Dibba il grillino

Al Deputato M5S Alessandro Di Battista sta stretta la definizione di “grillino” che l’opinione pubblica nel tempo ha affibbiato loro. Chissà perché? Questa è la domanda che si pone il miglior prodotto comunicativo che il Mo Vi Mento ha saputo produrre nella scorsa tornata elettorale.
La sua risposta è ovviamente la solita: i media cattivi, asserviti al potere, li ostacolano e li discreditano perché “evidentemente” danno fastidio. Ma fastidio perché? Nel post del blog di Di Battista c’è un elenco di fatti estremamente rivoluzionari che i grillini avrebbero “fatto” in questi otto mesi di legislatura.
Dibba in un suo discorso alla ggente

Prima di tutto il caro Dibba dimentica che per anni i seguaci di Berlusconi sono stati chiamati berlusconiani, ma ciò è tipico in tutti quei partiti dove c’è un leader intoccabile e una serie di persone che legittimamente fanno politica, e altrattanto legittimamente scelgono di farla inseguendo acriticamente un capo. Ovviamente a giudicare ciò è l’opinione pubblica, di cui i media sono gli esponenti più evidenti, perché i membri di quel partito leaderistico spesso (ma neanche sempre) negheranno di essere leaderistico, tuttavia i fatti parleranno per loro. Ecco il vero motivo per il quale gli iscritti e gli eletti del Mo Vi Mento sono definiti grillini, caro Dibba, perché come spesso ci avete fatto notare a Grillo voi dovete tutto, Grillo vi porta i voti e anche voi, come i Berlusconiani, avete vinto una lotteria senza neanche comprare il biglietto. Miracolati dalla rete, avete fatto un giuramento implicito di fedeltà ad un capo e al suo progetto di finta rivoluzione, utile ad accumulare consenso ma non a produrre fatti, perché l’assenza di fatti è conseguenza del non prendere posizione su questioni importanti per inseguire la pancia dell’elettorato. Miracolati dalla rete avete gettato a mare quel consenso che vi avrebbe dato l’opportunità di cambiare il paese, di mandare a casa politicamente Berlusconi, di elevarvi a Onorevoli da semplici grillini che eravate, e crearvi una personalità politica autonoma.
E tu caro Dibba questo lo sai bene, visto che sei l’unico che è stato in grado di crearsi una popolarità e una personalità autonoma, all’interno della tua perfetta aderenza ai pensieri dei leader, l’unico che sembra sempre in linea con il movimento, l’unico che pare intoccabile tra gli eletti e l’unico, casualmente, che mostra più insofferenza di fronte alla definizione di “Grillino”.

Renzi e Grillo, due cuori per l’antipolitica

Chi vi scrive non è certo un sostenitore di Renzi, anzi. Posso tranquillamente ammettere una certa antipatia e avversità verso il sindaco di Firenze, sia per il personaggio, sia per le sue idee. Il fatto che attualmente sia diventato uno dei principali nemici di Grillo non mi ha fatto cambiare idea, e per certi versi mi ha fatto venire la voglia di pop corn.
Ma quando oggi, visitando il blog del megafono carismatico di Genova, ho letto il suo nuovo post anti-Renzi, mi è venuta voglia di scrivere qui per fare un po’ di chiarezza.
Infatti Renzi è accusato, non a torto, di essere liberista sui temi economici e sulle infrastrutture e di essere per lo meno incerto sui temi etici cari alla Chiesa Cattolica. Il post del blog punta la sua analisi su una serie di stringate citazioni del sindaco fiorentino sui vari temi caldi, per dimostrare quanto sia chiara la non collocabilità dello stesso nell’emisfero sinistro del parlamento.
E qui subito mi viene da chiedere per quale motivo Grillo – avverso alla sinistra come alla destra, che dipinge il Movimento come avvulso dagli schieramenti (e coerentemente lo dimostra con quasi ogni affermazione che fa), per il quale PD e PDL sarebbero talmente uguale da essere indistinguibili e destinati all’inciuccio perenne ed eterno – si interessi della collocabilità a sinistra di un suo avversario politico che, come lui, si dimostra poco avvezzo alle definizioni e agli schieramenti e punta ad un consenso bipartisan? Sarà forse per l’evidente sovrapponibilità degli elettorati? Sarà perchè lo considera l’unico vero avversario che gioca sul suo stesso campo di battaglia? Sta di fatto che, se è vero che Renzi si dimostra incerto sui temi caldi alla sinistra, altrettanto fa e ha sempre fatto Beppe Grillo: tornando al post:

Renzi è contrario ai matrimoni omosessuali? È scettico persino le unioni civili? Bene. Grillo ogni volta che parla di Nichi Vendola non lo attacca politicamente ma per la sua omosessualità, sul quale ironizza pesantemente ogni volta che ne ha la possibilità. Il programma intanto tace a riguardo, forse perchè una buona parte dell’elettorato cinque stelle la pensa come la pensa Perra, un militante del Movimento (candidatosi alle parlamentarie) che in televisione espresse le sue perplessità sul matrimonio omosessuale paragonandolo al matrimonio di una persona con il proprio animale.

Renzi ritenne sbagliate le scelte del PD di sostenere la CGIL in uno sciopero? Grillo si espresse nel senso di abolire i sindacati.

Renzi sostenne la riforma dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori fatta dall’allora ministro Fornero? Il movimento cinque stelle tutt’ora non ha un programma economico che tratti in modo chiaro l’argomento. Per definire quindi la posizione quasi-ufficiale di Grillo a riguardo dobbiamo rifarci a ciò che disse in un intervista il cosiddetto “economista di Grillo”, Gallegati, che definì testualmente l’articolo 18 come “un rettaggio ideologico che non ha valide ragioni per essere difeso”.

