Chiesa e marketing

Questo articolo è per metà una risposta all’articolo precedente del “collega” jaycanto, grazie agli straordinari spunti che il suo mi ha offerto, e per metà un’ introduzione al mio prossimo articolo che parlerà degli hippie e di quello che ne è derivato filosoficamente e spiritualmente.

Come dicevo è una risposta alla recensione del libro “Gesù e i saldi di fine stagione” di Bruno Ballardini fatta da Jay ma non è una contro recensione poiché non ho letto il libro in questione anche se sarei molto interessato a farlo, è una risposta a come Jay ha esposto le tesi del libro.
Faccio presente ai lettori che ho letto numerosi di libri di marketing e comunicazione, in particolare libri orientati alla comunicazione politica per la costruzione del consenso in campagna elettorale, e che sono quindi piuttosto informato in materia. Per un certo periodo ho anche pensato di poter fare lo spin doctor come carriera.
Nonostante il mio interesse e la mia ammirazione per la materia e i penosi tentativi degli esperti di giustificare eticamente il proprio operato voglio dire subito che non posso fare a meno di giudicare il marketing come manipolazione, tanto quello pubblicitario che ci bombarda costantemente che quello politico o religioso.
Un jingle e una frasetta che rimangano in testa al consumatore quando appare il logo della marca, un breve slogan evocativo della campagna elettorale, far vedere immagini idilliache ed affiliarle alla figura del candidato o del prodotto in modo che, ad esempio, quando il consumatore pensi a quella marca di biscotti abbia in mente una famiglia che mangia felice; questo è il marketing.
Uno sfondo rosso dietro il candidato genera inquietudine, meglio un blu che infonde tranquillità agli elettori che lo vedono(siete tutti autorizzati a deridere il team Bersani che ha pensato bene di mettere uno sfondo grigio nei manifesti): questo è il marketing.
Certo, sugli imbecilli funziona molto meglio ma sfido qualunque “mente superiore” a non anticipare mentalmente la frasetta finale che gli è stata ripetuta migliaia di volte quando guarda una pubblicità.
Di fatto le strategie di marketing sono tecniche di manipolazione che possono essere impiegate a fin di bene, per esempio facendo eleggere un candidato meritevole, oppure possono produrre risultati catastrofici come portare un ubriacone come George W. Bush alla presidenza degli Stati Uniti utilizzando qualche battutina simpatica e degli spot elettorali subdoli.

Da qui potrei esporre tutte le mie critiche alla politica spettacolo e all’odierna democrazia televisiva ma preferisco evitare per non andare fuori traccia.
Lascio a voi le ovvie considerazioni su quello che comporterebbe utilizzare la comunicazione pubblicitaria a scopo di proselitismo religioso come già fanno in America i mormoni e Scientology.
La comunicazione è un male necessario se si vuole vendere o essere eletti ma è un guscio vuoto, la comunicazione è completamente priva di sostanza perché è molto facile costruire un messaggio vincente anche solo fingendo e basandosi su menzogne anche se non si ha niente di buono da offrire.
Forza Italia e Berlusconi sono esempi eccelsi di questo modo di fare: Forza Italia non era un partito ma una marca. Nel 1993 Berlusconi incaricò Dell’Utri e Publitalia (la sua compagnia pubblicitaria!) di creare un movimento in grado di portarlo al successo elettorale e Dell’Utri condusse indagini di mercato e sondaggi per capire cosa gli elettori desiderassero veramente come offerta politica in quel determinato momento, il risultato fu che gli elettori volevano meno tasse e meno burocrazia e che nel centrodestra c’era campo libero per imporsi con queste proposte; se l’ indagine di mercato avesse dato un diverso responso Berlusconi non avrebbe esitato a rimanere a sinistra (perché era socialista) e a proporre un’ offerta politica di sinistra. Lo stesso nome Forza Italia è uno slogan che andava ad evocare nei consumato… voglio dire negli elettori un’ affiliazione emotiva con la loro passione calcistica.
Insomma Forza Italia non aveva alcun programma politico e alcuna ideologia ma fu fondata semplicemente come marca per vendere il prodotto (politico) che i consumatori (elettori) volevano vedere sul mercato: la politica trasformata in un vuoto spot pubblicitario.
È questo che vogliamo per il proselitismo religioso? Uno spot elettorale in cui appare la croce insieme a un jingle musicale e un patetico slogan?

Ma il cardinale che chiedeva a Ballardini consigli di marketing non voleva questi eccessi chiaramente: voleva che l’ esperto ne curasse l’ immagine in modo da farlo apparire carismatico, moderno, simpatico; insomma come un politico chiede al proprio staff di essere curato nell’aspetto e nelle parole per piacere alla gente anche il cardinale chiedeva a Ballardini di diventare il suo spin doctor e di aiutarlo nella “campagna elettorale” per dare la scalata alla Chiesa ed essere, presumo, il nuovo “Papa buono”.
Ora, il carisma e il consenso mediatico e popolare che ne deriva aiuta molto chiunque, incluso il Papa, ma non è certamente quello l’ elemento fondamentale a rendere una persona un grande Papa o un grande Presidente; e basta guardare i numerosi bellimbusti che da 30 anni a questa parte sono stati eletti a furor di popolo in tutti i paesi occidentali, promettendo grandi cambiamenti e mai realizzandoli, per capire quanto la comunicazione e il carisma non siano altro che vuota propaganda. Non saranno certo la pubblicità e un Papa telegenico a salvare la Chiesa.
Per esempio sarebbe molto più utile istruire fedeli e sacerdoti per evitare che inizino a rendersi ridicoli urlando contro il primo superficialissimo Odifreddi di turno perché sono troppo ignoranti per rispondergli.

