Messa in rime di ciò che deprime (a livello politico)

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Poesia in quartine sulle elezioni politiche italiane del 24-25 febbraio 2013 e sulle loro nefaste conseguenze.

Son finite le elezioni,
son finite le equazioni,
per calcolar tutti i seggi
che col Porcellum son più incasinati di certe leggi.

C’è chi ha votato il Cavalier dimezzato,
sperando che il dazio sulla sua casa venisse smezzato
o perchè assuefatto, visti i tempi tristi,
dalle favole sui pericolosi comunisti.

Chi ha votato l’ex comunista pelatone,
che soffre di grande afflizione,
avendo egli dimenticato un dettaglio fondamentale,
per vincer le elezioni bisogna far la campagna elettorale.

Chi ha votato il Grillo urlante,
quello del movimento dominante.
C’è da dir però che un politico incompetente,
non è detto sia un politico vincente.

C’è chi diede il voto al vecchio presidente,
che a quanto pare è perdente.
Il quale con la fissa di far quadrare i numeri,
si dimenticò dei poveri lavoratori diventati esuberi.

C’è Ingroia,
la cui dialettica ha portato alla noia.
Nonostante abbia un’ottima carriera,
non è apparso molto neanche sul Corsera.

D’altro canto c’è Giannino,
con le sue balle lo ha accellerato il suo declino,
un magro risultato
per ciò che doveva essere il centrodestra rinato.

Vi sono anche tanti altri partitini piccini che qui non starò a citare,
altrimenti vi verrebbe da vomitare.
Orsù rimbocchiamoci le maniche e continuiamo a lavorare,
o meglio a cercare un lavoro senza disperare.

Poichè, che siano due o tre le coalizioni,
se continuano con questi singolar tenzoni,
si aggraveranno solo le nostre pene
e da lì sarà un attimo a finir come Atene.

The day after tomorrow

4978843623_d946b11db2[1]The day after tomorrow, l’alba (meglio il tramonto, vista l’ora) del giorno dopo. Dopo lo sfogo di ieri sera, possiamo analizzare la cosa a bocce ferme, e per bocce intendo proprio quelle che mi fumano e girano da ieri.

In questo pezzo c’è la volontà di provare ad analizzare quello che è successo, analizzando i principali singoli schieramenti e la loro campagna elettorale che hanno portato alla situazione nota da ieri sera. Proveremo anche a dare una spiegazione, anche se l’impresa è assai più ardua.

Italia. Bene Comune

Partiamo con la grande delusione di questa tornata elettorale, la coalizione dei progressisti guidata da Pier Luigi Bersani. Come mai la coalizione stra-favorita non è riuscita a vincere? Come ha fatto la sinistra italiana, e il PD in particolare, a perdere di nuovo? A mio parere, la vicenda sta tutta nella campagna elettorale. Evitando di considerare l’errore di non tornare al voto un anno fa, quando Berlusconi era morto e Grillo era al 4%, la coalizione di centro sinistra ha sbagliato in due punti in particolar modo, ma non mi sento di essere troppo duro. Innanzitutto lo scarso lavoro di informazione: anche se l’elettorato tende a non leggere i programmi elettorali, purtroppo, la diffusione delle istanze dei progressiste è stato praticamente assente. Troppe poche persone conoscevano il programma della coalizione rispetto al lavoro comunicativo degli avversari che, non entrando nel merito delle proposte, hanno fatto il possibile e oltre per far conoscere le proprie proposte, preferendo discorsi più vaghi. Tutto questo può essere considerato come la diretta conseguenza del secondo motivo e cioè che il Partito Democratico ha scelto di fare una campagna elettorale totalmente in difesa. La scelta è rispettabile, visto che la coalizione è nata con un vantaggio di quasi 10 punti e fare promesse che non possono essere mantenute, nel momento in cui molto probabilmente si verrà chiamati a governare, è totalmente inutile oltre che deleterio, a lungo termine. In conclusione, quindi, ritengo che le colpe del PD siano pochissime visto che personalmente ho approvato la scelta di una campagna elettorale pacata e realista. Scelta che “moralmente” è stata ottima ma che politicamente ha portato ai risultati che abbiamo conosciuto ieri. Ultimo appunto è diretto a chi ritiene che con Renzi tutto poteva cambiare. Si, politicamente cambiava tutto, si passava da una strategia politica vera ad una visione della politica più televisiva come Berlusconi. Vincevamo ma poi?

Lista Monti

La più grande debacle, insieme a quella di Ingroia, è quella del professore e dei suoi alleati Fini e Casini. Le scelte impopolari, come qualcuno aveva previsto, sono pesate alle urne e ci sono andati di mezzo (Dio ti ringrazio!) anche i dinosauri della politica Fini e Casini. La debacle dei montiani ha visto un crollo inaspettato, visto che gli ultimi sondaggi pesavano la coalizione a circa il 12-13%. Il crollo ha ridisegnato tutta la geografia politica dell’Italia eliminando dalla scena politica italiana il centro e il terzo polo che negli ultimi anni troppo spesso avevano determinato le politiche e gli equilibri parlamentari. La campagna elettorale del professore è stata fiacca, e il suo aplomb e charme anglosassone non hanno colpito gli elettori.