Renzi affermò che alla Gelmini era mancato il coraggio di osare di più, chiudendo la metà dell’università italiane. Grillo ha sostenuto da sempre l’abolizione del valore legale del titolo di studio, il che significa un inevitabile disvalore delle lauree ottenute in alcune università piuttosto che in altre, portando molte di esse a chiudere.

Renzi si è sempre dichiarato a favore della TAV affermandone la necessità per il progresso del paese. Nel frattempo Grillo si coccolava i No Tav, strizzando l’occhio a Caselli, il PM con il record mondiale di indagini contro i militanti della Val di Susa, e a Di Pietro, ex-ministro delle infrastrutture e dichiaratamente sì tav. Entrambi, questi, candidati (da Grillo, prima delle elezioni, il primo; dalle quirinarie, dopo le elezioni, il secondo) alla presidenza della Repubblica per il M5S.

Su altri argomenti il Movimento Cinque Stelle è, almeno a parole, più chiaro e la distinzione con Renzi è evidente. Rimarchiamo ciò che è scritto all’inizio di questo post: Renzi è un liberista sui temi economici, troppo “moderato” sui temi etici e particolarmente abile a sfruttare argomenti evidentemente secondari, come l’eliminazione della vecchia politica, la privatizzazione della politica e l’abbandono dei diritti dei lavoratori considerati troppo retrò. Su questi argomenti, gli unici sui quali ama ripetersi ed essere particolarmente chiaro, somiglia clamorosamente al suo principale attuale detrattore, il comico genovese.Image

Noi che non voteremo Movimento Cinque Stelle

Noi che non voteremo Movimento Cinque Stelle siamo di sinistra, di destra, di centro. Spesso siamo ex-grillini delusi. Molti di noi sostengono il governo perché lo ritengono il migliore possibile, molti altri vi si oppongono proprio come fate voi, che votate il Movimento Cinque Stelle.

Noi che non voteremo Movimento Cinque Stelle non siamo pagati da nessuno, non abbiamo alcun interesse personale alla disfatta del vostro Movimento, nessuna posizione privilegiata da difendere. Ma se l’Italia di oggi è, per usare una metafora, in preda ad un incendio, noi ci opponiamo a chi vorrebbe spegnere quest’incendio con bicchieri d’acqua, o peggio ancora con la benzina.

Noi che non voteremo Movimento Cinque Stelle non lodiamo la classe politica attuale o passata, non ci siamo mai costruiti un dogma o un totem di purezza come fate voi. Inseguiamo spesso dei sogni, come fate e avete fatto voi, spero, e diamo il nostro sostegno a chi è più credibile e onesto nell’inseguire e tentate di esaudire questi nostri stessi sogni.

Noi che non voteremo Movimento Cinque Stelle non siamo “gente”, ovvero una massa non meglio identificata, con una volontà unica e una verità assoluta che ci possa dare la salvezza, ma che finora ci viene nascosta dai nemici, dai cattivoni della “casta”, ovvero quell’altra massa informe che ha il potere e i privilegi e l’unico scopo di inculare quotidianamente i propri sudditi.

Noi che non voteremo Movimento Cinque Stelle siamo “persone” distinte, nei nostri bisogni, nei nostri interessi, nelle nostre idee, nella nostra avidità, nelle nostre invidie, nei nostri buonismi e nei nostri sensi di giustizia, nella nostra ipocrisia, nella nostra repressione, nella nostra cattiveria, nelle nostre debolezze. E di là, noi crediamo, ci siano persone, esattamente come noi, altrettanto distinte che hanno avuto la possibilità di una posizione, un lucro, una rendita, un privilegio, una carriera che hanno sfruttato e sfruttano in modo distinto.

Noi che non voteremo Movimento Cinque Stelle abbiamo sempre preso l’informazione che deriva dalla televisione e dai giornali con le pinze. Allo stesso modo e forse in misura maggiore, vista la minore varietà di strumenti cautelativi dalle bugie che abbiamo a disposizione, facciamo e abbiamo sempre fatto anche con l’informazione che troviamo in rete.
Noi, a differenza di voi che voterete Movimento Cinque Stelle, non prendiamo per oro colato le notizie che ci derivano dal Blog di Grillo e dalle sue appendici controllate sempre dal guru Casaleggio. Non solo: siamo ben coscienti che la maggior parte del nostro elettorato, così come la maggior parte del vostro elettorato, non usa internet per informarsi (i frequentatori del blog sono solo una minima parte del vasto elettorato che ha votato il M5S alle ultime politiche). L’odiata televisione e gli odiati giornali hanno dato il contributo maggiore al VOSTRO successo elettorale, imponendovi come unico voto di protesta, come unica alternativa, come unica opposizione alle vecchia politica e accettando al contempo di non esporvi al confronto e al giudizio diretto degli spettatori/lettori. Prendetene atto, con l’onestà intellettuale che da qualche parte vi residua.

Noi che non voteremo Movimento Cinque Stelle abbiamo fatto tesoro degli anni di storia vissuta e di storia studiata: temiamo il ripetersi di vicende più o meno tragiche e sanguinose. Per noi non c’è poi tanta differenza tra un uomo che urla insulti e parolacce da un palco di fronte ad una folla adorante di semi-automi e uno che lo fa gesticolando e usando termini antichi da un balcone. Soprattutto quando il primo si trova ad usare gli stessi argomenti, ad individuare gli stessi nemici e ad incantare la stessa folla incazzata.