La parte che mi inquieta del libro, così come esposto nella recensione di Jay, è quando l’ autore afferma di essere stato un hippie e di essere oggi taoista (e già sento puzza fortissima di intruglio new age più che di vero taoismo) e che vorrebbe veramente aiutare il cardinale che gli ha chiesto aiuto a diffondere il modernismo nella Chiesa.
In altre parole quello che il cardinale ha chiesto a Ballardini è di aiutarlo ad essere carismatico per manipolare i cardinali e i fedeli e stravolgere la Chiesa con le sue modernizzazioni che comporterebbero il rinnegamento della dottrina e dei dogmi (leggetevi il mio articolo precedente se siete poco informati su queste cose e questa modernizzazione vi sembra sensata).
E Ballardini da buon hippie taoista ha accettato estatico l’ invito del cardinale (o della cordata di cardinali) ad aiutarlo a “modernistizzare” la Chiesa.

Tralascio volutamente di trattare dettagliatamente la parte finale della recensione di Jay in cui parla di apocalisse perché l’ argomento è vasto e si rischia di cadere nel millenarismo fanatico di qualche ranters puritano che veramente non voglio imitare.
Mi limito a fare notare che nell’Apocalisse è presente la figura del falso profeta e chi meglio di qualcuno moderno, carismatico e amato può giocare questo ruolo? Chi meglio di un lupo travestito da agnello con un po’ di marketing?
Prima che mi prendiate per pazzo io non credo che la fine sia vicina e che un Papa modernista sia l’ anticristo però riflettere su questi particolari è  un esercizio che io e Jay facciamo spesso, probabilmente a causa della passione per la fantascienza distopica e post-apocalittica. Prendetela come una divertente divagazione.

Drizzo veramente le antenne quando però Jay nella recensione scrive La strategia del cristiano è dunque il Vangelo del Cristo: nel libro sacro, l’esperto di comunicazione ed etica conferma qual’è il marketing da adottare. Il suo consiglio è un ritorno ai fondamentali: i preti dovrebbero potersi sposare come fu nella prima metà della Storia del Cristianesimo. Gli scismi dovrebbero essere sanati. Il cristianesimo deve ritornare a coniugare ortodossia (che in greco vuol dire “Verità”) e cattolicesimo (che in greco vuol dire “Universalità”) ricucendo al più presto gli strappi con le chiese orientali, luterane ed anglicane.”

Questo mi fa capire che Ballardini parla da esterno e in sincerità ci capisce anche poco: quella di cui parla non è la ricucitura degli scismi ma la resa della Chiesa cattolica al protestantesimo.
Parlare del Vangelo e non curarsi del magistero e della tradizione di 2000 anni è protestantesimo schietto e significherebbe per la Chiesa affermare che “abbiamo sbagliato per 2000 anni e le cose che dicevamo erano scemenze”.
I preti dovrebbero sposarsi? Si ma secondo la vera tradizone, come gli ortodossi e non come i luterani o i calvinisti.
Ripianare gli scismi e ripristinare l’ unità dei cristiani? Assolutamente si ma si parla dell’ unità dei cristiani e non dei cristianisti.
È bene distinguere l’ ecumenismo sano, volto alla riconciliazione con gli ortodossi e alcuni anglicani che sono semplicemente scismatici e non riconoscono al Papa altro che la carica di primus inter pares ma che hanno differenze dottrinali di minore entità con la Chiesa cattolica, dall’ecumenismo deviato che è quello che mira ad una impossibile riunificazione con i protestanti che hanno rinnegato 1500 anni di tradizione perché Lutero riteneva di aver interpretato per conto suo le scritture e di poter riscrivere il cristianesimo come preferiva. Ebbene i protestanti non sono cristiani ma cristianisti, non sono scismatici ma eretici che si sono creati una dottrina del tutto diversa; cattolici, anglicani cattolici e ortodossi non hanno niente da spartire con questi gruppi se non le scritture (ma non l’ interpretazione) e la divinità, per questo li definisco cristianisti ma non certo cristiani.

Grazie dell’ interessamento signor Ballardini ma potete tenervi la vostra comunicazione e i vostri indispensabili consigli, l’ ultima cosa di cui la Chiesa ha bisogno è di seguire i consigli di un hippie modernista in fatto di ecumenismo deviato. Si occupi di consigliare le religioni in cui crede la prossima volta.

Il mio prossimo articolo si ricollegherà in parte con le origini hippie di Ballardini e tratterà delle tendenze sincretistiche new age, delle filosofie derivate dal movimenti hippie e di un altro guru della comunicazione non lontano da questi ambienti: Casaleggio.