MoVimento 5 Stelle

Tra i vincitori di queste elezioni ci sono sicuramente i grillini che raccolgono un sorprendente 25%. Devo dire la verità, sono stato estremamente sorpreso da questo risultato. Il MoVimento, analiticamente, ha ben poche risposte alle problematiche reali del Paese. I problemi del Paese non sono gli stipendi dei parlamentari, non è l’euro (anzi), non è mettere il Wi-Fi gratuito per tutti. Il problema dell’Italia è il lavoro, la stabilità economica. Ma tutti sappiamo che la fonte del consenso grillino è tutta nel voto di protesta. La campagna elettorale di Grillo è stata folkloristica come tutti si aspettavano: vaffanculo, urla, populismo. Però ha colpito lo stesso gli italiani, e tutti per lo stesso motivo: vogliamo parlamentari che per primi facciano sacrifici prima di imporli a noi tutti. Ragionamento giustissimo, sul piano morale, ma sul piano politico altre sono i primari problemi del Paese, come abbiamo già detto. La percentuale del MoVimento lo porta ad occupare lo stesso spazio politico, anche se non lo stesso elettorale, occupato in precedenza dal defunto centro: il MoVimento può pesantemente influenzare le politiche del governo e le posizioni del Parlamento forte dei suoi numerosi parlamentari. Infatti l’unica maggioranza possibile pare essere quella tra Bersani e Grillo. Quest’ultimo ha già detto di essere disponibile a valutare provvedimento per provvedimento applicando il modello sperimentale siciliano con Crocetta. Ma come si fa con la fiducia iniziale? Questo è il punto che per ora il non-partito sembra accuratamente evitare, forse per paura di perdere elettorato.

Popolo delle Libertà

Ecco la maggiore sorpresa di questa campagna elettorale. Silvio Berlusconi, colui che un anno fa era politicamente morto, ce l’ha fatta ancora. Il PDL, che quando c’era ancora Alfano era quotato al 12%, è riuscito a non far vincere il PD. Ma come diavolo ci sono riusciti? A mio parere, è stata la zampata di un moribondo che ora è resuscitato come Lazzaro. Dopo 20 anni di guai e l’appoggio al governo Monti, la strategia elettorale del PDL è stata magistrale. Innanzitutto il passo indietro di Berlusconi ha dato la possibilità allo stesso di riciclarsi e dichiararsi pulito quando il governo Monti è caduto. Incredibilmente Berlusconi è riuscito a convincere tutti che i danni dell’Italia sono solo colpa di Monti e per nulla colpa sua, è riuscito ad eludere gli italiani dai propri guai giudiziari. La campagna elettorale del cavaliere si è incentrata sui suoi punti forti, la forte capacità di comunicare e la capacità di sapere individuare e sfruttare le debolezze e le paure della gente. La gente si lamenta dell’IMU? Lui ne propone l’abolizione e la restituzione. Ci sono immobili abusivi? Lui li vuole condonare e non abbattere e punire i trasgressori, come invece prevede la legge. Gli Italiani ritengono l’euro e la Germania responsabile della crisi e delle cattive situazioni economiche dell’Italia? Facciamogli la guerra. Se queste siano idee realizzabili o no, sembra non interessare a nessuno. La coalizione del centrodestra è riuscita ad ottenere un insperato 25% costringendo il Paese all’ingovernabilità. I motivi per i quali la gente ha votato il PdL sono anche nel famosissimo “berlusconismo” che si è diffuso negli ultimi 20 anni e che ha trasformato il Paese in tutte le sue sfumature.

In conclusione, ancora una volta sembra che l’apparenza sia meglio della politica, il che purtroppo è deprimente. Tuttavia non possiamo fare altro che prendere atto di questo e dell’ingovernabilità. Spero solo che si riesca a trovare presto un accordo tra le forze politiche per poter formare un governo di transizione, anche solo per cambiare la legge elettorale che è la vera motivazione per la quale, tranne che nel 2008, sono 7 anni che non si ha una maggioranza reale e capace di governare.

Ce la faranno Bersani e il PD a far perdere le elezioni al centrosinistra?

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La campagna elettorale è ormai cominciata da un bel po’ e ci avviamo quasi alla fine della stessa. Da uomo di centrosinistra e probabile elettore della coalizione Italia Bene Comune, sono profondamente preoccupato dalla strategia politico-elettorale del PD e di Pierluigi Bersani.

La campagna elettorale è cominciata, in pratica, con le primarie del PD che hanno visto vittorioso Bersani. Le primarie hanno coinciso con il picco per il PD nei sondaggi, raggiungendo quasi il 40%. Da allora, però, il Partito Democratico, nonostante sia rimasto il primo partito d’Italia, ha vissuto un costante declino, assestandosi, ad oggi, a poco più del 30%. Il Partito Democratico, quindi ha perso circa 10 punti. Ma com’è successo? I fattori sono vari, tutti importanti.

Innanzitutto la “salita” in campo di Mario Monti ha messo l’ala centrista del PD in difficoltà e molti di quest’area, come Ichino tanto per dire un nome, sono poi andati nelle liste del Professore. L’elettorato cattolico del Partito si è poi trasferito nell’elettorato del Professore, in cui vedono una figura di rilievo internazionale e di rigore economico, oltre che di profondo rispetto verso il Vaticano, uno dei maggiori sponsor del premier. Possiamo quindi affermare con sicurezza che la salita in campo del Premier ha seriamente danneggiato e ridotto l’elettorato del PD, vedendo pezzi interi di partito andare via per la nuova opportunità offerta da Monti. Non dobbiamo escludere, poi, come una parte consistente di partito e di elettorato sia propenso all’alleanza in Parlamento con lo stesso Monti il che pone una parte del partito a metà strada tra il PD e Monti.

Altro fattore è la candidatura di Antonio Ingroia. Allo stesso modo di Monti, Ingroia ha danneggiato parecchio la coalizione IBC che vede drenare una parte di voti, per lo più di SEL, nella nuova formazione salva-micropartiti Rivoluzione Civile. La candidatura dell’ex PM mette il PD di fronte ad una serie di attacchi sul fronte giudiziario, fronte su cui il PD non è cristallino. Inoltre, la presenza in Rivoluzione Civile di Rifondazione e Comunisti Italiani attira parecchio i voti dei comunisti incalliti e che vedono in RC un’alternativa a sinistra di IBC, sentimento aiutato anche dalla strategia di Ingroia che fa promesse che difficilmente potrebbe mantenere anche se fosse eletto. Ma queste promesse, per l’elettore medio, sono fattibili e tende quindi a crederci: questa strategia, in scienza politica, viene definita come partito irresponsabile.