Noi che non voteremo Movimento Cinque Stelle siamo già svezzati alle delusioni, e rifugiamo le facili soluzioni e le facili illusioni. Speriamo sempre nella trasformazione degli annunci in fatti, ma è soprattutto ai fatti che guardiamo, a chi avrebbe avuto la possibilità di metterli in atto e non l’ha fatto, a chi aveva poche alternative ed è giunto a compromessi per fatti decisamente insoddisfacenti.

Noi che non voteremo Movimento Cinque Stelle mettiamo in dubbio e giudichiamo attentamente prima di tutto coloro in cui crediamo di più, perché per noi non esistono santoni e bocche della verità. Teniamo gli occhi aperti e mettiamo in conto di incorrere in batoste, di perdere d’un tratto le nostre convinzioni, e non pendiamo dalla bocca di nessuno. Noi non abbiamo timore nel dire che quel politico, da noi stimato e magari votato, ha detto o fatto qualcosa che non condividiamo, o ha preso una strada che non avremmo voluto prendesse.

Noi che non voteremo Movimento Cinque Stelle distinguiamo tra le scelte coerenti e utili al paese, e le testarde prese di distanza schifate utili solamente a continuare una farsa propagandistica fatta solo da annunci e capri espiatori.

Noi che non voteremo Movimento Cinque Stelle non crediamo alla politica come mera rappresentanza di dissenso: rotonda, confinata e inutile. La vostra politica isolazionista rende poco credibile ogni vostro intento, anche il più positivo e concretamente attuabile. L’incapacità di arrivare a compromessi per la paura di compromettersi è il più grande campanello d’allarme di fronte alla vuotezza di contenuti della vostra forza politica.

Noi che non voteremo Movimento Cinque Stelle crediamo nella democrazia rappresentativa, nella funzione politica dei partiti, nella necessità del pluralismo dei bisogni e delle idee. La preferiamo alle dittature plebiscitarie, meglio note ai più come democrazie dirette: e se siamo contrariati di fronte alle democrazie dirette serie, ancora più lo siamo di fronte a chi propugna i referendum virtuali in siti privati e poco trasparenti come massimi strumenti di democrazia.

Noi che non voteremo Movimento Cinque Stelle non crediamo ai leader carismatici con cariche vitalizie, immutabili e incontestabili, anche quando travestiti da megafoni politici.

Noi che non voteremo Movimento Cinque Stelle, non è detto che allora non siamo “contro”, che allora non abbiamo aspettative di cambiamento o di rivoluzione. Anzi, spesso ne abbiamo più di voi, ma sappiamo che la vostra falsa rivoluzione è solo uno specchietto per le allodole, affinché tutto cambi perché nulla cambi davvero.

Noi che non voteremo Movimento Cinque Stelle non ce la “prendiamo con voi” senza motivo, non scarichiamo su di voi le responsabilità della cattiva gestione del nostro paese negli ultimi 20 anni, o negli ultimi 70 anni, o negli ultimi 150 anni. Noi non stiamo dalla vostra parte perché pensiamo che siate voi quelli che ci stanno ricascando in pieno, vi state facendo prendere per il culo da qualcuno che non ha neanche la fantasia e l’originalità di cambiare retoriche e dinamiche già usate nel passato!

Noi che non voteremo Movimento Cinque Stelle, perché non è la novità! È solo la riproposizione nell’era cybernetica dei Fasci da combattimento, del Fronte dell’Uomo Qualunque, del Movimento Sociale Italiano, di Forza Italia, della Lega Nord…

Noi che non voteremo Movimento Cinque Stelle siamo il 75% che non vi ha votato alle ultime elezioni, e che non ci sta a stare in silenzio mentre voi vi prendete la libertà, non si sa a quale titolo, di ergervi a unico vero popolo italiano, i cui bisogni sono stronzate come il wi-fi gratuito e l’abolizione della sperimentazione sugli animali.

Noi che non voteremo Movimento Cinque Stelle crediamo che il pluralismo dei giornali sia non solo da tutelare, per quel poco che già esiste, ma da promuovere, incentivandolo tramite indiscriminati e automatici finanziamenti all’editoria indipendente.

Noi che non voteremo Movimento Cinque Stelle crediamo ad una politica che sia di tutti, accessibile a tutti senza il bisogno di raccogliere previ consensi e finanziamenti da lobby, multinazionali, banche, perché la democrazia non è un costo da tagliare ma un bene comune sul quale investire.

Noi che non voteremo Movimento Cinque Stelle continueremo a non votarlo nonostante le intimidazioni, il bullismo, le segnalazioni, le censure, i tentativi di influenzarci tramite i peggiori metodi di propaganda occulta al quale ci sottoponete in quel web che voi considerate il simulacro della libertà e della democrazia.

Noi che non voteremo Movimento Cinque Stelle non lo faremo per queste e per tante altre ragioni diverse, anche opposte. Ma soprattutto non lo voteremo perché, a differenza vostra, abbiamo seguito il consiglio che spesso ci date alla fine dei vostri ripetitivi messaggi: ci siamo “SVEGLIATI” e abbiamo “acceso il cervello”.

[scritta da -rb-]

Utopia Sprawl

Immagine

Questa era l’illustrazione originale della Propagazione dell’Utopia, una carta di Magic: The Gathering che consentiva alle altre carte Foresta di generare più energia magica.

TRATTO DA UNA STORIA (POTENZIALMENTE) VERA.

27 Febbraio 2013: il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Piero Grillo ha conquistato 108 seggi alla Camera dei Deputati e 54 seggi al Senato.
Dunque, la stampa fa placidamente sapere all’italico popolo che Grillo avrebbe “vinto” le elezioni.

Tra le promesse elettorali del Movimento, la cessione delle attività di Equitalia Spa, società pubblica incaricata della riscossione delle tasse e dei tributi allo Stato Italiano.