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Si prega sempre quando è tardi.

Così cantavano I Corvi, rocchetti degli anni ’60 dimenticati dal tempo.

Questo è l’ennesimo articolo sul Papa e sulla Chiesa. Ne abbiamo avuto uno del collega Mullanu che attaccava alcune dichiarazioni del Pontefice Francesco (poi rivelatasi una bufala), ed un’altro del vaticanista che risponde all’identità di “Sisto VI”, cattolico tradizionalista.
Si dice che il 98% dei maltesi sia cattolico. Penso di non potermi sottrarmi a questa statistica.

In verità, questo articolo voleva essere una recensione del libro “Gesù ed i Saldi di Fine Stagione” (provocante, eh?) di Bruno Ballardini, e lo sarà, ma mi riserverò di incentivare alcuni passi salienti di quest’opera.

Ho scoperto il Dott. Ballardini con quest’opera. È un filosofo, esperto di marketing e comunicazione.
Mi è parso di capire dalla lettura che segua le filosofie orientali del Tao e non creda nei dogmi cristiani, pur rispettando la figura di Gesù. Dimostra una mentalità pragmatica, a differenza di quanto ci si aspetterebbe da un grande esperto di lettere e costume. Aveva già scritto un libro simile; l’argomento è: “Affinità e divergenze tra Marketing e Religione“.

Questo libro è di una bellezza indescrivibile. Non è una biografia, ma con metro magico il Ballardini ci svela parte del suo passato hippie, dei suoi sogni, delle sue esperienze, delle sue riflessioni sul divino e sul mondano. Non è un romanzo. Ma forse lo è: racconta una storia così incredibile da non sembrare vera.
Per buona parte della lettura, le pagine s’incastrano in un trattato filosofico sulle strategie di espansione del bacino di fedeli delle istituzioni religiose; eppure, l’intento del libro non è davvero questo.
Ballardini ci dice che ha scritto questo libro col chiaro intento partigiano: voleva che una certa fazione della Chiesa potesse vincere su un altra.

Andiamo al succo: la storia del libro è che Ballardini è chiamato da un Cardinale di circa 73 anni, un grande teologo, che gli chiede di insegnargli le basi fondamentali del marketing ed elaborare una strategia per frenare il calo delle vocazioni e migliorare il consenso internazionale riguardo le politiche e la dottrina della Chiesa Cattolica. Il Cardinale gli chiede riserbo sul fatto, rivelando al filosofo che il suo fine personale è conquistare l’approvazione degli altri Cardinali al fine di operare una transizione epocale all’interno dell’istituzione petrina (!!!).
Sotto il profilo etico, non mi schiero a fianco dell’autore. Pubblicando il libro (nel 2011) ha tradito la fiducia del Cardinale, ma Balardini si difende dicendo che la pubblicazione del libro avrebbe comunque indirizzato la popolazione cattolica verso quel “modernismo” così temuto dagli uomini del Vaticano (compreso Sisto VI!), e così auspicato da quella massa di intellettuali dei “Credenti – Non praticanti“.
Notate questo: il filosofo ci lascia col dubbio. Dice che potrebbe essersi inventato tutto di sana pianta, sebbene un fondo di verità dietro la sua storia ci sia.
Questo espediente, l’ho trovato magnificamente metanarrativo.

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Sotto profilo dei contentuti, ci troviamo di fronte ad un trattato valido: Gesù e i Saldi di FIne Stagione esplora con fare scientifico pregi, debolezze e minacce della Chiesa Cattolica.
Questo non è un libro contro la Chiesa, ma un libro che vuole aiutare la Chiesa.

Secondo Ballardini, il problema del Vaticano si può riassumere così: è incoerente. Molti prelati sono degli ipocriti. Ballardini non afferma assolutamente che la Chiesa si sbagli ad assumere posizioni difensive su temi come l’aborto o l’impiego degli embrioni in ambito scientifico. Egli non vuole dare giudizi di merito sui temi etici. Ballardini invece pone in risalto questo fatto: mentre il Papa chiedeva ai cattolici un disimpegno dal relativismo sui temi etici, i suoi apparati usavano due pesi e due misure per gli affari interni. Un chiaro esempio è questo: se un prete protestante sposato si converte al ministero cattolico, mantiene il sacramento del matrimonio, mentre se una suora venisse stuprata, dovrebbe dismettere il saio.

Queste incongruenze nel diritto canonico generano sentimenti di inquietudine nei fedeli.
Anche nei suoi organismi più decentrati, il Vaticano è frammentato. Secondo Ballardini, ci sono troppe differenze tra Comunione e Liberazione (cattolici trendy, intellettuali e moderatamente spiritosi) ed il Movimento dei Focolari (cattocomunisti), senza dimenticare l’Opus Dei (definiti quasi massonici nella loro ritualità), quei laici sempre in antitesi coi poveri parroci diocesani.
Secondo questo libro, l’Azione Cattolica, la vecchia spalla della Democrazia Cristiana, era un chiaro esempio di diligenza ed efficienza, ma la frammentariazione dell’associazionismo cristiano, questi nuovi gruppi postconciliari, spesso guidati da laici, ha distrutto quanto di buono avevano costruito l’Azione Cattolica e gli antichi ordini di monaci e chierici (francescani, domenicani, gesuiti etc etc).