Altro fattore è la questione Monte dei Paschi, scandalo scoppiato negli ultimi giorni. Senza entrare nel vivo della questione non essendo questo il tema di questo pezzo, la vicenda ha creato parecchie strumentalizzazioni e accuse nei confronti del PD, colpevole, a quanto dicono, di aver condizionato le scelte dell’istituto portandolo sull’orlo del fallimento. La vicenda è stata sfruttata da tutti gli avversari politici di Bersani, partendo da Berlusconi fino a Monti, e anche Ingroia non si è tirato indietro. A dimostrazione di quanto detto, i sondaggi dimostrano che questa vicenda abbia fatto perdere terreno al PD.

Ultimo fattore è la campagna elettorale spenta portata avanti da Bersani confrontata con la scoppiettante campagna mediatica di Berlusconi. Mentre il Cavaliere appare spesso in video creando veri e propri eventi televisivi, la sua presenza da Santoro ne è una dimostrazione, portando il PdL dato per morto poco più di un mese fa, sino al 20%, la presenza di Bersani è bassa e poco sentita dall’elettorato il che porta ad una diminuzione del gradimento tra l’elettorato.

In conclusione, come al solito, il centrosinistra che era dato per super-vincente a due mesi dalle elezioni sembra fare di tutto per perdere le elezioni. Ma mentre le candidature di Ingroia a sinistra e di Monti al centro hanno seriamente frammentato l’elettorato danneggiando la coalizione del centrosinistra, l’assenza nei media di Bersani e la sua bassa incisività in questa campagna elettorale sta facendo diventare il centrosinistra il miglior alleato di un mediaticamente rinato Berlusconi. Ce la faranno Bersani e il PD a scongiurare un governo di Centrosinistra?

Francesco Di Matteo

Operazione verità: Li Gotti, Rivoluzione Civile, quando la diffamazione è all’ordine del giorno

Qualche giorno fa impazzava sul web un articolo preso dal sito discaricapolitica.wordpress, spazio aperto il 17 gennaio, con 4 articoli tutti contro Rivoluzione Civile. Tale blog, ha fatto sì che diventasse virale la notizia di un ex fascista, Luigi Li Gotti, deputato dal 2008 con l’idv, che si sarebbe candidato capolista al Senato proprio con la lista di Ingroia. Il tam tam sul web comincia a correre, a destra e a manca le persone si dicono indignate, l’antifascismo militante sul web si fa forte, su facebook alcune pagine tra cui Sinistra Unita per Ingroia posta delle immagine contro il fascismo, ma chi è davvero Luigi Li Gotti?

Facciamo un’operazione di verità, Luigi Li Gotti è nato a Crotone per poi trasferirsi a Roma, è stato avvocato in molti processi importanti, come la strage di Piazza Fontana, l’omicidio del commissario Luigi Calabresi e stragi di mafia. Già questo è un punto a suo favore. Andiamo avanti.

Come si legge dal suo sito personale, www.luigiligotti.it , milita nel msi quando vive in Calabria, poi nel 1974 si trasferisce a Roma e smette fino al 2002 di fare politica, quando dopo circa 30 anni senza militanza, aderisce all’Italia Dei Valori. Amico di Giovanni Falcone, che infatti gli chiese di rappresentare e difendere Marino Mannoia, al quale avevano ucciso la madre, la zia e la sorella per farlo tacere.

Luigi Li Gotti viene minacciato dalla mafia per la sua attività da avvocato, lui stesso afferma che “non si è mai fermato, non ha mai arretrato di un millimetro, per dignità!”.

E’ diventato senatore occupandosi di giustizia ed antimafia e in commissione giustizia ha pure lavorato molto bene sulle questioni poste dal Ministro Severino (basta leggere gli articoli postati stesso da lui sul suo sito).

Andando su Twitter, sul suo contatto, si leggono prese di posizione interessanti, altro che fascista, ci sono posizioni antitetiche con la destra! Dice con un twit parlando della Diaz: “Serve cancellare la macchia con la verità. Il nuovo parlamento istituisca commissione inchiesta”. Qualcuno dirà, perché non l’ha fatto prima? Non era in Parlamento quando c’era da fare la commissione d’inchiesta e nell’ultimo anno, con il governo Monti, cose di questo tipo non si sarebbero mai potute fare. Sempre spulciando sul suo account twitter, si legge: “#Tortura, come IDV, ho presentato disegno di legge nel 2008 per reato di tortura e ho fatto il massimo per l’approvazione, ma l’aula votò il ritorno in commissione”.

Interessanti le sue posizioni sul lavoro: “Difesa del lavoro, contro leggi inique,  come il licenziamento ingiusto e ingiustificato. Considero un arretramento, la modifica dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori, che impone al giudice di dichiarare risolto il rapporto di lavoro, nella stessa sentenza che riconosca non giustificato il licenziamento. Un paradosso giuridico inserito nel nostro ordinamento. “

Ora, lungi da me difendere un tesserato dell’IdV, ma se facciamo qualche paragone sui fatti detti e descritti, mi pare che questa persona sia politicamente molto più avanzata dei democratici che fanno parte del PD.

Per questo motivo ci voleva un’operazione di verità.

