Il caso Barilla e il /pol/itically incorrect

N.d.A.: /pol/ è una board internazionale sulla quale si dibatte, la maggior parte delle volte scherzosamente, a volte anche seriamente, di tematiche di attualità. La regola è parlare il “politically incorrect”, ed accettare gli stereotipi. Per i cuori deboli e gli animi puri c’è la versione seriosa e senza humour, /int/. Ricordatevi sempre che si parla in inglese.
Dalla sincera ammirazione dell’autore per chi ripudia il “politicamente corretto” nasce questo editoriale, che esprime il pensiero dell’autore esattamente come verrebbe da lui espresso al bar, davanti ad un caffé.

Guido Barilla

L’interesse del giorno appena archiviato è stato il dover fare polemica sulla Barilla e sulle parole di Guido Barilla alla trasmissione “La zanzara” di Radio24, la radio del Sole 24 Ore.
Ciò che temo, tuttavia, è che si sia sollevato un polverone inutile perché bisogna fare tutto all’insegna del “politicamente corretto”.

Coinvolto in un discorso di genere sugli spot, in cui è sempre la donna a servire, Barilla si trova a parlare anche di coppie omosessuali: «Noi abbiamo una cultura vagamente differente. Per noi il concetto di famiglia è sacrale, rimane uno dei valori fondamentali dell’azienda. La salute, il concetto di famiglia. Non faremo uno spot gay perché la nostra è una famiglia tradizionale».

Lo sanno benissimo tutti, da decenni, che la pubblicità tipica Barilla è quella della “famiglia Mulino Bianco” (toh, un caso che si dica così? O ci dobbiamo fare uno speciale di Mistero con Adam Kadmon per provare a capire qualcosa e concludere che è un complotto del Nuovo Ordine dei Mugnai di Banderas?), ma si deve per forza rompere i coglioni perché oggi ci si alza dalla parte sbagliata del letto e non va più bene quello che è stato per tutti per decenni, così, all’improvviso.

Le parole di Barilla non sono un’affermazione venuta dal nulla, ma precisa risposta a precisa domanda. Affermazioni schiette, non tentativi di cerchiobottismo o di elusione della domanda alla maniera politichese.
Strano ma vero, e a qualcuno brucerà il culo, però anche da questo si può imparare una cosa: quando rivolgete una domanda a qualcuno, pensate a quale possa essere la possibile risposta. Certe cose, che normalmente una persona non direbbe in pubblico, possono far male se dette al microfono di una radio o di una televisione. Possono far male a chi le subisce, e possono far scatenare polemica per moda alle persone con una certa mentalità di perbenismo di facciata.

La stessa mentalità di quelli che se allo stadio fischi il Balotelli di turno perché pensi che sia fondamentalmente uno stronzo allora sei razzista.
Stessa mentalità di quelle che se dici che gli uomini fanno meglio una determinata cosa, o che non c’è niente di strano o di cui vergognarsi se una donna serve alle persone con le quali vive un piatto di pasta, allora sei un maschilista retrogrado di merda (e puoi anche scordarti che io te la dia fino a quando non mi compri quel paio di scarpe da 594 euro in saldo, tiè).

Questa è gente che non ha un cazzo da fare da quando si sveglia a quando va a dormire e non ha mezzi con cui sfogarsi (sì, c’è l’allusione sessuale, ma se non vi va bene perché siete perbenisti anche voi -e a quel punto, che cazzo ci fate ancora qui a leggere?- pensate a un punchball), nonché spesso e volentieri gente che ti chiedi perché abbia il diritto di voto e di parola.

Che poi quelli che vogliono creare il caso laddove non esista siano sempre i Cruciani, i Travaglio, gli Scanzi, i Gramellini (a tal proposito, segnalo un gruppo Facebook di resistenza ai suoi “Buongiorno” su La Stampa) poco cambia, perché per il popolino la colpa è sempre di chi dice quello che pensa.
Se poi si dice “No, non farei mai fare uno spot a una coppia gay” motivando e viene creato un polverone, la colpa è di questi provocatori che credono di fare i giornalisti (e di farlo bene, ma questo è soggettivo).

Chiesa e marketing

Questo articolo è per metà una risposta all’articolo precedente del “collega” jaycanto, grazie agli straordinari spunti che il suo mi ha offerto, e per metà un’ introduzione al mio prossimo articolo che parlerà degli hippie e di quello che ne è derivato filosoficamente e spiritualmente.

Come dicevo è una risposta alla recensione del libro “Gesù e i saldi di fine stagione” di Bruno Ballardini fatta da Jay ma non è una contro recensione poiché non ho letto il libro in questione anche se sarei molto interessato a farlo, è una risposta a come Jay ha esposto le tesi del libro.
Faccio presente ai lettori che ho letto numerosi di libri di marketing e comunicazione, in particolare libri orientati alla comunicazione politica per la costruzione del consenso in campagna elettorale, e che sono quindi piuttosto informato in materia. Per un certo periodo ho anche pensato di poter fare lo spin doctor come carriera.
Nonostante il mio interesse e la mia ammirazione per la materia e i penosi tentativi degli esperti di giustificare eticamente il proprio operato voglio dire subito che non posso fare a meno di giudicare il marketing come manipolazione, tanto quello pubblicitario che ci bombarda costantemente che quello politico o religioso.
Un jingle e una frasetta che rimangano in testa al consumatore quando appare il logo della marca, un breve slogan evocativo della campagna elettorale, far vedere immagini idilliache ed affiliarle alla figura del candidato o del prodotto in modo che, ad esempio, quando il consumatore pensi a quella marca di biscotti abbia in mente una famiglia che mangia felice; questo è il marketing.
Uno sfondo rosso dietro il candidato genera inquietudine, meglio un blu che infonde tranquillità agli elettori che lo vedono(siete tutti autorizzati a deridere il team Bersani che ha pensato bene di mettere uno sfondo grigio nei manifesti): questo è il marketing.
Certo, sugli imbecilli funziona molto meglio ma sfido qualunque “mente superiore” a non anticipare mentalmente la frasetta finale che gli è stata ripetuta migliaia di volte quando guarda una pubblicità.
Di fatto le strategie di marketing sono tecniche di manipolazione che possono essere impiegate a fin di bene, per esempio facendo eleggere un candidato meritevole, oppure possono produrre risultati catastrofici come portare un ubriacone come George W. Bush alla presidenza degli Stati Uniti utilizzando qualche battutina simpatica e degli spot elettorali subdoli.