Su un popolare social network, i cittadini italiani esprimono il loro gaudio alla notizia che il Movimento 5 Stelle avrebbe già rinunciato a 100 Milioni di Euro di rimborsi elettorali.
Sotto campeggia una foto dell’imponente capitano con una frase stampata a posteriori, ma che sembra quasi essere emanata dalle sue mani: LO ZOO IN THE WORLD.
A cosa alluderà mai?

La prima a commentare è la signora Franca, che chiede al popolo del web:

“Ma di Equitalia, che ne sarà?”

Prontamente le risponde la comare Assunta:

“Che deve essere buttata nel gabinetto!

Ma la signora Franca si pone un interrogativo, e apre il proprio dubbio alla società virtuale:

“Mi è arrivato un bollo con gli interessi, che ne faccio?

Di qui in poi la nostra storia diverge dalla realtà e si addentra nella fantascienza.

La signora Franca non riceve risposta entro 2 ore; dunque, spegne il computer e prende una decisione: giacché Grillo ha vinto le elezioni, e Grillo ha promesso che farà chiudere Equitalia, allora lei non si darà pena, per pagare il suo bollo.

Se avesse aspettato ancora un giorno, la signora Giorgia le avrebbe detto una grande verità, ovverosia che:

“Grillo non fa i miracoli, se hai il bollo da pagare in ritardo dovevi pagarlo.

Ma la nostra storia ci impone che, sfortunatamente, questo consiglio non sia stato accolto.
Il giorno dopo, la signora Franca va dal parrucchiere, dove incontra l’amica Tiziana…

Tiziana: “Eh, chissà che bolletta arriva con tutti questi phon attaccati contemporaneamente tutto il giorno; poi col prezzo dell’elettricità di oggi…”
Franca:  “No, io penso di no.
Tiziana: “Perché no? A me arriva una bolletta che ci dissangua, ogni volta. Sai, i videogiochi, i computer, poi uno pare che la lavatrice non la deve usare ma se no che fai, li mandi sporchi i bimbi a scuola?”
Franca: “Ma guarda che le tasse le puoi anche non pagare oramai.”
Tiziana: “Ma non t’attaccano?”
Franca: “Si ma vabbè ora Grillo ci leva Equitalia, quindi se non c’hai i soldi puoi anche non pagarle le tasse; ci levano gli aguzzini che si accaniscono sui poveri, quindi fai tu…

Tre giorni dopo, l’impiegato Mario Rossi sta discutendo col collega Luigi Verdi:

Mario: “oh Giggin, lo sai che mi fa ieri mia moglie Tiziana? Siamo a letto e mi dice: Mario, ma se per una volta le bollette non le paghiamo? Così ci permettiamo una vacanza in Francia.”
Luigi: “Eh, davvero, io le tasse le pago sempre ma questo Monti mi ha fatto venire l’acqua nel sangue…”
Mario: “Senti, ma secondo te, ora che c’è Grillo, ce le levano un po’ di queste tasse? Cioè: ha detto che fa chiudere Equitalia, credo avere capito che comunque uno se proprio non ce la fa a pagarle, può chiedere tranquillamente un posticipo, senza dover incorrere negli interessi. Cioè: mi sembra pure giusto, la crisi la paghiamo noi!”
Luigi: “Massì, ma senti, guarda: che ora Grillo sistema tutto. Le tasse le fa pagare ai ricchi, ai politici…guarda: ti devo dare ragione. Equitalia dev’essere chiusa.”

Una settimana dopo, Caio Neri, diretto superiore del signor Mario Rossi, dice alla segretaria del reparto contabile:

“Ascolta: se arrivano le bollette per questo mese, tu archiaviale per un po’…stanno discutendo in Parlmento su delle cose, bisogna vedere…vediamo come si mettono le cose.

Sono passati due mesi dal 27 Settembre; il CEO della Belpaese SpA, azienda nazionale per cui lavorano i signori Rossi, Verdi e Neri, manda una nota al Consiglio d’Amministrazione:

…alla luce del sensibile incremento dei margini di profitto sugli incrementi di produzione e della progressiva espansione della domanda, consiglio caldamente la decisione di adottare una politica di flessibilità nei confronti della stretta fiscale dello Stato. Contiamo infatti nell’appoggio da parte delle forze parlamentari del nostro progetto per l’innovazione in diversi settori strategici…

Primi giorni di Dicembre 2013.
Il Ministro del Tesoro italiano, con decreto controfirmato, annuncia che a seguito dell’incremento esponenziale del fenomeno dell’evasione fiscale registrato dall’insediamento delle nuove Camere, che sembra attestarsi oramai attorno al 90% del gettito potenziale, lo Stato Italiano non si ritrova più capace di onorare i propri debiti.
L’Italia è dunque in default. Le Camere saranno sciolte di li a poco.

