“Oltre” cosa?

Beppe Grillo aprirà il V3Day

Alle soglie del terzo Vday organizzato da Beppe Grillo a cinque anni dall’ultima manifestazione di questo genere, c’è da chiedersi quali siano state le motivazioni che hanno spinto il Movimento Cinque Stelle a organizzare una terza edizione della manifestazione che, fino a qualche tempo fa, si considerava come un antecedente della creazione del Movimento, forse neanche del tutto consapevole.
Il processo di massificazione di un partito andato ben oltre le stesse ambizioni dei manifestanti di allora ha portato il non-partito di Beppe Grillo ad una trasformazione inevitabile: il consenso di circa un quarto del paese ha inevitabilmente distaccato (ideologicamente e numericamente) lo zoccolo duro della militanza dal vastissimo elettorato reale e potenziale al quale il Movimento ha attinto e vuole continuare ad attingere; la parlamentarizzazione del Movimento ha messo i pentastellati nelle condizioni di dover prendere delle decisioni, di dover produrre delle proposte, di dover fare delle scelte di campo e dei compromessi: senza quasi rendersene conto, alcuni grillini “miracolati dalla rete” si sono ritrovati a non poter più solo urlare vaffanculo ad un immaginifica Casta chiusa dentro le mura del palazzo, perché dentro quel palazzo ci si sono ritrovati in tanti, tanti di più rispetto a quanto probabilmente lo stesso Grillo si aspettasse, tanti da non poter star impunemente in un angolo a fare i vezzosi; l’approdo del grillismo nelle istituzioni locali, regionali e nazionali è stato rocambolesco, ha dato forti segni di impreparazione, di frizione, fino ad arrivare alle espulsioni purga, al doppiopesismo, alla constatazione contraddittoria della struttura verticistica di quel movimento che pure era stato propagandato dal suo esordio come il simbolo della democrazia dal basso; il grillismo inoltre – nato come sentimento popolare con il vento mediatico in poppa, figlio delle trasmissioni televisive e radiofoniche che hanno fatto del qualunquismo la loro ragione sociale, e noto come fenomeno sostenuto unanimemente dal “popolo della rete” – incontra per la prima volta il dissenso rumoroso da parte di media tradizionali ma anche dei social network, incontra la satira pungente, incontra persino i fischi di chi prima li vedeva come diversi e ora improvvisamente apre gli occhi.
Ma il grillismo si dimostra troppo astratto, troppo statico, troppo scontroso, troppo prevedibile, troppo scoperto. Si arrabbia di fronte alla satira, querela giornalisti, caccia cameramen, cancella il dissenso interno e ignora quello esterno, comincia persino a diffidare di quello strumento che prima di allora aveva esaltato come massima espressione della democrazia cybernetica: Internet.
Questo staticismo ha consumato l’appeal del Movimento Cinque Stelle, destinato secondo alcuni analisti a sgonfiarsi per l’assenza di proposta che avrebbe dovuto seguire la protesta. Non diventano uguali agli altri, per ora, ma per certi versi gli altri risultano essere migliori di loro, mentre loro figurano legittimamente come quei ragazzetti inesperti che hanno avuto paura di governare sebbene ne abbiano avuto l’occasione. Allo stesso tempo non riescono a dimostrare di essere così diversi dagli altri: assomigliano sempre di più a quello che per decenni è stato il peggior nemico di molti elettori cinque stelle (ndr. Silvio Berlusconi) quanto a struttura del partito e a considerazione quasi religiosa del leader, e non riescono a produrre validi modelli alternativi al sistema, rimanendo sostanzialmente o impreparati, o inconcludenti, o sparpagliati, sui temi più importanti che una classe governante deve affrontare.