Da qui potrei esporre tutte le mie critiche alla politica spettacolo e all’odierna democrazia televisiva ma preferisco evitare per non andare fuori traccia.
Lascio a voi le ovvie considerazioni su quello che comporterebbe utilizzare la comunicazione pubblicitaria a scopo di proselitismo religioso come già fanno in America i mormoni e Scientology.
La comunicazione è un male necessario se si vuole vendere o essere eletti ma è un guscio vuoto, la comunicazione è completamente priva di sostanza perché è molto facile costruire un messaggio vincente anche solo fingendo e basandosi su menzogne anche se non si ha niente di buono da offrire.
Forza Italia e Berlusconi sono esempi eccelsi di questo modo di fare: Forza Italia non era un partito ma una marca. Nel 1993 Berlusconi incaricò Dell’Utri e Publitalia (la sua compagnia pubblicitaria!) di creare un movimento in grado di portarlo al successo elettorale e Dell’Utri condusse indagini di mercato e sondaggi per capire cosa gli elettori desiderassero veramente come offerta politica in quel determinato momento, il risultato fu che gli elettori volevano meno tasse e meno burocrazia e che nel centrodestra c’era campo libero per imporsi con queste proposte; se l’ indagine di mercato avesse dato un diverso responso Berlusconi non avrebbe esitato a rimanere a sinistra (perché era socialista) e a proporre un’ offerta politica di sinistra. Lo stesso nome Forza Italia è uno slogan che andava ad evocare nei consumato… voglio dire negli elettori un’ affiliazione emotiva con la loro passione calcistica.
Insomma Forza Italia non aveva alcun programma politico e alcuna ideologia ma fu fondata semplicemente come marca per vendere il prodotto (politico) che i consumatori (elettori) volevano vedere sul mercato: la politica trasformata in un vuoto spot pubblicitario.
È questo che vogliamo per il proselitismo religioso? Uno spot elettorale in cui appare la croce insieme a un jingle musicale e un patetico slogan?

Ma il cardinale che chiedeva a Ballardini consigli di marketing non voleva questi eccessi chiaramente: voleva che l’ esperto ne curasse l’ immagine in modo da farlo apparire carismatico, moderno, simpatico; insomma come un politico chiede al proprio staff di essere curato nell’aspetto e nelle parole per piacere alla gente anche il cardinale chiedeva a Ballardini di diventare il suo spin doctor e di aiutarlo nella “campagna elettorale” per dare la scalata alla Chiesa ed essere, presumo, il nuovo “Papa buono”.
Ora, il carisma e il consenso mediatico e popolare che ne deriva aiuta molto chiunque, incluso il Papa, ma non è certamente quello l’ elemento fondamentale a rendere una persona un grande Papa o un grande Presidente; e basta guardare i numerosi bellimbusti che da 30 anni a questa parte sono stati eletti a furor di popolo in tutti i paesi occidentali, promettendo grandi cambiamenti e mai realizzandoli, per capire quanto la comunicazione e il carisma non siano altro che vuota propaganda. Non saranno certo la pubblicità e un Papa telegenico a salvare la Chiesa.
Per esempio sarebbe molto più utile istruire fedeli e sacerdoti per evitare che inizino a rendersi ridicoli urlando contro il primo superficialissimo Odifreddi di turno perché sono troppo ignoranti per rispondergli.

La parte che mi inquieta del libro, così come esposto nella recensione di Jay, è quando l’ autore afferma di essere stato un hippie e di essere oggi taoista (e già sento puzza fortissima di intruglio new age più che di vero taoismo) e che vorrebbe veramente aiutare il cardinale che gli ha chiesto aiuto a diffondere il modernismo nella Chiesa.
In altre parole quello che il cardinale ha chiesto a Ballardini è di aiutarlo ad essere carismatico per manipolare i cardinali e i fedeli e stravolgere la Chiesa con le sue modernizzazioni che comporterebbero il rinnegamento della dottrina e dei dogmi (leggetevi il mio articolo precedente se siete poco informati su queste cose e questa modernizzazione vi sembra sensata).
E Ballardini da buon hippie taoista ha accettato estatico l’ invito del cardinale (o della cordata di cardinali) ad aiutarlo a “modernistizzare” la Chiesa.

Tralascio volutamente di trattare dettagliatamente la parte finale della recensione di Jay in cui parla di apocalisse perché l’ argomento è vasto e si rischia di cadere nel millenarismo fanatico di qualche ranters puritano che veramente non voglio imitare.
Mi limito a fare notare che nell’Apocalisse è presente la figura del falso profeta e chi meglio di qualcuno moderno, carismatico e amato può giocare questo ruolo? Chi meglio di un lupo travestito da agnello con un po’ di marketing?
Prima che mi prendiate per pazzo io non credo che la fine sia vicina e che un Papa modernista sia l’ anticristo però riflettere su questi particolari è  un esercizio che io e Jay facciamo spesso, probabilmente a causa della passione per la fantascienza distopica e post-apocalittica. Prendetela come una divertente divagazione.