Gennaio 2015:
Nell’anno precendente, un pazzo ha sparato a Beppe Grillo, che è in coma.
È stato, comunque, un anno di lacrime e sangue, in cui l’Italia ha iniziato a sperimentare un forte embargo da parte degli ex alleati occidentali che ha rafforzato l’industria nazionale a scapito del benessere dei cittadini.
Ora, un nuovo governo guidato da Silvio Berlusconi ha condotto l’Italia ad una forma di vassallaggio nei confronti della Russia, che in cambio fornisce gli approvvigionamenti energetici.
La Borsa Italiana, inizialmente, è rapidamente crollata, ma dopo tre mesi è ripartita con tutti i sintomi di una probabile bolla speculativa.
Le tasse sono state fortemente ridimensionate, i consumi interni aumentano, la situazione economica del paese ricorda da lontano quella della Repubblica Iraniana.
Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda, Repubblica Ceca ed Ungheria hanno già dichiarato default.
Tuttavia, negli ultimi giorni di Gennaio scoppia la ribellione al Governo degli industriali. Un gruppo eversivo di sinistra, figlio degli ex grillini, fa scoppiare una rivolta a Palermo.
Pochi giorni dopo, terroristi assaltano il Parlamento ed uccidono una trentina di politici vari.
Violenze anche a Milano, Torino e Verona.
Il Governo affida la difesa delle istituzioni alla Belpaese SpA, dato che l’Italia non ha fondi sufficienti per un esercito nazionale stabile.
La vicenda scuote l’Europa. Parigi si solleva contro il presidente Hollande. Le Figaro porta alla luce uno scandalo: le casse del Tesoro Francese sono vuote. Il Presidente è costretto a dichiarare default.
L’economia mondiale si scopre in poco tempo largamente ridimensionata.
Le tensioni in Spagna, Portogallo, Belgio, Olanda, Grecia esplodono in violenze di piazza. La polizia non riesce a fermare i tumulti.

2016:
Nella Primavera del 2015, la situazione sembrava essere stata ristabilita. Tuttavia, i gruppi eversivi europei si sono riuniti sotto un unico simbolo e nel Settembre 2015 hanno iniziato un piano d’assalto sistematico che assume i contorni di una rivoluzione armata su scala europea.
I vertici dell’Unione Europea, nel summit di Gennaio, su proposta della Germania, organizzano le principali agenzie di ordine pubblico, oramai vere e proprie multinazionali quasi del tutto privatizzate, per porre argine alla violenza nelle strade e reprimere gli insorti.
La Corea del Nord, apparentemente accidentalmente, affonda una nave sudcoreana durante una esercitazione militare. Il Governo di Seoul manda un ultimatum: se il Leader dei comunisti non si dimetterà entro tre giorni, la Corea del Sud dichiarerà lo stato di guerra.
La Corea del Nord non risponde. Al secondo giorno, fanteria mobile meccanizzata cinese invade il confine coreano ed occupa le periferie della nazione.
Il Giappone dichiara prontamente guerra alla Cina. Gli Stati Uniti si schierano prontamente a difesa di Seoul, ma la Nato temporeggia, soprattutto a causa della mancanza di fondi da parte della Francia.
Dopo circa sei mesi, contingenti russi si muovono lungo il confine cinese. Un primo scontro avviene tra le due aviazioni. La Russia è in guerra contro la Cina. L’Iran, onorando i patti militari, dichiara guerra alla Russia ed agli Stati Uniti. Il Pakistan, con una nota, fa sapere che appoggerà il fronte mediorientale. L’India si schiera con l’asse Nippo-Russo-Statunitense.
Dopo un mese, Israele tenta un attacco aereo contro Teheran. La Turchia condanna ufficialmente Israele. L’Egitto e metà Nordafrica aprono un fronte di guerra contro le fortificazioni israeliane a Sud.

2017:
Lo sforzo bellico interno ed estero, come supporto alla NATO, costa caro alla Germania. A metà anno è costretta a dichiarare default. Regno Unito, Stati Uniti, Russia e Cina dichiarano la sospensione dei pagamenti di ogni debito. Tutta l’Europa, l’Africa ed il Sudamerica seguono a ruota. Gli ultimi, pochi, finanzieri rimasti, spostano i propri soldi a Singapore, Lussemburgo e Svizzera.
La guerra mondiale conosce una fase di stallo che alterna azioni militari, sempre più caratterizzate dall’uso di missili e bombe a grappolo, con dichiarazioni di minaccia dell’uso degli ordigni atomici.

Con un celebre discorso agli italiani, Caio Neri, Supervisore alla Logistica Generale della Belpaese SpA, fa sapere che l’impresa ha deciso che gli Italiani non possono rinunciare a fornire supporto all’alleato Russo durante questo conflitto.
Con una mozione votata alla quasi unanimità, il Consiglio degli Azionisti della Belpaese decreta lo Stato di Guerra; tuttavia, il rappresenante delle Corporazioni Pubbliche, Silvio Berlusconi, non si mostra in pubblico da due settimane e c’è chi lo vuole al sicuro in Sudamerica.

Ciò che nessuno sa che in questo preciso momento egli si nasconde in un bordello argentino gestito da alcuni amici veneti di vecchia data e da certi altri figli di immigrati.

Beppe Grillo si risveglia dal coma: annuncia di avere visto Dio e di aver comunicato con lui.
Chiede come prima cosa la fine delle ostilità, in un celebre “Discorso al Mondo” che si tiene in Piazza San Pietro, a Roma, col benestare del Pontefice, Giovanni Paolo III.

2018:
Viene formato un Comitato Internazionale per la Pace nel Mondo. Beppe Grillo è tra i suoi promotori assieme al Papa, al Dalai Lama, ed al fondatore di Wikipedia.
Nell’Estate di questo anno si intravede la possibilità di porre termine al conflitto.

2019:
La guerra si estingue da se perché i complessi militari-industriali, esortati dalle proteste pacifiche del Comitato, non eseguono più gli ordini dei Consigli di Amministrazione delle multinazionali militari. Vengono proclamati gli scioperi delle agenzie militari in tutto il mondo.

Dalle Ceneri dell’ONU sorge la Federazione delle Repubbliche del Pianeta Terra, che riunisce organicamente più di 150 Repubbliche democratiche ed accoglie come membri osservatori dell’Assemblea le principali monarchie del pianeta.
I manager delle multinazionali della guerra e tutti i vecchi gerarchi dei partiti vengono processati a Kalingrad. Silvio Berlusconi condannato all’ergastolo in Siberia.
Rimane storico il suicidio di D’Alema e Fassino, che ingoiano assieme capsule di cianuro.