Beppe e Marine, verso la trasformazione comune

E allora il motivo di questo terzo VDay, dal titolo non casuale “Oltre”, è o vuole essere qualcosa di diverso dai precedenti VDay e dai comizi dello Tsunami tour: è un operazione, probabilmente di apparenza, del passaggio del Movimento ad una nuova fase. Oltre la protesta senza proposte, oltre alla politica dei no, oltre al movimento visto ancora come costola della sinistra, oltre la gestione monarchica (rectius: diarchica) del movimento, oltre la politica fatta da “ragazzetti inesperti”, oltre lo stesso termine “grillino” (contro la quale, non a caso, si è scagliato il deputato Alessandro Di Battista). Un “oltre” che dovrebbe essere la tardiva certificazione di un cambiamento in parte già avvenuto nel terreno nel quale si son trovati a correre, o a rincorrere, ma un “oltre” tutt’altro che facile per un movimento qualunquista che, per natura, ha una vita breve e molta concorrenza.
Sarà Beppe Grillo ad aprire il VDay, dando la spinta iniziale ad una manifestazione meno incentrata su di lui e più su ospiti (sul palco e sul teleschermo) tra i quali sono stati annunciati alcuni nomi nazionali e internazionali di molto rilievo (primo fra tutti Julian Assange). I parlamentari cinque stelle non saranno sul palco, ma “tra la gente”, e ci chiediamo se Gianroberto Casaleggio bypasserà la manifestazione. I segnali, tutti volti a quella trasformazione che prima ho descritto, sono abbastanza chiari: tuttavia mi riesce difficile pensare ad un VDay dove i riflettori non saranno tutti puntati su ciò che Grillo, nel primo pomeriggio, dirà alla platea festante di Genova, la sua città.
Infine un opinione personale: cari grillini, se vi aspettate un cambiamento… Scordatevelo. Le vostre aspettative saranno tradite. Ma voi, probabilmente, neanche ve ne accorgerete.

Sul documento congressuale di Matteo Renzi: dove sono economia, lavoro e scuola?

Bene, ci siamo. Dopo tanto parlare, abbiamo qualcosa di tangibile da cui giudicare le intenzioni del candidato più accreditato alla guida del PD, Matteo Renzi. 

La prima cosa che salta agli occhi leggendo il documento – non è una sorpresa quanto una deludente conferma – è la mancanza di contenuti programmatici. Al solito, quando ci si vuol fare un’idea di quanto affidabile sia una proposta politica, basta andare ad analizzare quanto precisa (o quanto vaga) è tale proposta sugli argomenti di solito più divisivi (alias meno inclini a consensi trasversali). Tradotto: cosa ne pensa Renzi riguardo economia, istruzione e lavoro?

Ne pensa ben poco, il giovanotto. O se pensa qualcosa, ben poco si capisce dal suo documento congressuale “Cambiare verso“. Ma vediamo un po’ più in dettaglio.

Scuola. Uno dei primi punti del candidato Renzi. Il documento congressuale parte dalla constatazione che gli insegnanti sono una delle categorie di riferimento del PD e che, in quanto tale, meritano attenzione. Insegnanti che negli ultimi decenni sono stati messi ai margini, in termini di politiche sociali. Bene. “Il PD che vogliamo cambierà verso alla scuola italiana“. Come? “Dando ascolto alle buone idee“. Si, ma quali idee? Come intendete ascoltarle? “Dando luogo alla più grande campagna di ascolto mai lanciata da un partito a livello europeo“. In pratica, alla domanda “Matteo, che ne pensi della scuola?” Lui ti risponde: “Dimmelo tu”. Fantastico, mi candido segretario del PD allora.

Lavoro. Anche qui, il nostro parte dall’analisi che il mondo del lavoro non guarda più al PD, che è il terzo partito tra gli operai, ecc ecc. Poi si arriva alle proposte, almeno questa è l’intenzione. “Vogliamo cambiare verso al mondo del lavoro.” Come? “Vanno cambiati i centri per l’impiego“. In che modo? Non c’è scritto. “Abbiamo bisogno di una rivoluzione nel sistema della formazione professionale“. Giustissimo, come? Mistero. Qualcosina si dice riguardo il rapporto col sindacato “Va fatta una legge sulla rappresentanza” anche se troppo poco. Come dev’essere questa legge? Vuoi una rappresentanza alla Marchionne, dove chi non firma gli accordi sta fuori? O al contrario, vuoi che anche chi non firmi sia dentro le imprese? Renzi non lo specifica. Renzi continua: “Attenzione a Internet, ha creato 700 mila posti di lavoro in 15 anni“. Bravo, che intendi fare per aumentare questa “attenzione”? Non è dato saperlo. 

Economia. Non pervenuta. Non esiste una sezione “economia” nel documento congressuale di Matteo Renzi. Se egli verrà eletto Segretario, allora potremo a ragione sostenere che anche il PD, dopo il M5S (curioso, anche il programma dei grillini non contiene proposte sull’economia), ha rimosso il tema dell’economia dalla propria piattaforma programmatica. Abbiamo un Paese in recessione ormai da quasi un quinquennio e le principali forze politiche di economia non pensano niente. Sarà che le due cose hanno qualche correlazione?