Drizzo veramente le antenne quando però Jay nella recensione scrive La strategia del cristiano è dunque il Vangelo del Cristo: nel libro sacro, l’esperto di comunicazione ed etica conferma qual’è il marketing da adottare. Il suo consiglio è un ritorno ai fondamentali: i preti dovrebbero potersi sposare come fu nella prima metà della Storia del Cristianesimo. Gli scismi dovrebbero essere sanati. Il cristianesimo deve ritornare a coniugare ortodossia (che in greco vuol dire “Verità”) e cattolicesimo (che in greco vuol dire “Universalità”) ricucendo al più presto gli strappi con le chiese orientali, luterane ed anglicane.”

Questo mi fa capire che Ballardini parla da esterno e in sincerità ci capisce anche poco: quella di cui parla non è la ricucitura degli scismi ma la resa della Chiesa cattolica al protestantesimo.
Parlare del Vangelo e non curarsi del magistero e della tradizione di 2000 anni è protestantesimo schietto e significherebbe per la Chiesa affermare che “abbiamo sbagliato per 2000 anni e le cose che dicevamo erano scemenze”.
I preti dovrebbero sposarsi? Si ma secondo la vera tradizone, come gli ortodossi e non come i luterani o i calvinisti.
Ripianare gli scismi e ripristinare l’ unità dei cristiani? Assolutamente si ma si parla dell’ unità dei cristiani e non dei cristianisti.
È bene distinguere l’ ecumenismo sano, volto alla riconciliazione con gli ortodossi e alcuni anglicani che sono semplicemente scismatici e non riconoscono al Papa altro che la carica di primus inter pares ma che hanno differenze dottrinali di minore entità con la Chiesa cattolica, dall’ecumenismo deviato che è quello che mira ad una impossibile riunificazione con i protestanti che hanno rinnegato 1500 anni di tradizione perché Lutero riteneva di aver interpretato per conto suo le scritture e di poter riscrivere il cristianesimo come preferiva. Ebbene i protestanti non sono cristiani ma cristianisti, non sono scismatici ma eretici che si sono creati una dottrina del tutto diversa; cattolici, anglicani cattolici e ortodossi non hanno niente da spartire con questi gruppi se non le scritture (ma non l’ interpretazione) e la divinità, per questo li definisco cristianisti ma non certo cristiani.

Grazie dell’ interessamento signor Ballardini ma potete tenervi la vostra comunicazione e i vostri indispensabili consigli, l’ ultima cosa di cui la Chiesa ha bisogno è di seguire i consigli di un hippie modernista in fatto di ecumenismo deviato. Si occupi di consigliare le religioni in cui crede la prossima volta.

Il mio prossimo articolo si ricollegherà in parte con le origini hippie di Ballardini e tratterà delle tendenze sincretistiche new age, delle filosofie derivate dal movimenti hippie e di un altro guru della comunicazione non lontano da questi ambienti: Casaleggio.

Perché non ha senso sperare che Papa Francesco sia modernista

Questo articolo non piacerà ai più: sarà pieno di riflessioni su temi fuori moda e sarà lungo, perchè ho la pessima tendenza di fare discorsi partendo da lontano; tuttavia spero che lo leggiate tutto, anche a rate. Lo spero perché con questo articolo vorrei fare presente il punto di vista dei cattolici tradizionalisti sulla Chiesa, un punto di vista che spesso non è noto e viene bollato con superficiali etichette semplificatrici. Insomma decifrare il punto di vista di chi è interno alla Chiesa.
La fonte principale di queste semplificazioni sono le indigeribili banalità che tutti i media ci hanno costretto ad ascoltare prima del conclave o che abbiamo letto sui giornali questa mattina. Questo non è un articolo per credenti: è un articolo per chi è estraneo alle riflessioni del mondo dei credenti e ha come solo modo di formarsi una opinione a riguardo le banalità ricorrenti dei media.

Partiamo proprio dalle insopportabili chiacchiere dei media di tutto il mondo piene di frasi fatte e di interventi copia-incolla che ripetono ad ogni conclave, questa immagine in inglese le elenca alla perfezione senza che debba farlo io.

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Tralasciamo anche gli utilissimi commenti da Capitan Ovvio, con i quali i giornalisti devono accompagnare le dirette nel terrore di non sapere più cosa dire.
Il bombardamento di frasi del genere spinge i credenti non praticanti e chi semplicemente non crede ad avere un’ immagine distorta di come dovrebbe funzionare la Chiesa, dalla disinformazione nascono delle semplificazioni erronee che vengono poi date per scontate.

Non è raro udire persone intelligenti fare dichiarazioni pressappochiste come “Gesù era il primo comunista” o “Gesù faceva così quindi la Chiesa dovrebbe fare X invece di Y”, sono generalmente frasi basate su una rappresentazione pop di Gesù ricavate probabilmente da qualche film. Sono generalizzazioni basate su un’idea stereotipata di come Gesù è rappresentato nella cultura popolare moderna, spessissimo le conoscenze delle scritture di chi le pronuncia non vanno oltre qualche sbiadito ricordo di una messa o del catechismo da bambini.
Ad esempio non è raro imbattersi su internet in persone ignorantissime che cercano di rivelarti la verità nascosta su Gesù perchè hanno visto zeitgeist (minuscola voluta) e si sono bevuti tutto. Tutto questo non ha niente a che vedere con l’essere credenti o meno, dobbiamo semplicemente domandarci se la persona con cui stiamo parlando basa le proprie conclusioni dalla conoscenza dello stesso Gesù di cui parla la Chiesa, ossia quello dei vangeli, oppure del Gesù guru new age inventato dagli hippie, del Gesù rivoluzionario comunista, di quello di Dan Brown o di altri ancora.

