Consultazioni “non risolutive”, il colle: “Il Presidente Napolitano verificherà gli sviluppi”

Stallo, sembrerebbe questa la parola utilizzata da Bersani per descrivere la situazione nel colloquio con Napolitano. Stallo politico, Napolitano si prenderà la responsabilità di sciogliere il nodo creatosi durante le consultazioni, che sono state “non risolutive”. Domani mattina altro giro di consultazioni, dalle 11:00 alle 18:00, di seguito le dichiarazioni:

Donato Marra: «L’esito delle consultazioni non è risolutivo. il Presidente Napolitano si riserva di prendere iniziative per accertare personalmente gli sviluppi politici del quadro politico istituzionale»

Pier Luigi Bersani: «Ho riferito al Presidente l’esito non risolutivo delle consultazioni. Ho spiegato le ragioni e illustrato gli elementi condivisi e non. Ho descritto anche le difficoltà derivate da preclusioni e condizioni che non ho ritenuto accettabili. Queste sono le mie conclusioni, che dipenderanno dai suoi accertamenti».

Luca Mullanu

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Cari “Grillini” è il tempo di prendervi le vostre responsabilità

Oggi si è tenuto l’incontro tra il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico. Da questa mattinata viene fuori tutta l’inadeguatezza del capogruppo Lombardi alla Camera dei Deputati, le sue frasi “Noi siamo cittadini”, “Siamo noi i portavoce”, “Noi non incontriamo le parti sociali perché siamo noi le parti sociali” oltre alla spocchia e al “Celodurismo Beppiano”, lasciano intendere il fatto che dal punto di vista politico non ci siamo.

Perché il suo discorso non è mai andato oltre alla semplice protesta, perché il suo ragionamento non è stato altro che impantanarsi sul frame “Da vent’anni dite le stesse cose, sembra di essere a Ballarò”.

Ecco, forse non ci intendiamo, perché a Ballarò, qui, non ci siamo. E non si discute così, tanto per, si parla della possibilità concreta di dare inizio ad una legislatura per dare un governo ad un Paese con il 30% di disoccupazione giovanile, le scuole che cadono a pezzi, l’economia soffocata dall’austerità.

E forse è questo il punto che Lombardi non comprende. Forse mancanza di consapevolezza, forse dura di comprendonio, oppure soltanto devota al verbo del Kapo Politico. Ma de facto, quando dice “La responsabilità è vostra, perché siamo cittadini e basta”, non riesce a capire che ora lei è, piaccia o meno, responsabile della nascita di un governo. Limitarsi a dire “no” e denunciare le “porcate di fine legislatura” non ha più senso, poiché attualmente essi stessi sono protagonisti attivi della vita pubblica del Paese.

Non sono più i moralizzatori della casta, non sono più i controllori dall’alto, non sono più quelli che rendicontano le caramelle.

Ora sono Onorevoli e Senatori, non è più il tempo dei commenti sul blog di Messora, ora è il tempo di farci capire se vogliono diventare classe dirigente o vogliono restare pagliacci e spettatori di teatro, assistendo all’opera drammatica di un Paese che pian piano affonda.

“Pigi hai spiazzato Beppe”

Io non credo che questo risultato elettorale se lo aspettasse qualcuno. Cioè credo che neanche Grillo e i suoi sostenitori, anche levando ogni scaramanzia dagli annunci pre-elettorali, potessero pensare di fare un risultato del genere e trovarsi, soprattutto in questa scomoda situazione.
In questo spiazzamento generale, non mi par vero, colui che sembra aver agito meglio e più tempestivamente è stato Pier Luigi Bersani, che ha chiuso subito e categoricamente ad un “governissimo” con Berlusconi e ha aperto in modo chiaro (almeno rispetto ai suoi standard) ad un dialogo con il Movimento 5 Stelle.
Nonostante il due di picche iniziale del comico alle richieste del PD, e nonostante i malumori rumorosi creatisi all’interno di quest’ultimo da parte di chi pensa che anche Bersani sia troppo di sinistra, mi sento di essere ottimista sulla riuscita di un tale tipo di accordo. Non tanto per la fiducia che ripongo in questi leader che è, per inciso, molto bassa, ma perchè ritengo che per quanto tafazziana la sinistra ha questa unica via percorribile e per farlo deve semplicemente proporre quelle riforme che i berluscones nel bene o nel male non gli hanno mai permesso di fare. E Grillo spiazzato dall’inaspettato risultato elettorale e dall’altrettanto inaspettata reazione di Bersani, si ritrova coinvolto con tutti i suoi “noob della politica”, nei giochi della formazione del prossimo governo, senza che sia prospettabile facilmente (o almeno lo si spera) la situazione per lui più ideale, ovvero l’inciucio allegro tra destra, sinistre e centro.
Di questo dobbiamo essere grati a Monti o meglio alla sua ininfluenza politica e numerica nella formazione di un governo di “centrosinistra allargato ai centristi”.