Nel Natale 2019, i principali leader religiosi del pianeta tengono una funzione con cui viene onorificamente celebrato Giuseppe Piero Grillo, già nominato Presidente Federale delle Repubbliche del Pianeta Terra ad interim, come Presidente della Terra.

2021:
Gran parte degli Stati Nazionali sono stati aboliti. Solo alcune piccole in insignificanti dittature, come quella cubana o vietnamita, rimangono in piedi.
I principali servizi pubblici sono ora forniti da un nutrito gruppo di multinazionali coordinate dalla Federazione Terrestre.
Su scala globale, è vietata la sperimentazione animale, cosicché la medicina ha subito una profonda battuta d’arresto. Ogni forma di stupro e di attività sessuale non protetta è punita ovunque con la castrazione chimica. Sacerdoti, monaci e predicatori di ogni religione sono ora impiegati della Federazione con concorso pubblico. Il Pontefice Giovanni Paolo III è solo una figura onorifica, che si gode la sua lauta pensione.
Quasi ogni droga è legalizzata. L’assuefazione dalle droghe è un grave problema. La vecchia criminalità organizzata è rimasta nei bassifondi urbani sotto altre forme. Il mondo attraversa una nuova, differente fase di consumismo. Annualmente ai cittadini è imposta una tassa a somma fissa che è destinata alla retribuzione di un determinato numero di artisti di vario genere (nominati con concorso pubblico anchessi), valutati meramente in base al numero di coloro che usufruiscono (tramite sistemi P2P) dei loro prodotti intellettuali. Le stime sono ottenute tramite servizi di controllo sulla Rete Internet.
Ogni decisione è presa tramite un sistema elettorale basato anch’esso su tecnologie web.

Un movimento critico di liberi pensatori che si rifà parzialmente alla Scuola Filosofica Austriaca contesta lo stato delle cose. Chiede più controllo dell’individuo sui meccanismi elettorali, e dunque più trasparenza, ma la massa non è partecipe di queste riflessioni e non ne da importanza.
Al crescere dei movimenti di protesta contro lo stato delle cose, in un celebre discorso al Mondo Intero, il Presidente Beppe Grillo fa sapere che:

“Per garantire maggior sicurezza ed una durevole stabilità, la Repubblica verrà riorganizzata…”

Il buono, il brutto e il cattivo

Stallo alla messicana.
La situazione politica scatutrita dalle elezioni mi ricorda tremendamente una delle scene più famose de “Il buono, il brutto e il cattivo”, capolavoro di Sergio Leone.
Anzitutto, i protagonisti.
Agli occhi della maggior parte degli elettori abbiamo un “buono”, ovvero Giuseppe Piero Grillo detto Beppe, anima, voce e gran sacerdote del Movimento 5 Stelle, guru della lotta alla casta politica italiana e megafono dell’insofferenza degli italiani verso la classe dirigente.
C’è poi il “brutto”, Pierluigi Bersani da Bettola, l’uomo che, sempre alla maggioranza dei cittadini, è apparso troppo “brutto” per guidare da solo il paese, troppo scialbo, troppo rassicurante, troppo legato a cose che nell’italiano medio evocano solo una grande incazzatura (chiamiamo le cose con il loro nome), a partire dai baffi di D’Alema fino a quelli di Sposetti.
E infine il “cattivo”, quella figura oscura, inaffidabile, ma, purtroppo, ancora tremendamente affascinante che risponde al nome di Silvio Berlusconi; talmeIl_buono,_il_brutto,_il_cattivo_(Triello)nte oscuro che le persone durante i sondaggi e gli exit poll si rifiutano di dichiarare di averlo votato, gran seduttore dell’italiano di destra, mai veramente attratto dal montismo.
E proprio come i protagonisti del celebre western del ’66, i tre ora si ritrovano dinanzi ad un vero e proprio stallo alla messicana, ovvero quella situazione di “triello” in cui ognuno dei tre contendenti, pistola in mano, può uccidere ed essere ucciso.
Partiamo dal “brutto” Bersani; dopo una campagna decisamente sottotono e una mazzata elettorale inimmaginabile, ha finalmente fatto la mossa giusta: ha offerto ai 5Stelle la responsabilità di governo, una collaborazione seria sui reciproci programmi e la possibilità di “smacchiare” la classe politica (almeno, nella sua parte insana).
Ha quindi la possibilità di uccidere, ma ha anche una pistola carica pronta a rovinarlo: Grillo vuole l’alleanza tra pd e pdl, buona parte della sua dirigenza (si fanno i nomi di Letta, Veltroni, D’Alema..) lo stesso.
Se Bersani dovesse lasciarsi andare a queste pressioni, avremmo un governo a breve durata, incapace di fare riforme importanti come quella sul conflitto d’interessi, di cambiare la legge elettorale e di introdurre il reddito minimo garantito, al massimo tra 18 mesi avremmo nuove elezioni e, stavolta, il M5S avrebbe probabilmente la maggioranza sia alla Camera che al Senato.
Se il “brutto” piange, il “cattivo” non ride.
E’ vero, ha dimostrato che è indelebile (altro che smacchiare il giaguaro), ha dimostrato che il popolo di destra non vuole (almeno per ora) passare dal populismo al conservatorismo e, se riuscisse a riciclarsi ancora, come fatto durante questa campagna, potrebbe anche puntare di nuovo a Palazzo Chigi.
Ma, anche lui, ha una pistola carica puntata nella sua direzione: se centrosinistra e m5s dovessero veramente mettere in campo il “modello siciliano”, si potrebbe legiferare sul conflitto d’interessi, con conseguenze per il Cavaliere potenzialmente letali.
E infine il “buono”; Beppe Grillo sembra, agli occhi di tutti, il grande vincitore delle elezioni.
Ma, permettettemi l’azzardo, è il vincitore più infelice della storia repubblicana.
Nè lui nè Casaleggio si aspettavano un successo simile e, soprattutto, si aspettavano di essere decisivi per la formazione dell’esecutivo; potevano al massimo aspettarsi di prendere più voti del pdl, di prendersi una grossa fetta del Parlamento e di fare un’opposizione dura e pura contro il governissimo Bersani-Monti.
E invece, si ritrovano in mano il destino del Paese e, onestamente, sembrano non sapere bene cosa farci.
La cosa migliore per la salute del Movimento sarebbe l’opposizione ad un governo Bersani-Berlusconi-Monti, che porterebbe, come già detto, ad una probabilissima vittoria grillina alla prossima tornata elettorale.
La mossa di Bersani lo ha messo invece di fronte alla possibilità di dare una sterzata al paese, quella sterzata che molti dei suoi elettori aspettano da anni.
E lui, almeno per ora, sembra preferire un appoggio alle misure gradite al Movimento senza garantire la fiducia all’esecutivo.
Fa finta di scordarsi che, senza la fiducia del Senato (che potrebbe essere data o dai suoi o dal pdl) un esecutivo non potrà mai vedere la luce.
E, soprattutto, fa finta di non vedere che la sua base si è già spaccata (le percentuali le lascio a voi) tra “collaborazionisti” e “puristi”.
Qualsiasi sarà la decione di Grillo, quindi, il Movimento rischia un crollo di consensi, soprattutto se Bersani dovesse tener duro e rifiutare una qualsiasi collaborazione con Berlusconi.
In mezzo, pronta a prendersi i proiettili dei tre pistoleri, c’è l’Italia.