Sotto il profilo de: “I grandi nemici moderni della Chiesa“, Ballardini pone un forte accento sulle confessioni pentecostali e sincretiche. Le prime, in maniera ingenua e con toni da predicatore, affascinano i fedeli più ingenui: permettono una intermediazione diretta tra la divinità e l’uomo, spesso però sprofondando nella superstizione; le seconde , e ci riferiamo a Scientology ed alcune strane chiese orientali che fanno un minestrone di dottrine e simboli, sono altrettanto pericolose perché spesso guidate secondo criteri molto profani e molto poco spirituali nelle modalità di espansione del bacino di fedeli.
Non ho citato Scientology a sproposito: se la Chiesa medievale si rifaceva al grande carisma dei Papi e dei Santi per attrarre i fedeli, Scientology si rifà al carisma di attori e personaggi famosi per conquistare la scena.

Le antiche filosofie orientali, invece, non sarebbero rivali del Cattolicesimo, perché il loro messaggio interessa maggiormente quella componente di fedeli che non è naturalmente incline al messaggio cristiano.
Discorso a parte per l’associazionismo ateo, l’UAAR (Unione Atei Agnostici Razionalisti), definiti dal filosofo quasi una “setta”: inadeguate ad aggregare anche i liberi pensatori a cui vorrebbero rivolgersi perché prive di “prodotto”, prive di valore. Bello il paragone tra queste religioni senza-Dio ed il movimento No-Logo di Naomi Klein: l’associazionismo ateo è inconcludente perché offre le stesse soluzioni ipocrite della Chiesa senza tuttavia offrire nessun prodotto spirituale “più elevato”.

Il messaggio più forte del libro però si rivela nella parte finale: il filosofo che rivela la strategia ai prelati vaticani in una conferenza alla Pontificia Accademia delle Scienze. La grande strategia è che la Chiesa non deve avere una strategia. Le strategie si adoperano in guerra, e la guerra conduce al massacro. La Chiesa Cattolica per troppo tempo ha dimenticato che il suo obiettivo è la salvaguardia la vita umana in questo mondo, e l’anima in quello che verrà. Non c’è nessun particolare motivo per porsi in antitesi con le altre religioni.
La strategia del cristiano è dunque il Vangelo del Cristo: nel libro sacro, l’esperto di comunicazione ed etica conferma qual’è il marketing da adottare. Il suo consiglio è un ritorno ai fondamentali: i preti dovrebbero potersi sposare come fu nella prima metà della Storia del Cristianesimo. Gli scismi dovrebbero essere sanati. Il cristianesimo deve ritornare a coniugare ortodossia (che in greco vuol dire “Verità”) e cattolicesimo (che in greco vuol dire “Universalità”) ricucendo al più presto gli strappi con le chiese orientali, luterane ed anglicane.

Alla luce dei recenti fatti del 2013 mi pongo un serio interrogativo: e se il Dott. Ballardini non avesse mentito? Se una “fronda modernista” si fosse messa in azione nel Ponteficato di Benedetto per una serie di riforme sostanziali dell’Alto Clero?

L’elezione di Francesco porterà, come peraltro diagnosticato da un buffo (o blasfemo, a seconda dei casi) articolo di VICE, un generale ritorno alla Chiesa povera. Questo sembra piacere molto ai fedeli. È solo una delle componenti del ritorno alla Chiesa dei Martiri. Una strategia efficace, basata sul Vangelo, porterà al compimento finale dell’AntiScisma Cristiano?

Un altro interrogativo scuote la mia coscienza: tutto questo era già stato profetizzato più e più volte…l’esito finale dell’operazione è sempre il solito: l’Apocalisse, la fine di Roma e del mondo intero nel Giudizio Universale e l’ascesa della Gerusalemme Celeste.

Il Papa Povero sarà un nuovo Pietro, o ne sarà l’ultimo?
Le speculazioni possono essere molte. Cercate di ragionarci: forse la fine della dinastia dei Pietri potrebbe essere il trionfo finale del Cattolicesimo sul mondo.

Perché non ha senso sperare che Papa Francesco sia modernista

Questo articolo non piacerà ai più: sarà pieno di riflessioni su temi fuori moda e sarà lungo, perchè ho la pessima tendenza di fare discorsi partendo da lontano; tuttavia spero che lo leggiate tutto, anche a rate. Lo spero perché con questo articolo vorrei fare presente il punto di vista dei cattolici tradizionalisti sulla Chiesa, un punto di vista che spesso non è noto e viene bollato con superficiali etichette semplificatrici. Insomma decifrare il punto di vista di chi è interno alla Chiesa.
La fonte principale di queste semplificazioni sono le indigeribili banalità che tutti i media ci hanno costretto ad ascoltare prima del conclave o che abbiamo letto sui giornali questa mattina. Questo non è un articolo per credenti: è un articolo per chi è estraneo alle riflessioni del mondo dei credenti e ha come solo modo di formarsi una opinione a riguardo le banalità ricorrenti dei media.

