolo risponde solamente ai principi costituzionali. Quando il legislatore agisce contro i principi della costituzione, agisce nell’illegalità e di questa illegalità il giudice è la Corte Costituzionale, che punisce il legislatore, o dovrebbe farlo, con l’abrogazione totale o parziale delle norme. Dovrebbe, perchè in realtà questo spesso non viene fatto, in virtù di una deroga implicita che la Corte spesso ha usato in casi in cui la “ragion di stato” (vedasi la “necessità”) lo ha richiesto o lo richiede.

È il caso delle leggi sull’ICI prima e sull’IMU poi, la cui incostituzionalità è talmente scontata, semplicemente leggendo l’articolo 53, che pare impossibile ci sia stata e ci sia ancor oggi così poca risonanza mediatica. Lasciando da parte per un attimo il secondo comma, che se applicato dovrebbe far dichiarare l’illegittimità della maggior parte delle imposte e delle tasse presenti nel nostro ordinamento tributario (in cui la progressività è ormai considerata un utopia rivoluzionaria), è chiaro che l’ICI e l’IMU non tengano minimamente conto della “capacità contributiva” della persona, prendendo come presupposto d’imposta un dato oggettivo, economico e patrimoniale slegato e, semmai, presuntivo della ricchezza effettiva del cittadino.

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Non è vero infatti che chi ha una casa grande sia per forza più ricco di chi ha il piccolo appartamento, o di chi addirittura sta in affitto. Probabilmente dietro quella casa, grande, ci sono sacrifici di una vita di chi ha risparmiato una parte dei suoi salari (netti dalla tassazione sui salari), e li ha messi sulla casa. Una casa che è un patrimonio primario che non da rendita nel caso in cui si tratti di “prima casa”, o che comunque non da alcuna rendita neanche nel caso in cui questa sia una casa a disposizione non messa a frutto (perchè magari ereditata, o comprata in tempi di migliori condizioni economiche).

In altre parole, la casa non messa a frutto non è un patrimonio direttamente fruibile né fungibile, il che vuol dire che chi ha due case non sempre vuole vendere perchè significherebbe svendere, e non può utilizzare parte di quel patrimonio come se fosse un patrimonio mobile. Avrebbe più senso utilizzare l’esistenza di questo patrimonio immobiliare inutilizzato come criterio di presunzione relativa sulla ricchezza reale del contribuente, e allo stesso tempo tassare in modo equo e progressivo i patrimoni mobiliari e quelli immobiliari che danno frutti e che creano rendita.

Tornando dunque al discorso iniziale, è già di per se opinabile che la Corte Costituzionale si prenda da sé questo potere derogativo nei casi in cui la ragion di stato, specie in materia tributaria, lo richiede. Ma partendo da questo assunto e considerando ciò difficilmente modificabile, c’è da chiedersi se queste necessità dello Stato, in tempi di crisi e di rigore, possano essere sopite solo ed esclusivamente con imposte incostituzionali, strangolando i ceti medio-bassi ben oltre le loro capacità economiche e quindi strangolando il loro potere d’acquisto e la tanto blasonata “economia reale”, o se c’è magari un altro modo magari conforme ai nostri principi fondamentali, tra cui appunto l’articolo 53.

Roberto Davide Saba

 

Art53 Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

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