“Non è per nulla indifferente il luogo ove si vive e si fa politica. Bisognerebbe conoscere Crotone e la democrazia che vi si respirava. Era la Stalingrado del sud, con il PCI fortissimo. Noi giovani facevamo politica senza contrapposizioni. Passavamo il nostro tempo nello stesso centro sociale e insieme lavoravamo nelle iniziative. Ricordo quando tutti (anche i ragazzi della FGCI) mi delegarono a presentare il progetto “democrazia scolastica” ad un convegno regionale con Livio Labor. Poi c’era una fortissima realtà operaia. Era bello fare politica. Quel mondo era fatto di rispetto e di battaglie comuni. Il massimo del contrasto c’era quando si incontravano le squadre di calcio giovanili (ricordo la Dinamo e la Giovane Italia). Poi mi trasferii a Roma. Con automatismo continuarono a ripetere ogni anno gli elenchi degli iscritti e, spesso, mi arrivava la tessera di iscritto a Crotone mentre io vivevo a Roma e non facevo politica. La rifeci nel 1997, alle provinciali di Roma, con campagna per il candidato DS (Napolitano). Mi è buon testimone il segretario della federazione DS di Genzano, Manfredo Fiormonti, collega di studio. Nello studio eravamo tutti ispirati dal grande avvocato del PCI, Fausto Tarsitano e mio collega era Pino Zupo, già responsabile nazionale giustizia del PCI. Alcune volte ho votato (anche per i Radicali) altre volte no. Poi mi è tornata voglia di fare politica e nel 2002 ho aderito all’IdV. Volevate sapere se sono fascista? Io credo nella mia Costituzione, la mia religione laica. La Costituzione più bella (e incompiuta) del mondo. Credo nella legge, nei diritti, nella giustizia. Basta così. Ho voluto rispondere non a chi mi ha mostrato disprezzo ma a chi mi ha manifestato solidarietà. Sono fatto così. Se avessi ricevuto solo espressioni sprezzanti, non avrei risposto, perché sono un uomo libero.”

Luigi Li Gotti

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Che brutta campagna elettorale

Italia sì, Italia no“Certo che questa è la campagna elettorale più brutta degli ultimi anni”.

Sì certo, questa frase sta entrando lentamente nel novero dei “luoghi comuni” più diffusi, accanto a grandi classici come “non esistono più le mezze stagioni” o “quanto si stava meglio quando si stava peggio”, ma questa campagna per le elezioni del 2013 sta davvero assumendo un profilo sempre più contorto e fosco.

E questo, lasciatemelo dire, anche perchè le forze in campo sembrano avere progetti poco chiari, anzitutto riguardo il proprio destino.

All’atto pratico, tutti i partiti e le liste in campo sono in uno stato di totale precarietà e hanno davanti un futuro che, in gran parte, dipenderà dall’esito delle stesse consultazioni.

Anzitutto è in bilico il futuro del protagonista indiscusso di questi ultimi 20 anni; Silvio Berlusconi ha di fronte la definitiva prova di forza della sua figura politica.

Mai come questa volta l’apparato del centrodestra si sta aggrappando alla sua immagine per evitare il tracollo e, ipotesi non trascurabile, causare il disastro altrui.

Non ho mai riconosciuto le capacità oratorie di Berlusconi,  non l’ho mai considerato un personaggio di grande carisma nè un grande statista; anzi, ho sempre pensato che tutto quello che rappresentava aveva dietro una macchinazione ed una copertura, un artificio, una falsità.

Ho sempre detestato il modello di società che proponeva e la bassezza morale del suo profilo culturale, che ha portato molti a rimpiangere anni non certo felici come quelli della Prima Repubblica.

Berlusconi però non muore mai.

Anche grazie al suo incredibile peso mediatico, insostenibile per una qualsiasi democrazia credibile, in queste settimane si sta facendo strada nel cuore di coloro che aveva deluso tra minorenni, escort e Tarantini vari.

Coloro che stavano pensando di stare a casa il 24 ed il 25 febbraio, oppure (e non sono affatto pochi) di dare fiducia ai visi puliti (ma non comunisti!) del Movimento 5 stelle.

E così, tra un’intervista al limite della pornografia con Barbara D’Urso (molto seguita dalle massaie) e una sfida senza vincitori con Santoro e Travaglio (che vista la debolezza della loro esibizione si sono beccati più di una maledizione), l’imputato Berlusconi sta recuperando punti su punti nei sondaggi, causando non poche preoccupazioni in casa PD.
Di certo, se c’era una minima speranza di rinnovamento della classe dirigente del centrodestra, con questa clamorosa cavalcata di Berlusconi è stata definitvamente rimossa.

E questo anche grazie al vero “uomo che non ti aspetti” di questi ultimi mesi, ovvero Roberto Maroni.
Grande epuratore del cerchio magico, uomo con la scopa in mano, era diventato uno dei critici più severi di Berlusconi, seguito a ruota dagli scudieri Tosi e Salvini.

Non pochi avevano coltivato l’illusione della nascita di una forza veramente distaccata da Roma e che si facesse fustigatrice dei “ladroni” del Parlamento; ma, ancora una volta, la purezza leghista è annegata nella fame di poltrone, oltre che nell’eccessiva fiducia riposta dagli stessi leghisti nel loro partito.
In nome delle elezioni lombarde, Maroni ha così stretto il cosiddetto patto con il diavolo, pur continuando (con dichiarazioni al limite del comico) a prenderne le distanze, dimenticando in un sol giorno tutti gli attacchi che la sua base ha per mesi rivolto al Cavaliere, soprattutto sulle frequenze di Radio Padania.
Ma tant’è, il Pirellone val bene un’amnesia.