In fin di vita.

Antipolitica per tutte le età

L’esistenza di un “popolo del web” come soggetto politicamente autonomo e influente nella scena nazionale è un fatto sicuramente addebitabile a realtà come quella Grillina, ed è un fattore che, come era facilmente ipotizzabile, è stato dapprima ignorato, poi sottovalutato e infine gonfiato con le proprie nefandezze da una politica sempre più inadeguata a capire i bisogni dei cittadini.

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Questo popolo del web non è un elite di nerd, o addirittura hackers, né è identificabili con i blogger che hanno rappresentato la base del M5S prima ancora che esso nascesse e che oggi spesso si ritrovano a fare i conti con un movimento che non rappresenta più le loro istanze. Ora sono una massa di persone nate nel pieno berlusconismo e approdate sullo schermo di un PC nel periodo delle chatline, del porno mainstream, delle community-vetrina. Oggi il merito di Grillo è quello di aver saputo veicolare una quota rilevante di queste braccia rubate alla masturbazione verso una nuova politica creata ad hoc per loro. Urla, schiamazzi, insulti contro l’immaginario nemico comune del “siamo tutti uguali” hanno allietato l’utenza (ed elettorato) del MoVimento, appassionata in ordine sparso di giustizia sommaria verso i politici, ambientalismo radicale e irrazionale e liberismo mascherato da meritocrazia. Man mano che il movimento si allargava, la sua critica verso la massa si riduceva. E se di certi argomenti verso questo pubblico allargato non faceva più molta presa, senza troppi problemi certi temi venivano abbandonati e in certi casi ridicolizzati (si pensi per esempio al famoso signoraggio bancario, cavallo di battaglia comune di grillini e complottisti!).

È stato forse un passo in avanti verso la politica, per tutte queste persone, e come dicevo di questo va dato atto a Beppe Grillo e chi gli sta dietro. Che sia poi veramente benefica, per la democrazia italiana, la presenza di un ennesimo, rinnovato nei mezzi tecnologici, movimento populista di “uomini qualunque”, sarei propenso a negarlo… Ma di fronte a questa deriva la politica ha alternato dosi di grillismo interno a ciechi divieti e negazioni della stessa esistenza di questo fenomeno. Partiti come Sinistra Ecologia e Libertà, nati con un certo insito fastidio verso la vecchia partitocrazia del centrosinistra, o movimenti, più attuali nella nascita, come il Movimento Arancione hanno sicuramente fatto propri alcuni cavalli di battaglia della critica a 5 stelle, affiancandoli ragionevolmente alle storiche tematiche della sinistra. Ma anche i partiti più grandi, in particolar modo il Partito Democratico, da un po’ di tempo insegue la moda Grillo, e facendo perno su tematiche di contorno, certo importanti, come il finanziamento trasparente (o assente?) dei partiti, tace clamorosamente sui temi più importanti ritenuti meno interessanti dalla massa e più compromettenti di fronte all’elettorato storico.

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Ma la risposta vera al grillismo, quella risposta che ha fatto sì che alcuni telegiornali forse impropriamente in questi giorni cominciassero a parlare di “terza repubblica”, è stato il Montismo.
Il professore nato dalle ceneri dell’ultimo governo Berlusconi, con l’assistenza passiva del parlamento dei partiti risultato, agli occhi degli Italiani, manifestamente incapace, rappresenta ed ha rappresentato per la gente un colpo alle fondamenta della “Kasta”, poco importando a chi lo ha sostenuto e ancora lo sostiene silenziosamente il fatto che sia stato lui stesso un frutto della partitocrazia e dei cosidetti poteri forti che fino a ieri sostenevano Berlusconi, e ancora prima Craxi, o Andreotti.

