Effetto boomerang, Sallusti esemplare

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Io dico solo questo, non apprezzo certo che vengano arrestati giornalisti, il codice penale italiano è quello fascista e la nostra libertà di stampa è penosa non solo per il reato di diffamazione ma perchè la maggior parte è in mano o a partiti che sono troppo invasivi (sia di destra che di sinistra) o a imprenditori. MA prima di compiere una qualche azione urgente per liberare qualche giornalista “martire” come Sallusti:

1)Aspetto che Silvio Berlusconi venga truffato pesantemente perchè magari si compra un’azienda che ha falsato i propri bilanci, depenalizzazione del reato di falso in bilancio.

2)Aspetto che un qualche fascista insulti pesantemente un omosessuale di destra, bocciatura del disegno di legge contro l’omofobia.

3)Vorrei vedere Ferrara, la Santanchè e gli altri radical chic che si divertono con manifestazioni anti magistratura e pro immunità dormire in una scuola a Genova durante una qualche grossa manifestazione piena di poliziotti inferociti, insabbiamento dell’introduzione del reato di tortura nel codice penale.

Visto che questi tre punti non credo si attueranno mai, mi limito solo a dire che se si vuol modificare il Codice Penale, quello di Rocco, ministro del governo MUSSOLINI, oltre a fare una commissione parlamentare apposita che lo riveda TUTTO, non scriverei una legge ad Sallustium, per una volta le leggi ad personam lasciamole a casa, se volete davvero sconfiggere le manette alla stampa, salvate oltre ai direttori anche i giornalisti di strada. Per giornalisti di strada intendo quei tizi, per la maggior parte precari che si fanno un culo così dalla mattina alla sera e che voi quotidiniamente insultate o gioite al pensiero che i loro giornali possano chiudere. A quelli nessuno ci pensa, è per il colore diverso del colletto o per il semplice fatto che non fa audience nè mediatica nè politica un loro arresto?

Inoltre è ridicolo e crea un pericolosissimo precedente togliere la responsabilità dei direttori dei giornali per quanto scritto dai loro sottoposti. Lo cominci ad applicare ai giornali e poi vedi come ci si diverte (pensate se lo allargassero all’industria un provvedimento simile, sarebbe da brividi) , essere un direttore o un capo ufficio non significa solo avere lo stipendio più alto ma anche maggiori e più gravi responsabilità, togli le responsabilità e il direttore diventa solo una figura privilegiata.

Mi piace ripetere ovvietà, quindi ripeterò un’ovvietà:dov’erano i paladini della libertà di stampa prima dell’arresto di Sallusti?

Spero sinceramente che Alessandro Sallusti venga liberato e che si renda conto di essere stato complice egli stesso del suo arresto, non per aver approvato certi articoli sotto la sua direzione… Ma per aver appoggiato una linea politica repressiva che si è ritorta contro lui stesso danneggiandolo.

T’amo, o pio blog

(di , da il Fatto Quotidiano del 24 ottobre 2012)

Tutte le “testate giornalistiche diffuse per via telematica” – definizione tanto ambigua da abbracciare l’intero universo dell’informazione online o nessuno dei prodotti editoriali telematici – saranno obbligate a procedere alla pubblicazione delle rettifiche ricevute da chi assuma di essere stato ingiustamente offeso o che i fatti narrati sul suo conto non siano veritieri.

In caso di mancata pubblicazione della rettifica entro quarantotto ore, si incapperà in una sanzione pecuniaria elevata fino a 25 mila euro ma, prima di allora, si correrà il rischio di essere ripetutamente trascinati in Tribunale ingolfando inutilmente la giustizia e facendo lievitare i costi per difendere il proprio diritto a fare libera informazione.

Proprio mentre la Cassazione prova a mettere un punto all’annosa questione dell’applicabilità della vecchia legge sulla stampa all’informazione online, escludendola, il Senato, la riapre stabilendo esattamente il contrario: la legge scritta dai padri costituenti per stampati e manifesti murari si applica anche ad Internet.

Ce ne sarebbe abbastanza per definire anacronistica e liberticida la disposizione appena approvata dalla Commissione Giustizia del Senato ma non basta.

La portata censorea di questa norma è nulla rispetto a quella di un’altra disposizione contenuta nello stesso provvedimento appena licenziato dal Senato: l’art. 3, infatti, stabilisce che “fermo restando il diritto di ottenere la rettifica o l’aggiornamento delle informazioni contenute nell’articolo ritenuto lesivo dei propri diritti, l’interessato può chiedere ai siti internet e ai motori di ricerca l’eliminazione dei contenuti diffamatori o dei dati personali trattati in violazione della presente legge”.

È una delle disposizioni di legge più ambigue ed insidiose contro la Rete che abbia sin qui visto la luce perché è scritta male e può significare tutto o niente.

Una previsione inutile se la si leggesse nel senso che chiunque può chiedere ciò che vuole a chi vuole, senza, tuttavia, che il destinatario della richiesta sia tenuto ad accoglierla.

Una previsione liberticida se, invece – come appare verosimile – finirà con l’essere interpretata, specie da blogger e non addetti alle cose del diritto, nel senso che, a fronte della richiesta, sussiste un obbligo di rimozione.

In questo caso, infatti, assisteremo ad una progressiva cancellazione dell’informazione libera e scomoda online, giacché, pur di sottrarsi alle conseguenze della violazione della norma o, almeno, non trovarsi trascinati in tribunale, blogger, gestori di forum di discussione, piccoli editori e motori di ricerca, finiranno con l’assecondare ogni richiesta di rimozione.

Sarebbe la fine della Rete che conosciamo e la definitiva prevaricazione della voce del più forte sul più debole: uno strillo, anzi una mail, e per paura di finire davanti ad un giudice, in tanti rimuoverebbero post e contenuti perfettamente leciti.

Esattamente il contrario di ciò di cui avremmo un disperato bisogno in un Paese come il nostro che vive, da anni, il problema della mancanza di informazione libera: una norma che punisca chiunque provi a censurare, imbavagliare o mettere a tacere un blogger o chiunque faccia informazione.

Domani il testo approda all’assemblea di Palazzo Madama per la discussione ed il voto definitivo: ci sono meno di 24 ore per salvare quell’informazione online che, ovunque nel mondo, sta dando prova di rappresentare la più efficace alleata di ogni società democratica contro i soprusi e le angherie di ogni regime palese od occulto.

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