E dire che Berlusconi ha dovuto allargare di molto il bacino ideologico della sua campagna, spaziando dalle posizioni più moderate (necessarie per tenersi cari i cattolici e i filomontiani) a quelle più antieuropeiste e populiste (dovute anche ai pessimi rapporti con i leader del PPE).
Proprio in virtù di questo cerchiobottismo, il Partito Popolare Europeo ha tolto l’ormai decennale (e immotivata) fiducia a Berlusconi e si è gettato, anche con una certa passione, tra le braccia di Mario Monti.

La prima cosa che mi viene in mente quando penso a Monti è “ma chi glielo fa fare?”.
Non voglio sembrare complottista, ma secondo me, sulla scelta “politica” di Monti ha influito molto la sesta campagna dello stesso Berlusconi.
Questa ha implicato la “chiamata alle armi” giunta a Monti da parte del PPE in primis e, in secondo luogo, dai centristi italiani.
E proprio qui entra il gioco la scelta del Professore; niente gli avrebbe vietato di tenersi sulle sue e, magari, ritagliarsi un posto da successore di Napolitano.
Qui però sono intervenuti sia un certo senso di disagio per ciò che avveniva nel PD (dove, apparetentemente, i socialdemocratici e giovani turchi stanno avendo la meglio sui liberal a lui più vicini), sia un certo rimorso per i limiti posti dal PdL alla sua azione di governo.
E di qui la “salita” in campo, alla guida di una coalizione quanto meno discutibile, per cercare di influenzare il più possibile le sorti del futuro governo.
Di certo, bisognerà vedere se sarà lui a condurre le trattative con la futura maggioranza, o vecchie volpi della politica come Casini.
Resta comunque il fatto che il progetto di un polo popolare alternativo alla sinistra e che sapesse sostituire la marmaglia berlusconiana, sembra definitivamente naufragato.

Di certo, se Atene piange, Sparta non ride.

Pierluigi Bersani, fino a poche settimane fa, parlava da premier in pectore.

Aveva sondaggi meravigliosi, delle primarie con cui si era tolto il marchio di gran burattinaio delle liste, un partito sostanzialmente unito verso la vittoria, dopo aver opportunamente sedato Renzi.

Ma, si sa, a sinistra non esistono vittorie comode e semplici.

E così, tra l’erosione di consenso alla sua coalizione (dovuta alla piccola emorragia di voti da sel a rivoluzione civile) e la rinnovata alleanza tra Berlusconi e la Lega, che gli impedirà di ottenere la maggioranza in Senato, ora il povero segretario PD si ritrova tra l’incudine e il martello, tra la probabilissima necessità di trattare con i montiani (chissà fino a che livello) e l’alleato “sinistro”, Nichi Vendola, che spingerà sempre di più affinchè vengano rispettati i punti fondamentali stabiliti al momento della nascita di Italia, bene comune.

In tutto questo, nel PD sta per iniziare la corsa per sostituire Bersani sulla poltrona di segretario.
I giovani turchi, nelle cui vene scorre sangue socialdemocratico e keynesiano, con il grande risultato ottenuto alle primarie sembrano poter lanciare un’OPA sulla segreteria.

Di certo, se uno di loro prendesse le redini del partito, si potrebbe assistere ad un decisivo spostamento dell’asse politico del PD verso sinistra, verso un’identità definitiva di partito socialdemocratico.
E qui, probabilmente, entrerebbe in gioco anche SEL, pronta a far parte del nuovo progetto a fronte dell’abbandono di liberali e popolari.

Ma, anche qui, avrà grande importanza il carattere delle trattative tra PD e centristi, che potrebbe ricalibrare la  linea del partito verso il centro.
Intanto, si aspetta l’esito delle urne.
Come d’altronde aspetta SEL, chiamata a recuperare più voti possibili da Rivoluzione Civile.
Sotto quest’aspetto, grande importanza potrebbe avere il voto utile, che nel 2008 condannò la Sinistra Arcobaleno e portò in paradiso l’Italia dei Valori.
Proprio sul fronte del voto utile si sta quindi concentrando la sfida con la neonata lista guidata da Ingroia.
Di certo questa non si presenta come un inno alla coerenza, accogliendo al proprio interno anime molto diverse tra loro, da quelle comuniste a quelle liberali, da quelle giustizialiste e molto vicine ai sindacati di polizia a quelle movimentiste.
Un agglomerato che Ingroia sta facendo non poca fatica a tenere unito, ma che di certo rappresenta un’alternativa più che appetibile per l’elettorato di sinistra, piuttosto deluso dal PD e quindi restio al voto anche verso Vendola.

I partiti che lo sostengono di certo hanno trovato in lui una figura molto forte, pulita, quindi capace di togliere voti anche al Movimento 5 Stelle e di riportarli in Parlamento dopo 5 anni di grande sofferenza, anche economica.
La forte impronta “civica” data alla lista non fa comunque felici i militanti, soprattutto quelli di Rifondazione e Comunisti Italiani.
Di certo molti avrebbero gradito di più un’alleanza comunista, magari incentrata sul comitato No Debito promosso da Cremaschi e che aveva visto avvicinarsi anche Partito Comunista dei Lavoratori e Sinistra Critica, oltre all’USB.
E magari lo stesso Cremaschi avrebbe potuto guidare questa lista fortemente comunista e di certo più omogenea dal punto di vista ideologico.
Ma tant’è, sarebbe stato un progetto realizzabile a condizione dell’abbandono di Idv e Verdi, come forse anche del PdCI (che, ricordiamo, aveva anche fatto campagna per Vendola e Bersani alle primarie), ma soprattutto sarebbe stato un progetto molto meno forte a livello elettorale.