Se Grillo da una parte ha permesso ai partiti sempre più omologati, sempre meno ideologici e competenti, di mettere al centro i sudetti temi superflui ma mediaticamente accattivanti tralasciando la più sporca connivenza unanime verso il neoliberismo imperante; Monti si è mostrato come la forma più riuscita di antipolitica pilotata, come la “casta” che si nasconde dietro le scelte di un tecnocrate fiduciato da due terzi dell’arco parlamentare ancora in carica. Due facce di una stessa medaglia che fanno un favore ad una classe politica ormai sputtanata, che ha potuto ripulirsi la faccia e le mani per questa lunga, estenuante e patetica campagna elettorale dove il risultato sarà un parlamento appeso al 90% e un governo che sarà il naturale proseguimento dei governi passati e delle loro politiche, dove la sinistra radicale perderà ancora una volta l’occasione per unirsi sotto programmi e leader che siano veramente espressione dei valori della sinistra e non delle nomenklature dei partitini o dell’antimafia, e il gruppo dei 5 stelle risulterà di fronte ai media come l’unica vera opposizione parlamentare fatta dalla gggente. Ma nonostante tutto, quando questa campagna elettorale che sembra eterna, e dopo le elezioni, i partiti “tradizionali”, che pure saranno colpiti e ridimensionati, riusciranno a prendere, ne sono sicuro, il loro sicuro e consistente bottino di voti.

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R. D. Saba

Uno vale uno, ma forse uno vale più degli altri.

Su Grillo e sul suo movimento sono state dette tante cose, però sul fenomeno politico del grillismo non si possono non tenere dentro alcune considerazioni. Grillo è la risposta reazionaria alla crisi in Italia. In tutta Europa, o quasi, c’è stata una forte reazione, di destra, alla crisi. I neonazisti in Grecia sono un esempio valido, così come il fenomeno Marine Le Pen in Francia. L’acuirsi della crisi, le politiche di austerità, la restrizione di spazi democratici hanno permesso a quella destra demagogica e populista di rialzare la propria testa, se in Francia e in Grecia ha assunto un profilo razzista, omofobo e classicamente fascista, in Italia sembra una reazione di tipo diverso. Assume una protesta antipartitica e l’antipartitismo, quello becero, appartiene in principio a Mussolini.

Gramsci, statua della nostra cultura, scriveva questo:

“Il fascismo si è presentato come l’antipartito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odii, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano, non modificati ancora da una tradizione nuova, dalla scuola, dalla convivenza in uno Stato bene ordinato e amministrato” (Antonio Gramsci, L’Ordine Nuovo, 26 aprile 1921).

Grillo non sarà fascista,ma ci sono tutti gli elementi per affrontare una discussione su di lui e sul suo movimento. Perché è inutile prendersi in giro, Grillo, anche se “megafono” del M5S, è il possessore di tutto, e fa ciò che gli pare. C’è un evidente problema di democrazia interna, ma anche di ipocrisia, perché la partitocrazia che viene criticata viene emulata proprio da Grillo, padre padrone del M5S insieme a Casaleggio, personaggio che sta praticamente dietro Beppe, cura il suo blog e possiede il dominio del sito beppegrillo.it. Che c’è di male, penserebbe chiunque? C’è di male che Casaleggio è l’ombra di Grillo e prendono decisioni di viral marketing e di linea politica insieme, beffando l’idea di democrazia partecipata del M5S. Infatti, se non ci sono regole condivise e chiare alla base di un movimento come di un partito, non esiste democrazia. Di solito vince che ha più carisma, ma in rete questo meccanismo assume contorni fascistoidi e chi dissente diventa un nemico, perché non si allinea a ciò che dice il leader. Questo è autoritarismo. E l’autoritarismo, prima di diventare fenomeno egemonico, si combatte solo con i contenuti, che non trovano spazio, purtroppo, in questo vuoto politico nazionale contraddistinto da troppi scandali. Il Movimento 5 stelle non possiede una propria linea, o in realtà, ce l’ha, e l’unico possessore della verità e della scienza è Beppe Grillo. Nel programma elettorale mette dentro un calderone di idee strane, moltissime attribuibili alla destra montiana e neoliberista. Nel suo programma non c’è una sezione sul lavoro, molto grave, ma c’è una sezione sull’istruzione pubblica, fa riflettere la proposta di Abolizione del valore legale dei titoli di studio, proposta che piace molto al Governo dell’austerity ed a Confindustria, in particolare al ministro Profumo. Le sue interessanti proposte (praticamente 15 pagine di frasi) sono slogan vuoti, soprattutto pericolosi. Viene posta al centro la Rete, il web, come spazio democratico dove confrontarsi, e la centralità della Rete è un progetto di Casaleggio. Non solo, ma su un terreno di facile populismo le proposte di Grillo e del suo movimento vanno verso la riduzione della rappresentanza e degli spazi di democrazia. Grillo, nel programma afferma che è a favore dell’abolizione della Legge Biagi, la legge 30, il precariato, per intenderci. Interessante, ma non viene affrontato il discorso su come voler riformare il mercato del lavoro, non viene detto nulla sul pericolo di abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, non viene affrontato un approfondimento su questo tema, che è molto più importante di quanto possa sembrare. Le novità, si sa, a questo paese piacciono molto, semplici e dirette, come fu per Mussolini all’epoca, come fu per Berlusconi e per Bossi, oggi è per Grillo. Si cercano risposte semplici a domande complesse, per questo tira più un “Vaffanculo Nano di merda” che una proposta di patrimoniale o di una qualsiasi riflessione sull’Unione Europea. E dall’esperienza di Parma, abbiamo capito che maggiore democrazia nel Movimento 5 Stelle rispetto ai partiti significa sostituire al segretario un padrone. Idea originale, però qualcuno la mise in pratica anche negli anni ’20. Uno vale uno, ma forse uno vale più degli altri.

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