Insomma, finiamo con una speranza: che Matteo Renzi in qualche ritaglio di tempo libero tra corsa alla segreteria del PD, corsa alla premiership e lavoro al Comune di Firenze possa correggere la sua rotta in tempo e spiegarci finalmente quali programmi ha per il Paese, prima ancora che per il PD. Perchè, con tutta sincerità, non s’è capito.

Perchè l’attacco di Napolitano al M5S è controproducente

Tutte le homepage dei giornali odierni titolano sul messaggio alle Camere del Capo dello Stato. “Il Parlamento deve intervenire subito per porre fine all’emergenza del sovraffollamento carceri, con provvedimenti di amnistia e/o indulto”. Ai grillini non è parso vero: dopo settimane passate a pietire qualche secondo di visibilità davanti ai cancelli della Rai hanno colto la palla al balzo per attaccare il Napolitano: “Il provvedimento serve a salvare Berlusconi”.

Napolitano ha sbroccato. “Al M5S non frega niente della gente”. Ok, l’ha detto in risposta a una domanda, e in modo un po’ meno diretto, ma il succo è quello. I grillini hanno potuto quindi strillare via twitter, facebook, e compagnia cantante, riproponendo il solito frame: “noi siamo i buoni che combattono i cattivi. Siamo da soli, in questa lotta. Tutti, persino il Capo dello Stato, sono armati dall’unico desiderio di salvare il culo a Berlusconi”.  Ecc ecc.

Oggettivamente, i grillini hanno ben pochi risultati da portare in pasto al proprio elettorato per convincerlo a farsi rivotare. Si sono autoesclusi dal panorama governativo, sin da quando hanno sbattuto la porta in faccia al povero Bersani. Il M5S è divenuto marginale ed irrilevante. Mentre Pd e Pdl discutono – con avverse fortune – di IMU, IVA, emergenza migranti, ecc., il blog di Grillo si inventa battaglie al limite del grottesco per impedire la vivisezione. Gli unici provvedimenti concreti che ha preso il M5S sono stati quelli di espulsione ai parlamentari dissidenti. La frustrazione è così tanta che i deputati (sic!) sono saliti sul tetto di Montecitorio per avere un briciolo di visibilità, facendosi multare e poi ovviamente lamentandosi.

– Siamo stati multati perchè siamo saliti sul tetto di Montecitorio! Skantalo!!

– Ma non siete voi quelli del rispetto delle regole?

– Sì, ma..

La fortuna dei grillini sta nell’inconsistenza dell’offerta politica esistente. Al solito: loro sono una conseguenza dello sfascio causato da chi li ha preceduti. Quindi, caro Presidente Napolitano, ti stanno sul culo i grillini? Beh, per farli scomparire basterebbe:

1) Mai dar loro occasioni di visibilità. Piuttosto ignorarli, ma mai scadere nella loro caciara.

2) Cercare di accentuare le differenze tra partiti, e in particolar modo tra destra e sinistra: più saranno assimilabili e più passerà il solito messaggio “sono tutti uguali tranne noi”. Soprattutto, FARE le cose, lasciando a loro slogan e proclami.

3) Mai rincorrerli sul loro terreno: Grasso e Boldrini si son tagliati gli stipendi del 30%. I grillini subito li hanno accusati: “Non basta! Serve un taglio più grosso!”. “Ok, ce li tagliamo del 50%.”. “Non basta!”.  Eccetera. 

Seguire queste tre piccole regole aiuterebbe non dico a farli sparire, ma per lo meno a depotenziare la loro “narrazione”, se è possibile usare un tale termine con gente il cui ragionamento politico più articolato si limita a poco più di un rutto.