Pier Luigi Bersani

L’alternativa? Anche questa è una prospettiva spiazzante, ma sembra proprio essere la risposta, tardiva, di Grillo: un governo M5S sostenuto evidentemente dal centrosinistra e magari dal centrodestra. Ma veramente sarebbe conveniente per i grillini essere lanciati allo sbaraglio in una situazione ben più grande di quella che potevano immaginarsi quando, in un momento di follia si candidarono alle parlamentarie nel blog di Beppe Grillo?

Entrambe queste prospettazioni vi sembrano folli? Non più di un ennesimo governo tecnico, o di larghe intese, o di un ritorno immediato e inutile alle urne.

Il buono, il brutto e il cattivo

Stallo alla messicana.
La situazione politica scatutrita dalle elezioni mi ricorda tremendamente una delle scene più famose de “Il buono, il brutto e il cattivo”, capolavoro di Sergio Leone.
Anzitutto, i protagonisti.
Agli occhi della maggior parte degli elettori abbiamo un “buono”, ovvero Giuseppe Piero Grillo detto Beppe, anima, voce e gran sacerdote del Movimento 5 Stelle, guru della lotta alla casta politica italiana e megafono dell’insofferenza degli italiani verso la classe dirigente.
C’è poi il “brutto”, Pierluigi Bersani da Bettola, l’uomo che, sempre alla maggioranza dei cittadini, è apparso troppo “brutto” per guidare da solo il paese, troppo scialbo, troppo rassicurante, troppo legato a cose che nell’italiano medio evocano solo una grande incazzatura (chiamiamo le cose con il loro nome), a partire dai baffi di D’Alema fino a quelli di Sposetti.
E infine il “cattivo”, quella figura oscura, inaffidabile, ma, purtroppo, ancora tremendamente affascinante che risponde al nome di Silvio Berlusconi; talmeIl_buono,_il_brutto,_il_cattivo_(Triello)nte oscuro che le persone durante i sondaggi e gli exit poll si rifiutano di dichiarare di averlo votato, gran seduttore dell’italiano di destra, mai veramente attratto dal montismo.
E proprio come i protagonisti del celebre western del ’66, i tre ora si ritrovano dinanzi ad un vero e proprio stallo alla messicana, ovvero quella situazione di “triello” in cui ognuno dei tre contendenti, pistola in mano, può uccidere ed essere ucciso.
Partiamo dal “brutto” Bersani; dopo una campagna decisamente sottotono e una mazzata elettorale inimmaginabile, ha finalmente fatto la mossa giusta: ha offerto ai 5Stelle la responsabilità di governo, una collaborazione seria sui reciproci programmi e la possibilità di “smacchiare” la classe politica (almeno, nella sua parte insana).
Ha quindi la possibilità di uccidere, ma ha anche una pistola carica pronta a rovinarlo: Grillo vuole l’alleanza tra pd e pdl, buona parte della sua dirigenza (si fanno i nomi di Letta, Veltroni, D’Alema..) lo stesso.
Se Bersani dovesse lasciarsi andare a queste pressioni, avremmo un governo a breve durata, incapace di fare riforme importanti come quella sul conflitto d’interessi, di cambiare la legge elettorale e di introdurre il reddito minimo garantito, al massimo tra 18 mesi avremmo nuove elezioni e, stavolta, il M5S avrebbe probabilmente la maggioranza sia alla Camera che al Senato.
Se il “brutto” piange, il “cattivo” non ride.
E’ vero, ha dimostrato che è indelebile (altro che smacchiare il giaguaro), ha dimostrato che il popolo di destra non vuole (almeno per ora) passare dal populismo al conservatorismo e, se riuscisse a riciclarsi ancora, come fatto durante questa campagna, potrebbe anche puntare di nuovo a Palazzo Chigi.
Ma, anche lui, ha una pistola carica puntata nella sua direzione: se centrosinistra e m5s dovessero veramente mettere in campo il “modello siciliano”, si potrebbe legiferare sul conflitto d’interessi, con conseguenze per il Cavaliere potenzialmente letali.
E infine il “buono”; Beppe Grillo sembra, agli occhi di tutti, il grande vincitore delle elezioni.
Ma, permettettemi l’azzardo, è il vincitore più infelice della storia repubblicana.
Nè lui nè Casaleggio si aspettavano un successo simile e, soprattutto, si aspettavano di essere decisivi per la formazione dell’esecutivo; potevano al massimo aspettarsi di prendere più voti del pdl, di prendersi una grossa fetta del Parlamento e di fare un’opposizione dura e pura contro il governissimo Bersani-Monti.
E invece, si ritrovano in mano il destino del Paese e, onestamente, sembrano non sapere bene cosa farci.
La cosa migliore per la salute del Movimento sarebbe l’opposizione ad un governo Bersani-Berlusconi-Monti, che porterebbe, come già detto, ad una probabilissima vittoria grillina alla prossima tornata elettorale.
La mossa di Bersani lo ha messo invece di fronte alla possibilità di dare una sterzata al paese, quella sterzata che molti dei suoi elettori aspettano da anni.
E lui, almeno per ora, sembra preferire un appoggio alle misure gradite al Movimento senza garantire la fiducia all’esecutivo.
Fa finta di scordarsi che, senza la fiducia del Senato (che potrebbe essere data o dai suoi o dal pdl) un esecutivo non potrà mai vedere la luce.
E, soprattutto, fa finta di non vedere che la sua base si è già spaccata (le percentuali le lascio a voi) tra “collaborazionisti” e “puristi”.
Qualsiasi sarà la decione di Grillo, quindi, il Movimento rischia un crollo di consensi, soprattutto se Bersani dovesse tener duro e rifiutare una qualsiasi collaborazione con Berlusconi.
In mezzo, pronta a prendersi i proiettili dei tre pistoleri, c’è l’Italia.