A peggiorare la cosa ci si mettono libri ben poco attendibili scritti da chi ne ha fatto la propria fonte di facili introiti editoriali. Anche qui non è questione di credere o meno ma di separare i fatti dalle seghe mentali: se Augias scrive l’ ennesimo libro scopiazzando fesserie già ampiamente smentite per arrivare alla straordinaria rivelazione che Gesù era gay il punto non è se il lettore è credente o meno ma se il lettore vuole leggere spazzatura senza fondamento o indagini serie.

Tutti noi, in particolare chi non conosce il cristianesimo perché non interessato, veniamo bombardati da queste scemenze che ci portano a costruirci una cornice interpretativa le cui fondamenta sono completamente errate.
In questo contesto di disinformazione totale si inseriscono i “consigli al nuovo pontefice” riguardanti posizioni politiche della Chiesa.
Eccone uno ricorrente: “La Chiesa dovrebbe uscire dal medioevo eleggendo un Papa progressista che apra alle unioni gay, all’ aborto, al sacerdozio femminile e al matrimonio dei sacerdoti bla, bla bla”. Apparentemente, soprattutto dal punto di vista laico, è una frase sensata.

La Chiesa però non è mai cambiata su queste posizioni e i non credenti la considerano oscurantista e reazionaria per questo, molti cattolici non praticanti invece si chiedono perchè la Chiesa cui nominalmente dicono di appartenere non adotta le posizioni della società di oggi.

“Se solo la Chiesa cambiasse la propria posizione sui contraccettivi tutti la apprezzerebbero, perchè non lo fanno?” Frase già sentita?
Perchè hanno bisogno di un Papa giovane e modernizzatore, risponderebbe il credente disinformato.
Perchè sono dei vecchi bigotti reazionari, risponderebbe il non credente e, dal suo punto di vista, avrebbe ragione.

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Il punto che nessuno capisce è che la Chiesa sta agendo coerentemente rispetto al proprio sistema di credenze: le posizioni “politiche” della Chiesa sugli omosessuali o sull’aborto sono basate sulla propria dottrina e per modificarle bisognerebbe cambiare la dottrina. La Chiesa non prende quelle posizioni non perché intrinsecamente medioevale e reazionaria ma perché altrimenti rinnegherebbe la propria stessa dottrina.

Quello che il non credente chiama aggiornamento significa invece rinnegamento e suicidio.

Un ateo potrebbe correttamente rispondermi che secondo lui Dio non esiste e che la dottrina della Chiesa è una scemenza basata su un vecchio libro che continua ad ostacolare il progresso e la tolleranza. Non contesto questo modo di vedere le cose ma chiedo all’ateo di comprendere che la Chiesa è perfettamente coerente all’interno di quello in cui crede; è coerente anche nell’essere, come direbbe lui, reazionaria.

Già oggi si sono diffuse in rete immagini e citazioni di Papa Francesco sull’omosessualità al grido di “vedete! È reazionario anche lui!”.
Ora, un ateo non può realisticamente sperare che esista un Papa che contraddica la dottrina per fare il progressista. Il non credente dovrebbe piuttosto auspicare che non ci sia proprio un Papa o che nessuno lo ascolti, in nome della laicità dello stato.
Il Papa è reazionario? È perché sta facendo il suo lavoro e sta rimanendo coerente con la verità che dice di possedere, che un ateo speri in un Papa progressista è senza senso.
Invece il credente non praticante, e quindi scarso conoscitore della dottrina e delle sue basi, ritiene che la Chiesa possa e debba adattare le proprie posizioni per stare al passo con i tempi e auspica un Papa pop carismatico e progressista.Il credente non praticante non si rende conto del fatto che questo comporterebbe il rinnegamento della propria dottrina e renderebbe la propria religione un guscio vuoto, i teologi modernisti, che ispirano questi credenti casual, invece se ne rendono perfettamente conto e anzi lo auspicano.

Ma quindi la dottrina si può cambiare e adattare al mondo come dicono i teologi modernisti?
No, significherebbe creare una nuova religione. Per usare l’esempio di prima: la posizione cattolica sull’omosessualità è basata sulle sacre scritture e sull’insegnamento di alcuni santi e padri della Chiesa e per cambiarla bisognerebbe ignorare e rinnegare queste fonti: di fatto non sarebbe più il cattolicesimo ma una nuova religione con una dottrina diversa sugli omosessuali. Significherebbe ammettere relativisticamente che il mondo è andato avanti e che la Bibbia è un libro scritto da uomini con una mentalità vecchia di alcuni millenni; da un punto di vista laico dire questo è certamente logico ma non lo è da un punto di vista religioso.
In quanto religione la Chiesa afferma di possedere una verità rivelata, realisticamente può un Papa dire che si sono sbagliati per duemila anni ma che adesso cambiano come è cambiato il mondo? Qualcuno la chiamerebbe verità? Una verità che dura fino a che non cambiano le opinioni della massa ha senso? Avrebbe senso credere in una Chiesa del genere?
Per questo dico che non ha senso che un non credente, che ritiene siano tutte scemenze, si aspetti questo cambiamento da un Papa o, ancora peggio, che sia un credente a sperare in un Papa così.
Se la Chiesa possiede la verità questa è valida sempre e non può essere adattata ai cambiamenti del mondo.
Per mantenere la coerenza con la propria tradizione la propria dottrina, per mantenere la propria pretesa di verità la Chiesa non può certo cambiarla questa verità.
La Chiesa può cambiare il suo approccio al mondo ma non i principi dottrinali su cui è fondata.
“Se la Chiesa facesse questi cambiamenti tutti la apprezzerebbero” è la frase fatta con cui i modernisti giustificano le loro pretese.