Renzi e Grillo, due cuori per l’antipolitica

Chi vi scrive non è certo un sostenitore di Renzi, anzi. Posso tranquillamente ammettere una certa antipatia e avversità verso il sindaco di Firenze, sia per il personaggio, sia per le sue idee. Il fatto che attualmente sia diventato uno dei principali nemici di Grillo non mi ha fatto cambiare idea, e per certi versi mi ha fatto venire la voglia di pop corn.
Ma quando oggi, visitando il blog del megafono carismatico di Genova, ho letto il suo nuovo post anti-Renzi, mi è venuta voglia di scrivere qui per fare un po’ di chiarezza.
Infatti Renzi è accusato, non a torto, di essere liberista sui temi economici e sulle infrastrutture e di essere per lo meno incerto sui temi etici cari alla Chiesa Cattolica. Il post del blog punta la sua analisi su una serie di stringate citazioni del sindaco fiorentino sui vari temi caldi, per dimostrare quanto sia chiara la non collocabilità dello stesso nell’emisfero sinistro del parlamento.
E qui subito mi viene da chiedere per quale motivo Grillo – avverso alla sinistra come alla destra, che dipinge il Movimento come avvulso dagli schieramenti (e coerentemente lo dimostra con quasi ogni affermazione che fa), per il quale PD e PDL sarebbero talmente uguale da essere indistinguibili e destinati all’inciuccio perenne ed eterno – si interessi della collocabilità a sinistra di un suo avversario politico che, come lui, si dimostra poco avvezzo alle definizioni e agli schieramenti e punta ad un consenso bipartisan? Sarà forse per l’evidente sovrapponibilità degli elettorati? Sarà perchè lo considera l’unico vero avversario che gioca sul suo stesso campo di battaglia? Sta di fatto che, se è vero che Renzi si dimostra incerto sui temi caldi alla sinistra, altrettanto fa e ha sempre fatto Beppe Grillo: tornando al post:

Renzi è contrario ai matrimoni omosessuali? È scettico persino le unioni civili? Bene. Grillo ogni volta che parla di Nichi Vendola non lo attacca politicamente ma per la sua omosessualità, sul quale ironizza pesantemente ogni volta che ne ha la possibilità. Il programma intanto tace a riguardo, forse perchè una buona parte dell’elettorato cinque stelle la pensa come la pensa Perra, un militante del Movimento (candidatosi alle parlamentarie) che in televisione espresse le sue perplessità sul matrimonio omosessuale paragonandolo al matrimonio di una persona con il proprio animale.

Renzi ritenne sbagliate le scelte del PD di sostenere la CGIL in uno sciopero? Grillo si espresse nel senso di abolire i sindacati.

Renzi sostenne la riforma dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori fatta dall’allora ministro Fornero? Il movimento cinque stelle tutt’ora non ha un programma economico che tratti in modo chiaro l’argomento. Per definire quindi la posizione quasi-ufficiale di Grillo a riguardo dobbiamo rifarci a ciò che disse in un intervista il cosiddetto “economista di Grillo”, Gallegati, che definì testualmente l’articolo 18 come “un rettaggio ideologico che non ha valide ragioni per essere difeso”.

Renzi affermò che alla Gelmini era mancato il coraggio di osare di più, chiudendo la metà dell’università italiane. Grillo ha sostenuto da sempre l’abolizione del valore legale del titolo di studio, il che significa un inevitabile disvalore delle lauree ottenute in alcune università piuttosto che in altre, portando molte di esse a chiudere.

Renzi si è sempre dichiarato a favore della TAV affermandone la necessità per il progresso del paese. Nel frattempo Grillo si coccolava i No Tav, strizzando l’occhio a Caselli, il PM con il record mondiale di indagini contro i militanti della Val di Susa, e a Di Pietro, ex-ministro delle infrastrutture e dichiaratamente sì tav. Entrambi, questi, candidati (da Grillo, prima delle elezioni, il primo; dalle quirinarie, dopo le elezioni, il secondo) alla presidenza della Repubblica per il M5S.

Su altri argomenti il Movimento Cinque Stelle è, almeno a parole, più chiaro e la distinzione con Renzi è evidente. Rimarchiamo ciò che è scritto all’inizio di questo post: Renzi è un liberista sui temi economici, troppo “moderato” sui temi etici e particolarmente abile a sfruttare argomenti evidentemente secondari, come l’eliminazione della vecchia politica, la privatizzazione della politica e l’abbandono dei diritti dei lavoratori considerati troppo retrò. Su questi argomenti, gli unici sui quali ama ripetersi ed essere particolarmente chiaro, somiglia clamorosamente al suo principale attuale detrattore, il comico genovese.Image