In chiusura, non posso non parlare del Movimento 5 Stelle.
Vera sorpresa delle amministrative del 2012, il M5S ha avuto picchi di consenso straordinari, tali quasi da superare il PD e da scrivere la parola fine alla storia del PdL.
E invece probabilmente si dovranno accontentare di una percentuale (comunque altissima) compresa tra il 10 ed il 15%, che gli garantirebbe una forte rappresentanza parlamentare.
Ma non dimentichiamo che i problemi, per Grillo, sono iniziati proprio quando il Movimento è entrato nei consigli comunali e regionali, dove sono nate figure come Favia e Salsi.
Sarà quindi arduo compito del comico genovese e del fido Casaleggio tenere unita la compagine parlamentare dei suoi.
Pena, l’implosione del Movimento.

Analisi Politico-Mediatica dell’offerta politica nazionale

Chi vi parla è un ex tesserato, appassionato di politica e ancora indeciso in vista del voto del 24 Febbraio. L’intento di questo pezzo è quello di cercare di dare una panoramica di aspetti politici e mediatici dei principali movimenti e partiti che si apprestano a concorrere alle elezioni. Le valutazioni che saranno scritte sono, come titola il blog, opinioni e quindi spero nessuno prenda sul personale eventuali valutazioni non condivise.

ImmagineRivoluzione Civile – Ingroia

Quello che sembra essere una vera novità del panorama politico nazionale potrebbe rivelarsi un vero pastrocchio sulla falsa riga della vecchia Unione. Rivoluzione civile, la lista del magistrato anti mafia Antonio Ingroia offre, mediaticamente, una valida alternativa alla coalizione PD-SEL, collocandosi in una fetta di elettorato che raccoglie tutti gli scontenti del centrosinistra. Le figure carismatiche di Ingroia stesso e di Luigi De Magistris fanno sì che tra gli elettori si sviluppi un senso di appartenenza che sa di tempi ormai andati. Ma dietro l’aspetto mediatico si nascondono numerosissime carenze a livello politico. Innanzitutto la formazione di questa lista. Rivoluzione Civile non è un partito, né tantomento un movimento. Rivoluzione Civile si presenta come una lista civica per unire anime diverse del centrosinistra escluso dalla coalizione “Italia. Bene Comune.”. Un’accozzaglia che vanta la partecipazione di un Italia dei Valori ormai in malora; Partito dei Comunisti Italiani e Partito della Rifondazione Comunista, partiti che sono ormai sull’orlo della scomparsa sullo scenario politico nazionale; e una serie di sigle della “società civile” (Io ci sto, Movimento Arancione, ALBA, Movimento Radical Socialista, Cambiare si può, etc.) talmente giovani da renderne impossibile l’analisi. Una serie di sigle anche politicamente sconnesse e distanti (visto che, solo per citare un esempio, l’Italia dei Valori liberale poco ha da spartire con la comunista Federazione della Sinistra) il cui unico collante ufficiale è l’anti-montismo, l’anti-liberismo e l’anti-berlusconismo. Ancora più vuoto, per ora, è la valutazione politica della sigla. La lista, che ha come perno centrale la lotta alla mafia e alla criminalità in generale, non ha ancora chiarito quale sia il suo programma tranne delle vaghe dichiarazioni come “abbasseremo le tasse” o “combatteremo le politiche liberiste indicate dall’Europa”. Nessuna proposta concreta, per ora, e difficilmente arriveranno reali proposte. Anche il suo leader ha mostrato da subito la propria inesperienza politica chiedendo l’aspettativa per motivi elettorali al CSM piuttosto che dimettersi. Cos’ha intenzione di fare Ingroia? Tornare a fare il magistrato se non raggiungerà il Parlamento? Non ha mai pensato di danneggiare la già continuamente bastonata magistratura rendendo veritiero il teorema di Berlusconi secondo cui la Magistratura è politicizzata? Se il buongiorno si vede dal mattino…

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Italia. Bene Comune.

La più forte coalizione in campo e la vera favorita a governare, oggi, sembra essere la coalizione Italia. Bene Comune. La coalizione, formata da Partito DemocraticoSinistra Ecologia e LibertàPartito Socialista ItalianoCentro Democratico, il nuovo soggetto politico di Tabacci Donadi. La coalizione è la figlia della vecchia foto di Vasto, dove PSI e Donadi sostituiscono Di Pietro. I principali leader, Nichi Vendola, Governatore della Puglia, e Pierluigi Bersani, Segretario del PD e candidato premier, non sono di certo campioni di coerenza. Infatti, a rigor di logica, difficilmente potrebbero stare insieme: Bersani ha sostenuto il governo Monti per tutta la sua durata, mentre il secondo ha messo in moto, insieme a FIOM e IdV, un referendum che chiede il ripristino dell’articolo 18 e del contratto collettivo, riforme votate dallo stesso PD durante il sostegno a Monti. Per ragionamenti prettamente ideologici questo dovrebbe bastare a rendere impossibile la coalizione. Tuttavia sembra che Vendola abbia deciso di far finta di niente e procedere ad una formazione che probabilmente andrà al governo. Resterà da vedere come si comporterà SEL, se si appiattirà sul PD per “amor di patria” (o meglio, di poltrone) o se abbandonerà il PD strada facendo. Il PD è il primo partito d’Italia e, mediaticamente, ha un gran fascino, se non fosse per le posizioni, spesso, poco “degne” di un partito di centrosinistra. Politicamente ha un programma ben più definito e chiaro di quello di Ingroia, ma in molti punti non distanti dalla condotta dell’ultimo governo targato Monti. Inoltre la presenza di personaggi come Fioroni e Rosy Bindi, ultra-cattolici e difficilmente definibili “progressisti”, fa perdere l’appeal verso la coalizione anche dai più libertari. L’atteggiamento di un governo targato PD-SEL si preannuncia bicefalo, con Bersani pronto ad assecondare le richieste uber-liberiste dell’Europa, e con il piccolo Vendola a cercare di far si che le riforme facciano il meno male possibile. Ci riuscirà?