Partiamo proprio dalle insopportabili chiacchiere dei media di tutto il mondo piene di frasi fatte e di interventi copia-incolla che ripetono ad ogni conclave, questa immagine in inglese le elenca alla perfezione senza che debba farlo io.

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Tralasciamo anche gli utilissimi commenti da Capitan Ovvio, con i quali i giornalisti devono accompagnare le dirette nel terrore di non sapere più cosa dire.
Il bombardamento di frasi del genere spinge i credenti non praticanti e chi semplicemente non crede ad avere un’ immagine distorta di come dovrebbe funzionare la Chiesa, dalla disinformazione nascono delle semplificazioni erronee che vengono poi date per scontate.

Non è raro udire persone intelligenti fare dichiarazioni pressappochiste come “Gesù era il primo comunista” o “Gesù faceva così quindi la Chiesa dovrebbe fare X invece di Y”, sono generalmente frasi basate su una rappresentazione pop di Gesù ricavate probabilmente da qualche film. Sono generalizzazioni basate su un’idea stereotipata di come Gesù è rappresentato nella cultura popolare moderna, spessissimo le conoscenze delle scritture di chi le pronuncia non vanno oltre qualche sbiadito ricordo di una messa o del catechismo da bambini.
Ad esempio non è raro imbattersi su internet in persone ignorantissime che cercano di rivelarti la verità nascosta su Gesù perchè hanno visto zeitgeist (minuscola voluta) e si sono bevuti tutto. Tutto questo non ha niente a che vedere con l’essere credenti o meno, dobbiamo semplicemente domandarci se la persona con cui stiamo parlando basa le proprie conclusioni dalla conoscenza dello stesso Gesù di cui parla la Chiesa, ossia quello dei vangeli, oppure del Gesù guru new age inventato dagli hippie, del Gesù rivoluzionario comunista, di quello di Dan Brown o di altri ancora.

A peggiorare la cosa ci si mettono libri ben poco attendibili scritti da chi ne ha fatto la propria fonte di facili introiti editoriali. Anche qui non è questione di credere o meno ma di separare i fatti dalle seghe mentali: se Augias scrive l’ ennesimo libro scopiazzando fesserie già ampiamente smentite per arrivare alla straordinaria rivelazione che Gesù era gay il punto non è se il lettore è credente o meno ma se il lettore vuole leggere spazzatura senza fondamento o indagini serie.

Tutti noi, in particolare chi non conosce il cristianesimo perché non interessato, veniamo bombardati da queste scemenze che ci portano a costruirci una cornice interpretativa le cui fondamenta sono completamente errate.
In questo contesto di disinformazione totale si inseriscono i “consigli al nuovo pontefice” riguardanti posizioni politiche della Chiesa.
Eccone uno ricorrente: “La Chiesa dovrebbe uscire dal medioevo eleggendo un Papa progressista che apra alle unioni gay, all’ aborto, al sacerdozio femminile e al matrimonio dei sacerdoti bla, bla bla”. Apparentemente, soprattutto dal punto di vista laico, è una frase sensata.

La Chiesa però non è mai cambiata su queste posizioni e i non credenti la considerano oscurantista e reazionaria per questo, molti cattolici non praticanti invece si chiedono perchè la Chiesa cui nominalmente dicono di appartenere non adotta le posizioni della società di oggi.

“Se solo la Chiesa cambiasse la propria posizione sui contraccettivi tutti la apprezzerebbero, perchè non lo fanno?” Frase già sentita?
Perchè hanno bisogno di un Papa giovane e modernizzatore, risponderebbe il credente disinformato.
Perchè sono dei vecchi bigotti reazionari, risponderebbe il non credente e, dal suo punto di vista, avrebbe ragione.

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Il punto che nessuno capisce è che la Chiesa sta agendo coerentemente rispetto al proprio sistema di credenze: le posizioni “politiche” della Chiesa sugli omosessuali o sull’aborto sono basate sulla propria dottrina e per modificarle bisognerebbe cambiare la dottrina. La Chiesa non prende quelle posizioni non perché intrinsecamente medioevale e reazionaria ma perché altrimenti rinnegherebbe la propria stessa dottrina.

Quello che il non credente chiama aggiornamento significa invece rinnegamento e suicidio.

Un ateo potrebbe correttamente rispondermi che secondo lui Dio non esiste e che la dottrina della Chiesa è una scemenza basata su un vecchio libro che continua ad ostacolare il progresso e la tolleranza. Non contesto questo modo di vedere le cose ma chiedo all’ateo di comprendere che la Chiesa è perfettamente coerente all’interno di quello in cui crede; è coerente anche nell’essere, come direbbe lui, reazionaria.