Il buono, il brutto e il cattivo

Stallo alla messicana.
La situazione politica scatutrita dalle elezioni mi ricorda tremendamente una delle scene più famose de “Il buono, il brutto e il cattivo”, capolavoro di Sergio Leone.
Anzitutto, i protagonisti.
Agli occhi della maggior parte degli elettori abbiamo un “buono”, ovvero Giuseppe Piero Grillo detto Beppe, anima, voce e gran sacerdote del Movimento 5 Stelle, guru della lotta alla casta politica italiana e megafono dell’insofferenza degli italiani verso la classe dirigente.
C’è poi il “brutto”, Pierluigi Bersani da Bettola, l’uomo che, sempre alla maggioranza dei cittadini, è apparso troppo “brutto” per guidare da solo il paese, troppo scialbo, troppo rassicurante, troppo legato a cose che nell’italiano medio evocano solo una grande incazzatura (chiamiamo le cose con il loro nome), a partire dai baffi di D’Alema fino a quelli di Sposetti.
E infine il “cattivo”, quella figura oscura, inaffidabile, ma, purtroppo, ancora tremendamente affascinante che risponde al nome di Silvio Berlusconi; talmeIl_buono,_il_brutto,_il_cattivo_(Triello)nte oscuro che le persone durante i sondaggi e gli exit poll si rifiutano di dichiarare di averlo votato, gran seduttore dell’italiano di destra, mai veramente attratto dal montismo.
E proprio come i protagonisti del celebre western del ’66, i tre ora si ritrovano dinanzi ad un vero e proprio stallo alla messicana, ovvero quella situazione di “triello” in cui ognuno dei tre contendenti, pistola in mano, può uccidere ed essere ucciso.
Partiamo dal “brutto” Bersani; dopo una campagna decisamente sottotono e una mazzata elettorale inimmaginabile, ha finalmente fatto la mossa giusta: ha offerto ai 5Stelle la responsabilità di governo, una collaborazione seria sui reciproci programmi e la possibilità di “smacchiare” la classe politica (almeno, nella sua parte insana).
Ha quindi la possibilità di uccidere, ma ha anche una pistola carica pronta a rovinarlo: Grillo vuole l’alleanza tra pd e pdl, buona parte della sua dirigenza (si fanno i nomi di Letta, Veltroni, D’Alema..) lo stesso.
Se Bersani dovesse lasciarsi andare a queste pressioni, avremmo un governo a breve durata, incapace di fare riforme importanti come quella sul conflitto d’interessi, di cambiare la legge elettorale e di introdurre il reddito minimo garantito, al massimo tra 18 mesi avremmo nuove elezioni e, stavolta, il M5S avrebbe probabilmente la maggioranza sia alla Camera che al Senato.
Se il “brutto” piange, il “cattivo” non ride.
E’ vero, ha dimostrato che è indelebile (altro che smacchiare il giaguaro), ha dimostrato che il popolo di destra non vuole (almeno per ora) passare dal populismo al conservatorismo e, se riuscisse a riciclarsi ancora, come fatto durante questa campagna, potrebbe anche puntare di nuovo a Palazzo Chigi.
Ma, anche lui, ha una pistola carica puntata nella sua direzione: se centrosinistra e m5s dovessero veramente mettere in campo il “modello siciliano”, si potrebbe legiferare sul conflitto d’interessi, con conseguenze per il Cavaliere potenzialmente letali.
E infine il “buono”; Beppe Grillo sembra, agli occhi di tutti, il grande vincitore delle elezioni.
Ma, permettettemi l’azzardo, è il vincitore più infelice della storia repubblicana.
Nè lui nè Casaleggio si aspettavano un successo simile e, soprattutto, si aspettavano di essere decisivi per la formazione dell’esecutivo; potevano al massimo aspettarsi di prendere più voti del pdl, di prendersi una grossa fetta del Parlamento e di fare un’opposizione dura e pura contro il governissimo Bersani-Monti.
E invece, si ritrovano in mano il destino del Paese e, onestamente, sembrano non sapere bene cosa farci.
La cosa migliore per la salute del Movimento sarebbe l’opposizione ad un governo Bersani-Berlusconi-Monti, che porterebbe, come già detto, ad una probabilissima vittoria grillina alla prossima tornata elettorale.
La mossa di Bersani lo ha messo invece di fronte alla possibilità di dare una sterzata al paese, quella sterzata che molti dei suoi elettori aspettano da anni.
E lui, almeno per ora, sembra preferire un appoggio alle misure gradite al Movimento senza garantire la fiducia all’esecutivo.
Fa finta di scordarsi che, senza la fiducia del Senato (che potrebbe essere data o dai suoi o dal pdl) un esecutivo non potrà mai vedere la luce.
E, soprattutto, fa finta di non vedere che la sua base si è già spaccata (le percentuali le lascio a voi) tra “collaborazionisti” e “puristi”.
Qualsiasi sarà la decione di Grillo, quindi, il Movimento rischia un crollo di consensi, soprattutto se Bersani dovesse tener duro e rifiutare una qualsiasi collaborazione con Berlusconi.
In mezzo, pronta a prendersi i proiettili dei tre pistoleri, c’è l’Italia.