È opportuno chiedersi una cosa allora: queste persone parlano di una religione o di una Chiesa ONG (lo stesso esempio fatto ieri da Papa Francesco)? Parlano di una religione in cui si crede o di un’organizzazione umanitaria come Amnesty o la Croce Rossa che la gente apprezza per il suo impegno umanitario?
La Chiesa deve guardare a fedeli e credenti o alla popolarità mediatica?
Esiste una sola persona che diventerebbe credente perchéla Chiesa è diventata progressista o piuttosto direbbe: “credono comunque in delle scemenze ma almeno fanno del bene”?
In compenso chi è credente e si vede cambiare e relativizzare le cose in cui credeva dovrebbe correre il più in fretta possibile verso la più vicina parrocchia ortodossa.
Esiste il consenso mediatico e l’accettazione dei laici da una parte ma c’è anche il “consenso spirituale” dei fedeli dall’altra, a quale dei due dovrebbe interessarsi di più la Chiesa?

Ma andiamo ad analizzare i nostri simpatici teologi modernisti che sperano che finalmente Francesco sia il Papa che cambierà tutto e stroncherà la tradizione, dal celebre Hans Kung alla parodia nostrana Vito Mancuso.
Sul primo credo che nominare il suo libro “Con Cristo e con Marx” basti per distruggerne la credibilità di fronte a chiunque abbia un cervello, ateo o credente. La sua teologia è un continuo chiedersi se Dio esiste e la risposta a cui è arrivato in sostanza è “mi piacerebbe saperlo”.
Quanto a Mancuso cito una felice frase del filosofo e studioso del marxismo Costanzo Preve che potete trovare QUI e che consiglio a chi ha tempo di leggere.
“La concezione di Mancuso di Dio come “sorgente e porto dell’essere-energia”, a metà fra Teilhard de Chardin ed uno sciamano siberiano, fa rimpiangere la vecchia concezione tomistica classica.” Detto da un non credente come Preve.
La teologia di Mancuso può essere riassunta in “non rispetto nessun dogma, reinterpreto soggettivamente tutta la fede come mi pare, sono in contraddizione con gli ultimi duemila anni ma vi assicuro che sono cattolico”. Teologia individualista fai-da-te.
Queste persone e gente come Don Gallo non sono cattolici progressisti come si definiscono ma semplicemente non sono cattolici, credono in una religione da loro creata che prende le parti che più gli fanno comodo dell’ intero corpo della dottrina della Chiesa Cattolica.
Mi chiedo solo perché si ostinino a dirsi cattolici anche quando più nessuna inquisizione li verrà a mettere al rogo se ammettessero di non esserlo, che si facessero la loro Chiesa personale progressista.

Sui giornali in questi giorni questi teologi fai-da-te insieme a molti atei progressisti, che non possono fare a meno di dare consigli a una religione in cui non credono, si sono affrettati a immaginare gli scenari di rinnovamento più assurdi in seguito all’elezione di Papa Francesco; ad esempio Scalfari oggi afferma che “per questo prete di strada non possono esistere principi non negoziabili”, mi piacerebbe sapere su quali basi lo afferma.
Per ora tutti i sogni con cui queste persone hanno imbrattato pagine e pagine di quotidiani rimangono overthinking e speculazioni prive, in larga parte, di basi a proprio sostegno; consiglio loro di risparmiare l’inchiostro.

Papa Francesco è chiaramente un Papa che segna una discontinuità con Benedetto XVI ma è stato evidentemente eletto, e anche piuttosto in fretta, anche con i voti dei conservatori. Non c’è quindi stata la grande rivincita dei progressisti nella battaglia finale ma un semplice compromesso, mi dispiace rovinare gli avvincenti romanzi che i vaticanisti da due soldi hanno inventato ma la verità è probabilmente ben meno cinematografica della loro versione.
Sarà un Papa più povero nel cerimoniale e nel vestire, sarà un Papa più attento al sociale che alla teologia forse, potrebbe essere un Papa mediatico e carismatico come Giovanni Paolo II ma è alquanto improbabile che sia l’ossimoro che queste persone desiderano: il Papa hippie progressista LGBT.
Che nessun sano di mente si aspetti che dica sì ai matrimoni gay, all’aborto e via dicendo: se lo facesse non sarebbe un Papa cattolico ma un eretico perché andrebbe a contraddire la dottrina rivelata.
Personalmente avrei piuttosto voluto un Pio XIII, ma mi riservo di giudicare Papa Francesco per quello che farà realmente e non per quello che i modernisti vorrebbero che facesse.

Un cattolico dovrebbe sperare che questo Papa sia carismatico ma che difenda la verità in cui crede e non certo che la cambi. Un ateo, che in quella verità non crede, dovrebbe invece sperare che si mostri coerente con la propria dottrina e che il mondo di oggi lo rifiuti.
Ma sperare in un Papa progressista non dovrebbe avere senso indipendentemente dal fatto che si sia o meno credenti.

Spero di aver polverizzato qualche luogo comune, grazie per aver letto tutto il text-wall.

Quelle frasi scomode del Papa.