In fin di vita.

Messa in rime di ciò che deprime (a livello politico)

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/f/f8/2_%E2%82%AC_Italia.jpg

Poesia in quartine sulle elezioni politiche italiane del 24-25 febbraio 2013 e sulle loro nefaste conseguenze.

Son finite le elezioni,
son finite le equazioni,
per calcolar tutti i seggi
che col Porcellum son più incasinati di certe leggi.

C’è chi ha votato il Cavalier dimezzato,
sperando che il dazio sulla sua casa venisse smezzato
o perchè assuefatto, visti i tempi tristi,
dalle favole sui pericolosi comunisti.

Chi ha votato l’ex comunista pelatone,
che soffre di grande afflizione,
avendo egli dimenticato un dettaglio fondamentale,
per vincer le elezioni bisogna far la campagna elettorale.

Chi ha votato il Grillo urlante,
quello del movimento dominante.
C’è da dir però che un politico incompetente,
non è detto sia un politico vincente.

C’è chi diede il voto al vecchio presidente,
che a quanto pare è perdente.
Il quale con la fissa di far quadrare i numeri,
si dimenticò dei poveri lavoratori diventati esuberi.

C’è Ingroia,
la cui dialettica ha portato alla noia.
Nonostante abbia un’ottima carriera,
non è apparso molto neanche sul Corsera.

D’altro canto c’è Giannino,
con le sue balle lo ha accellerato il suo declino,
un magro risultato
per ciò che doveva essere il centrodestra rinato.

Vi sono anche tanti altri partitini piccini che qui non starò a citare,
altrimenti vi verrebbe da vomitare.
Orsù rimbocchiamoci le maniche e continuiamo a lavorare,
o meglio a cercare un lavoro senza disperare.

Poichè, che siano due o tre le coalizioni,
se continuano con questi singolar tenzoni,
si aggraveranno solo le nostre pene
e da lì sarà un attimo a finir come Atene.

Beppe Grillo e lo squadrismo del web

Chiamali fascisti o squadristi e si arrabbiano, ma il clima d’odio che ha alimentato Beppe Grillo negli ultimi anni è così alto che basta un piccolo errore a scatenare rabbia, minacce e offese gratuite sul web. Precisamente su Facebook, sulla sua pagina, dove condivide fotomontaggi e post del suo blog, dove offende quotidianamente qualcuno, godendo delle gravi e pesanti parole che i suoi “militanti” pubblicano. 