In fin di vita.

The day after tomorrow

4978843623_d946b11db2[1]The day after tomorrow, l’alba (meglio il tramonto, vista l’ora) del giorno dopo. Dopo lo sfogo di ieri sera, possiamo analizzare la cosa a bocce ferme, e per bocce intendo proprio quelle che mi fumano e girano da ieri.

In questo pezzo c’è la volontà di provare ad analizzare quello che è successo, analizzando i principali singoli schieramenti e la loro campagna elettorale che hanno portato alla situazione nota da ieri sera. Proveremo anche a dare una spiegazione, anche se l’impresa è assai più ardua.

Italia. Bene Comune

Partiamo con la grande delusione di questa tornata elettorale, la coalizione dei progressisti guidata da Pier Luigi Bersani. Come mai la coalizione stra-favorita non è riuscita a vincere? Come ha fatto la sinistra italiana, e il PD in particolare, a perdere di nuovo? A mio parere, la vicenda sta tutta nella campagna elettorale. Evitando di considerare l’errore di non tornare al voto un anno fa, quando Berlusconi era morto e Grillo era al 4%, la coalizione di centro sinistra ha sbagliato in due punti in particolar modo, ma non mi sento di essere troppo duro. Innanzitutto lo scarso lavoro di informazione: anche se l’elettorato tende a non leggere i programmi elettorali, purtroppo, la diffusione delle istanze dei progressiste è stato praticamente assente. Troppe poche persone conoscevano il programma della coalizione rispetto al lavoro comunicativo degli avversari che, non entrando nel merito delle proposte, hanno fatto il possibile e oltre per far conoscere le proprie proposte, preferendo discorsi più vaghi. Tutto questo può essere considerato come la diretta conseguenza del secondo motivo e cioè che il Partito Democratico ha scelto di fare una campagna elettorale totalmente in difesa. La scelta è rispettabile, visto che la coalizione è nata con un vantaggio di quasi 10 punti e fare promesse che non possono essere mantenute, nel momento in cui molto probabilmente si verrà chiamati a governare, è totalmente inutile oltre che deleterio, a lungo termine. In conclusione, quindi, ritengo che le colpe del PD siano pochissime visto che personalmente ho approvato la scelta di una campagna elettorale pacata e realista. Scelta che “moralmente” è stata ottima ma che politicamente ha portato ai risultati che abbiamo conosciuto ieri. Ultimo appunto è diretto a chi ritiene che con Renzi tutto poteva cambiare. Si, politicamente cambiava tutto, si passava da una strategia politica vera ad una visione della politica più televisiva come Berlusconi. Vincevamo ma poi?

Lista Monti

La più grande debacle, insieme a quella di Ingroia, è quella del professore e dei suoi alleati Fini e Casini. Le scelte impopolari, come qualcuno aveva previsto, sono pesate alle urne e ci sono andati di mezzo (Dio ti ringrazio!) anche i dinosauri della politica Fini e Casini. La debacle dei montiani ha visto un crollo inaspettato, visto che gli ultimi sondaggi pesavano la coalizione a circa il 12-13%. Il crollo ha ridisegnato tutta la geografia politica dell’Italia eliminando dalla scena politica italiana il centro e il terzo polo che negli ultimi anni troppo spesso avevano determinato le politiche e gli equilibri parlamentari. La campagna elettorale del professore è stata fiacca, e il suo aplomb e charme anglosassone non hanno colpito gli elettori.