Tempo 24 ore e il nuovo Pontefice crea scompiglio tra fedeli e non. Jorge Mario Bergoglio, gesuita, argentino, visto dalla maggioranza dei giornalisti e vaticanisti come una persona sobria, che non ama la ricchezza e il potere della Chiesa, è già nel mirino di tanti per alcune frasi riguardanti gli omosessuali e la candidatura di Cristina Kirchner in Argentina. Nel 2007, quando era Arcivescovo di Buenos Aires, disse riferendosi a lei: “Le donne sono naturalmente inadatte per compiti politici. L’ordine naturale ed i fatti ci insegnano che l’uomo è un uomo politico per eccellenza, le Scritture ci mostrano che le donne da sempre supportano il pensare e il creare dell’uomo, ma niente più di questo”. Un pensiero, questo, rafforzato da un’altra dichiarazione, sempre inerente alle donne in politica: ”abbiamo avuto una donna come presidente della nazione e tutti sappiamo cosa è successo”, questa volta parlando di Maria Estela Martinez de Peron.

Alla luce di queste dichiarazioni il nuovo Papa si trova a dover percorrere una strada tutta in salita, de facto sono stati traditi i cuori di quanti pensavano di trovarsi di fronte ad un semplice francescano – giocando sul nome -, forte, caritatevole e magari con posizioni divergenti da quelle espresse dai suoi “ex colleghi”. Vane speranze, anche perché Francesco I è passato alla storia per la sua crociata contro le nozze gay. Infatti, il Papa si schierò contro i matrimoni omosessuali in occasione del voto al Senato della Repubblica Argentina sulla proposta di legge per rendere legale il matrimonio omosessuale e le adozioni (riforma poi approvata il 15 luglio 2010), il Pontefice scrisse: “Scrivo queste poche righe a ciascuna di voi che siete nei quattro monasteri di Buenos Aires. Il popolo argentino dovrà affrontare nelle prossime settimane una situazione il cui esito può seriamente ferire la famiglia. Si tratta del disegno di legge che permetterà il matrimonio a persone dello stesso sesso. È in gioco qui l’identità e la sopravvivenza della famiglia: padre, madre e figli. È in gioco la vita di molti bambini che saranno discriminati in anticipo e privati della loro maturazione umana che Dio ha voluto avvenga con un padre e con una madre. È in gioco il rifiuto totale della legge di Dio, incisa anche nei nostri cuori.
Ricordo una frase di Santa Teresina quando parla della sua malattia infantile. Dice che l’invidia del Demonio voleva vendicarsi della sua famiglia per l’entrata nel Carmelo della sua sorella maggiore. Qui pure c’è l’invidia del Demonio, attraverso la quale il peccato entrò nel mondo: un’invidia che cerca astutamente di distruggere l’immagine di Dio, cioè l’uomo e la donna che ricevono il comando di crescere, moltiplicarsi e dominare la terra.”. 

Frasi che hanno creato scandalo e molte reazioni, tra cui le principali associazioni omosessuali cilene, che in un comunicato attaccano il Papa: “Ancora una volta la Chiesa pone a capo del Vaticano un promotore dell’odio verso la diversità sociale e una figura del riferimento dell’omofobia e del disprezzo delle minoranze sessuali”.

Insomma, se fino all’altro giorno c’era una parte di cattolici che pensavano che il nuovo Papa dovesse portare una ventata nuova, di apertura su certi temi, come quelli del matrimonio omosessuale e del celibato, oggi si scopre che si ha a che fare con una persona che segue la dottrina in maniera ortodossa. Insomma, un classico conservatore, che, purtroppo, riuscirà solo ad irrigidire le posizioni immobili della Chiesa, rimasta, evidentemente, nel Medioevo

Aggiornatevi. Siamo nel 2013.

 

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La Repubblica d’Orbàn.

L’11 Marzo 2013 A. Tarquini scrive su La Repubblica che Viktor Orbàn, Presidente del Consiglio Ungherese, è riuscito a far apportare 7 sostanziali modifiche alla Costituzione tali da “aver fatto tramontare i valori liberali e democratici del Vecchio Continente”.

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Viktor Orbàn non è nuovo a subire attacchi da parte della stampa dell’Europa dell’Ovest (e dell’Est).
È un personaggio controverso, perché sostanzialmente la sua carriera politica si sintetizza così: uno studente come tanti che sfugge al comunismo andando a studiare all’estero. Alla caduta del Muro torna in patria da progressista liberale, il suo partito toppa ai pronostici, allora si reinventa popolare europeo, prima va al governo, poi perde le elezioni. A quel punto le crisi congiunte di economia e politica (il partito Socialista va ai minimi storici in termini di consenso perché come da tradizione “s’erano magnati tutto”) gli consegnano un paese in cerca di un Messia.
Lui cambia la Costituzione una volta, e poi un’altra; sostanzialmente diminuisce l’influenza diretta (ed indiretta) della magistratura e dei mass media nelle elezioni, e parallelamente opera una restaurazione formale di simboli e sentimenti della vecchia cattolicissima Monarchia. Fatto buffo: Orbàn è cresciuto in una famiglia protestante, non ha mai annunciato conversioni al cattolicesimo.
A quel punto stringe un patto di ferro coi fascisti ed inizia una timida retorica anti-europeista.

Insomma, è un tizio che gode della doppia investitura, del Popolo e di Dio.
Comprensibile che stia un po’ sulle scatole ai tecnocrati dell’UE, mai veramente preoccupati di dover rendere del loro operato né al Popolo, né a Dio.

In questo articolo prenderemo in analisi solo i 7 punti evidenziati da Tarquini, cercando di svelare come un giornalista può enfatizzare un fatto al fine di costruire una grossa notizia.
Ammetteremo per semplicità anche che Tarquini abbia riportato la pura ed evidente verità, e che dunque non esistano chiavi di lettura differenti delle modifiche alla Costituzione.