ImmagineScelta Civica – con Monti per l’Italia

La lista civica, nata con la “salita in campo” di Monti, ricorda molto la vecchia Balena Bianca. Mario Monti, “convinto” a salire in campo da Gianfranco FiniLuca Cordero Montezemolo e, soprattutto, Pierferdinando Casini (più probabile, invece, che il vero endorsement verso la candidatura sia stato attuato il 13 dicembre dal PPE quando il professore fu invitato alla riunione dei leader politici) si presenta come il progetto di continuità al governo Monti. Mediaticamente il progetto è forte, con il professore che viene visto come colui che ha ridato lustro all’Italia dopo le vergogne degli atteggiamenti pubblici e privati di Berlusconi. Politicamente, se anche ancora poco c’è di ufficiale, non è difficile capire che le politiche saranno uberliberiste e di stampo cattolico come già successo per un anno. Anche il professore ha deciso di sfruttare l’onda del civismo, coinvolgendo molti esponenti della società civile. O, almeno, a parole così dovrebbe essere ma dai primi nomi che circolano (Pisanu, Mastella, Ichino) sembra veramente esserci poco di nuovo. Il vero punto da analizzare, a mio parere, sono le reali chances di Monti. Se fossimo in una repubblica semi-presidenziale o presidenziale Monti avrebbe avuto una possibilità di andare avanti. Ma, nonostante il pressing di Berlusconi da qualche anno, per ora l’Italia resta una Repubblica Parlamentare e, visto che le liste che appoggiano Monti non hanno grandi chances di vincere le elezioni, e Monti lo sa, perchè si è candidato rischiando di fare una grande figuraccia? La risposta potrebbe essere meno complessa di quello che si crede. Se si guarda a UDC e FLI prima della salita in campo di Monti, si nota come questi, insieme, quasi non raggiungessero il 10%. Dopo Monti e l’accodamento di Montezemolo con la sua Italia Futura, la coalizione pro-Monti sembra possa arrivare fino ad un rispettabile ma, ai fini della vittoria, inutile 15%. Tuttavia potremmo proseguire il discorso e il ragionamento pensando alla provenienza dei nuovi elettori della coalizione. La maggior parte di questi vengono dal PD democristiano e non dal PDL ritrovato con la ri-discesa di Berlusconi. Ciò significa che, nonostante il grande aumento di consensi del PD degli ultimi mesi questo potrebbe non essere sufficiente a governare da solo. Casini, vero volpone della politica italiana, sa bene che Ingroia e Di Pietro chiederebbero troppo per un appoggio al governo spostando la bilancia verso SEL (facendo perdere terreno al PD nei rapporti di forza interni alla coalizione). Il PD, verosimilmente, chiederà aiuto alla coalizione pro-Monti con la quale condivide non pochi punti del programma. Quindi l’obbiettivo della coalizione sarà quello di indebolire quanto più possibile il PD per ottenere Monti premier e continuare le politiche dell’ultimo governo.

ImmagineIl Popolo delle Libertà

Dopo aver distrutto politicamente Angelino Alfano negandogli le primarie, Silvio Berlusconi si è candidato a premier per il PDL. Dopo aver abbattuto il governo Monti, Berlusconi ha subito cominciato il giro delle televisioni e delle trasmissioni televisive. Le parole d’ordine che possono essere estrapolate dalle prime apparizioni di Berlusconi sono chiare: meno tasse, niente IMU, guerra alla Germania e all’Europa. Berlusconi, ignorando i 4 governi da lui guidati succedutisi tra il 1994 e il 2011, ha cominciato una guerra populista e demagogica a Monti e alle politiche che, in parlamento, ha esso stesso votato. Poco c’è di nuovo riguardo il PDL e Berlusconi: il partito, liberatosi di una schiera di dissidenti emigrati nel nuovo soggetto Fratelli d’Italia, è di nuovo completamente nelle mani di Silvio il quale sta lavorando per un’alleanza con la Lega Nord di Maroni, candidato alla regione Lombardia e ancora indeciso se presentarsi alle politiche (dopo i vari scandali susseguitisi ai danni della Lega si potrebbe verificare una pericolosissima debacle). Berlusconi è convinto che l’alleanza si farà, mentre minaccia Maroni di portare al voto tutte le giunte comunali e non del Nord governate insieme, ma è ancora tutto indeciso. Certo è che quando Berlusconi ha ripreso il possesso del partito ha riguadagnato molto nei sondaggi, passando da circa il 12-13% a quasi il 20%. Tuttavia, anche se convincessero la Lega ad allearsi le possibilità di vittoria sono, sondaggi alla mano, nulle. Tuttavia, l’Italia ha votato Berlusconi per 20 anni, quindi non possiamo essere sicuri di essercene liberati definitivamente.

ImmagineFermare il Declino

Vera novità dello scenario politico della destra italiana è il movimento Fermare il declino. Il movimento, smarcatosi da Monti, sembra aver deciso di andare da solo con Oscar Giannino, giornalista editorialista di Panorama, candidato premier. Il movimento sembra essere probabilmente il migliore movimento di destra degli ultimi 20 anni. Mediaticamente ingiustamente trascurati, non è sicuro riescano a superare la soglia di sbarramento. Politicamente si pongono critici verso le politiche di Monti anche se sono essi stessi liberisti. Da elettore di centrosinistra posso affermare che faccio il tifo per loro, l’Italia ha bisogno di un serio movimento di destra, finalmente.