Già oggi si sono diffuse in rete immagini e citazioni di Papa Francesco sull’omosessualità al grido di “vedete! È reazionario anche lui!”.
Ora, un ateo non può realisticamente sperare che esista un Papa che contraddica la dottrina per fare il progressista. Il non credente dovrebbe piuttosto auspicare che non ci sia proprio un Papa o che nessuno lo ascolti, in nome della laicità dello stato.
Il Papa è reazionario? È perché sta facendo il suo lavoro e sta rimanendo coerente con la verità che dice di possedere, che un ateo speri in un Papa progressista è senza senso.
Invece il credente non praticante, e quindi scarso conoscitore della dottrina e delle sue basi, ritiene che la Chiesa possa e debba adattare le proprie posizioni per stare al passo con i tempi e auspica un Papa pop carismatico e progressista.Il credente non praticante non si rende conto del fatto che questo comporterebbe il rinnegamento della propria dottrina e renderebbe la propria religione un guscio vuoto, i teologi modernisti, che ispirano questi credenti casual, invece se ne rendono perfettamente conto e anzi lo auspicano.

Ma quindi la dottrina si può cambiare e adattare al mondo come dicono i teologi modernisti?
No, significherebbe creare una nuova religione. Per usare l’esempio di prima: la posizione cattolica sull’omosessualità è basata sulle sacre scritture e sull’insegnamento di alcuni santi e padri della Chiesa e per cambiarla bisognerebbe ignorare e rinnegare queste fonti: di fatto non sarebbe più il cattolicesimo ma una nuova religione con una dottrina diversa sugli omosessuali. Significherebbe ammettere relativisticamente che il mondo è andato avanti e che la Bibbia è un libro scritto da uomini con una mentalità vecchia di alcuni millenni; da un punto di vista laico dire questo è certamente logico ma non lo è da un punto di vista religioso.
In quanto religione la Chiesa afferma di possedere una verità rivelata, realisticamente può un Papa dire che si sono sbagliati per duemila anni ma che adesso cambiano come è cambiato il mondo? Qualcuno la chiamerebbe verità? Una verità che dura fino a che non cambiano le opinioni della massa ha senso? Avrebbe senso credere in una Chiesa del genere?
Per questo dico che non ha senso che un non credente, che ritiene siano tutte scemenze, si aspetti questo cambiamento da un Papa o, ancora peggio, che sia un credente a sperare in un Papa così.
Se la Chiesa possiede la verità questa è valida sempre e non può essere adattata ai cambiamenti del mondo.
Per mantenere la coerenza con la propria tradizione la propria dottrina, per mantenere la propria pretesa di verità la Chiesa non può certo cambiarla questa verità.
La Chiesa può cambiare il suo approccio al mondo ma non i principi dottrinali su cui è fondata.
“Se la Chiesa facesse questi cambiamenti tutti la apprezzerebbero” è la frase fatta con cui i modernisti giustificano le loro pretese.

È opportuno chiedersi una cosa allora: queste persone parlano di una religione o di una Chiesa ONG (lo stesso esempio fatto ieri da Papa Francesco)? Parlano di una religione in cui si crede o di un’organizzazione umanitaria come Amnesty o la Croce Rossa che la gente apprezza per il suo impegno umanitario?
La Chiesa deve guardare a fedeli e credenti o alla popolarità mediatica?
Esiste una sola persona che diventerebbe credente perchéla Chiesa è diventata progressista o piuttosto direbbe: “credono comunque in delle scemenze ma almeno fanno del bene”?
In compenso chi è credente e si vede cambiare e relativizzare le cose in cui credeva dovrebbe correre il più in fretta possibile verso la più vicina parrocchia ortodossa.
Esiste il consenso mediatico e l’accettazione dei laici da una parte ma c’è anche il “consenso spirituale” dei fedeli dall’altra, a quale dei due dovrebbe interessarsi di più la Chiesa?

Ma andiamo ad analizzare i nostri simpatici teologi modernisti che sperano che finalmente Francesco sia il Papa che cambierà tutto e stroncherà la tradizione, dal celebre Hans Kung alla parodia nostrana Vito Mancuso.
Sul primo credo che nominare il suo libro “Con Cristo e con Marx” basti per distruggerne la credibilità di fronte a chiunque abbia un cervello, ateo o credente. La sua teologia è un continuo chiedersi se Dio esiste e la risposta a cui è arrivato in sostanza è “mi piacerebbe saperlo”.
Quanto a Mancuso cito una felice frase del filosofo e studioso del marxismo Costanzo Preve che potete trovare QUI e che consiglio a chi ha tempo di leggere.
“La concezione di Mancuso di Dio come “sorgente e porto dell’essere-energia”, a metà fra Teilhard de Chardin ed uno sciamano siberiano, fa rimpiangere la vecchia concezione tomistica classica.” Detto da un non credente come Preve.
La teologia di Mancuso può essere riassunta in “non rispetto nessun dogma, reinterpreto soggettivamente tutta la fede come mi pare, sono in contraddizione con gli ultimi duemila anni ma vi assicuro che sono cattolico”. Teologia individualista fai-da-te.
Queste persone e gente come Don Gallo non sono cattolici progressisti come si definiscono ma semplicemente non sono cattolici, credono in una religione da loro creata che prende le parti che più gli fanno comodo dell’ intero corpo della dottrina della Chiesa Cattolica.
Mi chiedo solo perché si ostinino a dirsi cattolici anche quando più nessuna inquisizione li verrà a mettere al rogo se ammettessero di non esserlo, che si facessero la loro Chiesa personale progressista.