1-In futuro la Corte costituzionale potrà esaminare cambiamenti della Costituzione solo da un punto di vista formale, non sui contenuti. E inoltre i giudici supremi non potranno più richiamarsi a loro sentenze sul Diritto costituzionale ed europeo emesse prima dell’entrata in vigore della Costituzione voluta dal partito di Orbàn e varata nel gennaio 2012, anche in quel caso senza dialogo con gli altri partiti e senza tener conto di critiche e riserve dei partner europei. “E’ la vendetta di Orbàn contro la consulta”, dicono i socialisti. La Corte costituzionale in effetti aveva respinto proprio leggi liberticide che ora Orbàn trasforma col voto parlamentare di oggi in dettame costituzionale.

La Corte Costituzionale deve essenzialmente dare pareri formali. Quello è il suo compito primario. Comunque è vero che la Corte Costituzionale usa un metro interpretativo che deve essere spiegato al pubblico. Nel fare ciò, accade che si evidenziano delle motivazioni eterodosse che però sono ammesse in virtù di un principio di sostanzialità della sentenza. Non è comunque previsto che la Corte possa dare giudizi politici, giudizi sulla politica o, ancora peggio, abusare del proprio potere al fine di porre in essere risoluzioni di tipo esecutivo.
Pensateci: la Corte Costituzionale è quel “Guardiano che non è guardato da nessuno”, ha sempre l’ultima parola, e, paradossalmente, se la Corte Costituzionale ponesse in atto una forma di colpo di Stato, non esisterebbe sul serio un singolo organo preposto alla difesa istituzionale.
Che inoltre la Corte non possa rifarsi alle sentenze precedenti all’entrata in vigore delle modifiche, è un atto politico ma non scevro dalla ratio fondamentale del Diritto: le sentenze europee sono ammesse nel diritto nazionale solo se ciò è previsto dalla Costituzione stessa.
E si, è una chiara vendetta contro la Consulta, che mette sempre i bastoni tra le ruote ai riformisti.

Poi non capisco una cosa. Ma se la coalizione Orbàn – Conservatori – Nazionalisti – Protezionisti – Fascisti gode del 75% dei consensi in Parlamento, che senso avrebbe chiedere il parere dell’opposizione? Facciano un po quel che pare loro, mica li guida Bersani…

2-La libertà di espressione e di opinione potrà essere limitata se ferirà una non meglio definita “dignità della nazione ungherese”.

Una legge liberticida, pericolosa ma non nuova. Dall’alba dei tempi i sovrani giustificano il silenzio come prevenzione all’offesa. Una società più è libera, più è una società che tollera le offese (di ogni tipo).

3. Gli studenti saranno obbligati, dopo la laurea, a restare in Ungheria per un periodo almeno lungo come il corso di laurea, e in alcuni casi fino a dieci anni, e sarà loro vietato di cercare lavoro all’estero. Se violeranno tale norma dovranno ripagare le spese degli studi superiori.

So che sembra una cattiveria ed in effetti lo è. Ma è una cattiveria statalista, e forse – dico forse, perché non conosco la situazione magiara così a fondo – necessaria.
Mi riferisco al fatto che in molti paesi del Terzo Mondo sono in atto simili disposizioni. Per questi paesi mantenere un sistema Universitario è più un costo sociale, che una risorsa, nonostante tutto, quindi si cerca di rientrare coi costi come si può.
Badate bene la tecnica del giornalista, che “gonfia” la notizia utilizzando termini come “obbligo” e “vietato”, salvo riservare alla sola proposizione finale che queste forme di restrizioni concretamente si traducono in un semplice (per quanto oneroso, certo) sovrapprezzo del servizio.

4. I senzatetto non potranno trattenersi e dormire in spazio pubblico, se lo faranno saranno punibili dal diritto penale.

So che suona strano, ma esistono diverse leggi nel mondo sui senza tetto, mosse da moventi piuttosto disparati. In linea di massima vale il principio che non si dovrebbe fare del suolo pubblico la propria abitazione. Ma del resto, vale il principio più economico che etico per cui nessuna Legge può sconfiggere un uomo che non ha – letteralmente – niente da perdere.
Per dare un giudizio completo sarebbe necessario conoscere anche che tipo di misure assistenziali sono e saranno presenti nel paesi per ridurre la soglia dei senzatetto, quindi il giudizio in merito rimane in sospensione.
Da notare l’imperizia del giornalista che sembra aver tralasciato considerazioni del genere.

5. Dibattiti elettorali saranno vietati su radio e tv private, le ultime indipendenti e già combattute dal regime con taglio di frequenze e pressing per brutali tagli della pubblicità.

Quel genere di cosa che l’elettore medio del PD chiede al Signore ogni 10:30 di sera, subito dopo essersi lavato i denti, e subito prima di essersi infilato sotto le coperte.
Ma nel nostro caso, Orbàn non si trova di fronte un Berlusconi, quindi rimane una legge liberticida senza mezzi termini.

6. Coppie non sposate, senza figli o omosessuali non potranno avere la definizione di famiglia, e non avranno gli stessi diritti e agevolazioni della famiglia eterosessuale ufficialmente sposata e con figli.

Apparentemente scandaloso.
Non fosse che vale in medesimo per la Costituzione Italiana.
Ergo, di che stiamo parlando?

7. Il vecchio partito comunista (da cui è scaturito come altrove al centro-est europeo il Partito socialista, alleato all’Europarlamento di Spd, Pd, Ps francese o New Labour) è definito organizzazione criminale. Processi politici contro oppositori sono dunque teoricamente possibili con pretesti costituzionali.