Qualcuno dirà, che colpa ha Grillo? Lui scrive, gli altri offendono. Ebbene non è proprio così, in sostanza funziona in questo modo: Grillo pubblica cose che possono dare molto fastidio ai suoi fan, alla sua comunità virtuale, i grillini non si fanno aspettare e partono le offese. Molto spesso pesanti. Come nel caso di un militante di Rivoluzione Civile che per errore ha coperto un manifesto del Movimento 5 Stelle. Beppe Grillo, nella giornata di ieri ha pubblicato una fotografia scattata da qualche suo attivista, mostrando un ragazzo intento a coprire il manifesto grillino, egli cita un pezzo di un articolo del Secolo XIX (Ma i giornali non erano carta straccia?), dove viene evidenziata la faccenda e lascia commentare i suoi. Inutile dire che partono offese, il post diventa virale e diventa un vero accanimento nei confronti del ragazzo, che poverino, racconterà poi, si trattava di un banale errore, che aveva sbagliato a posizionare il manifesto. I commenti al post sono 1.464, tutte offeseLa notizia viene ripresa subito dal giornale Oltremedia, dove il giovane militante racconta la sua storia e anche la sua rabbia, infatti, afferma: “Ho sbagliato. Avevo informazioni errate e ho confuso un pannello con un altro. Ero convinto che quello (il numero 1) fosse il nostro spazio. Invece noi potevamo attacchinare sul pannello che si trovava di fronte. Sinceramente è una cosa che può capitare, ho sbagliato ad affiggere un manifesto in uno spazio non mio, ma le minacce ricevute dai fan di Grillo vanno oltre il confronto politico. Moltissima gente senza conoscere i fatti ha cominciato a insultarmi e minacciarmi sul web. Se fosse accaduto in mezzo alla strada sarei stato linciato. Chiedo pubbliche scuse da parte del Movimento 5 Stelle, oppure passerò a vie legali”

Se questo non è diventato un Movimento Squadrista allora cos’è? Un movimento democratico che denuncia pubblicamente qualcosa, non può lasciare che si scatenino attacchi gravi e gratuiti. Non è la prima volta che accade, ma sicuramente tutti noi, che siamo sempre sul web, certamente siamo stanchi di tutta questa becera volgarità e fascismo.

Luca Mullanu

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Il Movimento 5 Stelle candida Francesco Perra in Sardegna

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Francesco Perra, 48 anni, candidato grillino in Sardegna

Il Movimento di Beppe Grillo e Casaleggio ci ha abituati, negli ultimi anni, a pericolosi scivoloni dei propri candidati (ecco perché Grillo non li manda in tv). Il voler mettere insieme cittadini dalla vaga identità politica e senza il minimo controllo di una struttura classicamente di partito, causa sempre qualche intoppo, se ricordate è questo il caso che vi raccontammo qualche settimana fa su questo blog, riguardo la porno attivista del Movimento 5 Stelle. Altro problema, dunque, in casa Grillo, questo è il caso di Francesco Perra, 48 anni, di Quartu, candidato in Sardegna.

Il candidato grillino, che ha vinto le parlamentarie in Sardegna (quelle dove hanno votato poche migliaia di persone), è passato alla storia per alcune dichiarazioni omofobe simili a quelle di un personaggio non molto abituato al bon ton (Giovanardi), Perra in diretta tv dichiarò: “Da che mondo è mondo i matrimoni sono tra uomo e donna, non immagino matrimoni tra omosessuali, a questo punto facciamo anche sposare gli animali”. Dichiarazione che fece il giro del web in poche ore, diventando virale, tanto da finire su tutti i giornali online. Il Movimento 5 Stelle dichiarò di non essere omofobo, ma esprimeva vaghe posizioni favorevoli anche sui diritti civili, ma si tratta dello stesso Movimento che appartiene a Beppe Grillo che con quegli argomenti non ci va molto d’accordo, basti ricordare le famose dichiarazioni sulla cittadinanza ai migranti e ai loro figli, senza dimenticare che al Movimento possono iscriversi solo italiani, non “stranieri”.

Un problema, questo, che il programma del Movimento non tratta, infatti, tra i tanti punti che non ci sono, Beppe Grillo non parla dei matrimoni omosessuali e non parla della cittadinanza ai migranti. Piccoli segnali che fanno capire bene l’orientamento strano di questo Movimento che ultimamente si è reso famoso per le aperture a Casapound. Un argomento rovente che ha suscitato la rabbia di tanti web-attivisti (la politica, però, si fa in strada, questo ricordiamolo sempre), tanto da sconvolgere i tanti antifascisti del Movimento che dopo quegli avvicendamenti hanno abbandonato Grillo.

Il caso di Perra, anche se non sarà eletto vista la sua posizione in lista (ma è emblematica la sua candidatura), farà discutere ancora il web, di certo è una delle tante candidature impresentabili, politicamente parlando, di queste elezioni. Si evince, dunque, che il “non essere di destra, non essere di sinistra, non essere di centro” può causare mostri del genere. Il movimento, su questo tema, ci ha abituato a tutto.

Luca Mullanu

La performance di Francesco Perra, tratta dalla propria pagina di presentazione sul sito del Movimento:

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