Sui giornali in questi giorni questi teologi fai-da-te insieme a molti atei progressisti, che non possono fare a meno di dare consigli a una religione in cui non credono, si sono affrettati a immaginare gli scenari di rinnovamento più assurdi in seguito all’elezione di Papa Francesco; ad esempio Scalfari oggi afferma che “per questo prete di strada non possono esistere principi non negoziabili”, mi piacerebbe sapere su quali basi lo afferma.
Per ora tutti i sogni con cui queste persone hanno imbrattato pagine e pagine di quotidiani rimangono overthinking e speculazioni prive, in larga parte, di basi a proprio sostegno; consiglio loro di risparmiare l’inchiostro.

Papa Francesco è chiaramente un Papa che segna una discontinuità con Benedetto XVI ma è stato evidentemente eletto, e anche piuttosto in fretta, anche con i voti dei conservatori. Non c’è quindi stata la grande rivincita dei progressisti nella battaglia finale ma un semplice compromesso, mi dispiace rovinare gli avvincenti romanzi che i vaticanisti da due soldi hanno inventato ma la verità è probabilmente ben meno cinematografica della loro versione.
Sarà un Papa più povero nel cerimoniale e nel vestire, sarà un Papa più attento al sociale che alla teologia forse, potrebbe essere un Papa mediatico e carismatico come Giovanni Paolo II ma è alquanto improbabile che sia l’ossimoro che queste persone desiderano: il Papa hippie progressista LGBT.
Che nessun sano di mente si aspetti che dica sì ai matrimoni gay, all’aborto e via dicendo: se lo facesse non sarebbe un Papa cattolico ma un eretico perché andrebbe a contraddire la dottrina rivelata.
Personalmente avrei piuttosto voluto un Pio XIII, ma mi riservo di giudicare Papa Francesco per quello che farà realmente e non per quello che i modernisti vorrebbero che facesse.

Un cattolico dovrebbe sperare che questo Papa sia carismatico ma che difenda la verità in cui crede e non certo che la cambi. Un ateo, che in quella verità non crede, dovrebbe invece sperare che si mostri coerente con la propria dottrina e che il mondo di oggi lo rifiuti.
Ma sperare in un Papa progressista non dovrebbe avere senso indipendentemente dal fatto che si sia o meno credenti.

Spero di aver polverizzato qualche luogo comune, grazie per aver letto tutto il text-wall.

Quelle frasi scomode del Papa.

Tempo 24 ore e il nuovo Pontefice crea scompiglio tra fedeli e non. Jorge Mario Bergoglio, gesuita, argentino, visto dalla maggioranza dei giornalisti e vaticanisti come una persona sobria, che non ama la ricchezza e il potere della Chiesa, è già nel mirino di tanti per alcune frasi riguardanti gli omosessuali e la candidatura di Cristina Kirchner in Argentina. Nel 2007, quando era Arcivescovo di Buenos Aires, disse riferendosi a lei: “Le donne sono naturalmente inadatte per compiti politici. L’ordine naturale ed i fatti ci insegnano che l’uomo è un uomo politico per eccellenza, le Scritture ci mostrano che le donne da sempre supportano il pensare e il creare dell’uomo, ma niente più di questo”. Un pensiero, questo, rafforzato da un’altra dichiarazione, sempre inerente alle donne in politica: ”abbiamo avuto una donna come presidente della nazione e tutti sappiamo cosa è successo”, questa volta parlando di Maria Estela Martinez de Peron.

Alla luce di queste dichiarazioni il nuovo Papa si trova a dover percorrere una strada tutta in salita, de facto sono stati traditi i cuori di quanti pensavano di trovarsi di fronte ad un semplice francescano – giocando sul nome -, forte, caritatevole e magari con posizioni divergenti da quelle espresse dai suoi “ex colleghi”. Vane speranze, anche perché Francesco I è passato alla storia per la sua crociata contro le nozze gay. Infatti, il Papa si schierò contro i matrimoni omosessuali in occasione del voto al Senato della Repubblica Argentina sulla proposta di legge per rendere legale il matrimonio omosessuale e le adozioni (riforma poi approvata il 15 luglio 2010), il Pontefice scrisse: “Scrivo queste poche righe a ciascuna di voi che siete nei quattro monasteri di Buenos Aires. Il popolo argentino dovrà affrontare nelle prossime settimane una situazione il cui esito può seriamente ferire la famiglia. Si tratta del disegno di legge che permetterà il matrimonio a persone dello stesso sesso. È in gioco qui l’identità e la sopravvivenza della famiglia: padre, madre e figli. È in gioco la vita di molti bambini che saranno discriminati in anticipo e privati della loro maturazione umana che Dio ha voluto avvenga con un padre e con una madre. È in gioco il rifiuto totale della legge di Dio, incisa anche nei nostri cuori.
Ricordo una frase di Santa Teresina quando parla della sua malattia infantile. Dice che l’invidia del Demonio voleva vendicarsi della sua famiglia per l’entrata nel Carmelo della sua sorella maggiore. Qui pure c’è l’invidia del Demonio, attraverso la quale il peccato entrò nel mondo: un’invidia che cerca astutamente di distruggere l’immagine di Dio, cioè l’uomo e la donna che ricevono il comando di crescere, moltiplicarsi e dominare la terra.”. 