Apparentemente scandaloso.
Non fosse che vale il medesimo per la Costituzione Italiana (nei confronti del Fascismo) e Tedesca (nei confronti del Partito Comunista della Germania Est e chiaramente del Nazismo).
Ergo, davvero, di che stiamo parlando, Tarquini?
Notate bene la locuzione impropria “processi politici” quando sul profilo tecnico ci troveremmo di fronte a “crimini contro l’umanità” o qualcosa del genere.
Potete obiettare di essere in disaccordo sulla sostanza dei crimini perpetrati dal comunismo ungherese, ma formalmente non è una disposizione differente da quelle contro gli altri regimi europei del ‘900.

In definitiva, che pensare di Orbàn?

La storia di Orbàn mi ricorda molto quella di Berlusconi, ma vista allo specchio.
Berlusconi è un ex socialista che s’è vestito da liberale, è stato sulle scatole all’Unione Europea ed è stato calciorotato dopo 20 anni di presenza sulla scena.
Orbàn è un ex liberale che s’è vestito da Grande Inquisitore, sta sulle scatole all’unione Europea e sarà calciorotato tra un paio d’anni.

Se da questa storia dobbiamo prendere un saggio insegnamento di tipo morale, è questo:

Cari amici socialisti e non, ricordatevi che se quando sarete al governo ruberete troppo più della media europea, allora qualche giornalista alla ricerca del successo personale vi sgamerà, dunque sorgerà un movimento dal basso che presto raggiungerà la maggioranza dei consensi ed inizierà a fare casini mediatici e diplomatici.

Ah, poi l’articolo dice che la situazione economica dell’Ungheria fa schifo; ma basta guardare il Fiorino.
Teniamone conto quando andremo a votare per l’uscita dall’Euro, ok?

La questione omosessuale

Riceviamo da un italiano a Madrid e pubblichiamo volentieri. L’autore è Giacomo Rosso.

Siamo tutti uguali. Non si può vietare l’amore per dei princìpi cattolici ormai logori e stantii. Non si può vietare a una coppia omosessuale di sposarsi. Mi pare assurdo solo pensarlo. In Europa si sta progredendo, e di questo ne sono felice: in Olanda, Belgio, Spagna, Francia, Portogallo, Norvegia, Svezia e Islanda due persone dello stesso sesso possono sposarsi. Nel Regno Unito, in Germania, Svizzera, Croazia ed altri stati invece è riconosciuta l’unione civile. Ma se da una parte, una corrente progressista si sta facendo largo nell’UE, da un’altra uno stato rimane arretrato: l’Italia. Lì, nulla di tutto ciò è stato possibile. Perché? Certamente, una delle motivazioni principali è la presenza, invadente e retrograda, della Chiesa cattolica, del Vaticano. Secondo il Papa Benedetto XVI la più bella forma d’amore è l’amore “fra uomo e donna” poiché l’amore tra persone omosessuali è un “amore debole” (dichiarazione dell’11 Maggio 2006). Ha anche detto che l’unica famiglia è quella “fra un uomo e una donna e i loro figli”. La Chiesa “non può approvare pratiche omosessuali” in quanto non corrispondono “all’ordine della creazione” (YouCat, 65). Analizzato il parere della Chiesa, vorrei esprimere il mio.
Come ho detto prima, siamo nel XXI secolo, e bisogna garantire ad ogni cittadino gli stessi diritti: a prescindere dalla sessualità, da chi si porta a letto e da chi si ama. L’amore non può essere soggetto a restrizioni legali. La cosa che più mi rattrista, e che più deve far riflettere, oltre il fenomeno dell’omofobia, è quando, in una coppia gay, uno viene ricoverato in ospedale ed il compagno non ha la possibilità di andarlo a trovare né di conoscere il suo stato poiché non fa parte della sua famiglia.
È normale pretendere il diritto di essere reputato al pari di un eterosessuale, con gli stessi identici diritti, con le stesse identiche possibilità, senza discriminazione alcuna. Non c’è bisogno che la Chiesa mi dica che non posso procreare, lo so: ma questo vieta che io possa amare un uomo? Questo vieta che due uomini, o due donne, possano formare una famiglia? Non credo proprio.
Non si parla più di destra o sinistra, in Inghilterra lo stesso Cameron ha appoggiato le unioni gay… in Italia neppure la “pseudo-sinistra” riesce a condurre una politica veramente equa e che tuteli realmente i diritti civili e le minoranze.
Pochi giorni fa si è tenuto il dibattito a 5 tra i candidati alle primarie del centrosinistra italiano, due si sono schierati a favore dei matrimoni gay (Laura Puppato però non si è espressa in merito alle adozioni), due hanno detto di voler riconoscere le unioni civili, ed uno, il bigotto di turno, ha sottolineato di non riconoscerla come plausibile famiglia (Bruno Tabacci).
Io ritengo che riguardo l’omosessualità ci sia tanta tanta ignoranza, che in certi casi sfocia nella più spietata crudeltà o addirittura nella violenza. La paura del diverso, la xenofobia, è una seria malattia.
Quando poi si sente dire in Scozia, dal Cardinale Keith O’Brien, che il matrimonio gay è paragonabile all’abuso dei bambini e alla schiavitù, ci si convince ancor di più di quanto l’omofobia sia una malattia da combattere e, gradualmente eliminare con un percorso di sensibilizzazione ed educazione, che parta dalle famiglie e arrivi nelle scuole, spesso luogo di discriminazione.
Se vostro figlio fosse gay, voi non vorreste che fosse felice? Voi non avreste piacere a vederlo sposare con la persona che ama? Oppure anche voi credete che, come “l’erudita” Flavia Vento, nota showgirl italiana, vedere “due uomini in abito bianco all’altare” sia ridicolo?

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