MoVimento 5 Stelle

Tra i vincitori di queste elezioni ci sono sicuramente i grillini che raccolgono un sorprendente 25%. Devo dire la verità, sono stato estremamente sorpreso da questo risultato. Il MoVimento, analiticamente, ha ben poche risposte alle problematiche reali del Paese. I problemi del Paese non sono gli stipendi dei parlamentari, non è l’euro (anzi), non è mettere il Wi-Fi gratuito per tutti. Il problema dell’Italia è il lavoro, la stabilità economica. Ma tutti sappiamo che la fonte del consenso grillino è tutta nel voto di protesta. La campagna elettorale di Grillo è stata folkloristica come tutti si aspettavano: vaffanculo, urla, populismo. Però ha colpito lo stesso gli italiani, e tutti per lo stesso motivo: vogliamo parlamentari che per primi facciano sacrifici prima di imporli a noi tutti. Ragionamento giustissimo, sul piano morale, ma sul piano politico altre sono i primari problemi del Paese, come abbiamo già detto. La percentuale del MoVimento lo porta ad occupare lo stesso spazio politico, anche se non lo stesso elettorale, occupato in precedenza dal defunto centro: il MoVimento può pesantemente influenzare le politiche del governo e le posizioni del Parlamento forte dei suoi numerosi parlamentari. Infatti l’unica maggioranza possibile pare essere quella tra Bersani e Grillo. Quest’ultimo ha già detto di essere disponibile a valutare provvedimento per provvedimento applicando il modello sperimentale siciliano con Crocetta. Ma come si fa con la fiducia iniziale? Questo è il punto che per ora il non-partito sembra accuratamente evitare, forse per paura di perdere elettorato.

Popolo delle Libertà

Ecco la maggiore sorpresa di questa campagna elettorale. Silvio Berlusconi, colui che un anno fa era politicamente morto, ce l’ha fatta ancora. Il PDL, che quando c’era ancora Alfano era quotato al 12%, è riuscito a non far vincere il PD. Ma come diavolo ci sono riusciti? A mio parere, è stata la zampata di un moribondo che ora è resuscitato come Lazzaro. Dopo 20 anni di guai e l’appoggio al governo Monti, la strategia elettorale del PDL è stata magistrale. Innanzitutto il passo indietro di Berlusconi ha dato la possibilità allo stesso di riciclarsi e dichiararsi pulito quando il governo Monti è caduto. Incredibilmente Berlusconi è riuscito a convincere tutti che i danni dell’Italia sono solo colpa di Monti e per nulla colpa sua, è riuscito ad eludere gli italiani dai propri guai giudiziari. La campagna elettorale del cavaliere si è incentrata sui suoi punti forti, la forte capacità di comunicare e la capacità di sapere individuare e sfruttare le debolezze e le paure della gente. La gente si lamenta dell’IMU? Lui ne propone l’abolizione e la restituzione. Ci sono immobili abusivi? Lui li vuole condonare e non abbattere e punire i trasgressori, come invece prevede la legge. Gli Italiani ritengono l’euro e la Germania responsabile della crisi e delle cattive situazioni economiche dell’Italia? Facciamogli la guerra. Se queste siano idee realizzabili o no, sembra non interessare a nessuno. La coalizione del centrodestra è riuscita ad ottenere un insperato 25% costringendo il Paese all’ingovernabilità. I motivi per i quali la gente ha votato il PdL sono anche nel famosissimo “berlusconismo” che si è diffuso negli ultimi 20 anni e che ha trasformato il Paese in tutte le sue sfumature.

In conclusione, ancora una volta sembra che l’apparenza sia meglio della politica, il che purtroppo è deprimente. Tuttavia non possiamo fare altro che prendere atto di questo e dell’ingovernabilità. Spero solo che si riesca a trovare presto un accordo tra le forze politiche per poter formare un governo di transizione, anche solo per cambiare la legge elettorale che è la vera motivazione per la quale, tranne che nel 2008, sono 7 anni che non si ha una maggioranza reale e capace di governare.

Sfogo di un elettore stanco e deluso

elezioni-amministrative-2012-ballottaggi-e1337522823732[1]E’ stata una lunga giornata, una lunga e deludente giornata. Ancora Berlusconi? Ma come è possibile tutto questo? E’ un incubo?