Frasi che hanno creato scandalo e molte reazioni, tra cui le principali associazioni omosessuali cilene, che in un comunicato attaccano il Papa: “Ancora una volta la Chiesa pone a capo del Vaticano un promotore dell’odio verso la diversità sociale e una figura del riferimento dell’omofobia e del disprezzo delle minoranze sessuali”.

Insomma, se fino all’altro giorno c’era una parte di cattolici che pensavano che il nuovo Papa dovesse portare una ventata nuova, di apertura su certi temi, come quelli del matrimonio omosessuale e del celibato, oggi si scopre che si ha a che fare con una persona che segue la dottrina in maniera ortodossa. Insomma, un classico conservatore, che, purtroppo, riuscirà solo ad irrigidire le posizioni immobili della Chiesa, rimasta, evidentemente, nel Medioevo

Aggiornatevi. Siamo nel 2013.

 

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La fine: il Papa si dimette

L’annuncio delle prossime dimissioni di Benedetto XVI ha colto molti di sorpresa.
Penso non potesse esserci modo migliore, per me, di staccare da numerosi commenti scritti TUTTI IN MAIUSCOLO SENSA PUNTI SENSA VIRGOLE NO SI CAPISCE UN CA$$O e soprattutto senza un filo logico. Insomma, cari commentatori, se scriveste seguendo le regole della grammatica, della sintassi e della netiquette (che non sono né casta, né capitalismo, né comunismo, né fascismo) risparmiereste tante energie mentali a chi vi legge e risponde.
Chiudendo questo breve sfogo personale, ho voluto pensare a qualche scena che, nella mia fantasia, potrebbe essersi realizzata in Vaticano. Lo dico subito, non intendo dare adito a complottismi e dietrologie varie: quanto troverete scritto di seguito è integralmente prodotto della mia immaginazione. Lo voglio dedicare a Luca, che mi ha introdotto a questo genere di scrittura.

San Pietro

Città del Vaticano – Ufficio di Georg Gänswein

“This is the End, hold your breath and count to ten, feel the earth move and then hear my heart burst again…”
Dalla radio è la voce di Adele a diffondersi là dove l’arcivescovo tedesco organizza le udienze papali ed assiste l’uomo di bianco vestito.
È questa la fine? È davvero la fine? medita il 56enne tedesco. La risposta, in cuor suo, non riesce a darsela. Certo la svolta epocale lo coglie sì al corrente dei fatti, ma non consapevole del disegno pontificio, né tantomeno di quello divino: è forse questo ciò che più di tutto spaventa chi, razionalmente, si è occupato ben più degli uomini e delle relazioni terrene e pratiche tra essi, che non dell’inconoscibile volontà divina.

Città del Vaticano – Appartamenti del Romano Pontefice

Un uomo anziano siede al pianoforte, sua grande passione. Accanto a lui i propri cani, ed un altro uomo è seduto a poca distanza su una poltrona ottocentesca.

“And now, the End is here, and so I face the final curtain. My friend, I’ll say it clear: I’ll state my case, of which I’m certain. I’ve lived a life that’s full, I travelled each and every highway, and more, much more than this, I did it my way.
Regrets, I’ve had a few, but then again, too few to mention. I did what I had to do, and saw it through without exemption. I planned each charted course, each careful step along the byway, and more, much more than this, I did it my way…”
“Joseph, riesci sempre a stupirmi… Da quando suoni anche Sinatra? Non mi dire che quell’immorale di un italiano ti ha contagiato… Siamo riusciti a non cedere alla NSDAP, ricordi?”
“Tranquillo, Georg, tranquillo… Non è certo quella categoria di persone ad esercitare influenza su di me. Sai bene che amo Mozart e Beethoven, tuttavia non posso fare a meno di pensare ai paragoni tra questa canzone e le nostre vite, ma perché no anche con Santa Romana Chiesa. Sento la fine avvicinarsi, vedo il sipario calare. Abbiamo viaggiato molto, abbiamo fatto molte cose, e spero in maggior parte giuste… Ma le abbiamo sempre fatte a modo nostro.
“Joseph, lo sai… È da quando ti ho visto nascere che penso che non ti avrei mai fatto fare qualcosa che tu non volessi. Ora, però, dimmi cosa pensi che accadrà.”
“Oh, bene, vedi…”

Città del Vaticano – Ufficio di Georg Gänswein

“…For this is the end. I’ve drowned and dreamt this moment so overdue, I owe them, swept away, I’m stolen.”
Lascia che il Cielo crolli. Ma non così impotente, diamine. Georg avvertì improvvisamente il peso della propria posizione.
Sono affogato ed ho sognato questo momento così atteso. Non poté fare a meno di pensare alla visione di Pio X, alle profezie su Roma e sulla Chiesa, sulla loro fine… E gli sobbalzò il cuore in gola.
Cosa poteva fare, se non informare Ratzinger delle sue preoccupazioni?

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