ImmagineMoVimento 5 Stelle

Il MoVimento 5 Stelle capitanato da Beppe Grillo continua la sua campagna contro l’Europa e contro la Casta. Non ha ancora ufficializzato il candidato premier ma, difficilmente sarà Grillo stesso. Anche se i grillini dicono il contrario, il MoVimento è sempre più presente nelle televisioni nazionali e il fascino di Grillo che manda tutti a quel Paese affascina chi è stanco della politica e dei suoi scandali. Grillo ha avuto due grandi meriti nella politica italiana: il primo è stato quello di avvicinare le persone alla politica aumentando il senso di civismo che vola così forte in Italia oggi (Ingroia e la sua lista può essere visto come figlio dell’attivismo civico partito con Grillo); l’altro grande merito è quello di aver costretto la politica a rinnovarsi e ad aumentare la propria offerta al cittadino, come dimostra il caso Ingroia. Nonostante questi meriti il MoVimento ha molti difetti: poca democraticità, assenza di posizioni chiare su temi come il lavoro e l’economia, populismo. Il programma del MoVimento dice veramente poco su temi importantissimi e principali come il lavoro e l’economia, rendendo quindi inutili tutte le buone proposte su ecologia, lotta alla corruzione agli sprechi (che ce ne facciamo di una politica che non spreca se l’Italia fallisce o gli italiani non lavorano??). Formato per lo più da scontenti di sinistra e berlusconiani e leghisti delusi, dopo il culmine del successo verificatosi a Parma e in Sicilia, il MoVimento vive un continuo declino, per l’aumento dell’offerta politica a sinistra con la formazione della lista Ingroia, e per il ritorno di Berlusconi in campo. Come diversi studi politologici dimostrano, il voto di protesta cala man mano che l’offerta politica aumenta e si rinnova e, nonostante l’offerta politica sia si aumentata ma non sempre rinnovata, il MoVimento sta soffrendo per una vera costante della politica.

Buoni propositi per il 2013

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Una sintetica lista di buoni propositi per il 2013 da darei ai futuri politici che siederanno in Parlamento, l’autore, pienamente consapevole del fatto che questa lista anche se venisse letta, sarebbe bellamente ignorata, ben sapendo che sta scrivendo qualcosa di inutile, la scrive lo stesso per suo sommo diletto. Ecco 20 punti, non dico fondamentali ma sono quelli che mi son venuti in mente pensando ai partiti e ai movimenti:

1)Mandare in Parlamento gente in grado di intendere e di volere, il PDL ad esempio può anche evitare di mandare vecchiettini un po’ stanchi e affaticati.

2)Mandare in Parlamento gente con un po’ di cultura o almeno in grado di parlare fluentemente l’italiano, i grandi show della Lega Nord – Padania.

3)Mandare in Parlamento gente con una base di cultura filosofica perchè come direbbe Platone, la filosofia in politica è fondamentale, altrimenti tanto vale tenerci tutti i tecnici che abbiamo avuto al governo, questo un po’ per tutti ma soprattutto per il Movimento 5 Stelle.

4)I parlamentari grillini guardino meno i post su LoSai o su Byoblu o su siti complottari vari ma leggano Socrate, Platone, Kant, Smith, Ricardo, Marx, Nietzsche e quant’altro possa essergli utile quando dovranno decidere cose serie tipo i nostri destini.

5)Astenersi dal Parlamento i condannati per corruzione, concussione, associazione a delinquere et similia.

6)Stare uniti e non cadere nel leaderismo alla Di Pietro, questo per Rivoluzione Civile.

7)Diventare di sinistra che Vendola forse un po’ vi aiuta, questo per il Partito Democratico.

8)Riporre il manganello, questo per la destra in generale.

9)Meno protagonismo e riflettere se davvero sia bello che nel XXI secolo si parli ancora di radici cristiane e di “quando c’era la DC si stava meglio”, questo per il centro.

10)Tagliarsi gli stipendi.

11)Scoprire che esiste l’Unione Europea e che questa Unione fa leggi da un po’ di anni e ne stiamo già violando un bel po’ e abbiamo un listino di multe salate da pagare grazie ai precedenti governi.

12)Fare qualcosa per i diritti umani che non sia “aiutiamoli a casa loro” perchè a casa loro magari li fucilano appena arrivati.

13)Evitare di vendere anche il Parlamento agli imprenditori pur di privatizzare lo stato, io purtroppo il novello dirigente industriale che andrà a gestire scuole, ospedali eccetera se saranno privatizzate non lo posso eleggere, fate un po’ voi.

14)Usare un po’ di più la propria testa e informarsi di più usando fonti a 360°, questo per tutte le basi dei vari partiti e movimenti.

15)Scoprire che esiste un modello economico alternativo al capitalismo e che questo modello non è affatto vecchio e stantio visto che finchè esisterà il capitalismo esisterà anch’esso, ovvero il comunismo marxista.

16)Il mestiere del giornalista è dire la verità, al massimo massimo dare un opinione.

17)La tecnologia non è tutto, puoi fare il fighetto col pc finchè vuoi ma ricordati che non tutti possono permettersi un computer e quindi col voto universalmente online non risolvi tutti i problemi e c’è gente che, come me, un tizio vorrebbe anche ogni tanto vederlo di persona almeno su un palco piuttosto che vederlo su youtube, per il Movimento 5 Stelle.

18)Tagliare e regolamentare in maniera severissima i finanziamenti a partiti e giornali, non eliminarli sennò ripeto, io il dirigente di industria che controlla il partito non lo posso votare.

19)Togliere alla polizia certi fumogeni cancerogeni vietati da diverse leggi e evitare possibilmente di permettere a certi agenti zelanti di spararli dalle finestre dei ministeri.

20)Non sperare nel futuro, lavorare nel presente affinchè questo paese cambi, iniziando intanto dal dare un lavoro, leggersi l’articolo 1 della Costituzione.

Voci precedenti più vecchie

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