Mi dispiace, signori, è tutto vero purtroppo: Bersani ha NON-Vinto, Berlusconi e Grillo sorridono e godono. Contro ogni pronostico il centrosinistra viene sconfitto in moltissime regioni, mentre i sondaggi vedevano la coalizione dei progressisti a rischio solo in 3, massimo 4 regioni. Alcuni, stupidamente, vogliono dare la colpa ad Ingroia; altri danno la colpa al PD e alla sua calma campagna elettorale.

Io non sono d’accordo, dopo venti anni non posso accettare un tale risultato e se qui qualcuno cerca un colpevole, a mio parere, non c’è che da guardarsi allo specchio. Il colpevole sei tu. Guardati a destra. Ora guardati a sinistra. Quasi sicuramente, uno tra voi tre ha votato Berlusconi, colui che ha governato disastrosamente per 20 anni, colui che ha annientato la contabilità nazionale, colui che ha una condanna a 4 anni e mezzo in primo grado.

Analizzando e assistendo alla campagna elettorale sono stato romantico. “Questa volta non lo votano”, mi dicevo, “lo spread è un ricordo ancora vivido nei miei concittadini”, “questa volta sanno che mente e che non farà quello che ha promesso per 20 anni”. Mi sbagliavo, purtroppo. Sono stato inutilmente sentimentale, ho voluto dare fiducia all’italiano, all’italiano che guarda ed imita “o Males”, l’italiano che guarda alle oche di uomini e donne e le invidia.

Studio Scienze Politiche e, modestamente, credo di capirne abbastanza di Politica, non abbastanza di sociologia forse. Ho assistito e analizzato la campagna elettorale in ogni suo punto, ho seguito quasi ogni dibattito televisivo, quando ho potuto ho assistito ai comizi e a riunioni politiche. Da esterno, da una posizione di semplice elettore non tesserato, vedevo che la vittoria era facilmente di Bersani, leggendo i sondaggi, soprattutto a Dicembre, quando tutti si dicevano stanchi dell’Austerity e del ventennio berlusconiano. Ho assistito a due tipi di campagne elettorali: quella del centrosinistra, basato su un pacato realismo dove tutte le proposte erano realistiche e fattibili; quella populista di Grillo e Berlusconi, tutte basate su promesse assurde e irrealizzabili, come il cavallo di battaglia di B. che prevedeva la restituzione – assurdo – dell’Imu, una tassa fondamentale, come già detto.

Gli italiani, drogati da 20 anni di falsa politica, convinti che la politica sia altro, ha preferito dar fiducia a chi per 20 anni l’ha tradita ed a chi non ha la benchè minima idea di politica. Gli Italiani hanno preferito un populismo becero, un populismo che punta alle paure e alle debolezze della gente piuttosto che votare un programma serio e realista, anche se in alcuni punti crudi. Io sono deluso, sono deluso perchè oggi, nel 2013, dopo 20 anni di dominio incontrastato di populismo berlusconiano che ci hanno portato sull’orlo del fallimento, siamo di nuovo qui a parlare di Berlusconi. Siamo qui a parlare di lui che, pulendo sedie e attaccando magistrati definendoli “peggio della mafia”, facendo battute omofobe  e maschiliste che offendono la donna, facendo una campagna elettorale becera puntando alla povertà della gente. E allora mi prende una grande depressione, mi prende una depressione a pensare che milioni di italiani non hanno ancora imparato la lezioni, milioni di italiani convinti delle false promesse di un uomo il cui passato fa venire i brividi, milioni di giovani universitari come me che, sulla carta dovrebbero essere intelligenti e civilmente capaci di capire cosa sta succedendo, lo hanno votato e sono convinti che in Italia esistano i cattivi comunisti che mangiano i bambini. Milioni di italiani che sulla propria pelle hanno vissuto lo sfascio di questo ventennio l’hanno, ancora una volta, votato su promesse vecchie di 20 anni, più grandi di me. Io sono depresso, sono depresso per il futuro che aspetta me, la mia generazione e il mio Paese. Da un lato però, la rabbia mi dice che non vedo l’ora che questo Paese vada a puttane per gongolare a dire “ve l’avevo detto”. E’ uno sfogo, è uno sfogo che nei prossimi giorni diventerà un’analisi della campagna elettorale e dei suoi risultati. Datemi il tempo di sbollire la rabbia e la delusione e spero di potervi essere utile con le mie opinioni. Ma non stasera. Scusate.

Francesco Di Matteo

Voci precedenti più vecchie

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